“Il governo Meloni arriva al Consiglio Europeo in una condizione di marginalità evidente. Mentre Francia, Germania e Regno Unito lavorano da tempo in modo coordinato per costruire una voce europea autorevole sullo scenario internazionale, a partire dalle crisi in Medio Oriente, l’Italia appare isolata e priva di una strategia. È una debolezza che non danneggia solo il governo, ma l’interesse dell’intero Paese”. Così il deputato dem Gianni Cuperlo.
“La presidente Meloni – prosegue l’esponente Pd - si difende dicendo che quel formato a tre esiste da vent’anni, ma questo non è un buon motivo per restare passivi. È urgente colmare il vuoto di credibilità e autorevolezza della nostra diplomazia. In merito al rapporto con gli Stati Uniti, preciso che parliamo di un alleato storico, che ha contribuito alla nostra liberazione. Ma l’amicizia vera si misura nella capacità di dire con franchezza quando l’alleato sbaglia. E oggi, le scelte dell’amministrazione Trump rischiano di incendiare il quadro globale. Prometteva pace in 48 ore, ma stiamo assistendo all’esatto contrario”.
“L’uso dello slogan ‘Si vis pacem, para bellum’ – conclude Cuperlo - va bene al liceo classico in tempo di esami, ma usato fuori contesto rappresenta una forzatura culturale. L’Unione Europea è nata per garantire pace dopo i drammi del Novecento, non per militarizzarsi. Serve un investimento politico e diplomatico nella pacificazione del continente, dove da tre anni l’Ucraina subisce un’aggressione che ha già provocato oltre 600 mila vittime. Il Partito Democratico chiede il riconoscimento dello Stato palestinese, il cessate il fuoco immediato, la liberazione incondizionata degli ostaggi e l’apertura di corridoi umanitari. Quella carneficina è un’offesa alla civiltà.
“Il governo aveva illuso il Paese: l’Italia, dicevano, avrebbe avuto voce in capitolo sui dazi USA. Oggi Giorgetti ammette che non si punta al miglior risultato, ma ci si accontenta: “Meglio un compromesso dell’incertezza”, dice il ministro dell’economia. Ma la verità è un’altra: sui dazi commerciali la competenza è esclusiva dell’Unione Europea, non dei singoli Stati. L’Italia non tratta con Washington, lo fa Bruxelles. Eppure il governo ha preferito vendere propaganda, fingendo di contare qualcosa dove non può nemmeno sedersi al tavolo. Ora, con Trump che attacca apertamente l’Europa, il governo Meloni si piega. Accetta condizioni al ribasso, senza nemmeno provare a difendere le imprese italiane. È il solito copione: retorica sovranista in patria, subalternità totale all’estero e il costo ricadrà sui cittadini che vedranno lievitare i prezzi e comprimere il potere d’acquisto” così il capogruppo democratico in commissione bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.
Il governo Meloni isola l’Italia.
“Il governo Meloni ha dimostrato finora un’assoluta mancanza di chiarezza e determinazione nella politica estera, non all’altezza della tradizione diplomatica dell’Italia. La subalternità della premier al presidente americano Trump ha condotto il nostro Paese all’irrilevanza internazionale e all’isolamento in Europa”. Così il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche dell’Unione Europea, alla vigilia del Consiglio Europeo.
“In Aula – prosegue l’esponente dem – la Presidente del Consiglio si è limitata a un elenco sterile delle crisi in atto nel mondo, senza assumere una posizione politica, senza indicare responsabilità, né avanzare proposte concrete. Nulla sulle gravi violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza, nulla sulla crisi delle istituzioni multilaterali sotto attacco proprio da parte dell’amministrazione Trump. È questo silenzio che contestiamo con forza. Non si difende la pace preparando la guerra come ha dichiarato Giorgia Meloni. L’aumento delle spese militari senza copertura, a discapito del welfare e dei servizi ai cittadini, è una strada sbagliata e pericolosa. La pace si difende rafforzando l’Europa, rilanciandone il ruolo diplomatico e politico”.
“Il Partito Democratico – conclude De Luca – chiede con forza la costruzione di una vera difesa europea, con investimenti comuni, interoperabilità e coordinamento tra Stati membri. Solo così potremo dare corpo a un’autentica autonomia strategica, rafforzare il pilastro sociale europeo e consolidare l’Unione come attore internazionale credibile. Serve un’Europa protagonista, non un’Italia allineata in silenzio a una visione sovranista e regressiva della politica globale”.
“Di fronte alla prospettiva di dazi al 10 per cento sull’export agroalimentare verso gli Stati Uniti, il governo Meloni mostra ancora una volta improvvisazione e sudditanza politica. È incredibile che si possa accettare una misura così penalizzante senza un confronto chiaro né con il Parlamento, né con le organizzazioni di categoria. Un settore strategico come quello agroalimentare merita ben altra attenzione”. Lo dichiara la deputata Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura.
“I dazi – prosegue l’esponente dem – rappresentano una vera e propria sciagura per un comparto che vale circa otto miliardi di euro e che è già duramente provato dai cambiamenti climatici, dalle epidemie e dalla necessaria transizione ecologica. Non si può aggiungere ulteriore incertezza e penalizzazioni a un settore che è un pilastro dell’economia italiana. Dove è finita la Meloni che in Aula si professava leader riconosciuta a livello mondiale? L’impressione è che oggi si limiti a fare da pontiere verso Trump, piegandosi a un’impostazione che danneggia l’Italia”.
“Chiediamo un cambio di rotta, basta propaganda. Servono politiche serie, di lungo respiro, e soprattutto un confronto reale soprattutto con chi ogni giorno lavora la terra e produce valore. Gli agricoltori devono essere messi in condizione di affrontare le sfide future, e il tema dei dazi si inserisce in un contesto già complesso. In gioco c’è il reddito degli agricoltori – conclude Forattini – e la sostenibilità di un intero comparto. Il governo torni sui suoi passi prima che sia troppo tardi”.
'Non capisco perchè non dite che Trump ha sbagliato' "Noi pretendiamo una parola di chiarezza sul futuro che oggi" Meloni "ci ha negato: l'Italia non si farà trascinare nella guerra e non consentirà l'uso delle basi sul territorio nazionale. Apprezzo che abbia parlato di negoziati, ma allora non capisco perché non dite che Trump ha sbagliato". Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein nelle dichiarazioni di voto, dopo le comunicazioni della premer alla Camera.
"Lei è riuscita a fare la relazione senza nominare i responsabili, Trump e Netanyahu. Trump ha agito senza il consenso del congresso. Non possiamo prevedere la reazione dell'Iran, anche della Russia e della Cina. Le ripercussioni possono essere imprevedibili. Per fortuna che Trump, il suo amico, promise di mettere fine ai conflitti in 48 ore". Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein nelle dichiarazioni di voto, dopo le comunicazioni della premer alla Camera.
"No, cara presidente Meloni, anche se lo chiede l'amico e alleato Donald Trump non può e non deve accadere che l'Italia consenta l'uso delle basi americane sul nostro territorio. Non basta dire che finora non è stato chiesto: bisogna essere chiari sul futuro. Concedere l'uso delle basi significa sia andare contro l'art.11 della Costituzione secondo cui l'Italia ripudia la guerra come strumento per dirimere le controversie tra gli stati, e anche far perdere all'Italia la posizione di neutralità". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, commentando le parole pronunciare dalla Presidente del consiglio Meloni oggi nell'aula di Montecitorio.
"Qui c'è stata un'aggressione unilaterale di Netanyahu, a cui si è accodato Trump, contro un regime che non ci piace perché è autocratico e illiberale, ma che è uno stato sovrano e, ora, aggredito - sottolinea Boldrini-.
Permettere l'uso delle basi statunitensi coinvolgerebbe l'Italia a una scelta illegittima di Israele che viola il diritto internazionale e anche a rischi enormi".
"Al contempo non è accettabile questo annuncio ribadito dalla presidente Meloni in aula di voler riscrivere le Convenzioni internazionali e smantellare il sistema dei diritti umani - prosegue la deputata dem- Una rivendicazione fatta con orgoglio che è un'altra picconata al sistema multilaterale di cui invece oggi c'è sempre più bisogno".
"Le destre vogliono passare da un sistema basato sul diritto ad uno basato sull'uso della forza. Lo vogliono fare sul piano interno e su quello internazionale. Ma questo significa trascinarci tutti verso la barbarie. E non deve accadere" conclude Boldrini.
“Di fronte all’escalation delle tensioni internazionali, che mettono a rischio la sicurezza e la stabilità globale, è ormai evidente che solo a livello europeo possiamo offrire una risposta all’altezza della gravità del momento. Le sfide di oggi richiedono visione, fermezza e una chiara assunzione di responsabilità da parte dei governi europei. Tentare di ‘fare da ponte’ tra posizioni inconciliabili si è rivelato un approccio fallimentare della Meloni: l’Italia è isolata e, peggio ancora, silenziosa. Anche oggi, nell’ennesimo intervento parlamentare, il Governo Meloni si è sottratto alle sue responsabilità. La Presidente del Consiglio non ha affrontato i nodi centrali della crisi internazionale. Non ha mai citato Netanyahu, non ha preso posizione sull’atteggiamento aggressivo di Trump, né ha fatto alcun riferimento ai dazi che rischiano di colpire in modo drammatico la nostra economia. Essere così subalterni e nascondere la polvere sotto il tappeto non serve a nulla. Anzi, è proprio così che si mettono a rischio gli interessi nazionali. La sicurezza dell’Italia oggi è minacciata non solo dalle crisi internazionali in corso, ma anche dagli atteggiamenti avventuristi degli alleati di Giorgia Meloni, sia all’estero che in Italia. Serve un governo all’altezza della storia, che sia capace di agire con autorevolezza e nel solco della migliore tradizione diplomatica italiana. Serve una linea chiara in Europa, una posizione netta nel rispetto del diritto internazionale e dei nostri interessi strategici. L’ambiguità, l’isolamento e il silenzio non sono un’opzione.” Cosi Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari Europei della Camera.
“Serve un’Italia unita e forte, ma soprattutto un cambio di passo, a partire dalle comunicazioni che avverranno oggi alla Camera, nella politica estera da parte del Governo: la premier dovrebbe smettere con questa subalternità nei confronti di Trump, che sta dimostrando la sua impostazione tutt’altro che pacifista, anche perché non sta considerando il nostro Paese il suo interlocutore privilegiato, come invece sosteneva la propaganda meloniana fino a poco tempo fa. Soprattutto occorre che l’Italia riprenda il suo ruolo storico di mediatore”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del Pd, questa mattina in diretta su Sky Tg24.
“Si può e si deve condannare chi commette aggressioni. Siamo da sempre contrari al regime iraniano, ma di fronte alle minacce non si reagisce con le bombe - ha proseguito Gribaudo - Occorre invece far valere la diplomazia e tentare ogni via non violenta”.“La telefonata di ieri tra Elly Schlein e Giorgia Meloni è stata importante: dimostra ancora una volta la serietà del Partito Democratico per affrontare insieme, nonostante le divisioni politiche, una situazione drammatica. L’Italia può e deve giocare un ruolo fondamentale” ha concluso la deputata dem.
“Occorre evitare in ogni modo un’ulteriore e pericolosissima escalation in Medio Oriente e riaprire quanto prima trattative negoziali. Trump prometteva di fermare i conflitti in corso in 24 ore. Il mondo oggi è invece in fiamme. La logica delle armi e della guerra può generare solo altra distruzione e terrore. L’Europa assuma un ruolo da protagonista per una ripresa dei negoziati diplomatici insieme con le istituzioni multilaterali internazionali per fermare gli attacchi ed evitare il rischio di ulteriori allargamenti del conflitto. Il governo italiano faccia la sua parte, sostenendo tutte le iniziative a livello europeo ed internazionale per la de-escalation”. Così Piero De Luca, capogruppo Pd nella commissione politiche europee alla Camera.
La logica della guerra porta solo distruzione. Chi doveva risolvere la guerra in 24 ore alimenta terrore e violenza. Dopo l’attacco di Trump, privo di qualsiasi copertura democratica, è ora che i governi europei e l'Europa scendano in campo per fermare gli attacchi e avviare nuovi negoziati. L’Italia faccia pressione in ogni sede, contribuendo ad un protagonismo delle istituzioni internazionali e sostenendo tutte le iniziative diplomatiche per la pace e la de-escalation.
Così in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo PD alla Camera e al Senato, e Nicola Zingaretti, capo delegazione PD al Parlamento europeo
"Non possiamo affermare che in questo momento ci sia uno sforzo sistematico in Iran per fabbricare un'arma nucleare". Con queste parole Rafael Grossi, direttore generale Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), smentisce definitivamente la tesi sulla base della quale Netanyahu giustifica il suo attacco deliberato verso l'Iran". Lo sottolinea Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo. "Le indicazioni date da Aiea nei giorni scorsi sono state, evidentemente, manipolate per legittimare un atto che viola il diritto internazionale - ricorda Boldrini -. Perché è proprio il diritto internazionale che non prevede la "legittima difesa preventiva" che, quindi, non può essere alla base di nessuna azione militare verso un altro paese, neanche verso il peggior regime totalitario".
"Personalmente penso nessun paese, neanche l'Iran, dovrebbe dotarsi di armi nucleari e che tutti i paesi dovrebbero aderire al Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW) - prosegue la deputata dem -. Ma che Trump continui a ripetere questo mantra della creazione dell’arma nucleare iraniana per coprire i crimini di Netanyahu, nonostante anche la direttrice dell'Intelligence Usa, Tulsi Gabbard, abbia chiarito già a marzo scorso che l'Iran non sta costruendo un'arma nucleare, e che lo faccia anche l'Ue, è molto grave e rischia di legittimare qualsiasi intervento militare da parte di altri stati". "Uno scenario che può potenzialmente sfociare in una ulteriore escalation del conflitto, ma questa volta su più larga scala - conclude -. Questo conflitto va fermato con la diplomazia, vanno riaperte in ambito multilaterale le trattative che sono state interrotte e vanno fatte tacere le armi.
“In un’Italia dove un cittadino su dieci vive in condizione di povertà assoluta, la risposta del governo Meloni è istituire una giornata della ristorazione italiana, con una spesa prevista di 43 mila euro per distribuire medaglie. Un'iniziativa di facciata, del tutto inadeguata rispetto alla gravità della crisi che il Paese sta attraversando.” Lo dichiara Stefano Vaccari, deputato del Partito Democratico, componente della Commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“Davanti a dati allarmanti forniti da Istat e Caritas – prosegue l’esponente dem – servirebbero misure concrete, risorse vere, azioni efficaci. Ma l’esecutivo preferisce dedicarsi alla propaganda, mentre gli agricoltori, già colpiti duramente dai cambiamenti climatici, dall'aumento dei costi energetici e ora minacciati da nuovi dazi, restano senza risposte. Il governo Meloni non sta sostenendo con forza l’azione dell’Unione Europea. È rimasto alla finestra, prigioniero di un atteggiamento di sudditanza verso il presidente Trump. Invece di difendere gli interessi del comparto agroalimentare italiano, tace di fronte ai ricatti statunitensi: dai dazi punitivi al gas liquido, dai disciplinari imposti su alcuni prodotti europei fino alla pressione per ridurre le misure Ue sulle auto americane.”
“Quello che emerge – conclude Vaccari – è un’Italia priva di visione strategica e incapace di difendere i propri interessi. Il settore agricolo ha bisogno di risposte strutturali, non di passerelle o medaglie. Serve una politica estera commerciale forte, capace di tutelare davvero il made in Italy e di rispondere alle sfide globali con serietà e determinazione”.
“L’Italia che emerge dai rapporti dell’Istat e della Caritas è un Paese in forte sofferenza sociale, ben lontano dalla narrazione trionfalistica del governo Meloni. I dati parlano chiaro: 2,2 milioni di persone vivono in povertà assoluta, 5,8 milioni hanno rinunciato a curarsi, e un lavoratore su quattro è povero nonostante abbia un impiego”. Lo dichiara Silvia Roggiani, deputata del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio della Camera.
“Di fronte a numeri così drammatici – prosegue l’esponente dem – ci aspetteremmo un governo all’opera per dare risposte concrete. Invece assistiamo all’ennesimo teatrino propagandistico: il centrodestra preferisce raccontare un’Italia che cresce e dove l’occupazione aumenta, ma omette di dire che si tratta spesso di lavori precari, malpagati, insufficienti a garantire una vita dignitosa.
Nel frattempo la maggioranza è impegnata in dibattiti sterili sul terzo mandato e nel coltivare relazioni personali con leader stranieri come Donald Trump. Intanto, il 9 luglio è ormai alle porte e ancora non sappiamo quale sarà l’impatto dei dazi sull’export italiano. Le imprese aspettano risposte, il governo tace”.
“Il Partito Democratico – conclude Roggiani – ha presentato proposte chiare e concrete in Parlamento per affrontare l’emergenza sociale: dal sostegno ai redditi bassi al rafforzamento del sistema sanitario pubblico. Basta propaganda. È ora che chi governa metta al centro la vita reale delle persone, che si confronti con la realtà dei dati e non con la retorica di Palazzo Chigi”.
Saranno le temperature, saranno i tanti temi che la dividono, oggi in Aula la maggioranza è allo sbando e approva una mozione dell’opposizione sui ricercatori europei e extraeuropei. Interessante il merito che contraddice tante chiusure del governo nella gestione della ricerca sull’onda trumpista. Ma è il metodo che colpisce: non conoscono i provvedimenti e si limitano a spingere i pulsanti senza mai chiedersi cosa stanno votando. Ecco il progetto della destra: un parlamento passa carte che non distingue e non disturba.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati