“Il sequestro operato dalla Guardia di Finanza al porto di Ancona - 314.000 munizioni e oltre 10 milioni di detonatori pronti a essere imbarcati su una nave passeggeri, diretti a Cipro attraverso false dichiarazioni doganali - non è una notizia che si può archiviare come un caso isolato. È l'ennesima, gravissima spia di un sistema che non funziona, e che questo Governo continua a ignorare con un'indifferenza che definiamo inaccettabile.
Non si tratta di un episodio nuovo. Chi ha memoria sa che già nel 2011, in piazza Tahrir, dopo gli scontri tra manifestanti e forze armate egiziane, vennero ritrovati bossoli di munizioni prodotte dalla Fiocchi di Lecco, una delle principali aziende italiane del settore. E sa anche che per oltre dieci anni le effettive spedizioni di munizioni militari della Fiocchi non risultarono mai riportate nella Relazione della Presidenza del Consiglio: le autorizzazioni c'erano, ma mancava il riscontro dell'Agenzia delle Dogane. Una «stranezza», come la definì l'Osservatorio OPAL, che avrebbe dovuto far scattare controlli e risposte immediate. Più di recente, nel gennaio 2022, le dogane senegalesi sequestrarono tre container con munizioni militari prodotte dalla Fiocchi, a bordo di una nave cargo partita dal porto di La Spezia, sollevando interrogativi rimasti senza risposta sulle autorizzazioni rilasciate dalle autorità italiane.
Oggi siamo di fronte a un nuovo capitolo della stessa storia. E il silenzio del Governo è assordante.
Viviamo in un Paese in cui cittadine e cittadini sono angosciati dai conflitti che bruciano ai confini dell'Europa e oltre; in cui la violenza, soprattutto contro le donne, non accenna a diminuire; in cui le forze dell'ordine sono sotto organico e il territorio è presidiato in modo insufficiente. In questo contesto, scoprire che dall'Italia escono - lecitamente o illecitamente - quantità industriali di munizioni ed esplosivi verso destinazioni opache, senza che il Governo muova un dito per istituire controlli seri e sistematici, è qualcosa che ci indigna profondamente.
C'è poi un'altra anomalia che non può continuare ad essere ignorata: in Italia i cacciatori e i praticanti di sport del tiro non superano le 600.000 unità, eppure i porto d'armi rilasciati sono circa 1.500.000. Una sproporzione che da sola varrebbe un'interrogazione urgente. Ma niente: silenzio anche su questo.
Chiediamo al Governo di uscire dall'inerzia. Chiediamo risposte chiare su chi sono le società italiane coinvolte nel caso di Ancona e se operavano con regolari licenze. Chiediamo che venga fatta luce sul reiterato opaco flusso di munizioni italiane verso Paesi a rischio, a partire dai precedenti che coinvolgono Fiocchi. Chiediamo una revisione urgente del sistema di autorizzazione e controllo sull'export di materiale esplodente e munizionamento.
Non è più tempo di minimizzare. I giovani e gli italiani sono per il no alle armi. È tempo per il governo Meloni di assumersi le proprie responsabilità e garantire rispetto e obbedienza alla loro volontà”. Lo dichiarano le deputate del PD Eleonora Evi e Patrizia Prestipino che hanno presentato una interrogazione al governo in tal senso.
"Esprimiamo la nostra vicinanza e il nostro ringraziamento alle donne e agli uomini dei nostri contingenti militari impegnati ad Erbil. In questa fase di estrema delicatezza per il quadrante mediorientale, il nostro pensiero va a chi opera con dedizione per la sicurezza internazionale, mentre continuiamo a chiedere al governo di lavorare per il raggiungimento di un cessate il fuoco il prima possibile per fermare l'escalation di violenza."
"Data la complessità della situazione sul campo, chiediamo al Ministro Crosetto di venire con urgenza in Commissione Difesa per illustrare il quadro aggiornato della situazione e l'evoluzione dello scenario operativo. Il confronto parlamentare è un passaggio imprescindibile per una gestione trasparente e condivisa delle nostre missioni all'estero."
Così Stefano Graziano, Capogruppo PD in Commissione Difesa della Camera.
“L’omicidio di Daniela Zinnanti a Messina, uccisa con decine di coltellate dall’ex compagno, è un fatto terribile che provoca orrore e indignazione. Questo ennesimo femminicidio, avvenuto nuovamente nel capoluogo dopo un anno dalla brutale uccisione di Sara Campanella, dimostra quanto la violenza contro le donne sia ancora un’emergenza strutturale. Anche in Sicilia i dati restano preoccupanti e impongono una risposta politica chiara: servono più risorse per i centri antiviolenza, strumenti di protezione realmente efficaci e un lavoro serio sulla prevenzione e sull’educazione al rispetto. Non possiamo limitarci alla condanna dopo le tragedie: la politica deve assumersi fino in fondo la responsabilità di fermare questa scia di sangue”: è quanto dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino.
“Il Presidente della Repubblica Mattarella, come sempre in modo fermo ed elegante, ci ha consegnato il messaggio da ricordare anche oggi: una reale parità si raggiungerà solo quando non si chiederà più alle donne di adottare modelli maschili per raggiungere i vertici. È l’augurio migliore che il nostro Capo dello Stato potesse farci”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, invitata al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per celebrare l’8 marzo.
“Il Presidente ha detto che una società che investe nelle donne diventa oltre che più equa più forte e che la Repubblica ha dato molto alle donne e le donne hanno dato molto alla Repubblica ma l'equilibrio non è ancora alla pari - prosegue la deputata dem - Ed è proprio così: siamo ancora in una posizione di subalternità rispetto agli uomini. Lo siamo nel divario salariale, nella scarsa presenza nei ruoli apicali delle aziende, nella violenza di genere, nella conciliazione tra vita e lavoro”.
“Con lucidità il Presidente ci ha ricordato il percorso intrapreso finora, le leggi approvate che hanno reso il nostro Stato più democratico, le madri costituenti che 80 anni fa hanno fatto tanto per l’Italia. Ma il Presidente ci indica anche la via, che abbiamo ben chiara, anche se questo Governo in Parlamento non ha accolto le nostre proposte: congedi paritari, salario minimo, eliminare gli ostacoli sul lavoro. Continueremo a lavorare in questa direzione. Grazie, Presidente” conclude Gribaudo.
“Dove sono le femministe? Qui. A ricordare anche a lei, Presidente, che la violenza contro le donne non è propaganda elettorale. Usarla per fare campagna contro i migranti e per spingere un referendum è indecente. Gli stupri non sono uno slogan. E alimentare odio contro la magistratura sulla pelle delle donne non significa difenderle. Significa solo strumentalizzarle” così sui social la deputata democratica Michela Di Biase che ripubblica il post ‘indecente’ cancellato da Fdi.
“Mentre il Paese si prepara ad affrontare una crisi internazionale senza precedenti, la Presidente del Consiglio non si presenta in Parlamento, parla invece alla radio e prova a distrarre i cittadini con fake news e un’informazione completamente distorta sul referendum giustizia. Il quesito nulla ha a che vedere con la sicurezza degli italiani, nulla ha a che vedere con la sicurezza delle donne e nulla ha a che vedere con i rimpatri dei cittadini immigrati”, così denunciano le deputate democratiche rispetto al post pubblicato questa mattina sul profilo social del partito di FdI, col virgolettato della premier e la sua foto.
“È particolarmente grave - dichiarano - che Meloni utilizzi in modo così volgare e strumentale un tema drammatico come quello dei femminicidi e della violenza sessuale. Nel nostro Paese si registrano numeri altissimi di stupri e violenze, che avvengono soprattutto per mano di partner ed ex. Usare questo dramma per mistificare l’oggetto del referendum, che nulla c’entra con la violenza, significa mancare di rispetto alle tante vittime. Altro che ‘abbassare i toni’: qui siamo di fronte a un’evidente paura di perdere, che porta alla diffusione di falsità e a una volgare strumentalizzazione del dolore delle vittime. Ancora più grave è che la destra continui a negare alle donne strumenti fondamentali come una legge sul consenso che la stessa Presidente sta rinnegando”.
“Apprendere della prestigiosa targa ‘Donne Coraggiose’ conferita a Vittoria Doretti dalla Rete civica delle donne è motivo di grande soddisfazione e orgoglio. Doretti ha avuto l’intuizione fondamentale del Codice Rosa, contribuendo in modo determinante a dotare il nostro sistema sanitario di strumenti concreti per riconoscere e affrontare la violenza di genere anche quando non viene espressamente dichiarata. È un riconoscimento non solo alla sua capacità professionale, ma alla forza civile di chi ha saputo trasformare una visione in strumenti di tutela per le persone più vulnerabili”. Lo dichiara il deputato Dem Marco Simiani sul riconoscimento assegnato durante un evento a Montecitorio.
“La sua nomina come componente del Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio sulla violenza nei confronti delle donne e sulla violenza di genere presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri conferma il valore del suo contributo sia sul piano operativo che su quello delle politiche pubbliche. A nome mio e del Partito Democratico, rivolgo a Vittoria Doretti le più vive congratulazioni per questi due importanti riconoscimenti, che arricchiscono il nostro paese e rendono giustizia all’impegno profondo profuso in anni di battaglie per la prevenzione e la protezione”, conclude il deputato dem
"Oggi di nuovo in piazza a Roma per dire no al ddl Bongiorno che ha trasformato la legge sul consenso nei rapporti sessuali nel suo opposto. Un tradimento non solo del patto fatto con l'opposizione che aveva portato al voto unanime alla Camera, ma soprattutto delle donne vittime di violenza.
Meloni non ha difeso l'accordo, nato sulla mia proposta di legge, che puntava a tutelare le donne che di fronte ad una violenza si immobilizzano, non riescono a reagire e per questo vengono ritenute consenzienti e dunque non ottengono giustizia. Ha preferito sottomettersi al volere di Salvini e alla parte più maschilista e misogina del suo elettorato. Oggi migliaia di persone, donne ma anche uomini, di tutte le età, con i centri antiviolenza, le associazioni, le realtà transfemministe dicono ancora una volta a gran voce che senza consenso è sempre stupro.
Non ci fermeremo finché il ddl Bongiorno non sarà ritirato: meglio nessuna legge che questa legge". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Dal reato contro la persona alla cultura del consenso. Trent’anni dall’approvazione della legge contro la violenza sessuale” è il tema dell’incontro promosso dal Gruppo del Pd e dalla Fondazione Nilde Iotti che si terrà oggi - martedì 17 febbraio alle 14.30 presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati. Interverranno: Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, Livia Turco, Presidente Fondazione Nilde Iotti, Andrea Catizone, Presidente Fondazione Tina Lagostena Bassi, Anna Finocchiaro, Presidente Fondazione Italiadecide, Alberta De Simone, già Deputata Democratici di Sinistra, Michela Di Biase, Deputata Pd, Sara Ferrari, Deputata Pd, Valeria Valente, Senatrice Pd, e Roberta Mori, Portavoce Conferenza Donne Pd.
"Oggi saremo in piazza per dire no al ddl Bongiorno, un testo che rischia di peggiorare la legge esistente e di riportare indietro di trent’anni le conquiste delle donne nel nostro Paese”. Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase. “Nel giorno in cui ricordiamo l’anniversario della legge che ha finalmente riconosciuto la violenza sessuale come reato contro la persona, non possiamo accettare passi indietro. La battaglia di allora fu chiara: affermare la centralità della libertà e dell’autodeterminazione delle donne. Oggi quella centralità va rafforzata, non indebolita” aggiunge la deputata.
“Chiediamo alla presidente del Consiglio Meloni di tornare sui suoi passi e di introdurre nell’ordinamento il principio del consenso libero e attuale, quel testo su cui avevamo trovato un accordo alla Camera. Senza consenso è violenza. È questo il punto fermo che deve guidare ogni riforma, senza ambiguità e senza arretramenti” conclude Di Biase, che sulla proposta è stata relatrice a Montecitorio.
“Dal reato contro la persona alla cultura del consenso. Trent’anni dall’approvazione della legge contro la violenza sessuale” è il tema dell’incontro promosso dal Gruppo del Pd e dalla Fondazione Nilde Iotti che si terrà martedì 17 febbraio alle 14.30 presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati. Interverranno: Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, Livia Turco, Presidente Fondazione Nilde Iotti, Andrea Catizone, Presidente Fondazione Tina Lagostena Bassi, Anna Finocchiaro, Presidente Fondazione Italiadecide, Alberta De Simone, già Deputata Democratici di Sinistra, Michela Di Biase, Deputata Pd, Sara Ferrari, Deputata Pd, Valeria Valente, Senatrice Pd, e Roberta Mori, Portavoce Conferenza Donne Pd.
"Tutto potevamo immaginare tranne che la commemorazione di Renée Nicole Good e Alex Jeffrey Pretti, brutalmente uccisi dalla violenza cieca dell'Ice nelle strade di Minneapolis, venisse utilizzata dalla maggioranza per una inspiegabile polemica. Siamo stati accusati di una falsità, per l'ennesima volta. Secondo la deputata Matone avremmo chiesto la commemorazione di Good e Pretti "per alzare una cortina fumogena" sui fatti di Torino. E' una bugia. La commemorazione è stata richiesta 10 giorni fa, ben prima della manifestazione di Torino. E mai ci saremmo sognati di strumentalizzare l'uccisione di due innocenti, mentre loro, oggi, non si sono fatti scrupoli a farlo pur di attaccare l'opposizione rivolgendoci perfino l'infamante epiteto di "fascisti". Veramente incredibile.
Oggi alla Camera abbiamo voluto commemorare Nicole Good, attivista per i diritti umani, e Alex Pretty, infermiere. Due esecuzioni a freddo, di due persone che non stavano facendo niente di male, di offensivo o di pericoloso.
Guardando quelle immagini ci siamo chiesti che fine avesse fatto l’America dei diritti civili, l’America che andava fiera di Martin Luther King, di Rosa Parks, della marcia da Selma a Montgomery, di Eleanor Roosevelt e della Dichiarazione dei diritti umani. Donald Trump l’ha già sepolta? Per fortuna no: quell'America era lì, lungo le strade ghiacciate di Minneapolis. Perché le persone non si sono arrese e nonostante il gelo implacabile hanno continuato a manifestare. Non si sono arrese e hanno vinto: ieri abbiamo avuto la notizia che 700 agenti dell’ICE saranno ritirati da Minneapolis. Noi siamo con le donne e gli uomini di Minneapolis che hanno resistito e vinto e con le centinaia di migliaia di persone che hanno riempito le strade delle città americane per protestare contro le esecuzioni di Minneapolis e per dire “No Kings". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Quello che è accaduto a Torino è grave, inaccettabile e non ha nulla a che vedere con il diritto di manifestare. Una protesta annunciata come pacifica si è trasformata in ore di guerriglia urbana”. Lo dichiara Stefano Graziano, deputato del Partito Democratico e capogruppo in commissione Difesa.
“Esprimo la mia piena e sincera solidarietà all’agente aggredito e ferito durante gli scontri, così come a tutte le donne e gli uomini delle forze dell’ordine che hanno riportato ferite e ai giornalisti coinvolti. A loro va il nostro rispetto e il nostro sostegno - prosegue l'esponente dem - non può esserci alcuna giustificazione per chi usa martelli, bombe carta e incendi come strumenti di lotta politica. La violenza organizzata di gruppi antagonisti non è legittimo dissenso, ma è un attacco allo Stato, alla convivenza civile e alla libertà di tutti”.
“Torino - conclude Graziano - è una città democratica, solidale, civile, che non può essere ostaggio di minoranze violente che nulla rappresentano se non se stesse. Difendere il diritto a manifestare significa anche difendere la legalità e isolare chi la calpesta. Su questo non possono esserci zone grigie”.
“Come è possibile che il patto stretto al vertice tra la premier Meloni e la segretaria del Pd Schlein venga calpestato in questo modo dalla volontà di Salvini, attraverso la presidente della Commissione Giustizia al Senato? Come è possibile che la volontà unanime di tutte e tutti i deputati di tutte le forze politiche, che alla Camera hanno votato il loro sì sul “consenso”, sia stata negata dai loro stessi colleghi e colleghe al Senato? Tutte e tutti al cospetto della misoginia salviniana? Dichiareranno di non sapere cosa avevano votato? O che si erano sbagliati e sbagliate? Lo hanno capito che stanno tradendo non solo un accordo politico, ma soprattutto le donne? Le vittime di violenza, che faranno più fatica di oggi ad essere credute? Perché stravolgere la nostra proposta di legge volta a introdurre nel diritto italiano il concetto di consenso libero e attuale nei rapporti sessuali, trasformandolo in dissenso da provare?
Ignorando la paura che paralizza, negando voce e credibilità alle esperienze vissute da migliaia di donne.
Cosi le deputate dem della Commissione femminicidio e violenza, Sara Ferrari, Antonella Forattini, Valentina Ghio: ci auguriamo che ci sia ancora spazio per un’assunzione di responsabilità e uno scatto di dignità, in primis delle donne parlamentari, nei confronti delle altre donne. Colleghe e colleghi, ascoltate e rispettate la voce dei centri anti violenza e delle associazioni che tutelano le donne, che oggi erano numerose davanti al Senato a chiedervi di non cancellare il consenso, di dare valore e attendibilità al racconto delle donne, perché “SOLO SÌ è SÌ”.
"Senza consenso è sempre stupro": oggi le donne lo hanno urlato forte davanti al Senato dove si sta consumando il tradimento delle destre con la proposta di legge della senatrice Bongiorno che ha riscritto la legge sul consenso togliendo proprio il consenso. Un salto indietro di decenni anche rispetto alle sentenze della Cassazione. Un salto indietro che si consuma sulla pelle delle donne che subiscono violenza e non riescono a reagire all’aggressione dello stupratore.
Un testo irricevibile a cui ci opporremo: meglio nessuna legge che questa legge". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.