"La maggioranza e il governo hanno definito questo decreto una svolta politica epocale, non una semplice norma tecnica: fine alle mafie, sicurezza nelle periferie, soluzione definitiva all’immigrazione. E allora mi domando: se sono davvero così certi della sua efficacia, perché hanno respinto il mio ordine del giorno che chiedeva di monitorarne gli effetti? Di cosa hanno paura?". Lo ha detto in Aula il deputato del Pd Mauro Laus, durante l’esame del decreto sicurezza.
"ll mio ordine del giorno – ha evidenziato l’esponente dem – non contestava il decreto, non ne chiedeva la modifica. Chiedeva solo che, entro un termine ragionevole, il governo presentasse una relazione al Parlamento con i dati sugli sbarchi, sulla localizzazione e sulla gestione dei nuovi CPR, e sulla loro distribuzione sul territorio. Si trattava di una richiesta trasparente, istituzionale, simile alle clausole valutative che nelle buone leggi servono a capire se una norma funziona davvero”.
“La valutazione degli effetti delle leggi non è un tecnicismo – ha concluso Laus - ma un presidio democratico. In un sistema afflitto da ipertrofia normativa, da decreti scritti in fretta, la clausola valutativa rappresenta un argine culturale e politico. Non si può legiferare senza assumersi la responsabilità di rendere conto. Una legge è buona se funziona, non solo se annuncia. Il rifiuto del monitoraggio è un segnale preoccupante: forse la maggioranza teme che i dati raccontino un’altra storia, quella di CPR costosi, inefficaci, con gravi criticità sanitarie e giuridiche. Pochi rimpatri, molti abusi, tanta propaganda. Non si rafforza la sicurezza negando al Parlamento il diritto di sapere. Chi crede davvero nell’efficacia delle proprie scelte non ha paura della verifica. Ma chi si affida solo alla propaganda rifugge ogni confronto. E questa domanda, prima o poi, sarà riproposta dai cittadini”.
“Il dl Sicurezza è una porcata. Un testo antidemocratico approvato da una maggioranza cieca e ottusa che ritiene di impedire qualunque cosa, trasformandoci in uno stato di polizia. Non c’è altro termine per definire una norma che vieta la protesta pacifica in piazza attuando un blocco stradale o contro un’opera pubblica prevedendo pene pesanti anche se a protestare sono gli studenti. E c’è chi in pieno delirio da onnipotenza di regime si è spinto a presentare anche ordini del giorno farneticanti per chiedere l’introduzione della castrazione chimica”.
Lo dichiara il deputato Anthony Barbagallo, al termine di una lunga maratona d’Aula durante la quale il governo ha incassato la fiducia sul contestato Dl Sicurezza.
“Continueremo a opporci in ogni modo - aggiunge - di fronte alla deriva antidemocratica di questo governo che non ascolta e vuole silenziare le proteste inasprendo le pene, introducendo nuovi reati, alcuni dei quali francamente al limite dell’incostituzionale”.
“L'obiettivo di questa guerra è quello di rendere impossibile la vita dei palestinesi sulla loro terra. Che cosa fa il governo italiano per fermare tutto questo? Le parole del ministro Tajani non bastano più: sono parole timide, imbarazzate e imbarazzanti. C'è bisogno di atti, di azioni concrete. Confortare la coscienza, con le parole vaghe e i minuti di silenzio, non servono ai palestinesi che aspettano la condanna a morte collettiva inflitta dal governo di Israele. Gaza ci riguarda, non è solo l'attacco definitivo alla Palestina, è un attacco ai pilastri della nostra civiltà e dell'umanità”. Lo dice il deputato Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, in replica al ministro Tajani sull'informativa sullo stato di Gaza.
“Sono gli ultimi giorni di Gaza – ha sottolineato l'esponente dem - le parole del ministro Tajani erano forse buone 19 mesi fa, 50mila morti fa. Tajani parla di aiuti umanitari ma l'unico vero aiuto è fermare Netanyahu. Il governo italiano ha sbagliato completamente la lettura politica di quello che stava avvenendo in Palestina. Ha continuato a parlare fino a ieri di legittima lotta al terrorismo, ma le azioni indiscriminate a Gaza, i bombardamenti di scuole e ospedali, gli assassini di operatori umanitari e di giornalisti, l'operazione 'Nuovo Ordine in Libano' che ha colpito le truppe italiane e l'allargamento del conflitto in Medio Oriente, raccontavano un'altra verità incontrovertibile. Netanyahu deve rispendere dei propri crimini, proprio perché noi non accetteremo mai che si confondano le responsabilità di un governo con un intero popolo. C'è un'altra Israele che prova repulsione, come ha detto Liliana Segre, nei confronti del governo Netanyahu e della sua guerra infinita. E lei non ha avuto nemmeno il coraggio di pronunciare quel nome”.
“Dopo mesi di ignavia, l'Europa prova a fare un passo, ma a mancare è il governo Meloni quando una maggioranza di paesi europei chiede di rivedere l'accordo tra Ue e Israele e il governo italiano vota contro. Dite che quello che fa il governo israeliano è inaccettabile? E allora perché siete contro le sanzioni? Perché non interrompete l’accordo di cooperazione militare con Israele? Se siete per i due stati perché bocciate il riconoscimento dello Stato di Palestina? Non è demagogia, è solo logica e politica. È giustizia”, conclude Provenzano.
"Quali iniziative intenda adottare il governo per tutelare l’occupazione e garantire la continuità produttiva dello stabilimento Liberty Magona di Piombino e per favorire il rilancio complessivo del polo siderurgico territoriale": è quanto chiedono i deputati Pd Marco Simiani, Laura Boldrini ed Emiliano Fossi con una interrogazione depositata a Montecitorio sulla crisi dell'azienda che impegna attualmente circa 500 lavoratori.
"Nel contesto del polo siderurgico di Piombino, già duramente colpito dalla crisi delle acciaierie ex-Lucchini e dalle incertezze legate ai progetti di rilancio (tra cui l’accordo con JSW Steel), la crisi della Liberty Magona rischia di compromettere definitivamente la prospettiva di reindustrializzazione dell’area e la tenuta sociale del territorio. E' necessario che il governo si attivi subito per affrontare il rilancio del polo siderurgico in modo sistemico, tenendo conto quindi delle attuali realtà produttive presenti, compresa Liberty Magona, e promuovendo realmente una strategia industriale nazionale per il settore siderurgico, in grado di coniugare competitività, sostenibilità e tutela occupazionale": conclude la nota dei deputati Dem.
«Dalla maggioranza è arrivato un grave strappo costituzionale: è stato impedito un vero confronto parlamentare. Questo decreto colpisce i diritti fondamentali, dentro una torsione securitaria che ha trovato l'opposizione di autorevoli costituzionalisti italiani, firmatari di un manifesto che rappresenta un grido d’allarme. Siamo davanti a un provvedimento che mina l’architettura costituzionale del nostro Paese e impone un modello di governo che usa il diritto penale come strumento di controllo sociale. La sicurezza non può diventare un alibi per comprimere i diritti: la forza della legge deve essere sempre bilanciata dalla forza delle garanzie», ha dichiarato in Aula Antonella Forattini (PD), intervenendo nella discussione generale sul decreto Sicurezza. Forattini, che è capogruppo in Commissione Agricoltura alla Camera, ha duramente contestato anche le norme del decreto che colpiscono il settore strategico della canapa industriale, definendo l'intervento del Governo “punitivo, ideologico e irresponsabile”. “Parliamo di oltre 3.000 imprese e 12.000 lavoratori, con un volume d’affari di circa 900 milioni di euro. Un settore che ha mostrato dinamismo, innovazione e potenziale di crescita, ora viene abbandonato dal Governo solo per propaganda, senza alcuna base scientifica o giuridica. Con un colpo di decreto – ha proseguito – si trasformano migliaia di imprenditori in sospetti criminali. È assurdo. È una violazione del principio di leale collaborazione, delle normative europee e un danno d’immagine per l’Italia. Mi appello agli organi di garanzia costituzionale – ha concluso Forattini – affinché vigilino con fermezza e censurino un intervento normativo che tradisce lo spirito democratico della nostra Carta”.
“Con il decreto Sicurezza destra e governo portano un violento attacco alle libertà individuali e collettive. Una vera e propria repressione del dissenso per creare sudditi invece che cittadini. D'altronde le stesse modalità di discussione parlamentare del provvedimento, con la chiusura frettolosa e con metodi autoritari avvenuta oggi in commissione, attestano visioni liberticide per cercare di reprimere e criminalizzare in spregio allo spirito della nostra Costituzione. Il decreto consente l’applicazione arbitraria e non oggettiva della norma perché la linea securitaria si consolida con definizioni vaghe e imprecise. Svolta illiberale e criminogena che esaspera la già critica situazione nelle carceri e nei contesti caratterizzati da una forte marginalità sociale. Nessun investimento per la sicurezza urbana, per la prevenzione dell’illegalità e del disagio sociale. Ancora una volta ad essere colpiti sono le categorie più fragili. Annientata tra l'altro la filiera della canapa dove è stato posto un divieto che non ha ragione di essere sul piano scientifico e della Sicurezza. Tutto questo si traduce in nessun miglioramento per i cittadini. In uno Stato di diritto il dissenso in assenza di violenza merita di essere accolto e ascoltato: con il Dl Sicurezza invece si interviene esclusivamente per censurarlo e criminalizzarlo. Il Governo sta cercando di governare con la paura. Una torsione autoritaria inaccettabile“.
Così Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione parlamentare d’inchiesta sugli Ecoreati e segretario di Presidenza della Camera.
La risposta del governo Meloni e in particolare del ministro della Cultura Giuli alla crisi del settore editoriale è del tutto insufficiente e lacunosa e tradisce il mondo dell’editoria di fronte al grido d’allarme lanciato dagli editori al Salone del Libro di Torino e alle promesse non mantenute. Il ministero, rispondendo a un nostro Question Time in commissione, non ha dato tempi certi o impegni chiari per potenziare il finanziamento al settore. Non possiamo accontentarci di generiche dichiarazioni d’intenti. Serve un intervento strutturale, e serve subito.” Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura.
“La sostituzione della 18app con la Carta Cultura e del Merito – prosegue l’esponente dem – ha smantellato una misura universale, trasformando un diritto in un premio legato a requisiti reddituali e di merito. Non è accettabile che l’accesso alla cultura venga condizionato in questo modo, specie per le giovani generazioni”.
“Senza una legge quadro sul libro – conclude Manzi - senza risorse e strumenti stabili, l’Italia rischia di compromettere una delle sue industrie culturali più importanti. È urgente convocare un tavolo di confronto con tutti gli operatori del settore e costruire una politica del libro che guardi al lungo periodo. Chiediamo una visione strategica, non misure spot con scadenze predefinite. La cultura non può essere lasciata alla precarietà delle singole iniziative: serve un impegno serio, continuativo e strutturato”.
“Nel corso dell'informativa odierna alla Camera sullo stato di attuazione del PNRR, il Governo ha scelto ancora una volta la strada dello scaricabarile, attribuendo alle Regioni la responsabilità per la mancata realizzazione di molte Case di Comunità previste dal Piano. Una narrazione inaccettabile, che ignora le gravi responsabilità dei ministeri nella gestione delle risorse e nella definizione dei progetti. Una narrazione politicamente ancora più incredibile dal momento che la maggioranza governa 14 regioni su 20. La realtà è che la rimodulazione degli investimenti, spesso invocata come necessità tecnica, è il frutto di una definanziamento politico che sta compromettendo la sanità territoriale.
La verità è sotto gli occhi di tutti è Foti si arrampica sugli specchi pur di coprire ritardi e scelte sbagliate. Il risultato è che intere comunità rischiano di restare senza quei presidi sanitari fondamentali, promessi e mai realizzati” così una nota del responsabile nazionale welfare del Pd e capogruppo in commissione affari sociali della Camera, Marco Furfaro.
"Foti dà la colpa alle Regioni per le Case di Comunità mai realizzate, ma il problema è il definanziamento deciso dal Governo. La verità è che si arrampicano sugli specchi per coprire ritardi e scelte sbagliate. A pagare sono i cittadini", dichiara Gian Antonio Girelli componente Pd della commissione Affari sociali della Camera.
“Che cosa significa italianità? Dove la troviamo? Tra le comunità all’estero, nella lingua, nelle tradizioni, nell’italiano parlato in Brasile o in Argentina? Ma se vogliamo davvero una definizione comune di identità, è solo una: emigrazione”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd, esprimendo il voto contrario dei dem durante le dichiarazioni di voto finale al dl Cittadinanza.
“Rischiamo – ha aggiunto l'esponente - di avere più italiani fuori dall’Italia che in Italia. Ve ne accorgete solo ora? Siete mai stati in un paesino dell’Appennino o delle Alpi dove gli iscritti all’AIRE superano i residenti? Sapete come si chiama questo? Spopolamento. Dal 1876 al 1975, sono partite 27 milioni di persone. E oggi abbiamo superato i 35 milioni. Dal 1868 al 1955, l’Italia liberale, fascista, repubblicana, ha firmato 184 accordi di emigrazione, una cinquantina fuori dall’Europa. E oggi? Questo governo preferisce spezzare il legame con le nostre comunità nel mondo”.
“Il governo – ha concluso Ricciardi - parla di sicurezza nazionale, ma come spiegherà ai bellunesi, veneti, bergamaschi, umbri, lucchesi, marchigiani, abruzzesi, siciliani, laziali, cilentani, salentini e calabresi che i loro figli e nipoti, doppi cittadini, rischiano di non essere più italiani? A chi ha reso celebre il gelato, insegnato mestieri in Europa, inventato il fish and chips, fatto conoscere la pizza, lavorato nelle fabbriche tedesche e pagato con la vita a Marcinelle, ora voi dite che non trasmetteranno più la cittadinanza italiana. Diteglielo voi, ai vostri vicini, che i loro discendenti rischiano di perdere l’identità italiana. Non è una questione di sicurezza. Questo è un fallimento politico. Il vero pericolo per l’italianità nel mondo non sono gli italiani all’estero. Siete voi”.
"Mentre il mondo si compatta per prevenire nuove pandemie, ieri a Ginevra 124 nazioni hanno votato a favore del Patto pandemico dell’OMS, l’unico strumento globale per garantire accesso equo a vaccini, terapie e diagnostica. L’Italia, insieme a Russia, Iran e pochi altri, ha scelto di astenersi, isolandosi in modo incomprensibile e rinunciando a ogni voce nelle future negoziazioni tecniche su PABS e proprietà intellettuale. Questa decisione sacrifica la salute pubblica sull’altare della propaganda e conferma un atteggiamento provinciale e anti-scientifico, ben lontano dalle esigenze dei cittadini. Il Partito Democratico chiede con urgenza che il Governo torni al tavolo negoziale e proceda senza esitazioni alla ratifica del Patto pandemico, per garantire all’Italia protezione, trasparenza e credibilità internazionale. Non ne possiamo più di chi si definisce patriota e poi svende il nostro Paese per quattro voti dei novax e lo relega a compagno di follie di Russia e Iran". Lo dichiara in una nota Marco Furfaro, capogruppo in commissione Affari sociali e componente della segreteria nazionale PD
«Hanid Bodoui era in Italia da più di dieci anni. È morto impiccandosi in una cella del carcere delle Vallette, poche ore dopo la convalida dell’arresto. Temendo di essere rimandato nel CPR di Gjadër, in Albania, ha scelto di togliersi la vita. Una tragedia terribile, che ci impone di fermarci e guardare in faccia ciò che sta accadendo nel nostro Paese e in nome del nostro Paese» così Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.
"Questa non è un’eccezione. È il frutto di un sistema che produce dolore e instabilità, che spezza le persone, che le spinge ai gesti estremi. I centri in Albania sono diventati il motore di una spirale di sofferenza infinita, che non si ferma nemmeno quando ci si illude che l’incubo sia finito. Hanid era uscito dal CPR. Ma la minaccia di doverci tornare è bastata per farlo crollare» prosegue Scarpa.
«Non esiste alcuna “gestione” delle migrazioni che possa passare sopra la dignità e la salute mentale delle persone. Ci troviamo di fronte all’ennesimo fallimento umano e politico. E il fatto che l’eco di questa tragedia sia così flebile nella discussione pubblica la rende ancora più insopportabile. Hanid non è una vittima casuale: è il prodotto di un sistema costruito per schiacciare. Con molti colleghi e colleghe stiamo denunciando da mesi, in Parlamento e fuori, l’assurdità e la pericolosità dell’accordo con l’Albania. E proprio la questione dei rischi per incolumità della salute fisica e mentale è stata oggetto di una segnalazione al CPT da parte mia e della collega Cecilia Strada. Questa operazione del Governo la stiamo definendo per quella che è: un’operazione meschina, che gioca con le vite delle persone per offrire alla propaganda un simulacro di controllo. Oggi questa operazione uccide. E il Governo deve prendersene la responsabilità.»
«A chi oggi piange Hanid, va la mia vicinanza. Ma non può bastare. Serve una reazione politica. Serve porre fine a questo disastro prima che un’altra vita venga spezzata nel silenzio» conclude Scarpa.
“Nuova rimodulazione del PNRR e nuova batosta per il Sud e per Taranto. Altro che rilancio, il Governo Meloni è la condanna definitiva per questa città e per questa terra.” Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese del Partito Democratico e Capogruppo in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Se le voci che circolano dovessero essere confermate dai fatti, saremmo davanti a una vera e propria congiura contro Taranto. Non è sufficiente lo stato di vergognosa incertezza dell’ex Ilva, ora - a quanto pare - ci si dovrà anche preparare a perdere i finanziamenti PNRR per la linea ferroviaria Taranto-Battipaglia. L’ennesima ingiustificata legnata a questa comunità che, evidentemente, per questa destra rappresenta una terra sacrificabile sotto ogni punto di vista e in ogni ambito. Con quale faccia - conclude Pagano - vengono a sfilare ogni domenica per la campagna elettorale, mentre in settimana smantellano pezzo dopo pezzo i progetti che avevamo finanziato per il rilancio di Taranto. Dai parlamentari ai ministri, questa gente non conosce vergogna.”
“Il Governo dimostra di non avere compreso nulla della sentenza della Consulta che appena qualche mese fa ha stroncato l’autonomia differenziata di Calderoli. Come se nulla fosse accaduto, oggi il CdM approva una delega sostanzialmente in bianco per determinare i Livelli essenziali delle prestazioni in un’infinità di materie, chiedendo a se stesso di disciplinare la qualsiasi estromettendo il Parlamento. Ma l’aspetto più sorprendente, come al solito, riguarda le risorse, visto che nemmeno un euro viene individuato a copertura. Insomma, le Regioni che possono permetterselo, eleveranno i propri standard; chi non può, invece, resterà fermo al palo.”
Così Ubaldo Pagano, Capogruppo PD in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“È chiaro che siamo davanti all’ennesimo tentativo di fuga in avanti e, ancor più grave, alla definitiva ridicolizzazione della Corte Costituzionale. Di sicuro è ormai chiaro il disegno penalizzante per il Mezzogiorno di Calderoli e Meloni, con FI a fare da foglia di fico. Ad ogni modo siamo fiduciosi: come per il folle progetto di Calderoli, anche questo provvedimento sarà fermato sul nascere perché occuperemo le piazze per difendere l’unità d’Italia.”
“Con il ddl Caccia questo governo si accanisce contro gli animali selvatici con la sua furia ideologica e di propaganda, regalando la natura ai cacciatori: è l'ennesima vergogna”. Lo dice in una nota la deputata Pd Eleonora Evi sul ddl Caccia, sottolineando che “l’idea che la caccia possa essere anche solo lontanamente considerata una pratica che contribuisce alla tutela della biodiversità è semplicemente grottesca, fuorviante e malsana”.
“Ciononostante – continua l'esponente dem - l'esecutivo propone un disegno di legge per smantellare definitivamente quello che rimane della legge a tutela della fauna selvatica. Calpesta la Costituzione e se infischia delle infrazioni europee già in corso e quelle che verranno: tanto a pagare saranno tutti i cittadini non certo Lollobrigida o Meloni”. “Verrà concesso di sparare addirittura in spiaggia e in molte altre aree demaniali, assistendo ad una dregulation selvaggia sui richiami vivi, con grande soddisfazione di bracconieri. Il Pd non starà a guardare: questo attacco brutale e vergognoso va fermato”, conclude Evi.