“Nemmeno ai tempi di Berlusconi la Rai si è prostrata così spudoratamente alle volontà di un presidente del Consiglio. Oggi Telemeloni ha raggiunto l’apice con il collegamento di Domenica in. Lo spottone della Rai è ancora più grave perché sono mesi che Giorgia Meloni sfugge a qualsiasi confronto parlamentare. Il mondo sta bruciando , da Gaza a Kiev, ma i cittadini italiani possono ascoltare il proprio presidente del Consiglio che discetta solo di cucina e di altre bagatelle dal megafono di una trasmissione Rai.
Il pranzo della domenica riguarda tutti e Domenica In non può farlo diventare un totem della destra. È francamente imbarazzante per tutti . questa è la rappresentazione del brutto clima che si vive in Rai e nel Paese.”
Così in una nota i componenti del Pd della Commissione di Vigilanza Rai.
A Tajani chiediamo due cose semplici: fare pressione su Israele insieme agli altri Governi europei per aprire il corridoio umanitario via a mare e assicurare la protezione diplomatica agli attivisti come ha fatto Sanchez. Mi sembra invece che la sua linea sia un'altra: siamo impotenti, non possiamo fare nulla per aiutare la Flottilla a sbarcare gli aiuti. Ma un grande paese come l'Italia non può fare politica estera con la rassegnazione dicendo: purtroppo c'è il blocco navale. Perché è come accettare de facto uno status che è fuori dalla legalità internazionale. E questo non va bene.
Così i parlamentari democratici a bordo della Global Sumud Flotilla, Arturo Scotto e Annalisa Corrado.
Oggi migliaia di cittadini sono scesi in piazza per chiedere al governo di fermare il governo israeliano. Nel frattempo arrivano tragiche notizie di civili uccisi mentre cercano riparo in una fuga senza precedenti e senza speranza. Rimanere inerti significa complicità: per questo abbiamo chiesto alla Presidente Meloni di consentire al Parlamento di prendere decisioni per poter agire subito. Ci sono alcuni appuntamenti importanti all’Onu e in Europa per far tacere le armi e lavorare per una pace duratura. Non accetteremo di riprendere i lavori con normali votazioni, senza aver avuto risposta della presenza del governo in Aula. Abbiamo diritto di sapere qual è la posizione di Governo, chi fa la politica estera del nostro paese, soprattutto dopo le parole inqualificabili del ministro Salvini a sostegno del governo israeliano.
Non è democratico estromettere il parlamento dalle decisioni su quello che sta avvendendo a Gaza. Non è democratico non rendere conto al Paese in un momento così delicato.
Così in una nota Chiara Braga, Francesco Boccia, capigruppo Pd alla Camera di deputati e al Senato, e Nicola Zingaretti, capo delegazione Pd al parlamento europeo
"La bandiera della Palestina esposta dal Campidoglio è un segnale importante per la Capitale del Paese. La maggioranza dell'assemblea capitolina, insieme a parte dell'opposizione, ha fatto la scelta giusta manifestando vicinanza e solidarietà al popolo palestinese che sta subendo quello che i maggiori esperti del mondo e la commissione indipendente dell'Onu hanno definito un genocidio.
Una scelta in linea con la mozione unitaria che Pd, Avs e M5S hanno presentato alla Camera con dodici punti che elencano tutte le iniziative che il governo dovrebbe intraprendere per fermare Netanyahu e il suo piano di annientamento dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. Governo che invece finora ha colpevolmente dimostrato vicinanza e sostegno alle scelte criminali di Benjamin Netanyahu.
E' nostro dovere stare dalla parte delle vittime, esprimere loro solidarietà e pretendere che si riconosca lo Stato di Palestina. Tutto questo va fatto con scelte politiche e anche simboliche, in tutte le sedi possibili. I comuni e le regioni possono fare e stanno facendo moltissimo. Oltre a Roma voglio ricordare, solo per fare qualche esempio, Bologna, Firenze, Napoli e Perugia ma anche la Regione Toscana, la Puglia, l'Emilia Romagna, l'Umbria e la Sardegna, oltre a centinaia di amministrazioni locali che si stanno mobilitando in tutta Italia perché, proprio come le tante persone che manifestano ogni giorno in piazza, non vogliono essere complici di un genocidio". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
«Altro che risse preordinate: il Partito Democratico ha esercitato in Aula le proprie prerogative parlamentari, di fronte a una maggioranza che da mesi cerca in ogni modo di mettere a repentaglio il rispetto delle regole e le garanzie delle opposizioni. Le parole di Bignami sono soltanto l’ennesimo tentativo di spostare l’attenzione, e la sua è una minaccia alle minoranze e un’indebita pressione istituzionale, che ci riporta a antiche abitudini della destra, in Parlamento e fuori. Ieri in aula abbiamo richiamato al rispetto del regolamento e del ruolo istituzionale che anche il governo deve tenere in parlamento. Finché non ci saranno comunicazioni formali della presidente del Consiglio su Gaza, seguite da un voto dell’Assemblea, non permetteremo che la Camera prosegua come se nulla fosse. Difendiamo la dignità del Parlamento, non tollereremo che venga ridotto a palcoscenico propagandistico della maggioranza» così una nota del gruppo parlamentare del partito democratico della camera.
Che il ministro degli Esteri italiano, di fronte alla guerra in Ucraina e alla catastrofe a Gaza, trovi il tempo per citarmi e per citare una mozione congressuale di un altro partito è indicativo dei tempi che stiamo vivendo e dell'inadeguatezza di questo governo. In ogni caso, il Partito Democratico, come ha già fatto in Parlamento, spiegherà le ragioni del no in tutte le sedi. Quanto al metodo, lo decideremo nei nostri organismi di partito e con le altre opposizioni. E chissà, magari si aggiungerà anche il ministro Nordio che firmò un appello contro la separazione delle carriere e, chissà perché, ora ha cambiato idea.
Così la deputata e responsabile nazionale Giustizia del Pd Debora Serracchiani.
“È inaccettabile che l’Italia, che pure ha promosso e sostenuto il programma IUPALS insieme alla CRUI, rischi di lasciare indietro questi giovani. Non possiamo permettere che studenti e studentesse selezionati dalle nostre università restino prigionieri di Gaza, mentre altri Paesi europei ed extraeuropei sono riusciti a garantire corridoi umanitari e visti. Il Governo italiano si attivi subito, in coordinamento con le istituzioni europee e internazionali, per garantire che questi ragazzi e ragazze possano arrivare in Italia, studiare e costruire un futuro di pace e dignità”. Lo dichiara Giuseppe Provenzano, deputato Pd e responsabile nazionale Esteri, primo firmatario insieme ai colleghi Laura Boldrini e Fabio Porta, di una interrogazione ai Ministri degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e dell’Istruzione, Università e Ricerca per denunciare la situazione drammatica in cui si trovano oltre 150 studenti palestinesi di Gaza, vincitori di borse di studio in Italia, ancora privi dei visti necessari per poter raggiungere scuole e università del nostro Paese.
“Da mesi abbiamo assicurato al Governo la massima discrezione sulle trattative in corso, ma ora si sta facendo troppo tardi. A Gaza muore ogni diritto, ma far vivere quello di questi studenti dipende anche da noi. Non si può perdere altro tempo. A Gaza ogni giorno potrebbe essere l’ultimo”, ha aggiunto Provenzano.
Che dicono Meloni e Tajani? Netanyahu va fermato
“Riteniamo le parole del ministro Salvini, rilasciate durante una intervista alla televisione israeliana, vergognose e inaccettabili. Dire che ‘Israele ha diritto di difendersi’, ribadendo la vicinanza del Governo italiano a quello israeliano con un conclamato genocidio in corso pone l'Italia ancora più nitidamente dalla parte sbagliata della storia. Il ministro Tajani e la presidente Meloni hanno qualcosa da dire in proposito?
Che tipo di minaccia rappresentano i 20mila bambini trucidati a Gaza? Le altre decine di migliaia di civili bombardati, massacrati, sadicamente deportati in assenza di luoghi sicuri?”.
Così i parlamentari democratici a bordo della Global Sumud Flotilla, Arturo Scotto e Annalisa Corrado.
“Se il ministro avesse davvero a cuore la lotta all'antisemitismo - aggiungono - cosa di cui ci permettiamo di dubitare fortemente, vista la sua esplicita vicinanza ai disvalori fascisti, dovrebbe contribuire a fermare la mano assassina di Netanyahu. Mano che sta seminando un odio così radicale verso Israele, che non farà altro che fomentare e nutrire i focolai di antisemitismo mai del tutto sopiti nel mondo, contro i quali noi che ci rifacciamo ai valori della nostra costituzione antifascista ci siamo sempre opposti con forza e nettezza”.
Stamane insieme alle 40 barche della Global Sumud Flotilla è partita la Karma di Arci. A bordo ci sono tra gli altri gli esponenti del PD Arturo Scotto, Annalisa Corrado e Paolo Romano.
"E' con grande emozione che lasciamo la costa Sud della Sicilia e ci dirigiamo a Gaza. Vogliamo portare a termine questa importante missione umanitaria. Sarà una esperienza impegnativa ma siamo sicuri di andare fino in fondo: questa tragedia deve finire e va aperto subito il corridoio umanitario", affermano i rappresentanti del PD.
“Nessuna minaccia, nessun insulto, nessuna intimidazione. Le parole del ministro Tajani rappresentano una ricostruzione falsa e infondata, che non corrisponde a quanto avvenuto oggi in Aula. I deputati del Pd hanno semplicemente, seppur vivacemente, richiamato il ministro alla prassi parlamentare che impone un comportamento istituzionale ai rappresentanti del governo, ai quali non è consentito applaudire, esultare o assumere atteggiamenti provocatori dai banchi dell’esecutivo. La capogruppo del PD è intervenuta più volte per sollecitare la Presidenza della Camera a ristabilire l’ordine, stigmatizzando comportamenti non consoni da parte del governo. Non vi è stata alcuna intimidazione o minaccia verbale nei confronti del ministro degli Esteri, ma soltanto la difesa delle regole - anche non scritte ma dettate dalla prassi e dal buonsenso - che garantiscono il corretto svolgimento dei lavori parlamentari. Riteniamo pertanto indispensabile che la presidente del Consiglio Meloni venga alla Camera a riferire con comunicazioni formali, su cui l’Aula possa esprimersi. È una questione di chiarezza istituzionale: il Parlamento non può restare all’oscuro della linea che l’esecutivo sta seguendo sul piano internazionale ed europeo, né del mandato affidato alla nostra diplomazia. Come già rappresentato al presidente Fontana, se non vi saranno risposte già dalla prossima settimana, il gruppo del Partito Democratico continuerà a esercitare con determinazione la propria funzione critica e parlamentare, finché non sarà garantito il pieno rispetto delle prerogative dell’Aula. Non siamo disponibili a riprendere i lavori in assenza di comunicazioni del governo che portino a un impegno concreto, e quindi a un voto dell’Aula, sulla posizione avrà sulle sanzioni proposte dall’ Europa e sulle decisioni conseguenti” così una nota del gruppo parlamentare del Pd della Camera.
“Bene le iniziative del sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, e del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale. Non si può più accettare il silenzio o la negazione di fronte alla tragedia di Gaza. È inaccettabile per la coscienza democratica ignorare i civili vittime di questa guerra”. Lo dichiara Andrea Gnassi, deputato Pd ed ex sindaco di Rimini.
“Occorre passare dalle parole ai fatti – prosegue l’esponente dem – con un’azione civile e istituzionale, in Italia e in Europa, per fermare le violenze e difendere i diritti umani. Il Parlamento deve discutere e decidere iniziative concrete. Vergognosa la fuga dalle responsabilità del governo sulla mozione delle sanzioni: servono coerenza e coraggio. Vanno promosse indagini per crimini di guerra, come già fatto in Spagna, e interrotte tutte le partnership di fronte a questo sterminio: da quelle militari a quelle tecnologiche ed economiche. In questo senso se il governo non fa nulla è bene promuovere dal basso in tutti i Comuni e Regioni, azioni e fatti anche attraverso le infrastrutture territoriali. L’azione del porto di Ravenna che ha bloccato container di armi dirette a Israele e bloccare la presenza di Israele e degli enti governativi alla Fiera TTG del turismo di Rimini aprono una nuova lotta dal basso contro le barbarie del governo Netanyahu. tutta l’Emilia-Romagna si oppone a intese che nei fatti rafforzano o supportano un governo che fa la guerra ”.
“Noi – conclude Gnassi - insieme agli atri gruppi di opposizione, abbiamo occupato l’Aula della Camera per chiedere al governo di riferire su Gaza: senza un voto in Aula non si va avanti! . È un atto di responsabilità e di coscienza di fronte a una tragedia che interpella la politica. Anche la nostra Regione, terra di libertà, continuerà a battersi per due popoli e due Stati, contro il terrorismo e contro un governo israeliano che prosegue con stragi e parole criminali. È fondamentale che le istituzioni italiane dicano con chiarezza no a nuovi accordi con chi cancella vite e territori. La politica estera non può essere regolata dall’indifferenza: servono valori e responsabilità”.
La bagarre in aula è la conseguenza della mancata risposta alla nostra richiesta che la Presidente del consiglio venga a riferire in aula circa la situazione insostenibile che sta accadendo a Gaza. Abbiamo appreso dai giornali che il vicepresidente Fitto in Commissione Europea non si è presentato e non ha votato le sanzioni contro Israele. Inoltre, abbiamo assistito ad un ulteriore scempio delle istituzioni, facendo passare una riforma costituzionale a colpi di maggioranza su un testo del governo e con una maggioranza ed un governo che si sono lasciati andare a urla di giubilo, applausi e abbracci. Francamente, le istituzioni meritano un altro tipo di rispetto e noi glielo abbiamo fatto notare. E lo abbiamo fatto notare nei modi in cui lo fa il partito democratico, ossia nel rispetto delle istituzioni”. Lo ha detto Debora Serracchiani Deputata Pd e responsabile Nazionale giustizia intervistata a Montecitorio a margine della seduta d’aula sulla riforma della separazione delle carriere.
Bene stop al Porto di Ravenna
“Esprimo il mio pieno sostegno e la mia gratitudine al Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, alla Presidente della Provincia di Ravenna Valentina Palli e al Sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni per la presa di posizione chiara e coraggiosa contro il transito di armamenti destinati a Israele attraverso il porto di Ravenna. Avuta la conferma che siano in arrivo container con armi ed esplosivi da imbarcare dalle banchine del porto di Ravenna verso Israele la mobilitazione è stata immediata per chiederne il blocco. Il nostro porto non può e non deve diventare complice della fornitura di armi verso scenari di guerra e di violazioni sistematiche del diritto internazionale. Consentire che container di materiale bellico transitino da Ravenna significherebbe tradire la storia e i valori di una città che ha fatto della Resistenza, della pace e dell’accoglienza la propria identità.
Significa anche compiere una violazione della legge 185 e del principio costituzionale all’art.11 che impone il ripudio della guerra, significherebbe chei ministeri interessati e le dogane continuano ad operare come se nulla fosse. La legge è chiara si parla anche di transito e quelle armi verso Israele non possono passare. Ravenna non vuole essere complice di un genocidio, quello in corso a Gaza, nè di un piano feroce e barbaro di pulizia etnica, insostenibile sempre, ancora di più se vergognosi ministri come Smotrich parlano di “miniere d’oro” e affari immobiliari. Per questo sostengo con forza la richiesta avanzata alle autorità competenti e a Sapir di assumere ogni iniziativa utile per impedire il passaggio di armamenti, così come la proposta di inserire nel codice etico principi vincolanti di pace e rispetto dei diritti umani. Proprio in questi giorni in cui il Commissario Fitto diserta pavidamente il tavolo per decidere sulle sanzioni a Israele, oggi in cui chiediamo al governo che il Ministero della Difesa e le parti israeliane escano dal progetto Undersec e il Ministro Salvini risponde che non è affar suo, oggi che dall’Aula di Montecitorio abbiamo chiesto che Meloni venga a chiarire la posizione del governo italiana e capire se il nostro Paese voterà oppure no questo primo balbettante pacchetto di sanzioni a Israele, Ravenna incarna la postura che vorremmo vedere in tutte le Istituzioni italiane e a tutti i livelli.
In un momento dove il Governo italiano non assume alcuna posizione, vedere rappresentata la dignità e l’umanità dalle Istituzioni locali e regionali che rappresentano la Repubblica, nei lavoratori della portualità che hanno segnalato l’arrivo del carico mi inorgoglisce come ravennate e come parlamentare italiana”. Cosi la deputata democratica Ouidad Bakkali.
“Il governo Meloni rimane in silenzio sul contesto mondiale sempre più grave e sul genocidio in diretta a Gaza ma, incredibilmente, la sua maggioranza in Senato decide di accelerare sul ddl Caccia, convocando addirittura le sedute notturne. È semplicemente vergognoso il tentativo di usare scorciatoie su una riforma profondamente divisiva, ignorando non solo il confronto democratico ma anche i dati e le analisi indispensabili per una discussione seria e responsabile. Sono queste le indecenti priorità di questa maggioranza?” Lo dichiarano le deputate Eleonora Evi e Patrizia Prestipino del Partito Democratico.
“Sul ddl Caccia – sottolineano le parlamentari - la maggioranza continua a forzare i tempi ignorando la necessità di una valutazione preliminare sull’attuazione della Legge 157/1992 e senza disporre della relazione governativa sull’efficacia e le criticità della normativa vigente”. “Chiediamo l’immediato stop dell’iter parlamentare del ddl almeno fino a quando il governo non presenterà la relazione. Non è accettabile discutere una riforma tanto delicata nel cuore della notte, nel silenzio e lontano dagli occhi dell’opinione pubblica”, concludono Evi e Prestipino.