"Maysoon Majidi è libera, giustizia è fatta!
I giudici di Crotone hanno assolto la giovane attivista curdo-iraniana ingiustamente accusata di essere una scafista. Fin dal primo incontro, nel carcere di Castrovillari, quanto da lei raccontato in merito al suo attivismo civico e politico era apparso credibile e coerente e ho confidato che la magistratura giudicante avrebbe sanato il grande equivoco su cui si basava la sua imputazione.
Sono felice per Maysoon Majidi: la sua storia, con ben 10 mesi di sofferta reclusione, è emblematica di come in Italia oggi il destino di chi scappa da regimi totalitari e cerca sicurezza sia appeso ad un filo, e messo a dura prova nei meandri di una legislazione in cerca di un capro espiatorio.
Oggi, più che mai, diciamo "donna, vita, libertà!". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il 27 gennaio 1945 l'orrore si presentò davanti agli occhi dei militari dell'Armata Rossa che entrarono per la prima volta, liberandolo, nel campo di sterminio di Auschwitz Birkenau. Un massacro sanguinario perpetrato contro ebrei, rom, sinti ma anche omosessuali, neri e disabili nel nome di una ignobile presunzione di superiorità di razza. Il nazismo poté contare sull'alleanza con il fascismo di Mussolini che assecondò, partecipando attivamente, la tirannia nazista ponendo fine ad ogni forma di libertà e democrazia nel nostro Paese.
Il Italia, il 5 agosto 1938 venne fondata la rivista "La difesa della Razza". Direttore Telesio Interlandi con al fianco il segretario di Redazione, Giorgio Almirante che ebbe a scrivere "Il razzismo ha da essere il cibo di tutti e per tutti" e che "non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue". D'altronde lo stesso Almirante negli anni '70 ribadì: "Non rinneghiamo niente del nostro passato. Io sono stato fascista e se le stesse circostanze potessero riprodursi, io farei certamente le stesse cose". Celebrare il giorno della memoria senza aver fatto i conti con un terribile passato è decisamente ignobile. Rigurgiti fascisti tornano a manifestarsi nel nostro Paese ben tollerati da una destra che mantiene nel suo simbolo la fiamma che evoca il ventennio. Cancellare il nome di Almirante da strade e piazze d'Italia, ben 81, l'ultima a Grosseto, rappresenterebbe la prima, anche se non unica, scelta che politica e istituzioni dovrebbero fare per affermare che c'è una storia condivisa che oggi commemora le vittime dell'Olocausto”. Lo scrive sui social il deputato del PD, Stefano Vaccari, Segretario di Presidenza della Camera.
Conferenza stampa
Dopo la tregua a Gaza, preoccupazione per la Cisgiordania: al lavoro per la Pace
Giovedì 23 gennaio 2025 - ore 14.30
Sala stampa di Montecitorio - via della Missione 4
La tregua a Gaza, raggiunta dopo ben 47mila morti nella Striscia, impegna tutta la comunità internazionale a fare sì che sia solo il primo passo verso una pace duratura. Di ritorno dalla missione in Israele e Palestina del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, la presidente Laura Boldrini e il vicepresidente Emanuele Loperfido fanno il punto sul cessate il fuoco a Gaza, il rilascio degli ostaggi e sulle condizioni drammatiche della popolazione palestinese che vive nei Territori occupati della Cisgiordania e di Gerusalemme Est che, dal 7 ottobre in poi sta sperimentando una recrudescenza della violenza dei coloni e sempre più pressanti e preoccupanti strategie e pratiche di occupazione. Riferiranno degli incontri fatti con la società civile, con le istituzioni israeliane e palestinesi, con la cooperazione italiana e le ong, riporteranno le testimonianze dei sopravvissuti all'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre e di palestinesi che hanno perso tutta la famiglia sotto le bombe sganciate dall'Idf a Gaza.
La presidente Boldrini e il collega Loperfido sono rimasti in Israele e Cisgiordania dal 12 al 16 gennaio scorsi e si trovavano a Gerusalemme quando è stata annunciata la firma dell'accordo sulla tregua e il rilascio degli ostaggi.
Per info e accrediti rispondere a questa email o chiamare Caterina Coppola al 3343801119
Una vicenda surreale e inquietante scuote il rispetto delle norme internazionali e dei diritti umani: il generale libico Najeem Osema Almasri Habish, accusato di torture, violenze sessuali e traffico di esseri umani, viene arrestato a Torino e, nel giro di 24 ore, rimesso in libertà. Non solo: Almasri, su cui grava un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale, viene immediatamente rimpatriato, sottraendolo a ogni possibilità di giustizia. Siamo davanti all’ennesima dimostrazione di un governo forte con i deboli e servile con i forti. Almasri non è un criminale qualsiasi, ma un perno del sistema di gestione dei flussi migratori della Libia, un sistema che il governo italiano sostiene con i nostri soldi e che produce sistematiche violazioni dei diritti umani. La liberazione di questo criminale serve a tenere in piedi la macchina di propaganda del governo: raccontano di aver rallentato i flussi, mentre si girano dall’altra parte davanti a chi quei flussi li alimenta.
Quando si tratta di difendere i diritti umani e rispettare la giustizia internazionale, il governo si dimostra pericolosamente negligente. Meloni e il suo esecutivo preferiscono chiudere entrambi gli occhi sulle violazioni dei diritti umani pur di sostenere una politica fallimentare e disumana. Chi ha deciso di rimandare in libertà Almasri? Come è possibile che un criminale ricercato dalla Corte Penale Internazionale sia stato rilasciato con tanta facilità? Questo governo deve assumersi la responsabilità politica di coprire un pericoloso trafficante. Giorgia Meloni deve riferire immediatamente in Parlamento. L’Italia non può essere complice di chi calpesta i diritti umani e ostacola la giustizia internazionale. Questa battaglia riguarda la dignità del nostro Paese e il rispetto dei Trattati a cui aderiamo.
Giovedì 23 gennaio 2025 - ore 14.30
Sala stampa di Montecitorio - via della Missione 4
La tregua a Gaza, raggiunta dopo ben 47mila morti nella Striscia, impegna tutta la comunità internazionale a fare sì che sia solo il primo passo verso una pace duratura. Di ritorno dalla missione in Israele e Palestina del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, la presidente Laura Boldrini e il vicepresidente Emanuele Loperfido fanno il punto sul cessate il fuoco a Gaza, il rilascio degli ostaggi e sulle condizioni drammatiche della popolazione palestinese che vive nei Territori occupati della Cisgiordania e di Gerusalemme Est che, dal 7 ottobre in poi sta sperimentando una recrudescenza della violenza dei coloni e sempre più pressanti e preoccupanti strategie e pratiche di occupazione. Riferiranno degli incontri fatti con la società civile, con le istituzioni israeliane e palestinesi, con la cooperazione italiana e le ong, riporteranno le testimonianze dei sopravvissuti all'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre e di palestinesi che hanno perso tutta la famiglia sotto le bombe sganciate dall'Idf a Gaza.
La presidente Boldrini e il collega Loperfido sono rimasti in Israele e Cisgiordania dal 12 al 16 gennaio scorsi e si trovavano a Gerusalemme quando è stata annunciata la firma dell'accordo sulla tregua e il rilascio degli ostaggi.
Lettera di 110 parlamentari all’ambasciatore iraniano
“Pakhshan Azizi è detenuta e condannata per punire il suo impegno in favore dei diritti umani. La pena di morte è il contrario della giustizia e viola il diritto alla vita, oltre che a essere usata come crudele strumento di discriminazione e di repressione del dissenso. Questa iniziativa conferma l’impegno dell’Italia per i diritti umani universali”.
Così la deputata democratica e vicepresidente della commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle, commentando la lettera indirizzata all’ambasciatore iraniano in Italia, nella quale si chiede la sospensione della condanna a morte dell’attivista curda, Pakhshan Azizi, e viene espressa grande preoccupazione per le sue condizioni di detenzione. L’iniziativa, promossa dalla stessa Lia Quartapelle, ha avuto l’adesione di 110 fra senatori e deputati. Tra loro, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Giulio Tremonti, Giangiacomo Calovini, Angelo Bonelli, Chiara Braga, Stefania Craxi, Stefania Ascari. Arrestata nell’agosto 2023, Azizi è stata detenuta in isolamento per mesi e, secondo Amnesty International, sottoposta a torture e privata di un processo equo. I parlamentari denunciano le gravi violazioni dei diritti umani e ribadiscono il rifiuto della pena di morte, definita un ostacolo alla giustizia e alla dignità umana.
“La decisione del Consiglio di Stato sull'intestazione di una via di Grosseto a Giorgio Almirante non cambia di una virgola il problema politico che più volte abbiamo denunciato durante lo svolgersi di questa vicenda: le falsificazioni della storia vanno combatutte senza esitazioni, e noi continuiamo a ritenere vergognosa e inaccettabile, sul piano politico e morale, questa scelta dell'amministrazione comunale di Grosseto. Ricordiamo, a tal proposito, alcune affermazioni e posizioni dell'intitolatario, collaborazionista dei nazisti durante la Repubblica di Salò, perché almeno ci sia risparmiata la bufala che Almirante fu un sincero democratico. Almirante per una grandissima parte della sua vita fu l'opposto di un sincero democratico. E sinceramente lo ammetteva: "Il razzismo -diceva- ha da essere cibo di tutti e per tutti (...) Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all'ebraismo: l’attestato del sangue" (maggio 1942). Nella primavera del 1944 firmò un manifesto dove minacciava di fucilazione i partigiani del grossetano che non si fossero arresi consegnando le armi. Nei decenni del dopoguerra non si smentì. In un'intervista televisiva del 29 aprile 1987 con Giovanni Minoli rivendicò due sue frasi che qualche tempo prima avevano suscitato scalpore (una era: "A chi mi chiede: tu sei fascista? Rispondo per ora e per sempre: la parola fascista io ce l’ho scritta in fronte”; l'altra era "Democratico è un aggettivo che non mi convince") e affermò di essere sostanzialmente d'accordo con Rauti quando questi asseriva: "noi non siamo d'accordo con la democrazia parlamentare in via di principio perché non crediamo all'uguaglianza tra gli uomini ma alla differenza tra gli uomini". Notorio fu l'apprezzamento di Almirante per il golpe dei colonnelli in Grecia, per quello di Pinochet in Cile, per la dittatura militare argentina, per i regimi autoritari di Franco e Salazar. Si potrebbero fare molti altri esempi ma sono sufficienti questi. Due sono i doveri civili a cui non possiamo sottrarci: sul piano culturale, portare avanti l'impegno contro il revisionismo storico tossico e pieno di malafede continuando a raccontare senza menzogne la storia del nostro Paese. Sul piano legislativo, dar seguito alle proposte già depositate in Parlamento dal Pd e approvare una legge che vieti l'intitolazione di spazi pubblici a esponenti di un regime agli antipodi della nostra Costituzione antifascista” . Così in una nota congiunta i senatori e deputati del Pd eletti in Toscana.
“Ormai siamo alla truffa organizzata. Il governo alza i requisiti per andare in pensione. Dal 2027 serviranno tre mesi in più. Esattamente 43 anni e un mese: uno scandalo. Dovevano abolire la legge Fornero e invece la peggiorano. La ministra del Lavoro venga a spiegare in Parlamento cosa succederà”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“In questi minuti Cecilia Sala sta tornando a casa e questo è ciò che davvero conta. È un profondo sollievo, una grande soddisfazione e un forte sentimento di gratitudine perché c'è un tempo per la polemica politica e un tempo in cui bisogna unirsi tutti come Paese per essere più forti come è successo questa volta: dietro l'appello del Presidente Mattarella, tutti uniti per riportarla a casa”. Così il deputato dem Peppe Provenzano intervenendo in Aula sulla liberazione della giornalista Cecilia Sala.
“A nome del Pd – continua il responsabile Esteri del Pd - mi unisco ai ringraziamenti al governo, agli uomini e alle donne della diplomazia, dell'intelligence e a tutti coloro che hanno lavorato con determinazione e discrezione per il raggiungimento di questo risultato. Ringrazio anche coloro che sono rimasti in silenzio, le opposizioni, le associazioni femministe, che si sono astenuti solo per senso di responsabilità dal manifestare tutta la rabbia e l’indignazione nei confronti del regime iraniano per i giorni di ingiusta detenzione. Proteggere la libertà di stampa significa proteggere la democrazia. Il giornalismo non è mai un crimine. Chi ha calpestato la dignità di Cecilia Sala calpestava la dignità dell’Italia intera. La sua liberazione restituisce onore a tutto il Paese”, conclude Provenzano.
“Felice che Cecilia Sala possa riabbracciare quel ‘soldato’ che è la sua mamma. Ringrazio il governo e Giorgia Meloni che hanno fatto presto e bene”. Lo scrive su X la deputata del Pd, Marianna Madia.
"Cecilia Sala è libera e in volo per l’Italia.
È la bella notizia che aspettavamo da giorni.
Grazie a tutte e tutti coloro che si sono adoperati per questo importante risultato.
Donna, Vita, Libertà".
Lo afferma l'on. Laura Boldrini, deputata PD e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Consiglio a chi festeggia il dato della disoccupazione "mai così bassa" di leggere nella nota ISTAT anche il dato sulla crescita degli inattivi (+115 mila nel trimestre)” lo dichiara la vicepresidente del Partito Democratico Chiara Gribaudo.
“In Italia - continua Gribaudo - sempre più persone si ritirano dalla platea degli attivi, e questo riduce, ovviamente, il tasso di disoccupazione. A questo dato va aggiunto inoltre il dato della cassa integrazione, in crescita secondo gli ultimi dati INPS.”
Prosegue ancora la Deputata dem: “Direi che grazie agli investimenti del PNRR il Paese e l’occupazione tengono, ma l'assenza di ulteriori investimenti pubblici nelle ultime due leggi di Bilancio non disegna prospettive positive e l’importante numero di crisi industriali da Nord a Sud non fa altro che aggiungere preoccupazione.”
“Infine, ancora una volta, non viene affrontato il tema dei salari e del lavoro povero. In Italia molte persone vivono in condizioni di povertà nonostante abbiano una occupazione. Il Governo si preoccupi della qualità del lavoro che si crea, si preoccupi del tema dei salari a partire dal salario minimo che ha appena bocciato, anziché festeggiare dati che sono in chiaroscuro” conclude l’onorevole Gribaudo.
“Voglio esprimere il mio plauso forte e chiaro per il via libera, arrivato oggi dalle commissioni congiunte Ambiente e Statuto e Innovazione tecnologica di Roma Capitale, alle modifiche al Regolamento di Polizia Urbana che consentiranno di rendere finalmente permanente e strutturale, e non più solo emergenziale, il divieto, su tutto il territorio comunale, di possesso e uso di botti e fuochi d’artificio”.
Lo dichiara Patrizia Prestipino, deputata Pd e Garante degli animali di Roma Capitale.
“Mi congratulo con i promotori, i consiglieri Palmieri e Corbucci - continua Prestipino - per un atto che è di una importanza straordinaria perché dà il segno del cambio di passo della Capitale rispetto alle altre città d’Italia, nel segno della civiltà”.
“Mi congratulo con l’amministrazione tutta, anche perché io stessa ho presentato prima di Natale una proposta di legge contro i botti esplosivi. Questa scelta di Roma Capitale, dunque, va anche nella direzione di una tendenza nazionale”.
“Sono particolarmente orgogliosa da cittadina romana, da parlamentare e da Garante degli animali di questa decisione di assoluto buon senso e sono certa che adesso anche l’Assemblea capitolina, così come è già avvenuto nelle commissioni, si esprimerà all’unanimità su questo tema di grande civiltà”, conclude la deputata democratica.
“Siamo vicini all’amica Shukri Said, portavoce dell’associazione Migrare per la gravissima aggressione che ha subito nel centro di Roma il 24 dicembre. Siamo convinti che questi atti non la intimidiranno e continuerà come sempre la sua battaglia per la giustizia e per i diritti. Chiediamo alle autorità di fare luce pienamente su quanto accaduto a Shukri”.
Così i deputati democratici, Laura Boldrini e Arturo Scotto.
“Torna l'austerità per tutti, le mancette elettorali, il ponte sullo Stretto, i tagli al Mezzogiorno e alla sanità, mentre la crescita si avvia verso lo zero virgola”. Così, sui social, il Gruppo parlamentare del Partito Democratico evidenzia le principali criticità della manovra approvata ieri sera dalla Camera, che la capogruppo a Montecitorio, Chiara Braga, ha definito “ingiusta, inefficace e iniqua”. I democratici stigmatizzano i tagli indiscriminati a regioni ed enti locali (-12 miliardi di euro) e la sforbiciata lineare a tutti i ministeri, il cui conto – sottolineano – come sempre, sarà pagato dai più poveri: lavoratori dipendenti e pensionati, a cui non solo verranno aumentate le tasse, ma saranno ridotti i servizi pubblici essenziali, come sanità, welfare, scuola e trasporto pubblico locale. I democratici evidenziano anche il diritto alla sanità negato, mentre oltre 4 milioni di italiani rinunciano a curarsi. Il governo fa crollare gli investimenti nella sanità al minimo storico, bocciando l’emendamento presentato dal PD, che chiedeva 5,5 miliardi in più all'anno per il Servizio Sanitario Nazionale.
Colpite anche le pensioni minime e gli italiani all’estero. Le pensioni minime, che dovevano arrivare a 1.000 euro al mese, crescono solo di 3 euro lordi al mese. Previsti tagli anche per le pensioni degli italiani all’estero. Ignorate le infrastrutture del Mezzogiorno e le aree interne abbandonate. Le infrastrutture del Sud restano ferme, mentre il governo destina 15 miliardi per il ponte sullo Stretto, sottraendo risorse cruciali a tutto il Mezzogiorno, alle infrastrutture e alle strade locali già programmate dalle amministrazioni. Nuove tasse per i cittadini: aumenta il carico fiscale. Dal 1° gennaio, 17 milioni di italiani che possiedono un’auto diesel scopriranno che il carburante costerà di più, a causa dell’aumento delle accise, così come il canone Rai. Il governo aumenta il carico fiscale senza prevedere un reale intervento a favore delle famiglie, riducendo nel contempo le detrazioni fiscali. Tagli alla scuola, all’università e alla cultura. Il diritto all’istruzione è messo in crisi con centinaia di milioni di euro di tagli a un sistema educativo che avrebbe bisogno di risorse e misure per rafforzare l’insegnamento di sostegno, potenziare il tempo pieno e le mense scolastiche e garantire la gratuità di libri e trasporti scolastici per tutti. Colpite anche l’università e la ricerca: nessun intervento strutturale e ulteriori tagli a tutti i settori culturali.
No al salario minimo. È stata bocciata la proposta del PD di introdurre il salario minimo, ribadendo che sotto i 9 euro l’ora non è lavoro, ma sfruttamento. “Continueremo la nostra battaglia”, affermano i democratici, che hanno appena depositato oltre 120mila firme per mettere la legge d’iniziativa popolare in cima all’agenda politica.
Assenza di politiche industriali per la transizione ecologica. Mancano completamente all’appello politiche industriali adeguate, come conferma il drastico taglio al fondo per l’automotive e l’assenza di misure per supportare la transizione ecologica e affrontare l’emergenza climatica. Privatizzazione delle infrastrutture pubbliche. Restano forti dubbi e incertezze sulla privatizzazione di Anas e Ferrovie, un altro passo verso la cessione di asset strategici dello Stato. Colpito il terzo settore. Il governo estende la spending review colpendo le donazioni alle realtà del terzo settore, che quotidianamente offrono supporto alle comunità locali. Ritorno della legge "mancia". Torna la legge mancia, con 113 milioni di euro distribuiti in micro-interventi settoriali che appaiono più come “micro-mance” clientelari che come misure utili al Paese.