Ha ragione Elly Schlein. Il governo non fa niente per la sanità. Non toglie il tetto alle assunzioni - messo da un Governo in cui Meloni era ministro - non sostiene la medicina territoriale. Fa crescere invece il ricorso alla sanità privata. Così calpesta un diritto costituzionale.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“La destra ha preso di mira, dopo la sanità, anche l’istruzione pubblica, con un accanimento particolare nei confronti dei più fragili e dei cittadini del Mezzogiorno. Prova ne sono la mancanza di investimenti da un lato e i tagli operati, dall’altro, sulle sedi di tanti istituti scolastici, costretti ad accorpamenti che impattano negativamente soprattutto nelle aree interne e nel Sud. Una mannaia che si aggiunge alla scellerata riforma sull'Autonomia “Spacca Italia” - voluta dalla Lega - che non fa altro che aumentare il divario tra Nord e Sud del Paese, alle spalle del Meridione. La destra sta mettendo in discussione il diritto allo studio e dunque il futuro di migliaia di ragazze e ragazzi. Solo in Campania, per fare un esempio, il numero di autonomie per l’anno scolastico 2024/2025 passerà da 873 a 839, con 860 scuole rispetto alle 967 presenti oggi, comunque con grande riduzione rispetto alle 899 ricavabili sulla scorta degli accorpamenti già previsti dalla Regione. Per questo, chiediamo che il Ministro dell'Istruzione riconsideri i piani di dimensionamento imposti alle Regioni, anche attraverso l’individuazione di nuovi criteri condivisi con le Regioni stesse, per l’attribuzione degli organici del personale docente, dirigente, amministrativo e Ata di pertinenza di ciascun territorio regionale". Così Piero De Luca (PD) Michele Gubitosa (M5S), primi firmatari di un'interrogazione parlamentare rivolta al Ministro Valditara, depositata oggi insieme ai capigruppo in Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, Irene Manzi e Antonio Caso, nonché alle colleghe e ai colleghi campani di PD e M5S.
"Oggi come partito Democratico abbiamo interrogato il governo in commissione affari sociali sui fatti riguardanti la comunità Shalom. Una comunità gestita da suore in provincia di Brescia, che ospita circa 250 persone (anche minorenni) con diverse problematiche: dalla tossicodipendenza, all'anoressia, fino ai disturbi comportamentali. Abbiamo chiesto se il Ministro fosse a conoscenza di quello che accade quotidianamente là dentro, di come i trattamenti e i metodi rieducativi siano al limite della barbarie e del fatto che nulla del cosiddetto metodo seguito abbia una qualche minima parvenza di sanitario o di scientifico. In quella comunità ci sono bambini, donne e uomini fragili che subiscono violenze e vessazioni e finiscono in un vortice di isolamento dal quale non riescono più ad uscire. Abbiamo preso atto della risposta interlocutoria del governo e degli accertamenti fatti dalla magistratura e di quelli in corso, ma siamo convinti che tutto questo non basti. Quella comunità va chiusa perché è sconcertante quello che con i nostri occhi abbiamo visto e quello che con le nostre orecchie abbiamo ascoltato dalle testimonianze dirette delle persone che sono riuscite ad allontanarsi da quella follia. È una vicenda che ci restituisce tantissime analogie, anche dal punto di vista del velo di coperture che ha intorno, con situazioni come il Forteto e per questo pensiamo che serva una commissione di inchiesta sulla comunità Shalom. Non possiamo permetterci il silenzio o l’indifferenza perché altrimenti tra qualche anno ci resterà solo il senso di colpa per non aver fatto abbastanza ad evitare altra sofferenza ed altro dolore a persone fragili che avrebbero solo bisogno di cure e vicinanza, in primis da parte delle istituzioni". Lo affermano Marco Furfaro deputato e capogruppo PD in commissione affari sociali, e Gianni Girelli, deputato Pd, durante il question time al ministro della salute sulle violenze commesse nella comunità.
“Chiediamo al ministro, per quanto di sua competenza, di fare chiarezza su quei professionisti che intendano accettare di svolgere il ruolo previsto dal centro di sanità privato BMed Me.di.ca Group, con l’intenzione di offrire un servizio simile a quello del medico convenzionato con il SSN, ma a pagamento, visto che il medico di medicina generale è un professionista, che ha svolto un percorso specifico in medicina e generale, e che ha preso la convenzione che rientra nell’Accordo Collettivo Nazionale (ACN)”. È la richiesta di un’interrogazione al ministro della Salute, Orazio Schillaci, presentata dal deputato dem in commissione Affari sociali, Gian Antonio Girelli e sottoscritta dai colleghi Rachele Scarpa, responsabile Giovani e salute del Partito Democratico e Alessandro Zan, responsabile Diritti del Pd.
“Il medico di famiglia a pagamento – ha concluso Girelli - è l’ultima cosa che speravo di sentire. Si tratta di un’iniziativa francamente discutibile e il fatto stesso che ci sia stata la necessità di arrivare a pensare un servizio simile dimostra che il nostro sistema sanitario nazionale è veramente al collasso. Un medico di famiglia a pagamento è un servizio contro ogni logica di mutua assistenza: peculiarità del medico di medicina generale è quella di mettere al centro il problema della salute della persona favorendo la prevenzione e la collaborazione con altri specialisti di cura, cercando di fornire le cure necessarie attraverso un utilizzo appropriato delle visite specialistiche”.
"L'accordo Italia-Albania è soltanto uno spot elettorale per Giorgia Meloni pagato con i soldi degli italiani. Si tratta di 670 milioni di euro di fondi pubblici stanziati inutilmente e sottratti da settori chiave come la sanità, la scuola, l'istruzione. Risorse che potevano essere utilizzate per rendere realmente efficace il Piano Mattei, che è soltanto una scatola vuota, o date ai sindaci che nonostante i tagli ai bilanci da parte del governo sono in prima linea per garantire politiche efficaci per accoglienza ed integrazione. Tra pochi mesi sarà evidente che l'accordo con l'Albania non fermerà né gli sbarchi né i trafficanti e che i migranti che avranno diritto di rimanere nel nostro paese dovranno essere riportati in Italia nonostante le centinaia di milioni di euro sperperati". Lo dichiara la deputata dem Simona Bonafè, vice presidente del Gruppo Pd alla Camera.
Interrogazione per chiedere al Ministero di fermarsi
“Contro l’ospedale Careggi di Firenze e il suo personale sanitario è in atto una vera e propria crociata politica, che, attraverso le pressioni della destra, sta spingendo il ministero della Salute a intralciare l’operatività della struttura sanitaria stessa. Gli ispettori ministeriali, che da ieri indagano all’interno della struttura, sono solo l’ultimo atto di una serie di azioni che hanno una precisa finalità: fermare quello che è un centro di eccellenza per l’assistenza psicologica e sanitaria a persone e adolescenti transgender. Mi chiedo come la destra, e in particolare il ministro Schillaci, non ascoltino il grido a difesa del centro delle decine di genitori che ribadiscono come il Careggi abbia salvato la vita dei propri figli. L’identità di genere è un diritto fondamentale della persona, come la Consulta ha ribadito in più sentenze, sancito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Così come il diritto costituzionale alla salute deve essere garantito a ogni persona. Siamo evidentemente di fronte all’ennesimo attacco di questa destra verso la comunità lgbtqia+ italiana: si vuole colpire il Careggi per colpire le persone transgender, ed è semplicemente crudele e vergognoso. Ho presentato una interrogazione al Ministro Schillaci, con i colleghi Bakkali e Furfaro, per chiedere che si fermi immediatamente questo atteggiamento transfobico delle istituzioni che sta ledendo i diritti, la vita e la dignità di alcune cittadine e alcuni cittadini.”
Così Alessandro Zan, deputato e responsabile Diritti nella segreteria del Partito Democratico.
“Il protocollo Italia-Albania è inutile e costoso perché fa le stesse cose che avremmo potuto fare nel nostro Paese a un costo completamente diverso ed inferiore. Con questo provvedimento la maggioranza e il governo sottraggono 650 milioni di euro alla sanità, alla cultura, all’istruzione, e ai comuni per le politiche di accoglienza”. Così la vicepresidente del gruppo del Pd della Camera, Simona Bonafè, che aggiunge: “questo protocollo, che serve solo a fare propaganda elettorale, sarà peraltro sostanzialmente inapplicabile. Lo abbiamo detto più volte in commissione: è inapplicabile non solo perché ancora stiamo aspettando il parere della Corte costituzionale, ma perché ci sono tanti problemi di applicabilità concreta a partire da come e dove verrà fatto lo screening delle persone vulnerabili”.
“Con l’approvazione dell’autonomia differenziata finisce la retorica della destra patriottica. Non sono più Fratelli d’Italia ma i cugini poveri della Lega. Abbandonano il sud negando il diritto all’accesso universale alla sanità e alla scuola. Alla Camera proveremo a fermarli”. Lo scrive su X il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“Il Governo distrugge l'Italia unita. Oggi più che mai conferma la sua volontà di essere ricordato come il più antimeridionalista della storia. La riforma “spacca Italia” sull’Autonomia differenziata, voluta della Lega, infatti aumenterà drammaticamente ancora di più il divario tra Nord e Sud del Paese nei settori e nei servizi essenziali ai cittadini. Parliamo di assistenza, sanità, scuola, trasporti. Senza una definizione ed un finanziamento preliminare dei livelli essenziali delle prestazioni, senza la previsione di un adeguato fondo di perequazione, questa riforma porterà a dilatare le diseguaglianze territoriali che invece dovremmo ricucire. Si istituzionalizza per legge l'esistenza di cittadini di serie A e cittadini di serie B, con conseguenze negative per l'intero Paese. Con nuove generazioni che saranno costrette sempre più ad emigrare per costruire un futuro dignitoso. Continueremo, come Partito democratico, a portare avanti ogni battaglia possibile per impedire che questo scempio venga approvato definitivamente”.
Il Protocollo Italia-Albania presenta molti aspetti problematici e di illegittimità, a partire dalle irragionevoli discriminazioni di trattamento dei migranti che il Pd ha denunciato fin dall’inizio. Abbiamo chiesto al governo con innumerevoli emendamenti la tutela delle persone vulnerabili, non perché lo abbiamo immaginato noi ma perché lo ha detto la stessa Presidente del Consiglio che non verranno portati minori, non verranno portate donne, non verranno portate donne in stato di gravidanza, non saranno smembrate le famiglie. Tuttavia, come vi abbiamo evidenziato in Commissione e ora vi richiediamo anche in Aula, se non ci saranno donne e se non ci saranno donne in stato di gravidanza perché si prevede, all’articolo 9 del Protocollo, testualmente, che in caso di morte o di nascita i migranti sono sottoposti alle disposizioni della legislazione italiana? Nascita di chi? Da parte di chi? Se è così, allora avete intenzione di fare centri promiscui, uomini e donne? Allora ditecelo e ditelo all’opinione pubblica.
Il capolavoro di questa nuova campagna d’Albania costerà agli italiani 700 milioni di euro in 5 anni. Mentre il governo Meloni distrugge ogni beneficio per le fasce più deboli e introduce nuove tasse, investe invece in Albania, facendosi carico delle infrastrutture, dalle reti elettriche alle fogne, quando non si trovano i soldi per finanziare le stesse opere in tanti piccoli comuni in Italia. Con 700 milioni in 5 anni avreste potuto assumere migliaia di giovani professionisti: psicologi, assistenti sociali, traduttori, personale medico-sanitario, finanche gli addetti alle mense, alle pulizie e alla sicurezza. Invece il governo toglie 500 forze dell’ordine tra carabinieri, poliziotti, militari della guardia di Finanza al territorio nazionale per mandarli in Albania, pagandoli di più. Davvero un capolavoro.
Così Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula.
La segretaria del Pd, Elly Schlein, interverrà domani al question time alla Camera per chiedere alla presidente Meloni quali azioni stia mettendo in campo il governo per superare le drammatiche difficoltà degli ospedali dovute alla carenza di personale.
"Nonostante siano state lanciate pochi giorni fa, le trenta piazze lanciate in tutta Italia per protestare contro il taglio del fondo per i Dca sono state molto partecipate: senza di esse il governo non sarebbe corso ai ripari per rimediare al fastidioso errore che ha commesso il governo con l'ultima Legge di bilancio, azzerando il fondo destinato alla prevenzione e cura dei Disturbi della nutrizione e dell'alimentazione. Il ministro Schillaci, mercoledì al Question time, ha dato risposte vaghe e insufficienti, soprattutto sulla vera richiesta delle piazze, di scorporare le prestazioni relative ai Dca dal capitolo salute mentale dei Lea e istituire per esse un capitolo autonomo. Può ancora ascoltarle: anzi è suo dovere farlo, visto che si tratta di dare attuazione al comma 687 della Legge di bilancio 2022, istituendo un capitolo specifico sui Dna nei Lea. Queste piazze dimostrano anche che i giovani hanno grande consapevolezza e lucidità, hanno a cuore la sanità pubblica e la salute collettiva. Giustamente, non restano a guardare: pretendono investimenti, pretendono una sanità pubblica di qualità e accessibile, pretendono semplicemente un futuro dignitoso, perciò vanno ascoltati”.
Così la deputata Rachele Scarpa, responsabile Giovani e salute del Partito Democratico.
“Anni ad occhieggiare ai novax, ai nogreenpass, a contestare le misure di restrizione e mettere in dubbio l'efficacia dei vaccini, per poi preparare un piano pandemico che ricalca esattamente le stesse cose fatte dai tanto odiati Conte e Speranza.
La destra è sinonimo di ipocrisia. Un continuo inganno alle persone, per poi prenderle in giro una volta al potere”. Lo scrive su X il deputato e capogruppo Pd in commissione Affari social di Montecitorio, Marco Furfaro.
“Con una mano tagliano fondi, con l’altra inventano reati. È grottesca e ipocrita la trovata della destra per compensare il taglio del fondo nazionale contro i disturbi alimentari e l’inerzia del governo nell’emanare i decreti attuativi che inseriscano le prestazioni sociosanitarie legate ai Dca in un capitolo a parte dei Lea. La destra pretende di risolvere tutto con un panpenalismo senza criterio e, sempre e comunque, a costo zero: il grido disperato di pazienti, famiglie, studenti e associazioni invece ci spiega che servono risorse, personale specializzato, strutture apposite, educazione e prevenzione. Tutte cose che possono venire solo da un adeguamento dei Lea, che già dovrebbe essere legge, e con un atteggiamento che punti più a educare, che a punire. Altrimenti interverremo sempre ex post, quando sarà troppo tardi. Il governo si concentri sul trovare risorse per i decreti attuativi dei Lea e ci risparmi l’ennesima proposta di legge che usa il codice penale per dare risposte a problemi sociali”.
Così la deputata Rachele Scarpa, responsabile Giovanni e salute per il Partito Democratico, commenta il via libera del Senato a una proposta di legge che intenderebbe punisce con carcere e multe fino a 20mila euro chi, anche online, istiga al disturbo alimentare.
“La giunta Solinas in Sardegna ha avuto una gestione disastrosa, soprattutto riguardo alla Sanità e alle Infrastrutture; quindi ora dobbiamo coalizzarci tutti insieme per mettere in campo una iniziativa di cambiamento. Il Partito democratico ha sempre avuto al suo interno un grande dibattito, ma oggi deve prevalere la logica del cambiamento, dell’unità, e creare una condizione reale per battere il centrodestra. Il punto oggi non sono i nomi, ma i temi su cui confrontarsi. C’è bisogno di un passo in avanti e uno scatto molto forte da parte della coalizione di centrosinistra”. Lo ha detto Stefano Graziano, deputato Pd, ospite di Coffe Break su La7.