Pd presenta interrogazione urgente al ministro Salvini
“Un periodo di grave siccità, nonostante le ultime piogge, sta colpendo duramente la Sicilia. Chiediamo al governo, e in particolare al ministro delle Infrastrutture Salvini, come intenda fronteggiare e con la massima urgenza, una situazione che sta mettendo in grave difficoltà l’intera Regione” A chiederlo, attraverso una interrogazione al ministro per le Infrastrutture e dei Trasporti, sono i parlamentari del Pd Giuseppe Provenzano (primo firmatario) Anthony Barbagallo, Maria Stefania Marino, Giovanna Iacono e Fabio Porta. “Al momento – si legge nel testo dell’interrogazione- proprio a causa della carenza idrica sono già 150 i comuni dell’isola nei quali l’acqua è razionata nella sua erogazione quotidiana, creando disagi e disservizi alle comunità locali. Per fronteggiare la crisi – proseguono gli esponenti del Pd - la Regione ha provveduto a nominare un commissario straordinario, con la predisposizione di un piano da 150 milioni di euro senza però le corrispondenti coperture e soprattutto ha ipotizzato un piano di razionamento con tagli all’erogazione dell’acqua dal 10 fino al 45 % rispetto alla media”. Gli esponenti del Pd evidenziano inoltre che “il Piano ha messo immediatamente in allarme, in particolare, il settore agricolo che rischia di affrontare un periodo estivo con una disponibilità di acqua limitata che pregiudicherebbe un anno di lavoro con devastanti impatti produttivi e anche occupazionali”. Nel testo dell’interrogazione dei Dem, si legge inoltre che “per la manutenzione degli impianti servirebbero circa un miliardo di euro e il mancato utilizzo delle risorse del PNRR rappresenta una oggettiva aggravante, anche perché sembrerebbero non esservi disponibili altre risorse. I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti – si evidenza nel testo – ed espongono la Sicilia ad affrontare situazioni di estrema difficoltà anche per il futuro. Occorrerebbe – concludono i Dem- una adeguata programmazione di interventi infrastrutturali dedicati proprio a dotare la Sicilia di adeguate infrastrutture idriche senza disperdere l’indispensabile risorsa”.
Il Governo ha costruito una narrazione attorno al nuovo codice della strada tutta contro le giovani generazioni, dimenticando, però, che gli over 70 alla guida oggi sono circa 3 milioni. In base ai dati non soltanto del Partito Democratico, ma anche delle società scientifiche della medicina generale, un conducente su tre di quelli che muoiono sulla strada è purtroppo una persona che ha più di 65 anni, con numeri che sono molto preoccupanti, perché ogni anno gli anziani che muoiono per incidenti stradali sono circa 1.000, di cui il 40 per cento addirittura superiore ai 75 anni. La probabilità che gli anziani vengano coinvolti in incidenti stradali rispetto agli altri cittadini è superiore al 20 per cento. Abbiamo posto al governo e alla maggioranza la questione che per noi è di assoluta rilevanza, presentando un emendamento che prevedeva al compimento di 85 anni di età un esame pratico di guida, senza ulteriori rinvii documentali e senza aspetti burocratici particolari. Ma da parte loro non c’è stata nessuna apertura al confronto, perché soprattutto da parte del ministro Salvini registriamo più un approccio propagandistico che una reale esigenza di aumentare la sicurezza sulle strade e salvare vite umane.
Così il capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo.
Pd presenta interrogazione, “a rischio investimento strategico previsto dal Pnrr”
Maggiori criticità in Emilia Romagna, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta
“La realizzazione della Fiber to the home (Ftth) è uno dei piani portanti della digitalizzazione dell’Italia da raggiungere tramite il Pnrr. Per raggiungere gli obiettivi relativi alle aree grigie (non totalmente a mercato) sono state finanziati interventi tramite Infratel con OpenFiber e Tim. La situazione è delicatissima e grande è l’allerta per le continue notizie riguardanti l’incapacità di OpenFiber di raggiungere gli obiettivi” è quanto si legge nelle premesse dell’interrogazione parlamentare ai Ministri Giorgetti e Urso che è stata presentata da Nicola Zingaretti insieme ai deputati democratici della Commissione Trasporti della Camera, Andrea Casu, Anthony Barbagallo, Valentina Ghio, Ouidad Bakkali, e Roberto Morassut.
Per Nicola Zingaretti “si rilevano forti criticità che mettono seriamente a rischio un investimento strategico per il paese previsto dal Pnrr. I maggiori ritardi in termini di avanzamento dell’investimento – si legge nell’interrogazione – si registrano in Emilia Romagna, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta. È inoltre molto grave – sottolinea infine il democratico - che vi sia difficoltà a reperire un quadro certo e veritiero della situazione: i ministri Giorgetti e Urso hanno il dovere di riferire in parlamento”:
ECCO IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERROGAZIONE
Al Ministro delle Imprese e del made in Italy, al Ministro dell'Economia e delle finanze
- Per sapere - premesso che:
la realizzazione della Fiber to the home (Ftth) è uno dei piani portanti della digitalizzazione dell’Italia da raggiungere tramite il Pnrr;
per raggiungere gli obiettivi relativi alle aree grigie (non totalmente a mercato) sono state finanziati interventi tramite Infratel con OpenFiber e Tim;
la situazione è delicatissima e grande è l’allerta per le continue notizie riguardanti l’incapacità di OpenFiber di raggiungere gli obiettivi;
al Ministero delle imprese e del Made in Italy, a cui compete la regia sul piano per le aree bianche a fallimento di mercato, OpenFiber ha chiesto più volte contro le regole di rivedere la concessione del 2017. Da ultimo prevede la fine dei lavori non prima di Settembre 2024;
il percorso verso il conseguimento del target previsto per settembre 2024 risulta ancora lungo: il Piano doveva garantire una copertura a circa 8,4 milioni di unità immobiliari, di cui circa 6,3 milioni in FTTH e 2,1 milioni in FWA, per un totale di 7.413 Comuni. A ciò si aggiungono i target finali di copertura delle sedi della PA e delle aree industriali, pari ad una copertura di 29.895 beneficiari in tecnologia FTTH. A dicembre 2023, risultavano coperte in FTTH circa 3,4 milioni di unità immobiliari (54% target finale) e 18.616 sedi di PA e aree industriali (62% target finale) per un totale di circa 3.859 Comuni raggiunti dall’infrastruttura di rete;
in particolare si rilevano criticità in Liguria, dove il tasso di avanzamento è fermo al 25%, in Emilia-Romagna, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta, dove non si supera il 50%; molte sono le denunce di difficoltà a potersi connettere in molte zone del Paese e la difficoltà a reperire un quadro certo e veritiero della situazione;
rilevanti appaiono le difficoltà finanziarie che tanto Open Fiber quanto TIM sembrano registrare nel rapporto tra remunerazione degli investimenti, pagamento del debito e sostenibilità finanziaria.
S’interrogano i ministri, per sapere se corrisponda al vero che:
• al 31 dicembre 2023 sono state attivati da Open Fiber solo 240.578 clienti nelle aree bianche, sussidiate al 100% con fondi pubblici a fronte di lavori contabilizzati per un importo di 1.783.781.431 euro;
• non sia attivato il 40% delle richieste ricevute e che verosimilmente in questi casi l’unità
immobiliare dichiarata dove il servizio è attivabile in realtà non lo sia;
• OpenFiber ha dichiarato più di 1,6 miliardi di extracosti rispetto al bando iniziale (progetto BUL) relativo al piano aree bianche accumulando un ritardo superiore ai 4 anni;
• nelle aree bianche coperte da FWA su un totale di 1.597.753 unità immobiliari dichiarate da OpenFiber figurano ad oggi solo 536 clienti attivi e quale sia il motivo di tale situazione;
• OpenFiber rischia di mancare il raggiungimento delle milestone previste dal PNRR per le aree grigie entro il giugno 2026;
• OpenFiber per il rifinanziamento del suo debito chiede una ulteriore iniezione di liquidità pari a 2,8 miliardi di cui 900 milioni da parte delle Istituzioni pubbliche;
• OpenFiber ha chiesto al Governo di rendicontare come coperti anche i civici adiacenti a quelli previsti dal finanziamento PNRR ma non presenti nel disciplinare di gara ai fini del raggiungimento dei target del progetto Italia a 1 Giga e, in caso affermativo, se il Governo ritenga accettabile tale soluzione dalla Commissione europea;
• Infratel, pur avendo evidenza della situazione non ha preso tempestivamente i dovuti provvedimenti e soprattutto non ha effettuato, in quanto concedente, i dovuti controlli; quali iniziative urgenti intendano porre in essere, in considerazione di quanto premesso, per evitare di perdere i fondi PNRR destinati alle infrastrutture digitali di nuova generazione.
"Il nuovo codice della strada del governo è stato ribattezzato dalle associazioni dei familiari delle vittime sulla strada come il codice della strage. Al ministro Salvini chiediamo di tenerne conto, di fermarsi e aprirsi alle tante proposte che stanno emergendo in questi giorni”. Così il capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo che sottolinea “Il provvedimento che stiamo discutendo è del tutto inadeguato e ancorato all'impostazione del secolo scorso che vede l’automobile centrale e non riconosce le opportunità che arrivano dalla tecnologia per potenziare la sicurezza. È poi del tutto incomprensibile che questa riforma non intervenga con nettezza sulla prima causa di morte sulle stradi, che è la velocità, e penalizzi la ciclabilità e la mobilità sostenibile”.
“Nel 2022 – ha proseguito - sono stati 3.159 i morti in incidenti stradali, una media di 9 morti al giorno. Sono stati 165.000 gli scontri e oltre 223.000 i feriti (600 al giorno). Siamo di fronte ad un vero e proprio bollettino di guerra. Per questo abbiamo chiesto al governo di non utilizzare la solita propaganda ma di dare risposte concrete. Purtroppo la maggioranza non vuole aprirsi al confronto. Il testo che uscirà dal parlamento sarà deludente e non offrirà contributi concreti alla sicurezza stradale.
Domani Urso risponderà a interrogazione parlamentare Pd
“E’ necessario sostenere le piccole e medie imprese e gli enti pubblici dagli attacchi hacker con finanziamenti ad hoc per adeguare le loro difese ad un modo criminale che ha maggiori mezzi a disposizione. Ad oggi le risorse a disposizione sono modeste: il Pnrr prevede una spesa complessiva di 623 milioni di euro sulla cybersicurezza. Parliamo di una quota minima in confronto ai 41,3 mld di euro dati alla missione dell’innovazione digitale. Anche con gli ulteriori stanziamenti messi a disposizione dell’esecutivo che, secondo fonti di stampa sarebbero circa 240 mln di euro, siamo molto distanti dalle risorse necessarie indicate dalla strategia nazionale di cybersicurezza. Il governo deve garantire le adeguate risorse previste dalla strategia nazionale della cybersicurezza per dotare il sistema nazionale delle imprese e degli enti pubblici di strumenti necessari a sostenere il cambiamento non più rinviabile”.
Lo dichiarano i deputati della commissione Trasporti della Camera, Andrea Casu, Anthony Barbagallo, Ouidad Bakkali, Valentina Ghio, Roberto Morassut e Matteo Mauri, che hanno presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico, Adolfo Urso che risponderà domani alla camera.
Comandano macchine e velocità e non si rispettano gli utenti più fragili
“Il giudizio del Partito Democratico sul nuovo codice della strada è chiaro e netto: parla al secolo scorso, non tiene conto delle nuove tecnologie e distrugge gli sforzi fatti negli ultimi anni sulla mobilità sostenibile. Basterebbero le mobilitazioni che stiamo vedendo in questi giorni nelle piazze italiane, basterebbe l'appello degli amministratori locali, di chi conosce il territorio e sa come si muovono le persone nelle nostre città, per fermarsi un attimo e rendere, innanzitutto, questo codice della strada contemporaneo, perché poggia sulla regola del più forte. Sulle strade italiane abbiamo nove morti al giorno, più di 3000 ogni anno, a causa della velocità, a causa della distrazione, del mancato rispetto delle precedenze”. Così la deputata dem Ouidad Bakkali, componente della commissione Trasporti, intervistata sul sito web dei deputati Pd.
“Le strade e le città – ha aggiunto Bakkali - sono spazi che devono essere inclusivi, democratici, per questo abbiamo chiesto di fare un lavoro insieme, corale, invece si è proseguito col populismo, lavorando sulla riduzione dello spazio di autonomia dei comuni nel progettare le piste ciclabili. Chi si sentiva insicuro prima, chi cammina per strada, chi in bicicletta, le persone con disabilità, continueranno a sentirsi insicuri perché non si punisce la velocità. C’è leggerezza sul tema dello smartphone, grazie al nostro intervento abbiamo introdotto un aggravio a chi usa il cellulare alla guida. Occorre cambiare il paradigma, ovvero che sulla strada non comandano le macchine e la velocità, ma si rispettano gli utenti più fragili".
*Gianassi (Pd): “Salvini parla di sicurezza, ma la destra boccia emendamenti che salverebbero centinaia di vite”*
“Oggi in aula è stato bocciato l’emendamento del Codice della strada che prevedeva l’obbligo di sensori d’allarme sui mezzi pesanti. Si tratta di una gravissima occasione persa da parte della maggioranza, che avrebbe incrementato la sicurezza nelle nostre strade. Il ministro Matteo Salvini parla di sicurezza, ma un intervento come questo, assolutamente ragionevole che andava nella direzione di salvare la vita a centinaia di persone che ogni anno muoiono a causa di impatti con mezzi pesanti sprovvisti di sensore di allarme, è stata respinto, cosa già avvenuto in Commissione trasporti.
I lavori si sono interrotti e riprenderanno martedì prossimo con l’esame degli altri emendamenti, alcuni ancora su questo tema.
Speriamo quindi in un ripensamento da parte del governo e della maggioranza perché la bocciatura di oggi è un atto davvero sbagliato” dichiara il deputato dem Federico Gianassi che ha presentato la proposta emendativa sostenuta dal suo gruppo parlamentare.
“Questa riforma non guarda al futuro ma è solo un testo lacunoso e dannoso che mina la sicurezza delle persone e non affronta i veri problemi e le principali cause di morte sulla strada: la velocità e la distrazione”. Lo hanno detto oggi Elly Schlein e i deputati democratici della commissione trasporti di Montecitorio Anthony Barbagallo, Roberto Morassut, Andrea Casu e Ouidad Bakkali nella conferenza stampa alla Camera contro il Nuovo Codice della Strada a cui hanno partecipato anche Annalisa Corrado, Responsabile Ambiente del Pd, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, e rappresentanti di Legambiente e delle diverse associazioni dei familiari e delle vittime della strada.
Un Codice che parla al secolo scorso che non tiene conto delle possibilità delle nuove tecnologie, che distrugge gli sforzi fatti negli ultimi anni sulla mobilità sostenibile e lo sharing. Una riforma che pone la dittatura delle automobili al centro dell’intera normativa. Una vera follia legislativa che attacca l'autonomia dei sindaci, negando gli investimenti sul Tpl e imponendo anche vincoli e imposizioni su dove fare le piste ciclabili.
"Il Pd ha illustrato una serie di proposte alternative messe a punto insieme alle associazioni di settore. Questo governo ci sta portando nella direzione opposta a quella che servirebbe. La riforma è sbagliata, il ministro Salvini si fermi”, ha concluso Elly Schlein ribadendo che il Pd continuerà a appoggiare le mobilitazioni contro questa riforma.
“La Premier, nemmeno oggi, ha perso l’occasione per ricordarci che della Toscana le interessa poco: si presenta con un’ora di ritardo e porta alla Toscana solo la ripartizione di fondi Ue, atto dovuto di risorse già disponibili. Non un euro in più dal suo governo, che continua a dimenticare i toscani: su sanità, alluvione, trasporti e tanto altro ancora una volta nessuna risposta. I 683 milioni di euro per la Toscana dei Fondi di sviluppo e coesione sono un atto dovuto, non c’è un soldo in più dal governo ma solo la ripartizione di risorse europee stanziate da Bruxelles”.
Lo dichiara il deputato Pd e segretario Dem della Toscana, Emiliano Fossi, sulla firma tra governo e Regione Toscana dell’accordo sul Fondo Sviluppo e coesione.
“La premier - aggiunge - è venuta a fare campagna elettorale, ma non abbocchiamo: Giorgia Meloni ha portato una borsa vuota e continua ad utilizzare il suo ruolo istituzionale per la propaganda. La Toscana e i Toscani hanno bisogno di risposte, a partire dalle richieste del governatore Giani, a cui va il nostro sostegno per le difficoltà in cui sta operando e tutta la nostra solidarietà per il poco rispetto che Meloni ha dimostrato oggi nei suoi confronti e dell’istituzione che rappresenta: basta bugie e passerelle del governo, in questo anno e mezzo il governo ha soltanto penalizzato la Toscana. La lista è lunghissima: dalle mancate risorse per i danni causati dalle alluvioni (oltre 2 miliardi di danni) ai tagli alla sanità (200 milioni per il payback mai trasferiti); dalle grandi opere definanziate (interporto Livorno e Tramvia Firenze solo per citarne alcune), ai 400 milioni di euro di progetti Pnrr sottratti; dai colpevoli ritardi per l’istituzione della Zls allo stop del Biotecnopolo di Siena. Potremmo continuare questo elenco ancora - conclude - ma non smetteremo mai di far presente al governo che i Toscani meritano rispetto, non chiacchiere”.
“Il nuovo codice della strada è contro la mobilità ciclabile e sostenibile e non aumenta in alcun modo la sicurezza urbana perché non interviene sulla prima causa di morte in strada: la velocità. Infatti, non solo non prevede misure risolutive per invertire la tragica tendenza delle morti su strada, ma riduce l'azione e l’autonomia dei Comuni, limita i controlli della velocità e diminuisce radicalmente lo sviluppo della mobilità ciclistica, sia con interventi di natura tecnica, come la cancellazione della segnaletica orizzontale, sia frenando la progettualità delle amministrazioni locali nel tracciare nuove piste ciclabili. Come Pd abbiamo presentato circa 250 emendamenti in Commissione Trasporti per migliorare il nuovo codice, ma la maggior parte di questi è stata respinta. Sono state privilegiate misure che ci allontanano dalle città europee, che favoriscono gli utenti più forti della strada e non tutelano invece i più vulnerabili come pedoni e ciclisti. Abbiamo ripresentato molti emendamenti in Aula per modificare il codice verso un'idea di mobilità che tenga assieme sicurezza, tutela dell'ambiente e vivibilità delle città, che tuteli il trasporto pubblico locale e l'autonomia dei comuni, fermando gli effetti di questo che è stato definito da molte associazioni e rappresentanti di enti locali il "codice della strage".
Così Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo PD alla Camera e componente della commissione Trasporti.
"Il nuovo codice della strada voluto da Matteo Salvini è in verità il codice della strage. Un provvedimento del tutto inadeguato perché le norme introdotte restano ancorate all'impostazione del secolo scorso come a proposito dell'uso della tecnologia per i controlli e per la sicurezza dei pedoni, quest’ultimi totalmente ignorati. E parliamo di ‘codice della strage’ perché questa presunta riforma non prende in considerazione la velocità che è e rimane la prima causa di morti per incidenti mentre focalizza l'attenzione sui veicoli a motore e tralascia la ciclabilità e la sostenibilità". E’ quanto sostiene il segretario del PD Sicilia e capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo che oggi ha partecipato alla conferenza stampa assieme alla segretaria del Pd, Elly Schlein, alla capogruppo del PD alla Camera Chiara Braga, al sindaco di Bologna Matteo Lepore, alla responsabile Green della segreteria nazionale, Annalisa Corrado e a tutti i componenti Pd della commissione Trasporti, Casu, Bakkali, Morassut, Ghio.
“Nel 2022 – ha proseguito - sono stati 3159 i morti in incidenti stradali, una media di 9 morti al giorno. Sono stati 165.000 gli scontri e oltre 223.000 i feriti. (600 al giorno).Siamo di fronte ad un vero e proprio bollettino di guerra. Per questo abbiamo chiesto al governo di non utilizzare la solita propaganda ma di dare risposte concrete. E lo abbiamo fatto attraverso circa 250 emendamenti in commissione. Purtroppo il risultato è deludente ed il testo che arriva all'esame dell'aula non dà un contributo concreto oltreché per per la sicurezza degli automobilisti e dei pedoni, neanche per l’innovazione tecnologica, la semplificazione, il trasporto urbano ed extraurbano, la mobilità sostenibile (in particolare per i monopattini e la ciclabilità). Un testo che entra a gamba tesa sulle competenze dei comuni ”.
"La ferrovia Porrettana rappresenta un'arteria fondamentale per la mobilità dei cittadini dell'Appennino Bolognese. Il materiale rotabile utilizzato su tale linea, acquistato con fondi della Regione Emilia-Romagna, è di grande qualità e recentemente rinnovato. La gestione della rete è in capo ad RFI. Si stanno moltiplicando episodi di ritardi e disservizi che creano gravi disagi all'utenza. Visto che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti può assumere iniziative di indirizzo verso RFI, presenterò una interrogazione parlamentare al Ministro Salvini per sollecitare l'attenzione del Governo".
Così Andrea De Maria, deputato PD
Il parlamento si appresta a votare la riforma del codice della strada, una riforma molto attesa e allo stesso tempo fortemente criticata dalle associazioni dei familiari delle vittime della strada e quelle della mobilità sostenibile e su cui il Partito Democratico sta portando avanti una battaglia da tempo, affinché il nuovo codice della strada non diventi “codice della strage”.
Parteciperanno: la segretaria del Pd, Elly Schlein; il sindaco di Bologna Matteo Lepore; la responsabile Green della segreteria nazionale, Annalisa Corrado; Andrea Colombo; il capogruppo Pd in commissione Trasporti di Montecitorio, Anthony Barbagallo e tutti i componenti Pd della commissione Trasporti, Casu, Bakkali, Morassut, Ghio. Sarà presente la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga.
Alla conferenza stampa sono stati invitati e parteciperanno anche esponenti delle associazioni che stanno criticando le norme contenute nel nuovo codice della strada.
“Coinvolga sindacati e lavoratori come non ha fatto finora”
La novità di oggi è che si fa sempre più realistica la paventata svendita delle Poste con la parte pubblica che manterrebbe soltanto il 35 per cento delle quote rispetto a quel 51 per cento che solo qualche mese fa il ministro Urso aveva garantito nel question time in commissione del Partito Democratico.
Se tutte le organizzazioni sindacali concordano nel sostenere che siamo di fronte a un progetto che rappresenta una follia sociale ed economica, rinnoviamo il nostro appello al governo a fermarsi. Assistiamo a una linea paradossale con il governo che da un lato carica sempre più di un ruolo strategico Poste Italiane e parallelamente prevede una enorme cessione di quella che è la quota pubblica senza nemmeno aver ancora presentato il nuovo piano industriale. Considerato il grande patrimonio di oltre centomila lavoratori è assolutamente necessario confrontarsi sulle scelte strategiche per il futuro dell’azienda prima di tutto con loro e con i sindacati che li rappresentano. Come dimostra anche l’audizione di oggi, se opportunamente coinvolti, lavoratrici e lavoratori potrebbero svolgere un ruolo determinante anche nell’identificare soluzioni concrete e reperire nuove risorse senza portare avanti la svendita di un patrimonio fondamentale del Paese.”
Così Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti della Camera e Andrea Casu dell'ufficio di presidenza del gruppo Pd.
“La totale assenza di una politica industriale da parte del governo Meloni, in particolare nel settore automotive, oggi si è palesata nel corso della discussione alla Camera sulle mozioni presentate dal Pd e da altri gruppi dell’opposizione. Siamo di fronte ad un esecutivo privo di idee e di iniziative sul caso Stellantis ma ancor più deludente il ministro Urso è stato per quanto riguarda la transizione ecologica e la riconversione industriale, ad esempio per l’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. Oggi, ancora una volta, Urso è stato evanescente”. Lo dice il segretario regionale del PD Sicilia e capogruppo in commissione Trasporti, Anthony Barbagallo, a margine della discussione generale alla Camera sulle mozioni relative all’automotive.
“Di fronte alla sfida del cambiamento climatico e della conversione all’elettrico - aggiunge – che riguarda non solo i motori ma molti dei processi produttivi su cui puntano il mondo industriale e le politiche comunitarie, il polo industriale di Termini Imerese potrebbe rappresentare un nodo strategico anche per la componentistica elettrica ed elettronica, che l’Italia ha bisogno di sviluppare al massimo. Purtroppo – conclude – anche su questo dobbiamo registrare che non c’è alcuna azione concreta degna di potere essere apprezzata”.