21/10/2025 - 09:02

“La legge di bilancio colpisce duramente l’industria cinematografica e audiovisiva italiana, con oltre mezzo miliardo di euro di tagli. La stessa sottosegretaria Borgonzoni, in una lettera che rappresenta il più alto livello dello scaricabarile politico, parla addirittura di 650 milioni di euro sottratti al settore. Tra la riduzione del Fondo nazionale per il cinema e l’audiovisivo, la messa in discussione di capitoli di spesa fondamentali – come l’educazione nelle scuole, la digitalizzazione e gli investimenti nelle sale – e il taglio lineare che colpisce tutte le attività del Ministero della Cultura, siamo di fronte a un attacco senza precedenti. La ricetta Giuli, oltre a falcidiare le produzioni, mette in discussione persino i fondi destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche nelle sale cinematografiche, un intervento di civiltà che il governo sceglie di sacrificare per meri calcoli politici.” Così una nota della capogruppo del Pd in Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi. “Con il governo Meloni la cultura è trattata come un campo da spartire, non come un bene comune.
Si taglia o si finanzia a seconda di chi si vuole colpire o favorire, riducendo il settore culturale persino a terreno di regolamento di conti interni alla maggioranza.

Sul cinema e sull’audiovisivo – prosegue Manzi – si tocca il punto massimo dell’irresponsabilità: un comparto che il governo ha messo in crisi in questi anni viene adesso portato al collasso definitivo. Si fermano le produzioni, si penalizzano le maestranze e si colpiscono ambienti considerati “non allineati”, cancellando in pochi mesi decenni di lavoro e riconoscimenti internazionali.

Il governo deve ascoltare le tante voci critiche che si sono levate dal settore in queste ore e fare l’unica cosa giusta: cancellare il taglio. Non ridimensionarlo, ma cancellarlo totalmente. E smetterla con questo squallido scaricabarile in cui chi guida il Mic – da Giuli a Borgonzoni – finge di subire decisioni prese altrove. Il cinema e l’audiovisivo italiani sono già stati messi a dura prova: continuare su questa strada significa portare indietro l’intero sistema culturale del Paese.”

 

19/10/2025 - 19:01

“Con la Legge di Bilancio, il ministro della Cultura Giuli firma e avalla un taglio durissimo al Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo. Non è un errore tecnico né una distrazione: è l’ennesimo capitolo di una strategia precisa con cui il governo Meloni continua, da anni, ad attaccare e indebolire il mondo della cultura. Il fondo, oggi pari a 700 milioni di euro, subirà una riduzione di 190 milioni nel 2026 e di 240 milioni a partire dal 2027. Un taglio del 30% nel primo anno e fino al 35% negli anni successivi: una vera falciata che mette a rischio la produzione, la distribuzione e l’intero ecosistema cinematografico italiano". Lo dichiara la deputata e capogruppo Pd in Commissione Cultura, Irene Manzi.
"Mentre il ministro Giuli finge di prendersela con 'algoritmi' e 'intelligenze artificiali' - sottilinea la parlamentare -, nei fatti a pagare sono autori, produttori, maestranze, esercenti e pubblico. Altro che tecnicismi: si tratta di una scelta politica deliberata, con cui il governo colpisce ancora una volta un settore ritenuto 'ostile', perché libero e indipendente. È l’ennesima manovra di bilancio in cui il cinema e l’audiovisivo italiani subiscono un ridimensionamento mascherato da razionalizzazione. Questo nuovo taglio conferma una linea coerente di penalizzazione verso la cultura, considerata non come risorsa ma come problema".
"A questi tagli vanno aggiunte le riduzioni ai fondi per la promozione del cinema nelle scuole, per l’ammodernamento e l’adeguamento delle sale, anche in relazione alle esigenze delle persone con disabilità, e per la digitalizzazione dell’archivio storico del cinema italiano.
Un insieme di tagli drastici che disegna un disegno preciso: smontare passo dopo passo il sistema del cinema e dell’audiovisivo italiano, privandolo di risorse, prospettiva e futuro. È un segnale grave, che dovrebbe far riflettere su quale idea di cultura e di Paese questo governo stia realmente portando avanti”, conclude Manzi.

18/10/2025 - 11:14

Con il governo Meloni per il Mic solo tagli

“La terza manovra di bilancio del Governo Meloni conferma purtroppo una linea ormai chiara: il governo fa cassa e copre le proprie inefficienze a spese della cultura.” Così la capogruppo democratica nella Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, che sottolinea: “dopo anni in cui con i ministri del Pd il bilancio della Cultura cresceva progressivamente, anche grazie a strumenti innovativi come l’Art Bonus, 18app e a misure di incentivo fiscale che avevano dato respiro a enti, istituzioni e imprese culturali, questa manovra conferma la drammatica inversione di rotta targata Governo Meloni. Il messaggio politico è evidente: la cultura non rappresenta una priorità per questo esecutivo. Ancora una volta, a furia di accettare senza fiatare sforbiciate, Fratelli d’Italia dimostra disattenzione verso un settore strategico per l’identità, la coesione sociale e l’economia del Paese".
"Il ministro Giuli sembra più interessato a nominare figure di partito nelle istituzioni culturali e nei musei e a strumentalizzare le tematiche culturali, piuttosto che difendere in Consiglio dei ministri le esigenze di un comparto già duramente provato. Come il suo predecessore Sangiuliano, non riesce ad incidere realmente nelle scelte di governo. La gestione della cultura italiana da parte di Fratelli d’Italia e dell’intera maggioranza di governo appare così, ancora una volta, miope e piegata a dinamiche di potere, anziché orientata a valorizzare un patrimonio che tutto il mondo ci invidia”, conclude Manzi.

 

17/10/2025 - 10:35

“Nonostante i ripetuti femminicidi di giovani ragazze, nonostante gli appelli delle famiglie contro una cultura ancora retrograda che minimizza la violenza di genere e il maschilismo insito nella società, la maggioranza di Governo ha scritto una delle pagine più buie della recente storia scolastica italiana. Con un emendamento al disegno di legge Valditara, approvato in Commissione Cultura alla Camera, si vietano tutte le attività legate all’educazione sessuale e affettiva anche nelle scuole medie, estendendo un divieto già previsto per l’infanzia e la primaria.
Una scelta che rischia di rendere impossibili le tante attività che già si realizzano nelle scuole ”. Così Irene Manzi, responsabile Scuola del Partito Democratico, critica duramente l’operato della maggioranza in un editoriale  su l’Unità.
“Non si tratta solo di una forzatura ideologica: è un attacco diretto all’autonomia scolastica, alla libertà di insegnamento e, soprattutto, al diritto delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi a ricevere un’educazione completa, inclusiva, capace di fornire strumenti per affrontare con consapevolezza e rispetto le relazioni umane.
Oggi, mentre servirebbero più formazione e consapevolezza per contrastare la violenza di genere, si imbocca con determinazione e con incredibile furore ideologico, la strada opposta: quella della censura e del silenzio. Si toglie alle scuole uno degli strumenti più importanti per educare al rispetto, al consenso, alla parità, all’empatia, alla relazione sessuale. E lo si fa proprio nella fascia d’età, quella tra gli 11 e i 14 anni, in cui si cominciano a formare l’identità personale e le prime relazioni affettive e sociali. Una fascia di età che, come dimostrano ricerche e fatti di cronaca, è al centro di una crisi profonda contro cui si fa fatica a trovare risposte adeguate”, prosegue Manzi.
“Non abbiamo alternative. Dobbiamo intervenire sulle ragioni della violenza e prosciugarne le fonti che sono culturali.
Per questo continueremo a daremo battaglia in Aula per non far passare questa scelta vergognosa sotto silenzio. Per una scuola che sia luogo di educazione libera, laica, civile. Perché dove si censura la conoscenza, si alimenta l’ignoranza. E dove manca l’educazione, cresce la violenza”, conclude Manzi.

16/10/2025 - 14:29

«Mentre il ministro Valditara è concentrato su riforme ideologiche e oscurantiste, in Italia esiste una grande emergenza scolastica. Il 90% degli edifici scolastici è privo delle certificazioni di sicurezza obbligatorie, soprattutto al Sud e nelle zone sismiche.
Oggi l’Istat ci segnala un ulteriore problema che aggrava i costi per le famiglie: i rincari dei materiali scolastici sono aumentati del 6,1% e quelli dei libri del 2,4%. Tutto questo avviene in assenza di interventi da parte del governo, come emerge dalla legge di bilancio. Nonostante Valditara avesse promesso misure sul caro libri già a settembre, nella manovra non se ne trova traccia. Chiediamo un piano concreto di investimenti massicci sulla sicurezza delle scuole e sgravi economici per le famiglie, oltre a una scuola che promuova il progresso, non il regresso.»
Lo dichiara in una nota la capogruppo democratica in Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi che conclude dicendo “il caro  libri è una vera emergenza ma in manovra no c’è traccia, Valditara si svegli”

 

16/10/2025 - 09:44

“Il Partito Democratico chiede che la modifica del Codice dei beni culturali sia l’occasione per un confronto serio e costruttivo su come valorizzare davvero il nostro patrimonio, coinvolgendo il terzo settore, le imprese culturali e creative e tutte le realtà che ogni giorno contribuiscono a rendere viva la cultura italiana.” Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Pd in commissione Cultura della Camera, che, dopo l’avvio in Aula dell’esame della proposta di legge di modifica del Codice dei beni culturali, ritorna sul tema.
“Il testo in discussione – spiega Manzi – dovrebbe affrontare con concretezza i temi della gestione sussidiaria e della valorizzazione, ma rischia di essere indebolito da un’impostazione più simbolica che sostanziale. A partire dal titolo stesso, ‘Italia in scena’, che con i beni culturali ha davvero poco a che fare, ed è anche il titolo del libro del relatore, presidente della commissione nonché primo proponente della proposta di legge, Federico Mollicone. Per questo abbiamo presentato un emendamento soppressivo del nome: un atto di buonsenso, oltre che di rispetto per il Parlamento e per il settore culturale”.

 

 

15/10/2025 - 13:18

“Le parole del presidente dell’Associazione Italiana Editori, Innocenzo Cipolletta, confermano purtroppo ciò che denunciamo da mesi: il Governo Meloni, anche con il ministro Giuli, continua a dimostrare una profonda inefficienza nell’attuazione delle politiche culturali, che sta mettendo in ginocchio il settore.”

Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura della Camera, commentando le dichiarazioni rilasciate da Cipolletta alla Buchmesse di Francoforte.

“Le misure ripristinate dal ministro Giuli per l’acquisto dei libri delle biblioteche nelle librerie territoriali erano già state introdotte dai governi guidati dal Partito Democratico, su impulso del ministro Franceschini. Misure che avevano funzionato, sostenendo concretamente biblioteche, editori e librai. Ed è ancora incomprensibile perché il predecessore di Giuli, il pessimo ministro Sangiuliano, abbia voluto cancellarle, privando per mesi il settore di strumenti essenziali.”

“Bene, dunque, la marcia indietro del governo, ma resta il fatto che i fondi stanziati non sono ancora stati spesi e che il ministero ha accumulato mesi di ritardi e burocrazia. Tutto questo — conclude Manzi — si somma alla scelta sbagliata di sostituire 18App con le nuove Carte Cultura, che hanno prodotto un risultato ampiamente al di sotto delle aspettative, e si abbatte sulla testa di editori e librai, che vedono il proprio fatturato ridursi giorno dopo giorno.”

 

14/10/2025 - 14:23

“Il nome ‘Italia in scena’, il circuito che il governo vuole creare per valorizzare i beni culturali, è anche il titolo del libro del relatore, presidente della commissione nonché primo proponente della proposta di legge, Federico Mollicone. Un volume, con prefazione di Giorgia Meloni, tutto dedicato all’esperienza parlamentare e politica di Mollicone. Ognuno può scrivere un libro su di sé, ma addirittura assegnare lo stesso titolo ad un testo di legge appare scelta inopportuna, diretta ad autocelebrare il proprio ego. Mi permetto questo suggerimento ai colleghi di maggioranza: almeno cambiate titolo alla legge, perché rischiate in questo modo di far passare in secondo piano temi rilevanti che il testo porta in Aula ed inerenti la valorizzazione dei beni culturali e la realizzazione di forme di sussidiarietà orizzontale e di coinvolgimento di imprese culturali e creative e di soggetti del Terzo Settore”.

Così la capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, intervenendo in Aula sulla legge di modifica al codice dei beni culturali e del paesaggio e di istituzione del circuito ‘Italia in scena’.

“Questa proposta - ha aggiunto - ha il merito di consentire di discutere di cultura in quest’Aula, cosa che non avviene quasi mai.  Ci auguriamo che questo avvenga anche nella prossima Legge di Bilancio, auspicando che almeno questa volta il ministero della Cultura non si limiti a fare il passivo spettatore di tagli decisi dal ministero dell'Economia. Il ministero della Cultura - ha concluso - abbia il coraggio di farsi parte attiva e propositiva per il sostegno reale alla filiera della creatività che costruisce l'ossatura di questo Paese. Abbiamo bisogno di pochi proclami e di molti fatti”.

 

 

10/09/2025 - 17:00

“Mentre le famiglie italiane si trovano ad affrontare un costo medio di oltre 1.300 euro a studente per far fronte alle spese scolastiche, il ministro Valditara ancora una volta si nasconde dietro la propaganda dileggiando le proposte del Partito Democratico contro il caro scuola e a favore di mense e trasporti gratuiti. Chiediamo che le misure a sostegno del diritto allo studio, già sperimentate  positivamente in Emilia Romagna e Toscana, diventino strutturali e rispondano alla perdita del potere di acquisto delle famiglie italiane”. Così la deputata Irene Manzi, Capogruppo Pd in Commissione Cultura, in replica al ministro Valditara durante il question time sul caro-scuola.
“È il momento che il governo esca dalla propaganda - continua la parlamentare dem - perché tutte le promesse che ogni anno fa in vista della legge di bilancio che annunciano misure a favore del diritto allo studio, alla prova dei fatti non vengono mai realizzate. Serve allargare la platea di chi può usufruire delle misure di sostegno al diritto allo studio. Serve un sistema di welfare studentesco strutturato, che possa garantire l'accesso gratuito o agevolato a servizi essenziali”. “Le proposte il Pd le ha presentate in Parlamento, ora servono risposte e non promesse vuote, utili a scrivere qualche titolo di giornale, ma che puntualmente non vengono mantenute”, conclude Manzi.

09/09/2025 - 13:57

“Il ministro Giuli usa i profili istituzionali come un palcoscenico personale, trasformandoli in strumenti di autopromozione e propaganda di partito. Nel video diffuso oggi sul profilo instagram del MiC assistiamo ad un collage di un centinaio di foto del ministro nell’ultimo anno, tra comizi, tagli di nastri e passerelle politiche, anche con il simbolo del suo partito in bella vista. La macchina comunicativa di un dicastero utilizzata per esaltare la singola persona” così la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi. “Peraltro – conclude Manzi - c’è poco da celebrare: questo anno di Giuli al Mic è stato caratterizzato, e il video lo conferma, solo da tagli di nastri, strette di mano e tagli al bilancio e agli investimenti del ministero. Un solo decreto legge in dodici mesi. Un bilancio piuttosto modesto per una grancassa mediatica auto celebrativa ”

04/08/2025 - 13:32

Manzi e Curti: “Dalla Premier solo passerelle elettorali e promesse pelose”

 

“Meloni chieda scusa ai marchigiani. Le sue false promesse, rilanciate puntualmente a ridosso delle elezioni, servono solo a mascherare l’indifferenza totale del suo governo verso la nostra regione. Altro che farsi bella con il Made in Italy: nelle Marche, dove il Made in Italy ha il cuore pulsante, le imprese sono oggi sotto attacco proprio a causa delle scelte di Meloni, che ha deciso di allinearsi alle scellerate politiche dei dazi volute da Trump”.Così i deputati democratici marchigiani Irene Manzi e Augusto Curti commentano le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Nel momento in cui i dazi statunitensi colpiscono duramente i nostri settori di eccellenza – proseguono – il governo resta in silenzio, subisce e finge di non vedere. Invece di difendere il sistema produttivo marchigiano, Meloni continua a rifugiarsi nella propaganda. Come già accaduto un anno fa, torna a rispolverare provvedimenti annunciati solo a ridosso del voto. Ricordiamo tutti il decreto sulle liste d’attesa: grande enfasi, nessun risultato. Ora tocca al Consiglio dei Ministri straordinario sulla ZES Umbria-Marche. Ma anche stavolta si tratta solo di fumo negli occhi: non conosciamo il testo, non conosciamo le risorse, non sappiamo nemmeno quali territori o imprese saranno coinvolti”.“E nel frattempo tutto resta fermo. Per le imprese marchigiane colpite dai dazi non c’è nulla. Per i lavoratori che ogni giorno fanno i conti con l’inflazione, nulla. Per la sanità marchigiana, dove un cittadino su dieci ha ormai rinunciato a curarsi e le liste d’attesa hanno superato ogni soglia di decenza, ancora nulla”.

“Le Marche non hanno bisogno di passerelle elettorali, ma di misure concrete, strutturali e durature. Serve un governo che non si ricordi della nostra regione solo quando si avvicinano le urne. Meloni dovrebbe avere il coraggio di chiedere scusa ai marchigiani e smetterla di usare le Marche come scenografia per i suoi teatrini elettorali”, concludono Manzi e Curti, sottolineando che se la volontà del governo fosse stata sincera, la ZES per le Marche sarebbe potuta arrivare ben prima, in tempi non sospetti, e non sarebbero state sistematicamente bocciate le proposte avanzate dal Partito Democratico in questa direzione.

 

30/07/2025 - 15:42

“Manca un mese alla ripresa dell’anno scolastico ma le criticità restano tutte irrisolte”. È quanto dichiara Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera, commentando l’approvazione del cosiddetto “decreto Università”.

“Il testo approvato definitivamente ieri alla Camera – spiega l’esponente dem – è un mosaico disorganico: tante piccole misure, nessuna risposta ai nodi strutturali del sistema scolastico e universitario. Non si recuperano i tagli della legge di bilancio, non si affrontano temi strutturali relativi a ricerca e università. Denunciamo l’assenza di una visione di lungo periodo, in particolare per il sistema universitario: il governo continua a ignorare la questione del precariato nella ricerca. Anzi, l’ emendamento Occhiuto, approvato al Senato poche settimane fa, ha indebolito le tutele per i ricercatori, contravvenendo agli impegni del PNRR e aprendo a nuove forme di precarizzazione”.

“Non è solo un problema di risorse – conclude Manzi – ma di strategia. La maggioranza ha appena scoperto l’emergenza del precariato al CNR, ma è stato il Partito Democratico, insieme ad altre forze d’opposizione, a stanziare fondi in legge di bilancio per avviare la stabilizzazione personale precario. Dal governo, invece, nessun piano, nessuna prospettiva oltre il 2026, anno di scadenza del Pnrr. Servono investimenti strutturali, non misure spot. La qualità della scuola e della ricerca devono essere una priorità nazionale, non un tema secondario da affrontare a colpi di decreti tampone”.

 

29/07/2025 - 19:41

“Questo ennesimo decreto legge è un mosaico di micro misure relative a Università e scuola, senza un disegno organico né risposte strutturali ai bisogni del sistema formativo italiano”. Lo ha detto in Aula alla Camera Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, annunciando in il voto contrario del Gruppo del Partito Democratico.

“Il provvedimento – ha proseguito l’esponente dem – contiene interventi condivisibili, come l’estensione della copertura INAIL o la tutela dei laureati in Scienze dell’educazione, ma restano misure isolate.  Ancora una volta si spostano risorse già stanziate, senza investimenti aggiuntivi. Un gioco delle tre carte ai danni della ricerca e dell’istruzione. A fronte di un’emergenza crescente nel diritto allo studio, con migliaia di giovani che rinunciano all’università per motivi economici, il governo non dà risposte. I fondi per gli enti di ricerca sono in realtà il risultato di risorse spostate da un capitolo all’altro, le università statali sono in sofferenza, i precari della ricerca restano senza tutele”.

“Preoccupa – ha concluso Manzi - anche l’attacco all’autonomia della scuola e della didattica, come dimostrano i blitz in commissione Cultura su temi delicati come il consenso informato delle famiglie rispetto ad attività legate alla sessualità.  Non abbiamo la forza dei numeri per impedirvi queste scelte. Abbiamo però la forza per opporci come continueremo a fare. Nel Paese, nelle piazze, nelle aule parlamentari. Nel confronto quotidiano. Per continuare a dire che tutto questo non è e non sarà mai a nostro nome”.

 

24/07/2025 - 12:50

“La decisione del Partito Repubblicano americano, e in particolare di Donald Trump, di ritirare nuovamente gli Stati Uniti dall’UNESCO non è nuova, ma rappresenta oggi un segnale ancora più preoccupante. Non è la prima volta che accade: anche Reagan e Bush avevano compiuto lo stesso passo, ma in un contesto geopolitico molto diverso. Oggi, nel pieno di una stagione di nazionalismi crescenti, la scelta di Trump si inserisce in una strategia di chiusura, isolamento e rifiuto di valori fondamentali come il multiculturalismo e la cooperazione internazionale, che sono alla base del mandato dell’UNESCO”. Così Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera.

“Questo passo indietro – aggiunge l’esponente dem - si accompagna ad altri segnali allarmanti: i tagli all’istruzione, i dazi, e più in generale una visione che considera cultura, educazione e informazione come elementi marginali, se non ostili. È un modello che mina le fondamenta delle democrazie moderne”.

“Di fronte a questa deriva – conclude Manzi - l’Europa e l’Italia hanno il dovere di rispondere con forza. Non basta vantarsi del numero di siti UNESCO presenti nel nostro Paese. Il governo Meloni e il ministro Giuli dovrebbero assumere una posizione chiara, ribadendo l’impegno dell’Italia nella cooperazione culturale internazionale e sollecitando gli Stati Uniti a non abbandonare un’organizzazione cardine come l’UNESCO. I temi della cultura, dell’educazione e della libertà di espressione devono restare centrali nell’agenda democratica europea”.

 

22/07/2025 - 12:54

“Apprendiamo con profonda preoccupazione la notizia del ritiro, annunciato dal presidente Donald Trump, degli Stati Uniti d’America dall’Unesco. Si tratta di una scelta grave, miope e profondamente ideologica, che rappresenta un ulteriore attacco al principio di multilateralismo su cui si fondano le relazioni internazionali e la cooperazione culturale globale. L’Unesco svolge un ruolo insostituibile nella tutela del patrimonio culturale dell’umanità, nella promozione del dialogo interculturale e nella valorizzazione della cultura come strumento di pace e comprensione reciproca – valori oggi più che mai essenziali in un mondo attraversato da nuove tensioni e conflitti. Le accuse  rivolte all’Unesco appaiono non solo strumentale, ma profondamente lesive del lavoro imparziale e coraggioso condotto dall’Agenzia nel corso degli anni a difesa della diversità culturale e della memoria collettiva. Sarebbe importante e doveroso, a questo punto, conoscere con chiarezza la posizione del Governo italiano. Da che parte sta l’Italia? Riteniamo indispensabile una presa di posizione netta della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Ribadiamo il nostro sostegno pieno e convinto all’Unesco, alla sua missione e ai suoi operatori in tutto il mondo” così la capogruppo democratica in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi.

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