Il parlamento si appresta a votare la riforma del codice della strada, una riforma molto attesa e allo stesso tempo fortemente criticata dalle associazioni dei familiari delle vittime della strada e quelle della mobilità sostenibile e su cui il Partito Democratico sta portando avanti una battaglia da tempo, affinché il nuovo codice della strada non diventi “codice della strage”.
Parteciperanno: la segretaria del Pd, Elly Schlein; il sindaco di Bologna Matteo Lepore; la responsabile Green della segreteria nazionale, Annalisa Corrado; Andrea Colombo; il capogruppo Pd in commissione Trasporti di Montecitorio, Anthony Barbagallo e tutti i componenti Pd della commissione Trasporti, Casu, Bakkali, Morassut, Ghio. Sarà presente la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga.
Alla conferenza stampa sono stati invitati e parteciperanno anche esponenti delle associazioni che stanno criticando le norme contenute nel nuovo codice della strada.
Per accrediti stampa mandare una mail a: pd.ufficiostampa@camera.it, specificando nome, cognome ed eventuali attrezzature (telecamera, macchina fotografica, o altro). Inviare la mail entro le ore 18.00 di oggi, martedì 12 marzo.
Mi asterrò oggi, nel voto in Aula, sul testo della mozione ‘automotive' proposta dal centrosinistra.
Considero il testo insufficiente e inadeguato, limitato ad una visione industrialista e specificatamente concentrato sul tema di ‘Mirafiori’. Temi importantissimi, ma se si decide di affrontare una discussione di settore non si può fare a meno di toccare l'enorme tema che riguarda la coerenza tra transizione ecologica e giustizia sociale che è l'asse della nostra politica. Si sta chiedendo a milioni di italiani di cambiare vettura in pochi anni e non si provvede ad immaginare un programma di incentivi e di sostegni pubblici diretti per le fasce a basso reddito accertato, come avviene in altri Paesi europei. Sotto questo aspetto la mozione perde forza, credibilità ed efficacia. L'occupazione, l'innovazione tecnologica del comparto, il mercato e la sostenibilità sociale della transizione ecologica sono facce della stessa politica. Per questo mi asterrò”. Così il deputato del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, Roberto Morassut.
“Grazie ai Circoli del lago del PD grandissimo successo di partecipazione oggi ad Anguillara Sabazia per l’iniziativa "Raddoppio o chiusura, la nostra ferrovia a un bivio". Insieme a Emiliano Minnucci, Mario Ciarla e Michela Califano ho toccato con mano la gravità della situazione che riguarda la linea FL3 e porterò in Parlamento il grido di dolore dei Sindaci del Lago e di tutto il territorio per una vicenda che rischia di mettere in ginocchio la mobilità dell’intero quadrante nord della Capitale alla vigilia del Giubileo.”
Così su X Andrea Casu deputato del Partito Democratico membro della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati
Dichiarazione di Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti e di Andrea Casu, dell’Ufficio di Presidenza gruppo Pd
Chiediamo di fare piena luce su quanto accaduto ieri, 7 marzo, sul volo Ita delle 8,25 in volo da Roma ad Amsterdam. Il velivolo è stato costretto a tornare a Fiumicino una volta superato Arezzo. L’incidente, classificato alla fine come bird strike, non può passare certamente sotto silenzio, anche perché la botta sul muso dell’Airbus A320 è davvero preoccupante. Per ore, inoltre, si era sparsa la voce che a colpire l’aeromobile non fosse un grosso gabbiano bensì un drone che aveva impattato proprio appena l’aereo era decollato da Fiumicino. Per fugare qualsiasi congettura chiediamo alle autorità competenti e al ministro dei Trasporti di fare chiarezza su quanto è avvenuto sui nostri cieli ad un aereo di linea.” E' quanto hanno dichiarato Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti della Camera e Andrea Casu dell'ufficio di presidenza del gruppo Pd. Gli esponenti del Pd hanno inoltre annunciato la presentazione di una interrogazione urgente al ministro Salvini.
Pagano e Guerra, anche la maggioranza si rende conto che su norme mobilità persone anziane il Governo fa la guerra tra poveri “Il governo e la maggioranza sono divisi sulle modalità di finanziamento delle misure per l’autonomia e la mobilità delle persone anziane” lo denuncia il capogruppo democratico nella commissione bilancio di Montecitorio, Ubaldo Pagano, e la deputata democratica Maria Cecilia Guerra, al termine della seduta di oggi dove era all’ordine del giorno lo schema di decreto legislativo in materia di politiche in favore delle persone anziane.
“Nel corso dell’esame parlamentare anche i partiti di maggioranza hanno finalmente convenuto che le modalità di finanziamento di questa giusta misura sono profondamente sbagliate perché determinano una vera e proprio guerra tra poveri. Per finanziare la mobilità degli anziani vengono infatti scippate risorse al fondo nazionale del trasporto pubblico locale, già insufficiente, che con questa ulteriore sciabolata perde risorse sostanziali. Il fondo che finanzia, tra le altre cose, le misure per i pendolari – conclude Pagano - non può diventare il nuovo bancomat del governo”.
È solo dietrofront momentaneo per imminenti tornate elettorali?
“Il governo di fatto non ha risposto alle nostre domande, e non chiarisce minimamente cosa si intende fare su questo assurdo aspetto della tassa in più sui bagagli nei treni”. Lo ha detto il deputato del PD Andrea Casu rispondendo al question time presentato in commissione Trasporti della Camera insieme ai colleghi Barbagallo, Bakkali, Ghio, Morassut in cui si chiedeva se la decisione di Trenitalia di sospendere le tasse sui bagagli è una decisione definitiva o soltanto un rinvio temporaneo, qt che è stato discusso insieme al quesito sul medesimo tema presentato da Francesca Ghirra di AVS.
“Capiamo - esclama Casu - che è in atto una vera e propria crociata del governo contro l’intermodalità e la mobilità sostenibile, ma c’è sembrato alquanto strano e grottesco che questa decisione venga improvvisamente sospesa da Trenitalia senza la minima spiegazione di cosa intendono fare, ossia se cancellare definitivamente questa norma assurda o se invece è soltanto una sospensione momentanea guarda caso proprio in vista delle imminenti tornate elettorali”.
“Non solo si parla di biciclette e monopattini quindi si applicherebbe un’ulteriore tassa e spesa al viaggiatore che decide di portare con sé un mezzo di trasporto sostenibile come bicicletta o monopattino, ma si parla addirittura di passeggini. Il passaggio sui passeggini gemellari è devastante - aggiunge il dem - una mamma che ha due gemelli deve pagare 50 euro in più per il passeggino gemellare. Stiamo parlando di qualcosa che va al di là della realtà.
Noi dobbiamo dare un segnale chiaro dicendo che si riorganizza il trasporto dei bagagli sui treni e se Trenitalia annuncia un cambiamento ci deve spiegare come funziona, se sia solo momentaneo, funzionale alle campagne elettorali in corso o se invece sia definitivo. Mentre invece le risposte del Governo sono state burocratiche e scarne e non chiariscono se la sospensione prevista da Trenitalia su bagagli e quant’altro sia solo una strategia per cercare di portare una volata sulle imminenti tornate elettorali”, conclude Casu.
“Il nuovo codice della strada sferra un poderoso attacco alla mobilità ciclabile e sostenibile e non migliora la sicurezza urbana perché non interviene sulla prima causa di morte in strada: la velocità. Il nuovo codice, non solo non introduce misure realmente risolutive per invertire la tragica tendenza delle morti su strada, ma comprime l'azione dei Comuni, limita i controlli della velocità e riduce fortemente lo sviluppo della mobilità ciclistica, sia con interventi di natura tecnica, come la cancellazione della segnaletica orizzontale, sia mettendo un freno alla progettualità delle amministrazioni locali per tracciare nuove piste ciclabili. Abbiamo presentato circa 400 emendamenti in Commissione Trasporti, la maggior parte di questi respinta. Sono state privilegiate misure che ci allontanano dalle città europee e favoriscono gli utenti più forti della strada e non tutelano i più vulnerabili come pedoni e ciclisti. Ma non ci fermeremo, ripresenteremo molti emendamenti in Aula per modificare il codice verso un'idea di mobilità che tenga assieme sicurezza, tutela dell'ambiente e vivibilità delle città”, così Valentina Ghio deputata, vicepresidente PD alla Camera, componente Commissione trasporti.
Ministro aveva fornito altri dati, no a svendita gioiello che ha già distribuito 3 mld dividendi a Mef e Cdp
“Il Dpcm Poste inviato alla Camera per il parere parlamentare delle commissioni Trasporti e Bilancio sconfessa il ministro Urso che in un recente question-time in commissione trasporti aveva dichiarato che la maggioranza assoluta di quote pubbliche non sarebbe scesa sotto il 51%. Passa dunque la linea di Giorgetti per la drastica riduzione della partecipazione statale, anche attraverso controllate, di un vero e proprio gioiello che dal 2016 al 2023 ha già distribuito oltre 3 miliardi di dividendi” così in una nota i democratici Andrea Casu e Silvia Roggiani che avevano firmato i question-time ai due ministri. “Esprimiamo forte preoccupazione - -aggiungono - per un processo confuso, dov’è del tutto assente ogni forma di concertazione con i sindacati che rappresentano 120 mila lavoratori. Peraltro, la privatizzazione delle Poste è il primo tassello di un enorme piano di dismissione che vale un punto di Pil e che non può avvenire nelle segrete stanze del Mef: il parlamento deve essere necessariamente ascoltato non solo nei singoli provvedimenti, ma nella strategia complessiva”.
“Obbligare i mezzi pesanti a dotarsi di segnaletica e sensori in grado di rilevare la presenza di pedoni o ciclisti: per garantire realmente la sicurezza delle strade sono necessarie norme che tutelino gli utenti vulnerabili. L’emendamento Pd al Codice della Strada, che è stato colpevolmente bocciato dalla maggioranza in Commissione Trasporti, verrà riproposto in Aula”.E’ quanto dichiara il deputato del Partito Democratico Federico Gianassi sul Disegno di Legge attualmente in discussione a Montecitorio.
“Le recenti norme Ue che prevedono misure per evitare ‘angoli ciechi’ non sono infatti sufficienti a garantire l’incolumità degli utenti vulnerabili perché riguardano solo le nuove immatricolazioni mentre il parco mezzi presente in Italia è relativamente vecchio. Nel nostro emendamento avevamo proposto anche incentivi per sostenere l’installazione dei sistemi di sicurezza ma ogni nostra iniziativa è stata rifiutata. Ci auguriamo che la destra cambi idea e accolga la nostra proposta”, ha concluso.
Non affrontano vero tema che riguarda uso distorto e dittatura delle automobili nella rete stradale
“Noi abbiamo affrontato la discussione sul codice della strada con la speranza e l’obiettivo di arrivare ad un risultato che affrontasse il tema del governo e dell’uso delle reti stradali con una filosofia di fondo, ossia la possibilità di incidere su cambiamenti sostanziali che sono avvenuti nel tempo
sul modo di utilizzare le reti stradali.
Invece purtroppo ci siamo trovati di fronte ad una proposta del Governo minimale, banale, con qualche pennellata e modifica normativa, qualche inasprimento neanche troppo centrato delle norme punitive amministrative o penali, in particolare come ricordavano i relatori del provvedimento sull’uso dell’alcol e della droga alla guida dell’auto, giuste ma parziali e minimali, non sufficienti per colpire e reprimere il distorto uso delle automobili. Noi abbiamo cercato di introdurre una filosofia, un punto di vista nuovo: il fatto che le strade e il codice della strada non sono delle automobili, e che occorre contrastare la dittatura dell’automobile, il suo uso eccessivo, il suo uso distorto e arrogante nei confronti di altri utenti della rete stradale, che sono fragili, indifesi alla mercè di mezzi che se usati male sono delle armi. Non a caso si parla di omicidio stradale. Le statistiche ci dicono che la maggior parte delle morti sulla strada avvengono per eccesso di velocità, anche per casi legati ad un uso distorto dei cellulari alla guida delle auto. Oggi dobbiamo tornare a rimettere al centro l’essere umano, la persona, l’individuo e dobbiamo rimettere in discussione l’assioma che correre in auto è uguale ad efficienza. E qui mi ricollego al progetto di città 30 ossia riportare la velocità all’interno dei centri urbani a 30 km/h orari, che non significa andare in tutte le strade a 30 km/h, ma significa andare a 30 km/h nei centri abitati, nelle zone residenziali, nei centri urbani più popolati, per tutelare proprio l’individuo, le persone più fragili, i cittadini, i pedoni, gli anziani e i ragazzi giovani, chi rinuncia all’auto per andare con i mezzi pubblici e quindi dobbiamo potenziare sicuramente l’uso dei mezzi pubblici e tutta la parte di un uso più ecologico e sostenibile delle strade. Con quel limite di velocità a 30 km/h significa rispettare la vita che si svolge nei centri urbani. In Europa già succede questo. Vogliamo che questa filosofia di vita urbana sia introdotta anche in Italia”. Lo ha detto in Aula Roberto Morassut, deputato Pd e vicepresidente della commissione Trasporti di Montecitorio, in discussione generale del ddl in materia di sicurezza stradale e revisione del codice della strada.
“Il modello Ryanair per Trenitalia è sbagliato. Prendiamo positivamente atto della marcia indietro sul nuovo regolamento che, come abbiamo denunciato, avrebbe determinato dal primo marzo aggravio di costi e disservizi per i viaggiatori. A questo punto, però, vogliamo vederci chiaro sulle ragioni e sul tempismo di questo pasticcioso dietrofront. Non vorremmo che questa saggia decisione sia solo uno stratagemma per evitare al ministro dei trasporti Salvini polemiche e contestazione di disservizi alla vigilia di importanti passaggi elettorali”. Così il deputato democratico della commissione trasporti della Camera, Andrea Casu.
“Preoccupa l’aumento di costi “modello Ryanair” per viaggiatori e pendolari già alle prese con frequenti ritardi e disservizi conseguente all’entrata in vigore dal prossimo 1 marzo del nuovo regolamento che consentirà di trasportare gratis solo un massimo di 2 bagagli a bordo dei treni. Fondamentale garantire sicurezza e regole precise per il trasporto, sempre ordinato dei bagagli sui treni, ma il nuovo modello rischia di disincentivare la scelta del treno rispetto all’auto e anche di rendere ancora più complicata, difficile e costosa la scelta dell’intermodalità nei trasporti pubblici locali. Per favorire lo shift modale sostenibile servono maggiori incentivi e strumenti e non solo più oneri, costi e sanzioni per chi ogni giorno sceglie di muoversi in treno e abbinarlo coraggiosamente con l’uso di bici e monopattini”. Così il deputato democratico, componente della commissione Trasporti della Camera, Andrea Casu commenta il nuovo regolamento di Trenitalia, che sarà in vigore da domani, per cui non si potranno portare più di due bagagli per passeggero a bordo delle Frecce (Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca) di Trenitalia.
Domani in vigore nuovo regolamento, rischio disservizi e aumento costi
“Preoccupa l’aumento di costi “modello Ryanair” per viaggiatori e pendolari già alle prese con frequenti ritardi e disservizi conseguente all’entrata in vigore dal prossimo 1 marzo del nuovo regolamento che consentirà di trasportare gratis solo un massimo di 2 bagagli a bordo dei treni. Fondamentale garantire sicurezza e regole precise per il trasporto, sempre ordinato dei bagagli sui treni, ma il nuovo modello rischia di disincentivare la scelta del treno rispetto all’auto e anche di rendere ancora più complicata, difficile e costosa la scelta dell’intermodalità nei trasporti pubblici locali. Per favorire lo shift modale sostenibile servono maggiori incentivi e strumenti e non solo più oneri, costi e sanzioni per chi ogni giorno sceglie di muoversi in treno e abbinarlo coraggiosamente con l’uso di bici e monopattini”. Così il deputato democratico, componente della commissione Trasporti della Camera, Andrea Casu commenta il nuovo regolamento di Trenitalia, che sarà in vigore da domani, per cui non si potranno portare più di due bagagli per passeggero a bordo delle Frecce (Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca) di Trenitalia.
“Vi impediremo di svendere infrastrutture strategiche per il Paese”
Il vero scopo di questa legge proposta dalla maggioranza, con la compiacenza del governo, è di privatizzare gli interporti italiani, per giunta ad un prezzo stracciato. Vengono sacrificati beni pubblici in luoghi strategici. Insomma il governo dei patrioti che svende i beni della patria. Il testo di questo provvedimento conferma che il governo Meloni è contro il Sud, va a braccetto con le grandi lobby del Paese ed è sempre pronto a scagliarsi nei confronti dei più deboli.
Il 70% degli interporti oggi in Italia (16 su 24) è concentrato al Nord, nel territorio più ricco ed infrastrutturato. Il governo e questa maggioranza come pensano di garantire una vera perequazione infrastrutturale? Come pensano di garantire migliori connessioni ed un adeguamento delle reti al Centro e nel Mezzogiorno? Sette regioni italiane sono senza neanche un interporto e l'individuazione dei nuovi viene affidata a criteri evanescenti e generici. Insomma un'occasione persa per colpa di questa maggioranza che fa atto di delega al governo ed in particolare al ministro Salvini per assegnare discrezionalmente le risorse disponibili. Il tutto senza nessun coinvolgimento delle Regioni, degli enti locali, per non parlare delle parti sociali, dei lavoratori e delle categorie produttive.
Come se non bastasse questa norma calpesta le direttive comunitarie perché consentite alle società di gestione degli interporti, in violazione di ogni elementare principio sulla concorrenza, di garantirsi un prezzo di riscatto del bene a scomputo delle somme individuate per presunti investimenti indicati nella perizia redatta da un tecnico di parte. Una procedura evidentemente elusiva non solo delle norme europee, ma anche dell'interesse pubblico. Gli interporti rappresentano un patrimonio da custodire e valorizzare; vi impediremo di concretizzare queste privatizzazioni di infrastrutture così strategiche a danno del Paese.
Così il capogruppo del Pd in commissione Trasporti della Camera, Anthony Barbagallo, intervenendo in Aula durante la dichiarazione di voto.