Politica economica e’ un fallimento
“Schlein ha messo il dito nella piaga: la politica economica del governo è un fallimento e la perdita di potere d’acquisto è un dato oggettivo. I salari crescono meno dei prezzi e questo nelle tasche degli italiani si sente. Perché si riducono le possibilità di scelta sulla spesa da fare, sui vestiti da acquistare, sui libri per la scuola e l’università, per non parlare delle vacanze. Davanti a uno scenario così complesso un Governo, anziché autocelebrarsi per la durata di giorni al potere, dovrebbe convocare un tavolo con le opposizioni per discutere del caro vita. E provare a discutere sulle soluzioni, anziché affossare le proposte altrui come sul salario minimo. Ma questo non accade. Al contrario, quando parla la segretaria del Pd, partono in simultanea gli attacchi, se non addirittura le accuse di scarso patriottismo. Hanno paura della verità e dunque replicano facendo le vittime. E’ il solito disco rotto di una classe dirigente di incapaci e prepotenti”.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
"Più che un decreto Economia è un decreto per le rendite, per continuare a proteggere le posizioni dominanti e scaricare sui cittadini, lavoratori e contribuenti, i costi delle inefficienze, delle rinunce politiche e dei ritardi del Governo. I miglioramenti apportati grazie agli emendamenti dell'opposizione non sono sufficienti per dare il nostro voto favorevole al provvedimento".
Così Silvio Lai, deputato Pd della commissione Bilancio, intervenendo in Aula sul decreto Economia.
"Nel decreto - aggiunge - non c'è nessuna misura riferibile alla programmazione economica, dall'industria al lavoro, dai salari ai dazi, nel mentre si è aggravata la fase della decrescita come segnalato dall'Istat. Peraltro sotto il profilo dell’urgenza e della sua regolarità il decreto è un omnibus che la Corte Costituzionale ha già denunciato ed è stato bocciato dagli organismi superpartes del Senato, perché non è chiaro cosa abbia indirizzato le scelte normative del Governo nel provvedimento. Siamo alla confusione totale. Quando ci sono soluzioni, queste sono inique e pericolose come quelle sul payback dei dispositivi medici. È stata presentata come una mediazione, ma il risultato finale è che pagano le piccole aziende (quanto le grandi) che hanno fornito prodotti al Servizio Sanitario Nazionale per errori di programmazione. Sulle opere pubbliche fuoriuscite dal Pnrr, ora ammesse al fondo per le opere indifferibili, siamo davanti a un paradosso: si usano risorse ordinarie per coprire fallimenti straordinari, senza alcuna analisi pubblica su chi ha sbagliato, quali enti hanno perso tempo, quali gare non sono partite. Nel decreto ci sono anche disposizioni sulle cripto-attività, fintech, startup. Bene. Ma tutto si riduce a modifiche formali e strumenti di incentivo senza visione. Nessuna connessione con il sistema scolastico, l’università pubblica, la formazione dei giovani. E poi emerge il modo con cui il lavoro viene trattato da questo Governo che voleva aumentare a 4 anni la precarietà e dare il via ai contratti di zona. Per l’esecutivo Meloni il lavoro è solo merce come fossimo nell’800. Sulla Sugar tax ennesimo rinvio. Ormai siamo ad 800 milioni di costi che hanno pagato i cittadini per far risparmiare le grandi aziende come Coca-Cola e Pepsi. La sintesi è: rendita privata, costo pubblico. Il nostro voto contrario è la coerente conseguenza dell'ennesimo scadente decreto. Di economia - conclude - speriamo di occuparcene la prossima volta".
“Il governo Meloni continua a ignorare i veri bisogni del Paese. In sanità e ricerca non accade nulla: zero risorse aggiuntive, solo operazioni contabili per creare l’illusione di nuovi fondi. Ma la realtà è che il Servizio sanitario nazionale è vicino al collasso”. Così Gian Antonio Girelli, deputato Pd e componente della Commissione Affari Sociali all’ìndomani dell’approvazione definitiva del cosiddetto “Decreto Università”.
“La scelta del governo – prosegue l’esponente dem - è chiara: non rilanciare la ricerca e non affrontare in modo strutturale le emergenze sanitarie. Eppure avremmo dovuto imparare dalla pandemia e prepararci ad affrontare nuove sfide, come le malattie rare. Investire in ricerca significa prevenire, migliorare le diagnosi e ridurre i costi futuri. Ma il governo preferisce alimentare la propaganda, mentre nei fatti destina risorse altrove, seguendo logiche clientelari e non strategiche. «Il pericolo è concreto: la sanità pubblica rischia di essere garantita solo a chi può permettersela. Si va verso un sistema sanitario a tre velocità, con cittadini di serie A, B e C, dove la qualità delle cure dipende dal reddito e dal territorio. È un modello da respingere con forza”.
“Il Partito Democratico – conclude Girelli - continuerà a esercitare un controllo rigoroso, ma anche a proporre soluzioni. Serve separare la prevenzione dalla spesa corrente, lavorare con l’Europa per modificare il Patto di stabilità e reinvestire nella sanità di prossimità: educazione, diagnosi precoce, presa in carico. Serve un cambio di mentalità e visione. Questo governo non è in grado di farlo: spetta ai cittadini scegliere un’altra direzione”.
“Manca un mese alla ripresa dell’anno scolastico ma le criticità restano tutte irrisolte”. È quanto dichiara Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera, commentando l’approvazione del cosiddetto “decreto Università”.
“Il testo approvato definitivamente ieri alla Camera – spiega l’esponente dem – è un mosaico disorganico: tante piccole misure, nessuna risposta ai nodi strutturali del sistema scolastico e universitario. Non si recuperano i tagli della legge di bilancio, non si affrontano temi strutturali relativi a ricerca e università. Denunciamo l’assenza di una visione di lungo periodo, in particolare per il sistema universitario: il governo continua a ignorare la questione del precariato nella ricerca. Anzi, l’ emendamento Occhiuto, approvato al Senato poche settimane fa, ha indebolito le tutele per i ricercatori, contravvenendo agli impegni del PNRR e aprendo a nuove forme di precarizzazione”.
“Non è solo un problema di risorse – conclude Manzi – ma di strategia. La maggioranza ha appena scoperto l’emergenza del precariato al CNR, ma è stato il Partito Democratico, insieme ad altre forze d’opposizione, a stanziare fondi in legge di bilancio per avviare la stabilizzazione personale precario. Dal governo, invece, nessun piano, nessuna prospettiva oltre il 2026, anno di scadenza del Pnrr. Servono investimenti strutturali, non misure spot. La qualità della scuola e della ricerca devono essere una priorità nazionale, non un tema secondario da affrontare a colpi di decreti tampone”.
“Questo ennesimo decreto legge è un mosaico di micro misure relative a Università e scuola, senza un disegno organico né risposte strutturali ai bisogni del sistema formativo italiano”. Lo ha detto in Aula alla Camera Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, annunciando in il voto contrario del Gruppo del Partito Democratico.
“Il provvedimento – ha proseguito l’esponente dem – contiene interventi condivisibili, come l’estensione della copertura INAIL o la tutela dei laureati in Scienze dell’educazione, ma restano misure isolate. Ancora una volta si spostano risorse già stanziate, senza investimenti aggiuntivi. Un gioco delle tre carte ai danni della ricerca e dell’istruzione. A fronte di un’emergenza crescente nel diritto allo studio, con migliaia di giovani che rinunciano all’università per motivi economici, il governo non dà risposte. I fondi per gli enti di ricerca sono in realtà il risultato di risorse spostate da un capitolo all’altro, le università statali sono in sofferenza, i precari della ricerca restano senza tutele”.
“Preoccupa – ha concluso Manzi - anche l’attacco all’autonomia della scuola e della didattica, come dimostrano i blitz in commissione Cultura su temi delicati come il consenso informato delle famiglie rispetto ad attività legate alla sessualità. Non abbiamo la forza dei numeri per impedirvi queste scelte. Abbiamo però la forza per opporci come continueremo a fare. Nel Paese, nelle piazze, nelle aule parlamentari. Nel confronto quotidiano. Per continuare a dire che tutto questo non è e non sarà mai a nostro nome”.
"Uno spreco enorme di soldi pubblici e un insulto all'intelligenza delle italiane e degli italiani. Questo sono i centri in Albania tanto cari a Giorgia Meloni.
Quel "FUNZIONERANNO" urlato dal palco di Atreju è costato 114mila euro per detenere 20 persone nei soli 5 giorni in cui i centri sono stati pienamente operativi nel 2024. Lo dimostra uno studio realizzato da ActionAid con l'università di Bari. Altro che i famigerati 35 euro al giorno contro cui lei e i suoi attuali alleati di governo si sono scagliati per anni, gridando allo scandalo. Ora sì che siamo di fronte ad un enorme scandalo, uno sperpero insopportabile di denaro pubblico, quando cittadine e cittadini italiani hanno bisogno di poter fare visite mediche senza aspettare mesi.
Una debacle totale di cui Meloni deve scusarsi con il Paese". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il CPR di Gjader, in Albania, è rimasto operativo solo cinque giorni nel 2024. È quanto emerge dal dossier pubblicato oggi da ActionAid insieme all’Università di Bari, che ha analizzato le spese di gestione del centro, rivelando un quadro allarmante: 114mila euro al giorno per trattenere appena venti persone, poi liberate nel giro di poche ore. In totale, 570mila euro spesi in cinque giorni, senza alcun risultato concreto, mentre oltre mezzo milione è stato impiegato per vitto e alloggio del solo personale della polizia inviato in Albania”. Lo dichiara la capogruppo democratica in Commissione Affari Costituzionali della Camera, Simona Bonafè, che aggiunge: “se si tengono in conto anche gli investimenti per le infrastrutture, l’insieme dei costi supera ormai gli ottocento milioni di euro: una cifra esorbitante per un progetto che si sta rivelando del tutto inefficace. Mentre in Italia si continuano a tagliare risorse a sanità, scuola e welfare, il governo Meloni investe quasi un miliardo in un’operazione che non ha prodotto alcun impatto reale sulla gestione dei flussi migratori, ma che serve solo a costruire una narrazione propagandistica. È evidente che l’operazione Albania non è un modello, ma un monumento allo spreco”.
«I dati diffusi da ActionAid e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari sono sconcertanti: l’operazione Albania è la più costosa, inutile e disumana mai sperimentata nelle politiche migratorie italiane» – dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.
«L’operazione Albania è l’emblema del fallimento complessivo del sistema CPR: 74 milioni di euro spesi con affidamenti diretti per costruire strutture mai completamente operative, e 570mila euro versati in soli 5 giorni all’ente gestore Medihospes per trattenere qualche decina di persone. Il costo medio per ogni posto effettivamente disponibile nei CPR albanesi nel 2024 è stato di oltre 153.000 euro. Oggi, nonostante la retorica del governo, nei centri in Albania ci sono appena 26 persone, e la stragrande maggioranza delle persone deportate sono state riportate in Italia. È una presa in giro per i cittadini italiani, con le cui tasse è pagato tutto questo, ed è uno spreco che genera sofferenze inutili.»
«I numeri parlano da soli e sono spaventosi. Solo nel 2024 il sistema della detenzione amministrativa è costato all’Italia quasi 96 milioni di euro, più di quanto speso in tutti i sei anni precedenti messi insieme. A fronte di questa spesa enorme, il tasso di rimpatri effettuati è del 41,8%. Una percentuale che scende al 10,4% se si guarda all'intero numero di persone che hanno ricevuto un provvedimento di allontanamento» – dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.
«Oltre agli sprechi, c’è il dramma: 3 morti di CPR solo nell’ultimo anno e mezzo, oltre 30 da quando esiste la detenzione amministrativa. E mentre i centri si svuotano, aumentano i costi e le sofferenze: quasi la metà dei trattenuti nel 2024 erano richiedenti asilo, di cui il 21% senza nemmeno un provvedimento di allontanamento. In moltissimi casi, sono stati i giudici a dover intervenire per liberare chi non doveva nemmeno essere trattenuto: il 29% delle uscite è avvenuto per mancata convalida del provvedimento di trattenimento» prosegue Scarpa.
«Siamo di fronte a un meccanismo che produce dolore, ingiustizia e inefficacia. Non garantisce più sicurezza, non serve alla gestione dei flussi, e costringe lo Stato a spendere milioni per una repressione che non funziona. Quello che oggi chiamiamo CPR è un sistema costruito per negare diritti, scaricare responsabilità e alimentare consenso sulla pelle delle persone più fragili» conclude.
«Chiediamo la chiusura immediata dei CPR, a partire da quelli in Albania. I numeri ci dicono che non funzionano, la cronaca ci racconta che fanno male, e la Costituzione ci impone di difendere la dignità umana, non di calpestarla. Basta ipocrisie: è tempo di cambiare strada.»
Dem presentano Pdl su Codice dei Crimini internazionali
Perché il criminale Almasri non è stato processato in Italia? Perché le donne ucraine che hanno subito stupri e ora sono rifugiate in Italia non possono avere giustizia nel nostro Paese? Come si può impedire che l'Italia diventi il rifugio di persone sospettate di crimini internazionali commessi a Gaza o in Sudan? Oggi, mercoledì 23 luglio alle ore 11.30, presso la sala stampa della Camera dei Deputati (via della Missione 4) si terrà la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge "Codice dei crimini internazionali" a prima firma di Laura Boldrini. Un testo che dà risposte a tutte queste domande e garantisce la piena attuazione degli obblighi previsti dallo Statuto di Roma approvato nel 1998, permettendo all'Italia di cooperare pienamente con tutti quei paesi che prevedono già questi crimini nel loro ordinamento.
Interverranno: Chiara Braga, presidente dei deputati del Pd; Laura Boldrini, Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd, Federico Gianassi, capogruppo del Pd in Commissione Giustizia alla Camera, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, e gli esperti che hanno collaborato alla stesura del testo: Alessandra Annoni, professoressa ordinaria di diritto internazionale presso l'Università di Ferrara, Triestino Mariniello professore ordinario di diritto penale internazionale Liverpool John Moores University (UK) e rappresentante legale delle vittime di Gaza presso la Cpi e Antonio Marchesi, professore associato di diritto internazionale, Università di Teramo.
Perché il criminale Almasri non è stato processato in Italia? Perché le donne ucraine che hanno subito stupri e ora sono rifugiate in Italia non possono avere giustizia nel nostro Paese? Come si può impedire che l'Italia diventi il rifugio di persone sospettate di crimini internazionali commessi a Gaza o in Sudan? Domani, mercoledì 23 luglio alle ore 11.30, presso la sala stampa della Camera dei Deputati (via della Missione 4) si terrà la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge "Codice dei crimini internazionali" a prima firma di Laura Boldrini. Un testo che dà risposte a tutte queste domande e garantisce la piena attuazione degli obblighi previsti dallo Statuto di Roma approvato nel 1998, permettendo all'Italia di cooperare pienamente con tutti quei paesi che prevedono già questi crimini nel loro ordinamento.
Interverranno: Laura Boldrini, Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd, Federico Gianassi, capogruppo del Pd in Commissione Giustizia alla Camera, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, e gli esperti che hanno collaborato alla stesura del testo: Alessandra Annoni, professoressa ordinaria di diritto internazionale presso l'Università di Ferrara, Triestino Mariniello professore ordinario di diritto penale internazionale Liverpool John Moores University (UK) e rappresentante legale delle vittime di Gaza presso la Cpi e Antonio Marchesi, professore associato di diritto internazionale, Università di Teramo.
“Le aree interne sono una parte dell’Italia, sono una risorsa per il nostro paese e non dobbiamo assolutamente permettere che vengano abbandonate a loro stesse.
Questo governo sta facendo poco e niente per le aree interne e il vero rischio è il totale collasso di una parte importante dell’economia italiana poiché si stanno spopolando intere parti di regioni importanti dell’Italia. I giovani senza servizi adeguati, senza strutture adeguate sono costretti ad andare a studiare lontano dal paese o dalla città in cui vivono, magari perché per andare a scuola o all’università ci mettono due ore e mezza ad andare e due ore e mezza a tornare, poiché il loro territorio non è servito adeguatamente. Noi come Partito Democratico abbiamo presentato una proposta di legge, annunciata dalla segretaria Schlein, che prevede lo stanziamento di 6 miliardi di euro per queste aree interne, per permettere a questi giovani, a queste famiglie che desiderano vivere nelle loro città di poterlo fare. Il governo non può essere sordo e cieco di fronte a tutto questo”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa dí Montecitorio.
Perché il criminale Almasri non è stato processato in Italia?
Perché le donne ucraine che hanno subito stupri e ora sono rifugiate in Italia non possono avere giustizia nel nostro Paese? Come si può impedire che l'Italia diventi il rifugio di persone sospettate di crimini internazionali commessi a Gaza o in Sudan?
Mercoledì 23 luglio alle ore 11.30, presso la sala stampa della Camera dei Deputati (via della Missione 4) si terrà la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge "Codice dei crimini internazionali" a prima firma dell'On. Laura Boldrini. Un testo che dà risposte a tutte queste domande e garantisce la piena attuazione degli obblighi previsti dallo Statuto di Roma approvato nel 1998, permettendo all'Italia di cooperare pienamente con tutti quei paesi che prevedono già questi crimini nel loro ordinamento.
Interverranno: l'on. Boldrini, Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, l'on. Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd, l'on. Federico Gianassi, capogruppo del Pd in Commissione Giustizia alla Camera, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, e gli esperti che hanno collaborato alla stesura del testo: Alessandra Annoni, professoressa ordinaria di diritto internazionale presso l'Università di Ferrara, Triestino Mariniello professore ordinario di diritto penale internazionale Liverpool John Moores University (UK) e rappresentante legale delle vittime di Gaza presso la Cpi e Antonio Marchesi, professore associato di diritto internazionale, Università di Teramo.
L'ingresso alla sala stampa della Camera è possibile previo accredito. Si prega quindi di far pervenire nome e cognome (testata ed eventuale tipo di attrezzatura fotografica e/o da ripresa) rispondendo a questa email o via WhatsApp al n.3343801119 entro le ore 10 del 22 luglio p.v. Si ricorda che per accedere alla Camera è obbligatorio l'uso della giacca per gli uomini.
“L’evoluzione in atto nella guida autonoma non è solo una nuova frontiera tecnologica ma è questione industriale, sociale e geopolitica cruciale. Siamo di fronte a una rivoluzione epocale che offre opportunità e rischi e l’appello presentato oggi a Milano apre gli occhi sul fatto che l’errore più grave che possiamo commettere come Italia e come Europa è rinunciare a svolgere un ruolo da protagonista in questo cambiamento. È fondamentale un salto di qualità nel dibattito pubblico, dobbiamo unire le forze delle eccellenze che già operano nel campo della ricerca universitaria, concentrare fondi e investimenti nazionali e comunitari in progetti più grandi, diventare leader nella creazione di campioni europei in grado di competere a livello globale e coinvolgere sindacati e lavoratori per difendere insieme dentro questa trasformazione i posti di lavoro di oggi e di domani.” Dichiara Andrea Casu, deputato Pd e vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati partecipando a Milano all’evento “Guida autonoma: schierare l’Italia in prima fila” promosso dall’europarlamentare Pierfrancesco Maran. “Senza uno scatto in avanti collettivo adesso, come già successo con gli smartphone e tanti altri settori innovativi, saremo in futuro totalmente dipendenti dalle tecnologie e dai servizi che ci saranno venduti da chi oggi sta dimostrando più coraggio e determinazione di noi nel cimentarsi con la complessità di questa sfida” conclude.
“Condanno con fermezza e senza ambiguità l’aggressione antisemita avvenuta ai danni di un docente dell’Università Iuav di Venezia. La violenza fisica è sempre inaccettabile, tanto più quando si consuma in un luogo che dovrebbe essere presidio di libertà, dialogo e confronto civile come l’università. Chi alza le mani per esprimere dissenso non sta protestando: sta intimidendo.”
Lo dichiara Lia Quartapelle, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera e deputata del Partito Democratico.
“Quando si verificano fatti del genere – prosegue Quartapelle – devono suonare campanelli d’allarme per tutte le forze democratiche. La violenza non ha nulla a che vedere con la politica. È una degenerazione che va isolata con nettezza.”
"Tajani disarmante nell’audizione di oggi in Parlamento, ha evidentemente perso ogni senso delle proporzioni. A Gaza ci sono più di 133mila feriti, oltre a decine di migliaia di persone affette da patologie di vario genere che non si possono curare e rischiano di morire per mancanza di medicine e di elettricità, oltre al fatto che la stragrande maggioranza degli ospedali sono stati bombardati. E lui parla del trasferimento di 200 malati con famiglie da Gaza in Italia come un grande successo del governo italiano, un contributo straordinario. Un governo, non dovrebbe limitarsi a soccorrere malati e feriti. Dovrebbe preoccuparsi che non ci siano più persone uccise e ferite dalle bombe e dai proiettili. Dovrebbe condannare i crimini commessi da Netanyahu e incalzarlo per far cessare lo sterminio del popolo palestinese. Dovrebbe mettere le sanzioni, non solo ai coloni, come dice Tajani, ma al governo israeliano. Dovrebbe sospendere ogni accordo di cooperazione militare e commerciale, non inviare armi. Ma di tutto questo nulla viene fatto dal governo Meloni. E poi nessuna risposta alle domande su dove troveranno i fondi - decine e decine di miliardi l’anno - per arrivare al 5 per cento del Pil in spesa per la difesa. Hanno messo un’enorme ipoteca sul futuro del nostro welfare, sulla sanità, sulle pensioni, su scuole e università a favore della spesa militare e non si vogliono neanche assumere le loro responsabilità, mistificano la realtà ingannando l’opinione pubblica che chiede migliore sanità e pensioni dignitose anziché nuovi missili e carri armati". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, a margine dell'informativa dei ministri Tajani e Crosetto alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.