“Il comparto farmaceutico italiano è un pilastro strategico della nostra economia e un’eccellenza del Made in Italy. Con 56 miliardi di fatturato annuo, in larga parte destinato all’export e con il 20 per cento diretto verso il mercato statunitense, rappresenta un settore da proteggere con determinazione. E invece, di fronte alla minaccia dei dazi americani, il governo Meloni resta silente. Lo dichiara la deputata Pd Ilenia Malavasi, componente della commissione Affari sociali.
«Non si tratta solo di economia – aggiunge l’esponente dem - questo settore garantisce 70 mila posti di lavoro diretti e circa 150 mila nell’indotto. È un comparto che unisce innovazione, occupazione e salute pubblica. Difenderlo significa salvaguardare competenze, capacità produttive e il diritto alla salute dei cittadini. I dazi già ipotizzati al 25% rischiano di avere un impatto devastante, con una perdita dello 0,4% del PIL nazionale. Ma la prospettiva è ancora più grave: Trump ha annunciato l’intenzione di imporre dazi fino al 200 per cento”.
“Serve – conclude Malavasi - un’azione immediata e concreta da parte del governo italiano che non può limitarsi ad attendere. Chiediamo all’esecutivo Meloni di lavorare in sinergia con le istituzioni europee per proteggere la competitività di un comparto strategico e prevenire conseguenze che sarebbero pesantissime: carenze di farmaci, ritardi nelle forniture, aumento dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale e ripercussioni sui cittadini. Difendere la farmaceutica italiana significa difendere salute, lavoro e crescita. Il silenzio del governo non è più accettabile: occorre un impegno chiaro, immediato e strutturato”
“Dopo decenni passati a costruire relazioni internazionali, oggi ci ritroviamo in un nuovo far west globale fatto di instabilità, tensioni e guerre. E gran parte della responsabilità è anche di chi, come Trump, ha lavorato per indebolire gli organismi multilaterali e gettare benzina sul fuoco dei conflitti. Discutere di dazi oggi – come stiamo facendo in Aula – significa affrontare un tassello di questa strategia di destabilizzazione geopolitica.” Lo ha dichiarato Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari Europei alla Camera, nel corso dell’esame della mozione PD sui dazi. “Ed è proprio per questo che è ancora più grave che la maggioranza non abbia alcuna linea politica. Non abbia presentato una mozione, non abbia alcuna visione. Siamo davanti a un Governo che non è all’altezza della storia orgogliosa e della tradizione diplomatica italiana.”
“Con la nostra mozione – ha proseguito De Luca – chiediamo al Governo di cambiare rotta. Finora, invece di difendere gli interessi dell’Italia e dell’Europa, avete preferito la subalternità a Trump. Avete ignorato il problema per mesi. Avete persino affermato che i dazi sarebbero un’opportunità. Ma su quale pianeta vivete? Con le imprese, i sindacati, i dati economici ci parlate ogni tanto? Come fa ad essere un’opportunità una Trump Tax che rischia di far saltare almeno 25.000 imprese del nostro Paese, che rischia di dimezzare le stime di crescita, che sarà un Vietnam per interi settori come la meccanica, la farmaceutica, il tessile, la moda, il legno, l’automotive, l’agroalimentare? Pensiamo solo quest’ultimo comparto che vale 69 miliardi di euro. L’ipotesi concreta di nuovi dazi al 17% rispetto al mercato USA – che è il secondo per importanza a livello globale – avrà un impatto negativo di quasi 2 miliardi.”
De Luca ha poi attaccato la Premier Meloni per essere andata con “il cappello in mano alla Casa Bianca” e “aver scambiato un negoziato commerciale con una gita”, accettando aumenti negli acquisti di gas liquido americano che ci costerà il doppio e investimenti sbilanciati su prodotti USA.
“La politica commerciale è competenza esclusiva europea, non si risolve con viaggi da cheerleader. Serve una strategia unitaria UE, servono protezioni per lavoratori e imprese, serve una vera difesa del Made in Italy. Non le boutade come quella lanciata da Lollobrigida, l'operazione bresaola con la carne ormonata per salvare l'Italia dai dazi. Siamo al ridicolo.”
"Basta improvvisazione, basta propaganda, basta patriottismo alla rovescia. Il Governo smetta di fare il cavallo di Troia del trumpismo e inizi, finalmente, a indossare la maglia dell’Italia e dell’Europa, se davvero vuole proteggere imprese e famiglie dal disastro economico che questi dazi rischiano di provocare. Serve un cambio di passo: finora vi siete inginocchiati a Trump e avete tradito il Paese. Dazi al 10% non sarebbero un'intesa, ma solo una resa che penalizzerebbe drammaticamente l’Italia. Altro che patrioti: siete i patrioti della patria sbagliata” ha concluso De Luca.
I dazi sono un danno per l’Italia e il governo ha sottovalutato le conseguenze: migliaia di posti di lavoro a rischio e un calo drastico delle esportazioni. Chiediamo alla Meloni di sostenere senza ambiguità i negoziati a livello europeo e di tutelare gli interessi del nostro paese contro gli assurdi capricci di Trump.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"La scorsa notte alla Casa Bianca è andato in scena l'ennesimo teatrino oltraggioso nei confronti delle vittime dei crimini commessi a Gaza, del diritto internazionale e perfino dell'intelligenza delle persone.
Per ingraziarsi Trump che è il suo principale supporter, Netanyahu lo candida al premio Nobel per la Pace. In sostanza un ricercato internazionale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità propone il nome di una persone che rastrella migranti, li chiude nelle gabbie e li deporta in massa come candidato al maggior riconoscimento al mondo in tema di pace.
Siamo certi che non avrà alcuna chance, ma è già incredibile che sia anche solo stata avanzata la candidatura". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
l Partito Democratico ha presentato una mozione alla Camera per chiedere al Governo una risposta immediata, coordinata e strutturata alla crisi commerciale innescata dai dazi imposti dall’Amministrazione Trump, in difesa del lavoro, delle imprese e del made in Italy. La mozione impegna l’esecutivo «a definire con urgenza una strategia nazionale organica di risposta alla crisi commerciale in atto, coinvolgendo le parti sociali, le associazioni d’impresa, le istituzioni territoriali e le forze parlamentari di maggioranza e opposizione».
Il testo presentato dai gruppo del Pd della Camera chiede inoltre di sostenere «una risposta europea unitaria alle politiche dei dazi dell’Amministrazione Trump, che escluda ogni controproducente e inadeguata tentazione di bilateralizzare la risoluzione del conflitto commerciale, miri alla progressiva eliminazione dei dazi e ampli le contromisure includendo i servizi e i diritti di proprietà intellettuale delle big tech, nonché a promuovere l'istituzione di un Fondo europeo di sostegno per rispondere agli effetti dei dazi sul sistema economico e sociale, attivando anche un meccanismo simile a Sure per rafforzare la rete di protezione sociale dei lavoratori».
La mozione punta anche «a promuovere una politica commerciale europea volta alla diversificazione dei mercati di sbocco, anche accelerando la ratifica di nuovi accordi commerciali di libero scambio, a partire dal Trattato Mercosur, con idonee compensazioni per i settori agricoli sensibili e a rilanciare la Global minimum tax».
A livello nazionale, si propone «di adottare iniziative immediate e straordinarie» finalizzate, tra l’altro, «a potenziare gli strumenti di garanzia pubblica per l’accesso al credito, in particolare il Fondo centrale di garanzia per le Pmi e Sace», «a rifinanziare gli ammortizzatori sociali e sostenere il rinnovo dei contratti collettivi nazionali scaduti», «ad aumentare le risorse a favore dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese, anche per prevenire rischi di delocalizzazione verso gli Stati Uniti, e realizzare una vera ed effettiva politica di tutela del made in Italy».
La mozione chiede infine «di favorire il disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica da quello del gas attraverso la stipula di contratti di lungo termine di compravendita di energia elettrica rinnovabile tra produttori e acquirenti/consumatori, nonché a revisionare l'attuale meccanismo di formazione dei prezzi dell'energia elettrica e prevedere l'approvvigionamento tramite acquisti congiunti europei», «ad accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, favorire i public purchase agreement e legare le concessioni energetiche alla riduzione dei costi per imprese e famiglie», «a rafforzare il programma Transizione 4.0, rifinanziare il Fondo automotive e riorientare le risorse del programma Transizione 5.0 verso strumenti più efficaci».
“Meloni mette a rischio il Made in Italy”
“Ogni voto al governo Meloni è un voto a Trump e ai suoi interessi, non a quelli degli italiani. Abbiamo un governo di patrioti, che serve però la patria sbagliata e sta mettendo seriamente a rischio il Made in Italy. Con i dazi al 10% infatti, secondo i dati di Confindustria, avremo 20 miliardi in meno sul nostro export e salterebbero 118.000 posti di lavoro. Questo è il prezzo da pagare se non diamo forza al negoziato europeo ma restiamo piegati e genuflessi a quelli che sono gli interessi di Trump. Serve un rilancio industriale italiano ed europeo fondato sull’innovazione, dobbiamo uscire da una logica competitiva per cercare insieme di svolgere una funzione anche nel mondo di domani. Dobbiamo toglierci alcuni dazi che ci siamo imposti da soli, come il fatto che abbiamo 27 mercati diversi su temi strategici fondamentali. La ricetta secondo cui l'Italia si possa sganciare dall'Europa e dal negoziato comune fa malissimo agli interessi nazionali. Il governo dovrebbe essere invece alla testa della reazione europea: o facciamo valere il peso di mezzo miliardo di persone e le nostre economie integrate per avere un ruolo industriale e politico anche nel futuro, oppure saremo destinati a sparire. Al contrario, il Governo Meloni non riesce a svolgere la funzione che dovrebbe svolgere in Europa con la schiena dritta e adesso che hanno litigato non riesce nemmeno più a capire da che parte inginocchiarsi, se dal lato di Trump o da quello di Musk.”
Così Andrea Casu, della presidenza del gruppo Pd alla Camera e vicepresidente della commissione Trasporti di Montecitorio, intervenendo alla trasmissione “L’aria che tira”.
“I dazi Usa sui prodotti agroalimentari italiani ed europei al 17% rappresenterebbero una tassazione insopportabile per le imprese e il comparto agricolo. Una scelta ignobile che si abbatterebbe sui consumatori con conseguenza di perdita di mercato per le nostre produzioni che faticherebbero a competere con le merci di scarsa qualità provenienti da altre parti del mondo. Senza contare che il 17% si sommerebbe alla svalutazione del 13,5% del dollaro dall'inizio dell'età Trump. I dati attestano che già c'è una riduzione significativa dell'export. Servirebbero spalle dritte ma il nostro governo le ha decisamente ricurve per non disturbare l'alleato Trump e non fa sentire come dovrebbe la voce dell'Italia in sede Europea a difesa delle nostre eccellenze e del settore agricolo”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo dem in commissione Ecoreati, Stefano Vaccari.
"Gli Usa scivolano verso un regime autocratico. E' questo il quadro drammatico che emerge dal rapporto presentato da Amnesty International sui primi 100 giorni dell'amministrazione Trump. "Caos e crudeltà: 10 aggressioni sempre più gravi ai diritti umani" è il titolo del report di cui oggi ho parlato con Paul O'Brien, direttore esecutivo di Amnesty Usa". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, a margine dell'incontro con O'Brien.
"Nei soli primi tre mesi di presidenza, Donald Trump ha instaurato negli Usa un regime basato su frequenti attacchi alla libertà di espressione e al diritto di protestare, allo stato di diritto, alla libertà di stampa, ai diritti delle donne e delle persone LGBTQIA+. Ha licenziato decine di migliaia di dipendenti pubblici impegnati in settori considerati sgraditi - sottolinea Boldrini citando il rapporto -. Ha tentato in ogni modo di marginalizzare le comunità nere e latine, ha smantellato il sistema di promozione e sostegno dei diritti umani in altri paesi tagliano oltre l’80 percento dei fondi destinati alla cooperazione internazionale, ha demolito i sistemi di controllo sulla trasparenza delle aziende e, com'è noto, iniziato una repressione senza precedenti contro le persone migranti e richiedenti asilo con rastrellamenti, deportazioni e arresti arbitrari. Nell'America di Trump in Università e uffici pubblici esistono liste di parole vietate e se si manifesta in favore del popolo palestinese, si rischia di vedersi ritirare la laurea".
"Un quadro drammatico, quello dipinto da O'Brien - denuncia la deputata dem -. Preoccupa enormemente che la destra al governo in Italia consideri Trump un riferimento politico a cui ispirarsi e un alleato di cui fidarsi".
"Contro queste derive liberticide e autoritarie messe in atto dal presidente, però, ha sottolineato O’Brien, la società civile statunitense sta cominciando a reagire con grandi manifestazioni e organizzando iniziative pubbliche in tante città statunitensi. O'Brien racconta anche che nelle ultime settimane sono molto aumentate le persone che sostengono Amnesty Usa e il suo impegno quotidiano in difesa dei diritti umani, negli States e in tutto il mondo - conclude Boldrini -. No, non tutte le americane e gli americani applaudono Trump. Anzi, anche nel suo elettorato iniziano ad aprirsi delle crepe visibili. Opposizioni e società civile devono fare fronte comune, nelle istituzioni e fuori, per fermare questa deriva. Negli Usa come in Italia e in ogni luogo in cui le destre minacciano le nostre libertà".
“L’amicizia con Trump della presidente Meloni fa danni all’Italia e all’Europa: accettare i dazi al 10% non è un successo, ma un danno grave all’economia e alla occupazione del nostro Paese. Inoltre i dazi effettivi, visto il deprezzamento del dollaro saranno del 23% come ha detto il presidente di Confindustria Orsini. Il Governo Meloni ha già chinato la testa sul fatto di non applicare la tassazione prevista dalla global minimum tax e si è impegnata a comprare armi e gas dagli USA. Invece che millantare rapporti privilegiati con Trump il governo nazionalista asseconda il nazionalismo americano a danno del nostro Paese. La destra non è un ponte per risultati migliori con Trump, ma è il suddito che fa subire ai lavoratori e alle imprese la prevaricazione della peggiore destra americana”. Lo dichiara Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze di Montecitorio.
“In un mondo infuocato dai conflitti e con la NATO che impone un aumento enorme delle spese per la difesa e la sicurezza, il Governo Meloni, completamente prono all’amministrazione americana, saluta i dazi al 10% come un successo per la nostra economia. Siamo ormai al paradosso, sempre più vicini a toccare il fondo.”
Così Ubaldo Pagano, Capogruppo PD in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Con Trump torna il protezionismo ma il nostro Governo resta imbambolato. Oltre al regalo alle multinazionali USA sullo stop alla global minimum tax, ora le nostre imprese saranno costrette a fare i conti con nuovi dazi che, peraltro, a fronte del deprezzamento del dollaro, raggiungeranno una soglia effettiva del 23%, in un contesto generale in cui i costi altissimi dell’energia già strozzano diversi settori. Mentre il cappio al collo della nostra economia si stringe sempre di più, Meloni, Giogetti e Tajani si girano i pollici, restando completamente inermi di fronte al collasso delle esportazioni italiane, della frenata del PIL e della produzione industriale. Tanto a pagare il prezzo del disastro non saranno loro, ma le lavoratrici e i lavoratori italiani.”
“Sui dazi imposti dagli Stati Uniti il nostro Paese rischia di capitolare, ma dal governo Meloni solo parole di circostanza e nessuna iniziativa concreta per non disturbare l’alleato Trump. Si parla del 10% sui nostri prodotti ma in realtà si arriva al 23% con la svalutazione del 13% del dollaro dall’insediamento di Trump, come ha ricordato anche il presidente di Confindustria Orsini, ai quali aggiungere lo stop alla global minimum tax sulle multinazionali americane e l'accordo Nato per aumentare le spese per difesa e sicurezza al 5 per cento del Pil entro il 2035, con un costo aggiuntivo per i contribuenti italiani di oltre 400 miliardi di euro in dieci anni. Un vero e proprio disastro peraltro già certificato da alcuni dati preoccupanti che arrivano dal settore agroalimentare. Ad aprile, quando sono entrate in vigore le tariffe aggiuntive sulle merci di importazioni europee la crescita delle esportazioni di cibo made in Italy negli Stati Uniti è crollata al +1,3% rispetto al +28,7% dell’anno precedente
Si registra al contempo una diminuzione significativa di consumo di vino italiano negli Stati Uniti, 6,3 per cento in meno sia in quantità e sia nel giro d’affari. La media generale della domanda di vino negli Stati Uniti nel loro complesso segna un -14,4% rispetto a maggio 2024 e un -9%, considerando i primi 5 mesi dell’anno in corso. Ed allora prima di riempirsi la bocca di Eccellenze e Made in Italy il governo Meloni dovrebbe impegnarsi di più sul fronte europeo per alimentare quella trattativa vera che fino ad ora con l’Usa di Trump non vi è stata anche perché, erroneamente a quanto si pensa, l’Italia non esporta solo prodotti di lusso che potrebbe non risentire dell’aumento del prezzo ma anche e soprattutto prodotti dai costi più contenuti e per un mercato di acquirenti molto più vasto. Intanto in Italia riprende la crescita dell’inflazione e l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori stima ricadute, per una famiglia media, pari a +535,50 euro annui, di cui +174,60 euro solo nel settore alimentare”.
Così il capogruppo Pd in Commissione parlamentare d’inchiesta sugli Ecoreati e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
Il Partito Democratico sostiene da mesi che i dazi sono un problema serio e che la risposta non può che essere a livello europeo. Ma soprattutto che Meloni non può fare come su tutti i dossier internazionali l’alleata fedele e silenziosa di Trump. I dazi al 10% sarebbero un disastro per il nostro paese e oggi lo conferma Confindustria: rischiamo di perdere 20 miliardi di export e 118 mila posti di lavoro. Che aspetta a mobilitarsi, a usare le sue relazioni per far pesare l’Europa e mettere in sicurezza la nostra economia? I dazi sono una tassa sulla produzione e sui consumi. Non possiamo permettere a un intero continente di essere prigioniero degli umori del presidente americano. Il disordine che ha imposto al mondo deve trovare argine. Meloni batta un colpo.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
"Perché Meloni non difende gli interessi degli italiani investendo su sanità, scuola e welfare? Dove pensa di prendere i 450 miliardi che serviranno per raggiungere il 5% votato in sede Nato? Tagliando cosa, aumentando quali tasse?
Finora Trump non ha trovato ostacoli nel suo percorso verso l'indebolimento dell'UE. Dal disimpegno verso l'Ucraina ai dazi, dall'acquisto di gas liquido alla riduzione della minimum tax ai colossi americani del web fino al 5% di pil in armi imposto alla Nato.
Solo Sanchez ha avuto la fermezza di ribellarsi a queste imposizioni di Trump che da bravo sovranista non tiene in alcuna considerazione quelli che dovrebbero essere gli alleati storici degli Usa.
Ce la ricordiamo tutti, Giorgia Meloni, nello Studio ovale a dire "sì" entusiasti all'acquisto di armi dagli Stati Uniti, ad aumentare le forniture di gas liquido provenienti dagli Usa, a costi esorbitanti, e perfino a promettere più investimenti delle imprese italiane oltre oceano, sottraendole all'Italia stessa.
L'Italia e l'Europa sono alleate degli Usa, non possono essere vassalle, in alcun modo. A pagarne le spese saranno i popoli europei e quello italiano con loro che vedranno tagliare le spese per la sanità, la scuola, la ricerca, il welfare". Lo ha dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, ospite questa mattina a "L'Aria che tira" su La7.
"I dazi al dieci per cento sono un grave errore perché provocherebbero danni enormi all'economia e all'occupazione europea e soprattutto italiana. Anche Confindustria esprime una posizione estremamente preoccupata di cui la premier dovrebbe prendere atto. Rischiamo sei miliardi in meno di export. Rischiano di saltare sessanta mila posti di lavoro, rischiano di chiudere venticinque mila aziende. Purtroppo, anche su questa vicenda la premier Meloni sta preferendo fare gli interessi dell'amministrazione americana, essere la portavoce di Trump e difendere il rapporto col proprio alleato piuttosto che difendere gli interessi nazionali delle imprese e dei lavoratori italiani. Noi ci saremmo aspettati parole chiare di condanna che non sono arrivate neppure durante le ultime comunicazioni in vista del Consiglio Europeo. La vicenda sarà drammatica da un punto di vista economico per l'Europa, che ha un surplus importante. E danneggerà in particolare l'Italia, che ha un surplus commerciale solo per quanto riguarda i beni di quaranta miliardi di euro nei confronti degli Stati Uniti. La presidente del Consiglio non ha adottato nessuna misura per difendere le imprese, i lavoratori italiani, come ha fatto per esempio Sanchez, in Spagna. E soprattutto dovrebbe agire in modo compatto a livello europeo per negoziare un accordo che non sia controproducente. Guai a dividere l'Europa. Perché la politica commerciale è competenza esclusiva dell'Europa e andare in ordine sparso, rischia di penalizzare l'intero continente e soprattutto il nostro Paese”. Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, a Sky Agenda
"La politica è morta e ha lasciato spazio al bullismo, all'umiliazione e alla sopraffazione.
Ieri Trump che diffonde un messaggio privato in cui il segretario generale della Nato Rutte manifesta un totale asservimento al presidente statunitense. Oggi il siparietto all'Aja in cui Trump parla della guerra tra Iran e Israele come di una lite tra bambini nel cortile della scuola e Rutte cerca di lusingare il tycoon definendolo il "papino" che usa "un linguaggio forte" per farli smettere. Come se non parlassimo di bombe, di morti anche civili, della destabilizzazione di un'intera regione. E se questo non fosse sufficiente, arriva il video pubblicato da Trump in cui si vedono i B-2 statunitensi mandati a colpire l'Iran accompagnati dalle note di una famosa canzone trasformata in un inno al bombardamento dell'Iran.
Queste modalità spregiudicate, rozze e muscolari cancellano la correttezza tra individui e il rispetto per i ruoli istituzionali che si ricoprono. Gli organismi internazionali diventano palcoscenici su cui allestire squallidi spettacolini che esaltano il proprio ego e degradano la politica. E intanto, nella stanza accanto, si decide un aumento della spesa militare al 5% del pil, ipotecando il futuro delle prossime generazione a discapito della sanità, della scuola, delle infrastrutture e anche della pace". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.