"CasaPound, organizzazione esplicitamente fascista, occupa un immobile a Roma da oltre vent'anni senza che nessuno muova un dito. C'è un problema evidente di rispetto della legalità". Lo afferma il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini intervistato sui social dei deputati Pd, che punta il dito contro quello che definisce un trattamento di favore nei confronti dell'organizzazione neofascista. "Non a caso esponenti della maggioranza hanno addirittura provato a invitare CasaPound alla Camera dei Deputati per presentare le loro proposte di legge razziste".
"È chiaro - prosegue l’esponente dem - che esiste un atteggiamento benevolo da parte del governo, con la volontà di coprirsi a destra utilizzando i militanti di CasaPound. I militanti e i dirigenti dell'organizzazione hanno subito diverse condanne per violenze e aggressioni. Il loro leader addirittura per scontri con le forze dell'ordine. Come se non bastasse è noto anche per i rapporti abbastanza discutibili con la criminalità organizzata di Ostia".
"CasaPound - conclude Ordini - è esplicitamente fascista: lo dichiarano loro stessi, e per questo sono illegali. Dovrebbero essere sciolti, invece non accade nulla: non solo non viene sgomberata la loro sede, ma l'organizzazione non viene sciolta come dovrebbe avvenire, e soprattutto non si prendono le distanze dai loro militanti né dalle loro affermazioni. Anzi, si dialoga con loro. Ciò configura una violazione evidente della legalità e una mancata garanzia della sicurezza per i cittadini".
“La maggioranza e il Governo hanno respinto gli emendamenti presentati dal Partito Democratico e da altri gruppi al decreto Milleproroghe per cancellare il taglio di 21,8 milioni di euro ai fondi destinati ai Centri di Assistenza Fiscale (Caf). Viene così confermato un intervento di fatto retroattivo che colpisce attività già svolte nel 2025, con costi di personale già sostenuti e bilanci in molti casi già chiusi.”
Lo denunciano i deputati Pd della commissione Bilancio, Lai, Guerra, Roggiani, Mancini e Viggiani.
“Il governo - aggiungono - agisce come la Banda Bassotti: riduce risorse già programmate e scarica il costo della propria scelta su Caf e cittadini. I Caf, che gestiscono oltre l’80% dei modelli 730, si vedono ridurre i rimborsi per milioni di dichiarazioni già elaborate e trasmesse. Questo significa mettere a rischio organici e sportelli territoriali e, soprattutto, far saltare equilibri economici già definiti: in molti casi i bilanci rischiano di chiudersi in passivo per una decisione assunta a posteriori”.
Secondo i parlamentari Pd, l’impatto non riguarderà solo le strutture: “I Caf sono un presidio di assistenza e di legalità fiscale. Se si tagliano le risorse, inevitabilmente aumenteranno i costi per gli utenti o si ridurrà l’accesso ai servizi. A pagare saranno soprattutto pensionati, famiglie e lavoratori privi di competenze digitali adeguate, in un sistema fiscale sempre più complesso. Abbiamo presentato emendamenti chiari e tecnicamente fondati per ripristinare le risorse e impedire effetti retroattivi che incidono sul principio di affidamento e sulla certezza del diritto. Il rifiuto da parte della maggioranza dimostra una chiusura politica che non possiamo accettare. Ai Caf - concludono - va la piena solidarietà del Pd. Continueremo a batterci in Parlamento per il ripristino delle risorse e per impedire che decisioni di bilancio, colpendo soggetti che svolgono un ruolo sociale essenziale, possano anche solo essere lette come strumenti di pressione politica nel clima del dibattito referendario”.
Adeguamenti al Codice della strada, campagne di comunicazione mirate e risorse dedicate per promuovere una nuova cultura dello spazio urbano
Sempre più italiani si muovono a piedi o in bicicletta. Secondo l’ultimo Rapporto sulla mobilità dell’ISFORT oltre il 28% degli spostamenti quotidiani avviene in queste modalità: ma sicurezza e infrastrutture restano il nodo cruciale da sciogliere al fine di rafforzare la tutela di pedoni e ciclisti e promuovere concretamente la mobilità attiva. È in questo contesto che si colloca la nuova proposta di legge presentata oggi alla stampa dalla deputata Valentina Ghio: un progetto che ha visto la collaborazione di FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, coinvolta nella redazione del testo col supporto di Andrea Colombo, esperto legale di mobilità e sicurezza stradale.
“Questa proposta di legge nasce da un dato evidente: sempre più persone scelgono di muoversi a piedi o in bicicletta, ma spesso in condizioni di elevata vulnerabilità. Serviva quindi un intervento organico che aggiornasse le norme e introducesse una gerarchia della mobilità centrata sulla tutela di pedoni e ciclisti” – dichiara l’on. Valentina Ghio prima firmataria della proposta di legge
“Non si tratta solo di modifiche tecniche, ma di un cambio di prospettiva – prosegue Ghio –
Siamo tutti pedoni e le strade devono diventare luoghi più sicuri e vivibili, dove camminare o pedalare sia una scelta normale e non un rischio. Inoltre strade meno trafficate sono un vantaggio anche per chi non può fare a meno di utilizzare la macchina.
Per rendere concreto questo cambiamento istituiamo il Fondo nazionale per la mobilità attiva e introduciamo strumenti a supporto degli enti locali.
Investire sulla mobilità attiva significa investire in salute, ambiente e città più inclusive, a misura di tutte le persone”, conclude la deputata.
Puntuale e articolato, il testo si fa interprete di un nuovo scenario urbano, abbracciando numerosi aspetti della mobilità. I cambiamenti proposti non coinvolgono solo il Codice della Strada ma estendono la propria efficacia anche al Codice Civile. Fra i diversi punti del codice stradale interessati dalla proposta si trova, innanzitutto, l’ampliamento delle definizioni. Il concetto di mobilità attiva viene introdotto a monte, con una distinzione fra le figure di “utente più forte” – chi utilizza mezzi con maggior massa, potenza o velocità – e di “utente della mobilità attiva”. Le nuove definizioni sono determinanti per introdurre una gerarchia che tuteli gli utenti più esposti in caso di collisione. Con la modifica del secondo comma dell’articolo 2054 del Codice civile, infatti, viene stabilito che, in caso di incidente, il conducente del veicolo più pesante o potente è considerato, fino a prova contraria, maggiormente responsabile.
La proposta introduce numerose misure volte a incentivare gli spostamenti a piedi e in bici e a proteggere l'incolumità degli utenti attivi. Ad esempio, i marciapiedi dovranno avere una larghezza minima di 2 metri, e i guidatori dovranno superare i ciclisti almeno a un metro e mezzo di distanza in ogni caso. Inoltre, i Comuni potranno installare più facilmente attraversamenti pedonali rialzati (dove avviene la maggior parte degli investimenti mortali), e i mezzi pesanti dovranno essere dotati di sensori elettronici per rilevare la presenza laterale di pedoni e ciclisti negli angoli ciechi.
Luigi Menna, Presidente di FIAB Italia, ha dichiarato: “Questa proposta di legge concentra l’attenzione sulla mobilità ciclistica quotidiana, ritagliando un ruolo importante ai ciclisti che ogni giorno percorrono le strade cittadine, statisticamente più pericolose. La diminuzione delle collisioni stradali passa obbligatoriamente attraverso la prevenzione, in particolare limitando la velocità degli autoveicoli – ad esempio tramite i passaggi pedonali e ciclabili rialzati e ampliando gli spazi urbani sicuri per ciclisti e pedoni, come le zone urbane e scolastiche”
La proposta introduce chiare norme per la governance, risorse e monitoraggio: è infatti prevista l’istituzione del CIPOMA, Comitato Interministeriale per le Politiche di Mobilità Attiva, che ha il compito di assicurare il coordinamento e la definizione degli indirizzi strategici e la Direzione Generale per la Mobilità attiva preso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Comuni e altri enti si dovranno dotare di strumenti mirati per valutare in modo continuativo l’efficacia delle politiche adottate e la validità delle infrastrutture implementate.
Viene istituito il Fondo nazionale per la mobilità attiva, con una dotazione iniziale pari a 300 milioni di euro per il triennio.
La costruzione di un reale cambiamento culturale nella mobilità passa inevitabilmente attraverso un’adeguata formazione e informazione. In questa prospettiva, la proposta a cui anche FIAB ha dato il proprio contributo prevede interventi specifici sull’educazione alla tutela della mobilità attiva. Un ruolo centrale è assegnato anche alla comunicazione: la pubblicità degli autoveicoli dovrà essere accompagnata da messaggi che promuovano la guida sicura, l’uso della mobilità attiva, di quella condivisa e del trasporto pubblico. A tal fine, una quota pari al 5% delle spese pubblicitarie destinate alla promozione dei veicoli sarà utilizzata per realizzare campagne istituzionali dedicate alla mobilità sostenibile e alla sicurezza stradale.
Oggi, mercoledì 18 febbraio, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, a partire dalle ore 14.30 si terrà la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge “Norme per il riconoscimento dell’ipnosi sanitaria quale strumento di pratica sanitaria nella gestione di diagnosi, cura, riabilitazione e prevenzione”, a prima firma della deputata e Capogruppo PD in Commissione Agricoltura, Antonella Forattini.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di riconoscere e inquadrare in modo chiaro e scientificamente fondato, l’utilizzo dell’ipnosi sanitaria come strumento integrativo della pratica clinica, già presente in diversi ambiti della medicina e della psicologia, ma oggi privo di un quadro normativo organico. La proposta di legge intende definire ambiti di applicazione, requisiti professionali, e garanzie per i pazienti, valorizzando le esperienze cliniche consolidate e rafforzando la sicurezza e la qualità delle prestazioni sanitarie.
Mercoledì 18 febbraio, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, a partire dalle ore 14.30 si terrà la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge “Norme per il riconoscimento dell’ipnosi sanitaria quale strumento di pratica sanitaria nella gestione di diagnosi, cura, riabilitazione e prevenzione”, a prima firma della deputata e Capogruppo PD in Commissione Agricoltura, Antonella Forattini.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di riconoscere e inquadrare in modo chiaro e scientificamente fondato, l’utilizzo dell’ipnosi sanitaria come strumento integrativo della pratica clinica, già presente in diversi ambiti della medicina e della psicologia, ma oggi privo di un quadro normativo organico. La proposta di legge intende definire ambiti di applicazione, requisiti professionali, e garanzie per i pazienti, valorizzando le esperienze cliniche consolidate e rafforzando la sicurezza e la qualità delle prestazioni sanitarie.
“La decisione annunciata da Vantive, controllata dal fondo Carlyle, di mettere in vendita lo stabilimento Gambro Dasco di Medolla, in provincia di Modena, rappresenta un fatto gravissimo che mette a rischio centinaia di posti di lavoro e colpisce uno dei poli storici e strategici del biomedicale italiano”.
Lo dichiarano i deputati del PD, Stefano Vaccari, Andrea De Maria e Maria Cecilia Guerra, che hanno presentato un’interrogazione ai ministri delle Imprese e del Lavoro per chiedere un intervento urgente del governo.
“Dopo mesi di attesa di un piano industriale mai arrivato - proseguono i parlamentari Pd che a novembre avevano già presentato un’interrogazione rimasta inevasa - e dopo l’impegno assunto dall’azienda al tavolo regionale di dicembre, la comunicazione della vendita del sito rappresenta una rottura unilaterale e inaccettabile. Ancora una volta assistiamo a scelte dettate esclusivamente da logiche finanziarie di breve periodo, senza alcuna visione industriale e senza rispetto per un territorio che ha costruito nel tempo competenze, innovazione e occupazione qualificata".
I parlamentari PD sottolineano come il sito di Medolla sia un punto di riferimento per l’intera area Nord modenese e per il comparto biomedicale nazionale, eccellenza riconosciuta a livello internazionale.
“Chiediamo ai ministri competenti - aggiungono - di attivare immediatamente un tavolo nazionale, in raccordo con la Regione Emilia-Romagna e con le organizzazioni sindacali, per garantire la piena salvaguardia occupazionale, vigilare sulle modalità e sui tempi dell’eventuale cessione, favorire la ricerca di soggetti industriali solidi e affidabili, definire un vero piano di rilancio produttivo e tecnologico del sito. Non si può consentire che un asset strategico per la competitività del Paese venga smantellato senza un confronto trasparente e senza un progetto industriale credibile. Il governo deve assumere un ruolo attivo e responsabile per difendere lavoro, competenze e filiera produttiva. La mobilitazione dei lavoratori e delle istituzioni locali dimostra che il territorio è unito. Ora - concludono - serve una risposta chiara e concreta da parte dell’esecutivo”.
“L’ultima richiesta del Ministro Nordio si aggiunge alla lunga lista di intollerabili iniziative che questo Governo ha messo in campo per indebolire la magistratura in questi anni. Se da un lato, quindi, non stupisce, dall’altro questo modo di fare inizia a preoccupare seriamente”.
Così Marco Lacarra, deputato PD e componente della Commissione Giustizia alla Camera, in merito alla notizia per cui il Ministero della Giustizia ha chiesto all’ANM l’elenco dei donatori del comitato del No al prossimo referendum.
“Siamo di fronte a una vera e propria guerra contro i magistrati italiani, condotta senza più farsi specie dei metodi da utilizzare. Chi le ha definite ‘liste di proscrizione’ non esagera. L’intento del Governo in vista del referendum è sempre più palese: attaccare la magistratura con ogni mezzo, a prescindere dalla liceità e dalle più banali forme di rispetto verso l’istituzione e le persone che ne fanno parte. Ma tutto ciò non è altro che il più potente ed efficace spot a favore del No. ”
"Che la presidente del Consiglio annunci l'adesione dell'Italia al "Board of Peace" di Trump, costringendo il Parlamento a votare contro la Costituzione, è gravissimo. Si è inventata il ruolo di "osservatrice", che non esiste, per aggirare il divieto imposto dalla Costituzione ad aderire a un organismo internazionale non in posizione di parità. Il cosiddetto “Board of peace” é infatti una struttura internazionale a uso e consumo del tycoon, un organismo che tutto persegue tranne la pace. E' uno strumento coloniale, che raduna autocrati, incluso Netanyahu, imprenditori e affaristi attorno ad una Gaza agonizzante su cui speculare con la ricostruzione, escludendo definitivamente i palestinesi.
E' un grimaldello con cui Trump, che da statuto ne resta il capo a vita, vuole colpire l'Onu e il multilateralismo che perseguono la pace e il dialogo tra Stati e tra popoli.
Meloni, pur di non dispiacere il suo alleato Trump è disposta a tutto. Anche a fare da sponda ai suoi progetti neocoloniali, entrando dalla porta di servizio.
Tutto questo accade mentre Israele inizia la registrazione dei territori occupati della Cisgiordania. Cioè inizia l'annessione delle terre dei palestinesi, espropriandole arbitrariamente. Nel silenzio più totale di Trump, di Meloni e dell'intera comunità internazionale.
Meloni ha definitivamente scelto di stare dalla parte di chi stermina, conquista terre altrui, sottomette popoli interi.
Non nel nostro nome, non nel nome dell'Italia". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Oggi più che mai la Presidente Meloni porta l'Italia ai margini dell'Europa. La sua presa di posizione contro le critiche del cancelliere tedesco Merz e la difesa della cultura Maga è quanto di più deleterio per l'Italia. Meloni sceglie una cieca fedeltà a Trump al punto di disertare la Conferenza di Monaco, "Fortifying the foundation of transatlantic security" dove si sta discutendo di una nuova architettura di sicurezza europea, perché indigesta al Presidente degli Stati Uniti. Una posizione subalterna quella di Meloni, al punto di accettare anche di partecipare come 'invitata' al Board of Peace, allontanandosi in maniera definitiva dai partner dell'Unione europea. Un vero capolavoro di irresponsabilità”. Lo dichiara in una nota Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera.
“Purtroppo esprimiamo nuovamente massima preoccupazione e solidarietà ai lavoratori della logistica dell'indotto Stellantis a partire da Trasnova che in queste ore, per una iniziativa unilaterale datoriale, stanno ricevendo lettere di licenziamento a Pomigliano e in altre realtà produttive. Lavoratori che da mesi si battono per la salvaguardia dei propri diritti e del proprio posto di lavoro. Oggi vengono nuovamente smentite le parole del Governo e si apre una fase davvero difficile che coinvolge ancora una volta in particolar modo Pomigliano D’Arco. Chiediamo che il Ministro Urso e soprattutto la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si assumano le proprie responsabilità per trovare una soluzione di profilo industriale in tempi rapidissimi e in maniera definitiva che salvaguardi i livelli occupazionali. Noi continueremo ad essere al fianco dei lavoratori in questa battaglia” così i deputati democratici Marco Sarracino e Arturo Scotto.
Berruto (Pd): Proteggere gli atleti e garantire accesso allo sport
Sono 684 gli sportivi uccisi in Palestina dall’ottobre 2023. Tra loro 178 ragazzi tra i 6 e i 20 anni. Distrutti circa 290 impianti sportivi tra Gaza e Cisgiordania, tra stadi, campi da calcio, palestre e sedi di club impedendo qualsiasi pratica sportiva..
È il quadro tracciato dal Comitato Olimpico Palestinese nel report presentato oggi alla Camera, nel corso di una conferenza stampa organizzata dal deputato e responsabile nazionale Sport del PD Mauro Berruto.
I dati, che viene sottolineato nel Report “sono stati meticolosamente raccolti e verificati”, parlano di 684 vittime distribuite in 34 federazioni e istituzioni sportive. La federazione più colpita è la Federcalcio palestinese, che conta 367 morti tra arbitri, allenatori, giocatori, presidenti di club e dirigenti. Seguono l’Associazione Scout Palestinese con 54 vittime e la Federazione Karate con 31.
Il report evidenzia un impatto generazionale profondo: 178 vittime avevano tra i 6 e i 20 anni; 143 tra i 20 e i 30 anni, nel pieno dell’attività agonistica; 111 avevano più di 50 anni, tra dirigenti storici e figure chiave della governance sportiva. Una perdita che compromette non solo il presente ma la continuità futura dello sport palestinese.
Colpita anche la componente femminile dello sport. Secondo i dati del Comitato Olimpico Palestinese, le vittime donne sono il 5% del totale. Molte erano bambine, giovani atlete o impegnate nell’amministrazione sportiva. Una ferita che, sottolinea il report, rappresenta un grave arretramento nel percorso di crescita della partecipazione femminile nello sport palestinese, già fragile e frutto di anni di lavoro per affermare uguaglianza e inclusione.
Sul fronte delle infrastrutture, la distruzione viene definita “sistematica”. Secondo la Federcalcio palestinese, dall’ottobre 2023 sono stati demoliti 23 grandi stadi e campi sportivi, 12 campi da calcio omologati FIFA, 35 palestre indoor polivalenti e 60 sedi amministrative di club. Danni per centinaia di milioni di euro, con tempi di ricostruzione stimati in decenni.
Simbolo di questa devastazione è lo stadio Al-Yarmouk, inaugurato nel 1952 e tra i più antichi impianti della Palestina. Luogo di partite internazionali e raduni olimpici, durante il conflitto sarebbe stato trasformato dagli israeliani in campo di detenzione per prigionieri di guerra, per poi essere completamente raso al suolo. Da simbolo di orgoglio nazionale a luogo di umiliazione, fino alla distruzione totale.
Il documento parla di un impatto “senza precedenti” sull’intero settore sportivo e richiama esplicitamente i principi della Carta Olimpica: non discriminazione, uguaglianza di genere, rispetto dei diritti umani e diritto allo sport.
“Dobbiamo riportare al centro la Carta Olimpica, il documento del Comitato Olimpico Internazionale che tutela i valori fondamentali dello sport”, ha dichiarato Mauro Berruto aprendo la conferenza. “Quello che sta avvenendo in Palestina è un vero e proprio genocidio, in aperta violazione dei diritti umani internazionali. Viene colpito un popolo anche nel suo aspetto più condivisibile: lo sport”.
Da qui l’appello del Comitato olimpico palestinese alla comunità internazionale e alle federazioni sportive mondiali: “Chiediamo che venga garantita la libera partecipazione degli atleti palestinesi alle competizioni internazionali, senza ostacoli, e la loro protezione da qualsiasi minaccia o molestia. È il momento di stare al fianco degli atleti palestinesi, di proteggere lo sport e di piantare i semi della pace e della giustizia. Lo sport deve essere un ponte per la pace e una speranza per tutti”.
Un appello che in concomitanza con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 punta a riportare la questione palestinese anche dentro le istituzioni sportive globali, trasformando il diritto allo sport — per uomini e donne — in una questione di responsabilità internazionale.
“L’ex capogruppo del Partito Democratico in Campidoglio, Francesco D’Ausilio, è stato definitivamente assolto da tutte le accuse che lo vedevano coinvolto nell’inchiesta “Mondo di mezzo”. Dopo dieci anni la Giustizia ha fatto il suo corso, mostrando, per l’ennesima volta, che la vera riforma necessaria sarebbe quella che riduce i tempi dei processi, non quella che andremo a votare, che mira solo a un controllo della politica sulla magistratura. A Francesco rinnovo il mio affetto e la mia stima, che non sono mai venuti meno in questi lunghissimi anni”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
Il deputato del Partito Democratico, Nico Stumpo, ha commentato l’assoluzione definitiva di Francesco D’Ausilio, ex capogruppo PD in Campidoglio, nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo“. “Voglio esprimere la mia solidarietà personale a Francesco“, ha detto Stumpo, “prima ancora che politica. Dopo dieci anni di attesa, la giustizia ha finalmente fatto il suo corso. Avevamo tutti noi massima fiducia. Questa vicenda dimostra ancora una volta che la priorità non dovrebbe essere riformare la magistratura per controlli politici, ma intervenire seriamente per ridurre i tempi dei processi, così che situazioni come questa non debbano trascinarsi per un decennio influenzando radicalmente la vita personale, politica e professionale delle persone“.
I deputati e le deputate emiliani del PD, Vaccari, Bakkali, Malavasi, Guerra, Merola, Gnassi e De Maria, hanno presentato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla grave situazione determinata dallo sgombero del cosiddetto Grattacielo di Ferrara.
Dopo l’incendio della Torre B, l’amministrazione guidata dal sindaco, Alan Fabbri, ha disposto lo sgombero dell’intero complesso, a partire da questa mattina alle 6, lasciando circa 500 persone senza certezze abitative. Molti cittadini, lavoratori, famiglie, minori, si trovano oggi ospitati in soluzioni precarie, da parenti e associazioni, o addirittura costretti a dormire in auto.
"È inaccettabile - sostengono i deputati Dem - che il sindaco continui a definire questa vicenda una ‘questione privata’, negando l’evidenza di un’emergenza abitativa e sociale. Ancora più grave è lo scontro istituzionale aperto con la Prefettura proprio nel momento in cui sarebbe stata necessaria la massima collaborazione".
Con l’interrogazione i deputati del PD chiedono al governo di intervenire con urgenza per evitare che la situazione degeneri in una crisi sociale e sanitaria; per garantire tutela e continuità abitativa alle famiglie coinvolte; per verificare eventuali responsabilità dell’amministrazione comunale.
"Ferrara - sottolineano i parlamentari del PD - non può essere teatro di uno dei più grandi sgomberi degli ultimi anni senza un piano serio di gestione dell’emergenza. Le persone non sono un problema da rimuovere, sono cittadini da tutelare, soprattutto i minori e le donne".
Ogni giorno che passa aumentano danni per imprese italiane
“L’accantonamento del nostro emendamento contro l’assurdo balzello nazionale di 2 euro sui pacchi nel decreto Milleproroghe è una buona notizia per le imprese italiane, per il mondo della logistica e per milioni di consumatrici e consumatori. Dopo tanti annunci finalmente un passo avanti in sede istituzionale per fermare gli effetti negativi di una misura sbagliata e dannosa, che avevamo denunciato con forza sin dall’inizio”.
Lo sottolineano i deputati del Partito Democratico Silvia Roggiani e Andrea Casu, intervenuti nel corso dell’esame del decreto Milleproroghe in seduta congiunta delle Commissioni I e V.
“I dati - hanno dichiarato i deputati Dem - parlano chiaro: a Malpensa l’import è crollato da una media di 5.700.000 kg di dicembre ai 2.500.000 kg di gennaio. Mentre l’Europa sta lavorando a un prelievo di circa tre euro per rafforzare il commercio interno e tutelare il mercato unico, il Governo Meloni ha scelto di introdurre la fallimentare via di un vero e proprio auto-dazio, che colpisce solo le nostre imprese nazionali, deviando i traffici verso altre destinazioni europee. Ora il Governo ritiri definitivamente una tassa in più che sta penalizzando l’Italia proprio nei settori in cui deve correre, non frenare. Continueremo a batterci perché si sostengano innovazione, competitività e diritti dei consumatori e lavoratori, non perché si creino nuovi ostacoli alla crescita”.