“La decisione del governo israeliano di sospendere le autorizzazioni a 37 organizzazioni umanitarie internazionali attive nella Striscia di Gaza e nei Territori Palestinesi Occupati, subordinando il rinnovo delle licenze alla trasmissione alle autorità israeliane di elenchi nominativi e dati sensibili del personale palestinese, è di estrema gravità ed avrà conseguenze drammatiche su una popolazione civile già colpita da una crisi umanitaria senza precedenti. La revoca delle autorizzazioni a partire dal prossimo 1° marzo e il conseguente obbligo ad abbandonare l’area deriva da una riforma delle procedure particolarmente controversa. Numerose Ong, tra cui Medici Senza Frontiere, Oxfam e Caritas Gerusalemme, hanno spiegato di non aver adempiuto alle richieste per proteggere l’incolumità dei propri operatori palestinesi in un contesto di conflitto armato e per garantire il rispetto della normativa europea in materia di tutela dei dati personali. Commissione europea ed Onu chiedono la rimozione di ogni barriera per l’arrivo degli aiuti ed hanno criticato la decisione israeliana. l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, ha definito 'inaccettabile' l’annuncio di Israele di sospendere le attività di 37 Ong a Gaza, denunciando l’ennesima restrizione illegittima all’accesso umanitario e ha invitato la comunità internazionale a intervenire con urgenza, ricordando a Israele l’obbligo, previsto dal diritto internazionale, di garantire e facilitare l’ingresso degli aiuti essenziali. Quali iniziative urgenti intende assumere il governo italiano? Come intende garantire il rispetto del diritto umanitario internazionale, assicurando l’accesso continuo e sicuro agli aiuti umanitari per la popolazione civile?”.
Così i deputati e le deputate democratiche, Provenzano Boldrini, Quartapelle, Porta, Scotto, Scarpa, Vaccari, Ferrari, Ghio, Bakkali e Berruto, in un’interrogazione rivolta al ministro degli Esteri, Tajani.
“Secondo quanto riportato dai mezzi di informazione, il Governo avrebbe avviato un percorso di intervento sull’organizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera e, più in generale, sul funzionamento del Servizio sanitario nazionale, attraverso un disegno di legge di delega.
Si tratta di un ambito estremamente delicato, che incide direttamente su un diritto fondamentale delle persone e sulla tenuta complessiva del sistema pubblico di tutela della salute. Proprio per questo, ogni variazione dell’attuale assetto del Servizio sanitario nazionale non può essere affrontata senza un confronto vero, aperto e nei tempi adeguati.
Non si tratta di stravolgere il Servizio sanitario nazionale, ma di capire come porre rimedio alle tante lacune che oggi si stanno registrando. Ed è evidente che questo non può avvenire senza il pieno coinvolgimento del Parlamento e di tutto il mondo della sanità, sindacati compresi.
Il Parlamento deve poter svolgere fino in fondo il proprio ruolo, non limitandosi a ratificare scelte già definite, ma contribuendo in modo sostanziale all’indirizzo e ai contenuti delle decisioni che verranno assunte. Allo stesso tempo, è indispensabile aprire un dialogo strutturato con gli operatori sanitari, le professioni, le organizzazioni sindacali e le realtà sociali, che quotidianamente garantiscono il funzionamento del sistema pubblico.
In questo quadro, particolare attenzione dovrà essere riservata a prevenzione, medicina territoriale e medicina di prossimità, temi centrali per rispondere ai bisogni reali delle persone e per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure. Questioni che non possono restare marginali, ma che devono trovare spazio esplicito nei futuri provvedimenti attuativi.
«Intervenire sul Servizio sanitario nazionale è necessario, ma solo se ogni scelta sarà il frutto di un confronto serio e trasparente, capace di rafforzare, e non indebolire, i principi di universalità e accessibilità alle cure che rappresentano il cuore della sanità pubblica”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli deputato Pd E vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid.
“Ci troviamo di fronte a un atto d'imperio che produrrà contenziosi, ricorsi, proteste. Ma come si può pensare di consentire l'installazione di impianti senza che tale necessità sia il frutto anche di una decisione territoriale? Perché il decreto non è passato per la Conferenza delle regioni? I territori non possono tramutarsi in terra di conquista dei grandi interessi e tantomeno pregiudicare quell'attività agricola che garantisce presidio, insediamento, l'economia sostenibile, produzione di eccellenza. Quel Made in Italy tanto invocato da questo governo e che poi diventa solo una spilla da appendere al petto. Diciamolo chiaramente. Non è vero che l’agri-voltaico è a impatto zero. Il punto più delicato è il modo in cui viene normato l’agri-voltaico. Si dice che viene introdotta una definizione più stringente, si parla di continuità colturale, si stabilisce la soglia dell’80% della produzione lorda vendibile. Si affida ai Comuni il controllo nei cinque anni successivi, che peraltro non hanno né risorse, né competenze tecniche, né forza politica per reggere questo carico. Dobbiamo essere onesti: l’80 per cento della Produzione Lorda Vendibile non è una garanzia strutturale di tutela agricola. È un indicatore fragile, variabile, che non misura: qualità del lavoro agricolo, durata delle produzioni, tenuta delle aziende. Il rischio è che l’agricoltura diventi una condizione accessoria per fare energia, e non il contrario. Accelerare sulle rinnovabili non si può fare aumentando i danni e aggiungendo problemi a quelli già esistenti”.
Così Stefano Vaccari, segretario di presidenza della Camera e componente della commissione Agricoltura, intervenendo in Aula sul Dl Transizione.
Governo certifica ritardo opere ma soluzione non è commissariare tutto ma cambiare Ministro
"L’indiscrezione riportata oggi da Repubblica sul cosiddetto 'super commissario' ai lavori pubblici mette in luce un problema politico e amministrativo evidente: i gravi ritardi delle opere pubbliche che la propaganda del Governo non può più nascondere. Dopo aver moltiplicato strutture straordinarie, il governo sceglie ora di cambiare rotta e concentrare tutto su un’unica figura, ammettendo di fatto il proprio fallimento fino a oggi. I cantieri restano fermi, le percentuali di avanzamento sono minime e i territori continuano a pagare il prezzo di decisioni prese lontano dai problemi reali": è quanto dichiara una nota congiunta i deputati Pd Marco Simiani e Andrea Casu.
"Questa scelta, inoltre, assume un significato politico chiaro: di fatto la presidente Meloni commissaria il ministro Salvini, centralizzando ulteriormente le leve decisionali invece di rafforzare una filiera amministrativa efficiente e responsabile. Non è commissariando tutto che si sbloccano le opere, ma con il sistema che funzioni, con ruoli chiari, responsabilità definite e un rapporto costante con i territori che il Ministro Salvini non è stato in grado di costure”. conclude la nota.
"La sicurezza dei trasporti non può più essere affrontata con norme frammentate e approcci emergenziali: serve una visione unica, moderna e fondata su dati scientifici. Per questo motivo abbiamo depositato una proposta di legge per definire in modo chiaro e trasparente i livelli di rischio accettabili per tutti i sistemi di trasporto e per le relative infrastrutture, superando l’attuale divisione per settori e allineando finalmente l’Italia agli standard europei e internazionali più avanzati in materia di sicurezza". Lo dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio, Marco Simiani.
"L’aumento della complessità dei flussi di traffico, l’invecchiamento delle infrastrutture e l’ingresso massiccio di tecnologie digitali e di intelligenza artificiale impongono regole nuove e strumenti di controllo più efficaci. Questa riforma, elaborata grazie alla collaborazione con il professor Fabio Croccolo già dirigente del Mit e direttore di Ansfisa, introduce criteri uniformi di valutazione del rischio, rafforza il monitoraggio lungo l’intero ciclo di vita delle opere, razionalizza le investigazioni indipendenti e promuove una cultura della prevenzione e della responsabilità. Si tratta di una scelta necessaria per proteggere cittadini e operatori, garantire innovazione sicura e costruire un sistema di trasporti più affidabile e resiliente per il paese", conclude il dem.
“Le aperture annunciate dalla Commissione europea in merito alla Politica agricola comune nel prossimo Quadro finanziario pluriennale rappresentano un segnale politico che va nella direzione giusta, ma che non scioglie ancora i nodi strutturali che da tempo indeboliscono il ruolo della PAC nel progetto europeo. Allo stato attuale, si tratta quindi di un passo positivo ma insufficiente.” Lo affermano i componenti della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Forattini, Rossi, Romeo, Marino e Vaccari.
“L’annuncio di un possibile incremento delle risorse destinate alla PAC nel periodo 2028-2034 è un elemento che va accolto con attenzione – prosegue la Commissione – ma resta centrale il tema della certezza delle risorse realmente aggiuntive e, soprattutto, della natura autenticamente comune della politica agricola. Il ricorso a meccanismi di flessibilità, come l’anticipo di stanziamenti o l’utilizzo di strumenti quali il fondo unico privo di vincoli stringenti, rischia di tradursi in una rinazionalizzazione di fatto della PAC, lasciando agli Stati membri un’eccessiva discrezionalità e indebolendo l’impianto unitario della politica agricola europea.”
“Particolarmente rilevante è l’indicazione secondo cui almeno il 10% delle risorse dei Piani di partenariato nazionali e regionali dovrà essere destinato alle aree rurali. Per un Paese come l’Italia, in cui le aree interne e rurali rappresentano una parte essenziale del territorio e svolgono una funzione strategica sul piano produttivo, ambientale e sociale, questo vincolo può rappresentare un’opportunità significativa.”“Vincolare risorse a questi territori nel Piano nazionale che anche l’Italia sarà chiamata a definire significa offrire strumenti concreti di sviluppo, contrastare lo spopolamento, sostenere i servizi essenziali e creare le condizioni affinché agricoltura, lavoro e qualità della vita possano continuare a convivere nelle aree più fragili del Paese.”
“Proprio per questo – concludono i componenti della Commissione Agricoltura della Camera – è fondamentale che tale impegno si traduca in interventi realmente aggiuntivi, mirati e verificabili, capaci di rafforzare la vitalità economica e sociale delle aree interne. Senza criteri chiari e un monitoraggio efficace a livello europeo, il rischio concreto è che il vincolo del 10% resti una soglia formale, priva di reale impatto, e che le risorse destinate all’agricoltura finiscano per entrare in competizione con altre politiche strategiche anziché rafforzare uno sviluppo equilibrato dei territori.”
“E’ molto grave che il governo italiano, ieri con la Presidente Meloni e oggi con il Ministro Tajani, consideri legittima la violazione della sovranità di uno Stato e il sequestro del suo Presidente, dando anche credito alla tesi della presunta minaccia costituita dal narcotraffico, quando lo stesso Trump, nella sua conferenza stampa, ha chiarito che il principale obiettivo fella sua azione illegale è costituito dalle risorse petrolifere del Venezuela.
In questo modo si legittimano aggressioni militari e colpi di Stato, è sufficiente quindi, secondo quanto affermato da Tajani, intravedere una qualsivoglia minaccia per i propri interessi per aggredire un altro Paese. Sarebbe una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti anche la Groenlandia con i suoi 56.000 abitanti? Si creano così i presupposti per la legge della giungla in cui a prevalere sono i più forti dal punto di vista militare, stracciando il diritto internazionale che lo stesso ministro Tajani ebbe a definire “importante fino ad un certo punto”.
Il governo dovra’ rispondere di fronte al Parlamento di queste sue inaccettabili e pericolose prese di posizione” così la deputata democratica, Laura Boldrini.
"Quando un consultorio familiare rischia di chiudere non è un problema tecnico, ma una sconfitta dello Stato sul territorio. Per questo ho depositato un’interrogazione al Ministro della Salute sul futuro del Consultorio Familiare di Capo d’Orlando (in provincia di Messina), un presidio che serve circa 26.000 persone e che svolge funzioni essenziali di prevenzione, assistenza e tutela sociale. Oggi questa struttura opera già in condizioni di forte sofferenza, con un’équipe ridotta al minimo indispensabile e senza alcuna garanzia sul futuro, nonostante il ruolo centrale che la legge assegna ai consultori familiari". Lo dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino depositando una interrogazione parlamentare sulla vicenda.
"Il pensionamento annunciato della ginecologa a partire da gennaio 2026, senza una sostituzione programmata - continua la parlamentare dem - rischia di trasformarsi nel colpo definitivo: chiusura di fatto, servizi sospesi, percorsi interrotti. È una prospettiva che non può essere accettata né normalizzata. Chiedo quindi quali misure urgenti il governo intenda adottare, insieme alla Regione Siciliana e all’Asp di Messina, per garantire continuità operativa e rispetto dei livelli essenziali di assistenza". "Difendere il consultorio di Capo d’Orlando significa difendere il diritto alla salute, in particolare di donne, minori e famiglie, e riaffermare che la sanità pubblica non può arretrare di fronte alle carenze di programmazione", conclude Marino.
"La bocciatura dell'ordine del giorno del Pd sulle pensioni è la dimostrazione che nel prossimo anno ci riproveranno. Chiedevamo che venisse definitivamente escluso l’azzeramento del riscatto della laurea e l’allargamento delle finestre ai fini dell’uscita anticipata, che avrebbe portato a un ulteriore vertiginoso aumento dell’età pensionabile, ma hanno detto No. Dunque, hanno smentito anche la Lega che promette a destra e manca cose che non può mantenere. Dicano la verità agli italiani: stanno tradendo tutte le promesse elettorali".
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“La Legge di Bilancio del Governo è una manovra che rinvia le risposte e non affronta le vere priorità del Paese.”
Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico.
“Mancano scelte strutturali sulla sanità pubblica e sulla prevenzione. Al di là degli annunci, non vi è un reale rafforzamento del Servizio sanitario nazionale: come evidenziato anche dalla Fondazione GIMBE, la spesa sanitaria cresce in valori assoluti ma continua a ridursi il suo peso sul PIL, segno di un progressivo definanziamento.”
“Non ci sono risorse adeguate per il trasporto pubblico locale, che è una leva fondamentale per la coesione sociale, per il diritto alla mobilità e per la transizione ambientale. Così come risultano deboli e frammentari gli interventi su ambiente e politiche climatiche.”
“Preoccupa inoltre l’assenza di un vero sostegno agli investimenti produttivi e all’innovazione: le imprese, in particolare le piccole e medie, non trovano in questa manovra strumenti capaci di accompagnare la crescita e affrontare le difficoltà economiche.”
“Completamente dimenticate sono le aree interne e la montagna, che avrebbero bisogno di politiche dedicate per contrastare spopolamento, isolamento e carenza di servizi. Una mancanza grave, che accentua i divari territoriali.”
“Sul fronte sociale, la manovra non offre risposte concrete alle famiglie, ai giovani e alle donne: non vi sono misure strutturali per la casa, per l’occupazione femminile e giovanile, né una visione chiara sul tema delle pensioni, su cui emergono peraltro evidenti divisioni all’interno della stessa maggioranza di Governo.”
“Il Governo ha accolto, seppur con una riformulazione, un nostro ordine del giorno sulla povertà alimentare: un segnale positivo, ma insufficiente se non inserito in una strategia complessiva che affronti lavoro povero, salari bassi e perdita di potere d’acquisto.”
“Questa Legge di Bilancio – conclude Girelli – manca di una visione di sviluppo equo e sostenibile. Servivano scelte coraggiose su sanità, lavoro, trasporti, ambiente e coesione territoriale. Il Partito Democratico continuerà a battersi perché queste priorità tornino al centro dell’agenda politica.”
“La farsa è durata anche troppo. Nell’informativa resa oggi in Consiglio dei Ministri, il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha messo in scena l’ennesima supercazzola, rinviando ancora una volta qualsiasi decisione chiara sul futuro della centrale di Cerano. Un rinvio che equivale a una scelta precisa: la chiusura definitiva dell’impianto. La decisione peggiore, ignorando completamente questioni decisive come il futuro dei lavoratori dell’indotto e il destino dell’esperienza industriale di Brindisi. Il Governo sta portando avanti, attraverso le sue partecipate Enel ed Eni, la più grande operazione di de-industrializzazione mai subita dal territorio brindisino". Così in una nota il deputato pugliese del Pd, Claudio Stefanazzi.
"È in atto un vero e proprio abbandono della città e di un intero sistema imprenditoriale - continua il parlamentare dem - cresciuto per decenni attorno a due colossi pubblici, senza uno straccio di strategia alternativa, senza garanzie occupazionali, senza certezze sul futuro. Tutto avviene nell’assoluta incertezza e in totale spregio delle legittime aspettative dei cittadini brindisini".
"Dopo aver spremuto questo territorio per anni, dopo averne condizionato ambiente e salute, oggi lo Stato saluta e se ne va, senza nemmeno sentire il dovere di ringraziare. È una pagina indegna. Vergogna è l’unica parola che viene in mente", conclude Stefanazzi.
“Tra caro prezzi e aumento della pressione fiscale, il governo Meloni tradisce le promesse fatte agli italiani. L’Esecutivo è interessato solo al proprio consenso, ma continua a mentire sui risultati: la pressione fiscale è aumentata, non ci sono riforme e non esiste una strategia per sostenere famiglie, lavoratori e imprese. La aspettiamo in Parlamento per rispondere alle domande dei cittadini e spiegare le proprie scelte. Quella presentata dal governo è la legge di bilancio più debole dal 2014: poche risorse, frammentate in interventi temporanei e disorganici, senza una strategia di medio-lungo periodo. La quarta manovra segna il fallimento definitivo del governo Meloni: salari bassi, servizi pubblici indeboliti, povertà crescente e industria in crisi. Non c’è crescita, non c’è giustizia sociale, non c’è futuro. Questa legge di bilancio non è solo sbagliata: è la prova che la destra non è in grado di governare il Paese”. Così Virginio Merola, capogruppo Pd nella commissione Finanze della Camera dei deputati.
Credo che tutto quello che si sta approfondendo sul caso di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori dovrebbe rimanere coperto dalla massima riservatezza e protetto dalla comprensibile ma non positiva diffusione di notizie sui fatti e sulle persone sottoposte a a indagini dalle procure o ad approfondimenti della Commissione parlamentare. Personalmente sono sconcertato anche se non sorpreso della facilità con cui certe cose filtrano e dall’eco che assumono. Questa vicenda ha generato una enorme letteratura che ha stravolto, distorto, deformato tante situazioni, il ruolo di personaggi e mondi. Se si vuole giungere ad illuminare almeno una parte della verità bisogna agire con molta misura altrimenti è tutto inutile”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Quella sull’oblio oncologico doveva essere una svolta di civiltà. Doveva cancellare una discriminazione odiosa, restituire dignità a chi ha attraversato la malattia e ha il diritto di tornare a vivere senza marchi addosso. E invece, a due anni dall’approvazione della legge, siamo di fronte a una vergogna istituzionale”, così dichiara Marco Furfaro, esponente della segreteria Pd, in merito all’assenza dei decreti attuativi sull’oblio oncologico. “La legge esiste. I diritti, sulla carta, anche. Ma i decreti attuativi, tra cui quello del Ministero del Lavoro, non arrivano. Significa che milioni di persone continuano a pagare sulla propria pelle l’inerzia dello Stato: mutui negati, assicurazioni rifiutate, adozioni impossibili, ostacoli sul lavoro”. “È indegno di un Paese che si definisce civile. Ma soprattutto, è una responsabilità politica enorme. Ogni giorno che passa senza quei decreti è un giorno in cui lo Stato volta le spalle a chi ha già pagato un prezzo altissimo”. “Il governo la smetta di nascondersi dietro la burocrazia e faccia immediatamente ciò che è suo dovere fare. È in gioco la dignità di milioni di persone”.
“La maggioranza è ancora nel caos. Litigano su ogni passaggio senza un testo definitivo a dieci giorni dall’esercizio provvisorio. Manca una linea politica chiara: la Lega è divisa, Fratelli d’Italia ha perso la bussola, Forza Italia del tutto marginale. Il risultato è una legge di bilancio confusa e contraddittoria. Sulle pensioni il Governo tradisce completamente le promesse fatte agli italiani. Salvini e Meloni avevano promesso di superare la legge Fornero, oggi fanno l’opposto: la peggiorano. Tra nuovi paletti e tagli l’età pensionabile viene spinta sempre più in alto. Altro che ‘quota 100’: si va verso ‘quota 110’. Nel frattempo arrivano norme sbagliate che penalizzano chi è in regola, premiano furbi e morosi e aprono valanghe di ricorsi, come nel caso dei condomìni e del riscatto della laurea, svuotato di valore dopo che migliaia di cittadini hanno pagato contributi veri allo Stato. La fiducia nello Stato è messa seriamente in discussione” così la capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga.