07/02/2026 - 16:33

“Per tutta la durata della campagna elettorale per questo referendum costituzionale abbiamo assistito a numerose e ripetute manifestazioni di una preoccupante mancanza di senso delle istituzioni e di responsabilità nel modo di condurre il confronto pubblico, in particolare da parte di chi si è fatto promotore di questa riforma.

Oggi si è compiuto un ulteriore e grave passo in avanti, con attacchi diretti e particolarmente pesanti in particolare del capogruppo di Fratelli d’Italia che non entrano nel merito di una decisione della Corte di Cassazione, ma mettono in discussione l’imparzialità della stessa. Bignami arriva addirittura a fare nomi e cognomi, quasi a voler compilare delle liste di proscrizione.

Questo nuovo attacco all’imparzialità delle istituzioni va respinto con forza. Anche per queste ragioni voteremo no: perché a sostegno del sì emerge un approccio privo di senso delle istituzioni e incapace di rispettare quell’equilibrio tra i poteri che rappresenta il fondamento stesso della democrazia”. Lo dichiara la deputata del Pd, Rachele Scarpa.

 

07/02/2026 - 16:20

“E’ inaccettabile che il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia stili la lista di proscrizione con tanto di nomi e cognomi di alcuni giudici della Cassazione che si sono legittimamente pronunciati a favore del cambio del quesito referendario.
Le liste di proscrizione appartengono ai sistemi autoritari e soprattutto alimentano un odio personale pericoloso e inaccettabile.
L’indipendenza della magistratura è una delle fondamenta della nostra Costituzione è atteggiamenti come quello di Bignami attestano senza ombra di dubbio il vero obiettivi del centrodestra: attaccare con la riforma costituzionale sulla giustizia la separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura come nei più classici modelli di democrazia illiberale”.

Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro (PD) della Commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati.

 

07/02/2026 - 16:17

“La maggioranza e il governo continuano a dimostrare un’irresponsabilità grave e preoccupante. Anche nel giorno in cui l’unica cosa che avrebbero dovuto fare è chiedere scusa al Paese, scelgono invece di continuare ad attaccare la magistratura, alimentando uno scontro istituzionale senza precedenti.  Il referendum è stato gestito politicamente, con strappi e forzature evidenti. Il governo ha utilizzato questo passaggio delicato per creare confusione e tensione, anziché garantire trasparenza e correttezza democratica. Una scelta che rischia di produrre incidenti e di minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Avrebbero dovuto rispettare i tempi. Invece hanno scelto di correre, forzando le procedure esclusivamente per inseguire il tornaconto politico del voto immediato. Una fretta che peraltro impedirà a milioni di cittadine e cittadini fuori sede di esercitare pienamente il proprio diritto di voto. Ma gli italiani hanno capito e il 22 e 23 marzo difenderanno autonomia e indipendenza della magistratura, voteranno per la difesa della Costituzione”. Così il capogruppo democratico nella
Commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi.

07/02/2026 - 14:25

“Le parole pronunciate da Galeazzo Bignami sono semplicemente inqualificabili.
 Il capogruppo di Fratelli d’Italia tradisce lo spirito con cui la maggioranza si appresta a portare la riforma al voto degli italiani, alimentando un clima di delegittimazione e scontro istituzionale.
Assistiamo all’ennesima, continua messa in discussione dell’azione della magistratura e a un reiterato tentativo di politicizzare ogni sede autonoma e indipendente, arrivando persino a colpire un’istituzione di garanzia come la Corte di Cassazione.
Rimandiamo al mittente le dichiarazioni di Bignami, che dovrebbe scusarsi pubblicamente per quanto affermato. Ci auguriamo inoltre che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, prenda immediatamente e senza ambiguità le distanze da parole che non fanno bene alla democrazia né al rispetto dell’equilibrio tra i poteri dello Stato”. Così Chiara Braga, 
Capogruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati.

07/02/2026 - 14:00

“Prima non consentono al Parlamento di poter esercitare la propria funzione, poi fissano una data del referendum senza rispettare la raccolta firme di oltre 500 mila cittadine e cittadini italiani, poi sono costretti a modificare il quesito del referendum senza spostare la data fissata del referendum con la solita tracotante arroganza di chi comanda e non governa. Ora anche le accuse  alla magistratura di aver semplicemente svolto il proprio lavoro applicando la legge e lamentando la non imparzialità della stessa. Ancora una volta prevale la linea della prepotenza e della mancanza di rispetto per le istituzioni. Un’altra buona ragione per votare no”. Così la responsabile giustizia del Pd, la deputata democratica Debora Serracchiani.

05/02/2026 - 13:56

“Negare il voto ai fuori sede al referendum di marzo è una scelta politica incomprensibile e senza alcuna giustificazione tecnica. Alle elezioni europee del 2024 e alla precedente consultazione referendaria il voto ai fuori sede è stato consentito. In tutte le democrazie avanzate chi si trova temporaneamente lontano da casa, per ragioni di studio, lavoro o salute, può esercitare il diritto di voto”. Lo afferma Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria, insieme al senatore dem Marco Meloni, della proposta di legge “Voto dove vivo”, commentando la decisione della maggioranza di non consentire il voto a chi studia, lavora o si cura lontano dal comune di residenza al prossimo referendum sulla Giustizia.

“La scelta del governo - aggiunge l’esponente dem - colpisce proprio quell’astensionismo involontario di cui tutti dicono di voler farsi carico: persone che vorrebbero votare ma che, per distanze e costi, non possono farlo. Non esistono motivi tecnici: la scheda referendaria è identica in tutta Italia e non ci sono neppure ragioni economiche. È difficile trovare spiegazioni comprensibili a questo stop, se non una decisione politica che rischia di allontanare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni”.

«A perderci – conclude Madia – sono le istituzioni e la politica nel suo complesso. Consentire il voto ai fuori sede è stato un impegno assunto trasversalmente, anche con molte associazioni. Non mantenere quella promessa, senza motivi oggettivi, rappresenta un grave fallimento della politica”.

 

 

04/02/2026 - 19:19

“Il governo ha paura dell’esito del referendum e sta limitando il diritto di voto dei fuorisede”. Così, in Aula alla Camera, il deputato democratico Federico Fornaro è intervenuto per motivare il voto contrario del PD al decreto referendum. “Negare il voto ai fuori sede è una decisione gravemente antidemocratica. Il decreto referendum esclude consapevolmente il voto dei fuori sede, nonostante questa modalità sia già stata sperimentata con successo alle elezioni europee e al referendum sul lavoro. Le motivazioni fornite dal Governo non reggono. Non esistono problemi tecnici: la questione riguarda esclusivamente le tempistiche. Ma i tempi li ha decisi il governo stesso, che ha scelto di accelerare la data del referendum senza tenere conto delle condizioni necessarie per garantire il voto ai fuori sede. Non è quindi un limite tecnico, ma una precisa responsabilità politica del Consiglio dei ministri, che ha deliberatamente impedito a studenti, lavoratori e persone fuori sede per motivi di salute di esercitare pienamente il proprio diritto costituzionale. La stessa logica si ripropone sul voto degli italiani all’estero, dove il dimezzamento dei fondi per le campagne informative rappresenta un ulteriore ostacolo alla partecipazione. Nel complesso, il governo sta nei fatti restringendo l’esercizio del diritto di voto per paura del giudizio degli elettori e del rischio di vedere bocciata l’unica riforma finora approvata. E’ una sconfitta della politica. Per queste ragioni il Partito Democratico ha espresso voto contrario al decreto referendum”.

 

04/02/2026 - 11:46

“La notizia riportata da La Notizia su un presunto debutto di Tommaso Cerno su Rai 2 richiede un chiarimento immediato da parte della Rai. Secondo quanto pubblicato, Cerno – attuale direttore de Il Giornale ed ex direttore de Il Tempo, quotidiani di destra filo-governativi riconducibili al gruppo editoriale facente capo al parlamentare della Lega Antonio Angelucci – sarebbe in procinto di condurre una striscia quotidiana sul servizio pubblico a partire dal 3 marzo. Se confermata, questa scelta rappresenterebbe l’ennesima prova dell’uso della Rai come strumento di propaganda politica, reso possibile dallo stallo imposto dalla maggioranza sulla Commissione di Vigilanza, alla quale viene impedito di operare e di eleggere un presidente di garanzia. Siamo di fronte a una emergenza democratica nel servizio pubblico aggravata dall’avvicinarsi di importanti appuntamenti elettorali, a partire dal referendum. Per queste ragioni chiediamo una smentita ufficiale e immediata all’azienda, così come chiediamo di smentire l’imminente passaggio del direttore del TG1 alla comunicazione della Presidente del Consiglio che delineerebbe un intreccio sempre più evidente tra informazione pubblica e governo” così una nota dei parlamentari democratici della commissione di vigilanza Rai.

 

03/02/2026 - 19:40

"Il governo Meloni ha paura del voto dei fuorisede al referendum sulla giustizia. Nonostante dicano di essere d’accordo hanno bocciato tutti i nostri emendamenti che inserivano la possibilità di fare votare anche chi vive in un luogo diverso da dove risiede. In un’epoca di grande astensionismo, si impedisce a 5 milioni di elettrici ed elettori di votare. Eppure è già stato fatto, in via sperimentale, per le elezioni europee e per i referendum dello scorso giugno. Ed è arbitrario e pretestuoso dire, come fanno esponenti di governo, che la sperimentazione non ha dato buoni risultati, visto che sono stati pochi i fuori sede che si sono presentati alle urne nel luogo di domicilio. Era una novità che richiede tempo e tanta informazione per diventare un dato acquisito. Votare è un diritto, non una concessione del governo. In questo referendum non c’è il quorum e il “no”, secondo gli ultimi sondaggi, è in rimonta: è forse per questo che la destra si oppone?
Una grande ipocrisia che impedisce a studenti, lavoratrici e lavoratori, persone malate di esercitare il diritto fondamentale del voto". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

03/02/2026 - 19:12

“Il governo sta ripetendo un errore grave, già visto nelle ultime consultazioni, e rischia di limitare in modo strutturale l’esercizio del diritto di voto di milioni di cittadini”. Lo ha detto in Aula alla Camera Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd, eletto nella circoscrizione Estero, durante l’esame del Dl elezioni.

“Parliamo - ha proseguito l’esponente dem - di oltre 4 milioni di fuori sede, a cui si aggiungono più di 4 milioni di italiane e italiani all’estero: in totale circa 8 milioni di aventi diritto al voto che non vivono all’indirizzo di residenza. Nell’ultima consultazione, a fronte di un fabbisogno stimato tra i 50 e i 55 milioni di euro, il governo ha appostato inizialmente 25 milioni, portati successivamente a 29. Il risultato è stato il dimezzamento delle risorse, con conseguenze concrete: consolati costretti a risparmiare sulla stampa e sulle buste, plichi danneggiati o mai arrivati, schede fuoriuscite dai contenitori”.

“Il punto politico - ha concluso Ricciardi - è chiaro: questo governo sta davvero cercando di garantire il diritto costituzionale di voto a tutte e a tutti o, di fatto, sta limitando scientificamente la partecipazione di milioni di cittadini, dai fuori sede agli italiani all’estero? Poi ci stupiamo dell’astensionismo, senza mai analizzare che una parte consistente del Paese vive altrove. Una democrazia moderna dovrebbe interrogarsi su dove vivono i propri cittadini e mettere in condizione chiunque di votare. Altrimenti, anche dopo i prossimi referendum, continueremo a commentare i numeri senza affrontare il vero nodo: gli interventi strutturali necessari per garantire un diritto costituzionale”.

 

03/02/2026 - 17:39

 “Garantire piena autonomia e indipendenza alla magistratura è una condizione essenziale per rendere efficace il contrasto alle mafie”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito democratico, a margine dell’iniziativa per i 50 anni della presentazione della relazione di minoranza in Antimafia redatta da Pio la Torre insieme al giudice Cesare Terranova. “Ogni scelta che riduce i controlli o delegittima il ruolo della giurisdizione finisce per favorire la criminalità organizzata - sottolinea Serracchiani - la lotta alle mafie non è solo una questione repressiva, ma una battaglia di legalità e di democrazia. Anche per questo voteremo con convinzione ‘No’ al prossimo referendum costituzionale” conclude.

02/02/2026 - 13:29

“Carlo Nordio continua imperterrito a prendere in giro l’intelligenza degli italiani. Oggi si erge a difensore della ‘sacralità’ del Parlamento, arrivando a definire addirittura ‘blasfeme’ le critiche alla riforma costituzionale sulla giustizia. Peccato che dimentichi un dettaglio fondamentale: quella riforma il Parlamento, nei fatti, non l’ha mai vista.” Lo dichiara Debora Serracchiani, deputata e responsabile giustizia del Partito Democratico. “Il testo approvato dalle due Camere è esattamente identico a quello uscito dal Consiglio dei ministri. Identico parola per parola. Non perché fosse perfetto, ma perché la maggioranza ha imposto una chiusura totale, impedendo qualsiasi modifica e qualsiasi reale confronto parlamentare. Nessuno ha potuto ‘metterci bocca’. Una visione piuttosto distorta del concetto di democrazia e della presunta sacralità delle istituzioni. Nordio dice che il Parlamento è sacro, ma lo riduce a un passacarte. Rivendica il rispetto delle decisioni parlamentari, salvo poi svuotare il Parlamento del suo ruolo più importante: discutere, emendare, migliorare le leggi. Se questa è la sua idea di democrazia parlamentare, allora c’è poco da stare tranquilli” conclude Serracchiani.

 

01/02/2026 - 11:08

"Quello che è successo a Torino è gravissimo. Un poliziotto di 29 anni accerchiato, pestato, colpito con un martello mentre era a terra.  Calci alla testa, pugni, tre martellate alla schiena. Si chiama Alessandro Calista, ha una moglie e un figlio.

Chi ha fatto questo non è un manifestante. È un criminale. E va trattato come tale.

Individuato, arrestato, processato, condannato”. Lo scrive su Facebook Marco Furfaro, deputato Pd e componente della segreteria nazionale.

"Non esistono giustificazioni. Non esistono ‘però'. Non esistono contesti che rendano accettabile colpire un uomo con un martello. Questo va detto - prosegue il post - con chiarezza assoluta. E va detto anche altro. Chi oggi usa queste immagini per criminalizzare chiunque sia sceso in piazza in questi mesi, per i diritti, per il lavoro, per la Palestina, per la democrazia, sta facendo un’operazione politica. Sporca. E pericolosa".

"Così come lo è - conclude Furfaro - usare questa vicenda per parlare del referendum sulla giustizia. Manifestare è un diritto costituzionale. Prendere a martellate un poliziotto è un crimine. Sono due cose diverse. E chi le confonde lo fa volutamente. Solidarietà ad Alessandro Calista. Condanna senza ambiguità per i criminali che lo hanno aggredito".

 

31/01/2026 - 11:24

“Le parole del ministro Nordio all’apertura della anno giudiziario confermano un attacco diretto a un principio fondamentale della Costituzione: l’indipendenza della magistratura. Con il referendum è in atto un tentativo di delegittimarla e di piegarla al controllo del potere politico”. Lo ha detto a Sky Chiara Braga, Capogruppo Pd al Camera dei deputati.

“Per questo - ha sottolineato l’esponente dem - votare no significa difendere la Costituzione e lo Stato di diritto. Questa riforma non migliora il funzionamento della giustizia né rende i processi più efficienti, ma vuole creare una nuova super casta di pm che inevitabilmente sarà poi assoggettata al controllo dell’esecutivo”.

Sulla frana di Niscemi Braga ha ribadito che “le parole del ministro Musumeci sono offensive verso le famiglie sfollate e ancora più gravi perché arrivano da chi ha avuto precise responsabilità, prima come presidente della e oggi come ministro”.

“La Sicilia - ha aggiunto - è un territorio fragile che, come tutto il Paese, avrebbe bisogno di un vero piano di messa in sicurezza. Invece il governo taglia le risorse per la prevenzione e il contrasto al dissesto idrogeologico  e trova miliardi per il Ponte sullo Stretto, per accontentare Salvini. È uno schiaffo ai territori colpiti: 100 milioni per tre Regioni a fronte di danni per oltre 2 miliardi”. Chiediamo il blocco dei tributi e delle scadenze fiscali e interventi immediati. La nostra proposta di usare i fondi bloccati dai rilievi della Corte dei Conti per il Ponte sullo Stretto - 1,3 miliardi solo nel 2026 -  per opere essenziali ha trovato consenso anche nel centrodestra siciliano".

"Basta tradire il Sud. Occorre fermare scelte dissennate, a partire dai condoni edilizi che aggravano i disastri e che la destra continua a proporre senza nessuna vergogna. Servono risposte immediate a chi ha perso tutto, responsabilità e prevenzione”, ha concluso Braga.

 

30/01/2026 - 17:30

È stata presentata un’interrogazione parlamentare a risposta in Commissione Giustizia rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della Giustizia per fare chiarezza sulla decisione dell’Ordine dei Giornalisti di impedire l’approvazione e il riconoscimento dei corsi di formazione sul referendum in materia di giustizia durante il periodo di par condicio. L’iniziativa è promossa dalla responsabile Giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani, ed è sottoscritta da numerosi componenti del gruppo del Partito Democratico della Camera dei deputati.
Nel testo dell’interrogazione si ricorda che, in base a una circolare dell’Ordine dei Giornalisti diffusa a tutti gli Ordini regionali il 22 gennaio scorso, “Si comunica che con l’avvio del regime della par condicio non potrà essere approvato alcun corso formativo che tratti il tema del referendum c.d. “sulla giustizia”. Nella stessa circolare si specifica inoltre che “Tale prescrizione sarà tassativa e valida a prescindere dal pluralismo informativo eventualmente garantito”.
A seguito di tale decisione, numerose iniziative formative sono state annullate o modificate. Tra queste, il corso organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio previsto per il prossimo 19 febbraio, che presentava un profilo di assoluta imparzialità con un numero paritario di relatori favorevoli alle ragioni del Sì e del No. Un’iniziativa analoga in Liguria è stata invece trasformata in convegno, senza riconoscimento di crediti formativi. Secondo i firmatari dell’interrogazione, risulta “incongruente impedire l’erogazione di crediti per attività di natura esclusivamente formativa, penalizzando in particolare i giornalisti che si occupano quotidianamente di giustizia, ai quali viene di fatto preclusa un’adeguata attività di approfondimento professionale in vista del referendum. Nel testo dell’interrogazione si chiede quindi se, a giudizio del Governo, questa decisione non leda il diritto dei giornalisti all’attività formativa e non incida negativamente sulla qualità dell’informazione su un tema di particolare rilevanza costituzionale. Si chiede inoltre quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza e nel rispetto dell’autonomia dell’Ordine dei Giornalisti, affinché il principio della par condicio non venga utilizzato come pretesto per impedire una normale e indispensabile attività di formazione professionale riconosciuta con crediti.

 

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