“Quanto sta avvenendo al processo per la morte di Giulio Regeni è una pregiudiziale nelle nostre relazioni con l'Egitto. Grazie allo sforzo delle nostre forze dell'ordine, della magistratura e degli apparati di sicurezza, è stato svolto un lavoro approfondito per capire la verità sulla tortura, il rapimento e l'uccisione di un cittadino italiano all'estero. Il nostro Paese ha chiesto la collaborazione delle autorità giudiziarie dell'Egitto, collaborazione che non c'è mai stata. Tant’è che il processo si svolge a Roma senza gli imputati e senza la collaborazione delle autorità dove quegli orrendi crimini sono stati compiuti. Noi riteniamo che sia un danno all'interesse nazionale che il governo stipuli un nuovo accordo, pur se tecnico, con le autorità di un paese che non collabora su una questione centrale che ha a che fare con la vita di un nostro concittadino. Ancora una volta per la maggioranza è più importante la politica commerciale dei principi”.
Così la deputata democratica e vicepresidente della commissione Esteri, Lia Quartapelle, intervenendo in Aula per annunciare il voto di astensione del Gruppo all’accordo con l’Egitto sul trasporto internazionale di merci per mezzo di veicoli trainati.
“L'Italia naviga senza rotta, senza una visione dello sviluppo infrastrutturale in un'epoca di grandi cambiamenti. E’ ferma sulle sue gracilità e sulle sue debolezze. Si investe soprattutto grazie a quel Pnrr prima boicottato dalla destra e poi stravolto e rallentato. Ma, soprattutto, per il dopo Pnrr il governo non ha messo in campo alcuna strategia. Non c’è alcuna idea di futuro del Paese. Il sistema ferroviario e stradale si regge su una colonna vertebrale e sulle braccia, ma senza costole e senza gambe, per usare un'immagine tratta dalla fisiologia umana. Una colonna peraltro già sovraccarica che sta andando incontro al collasso. Il governo si è buttato sull'avventura Ponte sullo Stretto, un inghiottitoio di denaro pubblico a difesa del quale è stato approvato il decreto Sicurezza per vietare ogni protesta pacifica, cancellando tutti gli strumenti di pianificazione e programmazione degli investimenti”.
Così il deputato democratico della commissione Trasporti, Roberto Morassut, intervenendo in Aula nella discussione delle mozioni sulle Infrastrutture.
“Cosa sta facendo il governo - ha aggiunto - per recuperare il gap di innovazione e modernizzazione tecnologica della rete ferroviaria? Prima si sono affacciati scenari di privatizzazione, poi immediatamente ritirati. Poi si annuncia una riforma sui porti, che però sparisce nel dimenticatoio, ma abbiamo capito che la vera intenzione era sintetizzata dalla parola magica della privatizzazione delle autorità portuali trasformate in Spa, con il seguito delle zuffe sulle nomine. Nel frattempo si è dato il via alla privatizzazione degli interporti, compromettendo la sovranità stessa del nostro Paese. Nessuna programmazione anche sul trasporto pubblico locale e sulla continuità territoriale. Due settori fondamentali il cui unico annuncio è stato l’aumento delle tariffe. Chiediamo - ha concluso - che il governo cambi rotta o, meglio, ne assuma una e coinvolga il Parlamento nelle scelte”.
“Il tema delle infrastrutture e centrale per il futuro del nostro Paese. Ecco perché va garantito l’impegno di investire il 40% delle risorse al Sud, territorio sottoposto ad un pericoloso e ormai cronico ritardo. E’ necessario ribadire che non va assolutamente privatizzata Fs, anzi va mantenuta la centralità del controllo pubblico anche sulla gestione dei porti e degli interporti ed è fondamentale monitorare i cantieri del Pnrr ferroviario. Ritardi e negligenze non possono più essere tollerate. Con la nostra mozione chiediamo al governo di porre il trasporto pubblico locale al centro dell’azione di riorganizzazione dell’intero sistema. Ci sono regioni, come la Sicilia ad esempio, dove la causa principale della dispersione scolastica è dovuta ad un servizio che non è in grado neanche di far arrivare a scuola gli studenti. Sul Tpl non si scherza. Il governo deve impegnarsi con un investimento vero, solido, lungimirante, in grado di dare le risposte che i cittadini si attendono. Si tratta di uno snodo cruciale che restituirebbe valore alla nostra stessa democrazia”.
Così il capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo, intervenendo in Aula nella discussione generale sulla mozione Infrastrutture presentata dal Pd, con primo firmatario Roberto Morassut.
“Il Governo non scarichi sugli utenti le criticità croniche del settore e il mancato potenziamento del fondo nazionale trasporti, richiesto da tempo per almeno 800 milioni di euro in relazione ai crescenti costi connessi all’inflazione e agli investimenti in atto. La discussione sulle ipotesi di ripartizione delle risorse una volta determinati i livelli adeguati di servizio (LAS) e in assenza del potenziamento del fondo nazionale rischia di comportare tagli inaccettabili per i servizi erogati in numerose Regioni, aumentando così le disuguaglianze e la frammentazione nell’accessibilità al trasporto pubblico nei diversi territori tra città metropolitane e aree interne, tra aree urbane e periferie, tra aree a domanda debole e aree a domanda forte. Per questi motivi senza un riequilibrio nazionale vincolare la sostenibilità del settore esclusivamente all’aumento degli introiti tariffari e quindi alla domanda dei viaggiatori rischia di diventare una pezza peggiore del buco. Siamo pronti a confrontarci sulla riforma del settore guardando anche al sistema tariffario ma a patto che vengano presi in considerazione tutti gli aspetti. Non dobbiamo mai dimenticare che per garantire un effettivo diritto alla mobilità su tutto il territorio nazionale è necessario incentivare ed estendere l’utilizzo del trasporto pubblico rendendolo più efficiente ed omogeneo e mettendo in campo politiche per consentire l’accesso in particolare agli studenti e alle fasce sociali meno abbienti” così il responsabile infrastrutture del Pd, il senatore Antonio Misiani e il vicepresidente della commissione trasporti della camera, il deputato democratico, Andrea Casu che giudicano “senza visione” l’operato del governo nel settore del traporto pubblico locale.
"E' inammissibile che nell'autostrada Palermo-Catania A19 regni da mesi il caos assoluto dei cantieri che costringe migliaia di cittadini a spostamenti estenuanti solo per fare poche decine di chilometri. Sulla gestione dei lavori di un'infrastruttura strategica per la mobilità della Sicilia, che costituisce l’asse viario principale che collega i due maggiori centri dell’isola e le rispettive aree metropolitane, depositerò una interrogazione a Montecitorio": è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino.
"Da tempo la strada versa in condizioni critiche, caratterizzate da continui cantieri, restringimenti di carreggiata, interruzioni di tratte e lavori eseguiti con estenuante lentezza. I disagi per gli utenti sono rilevanti: si registrano costanti rallentamenti, aumenti dei tempi di percorrenza, problemi per il trasporto delle merci e ricadute economiche pesanti per il turismo e le attività produttive delle aree interne. Manca addirittura un cronoprogramma certo dell'iter e le criticità in fase di progettazione degli interventi sono oggi insostenibili. Il Presidente Schifani, commissario del Governo Meloni per il coordinamento degli interventi sulla A 19 deve rispondere in prima persona di questo disastro e le dimissioni dei due sub commissari certifica palesemente il fallimento del Governatore della Regione. Il ministro Salvini venga a spiegare in Parlamento questa situazione insostenibile invece di sottrarre risorse preziose agli enti territoriali per la sicurezza stradale": conclude Maria Stefania Marino.
“Ridurre le emissioni che derivano dal trasporto stradale individuando un destinatario privilegiato, quello delle auto aziendali, la cui flotta rappresenta ad oggi il 41% delle nuove immatricolazioni ed emette il 58% dei gas serra. È quanto emerge dalla proposta di legge del Pd, a prima firma Marco Simiani, capogruppo del Pd in commissione Ambiente della Camera, che intervistato a margine della conferenza stampa di presentazione della proposta di legge ha spiegato che non possiamo e non dobbiamo rimanere in mezzo al guado. Oggi abbiamo bisogno di una legge che possa incentivare l’uso dell’auto elettrica e riuscire ad abbattere le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Dobbiamo dare risposte anche al settore industriale. La nostra proposta di legge è in grado di dare risposte concrete, con un risparmio sia per i cittadini che per lo Stato. Oggi le risposte da parte del governo sono inadeguate. L’atteggiamento è quello di ignorare la transizione ecologica mentre invece dobbiamo assolutamente percorrerla. Al di là delle ricostruzioni più fantasiose di chi vorrebbe distruggere tutto - ha aggiunto Annalisa Corrado responsabile transizione ecologica del Pd - le industrie delle automobili hanno bisogno di uno scenario chiaro, di strumenti e di lavorare sulla domanda in modo che le persone possano avvicinarsi all’auto elettrica, anche con un mercato secondario. La nostra proposta di legge di oggi qui in Parlamento va in questa direzione, con un vantaggio sia per le casse dello Stato che per le industrie e le persone, hanno aggiunto i senatori del Pd Lorenzo Basso e Michele Fina che sono intervenuti in conferenza stampa”.
“L’unico a non accorgersi della giornata nera che sta vivendo il trasporto ferroviario della Capitale è il Ministro Salvini: a distanza di 10 ore dal guasto di stamattina il nodo di Roma è ancora in tilt con circolazione ferroviaria sospesa tra Roma Tiburtina e Roma Ostiense. Un’intera giornata lavorativa bruciata per migliaia di pendolari che dopo decine di treni cancellati e ritardi record senza informazioni e servizi sostitutivi adeguati non possono più attendere l’indicazione di una ipotesi di massima sul ripristino” così una nota del vicepresidente della commissione trasporti della camera, il deputato democratico Andrea Casu.
Per sapere cosa succede in Albania dobbiamo ricorrere al sindacato ispettivo perché questa vicenda è avvolta da un velo di opacità e di propaganda assoluta. Oggi possiamo fare una riflessione su quanto accaduto in quest’anno sulla storia di questo fallimento. L'obiettivo del governo era di portare in Albania 36.000 migranti: ce ne sono stati 157. Visti i costi stimati che sono di 130 milioni all'anno, il trasporto di ogni singolo migrante è costato un milione di euro che avremmo potuto investire sulla sanità pubblica, sul sociale, sulla sicurezza. Avete spiegato che però servono come deterrenza. Peccato che ieri il ministero dell’Interno ha pubblicato l'aggiornamento dei dati sugli sbarchi in Italia rispetto all'anno scorso: al 14 maggio sono aumentati, quindi l'effetto deterrenza dei centri in Albania ha prodotto l'aumento degli sbarchi nel nostro paese. Secondo capolavoro di questo governo. Visto il fallimento, avete avuto l'idea geniale di trasformarli in Cpr e la presidente Meloni l'altro giorno con grande enfasi ha annunciato che il 25% di coloro che abbiamo mandato in Albania sono stati già stati rimpatriati. Si tratta di 10 persone che potevano serenamente essere rimpatriati dall'Italia, perché stavano già in Italia con minori costi e anche maggiore rapidità. Viene da chiedere perché non fermate questo enorme spreco di risorse pubbliche. Nemmeno voi credete più a questa sciocchezza ma semplicemente non avete il coraggio di spiegare alla vostra presidenza del Consiglio che ha fallito, e non lo potete fare perché verrebbe meno il castello della vostra propaganda e dovreste fare l'unica cosa che uno statista farebbe: riconoscere di aver sbagliato, chiedere scusa e chiudere questi centri.
Così il deputato del PD, Matteo Orfini, intervenendo in Aula
“Dopo l’approvazione in Aula del nostro ordine del giorno, che impegnava il Governo a ripristinare i 55 milioni tagliati dal contributo “Loco e Carri” salvati grazie ai nostri emendamenti al Dl Pnrr dello scorso anno, e dopo le dichiarazioni del Viceministro Rixi in audizione, che aveva espresso la posizione favorevole del MIT al “ripristino della misura sui locomotori” assistiamo a un preoccupante passo indietro. Infatti, nonostante il MIT, rispondendo alla nostra interrogazione, abbia ribadito un generico impegno a “sostenere il settore ferroviario delle merci e della logistica” non c’è stata alcuna rassicurazione per quelle imprese che hanno investito 700 milioni in nuovi locomotori non inquinanti. Si continua a parlare di “monitoraggio per l’individuazione tempestiva di norme volte al rifinanziamento” senza adottare nessun intervento concreto. Non ci arrendiamo. Di fronte al disinteresse evidente del Ministro Salvini per questo settore, come Partito Democratico continueremo a portare avanti la nostra azione parlamentare per chiedere conto degli impegni presi nei confronti degli operatori del trasporto ferroviario delle merci” così sui social il vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, il deputato democratico, Andrea Casu.
“Sulla canapa la destra getta la maschera. Parole al vento quelle relative alla disponibilità di rivedere le assurde norme di divieto di produzione, trasformazione e commercializzazione della canapa contenute nel decreto Sicurezza. Solo una imbarazzante finzione visto che nell’iter parlamentare di conversione del decreto si continua a perseguire, come un rullo compressore, l’inspiegabile divieto sia dal punto di vista della tutela della salute che dal punto di vista della sicurezza. Anzi si fa di più. Questa mattina in Commissione agricoltura, nonostante l’invito ad un ulteriore approfondimento che come gruppo Pd abbiamo rivolto al relatore e ai colleghi di maggioranza, la destra ha votato un parere con il quale si giunge ad apprezzare le disposizioni che prevedono ‘il divieto di importazione, cessione, lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, spedizione e consegna delle infiorescenze della canapa anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché di prodotti contenenti tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli olii da esse derivati’”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Una maggioranza - aggiunge - sorda agli appelli di un comparto che fino ad ora rappresentava un fiore all’occhiello del nostro Paese, ma anche un monito a chi pensa che ci possano essere spazi di trattativa con il perverso ideologismo securitario del governo e della destra. Ringraziano commossi tremila imprenditori, ora considerati delinquenti spacciatori, che non sapranno nemmeno dove smaltire scorte di produzione presenti in magazzino e i trentamila addetti prossimi al licenziamento, che non avranno a disposizione neanche gli ammortizzatori sociali”.
“Mai come adesso la situazione dei trasporti in Italia è disastrosa. Seguendo il trend negativo iniziato nella scorsa estate, solo nelle ultime settimane si sono registrati ulteriori clamorosi ritardi nel trasporto ferroviario. E il tema non riguarda solo i treni ma anche le strade. Nella mia regione, la Sicilia, i ritardi e il numero dei cantieri hanno trasformato la Catania-Palermo e la Catania-Messina in veri e propri percorsi ad ostacoli più' che in autostrade. L'incompetente ministro Salvini resta prima in silenzio e poi viene in Aula a dire che va tutto bene, anzi che, mai come ora, i treni sono puntuali. Evidentemente non vive in Italia”. Così il deputato Anthony Barbagallo, Capogruppo PD in Commissione trasporti intervenendo a Montecitorio durante il Question time.
“In questi giorni vicini alla Pasqua – continua il deputato PD - per i passeggeri oltre al danno pure la beffa: il costo del biglietti dei treni è aumentato di oltre il 50% per emulare quanto già accade sul prezzo dei biglietti aerei, su cui il suo governo non ha posto in essere nessuna misura efficace”. “Nonostante non ci aspettiamo nulla di buono, è necessario che Salvini faccia un immediato cambio di passo, anche in vista della stagione estiva e la smetta di negare la realtà”, conclude Barbagallo.
Alla vigilia del 34° anniversario della strage del Moby Prince, i deputati del Partito Democratico Simona Bonafè, Marco Simiani, Matteo Mauri e Andrea Casu hanno presentato una proposta di legge per l’istituzione, a Livorno, di un museo dedicato alle vittime della tragedia e alla promozione della sicurezza navale. L’iniziativa nasce su impulso della Federazione provinciale e comunale del Partito Democratico di Livorno, dei Giovani Democratici, del gruppo consiliare Pd e del Sindaco Luca Salvetti.
"Il lavoro approfondito svolto dalle commissioni parlamentari d’inchiesta succedutesi nel corso delle ultime legislature hanno permesso di fare importanti passi in avanti sulle dinamiche della tragedia, sulle responsabilità e sull'autenticità dei fatti. Serve ora un sforzo collettivo per arrivare alla piena verità. Crediamo – dichiarano i promotori – che la realizzazione di uno spazio pubblico possa rappresentare un segno concreto di vicinanza alle famiglie delle vittime e un luogo di memoria collettiva."
"Un museo del Moby Prince – concludono – non sarebbe soltanto un doveroso omaggio alle 140 vittime, ma anche uno strumento di sensibilizzazione, ricerca e formazione in materia di sicurezza navale e trasporto marittimo. Un presidio culturale e civile che possa contribuire al percorso di verità e giustizia che ancora oggi, dopo 34 anni, deve essere pienamente compiuto".
“Il ministro Salvini dovrebbe fornirci chiarezza e rassicurazione circa l’autenticità del suo impegno per la nuova assegnazione della gestione dell'autostrada A22, Modena-Brennero, un collegamento fondamentale per il trasporto di persone e merci tra il nostro Paese e il centro Europa. Ma con la risposta affidata oggi in Aula al sottosegretario agli Esteri Silli, scarica pilatescamente responsabilità alla società 'Autostrada del Brennero' per i ritardi con cui ha fornito la documentazione di concessione e omette di dire che è necessario attendere la sentenza della Corte di giustizia europea prima avere il parere dei servizi”. Così la deputata trentina Sara Ferrari, Segretaria del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula in un'interpellanza urgente, firmata anche dai colleghi Forattini, Vaccari, Malavasi, Rossi, Casu.
“L'86% della proprietà dell'autostrada- continua la parlamentare dem - è stata finora sempre in mano agli enti pubblici del territorio, per gestire un’arteria che ha impatti importanti, ambientali ma anche finanziari e progettare investimenti fondamentali in nuove infrastrutture e ammodernamento tecnologico, attesi da tempo. Il bando di nuova concessione è partito solo il 3 gennaio 2025 e, prima ancora della scadenza, posticipata alla fine del mese di marzo, della presentazione delle domande di partecipazione, è già gravato da due ricorsi che mettono a rischio il progetto di partenariato pubblico-privato che il Ministro ha sempre detto di sostenere nelle sue manifestazioni pubbliche, in occasione delle varie campagne elettorali. Nei fatti invece, sembra “lasciare per strada“ i suoi stessi governatori del Veneto, della Lombardia, della Provincia di Trento e l’alleato dell’Alto Adige. Ci auguriamo, per la salvaguardia dell’interesse dei quasi 3 milioni e mezzo di cittadini dei territori interessati e delle rispettive casse pubbliche, che il ministro adempia invece con serietà anche nell’interlocuzione europea, agli impegni che ha assunto", conclude la deputata Ferrari.
Il deputato democratico Mauro Laus ha depositato oggi un’interrogazione parlamentare al Ministro delle Infrastrutture in merito alla decisione di Trenitalia e SNCF di escludere Bardonecchia dalle fermate dei treni ad alta velocità Frecciarossa e TGV sulla linea Torino-Milano-Parigi, a partire dal 31 marzo 2025. Una decisione che per il deputato democratico “rischia di creare un grave danno al territorio. Il nuovo assetto prevede peraltro fermate a Oulx in Piemonte e a Modane e Saint Jean de Maurienne in Francia, penalizzando le valli olimpiche piemontesi a vantaggio di destinazioni sciistiche d’Oltralpe”.
“Bardonecchia - ricorda Laus - è una delle principali mete turistiche invernali ed estive del Paese, con circa un terzo dei visitatori che raggiungono la località in treno. Negli ultimi anni, il comprensorio ha investito significativamente nel modello di trasporto sostenibile “sci + treno”, guadagnandosi un posto tra le prime dieci località europee per questa tipologia di mobilità. La soppressione della fermata ferroviaria non solo danneggia il turismo locale, ma crea anche disagi dal punto di vista della sicurezza, costringendo la polizia di frontiera a spostarsi su Oulx”.
L’interrogazione chiede quindi al ministro Salvini di chiarire le motivazioni dietro questa scelta scellerata e di adottare misure urgenti per garantire il mantenimento della fermata di Bardonecchia”.
L’interrogazione è stata sottoscritta dai democratici: Alberto Pandolfo, Antonella Forattini, Claudio Stefanazzi, Marco Simiani, Federico Fornaro, Mauro Berruto, Stefania Marino, Marco Lacarra, Maria Cecilia Guerra, Arturo Scotto.
“Basta andare in un qualunque supermercato della Sicilia e della Sardegna per verificare il vertiginoso aumento delle merci di prima necessità sugli scaffali. Aumenti spesso a doppie cifre per pasta, latte, acqua minerale. Ciò è dovuto all’applicazione di una tassa che doveva servire ad incentivare la decarbonizzazione dei trasporti e che invece si sta rivelando uno strumento di ulteriore impoverimento per Sicilia e Sardegna ed un costo a carico di piccole e grandi aziende di trasporti e logistica”. Così il capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo, commenta la risposta del governo all'interrogazione sull’argomento di cui e' il primo firmatario.
"Vi e' una congiuntura drammatica in atto, aggravata anche dalla mancata erogazione o dal ritardo nell'erogazione del marebonus negli ultimi anni. Serve reperire con urgenza nuove risorse per evitare l'ennesima insopportabile speculazione a carico delle famiglie e serve garantire ai tanti operatori della logistica le condizioni per garantire la giusta remunerazione. Serve intervenire e serve intervenire presto".