“Ci sono 3 milioni di persone in Italia che soffrono di patologie alimentari come bulimia e anoressia; disturbi che generano spesso situazioni dolorose e complesse anche all'interno dei nuclei familiari e che richiedono una presa in carico precoce e un approccio multidisciplinare. Negli ultimi decenni stiamo inoltre assistendo a un progressivo abbassamento dell'età dell'insorgenza delle patologie. Abbiamo avuto un aumento molto significativo: siamo passati dai 680.000 casi circa del 2019 a 1.450.000 casi nel 2022, una "epidemia" nascosta, che si deve fronteggiare con una rete di cura del Servizio sanitario nazionale, che in realtà sta retrocedendo, a fronte di un aumento importante dei casi”. Lo ha detto Ilenia Malavasi, deputata Pd della commissione Affari sociali, nella dichiarazione di voto sulle mozioni sui disturbi alimentari.
“Purtroppo -ha aggiunto Malavasi- oggi ci sono poche strutture, con un numero insufficiente di posti letto e una distribuzione non omogenea: circa 63 centri al Nord e solamente 40 tra Isole e Sud. È nostro compito affrontare la scarsa presenza dei centri specializzati, la loro non omogenea collocazione sul territorio, il numero insufficiente dei posti letto, che non permette una reale, adeguata, e tempestiva presa in carico dei giovani e delle loro famiglie”.
“Oggi il Movimento Lilla torna in piazza e noi siamo al loro fianco, chiedendo impegni precisi al governo. Si attui finalmente il codice Lilla nei pronto soccorso; venga data piena e completa attuazione a quanto previsto dalla legge di bilancio 2022, creando un'unica area specifica ed autonoma dalla salute mentale, mettendo risorse adeguate; vengano riconosciuti questi disturbi nei LEA”.
"Nel 2023 in Italia si continua a morire di disturbi alimentari: oltre 3.000 morti ogni anno, anche per la mancanza di cure. Numeri in crescita e spaventosi, cui oggi il Parlamento ha provato a dare nuove risposte con l'approvazione di due mozioni che fanno dei passo ulteriori nella cura di questi disordini. Infatti di disturbi alimentari si muore non perché siano malattie incurabili, ma perché non ci si può curare subito e bene. Per questo come opposizione abbiamo presentato una mozione unitaria per dare un segnale a tutte le realtà civiche e sociali, alle associazioni dei genitori, che in questi anni si sono mobilitate affinché ci fosse una forte presa di coscienza delle istituzioni sui disturbi alimentari e sulle loro conseguenze. Oggi la Camera dei deputati fa un passo in avanti e siamo orgogliosi di aver contribuito. Riteniamo però incomprensibile che sia stato bocciato dalla maggioranza la parte in cui si chiedeva al governo di dare piena e completa attuazione alla legge 234 del 2021, individuando ed aggiornando le prestazioni sanitarie e sociosanitarie inerenti ai disturbi della nutrizione e della alimentazione. Domani il Movimento Lilla torna in piazza, il segnale che oggi abbiamo mandato è che saremo a loro fianco in questa battaglia perché è una battaglia giusta, di senso e di civiltà".
Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati primi firmatari della mozione Marco Furfaro (Pd), Andrea Quartini (M5S), Elena Bonetti (AZIONE-IV-RENEW), Luana Zanella (AVS)
“Sono trascorsi sei mesi da quando la Commissione tecnico scientifica e il Comitato prezzi e rimborsi di AIFA avevano espresso il loro parere favorevole in merito alla gratuità della contraccezione ormonale femminile senza limiti di età. Il Consiglio di amministrazione dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), riunitosi martedì 31 ottobre, ha deciso che la contraccezione ormonale femminile potrà essere gratuita solamente al di sotto dei 26 anni di età e potrà essere dispensata solo nei consultori o comunque in strutture pubbliche, riducendo così al minimo la platea delle persone potenzialmente beneficiarie, oltre 3 milioni di donne, considerando la popolazione femminile italiana nella fascia di età tra i 15 e i 25 anni, su un totale di quasi 19 milioni di donne tra i 15 e i 65 anni, come riportato dai dati Istat. Questo orientamento dovrà essere ora ratificato in una delibera del CdA, che pare abbia già trovato l'accordo della commissione Salute delle Regioni. A questa limitazione di età si aggiunge la decisione di escludere le farmacie dalla possibilità di distribuire la pillola, affidando questo compito ai soli ospedali o consultori, limitando in modo significativo la fruizione”.
Così la deputata dem Ilenia Malavasi, prima firmataria di un’interrogazione presentata al ministro della Salute e sottoscritta anche da Sara Ferrari, Chiara Braga, Anna Ascani, Ouidad Bakkali, Laura Boldrini, Simona Bonafè, Michela Di Biase, Antonella Forattini, Marco Furfaro, Valentina Ghio, Gian Antonio Girelli, Chiara Gribaudo, Maria Ceciia Guerra, Giovanna Iacono, Irene Manzi, Maria Stefania Marino, Lia Quartapelle, Silvia Roggiani, Rachele Scarpa, Debora Serracchiani e Nicola Stupo.
“Con questa interrogazione – conclude Malavasi – chiediamo al ministro se non ritenga indispensabile sostenere, per quanto di competenza, la decisione del Comitato prezzi e rimborso dell'Agenzia italiana del farmaco, anche individuando le risorse al fine di consentire la gratuità della pillola anticoncezionale per tutte le donne e se non ritenga altresì opportuno intervenire, per quanto di competenza, per consentire che la pillola contraccettiva gratuita possa essere distribuita anche nelle farmacie, in ragione sia della loro capillarità di presenza sul territorio, sia riconoscendo il ruolo che anche durante la gestione pandemica hanno sempre più assunto come luoghi di prevenzione, di servizi e di educazione sanitaria”.
“La nostra proposta in materia di gioco pubblico è in campo da tre legislature e muove dalle relazioni approvate a larga maggioranza in Parlamento nel 2016 e si prefigge l’obiettivo di colmare le lacune e le storture del sistema, attraverso una legge organica a tutela delle persone, della legalità e delle imprese sane che operano nel settore. Non servono fughe in avanti nei decreti conseguenti alla delega fiscale, ma condivisione istituzionale con tutti i soggetti coinvolti. Facciamo nostre le preoccupazioni della Campagna nazionale ‘Mettiamoci in gioco’ in relazione ad alcune indiscrezioni secondi le quali si intenderebbe, nei fatti, avversare il tema della dipendenza declinando sostanzialmente larga parte della questione alla ‘responsabilità del singolo giocatore’. E’ un errore grave. Il legislatore, gli Enti locali e la politica tutta, hanno la responsabilità etica e morale di prevenire e curare concretamente la dipendenza. Ecco perché le regole si scrivono insieme. A partire dal tema della disponibilità dei dati che nella delega sul gioco è stata ottenuta grazie ad un nostro emendamento. Occorre una riscrittura delle regole su tassazione, gare per le concessioni, tracciabilità dei giocatori, soprattutto minorenni, e sull’online. Ad oggi il legislatore, anche a causa di una stratificazione legislativa poco efficace, non ha accompagnato la crescita ridondante del comparto con adeguate misure di contrasto e contenimento alle degenerazioni che un fenomeno così rilevante avrebbe conseguentemente prodotto: il riferimento è verso tutte le questioni di carattere sociale e sanitario e, non di meno, agli interessi che le organizzazioni criminali manifestano nei confronti del comparto dei giochi legale ed illegale. Serve invertire la rotta muovendo dalla sostenibilità e non più dagli appetiti per il gettito erariale. Per queste ragioni ci auguriamo che il governo sappia discutere con tutti i portatori di interesse coinvolti nel settore, anche degli effetti che il gioco produce sulle persone, e in Parlamento senza preclusioni verso le nostre proposte”.
Lo ha detto il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, intervenendo per il Gruppo Pd al convegno sul “Gioco legale: regole uniformi per garantire sicurezza, legalità e gettito” nella Sala della Regina.
"Una bella notizia: i cittadini senza dimora delle Marche potranno avvalersi del diritto alla cura, accedendo al medico di base. Il Consiglio regionale ha approvato all'unanimità una legge per l'iscrizione dei senza dimora all'anagrafe sanitaria presentata dal Gruppo Pd, primo firmatario Antonio Mastrovincenzo. Sono davvero molto contento per la scelta fatta dalla regione Marche e per il lavoro fatto dal Partito Democratico regionale, finalmente si procede nella direzione di attuare specifici interventi normativi finalizzati a garantire ai soggetti più vulnerabili della società il pieno godimento dei diritti alle prestazioni sanitarie. In Italia, sono circa 90mila i senza dimora privi di residenza e privi del medico di base. Molte di queste persone finiscono in strada perché non riescono a pagare l'affitto e possono accedere ai soli servizi di Pronto Soccorso il cui costo stimato mediamente, per singolo intervento, è quasi triplo rispetto al costo annuale di un Medico di Medicina Generale. Inoltre arrivare al Pronto Soccorso significa mancata prevenzione, avere cure quando è troppo tardi e l'impossibilità di non poterle seguire. La regione Marche è la quinta regione che approva questa misura di civiltà, adesso chiedo alla maggioranza e al governo di velocizzare la proposta di legge approvata in commissione e dare la possibilità ai senza dimora di tutta Italia di avvalersi del diritto alla cura”. Lo dichiara il deputato dem Marco FURFARO, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera e primo firmatario della Pdl per il medico di base ai senza dimora.
“L’Italia è in drammatico ritardo anche sul fine vita, un ritardo che pesa sul dolore, sulla dignità e sulla libertà di tante persone e famiglie. Il caso di Sibilla Barbieri, che con estrema forza e dignità ha lanciato l’ennesima denuncia alla politica e alle istituzioni che esitano o addirittura si rifiutano di legiferare in materia, mostra chiaramente che questa è una battaglia di civiltà non può più essere rimandata.
Come oggi ben sottolinea Chiara Saraceno sulle pagine de La Stampa, la libertà di disporre della propria vita e, aggiungo, del proprio corpo è un principio costituzionale che sta al di sopra del dibattito politico, non negoziabile, che un complesso valoriale diverso non può comunque negare.
Nel solco tracciato dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2019 per il caso Antoniani/Cappato, il Legislatore ha il dovere, non più rinviabile, di intervenire affinché sia data piena applicazione alla sentenza con criteri certi, indifferibili e non interpretabili in modo diverso dalle singole aziende sanitarie o dai singoli tribunali.
Il Partito Democratico è in prima linea per garantire a tutti i livelli, dal Parlamento alle assemblee legislative regionali, la piena applicazione dei principi costituzionali, compreso quello all’autodeterminazione dell’individuo. Questa è una battaglia di civiltà per la libertà e la dignità di tutte le persone, fino alla fine, che non può diventare ideologica, i cui principi non possono diventare oggetto di negoziazione e speculazione politica.”
Così Alessandro Zan, deputato e responsabile diritti nella segreteria nazionale del Partito Democratico.
Dichiarazione di Rachele Scarpa, deputata Pd
Stamattina ho partecipato alla mobilitazione della CGIL Funzione pubblica Veneto in Campo San Tomà a Venezia per consegnare agli assessori regionali al bilancio e alla sanità le 20mila firme di lavoratori e cittadini in difesa della sanità pubblica. Eravamo in piazza per chiedere che anche la Regione faccia la sua parte per emendare una legge di stabilità che blocca nuovamente le assunzioni e i salari dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni, per chiedere che si proceda con un piano di assunzione entro fine anno per chi è nelle graduatorie di sanità ed enti locali, e infine per chiedere al governo le risorse adeguate e il personale necessario per la sanità pubblica e per gli enti locali in difficoltà. Si tratta di investimenti ormai irrinunciabili per la difesa di servizi ai cittadini e per venire in soccorso di organici ormai allo stremo.
La legge di bilancio della destra non può mortificare ancora l’impiego pubblico e promuovere un modello di sanità che discrimina persone e territori, e noi lo continueremo a dire nelle piazze e in Parlamento.
Dichiarazione di Valentina Ghio vice capogruppo Pd Camera
“Con questa legge di bilancio il governo mostra il suo vero volto e le promesse fatte crollano come un castello di carta di fronte alle scelte fatte in manovra. Le risorse stanziate nella sanità sono infatti completamente insufficienti e sono state utilizzate in prevalenza per l’adeguamento contrattuale, nulla invece per l’incremento del personale medico e infermieristico, indispensabile per risolvere i tanti nodi di un sistema sanitario in affanno a partire dalla riduzione delle liste d'attesa. L’impostazione della spesa sanitaria di questa manovra, al netto degli incrementi contrattuali e degli incrementi inflazionistici, ci fa tornare indietro di dieci anni e, non solo non prevede stanziamenti adeguati per nuove assunzioni, ma penalizza medici e personale sanitario che possono andare in pensione ricalcolando al ribasso l’assegno. Un ribasso che colpirà anche insegnanti e diverse figure professionali dipendenti della Pubblica amministrazione, penalizzando 150.000 lavoratori. Sono così smascherate le bugie di un Governo che disattende le sue stesse promesse tagliando pensioni e sanità pubblica”, così la deputata e vicecapogruppo alla Camera Valentina Ghio commentando la manovra.
“Con la legge di bilancio si colpiscono pesantemente centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, in particolare i dipendenti degli enti locali, degli Ufficiali giudiziari, delle aziende sanitarie, delle aziende ospedaliere del Servizio sanitario nazionale e delle aziende pubbliche dei servizi alla persona. Una cosa vergognosa. Il governo decide, in maniera inspiegabile, un ricalcolo al ribasso del rendimento delle pensioni. Uno scherzetto che costerà a migliaia di professionisti una perdita consistente. Dopo il definanziamento al Sistema Sanitario Nazionale, si colpiscono i lavoratori dei servizi pubblici, essenziali categorie che vivono da anni, sulla propria pelle - si pensi ai medici - le difficoltà quotidiane dei tagli rimanendo però la prima interfaccia per i cittadini. Il governo Meloni-Salvini oltre a tutte le bugie raccontate ai cittadini sulle pensioni aggiunge anche questo schiaffo al mondo del lavoro. È inaccettabile, daremo battaglia in Parlamento e scenderemo in piazza l'11 Novembre a Roma, per impedire questo sopruso e smascherare questo governo di bugiardi”. Così in una nota Marco Furfaro, deputato e componente della segreteria del Partito Democratico.
"In Italia mancano 30mila medici ma il sottosegretario al Lavoro Durigon ammette candidamente che la Legge di Bilancio 'spinge i medici ad andare in pensione subito' per evitare di essere penalizzati. Forse però, aggiunge, 'il governo potrebbe presentare un emendamento a saldi invariati', quindi senza mettere nessuna risorsa. Siamo francamente sconcertati di fronte ad una destra che taglia la Sanità sapendo di ridurre servizi e prestazioni ai cittadini. La manovra va cambiata in Parlamento".
Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario regionale del Partito Democratico della Toscana.
"Le associazioni di categoria hanno ragione, è necessaria una riflessione complessiva sui periodi dei saldi, non soltanto in relazione ai mutamenti climatici che spostano le stagioni, ma anche per rilanciare e salvaguardare l'intero comparto del commercio al dettaglio che comprende oltre 400mila punti vendita in tutta Italia: un settore in gravissima crisi a causa della concorrenza online, dell'aumento dei costi energetici, del costo del denaro e dell'inflazione. Ad oggi il periodo degli sconti rischia di essere l'unico incentivo per un settore chiave dell'economia e dell'occupazione nazionale che il governo Meloni, nonostante i tagli a sanità, servizi e pensioni, ha assolutamente dimenticato”. Lo dichiara in una nota il deputato dem Marco Simiani.
“I detenuti hanno diritto a cure mediche adeguate. L’appello lanciato dai detenuti della Casa di reclusione di Rebibbia attraverso la redazione giornalistica della trasmissione 'Non tutti sanno' svela l’inadeguatezza dell’assistenza sanitaria nelle carceri italiane. Ho depositato un’interrogazione ai ministri Nordio e Schillaci per chiedere di intervenire e assicurare un adeguato sistema di prevenzione e cura per la popolazione carceraria perché le condizioni attuali non rispettano il diritto alla salute, un diritto costituzionale”. Lo afferma in una nota la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia, prima firmataria dell’interrogazione sottoscritta anche dai colleghi Gianassi, Serracchiani, Lacarra e Zan.
“L’esperienza della detenzione è già di per sé un rischio per la salute – spiega Di Biase - per le condizioni degradate di strutture, celle e spazi comuni e per il sovraffollamento carcerario. Ma la condizione denunciata in questi giorni a Rebibbia, che si ritrova nei rapporti dell’associazione Antigone e negli studi pubblicati in questi ultimi anni sui penitenziari italiani, deve muovere all’azione il governo".
"Mancano medici per le visite specialistiche per i detenuti, mancano infermieri ed è carente il servizio di assistenza psicologica, particolarmente importante per chi è recluso. Per questo motivo – conclude la deputata Pd – chiediamo ai ministri di intervenire, insieme alle Regioni, per migliorare l’assistenza sanitaria in carcere, raccogliendo l’appello dei detenuti a cui hanno già risposto positivamente gli ordini professionali dei medici”.
“La Legge di Bilancio è riuscita a ricompattare il governo Meloni; nonostante le manfrine, i falsi screzi ed i finti summit ha infatti trovato la quadra su tutto: tagli alle pensioni., inasprimento della Fornero, ripristino Iva sui prodotti di prima necessità per l’infanzia, aumento delle tasse sulla casa e riduzione dei finanziamenti a sanità e servizi pubblici. A questo punto siamo sicuri che la maggioranza non presenterà alcun emendamento migliorativo: il Partito Democratico proverà comunque a fare la sua battaglia in Parlamento”: è quanto dichiara Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario regionale del Partito Democratico della Toscana.
Il governo ha bocciato il mio ordine del giorno che aveva come obiettivo l’integrazione della composizione della Cabina di regia che dovrà approvare il «piano strategico nazionale delle aree interne». Un organo predisposto a individuare i piani di intervento necessari allo sviluppo di vari settori quali quello dell’istruzione, della mobilità e dei servizi sociosanitari del Sud e in particolare delle sue aree interne.
Vista la sua importanza, ritenevamo necessario invitare a partecipare il maggior numero di rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria e professionali, per agevolare un dibattito serio, approfondito, che tenesse in considerazione tutti i punti di vista della società civile, senza tralasciarne alcuno. Purtroppo il governo non ha accolto la nostra proposta, preferendo un approccio con cui si rischiano interventi parziali che finiranno inevitabilmente per tralasciare gli interessi e le richieste di aiuto di fette importanti della popolazione che, invece, hanno diritto a veder riconosciute le proprie istanze.
Così la deputata del Pd Stefania Marino.
“La manovra economica del governo Meloni, a leggere le prime bozze del provvedimento, la pagano le donne italiane. Cancellata definitivamente Opzione Donna, aumentata l’iva su assorbenti, tamponi e coppette mestruali dal 5 al 10 per cento. A queste misure si aggiungono nuovi aumenti Iva sui prodotti per l’infanzia, come latte in polvere e alimenti per neonati che andranno a gravare sulle famiglie, oltre ai tagli sulla sanità che ricadranno sui servizi territoriali”. Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase.
"Alcuni di questi tagli, come quello sugli assorbenti, – aggiunge Di Biase - sono misure che hanno un impatto minimo sui conti dello Stato ma che rischiano di pesare sulla spesa mensile delle donne italiane. Avevamo ottenuto la riduzione dell’iva sugli assorbenti dopo una lunga battaglia che aveva messo al centro le politiche per la riduzione delle diseguaglianze di genere. Con il Governo Meloni facciamo un passo indietro politico e culturale”.