Economia
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Il documento di finanza pubblica presentato dopo quattro manovre di bilancio e tre anni e mezzo di Governo Meloni è un verbale di resa.
È la certificazione di un fallimento, perché in questo documento il Governo è costretto a mettere nero su bianco che il Paese è più fragile, cresce poco, produce meno, investe meno, consuma meno e i salari reali non recuperano ancora la grande inflazione.
Il dato sulla crescita è molto cupo. Meno della metà della media dei Paesi europei.
C’è una specifica fragilità dell’Italia che viene invece negata dalle fantasiose narrazioni del Governo che vedono un quadro macroeconomico positivo che non esiste.
Il Governo fugge dalle proprie responsabilità e sbaglia perché è evidente che delle responsabilità ne ha, e il confronto con gli altri paesi è impietoso.
L’effetto domino è chiaro in questo Dfp. Si abbassano i tassi di interesse ma si riduce anche il tasso di crescita, con l'effetto di fare aumentare il debito, che si vorrebbe invece controllare con avanzi primari sempre più alti. Insomma la politica di controllo dei conti pubblici, non accompagnata da politiche industriali energetiche e da un lavoro di qualità, si avvita su sé stessa: ci porta solo tasse più alte e spese più basse, per sanità, welfare e istruzione, e il Paese non cresce.
Dichiarazione di Guerra

