"Questo Def 2023 è debole e deludente e d'altronde siete delusi anche voi stessi della maggioranza. Non si può nascondere la vostra piena responsabilità delle previsioni, degli indirizzi presenti, delle scelte da voi effettuate all’interno del documento.
Nel documento non ci sono direzioni di marcia; il taglio del cuneo previsto per 3-4 miliardi è totalmente insufficiente.
Le toppe non bastano, serve una strategia: un taglio del cuneo più grande e strutturale, una legge sul salario minimo, il rinnovo dei contratti di lavoro scaduti. Per il fondo sanitario nel Def non è previsto un euro in più, mentre per arrivare al 7 per cento del PIL servirebbero 15 miliardi. Il sistema è in fase involutiva e rischia di crollare, con il commissariamento di molte regioni e, di conseguenza, il taglio dei servizi e l’aumento delle tasse locali. E la contrazione economica rischia di accelerare la sua involuzione organizzativa con la fuga di tanti medici dal sistema sanitario pubblico fragile e rigido. Su tutto questo il governo non sta dando risposte nel DEF.
Per noi la priorità è tagliare le tasse sul lavoro sui redditi medi e bassi. Il resto viene dopo. Non è accettabile dare priorità a misure inique e regressive come la “flat tax”, sacrificando a questo obiettivo ideologico la tutela dei redditi della larga maggioranza dei contribuenti.
Ci sarebbe la possibilità di fare molto meglio, accelerando il Pnrr , ma anche qui le scelte sono andate in direzione ostinata e contraria all’interesse del Paese". Lo ha detto il deputato del Pd, Silvio Lai, intervenendo in Aula sul Def 2023.
"Le continue aggressioni ai medici ed agli infermieri impegnati nel loro lavoro rappresentano un fatto gravissimo che rischia di mettere a rischio, oltre l'incolumità del personale, anche la tenuta stessa del sistema sanitario nazionale": è quanto dichiara Marco Simiani, deputato Pd, sul ferimento di una dottoressa e due infermiere del punto di primo soccorso di Follonica, in provincia di Grosseto.
"Alle donne aggredite va tutta la mia solidarietà, è però innegabile che occorrono provvedimenti urgenti per garantire la sicurezza negli ospedali. Su questa tematica presenterò una interrogazione a Montecitorio" : conclude Marco Simiani.
Tutti i Governi degli ultimi decenni hanno avuto il problema di tagli alla spesa. Meloni ha trovato decine di miliardi di euro da sospendere del Pnrr conquistati dal centrosinistra. Per il lavoro, infrastrutture, sanità scuola università e non riescono a spenderli. Ora si inventano scuse ma questa è la semplice verità .
Così il deputato dem Nicola Zingaretti
La capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga a Sky tg 24 Agenda
“Eliminare il ballottaggio nell’elezione dei sindaci è una forzatura inaccettabile perché vuole cancellare una norma che funziona e garantisce ai cittadini di scegliere. E’ il modo in cui la destra si approccia alle riforme, un approccio di parte che non consente il confronto. Come abbiamo visto sul presidenzialismo e sull’autonomia differenziata. Siamo pronti alla mobilitazione per ridurre i divari e non ampliarmi, dalla sanità al welfare” ha concluso la capogruppo del Pd alla Camera dei Deputati.
La capogruppo del Pd alla Camera dei Deputati a Skytg24 Agenda
“Siamo molto preoccupati per il Pnrr e lo diremo a Fitto che finalmente sarà in Parlamento mercoledì. Assistiamo da parte della destra a una narrazione che cerca di costruire un alibi per l’incapacità di trovare soluzioni e rispondere ai problemi sollevati da più parti. La confusione sulla rinuncia ai fondi e la non chiarezza sulla revisione dei progetti rischia di paralizzare le risorse che servono per centrare gli obiettivi, primi tra tutti la riduzione delle diseguaglianze, la rivoluzione digitale ed ecologica, le iniziative per far ripartire il paese. Il Pnrr è il banco di prova del fallimento delle promesse politiche della destra: è un problema per la vita delle persone”.
A proposito del cdm convocato per il 1 maggio sui temi del lavoro Chiara Braga ha replicato che “del lavoro bisognerebbe occuparsi ogni giorno. Invece a partire dalla legge di bilancio e poi dal Def questo governo non dà alcuna risposta: poco sul cuneo fiscale, sulla protezione del lavoro più povero e sulla precarietà, anzi c’è il rischio concreto di un allargamento delle maglie. Poco o nulla per favorire la natalità mentre si fanno condoni; nulla di fronte al grido di allarme lanciato da tutte le regioni sui tagli alla sanità. Dicevano di essere pronti e invece non lo sono nè su Pnrr né sulle altre riforme. Fanno finta di non vedere che la precarietà del lavoro si traduce in precarietà di vita”.
Il Pnrr è l’opportunità più grande, irripetibile che abbiamo costruito in Europa. L’abbiamo ottenuto in uno dei momenti più difficili della storia recente, all’indomani della pandemia, lo abbiamo ottenuto per ricostruire un paese stremato. Per questo non possiamo permettere a nessuno di farci perdere quest’opportunità: costruire l’Italia dei prossimi decenni, e di farlo rimuovendo diseguaglianze e promovendo sostenibilità, buona occupazione e buona impresa. Alla luce delle evidenti difficoltà e incapacità del governo siamo pronti a dare un contributo, ma cambiando schema di gioco: coinvolgere comunità, enti locali, attori economici e sociali e farlo in trasparenza, farlo da subito. Sanità, servizi, pubblica amministrazione, le priorità su cui il Partito Democratico continuerà a concentrare il lavoro politico in Parlamento e nel paese.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Il primo Documento di economia e finanze del governo Meloni si caratterizza per una preoccupante assenza di visione, strategie e risorse. A fronte di un aumento delle entrate determinato dall’inflazione si registra una sostanziale stabilità della spesa nominale e, pertanto, una riduzione in termini reali del livello di finanziamento dei servizi pubblici. Non vengono previste risorse per voci fondamentali come pensioni, riforma del sistema pensionistico e Opzione donna, istruzione, attuazione della delega fiscale, progressivo invecchiamento della popolazione. La sanità, in particolare, non rientra tra le priorità, visto che il rapporto spesa sanitaria/Pil scende dal 6,9% del 2022 al 6,2% nel 2026, un valore addirittura inferiore a quello prepandemico del 2019 pari al 6,4%, come se la pandemia non ci avesse insegnato che un sistema sanitario efficiente e universalistico è il primo baluardo a difesa della salute del singolo e della collettività”.
Lo dichiarano i deputati dem della commissione Affari sociali della Camera, Marco Furfaro (capogruppo), Paolo Ciani, Gian Antonio Girelli, Ilenia Malavasi e Nicola Stumpo.
“Inoltre - aggiungono i parlamentari dem - mentre l’Istat certifica che oltre un quarto della popolazione è a rischio povertà o esclusione sociale, dal prossimo mese di agosto a più di 600mila persone verrà sospeso il reddito di cittadinanza, poi abolito dal primo gennaio a favore di misure poco chiare (Gil, Pal, Gal) e con meno risorse disponibili. Infine, il Def non stanzia nessuna risorsa aggiuntiva per disabili, anziani e fasce più deboli della società, perché si considerano le politiche di welfare come politiche di mero costo e non di investimento. Per tutte queste ragioni - concludono - il Partito Democratico ha espresso il parere negativo al documento proposto dal governo Meloni e dalle forze della destra”.
"Dopo sei anni di attesa è arrivato il via libera della Conferenza Stato-regioni al decreto tariffe che aggiorna il tariffario delle prestazioni esistenti e di quelle introdotte con il Dpcm del 2017 sui nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA). Il nuovo nomenclatore sostituisce quello vecchio di 20 anni e include prestazioni tecnologicamente avanzate, eliminando quelle obsolete. Arrivano i nuovi tariffari su procreazione medicalmente assistita, consulenza genica fino a prestazioni di elevatissimo contenuto tecnologico come l’adroterapia o di tecnologia recente come l’enteroscopia con microcamera ingeribile e la radioterapia stereotassica e tante altro ancora. A questo punto, ci aspettiamo dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, che trovi i finanziamenti necessari per aggiornare i LEA ogni due anni, come prevede la riforma del 2017 varata dall'ex ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha segnato un passaggio storico. Purtroppo, il governo sta facendo scelte diverse e con il Def 2023 certifica che la salute non è in cima alla sua agenda politica. La spesa sanitaria, infatti, scenderà sotto il 6.6 per cento del Pil. Così è impossibile aumentare gli investimenti e garantire ai cittadini le migliori cure possibili. Senza un segnale di inversione di rotta, non è solo a rischio l'aggiornamento dei LEA ma le prestazioni minime". Così in una nota la deputata dem Ilenia Malavasi, della commissione Affari Sociali della Camera.
“Piano è patrimonio del Paese, non di un singolo governo”
Il Pnrr non è solo uno strumento economico, è il simbolo politico di un nuovo modello di integrazione europea. È patrimonio dell’intero Paese, non è nella disponibilità di un singolo governo o di una forza politica. Voi avete il dovere anzitutto di attuarlo questo piano, non di bloccarlo. Per questo, noi eserciteremo ogni giorno un’azione seria di vigilanza e controllo. Finora abbiamo visto solo caos e approssimazione. E dovete smetterla di fare scaricabarile sui precedenti governi, tocca a voi assumervi le vostre responsabilità. Avete fatto fatica a chiudere gli ultimi 55 obiettivi del 2022. E i ritardi nell’erogazione della terza rata da 19 miliardi lo dimostrano. Non state dicendo nulla rispetto agli obiettivi dell’attuale semestre. E ancora più grave, ascoltiamo a giorni alterni annunci sulla volontà di rinunciare a parte delle risorse che abbiamo ottenuto con tanta fatica.
Chiediamo al governo una grande operazione di verità e trasparenza e di tornare indietro rispetto ad alcune scelte sbagliate. Accentrare a Palazzo Chigi il coordinamento non solo politico, ma anche tecnico del Piano con la soppressione dell’Agenzia, è un errore gravissimo. Allo stesso modo, unire la spesa del Pnrr a quella dei fondi di coesione è un orrore politico: vuol dire rinunciare, da un lato, alle risorse del Piano, e perdere, dall’altro lato, i progetti da finanziare con i fondi di coesione rivolti soprattutto al Sud. E non vorremmo che uno dei vostri obiettivi fosse proprio togliere risorse destinate al Mezzogiorno per dirottarle in altre aree del Paese. Se ci sono aggiustamenti mirati da fare per le nuove contingenze economiche noi siamo pronti a verificarli e a discuterne con spirito costruttivo, ma dovete condividerli con il Parlamento. L’Italia non può permettersi di fallire questa occasione. Se avete intenzione di perdere fondi decisivi per il Paese, sappiate che non vi consentiremo di mandare in fumo miliardi di euro per l’ambiente, il digitale, gli investimenti nel sociale, nelle scuole, nel lavoro, nella sanità. Non vi consentiremo di bruciare il futuro dell’Italia e degli italiani.
Lo ha detto il capogruppo del Pd in commissione Politiche Ue, Piero De Luca, durante la dichiarazione di voto in Aula.
A certificare il livello vergognoso di accanimento di questo governo contro il Servizio Sanitario nazionale arriva oggi anche la Fondazione Gimbe che commentando il Def 2023 ne certifica, ancora una volta, la totale insufficienza del finanziamento del Fondo sanitario nazionale e la decrescita nel rapporto con il PIL nei prossimi anni. A partire dal 2025, infatti, il rapporto spesa sanitaria/Pil si attesterà al 6,2%, inferiore a livelli pre-pandemia. Interminabili liste di attesa, centralità del privato, rinuncia alle cure delle famiglie, diseguaglianze regionali e locali nell’offerta di servizi e prestazioni che determinano migrazione sanitaria, sino alla riduzione dell’aspettativa di vita. Questa è la fotografia impietosa fatta di dati, altro che la propaganda e le menzogne di questo governo che sta di fatto calpestando giorno per giorno il diritto alla salute dei cittadini.
Lo afferma Marco Furfaro, capogruppo Pd in commissione Affari sociali e responsabile Iniziative politiche, contrasto alle diseguaglianze e welfare nella segreteria del Partito democratico.
La politica del governo Meloni contro gli immigrati - eliminare la protezione umanitaria - è la stessa contro la sanità pubblica: togliere diritti, colpire i più deboli, creare una società con meno difese e più paure. Ci opporremo in Parlamento e nel Paese.
Lo ha scritto su Twitter Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Siamo uno dei paesi europei che spende meno per la sanità. Una tendenza che avevamo invertito con la pandemia. Si torna indietro: niente soldi per assumere medici, niente per nuove strutture, niente per abbattere liste d’attesa. La peggiore destra di sempre lascia soli i cittadini.
Lo ha scritto su Twitter Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
Prosegue l’attacco alla sanità pubblica da parte del governo. Non solo continua a tagliare i fondi come già fatto con la legge di Bilancio ma ora sta affondando la possibilità di utilizzare le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per rendere, attraverso le case di comunità, la medicina territoriale un punto di forza al servizio del Paese e soprattutto della sua parte più fragile. Troppe persone oggi sono costrette a rinunciare alle cure e proprio per questo ci batteremo per difendere e migliorare il Servizio sanitario pubblico contro il disegno di smantellamento che hanno in mente il governo e la sua maggioranza.
Così Debora Serracchiani, deputata, responsabile Giustizia del Pd
Il deputato del Partito Democratico: “Hanno vinto le elezioni politiche promettendo la riduzione delle tasse e la revisione della riforma Fornero, ma finora zero fatti”
“La Destra ha vinto le elezioni politiche promettendo la riduzione delle tasse e la revisione della riforma Fornero, ma si sono rivelate false promesse”.
A dirlo è Emiliano Fossi, deputato del Partito Democratico e membro della commissione Lavoro.
“Nel Documento di economia e finanza varato dal Governo - sottolinea Fossi - non c’è traccia della riforma della legge Fornero come promesso dal duo Meloni-Salvini, perciò restano i 67 anni come età pensionabile. La ministra Calderone si è limitata ad annunciare che alle pensioni il Governo penserà più avanti. La realtà è dura e la premier Meloni non sa dove trovare le necessarie coperture. La Lega spera di confermare quota 103 ma costa 2,2 miliardi, dove li vanno a trovare? Le uniche risorse disponibili sono state messe sulla revisione dell’Irpef ma ci aspetta un 2024 di tagli. Niente da fare anche per l’assegno unico. Senza dimenticare che i programmi elettorali di tutte le formazioni del centrodestra puntavano da subito a una flat tax per tutte le partite Iva fino a 100mila euro di ricavi o compensi, ed anche in questo caso promesse, solo promesse”.
“Tra un mese, il 14-15 maggio, si voterà in molti Comuni italiani. Gli elettori si stanno rendendo conto che alle promesse da campagna elettorale non corrispondono poi fatti concreti. Un conto è pontificare dai banchi dell’opposizione come la Meloni ha fatto per anni, altra cosa è governare un Paese: servono competenze e professionalità ma anche serietà. Il Centrosinistra deve ripartire dalle priorità degli italiani quali tasse e pensioni. Dobbiamo rimettere al centro e lottare per un’equità retributiva, per un salario giusto, per una sanità universale”.
“Garantire la salute a tutte le persone, anche indigenti, è una conquista di civiltà. Oggi però in troppi rinunciano a curarsi. La sanità pubblica va rafforzata: il taglio dei fondi voluto dal governo Meloni compromette invece il sistema sanitario e accresce le diseguaglianze”. Lo scrive su Twitter la deputata del Pd Laura Boldrini.