• 06/05/2026

“La libertà non è di per sé una condizione sufficiente a rendere giusta una scelta. Si può essere liberi e sbagliare. Nessuno mette in discussione l’autonomia, che resta un principio sacrosanto. Ma la scelta compiuta dalla Biennale, che ha finito per offrire un palcoscenico alla propaganda russa, è stata e continua a essere inaccettabile”. Lo afferma Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera. “Ora che il padiglione russo è stato aperto e il mondo dell’arte ha potuto visitarlo, emerge con ancora maggiore evidenza la gravità di quanto accaduto. È inaccettabile che una manifestazione culturale di rilievo internazionale venga piegata a logiche propagandistiche. Questa vicenda è il frutto di una gestione della cultura da parte del governo, a partire da Giuli e Meloni, fatta di imposizioni, strappi e personalismi, senza dialogo né capacità di ascolto. Un approccio che ha irrigidito tutto, producendo un grave danno per il Paese e per la credibilità delle nostre istituzioni culturali.

Anche i ministri della Cultura di Ucraina, Polonia e dei Paesi baltici hanno ribadito come la Russia utilizzi la cultura per ripulirsi dalle proprie responsabilità, sottolineando che la libertà artistica non può essere strumentalizzata per legittimare l’aggressione, ma va difesa proprio contro ogni uso propagandistico.

La gestione della Biennale sta diventando un danno per l’immagine del Paese. Un errore grave, di cui il governo porta la responsabilità. È inoltre stato discutibile e fuori luogo il tentativo di Buttafuoco nel suo intervento di apertura di tirare per la giacchetta il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per giustificare scelte che restano sbagliate”, conclude Manzi.