“La commissione d'inchiesta sul Covid, posta in questi termini, è qualcosa che non ha senso. Il centrodestra vuole processare la sanità pubblica e non pensa ai problemi reali del Paese. E strizza pure l'occhio ai no vax. Non possiamo accettare un atteggiamento del genere”.
A dirlo è il deputato del Pd Emiliano Fossi sulla commissione di inchiesta sul Covid.
“L'arroganza del centrodestra deve far riflettere - aggiunge Fossi -. Non siamo più disposti a tollerare una cosa di questo tipo. Strizzare l'occhio ai no vax è molto pericoloso, soprattutto dopo il periodo che abbiamo vissuto. Nella politica, nella vita, nel ricoprire certi incarichi ci vuole serietà: è ora che il centrodestra si renda conto che essere al governo comporta precise responsabilità nei confronti di tutti gli italiani. Non si può giocare con certi personaggi”.
Dichiarazione di Laura Boldrini , deputata Pd
Una commissione d’inchiesta sul #Covid che esclude dall’indagine le Regioni che hanno per Costituzione la gestione della sanità – il 90 per cento delle competenze è infatti regionale – è una farsa.
Ed è anche un grande imbroglio verso il Paese, perché significa non voler far chiarezza su quanto accaduto. La maggioranza di destra – che nei momenti più difficili della #pandemia occhieggiava a No Vax e No Mask – ha votato per l’istituzione di una commissione d’inchiesta che così com’è impostata non ha alcuna autorevolezza e ha una sola finalità: non quella di indagare su quanto accaduto e sugli errori che pure ci sono stati, ma quella di mettere in atto una vendetta politica contro chi si è trovato a gestire una delle più grandi emergenze degli ultimi cento anni. Peraltro, sul lavoro di chi ha gestito la pandemia, in particolare il presidente Conte e il ministro Speranza, la magistratura si è già espressa affermando che si è agito nell’interesse del Paese, archiviando così il caso con formula piena.
Questa commissione è veramente una manovra indegna.
Non si usano le istituzioni per attaccare gli avversari politici. Per questo non abbiamo partecipato al voto per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla pandemia.
Un dramma di dimensioni mondiali che avrebbe dovuto insegnarci come trattare meglio il sistema sanitario, come investire su prevenzione e cura, come la ricerca può aiutare l’umanità. Invece la maggioranza ha deciso di creare un tribunale che indaghi su Conte, allora Premier, e su Speranza, in quanto Ministro della Salute, senza minimamente far riferimento alla gestione della sanità regionale e strizzando l’occhio alle campagne no vax.
Una commissione inutile e dannosa, mentre galoppano i tagli alla sanità e viene messa a rischio l’universalità del servizio nazionale e del diritto alla salute.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati
“Dopo la dichiarazione di voto finale di FDI sulla legge per la commissione d’inchiesta COVID trovo incredibile che forze politiche chiaramente pro scienza come Forza Italia e il Terzo Polo possano votare si alla istituzione della commissione.
FDI ha affermato che bisogna approfondire in quella sede le reazioni avverse ai vaccini, la correttezza del lockdown, l’utilizzo del green pass, l’obbligatorietà dei vaccini per chi operava in sanità. Diventa evidente che non solo si vuole fare un processo politico ai governi Conte e Draghi ma anche alla scienza”. Lo dichiara il deputato del Pd, Silvio Lai.
“Oggi è sufficiente leggere i quotidiani regionali per avere chiaro il quadro della gigantesca confusione in cui versano la giunta e la maggioranza di centro destra che governa la Sardegna ormai da 4 anni e mezzo. La maggioranza boccia la giunta regionale sulla vicenda ospedali, dicendo concretamente che prima vanno avanti i progetti di riadeguamento e ristrutturazione delle strutture esistenti con oltre 220 milioni di euro già impegnati e affidati e poi si faranno i nuovi ospedali, di sicuro non nei tempi di questa legislatura. Così il bluff di presidente e assessore alla sanità che cercavano di nascondere la cattiva gestione del personale sanitario e del servizio ai cittadini con roboanti annunci di grandi opere è scoperto e il re denudato come nella favola. L’assessore ai trasporti, smentito dalle autorità nazionali sull’andamento della pessima continuità territoriale e della sottomissione alle compagnie aeree, comunica che il problema sono il basso numero di frequenze e la mancanza di un tetto tariffario per i non residenti, esattamente quello che era presente nel bando della Giunta Pigliaru, approvato dalla Commissione europea e cancellato dalla Giunta Solinas a maggio del 2019 per inseguire la promessa della tariffa unica". Lo afferma in deputato sardo del Pd Silvio Lai.
"L’assessore al turismo - prosegue l'esponente Pd - dice che i turisti non calano, ma se calano la colpa è degli albergatori, affermazione smentita sia da se stesso che dai dati degli arrivi (che non distinguono dove i turisti dormono) e da tutti i dati dei consumi nei ristoranti come nelle iniziative culturali e musicali nei quali si registrano numeri non comparabili anche con quelli dello scorso anno. Dimostrando così, dopo la clamorosa perdita di una delle regate dell’America’s Cup, che fare l’assessore al turismo in Sardegna richiede un livello di preparazione ed un approccio completamente diverso. Da parte nostra è da novembre scorso che segnaliamo che l’aumento dei costi di trasporto fuori controllo richiedeva un intervento autorevole e non remissivo con il governo per evitare quello che sembra già un bilancio pericolosamente al limite per l’isola. E poi l’assessore all’industria che non sa, notizia di oggi, che nel nuorese manca il responsabile dell’unità di crisi dell’area industriale di Ottana, ma d’altronde l’assenza della Giunta sulla crisi del sistema industriale in Sardegna è totale. Da due incontri sui tavoli tecnici per Portovesme non c’è né il governo nazionale né la Regione, la cabina di regia per la chimica verde stabilita per legge nel 2022 non è ma stata insediata né sollecitata dalla Regione, sulle questioni dell’energia siamo alla paralisi perché la Regione non ha alcun peso politico presso il governo Meloni per rivedere il decreto Draghi impugnato ormai un anno fa".
"Infine - conclude Lai - ma non ultimo per importanza, il caos totale e la paralisi negli assessorati determinata dalle dimissioni della segretaria generale. Sette direttori generali che non sono più operativi, riunioni che saltano, atti che non possono essere firmati. E tra questi il direttore del centro regionale di programmazione, l’autorità per la spesa dei fondi europei e per il PNNR, in piena paralisi. Tutto frutto di una guida politica da dilettanti allo sbaraglio".
“E’ grave ciò che sta accadendo alla Asl di Chieti, dove il direttore generale si rifiuta di interloquire con 7 primari dell’ospedale teatino, negando l’evidenza di una sanità in forte regresso sul piano delle liste di attesa, delle prestazioni offerte e della mobilità attiva e passiva”: l’on. Luciano D’Alfonso interviene così sui problemi che affliggono la Asl 2, ribaditi il 29 giugno scorso dal Comitato ristretto dei sindaci.
“Non saranno le stolide difese d’ufficio di Mauro Febbo a nascondere le criticità evidenziate dai primari - prosegue il deputato dem - che osservano la situazione da un punto di vista tecnico e scevro da appartenenze politiche: quando parlano di «quasi inesistente condivisione di scelte strategiche, (…) carenza cronica di personale, approvvigionamenti effettuati saltuariamente e in modo costantemente incompleto, sedute operatorie insufficienti, sale operatorie inadeguate» lo fanno a ragion veduta perché vivono quotidianamente i disagi elencati. E se lamentano «la promessa, mai mantenuta, di realizzare sale operatorie ibride futuristiche», l’aggiornamento tecnologico «irrilevante», «l’aumento delle liste di attesa», «il ritardo diagnostico e terapeutico di malattie gravi e conseguente esodo sanitario verso Aziende più efficienti», è puerile travestirsi da semplici uditori - come ha fatto il dg Schael due giorni fa durante il Comitato ristretto dei sindaci - mentre sarebbe molto più utile confrontarsi seriamente”.
Nel merito, lunedì 3 luglio presenterò un’interrogazione parlamentare al Ministro della Salute, poiché non è possibile prolungare ulteriormente questo stato di cose. Con la giunta regionale da me presieduta abbiamo fatto uscire l’Abruzzo dal commissariamento della sanità, oggi l’amministrazione Marsilio ci sta riportando indietro di decenni”.
Fatto gravissimo. Segnalazione a ministero Salute
“Sei gestante? Allora cambia tutto, non sei più assunta. Nel primo secolo degli anni Duemila succede ancora questo e l’aberrazione sta nel fatto che a prendere la decisione è una amministrazione pubblica che ignora pure le regole in materia. Succede in Sardegna a una giovane infermiera, in graduatoria come idonea in un concorso da collaboratore professionale infermiere promosso dall’Azienda Ospedaliera Brotzu, che dopo essere stata contattata da Areus, l’Azienda regionale Emergenza Urgenza della Sardegna aveva accettato la proposta di assunzione a tempo pieno ed indeterminato.
Il dietrofront, messo nero su bianco dall’avvocato dell’ infermiera, avrebbe arrivato per decisione del direttore generale dell’azienda sanitaria che comunicava, secondo fonti sindacali, il 26 giugno, l’impossibilità a procedere all’assunzione a fronte del fatto che nella visita preassuntiva, pur essendo stata dichiarata idonea escluse temporaneamente le sole attività notturne e quelle dei mezzi di soccorso 118, la lavoratrice aveva dichiarato il suo stato di gravidanza di tre mesi. Non si tratta solo di un fatto grave e discriminatorio ma l’azienda sanitaria forse ignora di aver compiuto un atto in aperta violazione del Codice delle pari opportunità a fronte di una consolidata giurisprudenza. Fatto che meriterebbe di essere affrontato nelle competenti sedi giudiziarie qualora non corretto immediatamente dagli organi politici e tecnici competenti.
Chissà se la Giunta Regionale si è accorta di queste violazioni e se intende intervenire rimuovendo la direzione generale dell’azienda piuttosto che convocare impropriamente riunioni propagandistiche negli ospedali. Noi dal nostro canto denunciamo ai ministeri competenti il gravissimo atto di discriminazione avvenuto in una azienda sanitaria in Sardegna”.
Lo dichiara il deputato Pd della commissione Bilancio, Silvio Lai.
“Mentre la Corte dei conti certifica il fallimento della politica dei condoni e il mancato introito per lo Stato e si assiste da inizio anno a una caduta delle entrate fiscali, oggi è terminato l’esame della Legge delega fiscale in commissione Finanze. Si rende istituzionale il sistema corporativo della destra, con imposte diverse per ogni categoria di contribuente e senza alcuna seria misura di contrasto all’evasione fiscale diffusa e al mercato nero. Nessuna seria ipotesi di copertura degli sgravi promessi è avanzata, tranne un riferimento alle spese fiscali da rivedere e a vaghe speranze di crescita economica. La base imponibile Irpef si riduce ulteriormente e resta sulle spalle dei soli lavoratori dipendenti e pensionati. Viene meno ancora di più la progressività fiscale e l’equità tra le stesse categorie di reddito. Senza lotta seria all’evasione e senza redistribuzione del carico fiscale, si mantiene la promessa di ridurre le tasse per tutti. Una grande menzogna ma sufficiente a questo governo. Un esecutivo incapace di uscire dalla logica del consenso presente e di dare una direzione di marcia. Resta di fatto solo la prospettiva dei tagli ai servizi sanitari e sociali e dell’aumento del debito pubblico. Noi del Pd ci opporremo nel Paese e nelle istituzioni a questa incapacità di fare l’interesse generale dell’Italia. Una destra arrogante con i deboli, servile con gli interessi di parte e attenta solo ai condoni e alle elusioni, sta portando il Paese al declino”.
Così il capogruppo del Pd in commissione Finanze alla Camera, Virginio Merola.
Dichiarazione di Gian Antonio Girelli, deputato Pd
“Il diritto alla salute, con il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale pubblico, la riduzione delle liste di attesa e la valorizzazione dell’assistenza territoriale attraverso un piano straordinario di assunzioni di tutte le professioni sanitarie che vada oltre la stabilizzazione e il turnover, rappresenta per noi democratici un aspetto fondamentale della nostra visione di società, mentre voi del governo state andando in tutt’altra direzione”.
E’ quanto ha dichiarato in aula il deputato del Pd Gian Antonio Girelli nel corso del Question time odierno, rivolgendosi direttamente al ministro della Salute Orazio Schillaci. Dopo aver evidenziato “le numerose incongruità” dell’attuale governo in campo sanitario, il parlamentare Dem ha ricordato al ministro “l’involuzione del nostro sistema sanitario rispetto alla sanità privata”. “Sono ben 37 i miliardi di euro – ha detto Girelli- che i cittadini italiani spendono di tasca propria per trovare nel privato una soluzione a quello che la sanità pubblica non riesce a dare. Invece noi dobbiamo fare in modo – ha aggiunto- che il privato diventi parte integrante di un governo pubblico di sistema. Mentre ciò che sta avvenendo è una totale mancanza di controllo, dove ognuno fa ciò che vuole, senza regole precise”. E per quanto riguarda “il federalismo differenziato”, Girelli ha incalzato il ministro Schillaci facendo presente che “ l’idea del governo è quella del ministro Calderoli , che evoca un rafforzamento del distinguo regionale nella gestione della sanità , l’esatto contrario di quello che il ministro della Salute è venuto qui a dirci.”
Abbiamo presentato 166 emendamenti al decreto sull’alluvione. Proposte basate sul confronto avuto in queste settimane con le popolazioni colpite, con le aziende, con gli enti locali. Si tratta di puntuali norme che possono dare sostanza al provvedimento dopo i molti ritardi, colpevoli e non spiegabili, del governo.
Per quanto riguarda la struttura commissariale, dopo il grave ritardo per cui dopo 45 giorni ancora non è stato fatto niente, il governo decida con l’unico obiettivo che questa sia efficace e efficiente. La condizione perché ciò avvenga è che debba essere organizzata proprio sulla base di una filiera istituzionale, del tessuto sociale, delle imprese, dei comuni, degli enti locali e della Regione. Decisioni centralistiche e senza protagonismo dei territori, così come è normale che debba essere per una calamità di questo tipo e come è stato per il terremoto, si creerebbero enormi difficoltà.
Con le nostre proposte emendative, che si basano su 5 ambiti di intervento, chiediamo, fra le altre cose:
Per la messa in sicurezza del territorio e ripristino delle infrastrutture:
- il rifinanziamento per oltre 2 miliardi del fondo emergenze nazionali per la messa in sicurezza del territorio prima delle piogge autunnali
- 1 miliardo per il ripristino della viabilità di oltre 700 strade distrutte o seriamente danneggiate dalle frane
Per il sostegno ai settori produttivi
- ristori nella misura del 100 per cento del danno subito e per la mancata produzione in agricoltura
- di rafforzare il Fondo di Garanzia per le PMI
Per Lavoratori e famiglie
- rafforzamento delle misure di agevolazione tariffaria delle utenze;
- 25 milioni per sostenere l’affitto nelle zone alluvionate,
- di rifinanziare il fondo nazionale affitto e il fondo per la morosità incolpevole
Per gli Enti locali:
- 1 miliardo per il ristoro degli enti locali a fronte delle spese sostenute per l’emergenza e per i mancati introiti (IMU e TARI);
- rafforzamento organici degli enti pubblici per la gestione delle attività necessarie a fronteggiare i danni e la ricostruzione.
Per sanità e istruzione:
- ripristino e consolidamento delle strutture sanitarie danneggiate, delle strutture sociosanitarie e socioassistenziali;
- riconoscimento dell’attività di volontariato svolto nelle zone alluvionate ai fini della possibilità di riconoscimento dei crediti formativi nelle scuole superiori e nelle università e massimo impegno per garantire la ripresa dell’attività scolastica a settembre
Così i le deputate e i deputati democratici della commissione Ambiente e gli eletti nei territori colpiti dall’alluvione.
Si svolgerà oggi, martedì 27 giugno, alle ore 16, nella Sala Stampa della Camera, la conferenza stampa della deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, e del senatore Filippo Sensi, per illustrare il Ddl “Disposizioni in materia di salute mentale”.
Il disegno di legge, già presentato nel 2017 a firma di Nerina Dirindin e Luigi Manconi, e riproposto nell’ultima legislatura dall’on. Elena Carnevali e dalla senatrice Paola Boldrini, è pensato per dare piena attuazione su tutto il territorio alla Legge 180.
Partecipano: Serracchiani e Sensi
Si svolgerà domani, martedì 27 giugno, alle ore 16, nella Sala Stampa della Camera, la conferenza stampa della deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, e del senatore Filippo Sensi, per illustrare il Ddl “Disposizioni in materia di salute mentale”.
Il disegno di legge, già presentato nel 2017 a firma di Nerina Dirindin e Luigi Manconi, e riproposto nell’ultima legislatura dall’on. Elena Carnevali e dalla senatrice Paola Boldrini, è pensato per dare piena attuazione su tutto il territorio alla Legge 180.
Non potevamo mancare oggi in Piazza del Popolo, al fianco della CGIL e di tantissime altre associazioni, realtà sociali e politiche, cittadine e cittadini, per il diritto alla salute e per la difesa e il rilancio della sanità pubblica.
Salute è accesso e qualità del servizio sanitario nazionale. Salute è sicurezza e salubrità degli ambienti di lavoro. Salute è benessere psicologico. È un diritto universale, che va garantito a chiunque a prescindere dal reddito. Da questo governo abbiamo visto solo tagli, immobilismo, spinte alla privatizzazione: oggi siamo in piazza.
Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.
"Il governo - nonostante il Covid abbia mostrato tutta la debolezza del nostro sistema sanitario, nonostante ci siano milioni di italiani che non riescono a curarsi per mancanza di reddito o per liste di attesa infinite - ha deciso di definanziare la sanità pubblica.
Il disegno è chiaro: si curerà bene e subito chi potrà permettersi di pagare un privato. Gli altri, non gli interessano.
Noi siamo in piazza per combattere questa follia. E per riaffermare il valore della sanità pubblica. Il diritto alla cura è previsto dalla Costituzione e deve essere garantito a tutte e tutti, non può essere determinato dalla dichiarazione dei redditi".
Lo scrive in un tweet Marco Furfaro, capogruppo Pd in commissione affari sociali e componente della segreteria nazionale.
Tweet di Nicola Zingaretti, deputato Pd
Il Governo delle destre ha tagliato la spesa reale sulla sanità pubblica e vuole tagliare gli investimenti del Pnrr su sanità territoriale e digitalizzazione.
Con questo Governo aumentano le disuguaglianze, è una vergogna.
Per questo domani sarò in piazza con la CGIL