“Nella relazione inviata al Parlamento dal ministro Fitto sullo stato di attuazione del PNRR, per il ministero della Salute emergono elementi di criticità per quanto riguarda le aree 'Case di comunità (Cdc) e presa in carico della persona'; il 'Rafforzamento dell'assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture (ospedali di comunità)' e 'Verso un ospedale sicuro e sostenibile'. Si tratta di interventi importanti che valgono 4,6 miliardi del PNRR. Vorremmo finalmente una parola di chiarezza da parte del governo: sono in grado di realizzare tutte le case di comunità e gli ospedali di comunità? Ma, soprattutto, sono intenzionati a farli oppure non credono più nel progetto? Nella relazione non c'è una riga sulle 1350 case di comunità da realizzare. Ma se non si fanno Osco, Case di comunità e Cot come pensano di poter realizzare la riorganizzazione della medicina del territorio, che uno degli obiettivi strategici del PNRR e che si fonda sul principio della prossimità?” Così in una nota la deputata dem Ilenia Malavasi, componente della commissione Affari Sociali.
“Siamo di fronte - conclude Malavasi - a gravi criticità che rischiano di compromettere una delle missioni più importanti previste dal piano e che mira a promuovere un miglioramento del SSN, una più rapida presa in carico della persona, garantendo equità di accesso alle cure, rafforzamento della prevenzione e dei servizi sul territorio. Nelle settimane scorse, il ministero, rispondendo a una nostra interrogazione, aveva assicurato come non vi fossero elementi ostativi al raggiungimento degli obiettivi. Tuttavia, dalla relazione del governo emergono con chiarezza criticità, omissioni e debolezze che non consentono di realizzare gli obiettivi nei tempi previsti. Ho depositato, con i colleghi Furfaro e Girelli, l’ennesima interrogazione per sapere quali eventuali interventi normativi correttivi si vogliano attuare per recuperare i ritardi accumulati. Vogliamo conoscere in modo dettagliato quali sono le progettazioni che rischiano di saltare e su quali territori ricadranno. Riteniamo gravissimo che le risorse per migliorare il sistema sanitario siano sprecate in questo modo. Il governo non può continuare con le ambiguità, deve delle risposte al Paese”.
La conferenza stampa di oggi degli on. Debora Serracchiani e Filippo Sensi, per illustrare il Ddl “Disposizioni in materia di salute mentale”, è rinviata ad altra data.
Conferenza stampa domani, ore 14, Sala Stampa Montecitorio
Partecipano: Serracchiani e Sensi
Si svolgerà domani, martedì 13 giugno, alle ore 14, nella Sala Stampa della Camera, la conferenza stampa degli on. Debora Serracchiani e Filippo Sensi per illustrare il Ddl “Disposizioni in materia di salute mentale”.
Il disegno di legge, già presentato nel 2017 a firma di Nerina Dirindin e Luigi Manconi, e riproposto nell’ultima legislatura dall’on. Elena Carnevali e dalla senatrice Paola Boldrini, è pensato per dare piena attuazione su tutto il territorio alla Legge 180.
Interrogazione a Nordio perché intervenga
Ho depositato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in merito alle condizioni della Casa di reclusione «Pasquale De Santis» di Porto Azzurro, nell’isola d’Elba, da me visitata nei giorni scorsi.
Il problema principale dell’istituto è di sicuro la consistente carenza di personale, sia per quanto riguarda la polizia penitenziaria sia per le aree educative, amministrative e sanitarie, come ho potuto verificare io stessa.
La direttrice della struttura è in missione da un anno, poiché dirige pure la Casa Circondariale di Massa Marittima; anche il Comandante della Polizia penitenziaria svolge funzioni in altri istituti toscani. Inoltre, a fronte di una presenza prevista di 205 agenti, la casa di reclusione dispone al momento di meno di 150 unità, così come risulta enormemente sottodimensionato il numero degli educatori, che si ferma a soli due a fronte di una previsione di dieci. Una carenza che ha un impatto negativo sul percorso di recupero dei detenuti, oltre a ostacolare il loro accesso ai benefici previsti dalla legge.
Nella struttura carceraria, poi, non è presente un Nucleo traduzione e piantonamento, dunque mancano gli agenti preposti allo spostamento dei detenuti. E si parla di una quantità elevata di spostamenti annui dovuti a visite mediche e ricoveri, dal momento che nella casa di reclusione c’è penuria di medici specialistici.
Altro elemento che merita la massima attenzione è la richiesta di poter lavorare da parte di tutti i detenuti. In passato lavorava l’80 per cento circa dei reclusi, Porto Azzurro era considerato un modello per i percorsi d’impiego e reinserimento dei detenuti. Oggi invece, purtroppo, soltanto un terzo ha accesso ad attività lavorative, e perdipiù in modo discontinuo.
Scopo della mia interrogazione, quindi, è sapere se il Ministro non ritenga di dover adottare con urgenza misure organizzative e finanziarie per assegnare alla Casa di reclusione di Porto Azzurro il personale necessario alla funzione rieducativa della pena, di cui all’articolo 27 della Costituzione, nonché per garantire sicurezza e condizioni di lavoro accettabili per operatori e operatrici.
Così la deputata del Pd Laura Boldrini.
"La premier Meloni riduce il dibattito sull'autonomia differenziata ad una bagarre fra gruppi dirigenti sbagliando completamente impostazione. A protestare non sono "classi politiche" ma innanzitutto le persone che vivono in territori che, con il ddl Calderoli, vedrebbero cristallizzate le diseguaglianze su materie fondamentali come sanità, istruzione, opportunità. Non si tratta di chi ha fatto bene o male il proprio lavoro, per quello saranno i cittadini a giudicare. Qui, ed è ciò che volutamente ignora la Meloni, sono in gioco i valori della nostra Costituzione soprattutto nei territori più fragili. Il Pd è e sarà in campo, per contrastare con forza un'idea di Paese sbagliata e divisiva. Per noi occorre, invece, rafforzare la coesione sociale e territoriale, proprio come previsto dagli obiettivi del Pnrr che invece questo Governo rischia di far saltare". Così il deputato e responsabile Sud e Coesione della segreteria nazionale Pd, Marco Sarracino.
"Oggi il comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ha richiamato l'Italia sulle condizioni delle carceri italiane per l'elevato numero di suicidi nel 2022 e per chiedere di migliorare il sistema delle Rems. In queste settimane ho interrogato il Ministro della Giustizia per chiedere di intervenire sulle condizioni di detenzione: è necessario garantire la funzione rieducativa del carcere, come previsto dalla nostra Costituzione, servono risposte chiare".
Lo afferma in una nota la deputata del Partito Democratico, Michela Di Biase.
"La richiesta di Strasburgo arriva dopo due condanne inflitte al nostro Paese dalla Corte europea dei Diritti Umani. Solo nel 2022 - evidenzia Michela Di Biase - sono stati registrati 84 suicidi e nel 2023 siamo già a 25 casi. Sono numeri inaccettabili, che devono spingere il Governo ad intervenire con urgenza con misure contro il sovraffollamento delle carceri, per il rispetto dei diritti dei detenuti e per potenziare il personale di supporto sanitario e rieducativo".
“Sette mesi e 15 giorni sono passati dall’insediamento del governo Meloni senza che nessuna riforma organica attesa dal Paese o promessa in campagna elettorale sia stata messa in cantiere. Sono stati approvati invece 25 decreti-legge e votate 17 questioni di fiducia. Siamo partiti dal considerare un’emergenza i Rave party e siamo arrivati alla pretesa di affrontare i temi del lavoro e della Pa con decreti-omnibus, abominio giuridico e politico. La nostra critica non è dovuta all’assenza dei requisiti di necessità ed urgenza. Anzi sono mesi che chiediamo al governo di occuparsi seriamente del Pnrr, considerato una palla al piede più che un’opportunità. Solo con il rafforzamento della Pa saremo in grado di spendere bene i soldi del più grande piano di investimenti dai tempi del Piano Marshall. Invece il governo ci consegna un decretuccio che nasconde l’abominio di un ennesimo grave strappo istituzionale sul potere di controllo concomitante della Corte dei Conti”.
Lo ha detto la vicepresidente del Pd, Chiara Gribaudo, intervenendo in Aula nella discussione generale sul Decreto Pa.
“Siamo in ritardo - ha aggiunto - nella spesa dei 4,6 miliardi di euro per la realizzazione di 250mila asili nido, nell’erogazione delle borse di studio. Abbiamo perso l’occasione di individuare le risorse per ridurre l’eccessivo ricorso ai contratti precari o a tempo determinato nella PA, e di colmare la differenza di attrattività tra pubblico e privato e la mancanza di profili professionali e tecnici. Sono stati bocciati sia il rinnovo del contratto collettivo nazionale 2022-2024 del pubblico impiego, che il piano straordinario di assunzioni. Questo decreto non copre invece il turnover, non abbassa l’età media della PA, non affronta il tema della precarietà degli oltre 400mila lavoratori con contratti flessibili e dei 63mila lavoratori e lavoratrici precari della sanità. Il governo ha trovato qualche risorsa per risolvere i problemi della dirigenza, ma non ha pensato alla base: non è riuscito, ad esempio, a reperire le risorse per portare dal 10 al 30% il tetto alla deroga di spesa in sanità delle Regioni. Il Pd - ha concluso - non può che votare contro l’ennesimo, inutile e dannoso decreto omnibus”.
“Quello sulla Pa è un decreto inutile e dannoso. Inutile perché non risolve i problemi di mancanza di organico, di precariato e di adeguamento degli stipendi all’inflazione nella pubblica amministrazione; dannoso perché impedisce alla Corte dei Conti di vigilare sulla corretta attuazione del Pnrr. La destra continua a governare a colpi di decreto - mai urgenti, non omogenei ed uno alla settimana nei primi 8 mesi - esautorando il Parlamento e ignorando le continue raccomandazioni del Capo dello Stato”. Così la vicepresidente vicaria del Gruppo Pd alla Camera Simona Bonafè, intervenendo oggi sulle dichiarazioni di voto del provvedimento.
“Nel decreto ci sono soltanto norme spot e nessun investimento per valorizzare la professionalità dei dipendenti pubblici ed elevare la qualità dei servizi essenziali alla persona, come scuola, sanità e pubblica sicurezza. Ci sono al contrario norme che non riguardano la Pa ma che compromettono l’esecuzione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: uno strumento che rappresenta oggi la maggiore opportunità per rilanciare il paese dopo la pandemia, la guerra, il caro energia e l’inflazione”: conclude Simona Bonafè.
"Lo scenario che la Svimez ha rappresentato al Forum Aree Interne è molto preoccupante. La grave crisi demografica nelle aree interne rappresenta una delle più urgenti questioni sociali che riguarda il Sud e il Nord allo stesso modo. Vi è la necessità di preservare servizi essenziali che vanno dalla scuola alla sanità, dalle edicole ai distributori di carburante, dalle filiali ai presidi di legalità. Ovviamente passando per le infrastrutture come appunto l'Alta Velocità e la raggiungibilità di questi territori segnati da un atavico isolamento È l'unico modo per cercare di drenare l'emorragia da spopolamento, garantendo il diritto a restare in quelle comunità. Il PNRR è lo strumento più incisivo a disposizione e siamo preoccupati da questo atteggiamento del governo nazionale che rischia di penalizzare esattamente i progetti che interessano i territori più fragili, quelli che Manlio Rossi Doria definì "osso d’Italia". Si tenga il prima possibile una sessione parlamentare sulle aree interne". Lo scrive in una nota il deputato e responsabile Sud e Coesione della Segreteria nazionale Pd, Marco Sarracino.
“Sono molto soddisfatta per l’approvazione all’unanimità, in commissione Affari Sociali, della risoluzione del Partito Democratico a mia prima firma, che impegna il governo sia ad adottare iniziative volte a prevedere la revisione dei vigenti accordi tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano riguardanti la professione degli operatori sociosanitari attraverso un tavolo tecnico tra gli stessi soggetti istituzionali, con la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni di categoria e dei sindacati nonché delle rappresentanze ordinistiche interessate, al fine di prevedere il riordino della figura dell'Oss, sia a valutare eventuali iniziative di competenza utili a intervenire per favorire le migliori condizioni contrattuali alla figura professionale dell'Oss, nel rispetto della contrattazione collettiva, anche con riferimento alle condizioni contrattuali assicurate nel settore della sanità pubblica”. Lo dichiara la deputata dem Ilenia Malavasi, della commissione Affari Sociali della Camera.
“Questa risoluzione – ha concluso Malavasi - chiede di coinvolgere Stato, regioni e le provincie autonome di Trento e Bolzano ed è propedeutica ad una nostra proposta di legge già depositata alla Camera per riqualificare la figura dell'operatore socio sanitario, investendo sulle sue competenze e eliminando le differenze regionali che oggi caratterizzano questa figura, la cui centralità è ormai da tutti riconosciuta”.
“Presenterò interrogazione al ministro Nordio”
È durata oltre cinque ore la visita di Laura Boldrini, deputata del Partito democratico, al carcere di Porto Azzurro dell’Isola d’Elba. Al suo arrivo, la parlamentare ha incontrato la direttrice del carcere, Maria Cristina Morrone, il comandante della polizia penitenziaria, Luigi Bove, i responsabili delle varie aree di competenza, la garante delle persone private della libertà personale della città di Porto Azzurro, Raimonda Lobina, e la presidente dell’associazione Dialogo, Licia Baldi, accompagnata dalla volontaria Concetta Cremoni.
Nel corso dell’incontro sono state evidenziate dalla direzione le criticità della struttura, dovute principalmente alla consistente carenza di organico, sia per quanto riguarda la polizia penitenziaria sia per il personale destinato alle aree educative, amministrative e sanitarie. A fronte di una presenza prevista di 205 agenti, la casa di reclusione dispone al momento di meno di 150 unità, così come risulta enormemente sottodimensionato il numero degli educatori, che si ferma a soli due a fronte di una previsione di ben dieci.
Anche gli stessi detenuti, con cui Boldrini ha colloquiato a lungo, hanno lamentato una carenza di educatori che incide pesantemente sul loro percorso di recupero, essenziale per l’accesso a benefici e permessi. Inoltre, le poche opportunità di lavoro - che in passato a Porto Azzurro veniva garantito all’80% dei detenuti e oggi coinvolge soltanto un terzo della popolazione carceraria - sono state rappresentate come un elemento di forte frustrazione che allontana la prospettiva di un futuro reinserimento sociale.
“Preoccupa molto che in questo carcere, un tempo considerato un vero modello per i percorsi lavorativi e di reinserimento dei detenuti, manchi il personale necessario a consentire la funzione di rieducazione prevista dall’art. 27 della nostra Costituzione – sottolinea l’ex presidente della Camera –. Tale deficit, che va a discapito dell’intero sistema carcerario, costituisce una seria inadempienza dello Stato. Presenterò un’interrogazione per chiedere al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, come intende intervenire per sanare questa situazione”, conclude Boldrini.
Dichiarazione di Rachele Scarpa
Deputata Pd
Ho partecipato oggi alla conferenza stampa di presentazione del Manifesto per il Ban delle molecole PFAS promosso da Greenpeace , Mamme no Pfas, ISDE, Pfas Land,CiLLSA, Medicina Democratica, Legambiente, per sostenere il loro lavoro e la loro richiesta.
Nessuna legislatura ha ancora mai affrontato seriamente la questione PFAS. È un tema ambientale ma anche un tema sanitario e sociale. In Veneto abbiamo avuto uno dei più gravi casi di contaminazione d’Europa, e l’Italia ha latitato per troppo tempo. Con la proposta di legge a prima firma Braga, che sono orgogliosa di aver sottoscritto, proponiamo di bandire la produzione e l'impiego degli PFAS, che già hanno lasciato un’eredità tossica irreversibile alle future generazioni.
In Veneto, da quando il problema è venuto fuori, sin dal 2013 abbiamo visto una grande mobilitazione e denuncia dal basso, che ora deve avere anche una rappresentanza e un riflesso nell’iniziativa parlamentare.
“Voglio dare una lettura positiva del fatto che tutti ci si è messi a lavorare, ad approfondire e a proporre, in merito a un tema tanto delicato, non come momento di divisione dell'Aula, ma come momento di condivisione di obiettivi. Dobbiamo sempre di più fare in modo che quello che chiediamo oggi diventi il lavoro di consuetudine fatto dal ministero, fatto dal sistema sanitario nazionale, senza bisogno di continui richiami da parte dell'Aula parlamentare. Questa patologia colpisce un nato ogni 2.500, quindi non banale e che mette a dura prova la qualità della vita della persona colpita e il contesto familiare. Quindi abbiamo un obbligo davvero importante, nel rispetto del dettato costituzionale, di garantire a queste persone tutto quello che possiamo fare”. Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato dem Gian Antonio Girelli, della commissione Affari Sociali, durante lo svolgimento delle dichiarazioni di voto sulle mozioni in materia di fibrosi cistica.
“Abbiamo indicato – ha concluso Girelli - delle priorità indiscusse: la prima è la ricerca. Perché più che mai quando ci troviamo di fronte a patologie di questo genere, la ricerca è di fondamentale importanza come lo è l'apporto del profit. Dobbiamo anche fare in modo che la ricerca ci porti a produrre dei farmaci che siano davvero accessibili a tutti. Molte volte si dimentica che il fine è il bene della persona. La seconda, è il tipo di assistenza che dobbiamo garantire ai malati e le loro famiglie garantendo uniformità di servizi sul territorio nazionale. La terza, un utilizzo della fiscalità a favore di queste persone. La quarta, riguarda l'inserimento sociale delle persone affette dalla patologia. Ci sono persone che vivono in grossissima difficoltà e che sperano di trovare da oggi una risposta diversa. Ho ben presente il limite dello strumento della mozione, ma voglio avere anche ben presente la volontà che mi auguro unanime di questo Parlamento che consegna al governo la responsabilità non banale di risposta. Ogni atto che noi facciamo ha due occhi che ci guardano e sono in attesa di una risposta”.
Dichiarazione di Gian Antonio Girelli, deputato Pd
“Noi oggi approviamo una legge importante anche se, e dobbiamo esserne consapevoli, non risolve il problema dei nostri bambini e ragazzi che hanno il diabete di tipo 1 o sono affetti da celiachia ma ci aiuta a intravvedere alcune soluzioni, ancorche’ parziali.” Così Gian Antonio Girelli, deputato Pd, nella dichiarazione di voto finale per conto del suo gruppo al provvedimento sul programma diagnostico per l'individuazione del diabete di tipo 1 e della celiachia nella popolazione pediatrica.
“Questa legge – ha proseguito Girelli- ci impegna a un grande investimento nella ricerca perché , sia chiaro, quando si parla di queste patologie, senza ricerca si rischia di non ottenere risultati; la ricerca è la vera strada del futuro. E poi, secondariamente, con questa legge introduciamo un grande impegno verso queste persone a cui diamo uno strumento, come quello dello screening, mettendo il paziente e il contesto familiare nelle condizioni di poter conoscere le difficoltà future. A loro lo Stato dice: non ti lasciamo solo nel farlo. E per rispondere a questo fondamentale obiettivo dobbiamo riuscire sempre di più a fare un sistema sanitario di prossimità, ovvero un Snn che ti sta vicino, che ti segue e che ti mette in condizione di non essere abbandonato di fronte alle tue difficoltà. Ma supportato anche da quell’aiuto psicologico che deve accompagnare il ragazzo che vive in prima persona la malattia , così come l’intero contesto familiare. Ecco perché – ha concluso Girelli- il sì convinto del gruppo del Partito democratico: perché alle tante persone coinvolte ora possiamo dire: sappiamo che vivete questa situazione difficile ma noi cercheremo, fino a quando ce ne sarà bisogno, di affiancarvi sempre qualcuno a farsene carico”.
Dichiarazione di Federico Fornaro, deputato Pd-Idp
“Chiediamo alla maggioranza di fermarsi a riflettere, visto che c'è tempo, perché l'obiettivo dovrebbe essere quello di arrivare a una Commissione di inchiesta condivisa negli obiettivi, nel perimetro e negli strumenti.” Così Federico Fornaro, del gruppo Pd-Idp, intervenendo in aula sulla costituzione della Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emerga sanitaria causata dal Covid. “Questa maggioranza non può pensare di usare la Commissione di inchiesta come un randello contro le opposizioni – ha proseguito Fornaro- secondo il quale “la si smetta di dire che noi non siamo per la verità. La si smetta di continuare a pensare, allo stesso modo, che le Commissioni di inchiesta si fanno di maggioranza, poi si va avanti e non si ascoltano le opposizioni. C'era tutto il tempo per provare a discutere sul merito, ha concluso Fornaro. Io invito a rileggere, a chi dice che non vogliamo la verità, alcuni nostri emendamenti che danno un perimetro largo, perché larga è la necessità di riflessione. Insomma, la maggioranza si fermi finchè è in tempo”.