Economia

UN DECRETO PNRR CHE NON RILANCIA IL PIANO E NE CERTIFICA I RITARDI

09/04/2026

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Il decreto-legge n. 19 del 2026 arriva in una fase decisiva per l’attuazione del PNRR, quando la priorità dovrebbe essere quella di garantire il completamento degli interventi nei tempi previsti, rafforzando capacità

amministrativa, trasparenza e qualità della spesa.

Eppure, invece di affrontare questi nodi, il decreto si muove in una direzione diversa: non rilancia in modo adeguato l’attuazione del PNRR e anzi ne certifica i ritardi. Il suo cuore politico non è una visione di investimento, ma di salvare il salvabile.

I dati sull’attuazione risultano infatti preoccupanti: la spesa effettiva si attesta a poco meno del 55 per cento, con decine di miliardi ancora da investire e il concreto rischio che interventi strategici su ambiente, sanità, scuola e servizi non vengano completati nei tempi previsti.

Il primo elemento critico riguarda il metodo. Il decreto si inserisce in una prassi ormai consolidata fatta di interventi eterogenei, adottati con urgenza e con margini limitati di intervento parlamentare.

Parallelamente, si assiste a una crescente centralizzazione delle decisioni, con rimodulazioni del Piano avvenute senza un adeguato coinvolgimento del Parlamento e senza un confronto strutturato con le parti sociali.

Questa impostazione trova conferma nelle scelte contenute nel provvedimento: vengono estese fino al 2029 strutture e strumenti nati come temporanei, trasformando una fase straordinaria in un assetto permanente e certificando, di fatto, le difficoltà del Governo nel rispettare i tempi originari del Piano.

Sempre sul piano dell’attuazione, il provvedimento interviene in modo frammentario, senza incidere sulle criticità strutturali: si moltiplicano strumenti e proroghe, ma non si rafforzano in modo adeguato i servizi né si riducono i divari territoriali, con il rischio concreto di compromettere proprio gli obiettivi più rilevanti del Piano, a partire da quelli sociali e sanitari.

Nel complesso, manca una risposta chiara a una questione decisiva: come garantire il completamento dei progetti in corso quando i ritardi non sono imputabili ai soggetti attuatori.

Il rischio concreto è che a pagare siano soprattutto gli enti locali, che hanno sostenuto gran parte dello sforzo attuativo del Piano senza essere messi nelle condizioni di operare con strumenti e risorse adeguate.

 

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