“Prima Berlusconi, poi Romeo. Si affannano a non dispiacere Putin e sgambettano la premier durante una importante (e giusta) visita all’estero. Per quanto ancora Meloni lascerà che danneggino la posizione internazionale dell’Italia a fianco dell’Ucraina?”. Lo scrive su Twitter la deputata democratica Lia Quartapelle, vicepresidente della commissione Esteri della Camera.
La commissione Esteri ha votato per riconoscere l’Holodomor come genocidio.
L’identità nazionale ucraina si è costruita anche sulla memoria di quel crimine contro l’umanità per evitare che si ripeta, promuovendo il rispetto dei diritti umani. Come tanta parte della storia europea.
Un ringraziamento va agli ex deputati del Pd Fausto Raciti e Andrea Romano, che nella scorsa legislatura per primi hanno depositato questa proposta.
Così la deputata del Pd Lia Quartapelle.
“Meloni brava, capace? Ma che dibattito è? Ma per carità… Non siamo mica alla scuola media. La classe politica, gli uomini o le donne al Governo, i dirigenti politici, si valutano dai fatti. E per me questo Governo non sta facendo bene. E non mi basta che abbia preso una posizione nettamente distinta da Berlusconi sull’Ucraina. La prova di Governo in corso è scadente e dannosa per il Paese. E presto ce ne accorgeremo. Poi che cosa diremo? Ci siamo sbagliati? A chi tra noi le fa i complimenti chiedo se tra la legge di bilancio, la giustizia, le scelte sul federalismo, l’ambiente riesce a dare un voto di sufficienza a Meloni e al Governo. Io no. C’è solo una cosa su cui vale la pena confrontarsi e capire se c’è serietà: la riforma elettorale per collegi a doppio turno e l’elezione diretta del premier o del Presidente della Repubblica sul modello francese. Perché l’esigenza di una democrazia più decidente e di un parlamento meno bolso come quello attuale c’è. Ed è un tema che non possiamo lasciare alla destra che lo distorce e lo svilisce nel peronismo”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Con le dichiarazioni di ieri di Berlusconi si conferma che nella maggioranza di governo ci sono gli amici di Putin. La posizione italiana nel contesto internazionali si indebolisce in modo preoccupante. Non è possibile tollerare questi sbandamenti sull’Ucraina”.
Lo scrive su Twitter il capogruppo del Pd in commissione Difesa alla Camera Stefano Graziano
“Nella maggioranza che sostiene il governo italiano ci sono gli amici di Putin. Ieri ne abbiamo avuto ancora una volta conferma. Come giustifica la premier Meloni queste posizioni? La credibilità del nostro Paese a livello internazionale rischia di essere seriamente compromessa”.
Lo scrive su Twitter il vice capogruppo Pd alla Camera Piero De Luca
“La domanda è semplice: gli amici di Putin sono fondamentali o meno per la tenuta del governo? È questa la risposta che Meloni deve al Paese e alla comunità internazionale. Perché i veri “inopportuni” li ha sempre avuti a casa sua”. Lo scrive su Twitter il deputato democratico Enzo Amendola, capogruppo Pd in commissione Esteri, postando un video della premier Meloni che indica Silvio Berlusconi come il miglior ministro degli Esteri che l’Italia abbia mai avuto.
Tweet di Enzo Amendola, capogruppo pd commissione Esteri della Camera
A Bruxelles l’Europa si riunisce a difesa della libertà al fianco dell’Ucraina. Meno polemiche e più impegno all'unità, Presidente Meloni. Lavoriamo con i nostri alleati di sempre con coerenza. Per il popolo ucraino e per rafforzare l'Europa, la nostra comunità di destino.
Se nella maggioranza, e tra gli stessi vertici del governo, non si perde occasione per far emergere dubbi sul sostegno italiano all’Ucraina e se l’europeismo della destra che governa appare come minimo tentennante e a corrente alternata c’è poco da lamentarsi, come fa la presidente Meloni, se l’Italia viene esclusa da importanti vertici diplomatici ed economici internazionali. E comunque è un fatto che proprio questi comportamenti hanno mandato in archivio la foto, tanto importante quanto emblematica, di Draghi Macron e Scholz insieme in treno verso Kiev. Tante chiacchiere, tante recriminazioni e lamentele ma alla fine la storia è tutta qui: prima c’eravamo ora no.
Così Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera
“Non possiamo tacere di fronte alla sofferenza e alla devastazione provocata dalla guerra, comprese le violenze sulla popolazione civile. Per questa ragione siamo qui, oggi, impegnandoci di fronte al Paese sui valori da preservare e sulla democrazia da difendere. Discutendo apertamente su cosa fare, su come lavorare, prima di tutto e lo sottolineo, per aiutare ad avere una pace che possa durare nel tempo.” Lo ha affermato il deputato del Pd, Fabio Porta, membro della Commissione Esteri, intervenendo nell’Aula di Montecitorio a nome del Gruppo del Partito Democratico durante la discussione sulla “Conversione in legge del decreto-legge 2 dicembre 2022, n. 185, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle Autorità governative dell'Ucraina”.
“Corre l’obbligo morale di aiutare chi è in difficoltà anche nella prospettiva di ristabilire il diritto e la pace tra i popoli, secondo un ordine internazionale basato sulla democrazia e non sulla forza - ha proseguito Porta -. Vogliamo ribadire, oggi, l’importanza alla legittima difesa di uno Stato anche con una reazione armata e con l’ausilio di Stati terzi per mantenere la sua integrità territoriale e la sua indipendenza, un diritto naturale, come richiamato dall’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite”.
“Vogliamo agire in politica, qui ed ora, per governare i processi storici e non subirli, per costruire la pace e non vederla imposta. Si vis pacem, para pacem! Noi la vogliamo veramente la pace e perciò la prepariamo aiutando chi è aggredito a rialzarsi e guardare con fiducia ad un futuro insieme per una Europa libera ed indipendente”, ha concluso il deputato dem.
“Dal Terzo polo bugie e ricostruzioni surreali. Il Pd ha votato in modo compatto la propria risoluzione che conferma il pieno sostegno e l’impegno italiano al popolo e alle istituzioni ucraine, ma che chiede un più incisivo e urgente impegno diplomatico per una pace giusta e sicura. E la nostra risoluzione è stata approvata. Ci siamo invece astenuti sulla risoluzione del Governo, perché non credibile sugli impegni diplomatici, su cui Crosetto è stato elusivo, e manchevole della condanna ai veti di Orban. E ci siamo astenuti anche su tutte le altre delle opposizioni, compresa quella del M5S che comunque non conteneva più il punto in cui si chiedeva di interrompere la fornitura delle armi, perché precluso dai voti precedenti”. Così in una nota il deputato democratico, responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano.
“La premier ha fatto oggi un intervento a tratti europeista, che ha destato un certo disorientamento, considerate le posizioni sostenute negli anni passati. Ha auspicato maggiore compattezza, integrazione e solidarietà europea sui temi strategici in agenda del Consiglio, dalla risposta all'aggressione russa in Ucraina, dall'energia all'immigrazione, dalla difesa comune al mercato interno, dalla sicurezza al vicinato meridionale. Una buona notizia che abbia cambiato idea rispetto al passato, se però alle parole seguissero azioni coerenti. Purtroppo finora così non è stato. Il governo Meloni infatti nelle sue prime settimane di vita si è distinto per aver isolato il nostro Paese e ostacolato il percorso che manterrebbe l’Italia pienamente protagonista in ambito europeo, così come fatto dai governi precedenti. Penso alla gestione disumana e controproducente dei fenomeni migratori, alla confusione rispetto all'attuazione del Pnrr o all'ambiguità sulla ratifica della riforma del Mes. Ci auguriamo che dopo stamani la Meloni inverta la rotta, considerando che le premesse non promettono bene”. Così Piero De Luca, vicecapogruppo Pd alla Camera.
Dichiarazione di Stefano Graziano, deputato Pd
“Partecipando stamane a Bari, all'iniziativa dell'europarlamentare Pd Pina Picierno, “l'Europa presente”, ho rimarcato la necessità di avere oggi molta più Europa che in passato.” Cosi il deputato Dem Stefano Graziano , secondo il quale “questo rappresenta una necessità ineludibile perchè l'Europa ci ha garantito 70 anni di pace ed è ancora oggi una “istituzione” irrinunciabile, a maggior ragione dopo la pandemia e dopo la drammatica guerra in Ucraina e mi auguro – ha aggiunto il parlamentare Dem- che per dare all'Europa ancora più stabilità ed autorevolezza, il prossimo presidente della Commissione venga scelto direttamente dai cittadini europei”. Nel corso dell'iniziativa , alla presenza del ministro per gli Affari Europei, il Sud e le politiche di coesione Raffaele Fitto, “ho sollecitato il ministro – ha proseguito Graziano- che per dover fare l'autonomia differenziata, la proposta di Calderoli, così com'è, è sbagliata e divisiva. Se vogliamo affrontare questa questione ho fatto presente a Fitto che serve innanzitutto realizzare il Fondo di perequazione , assicurare i livelli minimi di prestazione (Lep) e superare la spesa storica. Fondamentale inoltre – ha concluso Graziano- che per trovare un giusto equilibrio è che il presidente della Commissione per gli affari regionali sia un parlamentare meridionale dell'opposizione”.
“La guerra scatenata dalla Federazione russa contro l’Ucraina in maniera ingiustificata e illegale non è un conflitto tra due Stati, ma una guerra di aggressione, un’invasione violenta, in cui gli attacchi che si stanno susseguendo in queste ore, in questi giorni, non distinguono tra obiettivi militari e civili ucraini. La strategia politica russa è imperniata sulla logica di potenza. Il Partito democratico non ha oggi bisogno di capriole o di abiure. Per noi è sempre stata netta in questi nove mesi la richiesta di un cessate il fuoco e l'avvio di un negoziato, presupposto immancabile per una conferenza di pace. E’ un’urgenza soprattutto per coloro che sono dovuti scappare dal proprio Paese. Non vedo nessuna contraddizione fra questa aspirazione e le scelte fatte con l'aiuto economico, umanitario e di difesa del popolo ucraino, poiché senza quello sforzo europeo e degli alleati della Nato non saremmo qui a dibattere di negoziati e di come avviarli”.
Così il capogruppo dem in commissione Esteri alla Camera, Vincenzo Amendola, nella dichiarazione di voto in Aula sulle mozioni concernenti iniziative in relazione al conflitto tra Russia e Ucraina.
“Il sentimento profondo di pace e disarmo - ha aggiunto - non è un tema sconosciuto nel nostro Paese, anche per le tragedie che abbiamo vissuto, come testimonia la manifestazione dello scorso 5 novembre e le personalità che hanno sempre lavorato per la pace. Purtroppo ad oggi la sciagurata avventura militare russa non ha mai concepito una mediazione, perché questa non soddisfa le sue mire. Magari avessimo potuto con un tratto di penna negoziale cambiare la fase del conflitto. Aiutare chi è sotto il fuoco non vuol dire volere la guerra ad oltranza. Il negoziato che noi auspichiamo non può però rimuovere i principi che noi tutti difendiamo, non a caso si cita l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Qualunque cosa decidessimo qui oggi, con la calma della razionalità politica, dobbiamo essere comunque coscienti che ci sono valori insopprimibili, come l’indipendenza e la libertà, che non aspettano nessuna autorizzazione e nessuna analisi geopolitica. Oggi per fermare la guerra ci vuole una visione salda, testardaggine diplomatica per riaprire la via negoziale al cessate il fuoco, ma fermezza nei principi di chi è aggredito. Servirà l’Unione europea, certo. Seppure fragile, ancora in costruzione, comunque l’Ue è la nostra comunità di destino. In questa guerra - ha concluso - teniamocela stretta e continuiamo tutti insieme a costruire una politica differente”.
Sostegno alla resistenza e tenace ricerca della pace
“Siamo molto soddisfatti per l’approvazione della nostra mozione sulla guerra della Russia contro l’Ucraina. Un testo che conferma la linea che abbiamo sempre sostenuto in questi nove mesi di conflitto e che tiene insieme due urgenze: quella di sostenere con ogni mezzo necessario la resistenza del popolo ucraino aggredito, che anche in queste ore sta subendo vittime civili e massicci attacchi contro le proprie infrastrutture; e quella di sviluppare il massimo impegno nazionale e internazionale per giungere all’immediato cessate il fuoco, all’avvio del negoziato diplomatico e a una conferenza di pace rispettosa dei principi di libertà e indipendenza”.
Così in una nota il Gruppo del Partito democratico - Italia Democratica e Progressista della Camera.