"La premier che dopo le liti della sua maggioranza e una legge di bilancio completamente riscritta, si fa i complimenti per un sondaggio è già triste di per sé. Stando ai numeri, lei dovrebbe ricordarsi di essere non la premier di quel 59% ma di tutti quei cittadini e cittadine che aspettano 147 giorni per una mammografia e due anni per una colonscopia, che risparmiano sul mangiare, che guadagnano 600 euro come commesse, e ne dovrebbero pagare 500 per un asilo nido, che prendono una pensione minima che non aumenta nemmeno di un euro. Le persone in carne e ossa, che sono la spina dorsale di un Paese che soffre e andrebbe trattato con più rispetto. Soprattutto se nella manovra ci sono solo segni meno e nemmeno una promessa mantenuta, dalle pensioni alla casa, dalla sanità al lavoro".
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
"Altro che governo solido e coeso. Le indiscrezioni di stampa raccontano tutt’altro: una maggioranza che si spacca mentre la manovra è ancora in discussione, costretta a riscriverla all’ultimo minuto": è quanto scrive la vicepresidente dei deputati Pd Simona Bonafè, in un post su Facebook.
"Il caos pensioni è sotto gli occhi di tutti: misure annunciate, inserite e poi stralciate dopo lo scontro interno tra Lega e Fratelli d’Italia con il ministro Giorgetti smentito pubblicamente dal suo stesso partito nel giro di poche ore. Mentre nella maggioranza si consumano regolamenti di conti, il paese resta senza risposte su stipendi, crescita economica e sanità pubblica con il rischio dell'esercizio provvisorio. Non è solo confusione politica, è irresponsabilità istituzionale": conclude.
“Il Governo presenta da giorni una pioggia di emendamenti last minute sulla propria bozza di manovra, già debole e dannosa, trasformando la legge di bilancio in un pasticcio ingestibile. Ma una cosa resta e svela le bugie raccontate negli anni: niente per la crescita, con l'Italia che senza il Pnrr sarebbe in recessione, l’impoverimento che colpisce soprattutto chi lavora, età pensionabile sempre più alta, tasse ai massimi da 10 anni, tagli a sanità, scuola e trasporti. Ma chi governa davvero? Chi scrive i testi del governo se tutti ne prendono le distanze? A forza di denunciare le “manine” e riempire il testo di correzioni confuse, ci aspettiamo che la Premier Meloni dia la colpa alla Dea Kali. A 10 giorni dall’esercizio provvisorio siamo ancora nel caos: il Governo ha perso credibilità e gli italiani pagano il conto di un’improvvisazione senza precedenti”. Così il capogruppo del PD nella commissione Affari Europei della Camera, Piero De Luca.
“La manovra di bilancio in discussione al Senato non guarda al futuro del Paese, ma scarica costi e rischi sulle nuove generazioni mentre ignora i fattori strutturali che frenano opportunità e sviluppo”, dichiara il deputato del Partito Democratico Silvio Lai. "I dati ISTAT indicano che l’inflazione acquisita per il 2025 si attesta intorno all’1,7%, con una dinamica doppia sui prezzi dei generi alimentari fondamentali nella spesa delle famiglie. Questo contesto economico richiederebbe scelte proactive di sostegno al reddito delle famiglie e sulle spese per la formazione, la scuola e la ricerca, invece la destra va in senso contrario".
Sulla questione del riscatto della laurea, la presidente Meloni ha sostenuto che le nuove regole varranno ‘solo da questo momento in poi’. È una giustificazione insufficiente: per i giovani di oggi e per chi si iscriverà all’università domani, l’effetto è lo stesso – rendere più costoso investire in competenze e rendere più incerta la prospettiva previdenziale. Così questa manovra non contrasta la fuga dei cervelli, la rafforza. Quando si rende più difficile e costoso percorrere studi superiori e si indeboliscono i servizi essenziali come scuola e sanità pubblica, si invia un messaggio negativo: chi ha talento e competenze è spinto a cercare opportunità altrove. Il quadro disegnato da questa legge di bilancio mette a rischio il futuro delle nuove generazioni e disegna un Paese che funziona per chi ha già risorse e opportunità, un Paese per élite e per ricchi, mentre ai giovani e ai ceti medi si chiede di fare sacrifici senza visione”, conclude Lai.
“Finanziare lo sport pubblico aumentando l’offerta di gioco d’azzardo. Non è una semplificazione polemica: è ciò che il Governo ha deciso di fare con un emendamento alla legge di bilancio. Con ‘Win For Italia Team’ nasce una nuova lotteria di Stato, presentata come strumento per promuovere la pratica sportiva e finanziare il Coni, in particolare in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. In realtà il meccanismo è elementare e brutale: più persone giocano, più perdono, più lo Stato incassa. Lo sport viene tenuto in piedi non da investimenti pubblici strutturali, ma dalla diffusione di una dipendenza”.
Così il deputato dem e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, coordinatore dell’Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo.
“Non lo diciamo solo noi - aggiunge - anche la campagna nazionale ‘Mettiamoci in gioco’, che da anni monitora e contrasta la diffusione dell’azzardo, ha denunciato come questo provvedimento rappresenti l’ennesimo aumento dell’offerta di gioco, mascherato da finalità ‘benefica’, e destinato con ogni probabilità a diventare strutturale, come già accaduto in passato con misure analoghe introdotte in situazioni emergenziali. Un appello che va raccolto e sostenuto. In Emilia-Romagna conosciamo bene le conseguenze di queste scelte. Ogni anno si giocano quasi 9 miliardi di euro. Decine di migliaia di persone hanno problemi di ludopatia, con ricadute pesantissime sulle famiglie, sui servizi sociali, sulla sanità pubblica. È un fenomeno strutturale, non marginale, e cresce quando cresce l’offerta. Eppure, invece di ridurla, il governo la amplia. Invece di investire seriamente nella prevenzione, nella cura e nello sport di base, sceglie la strada più facile e più cinica: fare cassa sulle fragilità sociali. Trasformare il gioco d’azzardo in uno strumento ordinario di finanziamento pubblico. C’è una contraddizione politica evidente e grave. Lo sport dovrebbe educare, includere, costruire benessere. Qui diventa dipendente da un meccanismo che produce esclusione, indebitamento, solitudine. Lo Stato prima alimenta il problema e poi finge di curarne gli effetti. Questa proposta non va nemmeno discussa e per questo la collega Tajani al Senato ha presentato l’emendamento soppressivo. Non si finanzia lo sport sulle dipendenze. Non si governa un Paese - conclude - lucrando sulla fragilità delle persone”.
“Il ministro Calderoli passerà alla storia non solo per il maldestro tentativo di dividere l'Italia con l'Autonomia differenziata, ma per aver provato a dividere anche la montagna, le Alpi e gli Appennini. Ma oggi il ministro realizza anche un'impresa riuscita solo a pochi: fare unire tutto il Paese contro di lui. Tutti, da destra a sinistra, senza esclusioni, contestano la nuova riclassificazione dei comuni montani”. Così il deputato e responsabile Coesione territoriale del Pd, Marco Sarracino durante il Question time con il ministro Calderoli.
“Ci domandiamo – continua il parlamentare dem - come le è venuto in mente di tagliare risorse e servizi, dalla scuola alla sanità, a 1200 comuni italiani? La risposta è purtroppo ovvia: il governo Meloni è quello che se la prende con chi è più debole, che odia chi è più fragile, che trasferisce risorse dai poveri ai ricchi e che aumenta i divari territoriali”. “Il Paese intero e il Pd non consentiranno l'ennesima vergogna”, conclude Sarracino.
Mentre il governo gioca con le tre carte, leva, mette, sposta e rimette risorse pubbliche, la Corte dei conti interviene nuovamente per dichiarare illegittimo il decreto con cui il ministero delle infrastrutture ha approvato le nuove norme per la realizzazione del Ponte sullo stretto. I giudici contabili esprimono preoccupazione proprio per l’incertezza sul costo dell’opera e le difficoltà a reperire le coperture. Ad oggi infatti il ponte è interamente pagato con soldi pubblici mentre in origine si parlava di investimenti privati: cambia così la natura del contratto e non vengono rispettati gli impegni di legge. Assisteremo ora al solito piagnisteo contro i giudici ma la verità è che Salvini non sa nemmeno difendere il suo giocattolo e l’opera si dimostra ogni giorno tanto costosa quanto inutile. A questo punto chiediamo che tutte le risorse vengano usate per una legge di bilancio carente su tutti i fronti dalla sanità alle pensioni, al lavoro.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Caro vita alle stelle, stipendi più bassi d'Europa, zero risposte per sanità, trasporti, sicurezza e per il Governo Meloni la priorità è la legge elettorale. Per questa destra le difficoltà degli italiani non contano niente, hanno solo paura di perdere le prossime elezioni.”
Dichiara il Deputato Pd Andrea Casu
“Fazzolari parla a vanvera e cerca di raccontare questi tre anni di governo con una narrazione trionfalistica secondo cui l’Italia sarebbe oggi un Paese “stabile” e “autorevole” grazie all’azione dell’esecutivo. La realtà è ben diversa. Gli attacchi continui alla Presidenza della Repubblica, alla Corte dei Conti, alla magistratura, ai giornalisti e alla stampa, alle autorità indipendenti, alle scuole, all’università e al mondo della cultura non sono il segno di una democrazia solida, ma di un Paese in perenne fibrillazione istituzionale. Una tensione costante generata da una classe dirigente che, invece di rispettare l’equilibrio tra i poteri, tenta di imporre una presunta supremazia colpendo ogni contrappeso democratico. Fazzolari scambia la durata del governo e l’inerzia delle sue politiche con la stabilità. I continui strappi istituzionali dimostrano quanto sia fragile l’impianto di governo, nonostante la sua permanenza formale. E il paradosso è che mentre Fazzolari rivendica la stabilità del Governo il Ministro Ciriani oggi arriva a dire che la priorità del Paese è la legge elettorale per dare stabilità al Governo. Un’ennesima forzatura dettata solo dalla paura di perdere. Mentre il Paese reale arranca su calo dei salari, blocco della produzione industriale da 30 mesi, sanità pubblica allo stremo, servizi essenziali per cittadini tagliati, a partire dal trasporto pubblico e al comparto sicurezza. Il Governo Meloni è un governo incapace di approvare in tempi decenti una legge di bilancio già di per sé inadeguata. L’Italia merita un equilibrio diverso, fondato sulla cooperazione tra i poteri dello Stato e sull’ascolto del Paese reale, non sulla rivendicazione di risultati che non colmano le criticità aperte né nascondono le tensioni che questo esecutivo ha alimentato” così la capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga.
“La prevenzione è un tema strategico fondamentale per garantire il diritto alla salute delle persone. In Italia investiamo appena 180 euro pro capite, mentre in Paesi come la Germania si superano i 450 euro. Sul Fondo sanitario nazionale destiniamo meno del 5 per cento alle politiche di prevenzione: un investimento insufficiente, non strutturato, che richiede più risorse e più professionisti in grado di garantire prossimità e presa in carico”. Commenta così Ilenia Malavasi, deputata e capogruppo Pd in commissione Affari sociali, dopo l’approvazione di alcuni punti della mozione del Partito Democratico sulla prevenzione sanitaria votata oggi.
“Abbiamo – sottolinea l’esponente dem - una scarsa partecipazione alle politiche vaccinali e agli screening. Solo il 53 per cento delle donne partecipa allo screening per il tumore alla mammella, il 46 per cento effettua il Pap test e appena una persona su tre over 50 partecipa allo screening per il sangue occulto. E ogni anno oltre centomila persone scoprono una patologia oncologica. La prevenzione conviene perché migliora la qualità della vita, contrasta le disuguaglianze sociali e fa bene al Paese”.
“Chiediamo al governo – conclude Malavasi - più coraggio nel considerare la prevenzione un vero investimento e non una spesa corrente, chiedendo di intervenire sul patto di stabilità europeo. Serve un’agenda della prevenzione misurabile in modo efficace, e serve soprattutto una cultura della prevenzione, che è competenza di cittadinanza, educazione civica, responsabilità collettiva. Senza interventi l’Italia rischia di essere sempre più disuguale, con meno diritti, meno equità e meno appropriatezza. La legge di bilancio prevede 500 milioni per la prevenzione, ma non basta: con le disuguaglianze già presenti rischia di essere una misura che avvantaggerà solo alcune regioni, lasciandone altre indietro. Servono risorse, sì, ma anche un’agenda tracciabile e una cultura della prevenzione che parta dalle scuole, per evitare che continuino ad aumentare le disuguaglianze sociali e territoriali”.
“Sulla prevenzione sanitaria si parla molto ma si agisce poco. Sono orgoglioso che il Gruppo Pd abbia voluto portare in Aula un argomento così importante invece di soffermarsi a citare governi nazionali e regionali che hanno smantellato il SSN o tolto tante conquiste che sono state raggiunte sulla prevenzione. Oggi la discussione è concentrata su un cambio di stile di vita, perché il 70% delle patologie hanno origine da come viviamo e cosa mangiamo. Ecco che quindi servono educazione e opportunità concrete per cambiare in meglio lo stile di vita: è inutile affermare che è necessario mangiare sano se nel portafoglio non ci sono soldi a sufficienza per fare la spesa”. Lo dichiara il deputato e primo firmatario della mozione Pd, Gian Antonio Girelli sulla prevenzione sanitaria.
“Prevenzione – sottolinea il parlamentare - significa avere una medicina di prossimità che è il luogo di organizzazione di una sanità che arriva al cittadino che ne ha bisogno. Prevenzione significa ridurre la distanza tra le autorizzazioni e la distribuzione dei farmaci perché 18 mesi sono troppi. Prevenzione significa affrontare la medicina di genere, oggi troppo al maschile come se le donne fossero destinate solo a essere caregiver familiari. Prevenzione significa ristabilire il patto tra tutti gli attori in campo nel mettere al primo posto il mantenimento della salute e la responsabilizzazione nel mantenersi sani e mantenere sana la collettività”. “È necessario saldare la frattura che esiste tra sanità e sociosanitario perché la fragilità sanitaria coincide con la fragilità sociale. Ventuno modelli territoriali di sanità non hanno più ragione di esistere”, conclude Girelli.
“Secondo quanto riferiscono notizie di stampa, i gravi errori avvenuti tra il 5 e il 7 dicembre scorso all’ospedale San Raffaele di Milano negli interventi nei confronti di pazienti in gravi condizioni ricoverati in Medicina ad alta intensità, Medicina di cure intensive e Admission room, hanno messo a rischio la stessa vita dei cittadini. La gravità dei fatti ha causato le dimissioni dell’Amministratore unico dell’ospedale e l’apertura di un’inchiesta da parte della Regione Lombardia. Si tratta di atti dovuti, ma che non sono sufficienti. Per questo chiediamo al ministro della Salute di chiarire quanto effettivamente accaduto e di illustrare cosa intenda fare per evitare il ripetersi di ulteriori episodi in una qualsiasi struttura sanitaria del nostro Paese”.
Così le deputate e deputati democratici, Gian Antonio Girelli, Silvia Roggiani, Antonella Forattini, Lia Quartapelle, Vinicio Peluffo, Gianni Cuperlo, Matteo Mauri, nell’interrogazione rivolta al ministro della Salute, Orazio Schillaci.
“Nessuno si aspetta dei miracoli dalle risposte della ministra Roccella ma almeno si auspica che le sue risposte siano legate alla realtà, un piccolo bagno di umiltà e non la solita propaganda. Roccella ha una grande responsabilità: mettere in campo azioni per invertire la rotta demografica. I dati che la ministra espone certificano, invece, che i risultati non ci sono e le politiche del governo Meloni hanno fallito. L'Italia è il fanalino di coda in Europa per tasso di fertilità, in grande squilibrio con la crescita della popolazione anziana e le ripercussioni si hanno sul sistema pensionistico, sanitario e il mercato del lavoro. Il calo demografico è una minaccia vera e serve un'inversione rapida per evitare una significativa contrazione economica”. Lo dichiara in replica alla ministra Roccella la deputata e Capogruppo Pd in Commissione Affari sociali, Ilenia Malavasi durante il Question time alla Camera.
“Le politiche dei bonus - sottolinea la parlamentare dem - sono inefficaci, perché le misure spot non garantiscono stabilità, continuità e programmazione. I bonus sono politiche contro la povertà e non per la natalità dove servono politiche strutturali. L'unico strumento valido, che rivendichiamo con orgoglio, è l'assegno unico universale che va sostenuto e incrementato per renderlo una misura stabile per le famiglie”. “Servono altresì misure per il lavoro stabile, accessi agevolati per la prima casa, una fiscalità equa e progressiva, servizi e asili nido, congedi parentali e misure di conciliazione. Il Paese merita di più e soprattutto merita di non essere abbandonato come fa questo governo”, conclude Malavasi.
“L’ordine del giorno approvato dal governo sulle gravissime carenze sanitarie in Sicilia – e in particolare nella provincia di Enna – rappresenta un primo passo, ma non certo una soluzione. Dopo anni di promesse mancate e continui depotenziamenti dei nostri ospedali, non basta più registrare generiche disponibilità: servono atti immediati, risorse certe e un’inversione di rotta netta rispetto a una politica che sta condannando le aree interne alla marginalità. La sanità siciliana vive un’emergenza strutturale, resa ancora più drammatica dai tagli previsti nella nuova rete ospedaliera regionale. Per questo abbiamo chiesto un impegno chiaro del Governo contro la carenza di personale e per garantire servizi essenziali che oggi non sono più assicurati”: è quanto dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino sulla discussione del Decreto Economia svolta oggi, mercoledì 10 dicembre, nell’Aula di Montecitorio.
“Il tempo delle dichiarazioni è finito. Adesso vigileremo con la massima determinazione affinché gli impegni assunti non rimangano lettera morta. La provincia di Enna, dove la mobilità sanitaria passiva supera il 35 per cento e dove interi reparti sono stati chiusi o ridotti all’osso, non può più aspettare. Pretendiamo risposte concrete, perché il diritto alla salute non può essere un privilegio riservato ai territori più fortunati, ma deve valere per ogni cittadino, anche nelle comunità più fragili dell’entroterra siciliano”: conclude.
Salari reali più poveri di 9 punti rispetto al 2021; l’84,5% dei nuovi posti creati assorbito da persone con 50 anni e oltre. Dal 2019 al 2024 i prezzi sono aumentati del 17,4%, con il carrello della spesa salito del 23%: i beni alimentari costano il 22,2% in più. Tra il 2011 e il 2024 hanno lasciato l’Italia 630 mila cittadini sotto i 35 anni, con un saldo negativo di 61 mila nel solo 2024. Ecco i numeri che non sentirete mai dalla Meloni e dalla sua maggioranza anche se le fonti sono molto attendibili: Istat, Censis, Cnel. È il momento di uscire dalla propaganda. C’è ancora la possibilità di agire sulla legge di bilancio eliminando sprechi e condoni e mettendo risorse su sanità, lavoro e enti locali. Una manovra piccola piccola non promuove la crescita ma aumenta solo le disuguaglianze.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.