“Autonomia e indipendenza della magistratura sono un pilastro irrinunciabile della nostra Costituzione, un pilastro fondamentale della democrazia. Come PD lo ribadiamo con grande passione, oggi nel giorno dell'inaugurazione dell'anno giudiziario e ci schieriamo convintamente contro la riforma costituzionale e al referendum votiamo no”. Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Giustizia, Federico Gianassi sul voto al prossimo referendum costituzionale del 22 e 23 marzo.
“È molto grave che il governo abbia motivato ieri e ribadisca oggi la bocciatura dell’emendamento sul voto ai cittadini fuori sede con la presunta assenza dei tempi tecnici. È un’argomentazione semplicemente assurda”.
Lo dichiara Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico.
“È stato proprio il governo – prosegue – a forzare i tempi, correndo per anticipare la data del referendum. Ora ci viene detto che non si può garantire il diritto di voto perché il tempo è poco: una contraddizione evidente, che smaschera la verità politica di questa scelta”.
“Altro che problemi tecnici: la presidente Meloni ha paura del voto, ha paura della partecipazione e soprattutto ha paura del voto delle nuove generazioni, degli studenti, dei lavoratori e dei cittadini costretti a vivere lontano da casa. Negare il voto ai fuori sede è una scelta politica precisa, che colpisce la democrazia e restringe i diritti”, conclude Serracchiani.
“Il Governo e la maggioranza hanno paura del voto dei giovani. Non si spiega altrimenti la bocciatura degli emendamenti delle opposizioni che chiedevano di consentire, anche in occasione del prossimo referendum costituzionale, il voto a studenti e lavoratori fuori sede nel luogo in cui vivono, studiano e lavorano. Il parere negativo del Governo e il voto contrario della maggioranza rappresentano una prova politica inequivocabile: Palazzo Chigi teme il voto popolare e di fronte a questo timore, si sceglie la strada peggiore, quella di limitare l’accesso al voto invece di ampliarlo. Impedire a centinaia di migliaia di studenti e lavoratori fuori sede di votare al referendum significa mettere in atto una vera e propria censura del voto popolare, una scelta grave e politicamente inaccettabile. Il diritto di voto non è una concessione della maggioranza di turno, ma il fondamento della nostra democrazia” così la capogruppo PD in Commissione Affari Costituzionali Simona Bonafè.
Milioni di persone che studiano o lavorano lontano dal proprio comune di residenza rischiano di non poter votare. E questo nonostante l’astensionismo è in continuo aumento. Il Pd ha presentato un emendamento al decreto sul referendum del prossimo 22 e 23 marzo che sarà illustrato oggi mercoledì 28 gennaio alle ore 11 presso la Sala Berlinguer dei Gruppi parlamentari. Parteciperanno Elly Schlein, Segretaria del Pd, Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo Camera e Senato, Simona Bonafè, capogruppo Pd Commissione Affari Costituzionali, Marianna Madia, promotrice legge sul voto fuorisede, Virginia Libero, segretaria Giovani Democratici, e Tomas Osborn, Comitato Voto dove vivo.
Per giornalisti non accreditati, è necessario inviare nome e testata a pd.ufficiostampa@camera.it.
Milioni di persone che studiano o lavorano lontano dal proprio comune di residenza rischiano di non poter votare. E questo nonostante l’astensionismo è in continuo aumento. Il Pd ha presentato un emendamento al decreto sul referendum del prossimo 22 e 23 marzo che sarà illustrato domani mercoledì 28 gennaio alle ore 11 presso la Sala Berlinguer dei Gruppi parlamentari. Parteciperanno Elly Schlein, Segretaria del Pd, Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo Camera e Senato, Simona Bonafè, capogruppo Pd Commissione Affari Costituzionali, Marianna Madia, promotrice legge sul voto fuorisede, Virginia Libero, segretaria Giovani Democratici, e Tomas Osborn, Comitato Voto dove vivo.
Per giornalisti non accreditati, è necessario inviare nome e testata a pd.ufficiostampa@camera.it.
"In vista del referendum sulla giustizia, ribadiamo con chiarezza che questa riforma non migliora assolutamente l’amministrazione della giustizia nel nostro Paese.
Non affronta, infatti, le criticità strutturali che i cittadini vivono ogni giorno: non interviene sul sovraffollamento carcerario, non riduce la durata dei processi, non rafforza le garanzie effettive per le persone, non colma i vuoti di organico della magistratura, né mette in campo investimenti adeguati su infrastrutture, digitalizzazione e funzionamento degli uffici giudiziari.
Al contrario, si tratta di un intervento che produce un unico effetto, smantellare la separazione dei poteri alla base del nostro equilibrio costituzionale, incidendo in modo negativo su un principio fondamentale: l'autonomia e indipendenza della magistratura.
L’autonomia della magistratura è una garanzia democratica, a tutela dei cittadini e dello Stato di diritto.
Per questo riteniamo che la riforma della destra non rappresenti una risposta efficace alle esigenze reali del Paese, ma un pericoloso attacco alla Costituzione e alla nostra democrazia". Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in commissione politiche europee, ai microfoni di RaiNews.
Anche alla Camera dei deputati il Partito Democratico ha presentato un’interrogazione parlamentare per fare luce e contestare con forza la decisione di Meta di ‘censurare e penalizzare la diffusione di un video del professor Alessandro Barbero sul dibattito pubblico relativo al referendum sulla giustizia’.
L’iniziativa è stata promossa dalla presidente dei deputati, Chiara Braga e dalla responsabile Giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani, con un’interrogazione a risposta scritta rivolta alla Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle imprese e del made in Italy, per chiarire una ‘vicenda che solleva gravi interrogativi sul rispetto del pluralismo informativo e della libertà di espressione’.
Nell’interrogazione si chiede testualmente:
“se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti e se ritenga compatibile con il corretto svolgimento del dibattito democratico e referendario l’equiparazione di analisi e interpretazioni politiche a contenuti di disinformazione oggettiva da parte di piattaforme private;
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per garantire trasparenza, criteri non discrezionali e il rispetto del pluralismo informativo nelle attività di moderazione e fact-checking operate dalle piattaforme digitali, in particolare in occasione di consultazioni referendarie e passaggi democratici rilevanti”.
“Debora Serracchiani sottolinea inoltre che, a seguito di questa interrogazione, il Partito Democratico scriverà una lettera anche alla AGCom e alla Commissione europea per fare luce e chiarire una vicenda che consideriamo di enorme gravità, che compromette la libertà di opinione nel nostro Paese”.
Dopo la denuncia alla magistratura per i manifesti del Comitato civico GiustodireNO, dopo aver minacciato di denunciare la sottoscritta che ha osato esercitare le proprie prerogative costituzionali chiedendo spiegazioni in aula su una inchiesta di Report, apprendiamo da alcuni quotidiani che il ministro avrebbe deciso di segnalare i suddetti manifesti all’AGCOM, Autorità garante per le Comunicazioni, evocando, cosi sembra sia scritto in una risposta che il ministro ha dato sul tema a FDI, “possibili violazioni dell’equità e correttezza informativa nell’ambito della campagna referendaria in corso”. Siamo certi che con la medesima sollecitudine denuncerà, a titolo di esempio, le improvvide affermazioni pubbliche della premier che ha avuto modo di di dire che bisogna votare la riforma costituzionale “perché non ci sia più una vergogna come quella che stiamo vedendo a Garlasco”. Si tratta di una dichiarazione falsa e tendenziosa che meriterebbe l’attenzione del Ministro che ha avuto modo di dire più volte che la riforma non migliora l’efficienza della giustizia. Ci stupisce, inoltre, che proprio questo Governo che ha aperto un conflitto con la magistratura, pensi di vincere il referendum utilizzando la via giudiziaria e rivolgendosi proprio a quella giudici che quotidianamente denigra. Eterogenesi dei fini o denuncia facile. Fate voi.
Da opposizioni lettera ai presidenti delle Camere “chiediamo incontro urgente, non garantita terzietà alla vigilia di referendum e elezioni”
Alla cortese attenzione
On. Lorenzo Fontana – Presidente della Camera dei Deputati
On. Ignazio La Russa – Presidente del Senato della Repubblica
Egregi Presidenti,
con la presente i sottoscritti capigruppo dei gruppi parlamentari di opposizione tornano a richiamare la Vostra attenzione sulla grave situazione di stallo istituzionale in cui si trova il Servizio Pubblico Radiotelevisivo italiano, con particolare riferimento all’impasse nella definizione della governance della Rai e al paralizzato funzionamento della Commissione parlamentare di Vigilanza.
Negli ultimi giorni i gruppi parlamentari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa hanno pubblicamente denunciato come la maggioranza abbia deliberatamente bloccato l’elezione del Presidente di garanzia della Rai e stia praticando un vero e proprio auto-ostruzionismo, disertando i lavori della Commissione di Vigilanza e impedendo l’esercizio delle sue funzioni istituzionali. Tale situazione ha di fatto paralizzato la governance del servizio pubblico radiotelevisivo, con conseguenze gravi per il pluralismo, l’indipendenza e la correttezza dell’informazione.
Questo vero e proprio impasse istituzionale è inaccettabile e antidemocratico: rischiamo di chiudere un’intera legislatura senza che sia stata nominata una figura di garanzia nella Rai, un grave precedente di cui non vogliamo avere responsabilità e che denunciamo con forza. Tanto più che, come stiamo osservando quotidianamente, la Rai priva di adeguati organi di garanzia viene sempre più utilizzata come strumento di propaganda filogovernativa, invece di assolvere pienamente al ruolo di servizio pubblico previsto dalla Costituzione.
La gravità dello stallo è inoltre accentuata dall’avvicinarsi di importanti appuntamenti elettorali, in cui la mancanza di una governance di garanzia potrebbe avere impatti significativi sulla qualità e sull’equilibrio dell’informazione offerta ai cittadini e, di conseguenza, sul corretto svolgimento della competizione democratica.
Per queste ragioni, i capigruppo dei gruppi parlamentari di opposizione chiedono un incontro immediato con i Presidenti delle Camere, al fine di:
- Esaminare nel dettaglio le cause e gli effetti dello stallo istituzionale in atto nella governance della Rai;
- Definire le modalità per superare l’impasse e ripristinare il pieno funzionamento degli organi di controllo e garanzia del Servizio Pubblico Radiotelevisivo;
- Assicurare che la Rai possa operare nel pieno rispetto dei principi di pluralismo, indipendenza e trasparenza, così come previsto dalla legge e dalla Costituzione;
- Garantire la correttezza dell’informazione alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali.
Confidando nel Vostro tempestivo intervento per evitare un ulteriore deterioramento del ruolo della Rai e per tutelare la qualità dell’informazione pubblica nel nostro Paese, restiamo in attesa di un Vostro cortese riscontro.
Distinti saluti,
Chiara Braga
Riccardo Ricciardi
Luana Zanella
Maria Elena Boschi
Matteo Richetti
Riccardo Magi
Francesco Boccia,
Stefano Patuanelli,
Giuseppe De Cristofaro,
Raffaella Paita,
Marco Lombardo
“Questo incontro nasce dall’esigenza di restituire centralità al confronto pubblico e al merito di una riforma costituzionale che è stata approvata senza un vero dibattito parlamentare e senza ascoltare le tante voci critiche che si sono levate nel Paese”.
Lo ha dichiarato l’On. Claudio Stefanazzi, deputato del Partito Democratico, intervenendo all’incontro pubblico di approfondimento sulla riforma della giustizia, promosso dallo stesso deputato e dal Centro Studi Civitas, che si è svolto a Lecce, a Palazzo De Pietro, alla presenza dell’On. Enrico Costa, dell’On. Federico Gianassi, dell’avv. Viola Messa e dell’avv. Giovanni Tarquini, con la moderazione del direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia, Rosario Tornesello e i saluti introduttivi del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lecce, prof. avv. Antonio De Mauro, dell’avv. Vincenzo Caprioli dell’organismo congressuale forense e dell’avv. Carlo Congedo, Presidente del Centro Studi Civitas.
“La maggioranza ha blindato il testo, respingendo ogni proposta emendativa e ignorando osservazioni fondate di natura tecnica e costituzionale. Per questo è fondamentale creare occasioni di discussione aperta, che consentano ai cittadini di comprendere davvero i contenuti e le implicazioni di una riforma che incide su un equilibrio delicatissimo del nostro ordinamento democratico”, ha spiegato Stefanazzi.
Nel suo intervento, il deputato dem ha criticato la riduzione del dibattito pubblico alla sola separazione delle carriere, sottolineando come molte delle criticità del sistema giudiziario italiano siano legate a carenze organizzative e responsabilità politiche, non risolte dall’impianto della riforma. “Sullo sfondo – ha aggiunto – emerge un’impostazione ideologica e una volontà di ‘regolare i conti’ con la magistratura, che rischia di aprire la strada a una pericolosa subordinazione del pubblico ministero al potere esecutivo”.
“Dopo anni di delegittimazione della politica, oggi si intravede il tentativo di colpire un altro potere dello Stato. Scelte come il sorteggio del CSM mettono in discussione i principi democratici sanciti dalla Costituzione e possono avere ricadute dirette sulle libertà civili e politiche dei cittadini”, ha concluso Stefanazzi, ribadendo l’importanza di un’informazione corretta e di un confronto serio in vista del referendum del prossimo marzo
"Ben 500mila firme in meno di un mese, per un referendum su un tema molto tecnico come la controriforma della giustizia, senza megafoni mediatici, è un successo forse inaspettato. E' il segno che le cittadine e i cittadini uniti possono fare molto. Il governo non può fare finta di nulla davanti all'istanza che viene da questa mobilitazione e che chiede, almeno, di spostare la data del voto fissata in fretta e furia senza tenere conto della raccolta di firme nel tentativo di ostacolare la campagna per il "no".
Questa voce non può essere più ignorata". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“In attesa che il tribunale amministrativo si pronunci è importante firmare e continuare a far firmare. Raggiungere 500mila firme significa costituire il comitato promotore, significa avere spazi per informare, significa avere spazi sui media e significa soprattutto poter mettere i cittadini italiani nelle condizioni di esprimere un voto libero, consapevole e informato”. Lo dichiara Debora Serracchiani deputata e responsabile Giustizia del Pd.
“Due ore e mezza davanti alla stampa e non abbiamo mai sentito la parola “sanità”, nemmeno per una delle tante promesse impossibili, nemmeno se nel 50 per cento dei comuni con meno di 5 mila abitanti manca il medico condotto; non abbiamo mai sentito la parola “povertà”, nemmeno di fronte alla fila di 400 metri a Natale per la mensa dei poveri a Milano. Il paese reale non interessa alla premier Meloni.
Sul caro vita la Presidente del Consiglio arriva a negare l’evidenza. Di fronte ai dati ufficiali che certificano il peso dell’inflazione su salari e pensioni, Meloni sostiene che le rilevazioni non mostrerebbero gli effetti delle sue misure per presunte “ragioni tecniche”: quando i numeri smentiscono la propaganda del governo, il problema non sono le politiche sbagliate, ma i dati stessi. Come se la realtà fosse sbagliata e non le scelte dell’esecutivo.
L’azione del governo si esaurisce in un repertorio ormai stanco di formule di rito come fossimo al primo anno di legislatura: “stiamo intervenendo”, “è in agenda”, “lo faremo”. Espressioni ripetute per mascherare l’inerzia di un esecutivo che non mette in campo risposte vere. Una conferenza stampa fatta per sopravvivere.
Per il resto è il solito repertorio, simpatie e comprensione delle scelte trumpiane, l’Unione europea non esiste, le spaccature nella maggioranza nemmeno, attacco alla magistratura in vista del referendum, risposte sicuritarie a qualsiasi problema: un mondo in cui ognuno se la deve cavare da solo in un paese più povero, più diviso e più spaventato, con imprese sempre più in difficoltà e stipendi sempre più bassi”. Così i presidenti dei gruppi parlamentari del Pd di Camera e Senato Chiara Braga e Francesco Boccia e il capo delegazione dem a Bruxelles Nicola Zingaretti.
“L’ennesima forzatura antidemocratica per provare ad anticipare la data del referendum. Con un ordine del giorno presentato da Fdi e approvato a notte fonda, dal contenuto del tutto incongruo durante la pessima sessione di bilancio, il governo si impegna a modificare il voto degli italiani all’estero. Con le procedure attuali, infatti, le operazioni di voto dovrebbero partire almeno 15 giorni prima che in Italia, con un lavoro preparatorio che renderebbe impossibile votare a marzo. Conculcare il diritto di voto di 6 milioni di nostri connazionali, alla vigilia di una consultazione referendaria, precludendo qualsiasi reale informazione sul quesito, rappresenterebbe l’ennesimo vulnus democratico di un Governo impaurito dal possibile esito elettorale e accecato dagli interessi di parte” così una nota del responsabile Esteri del Pd, il deputato democratico Peppe Provenzano.