Il deputato del Partito Democratico: “Hanno vinto le elezioni politiche promettendo la riduzione delle tasse e la revisione della riforma Fornero, ma finora zero fatti”
“La Destra ha vinto le elezioni politiche promettendo la riduzione delle tasse e la revisione della riforma Fornero, ma si sono rivelate false promesse”.
A dirlo è Emiliano Fossi, deputato del Partito Democratico e membro della commissione Lavoro.
“Nel Documento di economia e finanza varato dal Governo - sottolinea Fossi - non c’è traccia della riforma della legge Fornero come promesso dal duo Meloni-Salvini, perciò restano i 67 anni come età pensionabile. La ministra Calderone si è limitata ad annunciare che alle pensioni il Governo penserà più avanti. La realtà è dura e la premier Meloni non sa dove trovare le necessarie coperture. La Lega spera di confermare quota 103 ma costa 2,2 miliardi, dove li vanno a trovare? Le uniche risorse disponibili sono state messe sulla revisione dell’Irpef ma ci aspetta un 2024 di tagli. Niente da fare anche per l’assegno unico. Senza dimenticare che i programmi elettorali di tutte le formazioni del centrodestra puntavano da subito a una flat tax per tutte le partite Iva fino a 100mila euro di ricavi o compensi, ed anche in questo caso promesse, solo promesse”.
“Tra un mese, il 14-15 maggio, si voterà in molti Comuni italiani. Gli elettori si stanno rendendo conto che alle promesse da campagna elettorale non corrispondono poi fatti concreti. Un conto è pontificare dai banchi dell’opposizione come la Meloni ha fatto per anni, altra cosa è governare un Paese: servono competenze e professionalità ma anche serietà. Il Centrosinistra deve ripartire dalle priorità degli italiani quali tasse e pensioni. Dobbiamo rimettere al centro e lottare per un’equità retributiva, per un salario giusto, per una sanità universale”.
“Garantire la salute a tutte le persone, anche indigenti, è una conquista di civiltà. Oggi però in troppi rinunciano a curarsi. La sanità pubblica va rafforzata: il taglio dei fondi voluto dal governo Meloni compromette invece il sistema sanitario e accresce le diseguaglianze”. Lo scrive su Twitter la deputata del Pd Laura Boldrini.
Il Governo Meloni taglia la sanità pubblica. Sono a rischio i fondi del Pnrr per le case di comunità, strutture che garantiscono una sanità più vicina ai cittadini. Quella per gli anziani, per i fragili, per chi è solo. Il diritto alle cure è scritto in Costituzione.
Lo ha scritto su Twitter Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“La drammatica esperienza della pandemia dovrebbe aver insegnato a tutti l'importanza decisiva di investire nel rafforzamento dei presidi sanitari pubblici nel nostro Paese.
Il Governo invece sta facendo l'esatto contrario. Dopo una legge di bilancio in cui ha ridotto i futuri impegni economici in sanità, la destra conferma questo grave disinteresse nel Def appena approvato e annuncia di considerare addirittura irrealizzabili i progetti delle case di comunità previsti dal Pnrr”. Così l'on. Piero De Luca, capogruppo PD in Commissione politiche europee alla Camera, intervenendo a Fuori campo su SkyTg24.
“È un atteggiamento grave e pericoloso per i nostri cittadini. Ci opporremo con forza a questi tagli sulla sanità, perché il diritto alle cure per tutti va difeso e tutelato in modo assoluto”, conclude.
"C'è una linea chiara e strategica del governo: il diritto alle cure si paga, non deve essere garantito in modo universale, chi può ricorrerà ai privati, gli altri dovranno accontentarsi di ciò che resta di una sanità pubblica definanziata e lasciata allo sbando. Prima, una legge di bilancio che copre a malapena gli aumenti del costo dell'energia e delle materie prime nel settore sanitrio, quindi una previsione di finanziamenti a scendere verso livelli pre pandemia, infine pochissime risorse nel Def e ieri pure gli annunci del ministro Fitto che considera le case di comunità, uno dei progetti importanti del Pnrr, irrealizzabili. La pandemia sembra non aver insegnato niente a questa destra. A pagare saranno come al solito i più fragili e chi non può permettersi di ricorrere ai privati. Penalizzare la sanità pubblica è uno schiaffo alla Costituzione italiana e agli operatori sanitari che ogni giorno tra mille problemi garantiscono agli italiani il diritto alle cure". Così Marco Furfaro, capogruppo dem in commissione Affari Sociali.
"L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. I drammatici mesi vissuti durante la pandemia di Covid-19 dovrebbero averci insegnato che la sanità pubblica è un bene prezioso da preservare e coltivare per lo sviluppo e il benessere dell’intera collettività. Ma la premier Giorgia Meloni con il Def ha chiaramente indicato che la sanità come diritto per tutti non rientra tra le priorità del suo governo e che si può tranquillamente smantellare a discapito delle fasce più deboli e più esposte alla difficile situazione economica". Lo dichiara la deputata dem Ilenia Malavasi, della commissione Affari sociali.
"Per il Partito Democratico - conclude Malavasi - la salute è un tema di sicurezza nazionale e come tale va trattato. Per questo faremo tutto ciò che è in nostro potere per garantire l’universalismo dell’accesso alle cure e all’assistenza sanitaria e diciamo sin da ora che saremo al fianco dei sindacati e degli amministratori regionali, per organizzare una mobilitazione a sostegno del servizio sanitario nazionale".
“Che i consiglieri regionali di Forza Italia inveiscano ingiustificatamente contro il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, non ci stupisce affatto. Ma questa volta il tentativo di nascondere le responsabilità del governo nazionale sul ‘buco da 200 milioni’ della nostra sanità è più goffo che mai. E siccome la realtà dei fatti è materia ormai sconosciuta alla destra, guardare ai numeri che giustificano quel ‘buco’ aiuterà persino i consiglieri di Forza Italia a comprendere la questione nel merito.” Così, in una nota congiunta, i deputati del Pd pugliesi Ubaldo Pagano, Claudio Stefanazzi e Marco Lacarra.
“Nella sola annualità 2022 – prosegue la nota - senza perciò considerare tutto quello che la sanità pubblica continua a ereditare dal biennio della pandemia, l’SSR pugliese ha dovuto sopportare maggiori costi per circa 710 milioni di euro. Una cifra enorme per affrontare costi contingenti come il rincaro dell’energia (110 mln), l’aumento dell’inflazione (40 mln), il mancato finanziamento della legge sui risarcimenti per gli effetti avversi dei vaccini (20 mln) e tutte quelle spese per contrastare l’emergenza pandemica che non sono state coperte dal governo. Extra-costi, a cui si aggiungono le somme per il rinnovo del CCNL del personale sanitario (105 mln), per le stabilizzazioni del personale assunto durante il Covid (100 mln) e altri aumenti come il finanziamento della spesa farmaceutica e per i servizi socio-sanitari e territoriali. A fronte di questi 710 milioni di nuovi oneri, il governo Meloni ha stanziato appena 260 milioni di euro, poco più di un terzo rispetto al necessario. “Comprendiamo le necessità convergenti di nascondere le mancanze del governo e di attaccare la giunta regionale in assenza di argomenti validi. Ma parlare di presunti aumenti delle addizionali regionali, usando i ‘cittadini come bancomat’, dimostra la totale malafede di quella parte politica. La Puglia, peraltro, è tra le poche regioni d’Italia ad aver bloccato ogni aumento delle sue aliquote nel lontano 2013. E anche invocare oggi ‘la mano santa’ del Presidente Meloni è quantomeno intempestivo. Nella serata di ieri la Regione Puglia ha garantito una soluzione che scongiura qualsiasi aumento delle tasse, trovando nel proprio bilancio le somme necessarie a coprire il ‘buco’, nella colpevole inerzia e sorda indifferenza del governo nazionale.”
“Allora – conclude la nota – ci permettiamo di dare un consiglio non richiesto ai conterranei di Forza Italia. Per quanto poco stia dimostrando di contare Forza Italia nel dirigere la politica nazionale, farebbero prima e meglio a imporsi nelle sedi opportune, a Palazzo Chigi per esempio, per garantire più risorse alla sanità del Mezzogiorno, messa in ginocchio dalle scandalose riforme che Berlusconi & Co. attuarono quasi vent’anni fa. Ma, d’altronde, vanno compresi. Apparire sui giornali è molto più semplice che governare veramente il Paese.”
“Il Def che taglia i fondi alla sanità e il rischio di perdere i fondi Pnrr per le case di comunità sono due facce della stessa medaglia: il governo Meloni smantella il servizio sanitario nazionale. I ricchi potranno curarsi, pagando meno tasse, tutti gli altri dovranno attendere”. Lo scrive su Twitter il deputato dem Alessandro Zan, membro della segreteria nazionale del Partito Democratico con delega ai diritti.
Consiglio di Stato conferma Tar: annullato concorso 47 psicologi
“Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar del Veneto, dando ragione ai ricorsisti bocciati nel concorso di Azienda Zero per 47 psicologi: il concorso non si è svolto nei termini previsti dal bando. Una colpevole distrazione che costa caro e che ritarda la disponibilità del servizio di quasi 50 psicologi, numero esiguo peraltro. Questa distrazione è sintomatica della sciatteria che Azienda Zero e la Regione Veneto rivolgono al servizio sanitario regionale, anche dopo la pandemia. Zaia e Lanzarin invertano la tendenza, se ci tengono alla salute psicofisica dei veneti”.
"Abbiamo avuto un atteggiamento collaborativo e mai pregiudiziale verso la proposta di istituire una commissione d’inchiesta sul covid. E lo abbiamo fatto perché pensiamo che ogni approfondimento utile per comprendere cosa va messo a punto nel sistema per affrontare possibili nuove emergenze sia il benvenuto. Il nostro obiettivo, come dimostrato durante la pandemia, è tutelare la salute dei cittadini. Le forzature di queste ore della maggioranza - che per problemi interni ha prima ritirato un testo e poi ne ha presentato un altro a un’ora dal voto in commissione, senza coinvolgere l’opposizione - sono inaccettabili e dimostrano che l’unico obiettivo è quello di usare vicende gravi e drammatiche per fare propaganda sulla pelle di chi ha sofferto e combattuto il covid. Basti pensare che nel testo si mette in dubbio l’utilità dei vaccini, ammiccando ai novax, e non sono menzionate le regioni, cioè l’istituzione che ha la competenza principale sulla sanità. Siamo usciti dall’aula e abbiamo deciso di non votare la proposta perché è ridicolo fare una commissione d’inchiesta sul covid escludendo le regioni, significa che la destra vuole solo strumentalizzare una tragedia e provare a distogliere l’attenzione dalle incapacità di questo governo nell’affrontare le emergenze del Paese". Così in una nota Marco Furfaro, capogruppo in commissione affari sociali, e i componenti dem Paolo Ciani, Gianni Girelli, Ilenia Malavasi, Nico Stumpo.
“Non pago di aver perso le vertenze di lavoro causate dall’improvvida rimozione di Alfonso Mascitelli dall’Agenzia Sanitaria Regionale e di Armando Mancini dalla direzione della Asl di Pescara, il presidente in scadenza Marsilio mette in atto nuove ingerenze nella sanità attraverso la mancata riconferma del direttore sanitario della Asl di Chieti Angelo Muraglia, chiesta a gran voce dal Comitato dei sindaci con l’assenso del direttore generale Thomas Schael”: l’on. Luciano D’Alfonso spara ad alzo zero contro la giunta regionale sulle nomine nella sanità.
Il deputato del Pd rievoca i casi clamorosi di Mascitelli e Mancini, fatti decadere dai loro incarichi prima della scadenza naturale dei rispettivi mandati, e successivamente vincitori delle cause di lavoro intentate contro la Regione Abruzzo targata centrodestra: “Anche uno studente al primo anno di Giurisprudenza avrebbe capito ictu oculi che quelle revoche erano illegittime. Ma la giunta Marsilio ha tirato dritto per la sua strada, andando violentemente a sbattere contro le sentenze della Corte d’appello di L’Aquila che ha dato piena ragione ai due ricorrenti. La protervia di questa classe dirigente regionale ha conosciuto una doppia sconfitta, ma a quanto pare non è bastato”.
D’Alfonso fa riferimento ad un altro caso scoppiato nel settore della sanità abruzzese, quello relativo al direttore sanitario della Asl teatina Angelo Muraglia: “Il suo contratto in scadenza - spiega il deputato dem - non è stato rinnovato dalla Regione Abruzzo, nonostante una precisa richiesta in tal senso del Comitato dei sindaci, cui si era uniformato anche il direttore generale Thomas Schael. Marsilio ha cercato di bypassare l’argomento sostenendo la sua non competenza sulla materia - e da un certo punto di vista posso anche credergli - ma è chiaro che dietro questa mancata riconferma c’è una volontà politica. Come da prassi consolidata, questa giunta regionale considera il merito come un fattore marginale e alle competenze interne preferisce qualche paracadutato da fuori: forse nei corridoi di palazzo Silone è scoppiata un’epidemia di esterofilia, nel qual caso bisognerebbe intervenire con una profilassi adeguata, ma tra qualche mese saranno gli abruzzesi a sradicare certe insane patologie. Sabato prossimo a Chieti ci sarà una conferenza stampa nella quale chiederemo conto delle nomine ad alto tasso di densità politica e di accompagnamento segnalatore. Riprenderà luce anche un manuale di spartizione insabbiato, che la tecnologia ha restituito alla luce”.
“Il Def che è stato approvato dal CdM di questo pomeriggio non affronta le grandi questioni del Paese, tra cui l'emergenza economica ed il potere d’acquisto delle famiglie italiane. È chiaro che con il duo Meloni-Giorgetti il Paese ha smesso di investire sul futuro e si limita a portare avanti i cavalli di battaglia ideologici della destra. Parlano della discesa della pressione fiscale senza indicare con che modalità intendono raggiungere l’obiettivo: una chiara presa in giro per alimentare aspettative. Distruggono la sanità pubblica con un finanziamento del tutto insufficiente a mantenere il livello delle spese minime per far funzionare i presidi sanitari e la medicina territoriale, scaricando sulle Regioni il compito di dover aumentare la pressione fiscale o ridurre i servizi per far fronte agli aumenti contrattuali del personale ed agli extra costi energetici”. Così il deputato democratico Ubaldo Pagano, capogruppo in commissione Bilancio.
Mettiamo fine a ingiustizia per quasi 100mila persone
“La calendarizzazione in commissione Affari Sociali alla Camera della mia proposta di legge per riconoscere il diritto al medico di base alle persone senzatetto è una buona notizia. Il testo verrà dunque discusso e come Partito Democratico ci impegneremo con tutte le nostre forze affinché possa essere approvato. Sono molto soddisfatto, come per il reddito alimentare, di questo primo passo parlamentare. E lo sono perché per me la politica è proprio questo: tentare di migliorare la vita delle persone, in modo particolare di chi è più fragile. Oggi, quando una persona finisce in strada, in macchina, su un marciapiede, perché non può più permettersi di pagare la casa, perde la residenza, viene cancellata dall’anagrafe del comune e perdere una serie di diritti, tra cui quello al medico di base. Parliamo di padri separati, di chi ha perso lavoro o attività, di chi ha la pensione al minimo, dei cittadini di origine straniera, per un totale di 96mila persone, 60mila delle quali cittadini italiani. Senza casa, senza residenza, senza diritto alla salute. Un'ingiustizia atroce a cui porre fine. Non solo per senso di solidarietà, non solo perché garantire un medico di base sarebbe persino un risparmio, ma per tornare a far sentire le persone senzatetto dei cittadini. Cittadini di cui lo Stato si prende cura”.
Così il capogruppo del Partito Democratico in commissione Affari sociali alla Camera, Marco Furfaro, in un post su Facebook.
“Si erano presentati agli italiani con lo slogan ‘pronti!’. Invece, giorno dopo giorno, quello che emerge sempre di più è che non lo erano affatto. Oltre alla serie di gaffes quotidiane che questa contraddizione porta con sé, emerge un tratto unificante dell’azione del governo: crea nuove ingiustizie, quando diminuisce la progressività delle tasse, fa condoni agli evasori e diminuisce la spesa reale della sanità e della scuola pubblica, elimina il reddito di cittadinanza, vuole limitare nelle Università l’utilizzo della lingua straniera, fa confusione tra chi combatteva al fianco di Hitler e Mussolini e chi per la nostra democrazia. Sullo sfondo l’ombra di un enorme fallimento: quello sul Pnrr, su cui, per l’inerzia di questo governo, si stanno accumulando ritardi gravissimi. La destra rischia di far perdere all’Italia la più grande occasione di cambiamento degli ultimi decenni, una occasione che noi avevamo costruito. Non dimentichiamo mai che grazie alla legge elettorale e a drammatici errori del centrosinistra oggi, certo, la destra gode di una maggioranza parlamentare, ma rappresenta una minoranza di Italiani. A noi e tutte le forze di progresso, politiche, sociali e culturali il compito cruciale di denunciare questa situazione, fare opposizione e costruire un’alternativa”.
Così il deputato dem, Nicola Zingaretti, in un commento pubblicato dall’Huffington Post.
“Il governo sta sbagliando a mettere in discussione il Pnrr con critiche scomposte e sbagliate. La destra diceva di essere pronta, ora, dopo sei mesi che sono alla guida del Paese, non è ammissibile dare le colpe dei ritardi a Draghi, a Conte, all’Ue, all’inflazione... Si tratta di risorse fondamentali per l’Italia. Addirittura il leghista Molinari suggerisce di rinunciarne a una parte. Una follia, parliamo di asili nido, tempo pieno, sanità, transizione ecologica e digitale. Mattarella ha richiamato tutti al senso di responsabilità. Il governo riferisca in Parlamento e spieghi come stanno le cose. Chiediamo trasparenza e saremo intransigenti. Fallire significherebbe, oltre al danno per l’Italia, dare ragione a chi in Europa non crede ad una Unione più integrata”.
Così la deputata del Pd e vicepresidente della commissione Politiche europee, Marianna Madia, intervistata da Radio Immagina, la Web Radio del Partito Democratico.