I dati sui costi dei Cpr in Albania analizzati da Action aid e Univerisità di Bari – 114 mila euro a posto – sono uno schiaffo in faccia a tutte le spese utili che si sarebbero potute sostenere con quelle cifre. Parliamo di sanità, asili nido, trasporti pubblici, oppure centri accoglienza rispettosi della dignità umana. Invece la presunzione e l’arroganza del governo e in primo luogo della Premier hanno trasformato un errore politico, la gestione dell’immigrazione fuori dall’Italia, in un enorme spesa a carico della collettività. Ecco i patrioti: stravolgono le regole, sprecano risorse e poi cantano vittoria. Basta con la propaganda: chiudete quei centri.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
«Sul virus della dermatite nodulare contagiosa che ha colpito duramente gli allevamenti bovini in Sardegna, le rassicurazioni ricevute oggi dal Ministero della Salute, in risposta a un’interrogazione a mia prima firma, vanno nella giusta direzione, ma non sono sufficienti. Occorre fare molto di più e con maggiore tempestività».
Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico, che ha sollecitato oggi in Commissione Sanità alla Camera al sottosegretario Marcello Gemmato una strategia più ampia e incisiva.
«Ho chiesto al Governo – prosegue Lai – di interagire con decisione con l’Unione Europea, affinché si tenga conto delle peculiarità dell’allevamento estensivo sardo, profondamente diverso da quello intensivo su cui si basano i protocolli europei. Servono misure più flessibili, adatte alla realtà territoriale dell’isola, senza che questo metta in discussione le procedure sanitarie previste».
«È inoltre indispensabile garantire – aggiunge – ristori immediati, adeguati e certi per i capi abbattuti, deceduti o dichiarati improduttivi dopo la vaccinazione, che deve essere attuata senza tentennamenti. Le attuali tariffe ISMEA sono assolutamente inadeguate e non riflettono il reale valore economico degli animali, danneggiando ulteriormente gli allevatori. Il Governo deve agire subito per aggiornare questi criteri, perché non è tollerabile che le aziende sarde vengano risarcite in modo parziale».
«Nella mia replica – sottolinea Lai – ho inoltre chiesto al Ministero di chiarire subito quali sono i tempi e i criteri per il recupero dello status di indennità sanitaria della Sardegna. È fondamentale sapere quanti mesi privi di nuovi focolai dovranno trascorrere dopo la vaccinazione per dichiarare l’isola esente dalla malattia. Solo così si potrà garantire una piena condivisione dell’obiettivo da parte di tutti gli operatori e riportare il comparto bovino alla normalità».
«Il Ministero ha evidenziato, nella sua risposta, i ritardi nella vaccinazione e la moltiplicazione dei focolai, aggravati dall’impossibilità di procedere tempestivamente agli abbattimenti a causa dell’assenza di un impianto di smaltimento di categoria 1 nell’isola. Una situazione che richiede un coordinamento molto più efficiente tra Stato, Regione e portatori di interesse».
«Serve una vera strategia nazionale – conclude Lai – e una gestione trasparente e condivisa dell’intera emergenza. La Sardegna non può essere lasciata sola».
“La scelta comunicata dal ministro della Salute con cui il governo ha rifiutato gli emendamenti al regolamento sanitario internazionale del OMS è qualcosa di particolarmente grave. Un passo irresponsabile e pericoloso, solo per inseguire una scelta scellerata in coda dell'amministrazione Trump. Una decisione miope e ideologica che ci allontana sempre di più dall'Europa e ci allinea a posizioni negazioniste e populiste che nulla hanno a che fare con la scienza e la ricerca”. Lo dichiara la deputata Pd Ilenia Malavasi chiedendo al governo di riferire in Aula sul rifiuto agli emendamenti del OMS.
“Non sono bastati i 200mila morti durante la pandemia del Covid – sottolinea l'esponente dem - e il governo ci viene a dire che l'Italia può fare da sola, meglio e di più della comunità scientifica internazionale. Tutto sbagliato. La prevenzione, la vaccinazione e la profilassi sono interventi imprescindibili per la salvaguardia delle nostre politiche pubbliche ma, alla prova dei fatti, il governo sceglie di isolarsi”. “Il ministro Schillaci venga in Aula a spiegare il perché di una decisione così pericolosa che ci conferma come il governo ci porti ad essere uno Stato vassallo degli USA. Il diritto alla salute non è in vendita”, conclude Malavasi.
“Chiediamo al ministro Schillaci di fare chiarezza su una decisione tanto grave quanto incomprensibile che apprendiamo a mezzo stampa: il rifiuto, da parte del governo italiano, di aderire agli emendamenti 2024 al Regolamento Sanitario Internazionale adottati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Uno strappo inaccettabile che rischia di isolare il nostro Paese proprio su un tema cruciale come la salute pubblica globale”.
Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato del PD e vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Covid, primo firmatario di una interrogazione al ministro Schillaci.
“In una lettera inviata dal ministro Schillaci al direttore generale dell’OMS Tedros Ghebreyesus, l’Italia comunica il proprio no agli emendamenti, ritenuti dal governo una minaccia alla ‘sovranità nazionale’ e strumenti per un presunto controllo dell’informazione da parte dell’OMS. È un cambio di rotta pericoloso e non motivato, che ci allontana dalla comunità internazionale e rischia di compromettere la nostra credibilità e la sicurezza sanitaria collettiva”, aggiunge Girelli.
“Alla luce di questa palese contraddizione tra parole e atti – conclude Girelli – chiediamo al Ministro di venire immediatamente in Parlamento per spiegare le ragioni di questa scelta e chiarire se intenda davvero portare l’Italia fuori dal circuito multilaterale della salute pubblica. La pandemia ci ha insegnato che le risposte sanitarie non possono essere affrontate da soli. Non possiamo permettere che il nostro Paese venga isolato su un terreno tanto strategico come quello della cooperazione globale per la salute”.
"In questi anni la destra ha solamente penalizzato le aree interne: tagli alla sanità, alla scuola, ai trasporti, ai servizi; e la Sicilia è risultata tra le più colpite anche a causa di un governo Regionale compiacente e succube. La scelta di Meloni di abbandonare i territori marginali a se stessi e di promuoverne di fatto l'abbandono nasce quindi da lontano. Il Pd ha idee completamente diverse e la proposta di legge presentata oggi vuole indicare una inversione di rotta chiara ed inequivocabile": è quanto dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino.
"Il provvedimento stanzia infatti risorse concrete, individuando le coperture economiche sostenibile e propone interventi mirati per contrastare lo spopolamento delle zone periferiche rispetto ai centri di erogazione dei servizi essenziali, incentivando al tempo stesso lo sviluppo sociale, economico, culturale e ambientale. La proposta di legge garantisce inoltre una migliore accessibilità ai servizi fondamentali, in particolare quelli relativi al trasporto pubblico locale, all’istruzione e all’assistenza socio-sanitaria, nei comuni delle aree interne. L'alternativa all'abbandono di terre ricche di storia, cultura e tradizione è possibile": conclude.
Anche la deputata agrigentina del Pd, Giovanna Iacono, è tra i firmatari della proposta di legge presentata alla Camera dei deputati dal Partito Democratico per il rilancio e la valorizzazione delle aree interne, con un investimento per i territori di 6 miliardi di euro.
La proposta di legge introduce misure strutturali per rivitalizzare i territori: benefici fiscali per le imprese che investono nelle aree interne; agevolazioni per l'acquisto della prima casa e per favorire lo smart working; incentivi per il personale scolastico e sanitario per garantire servizi di qualità; un piano straordinario di investimenti pubblici per infrastrutture, mobilità e servizi essenziali. Le coperture per sostenere questi investimenti sono ricavate prevalentemente da un diverso utilizzo del fondo per il Ponte sullo stretto di Messina: un'opera inutile che sottrae
sviluppo, diritti e futuro.
“Così come detto dalla nostra segretaria Elly Schlein – commenta Iacono - le aree interne d'Italia non sono periferie dimenticate, ma ‘sono il cuore vivo e spesso ignorato del nostro Paese’. Per questo ho sottoscritto la proposta di legge del mio Partito, che è in linea con le attività politiche che ho fin qui svolto nel mio ruolo”.
Iacono è infatti promotrice della costituzione dell’intergruppo parlamentare ‘Per il Diritto a Restare’ e prima firmataria della mozione per contrastare lo spopolamento delle aree interne del Paese e per promuoverne uno sviluppo equo e inclusivo.
"Il diritto a restare è una sfida nazionale. Non riguarda solo chi abita nei borghi, nelle aree interne e montane o nelle isole, ma l’idea di un’Italia più giusta, coesa e sostenibile. È un diritto di cittadinanza. Non vogliamo un’Italia a due velocità, ma un Paese che riconosca pari dignità e opportunità a tutte e a tutti. Sostenere questa legge significa dare un segnale di speranza e di futuro a intere comunità", conclude.
“Schifani e Meloni continuano a smantellare la sanità pubblica in Sicilia, accanendosi con i territori più fragili. La provincia di Enna, già duramente colpita da anni di depotenziamento dei servizi, rischia infatti un ulteriore e inaccettabile arretramento. Per chiedere conto di questi ulteriori tagli e per chiarire se verrà avallata una nuova riduzione di 76 posti letto nella rete ospedaliera ennese, ho depositato un’interrogazione parlamentare": è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino.
“La bozza della nuova rete ospedaliera regionale prevede un drastico ridimensionamento dei servizi in tutte le aree interne della Sicilia, e colpisce duramente i quattro presìdi della provincia di Enna: 23 posti letto in meno a Piazza Armerina, 30 a Leonforte, altri 23 all’Umberto I di Enna, con tagli che coinvolgono reparti cruciali come ostetricia, ginecologia, pediatria e ortopedia. Tutto ciò in un territorio già segnato da carenze croniche di personale sanitario, da concorsi deserti e da una mobilità passiva che supera il 35 per cento. È un attacco inaccettabile al diritto costituzionale alla salute e una vera e propria condanna per chi vive lontano dai grandi centri. In queste condizioni, non solo si nega l’assistenza ai cittadini, ma si accelera anche lo spopolamento delle aree interne", conclude.
“Al governo Meloni, che ha deciso di abbandonare le aree interne al proprio destino, bollando lo spopolamento come un fenomeno irreversibile, Il Partito Democratico risponde con una proposta di legge che va nella direzione opposta: le aree interne restano una risorsa e una opportunità di sviluppo sostenibile". Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato e segretario Pd della Toscana, commentando la presentazione della proposta di legge di Elly Schlein che prevede un investimento strutturale di 6 miliardi di euro.
“Nel Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne (PSNAI) - sottolinea l'esponente dem - il governo ha sostituito la strategia con la rassegnazione, parlando apertamente di ‘accompagnamento’ delle comunità verso lo svuotamento. È una vera e propria eutanasia culturale: le risorse vengono spostate verso l’industria bellica e opere inutili, mentre scuole, sanità e trasporti locali crollano nell’indifferenza".
La proposta Pd, invece - conclude Fossi - mette al centro i servizi, il lavoro, la coesione territoriale. Parliamo di fiscalità di vantaggio, incentivi per imprese e professionisti, agevolazioni per l’acquisto della prima casa, bonus edilizi mirati, trasporto pubblico gratuito per gli studenti, investimenti sulla sanità e sulla scuola nelle aree interne. Continueremo a batterci per una visione diversa, solidale e lungimirante. Lo abbiamo fatto con la legge sulla Toscana diffusa in Regione e lo faremo con questa proposta in Parlamento".
Schlein e Sarracino, ‘usiamo i soldi del Ponte per il futuro del Paese’
“Le aree interne dell’Italia non sono periferie dimenticate: sono il cuore vivo e spesso ignorato del nostro Paese. Sono terre ricche di bellezza, storia, saperi e relazioni. Ma sono anche luoghi feriti dalla disattenzione del governo, da tagli, da mancate risposte e dalla totale assenza di una strategia di crescita e sviluppo” così la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein annuncia la presentazione alla Camera della proposta di legge per il rilancio e la valorizzazione delle aree interne per un investimento pari a 6 miliardi di euro.
“Con la nostra proposta di legge vogliamo rimettere al centro una visione alternativa che sia in grado di combattere lo spopolamento e affermare il diritto a restare. Troppe ragazze e ragazzi sono costretti ogni anno ad andarsene, a lasciare i luoghi in cui sono cresciuti perché lì non trovano possibilità di futuro. A loro vogliamo offrire un’alternativa concreta” prosegue il responsabile coesione, sud e aree interne del Pd, Marco Sarracino.
La proposta di legge - a cui ha lavorato anche il responsabile del dipartimento aree interne del Pd, Marco Niccolai - introduce misure strutturali per rivitalizzare questi territori: benefici fiscali per le imprese che investono nelle aree interne; agevolazioni per l’acquisto della prima casa e per favorire lo smart working; incentivi per il personale scolastico e sanitario per garantire servizi di qualità; un piano straordinario di investimenti pubblici per infrastrutture, mobilità e servizi essenziali. Le coperture per sostenere questi investimenti sono ricavate prevalentemente da un diverso utilizzo del fondo per il Ponte sullo stretto di Messina: “un’opera inutile che sottrae sviluppo, diritti e futuro”.
“La nostra proposta di legge non resterà chiusa nei cassetti del Parlamento - concludono Schlein e Sarracino - la porteremo in ogni regione, in ogni valle, in ogni borgo e ne chiediamo una rapida calendarizzazione. Perché crediamo che il rilancio delle aree interne sia una sfida nazionale, non locale: una battaglia per l’equità territoriale, ma anche per un’Italia più giusta, più coesa, più sostenibile”.
“Un uomo di 54 anni si è tolto la vita nel carcere di Rebibbia. È il 41esimo suicidio tra i detenuti dall’inizio dell’anno. Se si aggiungono anche le morti tra gli operatori penitenziari, siamo davanti a una vera e propria strage silenziosa che si consuma dentro le mura delle nostre carceri. Uno Stato civile non può tollerare che la detenzione si traduca, di fatto, in una condanna a morte.” Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Il carcere di Rebibbia - spiega la deputata - ospita oggi più di 1.560 detenuti, a fronte di una capienza di poco superiore ai mille. Il sovraffollamento è a livelli intollerabili, le condizioni igienico-sanitarie e psicologiche sono critiche, e chi lavora in questi istituti è lasciato solo. Di fronte a questa emergenza, il Governo tace o, peggio, minimizza. Le dichiarazioni del Ministro Nordio sono inadeguate e offensive verso una realtà che grida vendetta. Le carceri italiane sono allo stremo - conclude Di Biase - e chi ha la responsabilità politica della giustizia non può continuare a voltarsi dall’altra parte.”
“La Dogaia è il simbolo di un sistema penitenziario al collasso. La morte di un detenuto è l’ennesimo fallimento di uno Stato che abbandona i suoi doveri costituzionali”. Lo dichiara Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale del PD.
“Sovraffollamento, organici ridotti, assistenza sanitaria e psichiatrica assente: in queste condizioni il carcere non rieduca, non restituisce dignità. È solo una fabbrica di disperazione. Da anni denunciamo questa emergenza, ma il governo resta in silenzio. Ogni morte in carcere è una ferita alla democrazia”.“Servono interventi strutturali: ridurre il sovraffollamento, rafforzare gli organici, potenziare l’assistenza psichiatrica e le misure alternative. Le carceri non devono essere un deposito di umanità abbandonata, ma luoghi di dignità. Il PD continuerà a battersi affinché le nostre richieste siano finalmente prese in considerazione dal governo”.
“Il Ministro Urso freni gli entusiasmi che, rispetto alla situazione generale che circonda il dossier ex Ilva, risultano inopportuni, se non completamente fuori luogo. A partire dal fatto che si tratta di un atto che, ricordiamolo, autorizza la produzione di 6 milioni di tonnellate annue con il ciclo integrale per i prossimi 12 anni.”
Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese e Capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Innanzitutto l’approvazione dell’AIA smentisce tutti coloro che insistevano nel dire che l’accordo di programma era indispensabile per dare il via libera all’autorizzazione stessa. I fatti hanno dimostrato che il Governo, grazie a norme adottate ad hoc, è riuscito a sfondare le resistenze degli enti territoriali e ad approvare comunque l’AIA con il sostanziale parere positivo dell’Istituto Superiore di Sanità.”
“Ora – continua Pagano – invece che festeggiare anzitempo, il Ministro deve spiegarci dove troverà il miliardo di euro che serve per attuare tutte le prescrizioni. Se saranno soldi pubblici oppure se ha incontrato la disponibilità di un eventuale acquirente a coprire quei costi. Perché, in mancanza di questi chiarimenti, rischiamo di essere di fronte ad un fuoco di paglia che peraltro aggrava il peso ambientale su Taranto. Adesso, in ogni caso, la palla passa ad Urso e al Governo Meloni. Hanno preso un impegno formale con Taranto e, di conseguenza, devono garantire la decarbonizzazione completa dello stabilimento nel tempo minore possibile e senza gravare sull’ambiente e sulla salute dei tarantini, garantendo al contempo mezzi e risorse per diversificare l’economia dell’area jonica. Siamo fiduciosi che il Ministro saprà mantenere questo impegno. Perché, altrimenti, passerà alla storia come il più grande illusionista della politica italiana.”
“La legge regionale urbanistica del Lazio approvata in nottata, seppur migliorata dalle opposizioni in alcuni punti, costituisce un grave arretramento di civiltà. Si formalizzano norme in chiaro conflitto con lo spirito della Costituzione autorizzando l’abitabilità di ambienti in contrasto con gli standard stabiliti dall’Istituto superiore di sanità”. Lo scrive in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Già nel ‘Salva Casa’ promosso dal Governo su iniziativa di Matteo Salvini - continua Morassut - si era aperta la strada alla modifica dei minimi di superficie e di altezza per rendere abitabili cantine e sottotetti. Ma le persone non sono né topi né piccioni. Con questa legge la Destra dà ai poveri e alle famiglie un piatto di lenticchie nella certezza che i ricchi sapranno auto tutelarsi da soli in quartieri e in abitazioni sempre più belle, ecologiche e sane”.
"Le denunce dei sindacati Anaao Assomed e Cimo-Fesmed non possono restare inascoltate. Gli emendamenti presentati dalla maggioranza al DDL sulle prestazioni sanitarie rappresentano un attacco inaccettabile al cuore del nostro Servizio Sanitario Nazionale e ai professionisti che ogni giorno lo rendono possibile. Appaltare a terzi la gestione delle prestazioni ospedaliere, esternalizzando interi settori e imponendo obblighi agli specializzandi senza adeguate tutele e risorse, significa smantellare il sistema pubblico e minare alle fondamenta la qualità delle cure. I gettonisti, gli appalti ad esterni e le farmacie non possono sostituirsi alla sanità pubblica, né tantomeno ai medici formati e stabilmente inseriti nelle strutture ospedaliere". Lo dichiara in una nota Ilenia Malavasi, deputata del Pd della commissione affari sociali. "Ancora più grave -aggiunge la dem- è la proposta di sottrarre oltre 200 milioni di euro dai fondi contrattuali destinati alla valorizzazione di tutto il personale medico, per destinarli esclusivamente a una sola area, creando divisioni e disparità inaccettabili all’interno della categoria. Una misura miope e divisiva. Esprimo la mia piena solidarietà ai sindacati dei medici e lavoreremo in Parlamento per fermare queste misure. Serve un investimento serio e strutturale sulla sanità pubblica, non scorciatoie che indeboliscono il servizio e umiliano i professionisti".
Per quale ragione la Sardegna è stata interamente trasformata in una zona rossa, con blocco totale della movimentazione dei bovini, senza alcuna distinzione territoriale o proporzionalità rispetto al focolaio? Il Governo deve rispondere immediatamente». È quanto chiedono i deputati del Partito Democratico Silvio Lai, eletto in Sardegna, Marco Furfaro (capogruppo PD in Commissione Affari Sociali e Sanità) e Antonella Forattini (capogruppo PD in Commissione Agricoltura) con un’interrogazione urgente rivolta ai Ministri della Salute e dell’Agricoltura.
Dopo il focolaio di dermatite nodulare bovina (Lumpy Skin Disease) nel Comune di Orani, e gli ulteriori focolai segnalati successivamente, nella Regione Sardegna è stata estesa la cosiddetta zona soggetta a restrizione (ZUR) a tutta l’isola, impedendo di fatto la movimentazione dei bovini verso il continente e bloccando il commercio dei vitelli da ristallo. «Questa scelta appare sproporzionata perché include anche territori senza focolai e lontani dal nucleo iniziale. Non si comprende perché non sia stata prevista una zona di salvaguardia esterna alla zona di sorveglianza, dove si possa non rendere obbligatoria la vaccinazione e autorizzare la movimentazione in sicurezza.»
I deputati chiedono dunque al Governo di chiarire, anche interagendo con la Commissione europea e la Direzione Generale competente:
• i criteri per l’istituzione delle Zone di Vaccinazione 1 e 2 e se sarà imposto il 100% di copertura vaccinale per ogni azienda;
• le condizioni necessarie per il recupero dello status di indennità sanitaria della Sardegna;
• la possibilità di prevedere deroghe immediate per sbloccare almeno parte delle movimentazioni verso il continente.
Infine, i parlamentari PD sollecitano il Governo a:
• convocare un tavolo tecnico urgente con Regione Sardegna, Commissione europea, autorità veterinarie e organizzazioni agricole;
• verificare se analoghe misure vengano applicate negli altri Stati europei colpiti, come nel caso della Savoia in Francia.
«Non possiamo accettare che la Sardegna paghi da sola il prezzo di scelte non coordinate e non proporzionate, che rischiano di mettere in ginocchio l’intera zootecnia isolana», conclude Silvio Lai.