“E’ chiarissimo il motivo per cui hanno bocciato la nostra mozione sul lavoro povero due giorni fa alla Camera. Perché stavano preparando il colpo di spugna sui salari attraverso l’emendamento al decreto Ilva che metterà la museruola alla magistratura in caso di gravi violazioni degli obblighi contrattuali. La loro idea è sempre la stessa: pensano di competere su salari bassi e compressione dei diritti. Chiediamo al governo di far ritirare l’emendamento Pogliese. Non si possono fare operazioni così spregiudicate attraverso emendamenti che non hanno alcuna attinenza con il provvedimento in corso”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Il protocollo firmato dalle parti sociali sugli ammortizzatori per il caldo verrà recepito con un emendamento al decreto Ilva. Interviene sui laboratori più esposti al rischio di temperature elevate e purtroppo arriva con colpevole ritardo. E soprattutto senza risorse nuove: i trentatré milioni sono presi dal fondo sociale per l’occupazione e la formazione. Non c’è un euro in più. Come sempre il governo fa il gioco delle tre carte”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“L’emendamento del senatore di Fratelli d’Italia, Pogliese, al Dl Ilva e’ un vero e proprio colpo di spugna al diritto del lavoro e un attacco alla magistratura che in questi mesi sta facendo rispettare il dettato dell’articolo 36 della Costituzione sulle retribuzioni eque. Si conferma ancora una volta che la loro paura principale e’ il salario minimo. Ieri hanno bocciato la nostra mozione per contrastare la povertà lavorativa, oggi presentano questa schifezza. Stupisce il silenzio della Ministra Calderone. E’ il mandante oppure ancora una volta là passacarte di decisioni prese altrove? Faremo di tutto per impedire questo ennesimo attacco al mondo del lavoro”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Siamo tornati a rapporti di lavoro servili dove contratti pirata, appalti selvaggi e caporalato, sembrano scandire più i tempi di una giungla che di una economia moderna e solidale. Mille giorni di deregulation, questa è l’eredità del governo Meloni. Voucher, somministrazione, eliminazione delle causali sui contratti a termine, subappalti a cascata: ecco le misure che confermano che i salari bassi e la precarietà diffusa sono figli della stessa politica. Noi continuiamo a pensare, a costo di apparire ripetitivi, che i contratti a termine debbano costare di più di quelli stabili”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, intervenendo in Aula per annunciare il voto favorevole del Gruppo alla mozione Pd, M5S e Avs sul lavoro povero.
“Riguardo i dazi di Trump - ha aggiunto - servirebbe uno scudo d’acciaio per salvaguardare l’occupazione di qualità. Invece assistiamo al silenzio stampa di Palazzo Chigi. Destino cinico e baro quello della Meloni: da ‘underdog’, capace di ribaltare i pronostici della vita, a ‘little dog’ della Casa Bianca. Con una visione politica così claustrofobica che il ministro degli Esteri è riuscito addirittura ad affermare che il salario minimo lo adottano solo i Paesi non democratici. Forse Tajani ritiene Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, delle dittature. Propongo una moratoria nel dibattito pubblico italiano per favorire un miglior collegamento tra lingua e cervello quando si discute della vita di chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. La verità è che il salario minimo fa paura alla destra perché tra sfruttati e sfruttatori, l’inchiesta Loro Piana è emblematica, fa fatica a schierarsi. Noi - ha concluso - chiediamo il salario minimo perché premia sviluppo responsabile, qualità, innovazione e disincentiva la rincorsa verso produzioni a basso valore aggiunto”.
“I dazi di Trump determineranno dei contraccolpi pesantissimi sul piano occupazionale. I numeri dei posti di lavoro a rischio sono impressionanti e come al solito a pagare il prezzo più grande saranno i più deboli. Serve uno scudo per salvare l’occupazione, altrimenti saranno mesi difficili. Domani andrà al voto la mozione sulla povertà lavorativa presentata da Pd, M5S e Avs: chiediamo al governo per una volta di aprire un confronto autentico con le nostre proposte contro la precarietà, per rafforzare la contrattazione collettiva fino al salario minimo”.
Così i capigruppo in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto (Pd), Dario Carotenuto (M5S) e Franco Mari (Avs).
“Quanto emerge dall’indagine del Tribunale di Milano desta inquietudine. L’azienda Loro Piana era capofila di una catena di appalti ed esternalizzazioni, in cui comparivano imprese che non producono ma distribuiscono le commesse ad altri, con il risultato finale di comprimere i diritti dei lavoratori, pagarli quattro soldi, aggirare regole di sicurezza. L’enormità dello sfruttamento appare dal dato di prezzo: una giacca di lusso pagata 86 euro a chi la produceva davvero e commercializzata al consumatore finale a un prezzo compreso fra i 1000 e i 3000 euro. Presenteremo una interrogazione: occorre interrompere la spirale della precarietà, del sottosalario e dei subappalti che stanno impoverendo il lavoro portandolo a livelli di sfruttamento senza precedenti”.
Così la deputata dem e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra, e il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“I dati parlano chiaro: Eurostat, Ocse e Istat attestano che l'Italia è un Paese dove i redditi da lavoro sono troppo bassi e il rischio povertà è sempre più alto. Solo con questo governo lavoro e povertà sono diventati sinonimi e il 9% dei lavoratori dipendenti a tempo pieno è scivolato sotto la soglia di povertà. Per non parlare di chi ha un contratto precario o intermittente, chi vive di voucher, chi in part-time: sono oltre 6 milioni i lavoratori che vivono con meno di mille euro, e 4 milioni quelli che guadagnano meno di 9 euro lordi l'ora. Servirebbe una via d'uscita e una strategia comune in Parlamento e non anatemi contro le opposizioni”. Lo dichiara il deputato Artuto Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro, presentando la mozione dei dem sul 'lavoro povero' alla Camera.
“Se 22 paesi europei su 27 – sottolinea l'esponente Pd - hanno adottato il salario minimo legale, non sono impazziti. Occorre una riforma subito. Il salario minimo non è una misura redistributiva ma un dispositivo selettivo di politica industriale: la soglia dei 9 euro lordi che il Pd propone è sopravvivenza e lotta contro lo sfruttamento della vergogna dei contratti pirata che buttano giù il salario e la qualità del lavoro”.
“Dopo l'allarme lanciato dal Presidente Mattarella sui bassi livelli salariali e soprattutto sui rischi che questi determinano sulla fuga dei giovani dal nostro Paese, la risposta del governo è stata quella di negare la povertà e il problema salariale con un video molto discutibile della presidente Meloni proprio il 1 maggio, la Festa dei lavoratori. La risposta che l'Italia si aspetta dal governo è salari alti e tutele alte. Il fallimento del governo è sotto gli occhi di tutti: 28 mesi consecutivi di calo della produzione industriale. E quando un Paese si deindustrializza, il lavoro diventa povero”, conclude Scotto.
"I dazi di Trump rischiano di piegare la nostra struttura produttiva e bruciare decine di miglia di posti di lavoro. Serve uno scudo a difesa della tenuta occupazionale del Paese, altrimenti rischiamo di avere un ulteriore drammatico scivolamento dei salari. Domani alla Camera inizia l’iter della mozione unitaria delle opposizioni per combattere la povertà lavorativa. Una serie di risposte che intervengono sui rinnovi contrattuali alla necessità di contrastare i contratti pirata e la precarietà, dal sostegno al reddito al salario minimo. Chiediamo al governo di aprire una riflessione su queste proposte: mai come in questa fase il lavoro va protetto". Cosi Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
"La diplomazia dei selfie di Meloni ha fallito. Trump ha fatto Trump e ha deciso di imporre dazi al 30% sull’Europa. Una guerra commerciale. Si mettano in campo reazioni o la crisi sarà terribile. Siamo stanchi di patrioti che diventano agnellini quando entrano alla Casa Bianca". Lo scrive su X Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
“L’allarme lanciato oggi da Confcommercio con il nuovo aumento del Misery Index è un segnale gravissimo che il governo Meloni non può continuare a ignorare. A giugno l’indice del disagio sociale ha raggiunto il livello più alto da inizio anno, segno che l’Italia sta andando nella direzione sbagliata. Eppure dall’esecutivo nessuna risposta concreta: né sul lavoro, né sui salari, né sulla qualità della vita delle famiglie italiane”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera.
“Il quadro delineato dal Centro studi di Confcommercio è preoccupante – prosegue l’esponente dem –: inflazione ancora alta sui beni di prima necessità, disoccupazione estesa stabile al 7,3%, consumi fermi. Le famiglie faticano sempre di più a trasformare gli aumenti contrattuali, spesso risicati, in potere d’acquisto reale. È la fotografia di un Paese che si impoverisce nel silenzio di un governo che parla di crescita ma ignora le persone. Se la destra pensa che basti qualche dichiarazione spot per affrontare una stagnazione strutturale, si sbaglia di grosso. Servono misure robuste: il salario minimo legale, il rinnovo dei contratti scaduti da tempo, misure di stabilizzazione del lavoro per ridurre la precarietà.
“Il Partito Democratico – conclude Scotto – chiede al governo di uscire dalla propaganda e affrontare finalmente la realtà: l’Italia è in difficoltà e chi lavora è sempre più povero. Non ci può essere ripresa economica senza giustizia sociale”.
"E’ incredibile che il Segretario di Stato USA sanzioni a Francesca Albanese soltanto per aver svolto un incarico alle Nazioni Unite in cui ha denunciato i crimini del Governo di Israele sulla popolazione civile palestinese. Cosa fa Tajani per tutelare una cittadina italiana?". Lo scrive su X il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“L’Ocse certifica che i salari reali non crescono in Italia e siamo fanalino di coda rispetto al resto dell’Europa. Non abbiamo recuperato rispetto al 2021 il 7,5 per cento del potere d’acquisto. Giorgia Meloni non può prendersela con chi c’era prima. Sono ormai tre anni che governa e non ha mosso un dito per rinnovare i contratti, ha spaccato il sindacato nel pubblico impiego riconoscendo solo un terzo dell’inflazione perduta nel nuovo contratto e continua ostinatamente a sabotare il salario minimo. La destra sta nei fatti programmando l’impoverimento di chi lavora e paga le tasse nel nostro Paese”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"La ministra del Lavoro Calderone dice che per l’opposizione il Salario Minimo è un totem. Non è così. E’ una misura di civiltà che esiste in tantissimi Paesi europei ed è uno strumento utile a dare una risposta a 4 milioni di lavoratori poveri. Finora il governo non ha fatto praticamente niente per alzare i salari dei lavoratori, si è soltanto limitato a precarizzare ulteriormente il mercato del lavoro. Piuttosto che attaccare l’opposizione, la Calderone impari a governare". Così Arturo Scotto, capogruppo Pd alla Camera, replica alle parole pronunciate dalla ministra Marina Calderone al Forum in Masseria in corso a Manduria.
“Abbiamo depositato oggi una interrogazione urgente al Governo dopo che Glovo ha annunciato l’introduzione di incentivi economici ai rider per lavorare anche a 40 gradi. Una scelta grave, che per un po’ di soldi in più rischia di mettere a rischio la vita delle persone che lavorano. Nel testo abbiamo posto questa domanda e pretendiamo una risposta dal Governo: ‘Quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di assicurare l’integrale rispetto della normativa in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per i lavoratori della citata società, scongiurando che iniziative come quelle indicare in premessa possano trasformarsi in indiretti incentivi a mettere a rischio dei lavoratori che svolgono l’attività gravosa di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l'ausilio di velocipedi o veicoli a motore, attraverso piattaforme anche digitali’”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Siamo estremamente preoccupati per l’evoluzione della vertenza Trasnova. Il tavolo convocato oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy non ha prodotto alcun passo avanti concreto. Anzi, la situazione appare ancora più incerta e rischiosa. Se non si interviene subito, il 31 dicembre le lavoratrici e i lavoratori si ritroveranno esattamente come un anno fa: senza commesse, senza prospettive, senza lavoro. È uno scenario inaccettabile. Il governo ha il dovere di fare la propria parte, a partire da un confronto serio con Stellantis. Noi saremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori e sosterremo tutte le mobilitazioni che i sindacati metteranno in campo nelle prossime settimane. Nessun posto di lavoro può essere sacrificato. E nessun silenzio istituzionale può essere accettato”.
Così i deputati democratici Arturo Scotto, capogruppo in commissione Lavoro, e Marco Sarracino, della segreteria del Pd.