“Il Partito Democratico voterà contro questo provvedimento non perché contestiamo l’esigenza di semplificazione che, anzi, riteniamo auspicabile e necessaria. Ma questo Ddl trasforma la semplificazione da strumento di chiarezza e accessibilità a veicolo di accentramento e opacità normativa, attraverso norme che conferiscono deleghe in bianco al governo su tantissime materie e riducono il Parlamento a mero organo di ratifica. Un provvedimento, dunque, con una concezione verticistica e procedurale, per giunta a invarianza di bilancio, che non risolve problemi, non accelera processi, non dà risposte. Non si chiama allora semplificazione, ma presa in giro. C’è solo l’articolo 4 che va nella giusta direzione, quello sulla istituzione della valutazione di impatto generazionale, perché manda un segnale chiaro: il Parlamento si assume la responsabilità di considerare le conseguenze sociali e ambientali delle proprie leggi per chi verrà dopo di noi. Purtroppo però questa legge, dietro il nobile obiettivo della semplificazione, nasconde tutt’altro: una deregolamentazione senza benefici reali”.
Così la vicepresidente del Gruppo Dem alla Camera, Simona Bonafè, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del Pd al Ddl Semplificazioni.
“Con la scusa della semplificazione e dei ritardi causati dalla carenza di assunzioni e dalla precarietà del lavoro dei giudici di pace, delegati a trattare le cause di importo minore, questo governo cancella tutte le garanzie di giustizia e di difesa dei cittadini impoveriti. Il Ddl 978, in discussione al Senato, è inaccettabile. Un provvedimento vergognoso che consentirebbe di fatto all’avvocato del creditore di emettere un’ingiunzione di pagamento senza il minimo controllo e supervisione del giudice. È una pericolosa scorciatoia che rischia di trasformare la giustizia civile in un terreno di caccia per chi ha più potere economico e legale”.
Così il capogruppo Pd in commissione Ecoreati e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Già oggi - aggiunge - nonostante il controllo giudiziario, abbiamo visto abusi clamorosi, dove sono stati chiesti fallimenti su debiti inesistenti. Senza il vaglio del magistrato, questi episodi potrebbero moltiplicarsi, colpendo soprattutto famiglie, piccoli proprietari e persone fragili. Ci stiamo avvicinando al dato pericolosissimo per cui Il 20% delle esecuzioni immobiliari riguarda prime case pignorate per debiti condominiali, È un fenomeno in fortissima crescita per l'aumento dei costi energetici e la difficoltà delle famiglie più fragili nel far fronte a questi aumenti. Togliere il filtro del giudice significa spianare la strada a un sistema ormai consolidato di predatori a caccia di prede. Nessuna efficienza può giustificare la perdita delle garanzie di difesa. Invece di colpire ancora una volta le fasce più deboli della popolazione italiana - conclude - il governo sostenga e stabilizzi l'istituto dei giudici di pace”.
“Con il ddl Valditara questo Governo continua a trattare la scuola come una voce di spesa da tagliare, non come una comunità da valorizzare. Ancora una volta si interviene a colpi di decreti legge, senza confronto e senza visione. Cambiare nome all’esame di Stato e ridurre i commissari non è una riforma pedagogica, ma un taglio mascherato da semplificazione, che vale quasi trenta milioni di euro in meno per l’istruzione.
Dietro la retorica del merito si nasconde un modello di scuola sempre più verticistica e dove la partecipazione democratica degli organismi collegiali perde valore.
Il Partito Democratico dice no a un modello che accentra poteri e taglia risorse, che ignora la voce di studenti e docenti. La scuola non ha bisogno di maquillage o propaganda, ma di investimenti veri, stabilità e fiducia.
Il Governo non può continuare a trattare l’istruzione come un costo o un adempimento burocratico: la scuola è il cuore della Repubblica e come tale merita dignità ”. Lo ha detto in Aula Valentina Ghio, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, in discussione generale sul ddl Valditara.
“Il sistema dei porti italiani non può essere paralizzato dai continui scontri, evidenti o latenti, che caratterizzano la maggioranza di governo. Noi riteniamo che sia fondamentale, al contrario, confrontarsi su questo argomento partendo dal presupposto irrinunciabile che lo stallo non fa bene al tessuto produttivo del Paese. Anche in questo caso Salvini, con la decisione di procedere comunque ed in solitudine alle nomine dei vertici delle autorità portuali pensa al proprio tornaconto che non a quello più generale determinando, peraltro, una violazione delle prerogative in capo alle commissioni parlamentari”.
Così il segretario del Pd Sicilia e capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo, a margine di “Italian Cruise day” in corso alla Vecchia Dogana del Porto di Catania.
“Per quanto concerne invece la sedicente riforma dei porti - aggiunge- fino ad ora abbiamo solo letto annunci più o meno roboanti. Auspichiamo che quanto prima arrivi in Parlamento e che magari, il governo e la maggioranza, abbiano la voglia di alimentare un confronto vero. A nostro giudizio serve un intervento normativo che garantisca una semplificazione certa ed affronti i nodi del settore a partire da una schiarita sulla governance. Insomma - conclude - i porti per noi sono terreno di confronto e non di scontro interno".
“Dietro il nome rassicurante di Filiera della Moda certificata, il governo introduce una norma preoccupante: svincola le imprese committenti, cioè i grandi brand, dalle responsabilità lungo la filiera produttiva, scaricandole tutte sulle PMI. Sono proprio le piccole e medie imprese il cuore del Made in Italy, quelle che producono la qualità su cui si fondano le grandi firme” così la vicepresidente del gruppo parlamentare del Pd alla Camera, Simona Bonafè, il capogruppo dem in commissione attività produttive, Alberto Pandolfo e il democratico Andrea Gnassi che annunciano la presentazione di un emendamento per cancellare la norma voluta dal governo non appena il provvedimento arriverà alla camera.
“Quella che viene presentata come una semplificazione rischia infatti di colpire chi rispetta regole, contratti e standard di qualità del lavoro. Le aziende corrette si troveranno a competere con chi potrà aggirare più facilmente le norme, generando concorrenza sleale e indebolendo la parte più sana del settore.
La moda italiana non ha bisogno di scorciatoie. Servono regole chiare, responsabilità condivise e strumenti che valorizzino chi produce nel rispetto delle persone e del territorio, ma con Urso non c’è verso: sembra un Re Mida al contrario, qualsiasi cosa tocchi la trasforma in qualcosa di negativo”, concludono i dem.
“Le dichiarazioni sulla presunta inefficienza della Regione Toscana sono inaccettabili e prive di fondamento. Secondo la collega di Fdi Buonguerrieri la Toscana avrebbe ricevuto 884 milioni per i danni subiti dai dissesti idrogeologici e ne avrebbe spesi solamente il 25%, cosa del tutto falsa.
Invece di alimentare scontri politici, sarebbe più utile che il Governo collaborasse concretamente con i territori colpiti dal dissesto idrogeologico. La Toscana ha dimostrato capacità di spesa e visione, con interventi reali sul territorio e una pianificazione urbanistica che è da anni un modello di sostenibilità. Il vero problema è l’inerzia dell’esecutivo, che continua a ignorare le richieste di semplificazione normativa e a ritardare l’erogazione dei fondi promessi. Servono meno slogan e più responsabilità istituzionale”. Lo dichiara Eleonora Evi, deputata Pd, in missione con la commissione parlamentare d’inchiesta dissesto idrogeologico in Toscana, replicando alle dichiarazioni della deputata di Fdi Alice Buonguerrieri, che nell’ambito dei lavori della missione “vaneggia di fantomatici 884 milioni che la Toscana avrebbe ricevuto per interventi di riduzione del rischio”.
“Prendiamo atto della risposta del governo in Aula oggi per cui - diversamente da quanto sostenuto dal sottosegretario Butti in Commissione Semplificazione - si va verso una proroga della convenzione per il servizio Spid di 24 mesi estensibile a 36 mesi. E' una scelta opportuna che il Pd sollecita dalla scorsa primavera quando l'orientamento del governo era quello di dismettere lo Spid all inizio del 2026". Lo dichiara il capogruppo Pd in Commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo in un'interpellanza urgente.
"Sono confortanti pure le notizie relative all'erogazione dei 40 milioni alle aziende interessate che da anni svolgono un servizio di grande rilevanza senza percepire le somme pattuite", continua il parlamentare dem. "Continueremo nei prossimi mesi a monitorare l'utilizzo dell'identità digitale per accertare che si raggiunga l'obiettivo previsto dal Pnrr di 42,3 milioni di identità digitali attivate. Oggi siamo a circa 40 milioni che coprono l '80% della popolazione maggiorenne grazie proprio allo Spid. Sullo sfondo resta la sfida della carta di identità elettronica con accessi di poco superiori ai 6 milioni per cui serve un cambio di marcia da parte del governo sulle aree interne e sulle persone più anziane su cui i risultati sono scarsi e l'azione del governo assente", conclude Barbagallo.
"Il governo ha deciso l'inserimento dell'Umbria, insieme alle Marche, nelle Zone economiche speciali. È una decisione che di per sé è difficile non condividere, nonostante sia tardiva e appaia troppo smaccatamente schiacciata sulla imminente scadenza elettorale nelle Marche. Decidere queste cose alla immediata vigilia di un voto contiene un sapore elettoralistico e propagandistico, che imprese e cittadini non meritano. Comunque leggeremo bene il provvedimento, le risorse contenute, l'effettiva e reale praticabilità. Da mesi sosteniamo la necessità di aiutare le imprese, gli investimenti, le famiglie, lo abbiamo fatto con emendamenti e ordini del giorno che prevedevano sgravi fiscali e contributivi, semplificazione delle procedure, tutti respinti dall'esecutivo e dalla maggioranza. Sono misure fondamentali per le aree interne, soprattutto per quelle colpite dal terremoto. Valuteremo bene il testo del provvedimento e le risorse disponibili, chiedendo fin da ora che, anche dopo le elezioni regionali, si sostengano davvero le imprese e le famiglie, le aree interne. Lo si deve fare con politiche industriali serie, con supporto alle produzioni manifatturiere e agroalimentari, per il costo dell'energia e delle bollette, per infrastrutture ferroviarie, stradali e digitali che richiamino investimenti e promuovano innovazione. E con politiche che contrastino gli effetti dei dazi imposti da Trump, verso i quali la Presidente Meloni ha tenuto una linea troppo remissiva e accomodante. Essere inseriti nella Zes è dunque solo un primo passo, compiuto il giorno dopo una manifestazione elettorale della stessa Meloni nelle Marche. Le nostre regioni meritano molto altro e meritano attenzione sempre, non solo quando si vota". Così i parlamentari PD Anna Ascani e Walter Verini.
“Il sottosegretario Butti sembra ignorare il crescente dibattito scientifico sul rapporto tra social network e salute fisica e mentale di bambini e preadolescenti. Dire che la tecnologia è neutra è una semplificazione pericolosa. Nessun pediatra consiglierebbe di mettere uno smartphone in mano a un bambino di due anni, così come non gli daremmo un’automobile.
Stabilire un’età minima non significa demonizzare gli strumenti, ma proteggere i più piccoli. La tecnologia non va fermata, va guidata, come ha ricordato Papa Leone a proposito dell’intelligenza artificiale: deve essere sempre al servizio dell’essere umano.
Aprire invece il dibattito sui contenuti da mostrare o vietare online rischia di portarci su un terreno scivoloso e pericoloso, dove qualcuno decide cosa si può o non si può mettere in rete. È sulle modalità di accesso che dobbiamo concentrarci, per costruire soluzioni efficaci e condivise a tutela dei minori.
Quanto poi all’identità digitale,
non entro nel merito su quale governo abbia introdotto sia SPID che CIE – per carità di Patria – ma i fatti sono facilmente verificabili”.
Così la deputata democratica, componente della commissione bicamerale infanzia e adolescenza Marianna Madia che, sul tema della regolamentazione dei social per i minori, ha presentato una proposta bipartisan insieme alla senatrice FdI Lavina Mennunni
“Non commento le inchieste giudiziarie. Mi auguro e sono certo che l’amministrazione comunale di Milano potrà chiarire le cose anche perché il Sindaco Sala è un capace amministratore e soprattutto una persona onesta”. Lo ha detto a Radio radicale il deputato del Partito Democratico Roberto Morassut, da anni impegnato nel campo delle politiche per il territorio e per le periferie, che ha poi aggiunto: “Certo è che oggi, in tutta Italia, le leggi vigenti in materia urbanistica ed edilizia creano continuamente corto circuiti normativi tra livelli nazionali e regionali che possono sfociare in illeciti”.
“Il rischio maggiore - ha spiegato Morassut - si annida quando si deve valutare un ‘interesse pubblico’ nelle cosiddette valorizzazioni di aree o immobili che mutano le originarie destinazioni d’uso, cosa che avviene ormai di continuo e ovunque. L’interesse pubblico, che pure è definito chiaramente nella legge sugli espropri, è diventato un concetto astratto o estetico nelle procedure amministrative e invece deve rispondere ad una reale stima dei valori in gioco tra il soggetto privato e l’amministrazione pubblica che fanno un accordo: va calcolato e fissato sul piano dei valori reali finanziari e patrimoniali”.
“C’è una norma di legge - ha ricordato il deputato dem - che indica come questo calcolo va fatto, ed è l’articolo 16 comma d-ter del Testo Unico per l’edilizia (380/2001) che io introdussi nel 2015 con un emendamento alla legge di stabilità di allora e che stabilisce che i valori aggiuntivi delle trasformazioni debbono essere divisi per metà tra pubblico e privato. È una norma troppo ignorata, spesso aggirata, ma che va invece applicata scrupolosamente e che dovrebbe essere implementata con un’organizzazione amministrativa in grado di fare computi estimativi congrui. È lì, peraltro, la chiave per affrontare efficacemente anche il tema della casa e di una nuova politica per l’Erp che superi questo coro di 'piani casa’, annunci e vuote promesse che da venti anni non hanno prodotto un bel nulla e solo tante regalie”.
“Questa norma - ha concluso Morassut - va applicata e migliorata ancora nell’interesse pubblico vero e per rendere più gusta la spartizione dei profitti enormi che ormai le politiche di rigenerazione urbana sono in grado di mobilitare. Poi a Milano c’è stato un problema di procedure forse troppo ristrette. Penso che di fronte a trasformazioni importanti non si possa negare la pubblicità e la partecipazione. La semplificazione delle procedure deve avere dei confini. Sennò si sfocia in una sorta di dittatura urbana. Sono cose che però non riguardano solo Milano ma tutta Italia. Bisogna fare degli interventi legislativi altrimenti vi saranno altri incidenti che magari non dipendono da corruzione ma solo da caos”.
Mentre le comunità locali continuano a farsi carico dei bisogni dei territori, il Governo Meloni impone nuovi tagli che rischiano di compromettere la tenuta sociale e istituzionale del Paese.
È questo il senso dell’iniziativa promossa dall’On. Nadia Romeo, parlamentare del Partito Democratico, e dal Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani, che mercoledì 2 luglio, alle ore 16.00, terranno una conferenza stampa presso la sala stampa della Camera dei Deputati sul tema “Tagli senza precedenti: il futuro degli enti locali – Dal collasso della finanza locale alle proposte di rilancio dei Comuni”.
Accanto alla deputata Romeo e al portavoce del Coordinamento, Virgilio Caivano, interverranno Elena Maria Gubetti, sindaca di Cerveteri (Roma), Nicola Zanca, sindaco di Gaiba (Rovigo), e Alessandro Gisoldi, tra i promotori della proposta di legislazione differenziata per i piccoli Comuni.
Nel corso della conferenza verrà lanciato l’allarme sui tagli indiscriminati previsti dalla manovra finanziaria: oltre 3 miliardi di euro sottratti agli enti locali tra il 2025 e il 2029. Si tratta di misure che colpiscono in modo particolare i Comuni più piccoli, cancellando risorse vitali per garantire servizi essenziali, manutenzione delle opere pubbliche, interventi per le fasce più deboli e contrasto allo spopolamento.
Ma l’incontro non sarà solo occasione di denuncia. I promotori presenteranno anche proposte concrete per invertire la rotta: dalla riallocazione delle risorse inutilizzate del PNRR al rifinanziamento del Decreto Crescita, fino all’avvio di una nuova stagione legislativa per i piccoli Comuni, fondata su semplificazione, autonomia e responsabilità.
In particolare, la proposta di legislazione differenziata, elaborata dal Coordinamento, punta a riconoscere una cornice normativa più adatta alla realtà dei piccoli centri, per garantire loro strumenti specifici, risorse adeguate e maggiore capacità decisionale.
Per i Comuni italiani, e per l’Italia intera, non è più il tempo dei tagli, ma delle scelte coraggiose.
L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul canale ufficiale della Camera dei Deputati.
Parteciperanno il mondo sindacale e delle imprese
Si terrà oggi mercoledì 28 maggio, alle ore 16 presso la Sala Stampa di Montecitorio, la conferenza stampa in tema di digitalizzazione e semplificazione del sistema-Paese, organizzata dall’On. Marco Lacarra in collaborazione con SEI Confimpresa, organizzazione sindacale fondata da un gruppo di imprenditori italiani con il compito di tutelare le imprese in ambito sindacale, economico-finanziario e tecnologico.
All’iniziativa, moderata da Sasha Mauro De Giovanni, interverranno Marco Lacarra, Marco Simiani, Ubaldo Pagano e Claudio Stefanazzi, deputati del Partito Democratico, Rino De Martino, Presidente Nazionale SEI Confimpresa, Claudio Capodieci, Segretario nazionale FAILM, Claudio Armeni, Segretario Generale Confederazione S.E.L.P., Laura Castelli, già Viceministra dell’Economia e delle Finanze, Luigi Troiani, Professore di Relazioni Internazionali e Storia e Politiche delle istituzioni europee alla Pontificia Università San Tommaso d'Aquino di Roma.
Per accrediti inviare mail a fabio.mancini@camera.it
Parteciperanno il mondo sindacale e delle imprese
Si terrà domani mercoledì 28 maggio, alle ore 16 presso la Sala Stampa di Montecitorio, la conferenza stampa in tema di digitalizzazione e semplificazione del sistema-Paese, organizzata dall’On. Marco Lacarra in collaborazione con SEI Confimpresa, organizzazione sindacale fondata da un gruppo di imprenditori italiani con il compito di tutelare le imprese in ambito sindacale, economico-finanziario e tecnologico.
All’iniziativa, moderata da Sasha Mauro De Giovanni, interverranno Marco Lacarra, Marco Simiani, Ubaldo Pagano e Claudio Stefanazzi, deputati del Partito Democratico, Rino De Martino, Presidente Nazionale SEI Confimpresa, Claudio Capodieci, Segretario nazionale FAILM, Claudio Armeni, Segretario Generale Confederazione S.E.L.P., Laura Castelli, già Viceministra dell’Economia e delle Finanze, Luigi Troiani, Professore di Relazioni Internazionali e Storia e Politiche delle istituzioni europee alla Pontificia Università San Tommaso d'Aquino di Roma.
Per accrediti inviare mail a fabio.mancini@camera.it
“L'8 e 9 giugno si vota per il referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. La vittoria del sì significherebbe creare una società della convivenza nella quale si cresce insieme e si diventa italiani in uno Stato che cresce e forma coesione sociale. Sulla cittadinanza il quesito è semplice: si vota sì se si vuole passare da 10 a 5 gli anni necessari per poter richiedere la cittadinanza italiana a persone che vivono in Italia, studiano, lavorano e crescono i propri figli in Italia”. Così la deputata PD Ouidad Bakkali in una nota sui prossimi referendum dell'8 e 9 giugno.
“Bisogna ricordare – continua l'esponente dem - che al tempo necessario per ottenere la cittadinanza italiana vanno purtroppo aggiunti spesso ulteriori 4 anni di lavorazione delle pratiche burocratiche, quindi si tratta di lasso di tempo che da 14 si ridurrebbe a 9 anni. L'impatto del voto è enorme per la semplificazione della vita di queste persone e delle loro famiglie: non dimentichiamo che sono i nostri compagni di classe, di sport e vicini di casa”, conclude Bakkali.“L'8 e 9 giugno si vota per il referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. La vittoria del sì significherebbe creare una società della convivenza nella quale si cresce insieme e si diventa italiani in uno Stato che cresce e forma coesione sociale. Sulla cittadinanza il quesito è semplice: si vota sì se si vuole passare da 10 a 5 gli anni necessari per poter richiedere la cittadinanza italiana a persone che vivono in Italia, studiano, lavorano e crescono i propri figli in Italia”. Così la deputata PD Ouidad Bakkali in una nota sui prossimi referendum dell'8 e 9 giugno.
“Bisogna ricordare – continua l'esponente dem - che al tempo necessario per ottenere la cittadinanza italiana vanno purtroppo aggiunti spesso ulteriori 4 anni di lavorazione delle pratiche burocratiche, quindi si tratta di lasso di tempo che da 14 si ridurrebbe a 9 anni. L'impatto del voto è enorme per la semplificazione della vita di queste persone e delle loro famiglie: non dimentichiamo che sono i nostri compagni di classe, di sport e vicini di casa”, conclude Bakkali.
“Un quadro normativo certo per regolamentare l’accesso all’attività d’impresa nel settore dell’edilizia”.
Questo l’obiettivo della proposta di legge presentata dal capogruppo Pd in commissione Ambiente alla Camera, Marco Simiani, sottoscritta anche dai colleghi Gian Antonio Girelli, Maria Stefania Marino, Toni Ricciardi, Nadia Romeo e Andrea Rossi.
Il provvedimento nasce dalla necessità di introdurre anche in Italia requisiti minimi tecnico-professionali per le imprese operanti nell’edilizia, colmando un vuoto normativo ritenuto ormai anacronistico. La proposta è stata elaborata con il confronto con le principali associazioni di categoria, per garantire un equilibrio tra semplificazione e qualificazione del settore.
“Il comparto edile - spiega Simiani - nonostante i continui attacchi della destra che ha smantellato ogni incentivo, resta uno dei pilastri dell’economia e dell’occupazione del nostro Paese. Proprio per questo, è fondamentale garantire la sicurezza nei cantieri, la trasparenza del mercato e una concorrenza leale, attraverso l’introduzione di criteri professionali certificati, sistemi di controllo efficaci e sanzioni proporzionate”.