“Al governo Meloni, che ha deciso di abbandonare le aree interne al proprio destino, bollando lo spopolamento come un fenomeno irreversibile, Il Partito Democratico risponde con una proposta di legge che va nella direzione opposta: le aree interne restano una risorsa e una opportunità di sviluppo sostenibile". Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato e segretario Pd della Toscana, commentando la presentazione della proposta di legge di Elly Schlein che prevede un investimento strutturale di 6 miliardi di euro.
“Nel Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne (PSNAI) - sottolinea l'esponente dem - il governo ha sostituito la strategia con la rassegnazione, parlando apertamente di ‘accompagnamento’ delle comunità verso lo svuotamento. È una vera e propria eutanasia culturale: le risorse vengono spostate verso l’industria bellica e opere inutili, mentre scuole, sanità e trasporti locali crollano nell’indifferenza".
La proposta Pd, invece - conclude Fossi - mette al centro i servizi, il lavoro, la coesione territoriale. Parliamo di fiscalità di vantaggio, incentivi per imprese e professionisti, agevolazioni per l’acquisto della prima casa, bonus edilizi mirati, trasporto pubblico gratuito per gli studenti, investimenti sulla sanità e sulla scuola nelle aree interne. Continueremo a batterci per una visione diversa, solidale e lungimirante. Lo abbiamo fatto con la legge sulla Toscana diffusa in Regione e lo faremo con questa proposta in Parlamento".
"Salvini sostiene di 'fare l’impossibile' per le strade in Sicilia e Schifani parla di risveglio infrastrutturale. La verità è che stanno facendo sì l’impossibile ma per affossare la nostra regione, tagliando risorse, provocando il caos nei cantieri e dirottando miliardi destinati all’Isola verso il Nord. Questo governo umilia la Sicilia ogni giorno, con scelte scellerate, incompetenza e pura propaganda". Lo dichiara la deputata PD Maria Stefania Marino.
"Sono stati tagliati 34 milioni di euro - sottolinea la parlamentare dem - per la manutenzione delle strade siciliane, con un colpo durissimo soprattutto per le province interne come Enna e Messina, ma ben 900 milioni già assegnati all’Isola sono stati scippati per finanziare opere nel Nord Italia. Altro che attenzione al Sud!".
"Sulla principale arteria stradale della Sicilia poi, la Palermo - Catania, regna da mesi un caos inaccettabile. Cantieri senza fine, restringimenti, ritardi, nessun cronoprogramma, disagi pesantissimi per i cittadini, per il trasporto merci e per il turismo. E tutto questo con un Presidente della Regione, Schifani, inadeguato e incapace, che si è visto persino dimettere i propri subcommissari. È un fallimento certificato. Schifani e Salvini sono due facce della stessa irresponsabilità: uno commissario fantasma, l’altro ministro da passerella. Questo governo penalizza i territori più fragili e marginali della Sicilia, abbandonandoli a un destino di isolamento e precarietà", conclude Marino.
“Altro che decreto infrastrutture. È un testo confuso, opaco e privo di visione. Non risponde a nessuna delle vere urgenze del Paese. Serve solo a blindare l’opera feticcio di Salvini sullo Stretto e a distribuire mancette a sindaci amici.” Così Anthony Barbagallo, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Trasporti della Camera, ha espresso in Aula la netta contrarietà del PD al provvedimento, durante la seduta conclusiva dell’esame parlamentare.
“Il decreto – prosegue Barbagallo – non affronta le reali emergenze infrastrutturali del Paese. Manca un piano per colmare i divari territoriali. Nessuna opera strategica viene finanziata davvero. Le risorse sono spalmate in modo clientelare. L’iter in Commissione è stato segnato da continue riformulazioni all’ultimo minuto, che hanno impedito un confronto trasparente e democratico. Il PD è riuscito a fermare due misure gravissime: la prima, volta a ridurre i controlli antimafia nel settore dell’autotrasporto; la seconda, l’aumento dei pedaggi autostradali dal primo agosto. Ma resta un testo che toglie fondi alle province più fragili. Proroga l’uso dei diesel Euro 5 fino al 2026, tradendo gli impegni europei sulla qualità dell’aria. Scarica inoltre la responsabilità sulle Regioni. Anche l’emergenza idrica è gestita in modo assurdo, con fondi distribuiti ovunque tranne che nei territori più colpiti, come il Sud e le isole. Il cuore del provvedimento, però, resta sempre e solo il Ponte sullo Stretto. Il governo ha costruito un intero impianto normativo attorno a un’opera ideologica. Sette leggi e oltre cinquanta articoli approvati in questa legislatura. Deroghe continue, costi moltiplicati, e un appalto concesso a un’impresa che aveva perso in primo grado. Ora torna in campo con un progetto quattro volte più costoso. Il tutto mentre si tenta di trasformare il ponte in un’opera strategica militare. Ma con un ‘franco navigabile’ di soli 65 metri, non consentirà nemmeno il passaggio delle principali portaerei americane, che superano gli 80 metri. Altro che difesa nazionale. È un’opera che crea più problemi di quanti ne risolva. Infine, il governo non rinuncia alla lottizzazione nemmeno nello sport. Milioni di euro destinati all’ACI per eventi che probabilmente non si faranno. E una presidenza affidata al figlio del Presidente del Senato, dopo un commissariamento e una norma su misura. Tutto questo è il simbolo di un metodo basato su sprechi, familismo e propaganda. Per queste ragioni, il Partito Democratico vota contro un decreto che disegna un’Italia sbagliata. Marginalizza i territori, le aree interne e calpesta le vere priorità del Paese.”
Una vergogna contro Sardegna e Sicilia
"La maggioranza ha scelto di voltare le spalle a milioni di cittadini sardi e siciliani, respingendo l’ordine del giorno a mia prima firma, sottoscritto anche dal collega Barbagallo, che chiedeva un impegno concreto per compensare i maggiori costi derivanti dall’applicazione dell’ETS sul trasporto marittimo da e per le isole maggiori". Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Silvio Lai e Anthony Barbagallo, al termine della discussione in Aula sul decreto collegato alla transizione ecologica.
"L’estensione dell’ETS al trasporto marittimo è diventata una tassa occulta sull’insularità, che colpisce in modo sproporzionato imprese, famiglie, trasportatori. In Sardegna e in Sicilia non esistono alternative infrastrutturali: tutto – merci, materie prime, beni essenziali – passa per il mare" continuano i parlamentari dem. "L’odg chiedeva l’introduzione di un credito d’imposta del 100% sui maggiori costi documentati legati all’ETS, per una durata di tre anni, attuabile con decreto interministeriale: una proposta concreta, tecnicamente attuabile e pienamente compatibile con il quadro europeo. Ma il Governo ha detto no e la maggioranza ha provato a trasformare questa battaglia in un confronto ideologico sulla transizione ecologica e sull’Europa. Continueremo a denunciare questa ingiustizia e a batterci per una transizione ecologica equa, che non lasci indietro chi è più lontano. Perché l’insularità non è un dettaglio geografico, ma un fattore strutturale che va compensato con misure permanenti e automatiche", concludono Lai e Barbagallo.
Salvini peggior ministro della Repubblica, ecco tutte le sue bugie
“Non devono essere studenti, anziani e famiglie a pagare il prezzo della scelta di Giorgia Meloni di punire gli italiani con il peggior ministro dei trasporti della storia Salvini gioca con i numeri ma vogliamo smentire le sue bugie.”. Così il vicepresidente della commissione trasporti della Camera, il deputato democratico, Andrea Casu, nel corso della conferenza stampa con la segretaria Elly Schlein in cui ha elencato, punto su punto, i gravi ritardi e disservizi del sistema dei trasporti sotto la guida del vicepremier Salvini.
“La dimensione del taglio ai servizi di trasporto pubblico locale sul territorio dovuto alla scelta del governo di non potenziare adeguatamente il fondo nazionale tpl: sia il documento presentato nel convegno nazionale di Asstra che lo studio elaborato dalla Sapienza presentato da ANAV concordano nel”indicare in almeno 800 milioni di euro il gap stimato di ritardo strutturale rispetto all’andamento nazionale. Serve un aumento di risorse stabili, adeguate e tempestive per il TPL e questa patata bollente non può essere scaricata su cittadini, lavoratori, aziende, Regioni e amministrazioni locali”.“La crisi complessiva delle performance nei servizi di trasporto che solo Salvini finge di non vedere ma che purtroppo riguarda tutti i settori, ancora non ci è stato spiegato cosa è successo nei cieli italiani lo scorso 28 giugno per non parlare delle difficoltà che vediamo per garantire la continuità territoriale, fino alla crisi più evidente quella del trasporto ferroviario.
In particolare nel rapporto RFI 2022 2023 primo anno del Governo Meloni emerge una media di minuti di ritardo che passa da 8.2 minuti a 8.7 minuti; Se però raffrontiamo con i dati dello scorso lunedì il numero dei minuti medi di ritardo è salito da 8,2 a 12,38 per le Frecce e 14,36 per l’intercity che è praticamente il doppio del 2022. Solo lunedì sull’intera rete si sono accumulati 32.656 minuti di ritardo. Un treno della lunga percorrenza, una freccia Torino-Reggio Calabria, il 9583 ha accumulato quasi quattro ore di ritardo. Se consideriamo l’ultimo mese arriviamo addirittura 831273 complessivi minuti di ritardo”.
Siamo anche riusciti ad analizzare le interruzioni su una delle direttrici più cariche e frequentate dell’Unione europea la Roma Milano che sono passate dalle 9934 del 2023 alle 11952 del 2024 e relativamente al 2025 siamo già a 7080 nel primo semestre 2025 in incremento rispetto al primo semestre dello scorso anno quando erano state 5210. Solo nel primo semestre 2025 siamo + 27 % di interruzioni con + 30 % in termini di durata rispetto alle stesso periodo dell’anno precedente.
La nostra proposta serve a lanciare un monito politico al governo tutto tasse e propaganda: basta tagli servono più risorse per finanziare il diritto alla mobilità; non permetteremo di scaricare sulle tariffe per i passeggeri la crisi del tpl come non abbiamo permesso nel dl infrastrutture di scaricare su tutti gli utenti l’aumento dei pedaggi; non devono essere studenti, anziani e famiglie a pagare il prezzo della scelta di Giorgia Meloni di punire gli italiani con il peggior ministro dei trasporti della storia” conclude Casu.
“Zero assoluto: con arroganza e disattenzione verso la Toscana, la destra ha deciso di bocciare tutti gli emendamenti proposti dal Partito Democratico al decreto Infrastrutture, ignorando le reali priorità del nostro territorio. È un colpo pesante per la mobilità, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile della nostra Regione". Così il deputato Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente.
“Si trattava - spiega l'esponente dem - di un pacchetto di emendamenti concordato con il Pd della Toscana, pensato per intervenire su strade, ferrovie, termodotti e bacini idrici strategici. Non erano richieste simboliche, ma opere concrete e urgenti: il completamento della strada Tirrenica, la messa in sicurezza della Fi-Pi-Li, della Tosco-Romagnola e della Statale 12, l’adeguamento della Firenze–Siena e il completamento della Due Mari, con attenzione al tratto aretino. Tutte proposte rigettate. Abbiamo chiesto interventi anche sulla viabilità locale come la demolizione e ricostruzione del ponte sul fiume Cecina, il Lotto Zero della Cassia a Siena, il collegamento tra Maroccone e Chioma a Livorno. Avevamo proposto di togliere il pedaggio ai residenti sulla A12 tra Palazzi e Rosignano e sulla A1 tra Firenze Nord e Firenze Sud. Nessuna di queste proposte ha ricevuto attenzione.
“Sul fronte del trasporto ferroviario - conclude Simiani - abbiamo chiesto il ripristino dei fondi tagliati per la Tramvia di Firenze e l’Interporto di Livorno, l’Alta Capacità tra Genova e Roma, il raddoppio della linea Siena–Poggibonsi, e nuove linee per i collegamenti turistici in Maremma. Anche qui, silenzio assoluto. Infine, il governo ha rifiutato di finanziare interventi fondamentali per la messa in sicurezza idraulica nei comuni di Manciano, Calenzano, Quarrata e Campi Bisenzio, e per la realizzazione di termodotti che avrebbero calmierato i costi energetici per le imprese. Il messaggio è chiaro: la Toscana per il governo Meloni non esiste, ma noi continueremo a batterci in Parlamento e nei territori affinché questa Regione non venga lasciata indietro”.
“Quanto accaduto il 30 giugno lungo la linea ferroviaria Pisa–Livorno è l’ennesima prova del disastroso stato in cui versa il trasporto ferroviario italiano sotto la gestione del Ministro Salvini: guasti tecnici, incendi, mancanza di manutenzione e una gestione dell’emergenza semplicemente inadeguata. Su questa vicenda presenteremo una interrogazione parlamentare”: così i deputati del Pd Marco Simiani ed Andrea Casu, in riferimento al grave episodio che ha causato l’interruzione della circolazione ferroviaria all’altezza di Pontedera a partire dalle ore 16:10, con la cancellazione di tutti i treni – regionali e Frecce – in transito sulla linea.
“Ma il vero caos è iniziato quando i passeggeri, evacuati dai treni, si sono ritrovati senza adeguata assistenza. A Pisa, oltre mille persone – tra cui famiglie, turisti e stranieri – sono state abbandonate nel piazzale della stazione, con un sacchetto contenente due biscotti e una bottiglietta d’acqua come unica forma di supporto. Alle 20:30, più di quattro ore dopo l’incendio, non era ancora stato predisposto un numero adeguato di pullman sostitutivi, lasciando le persone sotto il sole, confuse, senza informazioni, con appena tre operatori presenti, sovrastati dalla folla. I guasti possono sempre accadere, quello che non è accettabile è che migliaia di persone vengano lasciate sole per ore, senza soccorso e senza informazioni. È inaccettabile che tutto questo accada con temperature torride, mettendo a rischio la salute dei viaggiatori e del personale. Salvini ha trasformato il Ministero dei Trasporti in un palcoscenico elettorale, dimenticandosi della sicurezza e della dignità dei cittadini. Serve una svolta immediata nella gestione delle infrastrutture e dell’assistenza: basta propaganda, servono risposte concrete".
“Accogliamo con favore l’iniziativa dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) che ha annunciato di aver avviato un confronto con la Commissione Europea per fare chiarezza sui meccanismi di formazione dei prezzi dei voli da e per la Sicilia e la Sardegna. Un’azione importante, che nasce dall’indagine conoscitiva avviata nei mesi scorsi sugli algoritmi di prezzo utilizzati dalle compagnie aeree, anche dopo le nostre ripetute richieste e che punta a rafforzare la trasparenza delle tariffe e la concorrenza effettiva a vantaggio dei cittadini. Si tratta di un passo avanti decisivo verso il riconoscimento del diritto alla mobilità per i residenti delle isole, troppo spesso penalizzati da costi eccessivi dei biglietti. È fondamentale che l’azione dell’Antitrust non si limiti alla comparabilità delle tariffe, ma vada fino in fondo per individuare eventuali pratiche scorrette o accordi tra operatori che limitano la concorrenza e ostacolano la mobilità delle persone". Così il deputato dem Silvio Lai, componente della commissione Bilancio.
"Per questo - prosegue l'esponente dem - chiediamo alla premier e al suo governo di sostenere al massimo livello istituzionale l’iniziativa dell’AGCM, non restando alla finestra ma impegnandosi attivamente nel confronto con Bruxelles, affinché si arrivi a risultati concreti e misurabili. Il tema della trasparenza dei prezzi non riguarda solo i voli. È urgente estendere questo approccio anche ai collegamenti marittimi da e per la Sicilia e la Sardegna, dove negli ultimi mesi si sono registrati rincari significativi, presenti negli anni scorsi e ora accentuati dal sistema ETS (Emission Trading Scheme) sulle emissioni navali. Anche in questo caso servono controlli e trasparenza: i passeggeri hanno diritto di sapere se e in che misura i nuovi costi ambientali incidano realmente sulle tariffe e se le compagnie stiano trasferendo oneri in modo proporzionato o se vi siano margini di speculazione. Le isole italiane sopportano un costo aggiuntivo strutturale legato alla propria condizione geografica: per la Sardegna, si stima che il costo complessivo dell’insularità per l’economia regionale sia pari a oltre 5.700 euro pro capite. Solo il sovraccosto legato al trasporto di persone e merci supera i 660 milioni di euro annui. Per la Sicilia, l’impatto è stimato a circa 1.200 euro per abitante. I costi del trasporto marittimo, in particolare, risultano più alti del 36% rispetto alla media nazionale".
"In entrambi i casi - conclude Lai - questi costi si traducono in un minor accesso ai servizi, un disincentivo agli investimenti e una penalizzazione per il turismo e l’economia locale. Intervenire con misure concrete sulla trasparenza delle tariffe e sulla concorrenza reale è un modo per iniziare a colmare questo gap. L’iniziativa dell’Antitrust può essere una svolta attesa da anni, se accompagnata e rafforzata dal governo italiano. Garantire prezzi giusti e trasparenti per i collegamenti da e per le isole, sia aerei che marittimi, non è solo una questione di mercato, è un principio di equità e coesione nazionale."
“L'emendamento del governo approvato oggi in commissione sul dl infrastrutture e' un preoccupante passo indietro sulla normativa antimafia in un settore particolarmente permeabile come quello dell'autotrasporto”, così il capogruppo democratico in commissione trasporti della camera, Anthony Barbagallo che aggiunge “si tratta di un pericoloso passo indietro che restringe molto il campo dei controlli antimafia”.
“Dopo aver annunciato con enfasi che avrebbe seguito "personalmente" l’evoluzione del disservizio aereo che, secondo il presidente di ENAC, rappresenta lo stop ai voli più grave degli ultimi 30 anni, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini è letteralmente scomparso dai radar. Da allora, nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna assunzione di responsabilità, nemmeno la buona educazione di scusarsi pubblicamente con le migliaia di cittadini bloccati negli aeroporti in piena estate. È anche fallito il tentativo di scaricabarile, immediatamente smentito dai chiarimenti di Tim, e non è stata invece fornita nessuna informazione utile a verificare il concreto funzionamento delle norme per garantire la sicurezza e la continuità dei servizi essenziali per il Paese. Indipendentemente dalla natura dell’incidente infatti, è indubbio che l’evento abbia messo alla prova la resilienza del nostro sistema. È il governo non può fare finta che non sia accaduto. Un atteggiamento che purtroppo non è nuovo, ma che ormai è diventato una vera e propria patologia gestionale nel comparto trasporti sotto il governo Meloni. Quel che è certo è che Matteo Salvini si conferma il peggior Ministro dei Trasporti della storia repubblicana: treni in ritardo, aerei fermi, caos logistico e nessuna strategia per affrontare il periodo di massimo flusso turistico dell’anno.
Dopo il sabato nero del trasporto aereo abbiamo vissuto infatti l’ennesima domenica da incubo per il trasporto ferroviario: con oltre 760 treni in ritardo, 93 cancellati, 81 cancellati in parte e con l’altissima media ritardo per treno di 23 minuti nel sistema Frecce.”
“Davanti a un’intera nazione in ostaggio dell’inefficienza, Salvini ha scelto il silenzio. Serve chiarezza, responsabilità e un cambio di passo immediato. Il trasporto pubblico non può essere lasciato nelle mani di chi scappa nel momento del bisogno.” così una nota del vicepresidente della commissione trasporti della Camera, Andrea Casu.
Doveva abbassare le tasse, invece aumentano: la pressione fiscale è al 37,3%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Ecco il regalo del governo Meloni per le vacanze. Lo dice oggi l’Istat che dice pure che è aumentata l’inflazione, è aumentato il costo del carrello della spesa e sono aumentati i prezzi del trasporto aereo. Non si governa senza una politica economia strategica e solo mantenendo in ordine i conti, magari con qualche accorgimento contabile. Si chiama “vivacchiare”, non si dà futuro a un paese e chi non arriva a fine mese scivola verso la povertà.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Presentata interrogazione a Tajani su legittimità trasporto missili in Medioriente
“Quanto accaduto all’aeroporto di Brescia Montichiari con la mobilitazione promossa da USB segna un momento importante e coraggioso di consapevolezza civile e democratica. Il rifiuto di caricare e scaricare armamenti non è solo un atto sindacale, è una presa di posizione etica che trova piena legittimità nei valori costituzionali del nostro Paese, a partire dall’articolo 11 che stabilisce con chiarezza che l’Italia ripudia la guerra.” Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato democratico e componente della Commissione Affari Sociali della camera annunciando un’interrogazione parlamentare a Tajani sulla legittimità dell’invio in medioriente di armamenti e materiale bellico dall’aeroporto di Montichiari. “La possibilità di esercitare l’obiezione di coscienza va difesa e garantita, tanto per i singoli quanto per le organizzazioni dei lavoratori. È giusto e necessario che chi opera nei luoghi civili del lavoro possa scegliere di non essere parte di una filiera che alimenta conflitti e violenze. La politica deve ascoltare questo grido di responsabilità, non reprimerlo. Esprimo quindi il mio sostegno alla campagna promossa da USB e a tutte le lavoratrici e i lavoratori che vi aderiscono. La pace non è un’utopia: è una scelta che si pratica, anche nei gesti concreti, anche rifiutandosi di caricare strumenti di morte. Lo dobbiamo alla nostra Costituzione, alla nostra coscienza e al futuro delle prossime generazioni”. Su questo tema il Pd ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo cosa intende fare per verificare la legittimità di questi trasporti.
Con una prassi più che discutibile, il Viminale “risponde” con una dichiarazione alla stampa alla questione sollevata con l’interrogazione che ho presentato stamattina insieme a tante e tanti colleghi delle opposizioni sul rimpatrio di 5 cittadini egiziani direttamente da Tirana. Nell’interrogazione si chiedeva “quale sia la norma giuridica in base a cui il Ministro ha disposto l’avvenuto rimpatrio di cittadini egiziani dal CPR di Gjader direttamente verso l’Egitto, e se il Ministro abbia valutato, come ritengono gli interroganti, che tale operazione è avvenuta in contrasto con quanto previsto dalla Direttiva 115/CE/2008 in materia di rimpatri”.
Il Viminale replica sostenendo la legittimità del rimpatrio in questione alla luce delle intese tra Italia Albania, probabilmente facendo riferimento alla parte del protocollo in cui si enuncia “nel caso in cui venga meno per qualsiasi causa, il titolo di permanenza nelle strutture, la parte italiana trasferisce immediatamente i migranti fuori dal territorio albanese”: un’espressione che risulta vaga, priva del requisito della determinatezza che dovrebbe avere la norma e che non può essere interpretata nel senso di un allontanamento verso il paese di origine. Inoltre il Viminale omette completamente di rispondere alla seconda parte della domanda, la più importante: tutto questo - a partire dal Protocollo Italia-Albania stesso - è compatibile con le norme europee? Io credo di no.
Secondo la Direttiva rimpatri con la nozione di "allontanamento" si deve intendere infatti l'espulsione che può avvenire solamente dal territorio di uno Stato membro perché le garanzie previste dal diritto europeo devono valere in ogni fase della procedura di espulsione. L'espulsione dall'aeroporto di Tirana direttamente verso l'Egitto è avvenuta altresì in violazione dell'articolo 13 della Costituzione perché il pieno controllo di legittimità sull'allontanamento dal territorio nazionale può ritenersi tale solo se l'intero processo avviene nel territorio in cui sussiste la giurisdizione italiana. Le operazioni di polizia condotte fuori dal centro di Gjader in territorio albanese nei confronti delle persone trasportate (trasporto, imbarco etc.) sono però prive di controllo giurisdizionale e avvengono dunque senza alcuna copertura normativa. Il Governo Meloni continua a far “funzionare” il centro albanese a suon di omissioni, illegittimità, sprechi, tentativi su tentativi in spregio delle norme comunitarie. Vogliono fare come Trump, ormai è evidente, e lo vogliono fare portandoci fuori dai confini giuridici dell’Unione Europa. Non glielo permetteremo.
Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.
“Stasera saranno chiusi contemporaneamente il traforo del Monte Bianco, il traforo del San Bernardo e il Fréjus. Altro che Ponte sullo Stretto, questo governo sta chiudendo le Alpi”. È quanto denuncia il Partito Democratico in un’interrogazione urgente promossa dal vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, Andrea Casu, e sottoscritta dalla capogruppo PD alla Camera, Chiara Braga, dai componenti dem della Commissione Trasporti Anthony Barbagallo, Ouidad Bakkali, Valentina Ghio e Roberto Morassut e dai democratici Toni Ricciardi e Silvia Roggiani.
“Notizie di stampa riferiscono che, a causa di concomitanti lavori di intervento programmati, tutti i collegamenti stradali attraverso i trafori di Italia, Francia e Svizzera saranno sospesi nella notte tra martedì 17 e mercoledì 18 giugno e in quella tra mercoledì 18 e giovedì 19 giugno” si legge nel testo dell’interrogazione.
“Si tratta di decisioni prese dai gestori dei vari tunnel, ma che, a parere dei deputati democratici avrebbero richiesto un coordinamento e un intervento anche da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”, si prosegue, sottolineando come la chiusura simultanea dei principali valichi “causi l’interruzione della continuità dei trasporti internazionali e danneggi pesantemente gli operatori del settore del trasporto passeggeri, oltre agli stessi utenti”.
Il Partito Democratico chiede quindi al Ministro Salvini “quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare per scongiurare la chiusura contemporanea dei valichi alpini sopra indicati e quali iniziative intenda anche intraprendere per favorire una migliore programmazione, con una comunicazione chiara e tempestiva, affinché situazioni come quella sopra esposta non si ripetano”.
"Il Decreto Infrastrutture rappresenta un'opportunità per colmare il gap della provincia di Grosseto e anche per dare una ulteriore possibilità al Ministro Salvini di poter riparare ai tagli ed alle promesse fatte in questi anni e mai mantenute. Per questo motivo abbiamo presentato come Pd una serie di emendamenti al provvedimento attualmente in discussione a Montecitorio". Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente della Camera.
"Per quanto riguarda le strade - sottolinea il deputato dem - gli emendamenti depositati riguardano il completamento della strada Tirrenica, che il governo ha promesso di finanziare ma dal quale, fino ad ora, ha soltanto tolto risorse già stanziate dai precedenti esecutivi. Per le ferrovie abbiamo chiesto la progettazione e la realizzazione dell’Alta Capacità ed Alta Velocità ferroviaria nella tratta Genova – Roma della dorsale tirrenica, per dare seguito dell'ordine del giorno approvato dalla Camera nei mesi scorsi, e la progettazione di nuove linee di trasporto rapido di massa per i collegamenti verso le località balneari e turistiche in provincia di Grosseto", conclude Simiani.