22/10/2025 - 16:14

“Il testo bollinato della Manovra conferma i tagli al settore del cinema e dell’audiovisivo. Il piccolo ritocco annunciato non cambia la sostanza: mezzo miliardo di taglio al fondo cinema e ai finanziamenti all’industria audiovisiva italiana. La sforbiciata resta pesante e insostenibile per un comparto già duramente colpito dalle ultime leggi di bilancio” così una nota del del deputato democratico, componente della commissione Cultura della Camera, Matteo Orfini. “Il ministro Giuli - prosegue Orfini - ha tentato di nascondere l’entità del danno alludendo oggi in Senato a un possibile ripensamento, ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: il governo sta mettendo in pericolo un settore strategico creando danni enormi in termini produttivi e occupazionali. Il cinema italiano è una risorsa culturale, economica e identitaria per il Paese. Penalizzarlo significa indebolire una delle industrie creative più vitali del Made in Italy.”

 

22/10/2025 - 16:11

"L'aumento dell'età pensionabile è il modo più facile per ottenere la sostenibilità del sistema pensionistico. Facilissimo: si aumenta il periodo che si deve passare al lavoro, lasciando fermo quello che si passa in pensione. Questa modalità, progettata da Maroni e messa a regime da Berlusconi, non può essere una soluzione per sempre, non è socialmente  sostenibile, specie in Italia, che ha la più alta età pensionabile di tutta Europa. È da gennaio che come Pd chiediamo che si discuta, anche nel confronto con i sindacati, una soluzione strutturale. Il governo ha passato questo tempo ad alimentare la speranza di un congelamento dei tre mesi di aumento, per arrivare a ipotizzare una pezza al problema, pasticciata, a due giorni dalla legge di bilancio. Una finta soluzione che penalizza i soggetti più fragili, tra cui caregiver, invalidi civili, disoccupati e donne con problematiche familiari". Lo dichiara la deputata e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra in replica al ministro Giorgetti durante il Question Time alla Camera.
"La manovra ha l'esito di sconfessare il proclama numero uno del governo Meloni: il superamento della legge Fornero. Il governo ha fatto al contrario, restringendo così tanto la possibilità di uscita anticipata - ape sociale, opzione donna e persino quota 103 - da renderne quasi irrilevante la totale soppressione. In definitiva l'unica cosa che è andata in pensione anticipata con l'azione di questo esecutivo sono le sue mendaci promesse", conclude Guerra.

22/10/2025 - 12:23

Promesse tradite: crescono tasse, età pensioni e lavoro povero

“Siamo alla quarta Manovra del Governo Meloni ma il bilancio, quello vero, è fallimentare: promesse elettorali disattese, famiglie e imprese lasciate sole, lavoro sempre più povero”: è quanto dichiara il deputato Dem e segretario Pd della Toscana, Emiliano Fossi sul provvedimento bollinato oggi, mercoledì 22 ottobre, dalla Ragioneria generale dello Stato.

“Giorgia Meloni aveva promesso meno tasse e più sostegni. Oggi la pressione fiscale è al 42,8 per cento del Pil, la più alta degli ultimi dieci anni. L’età pensionabile aumenta, ‘Opzione Donna’ viene cancellata e le donne continuano a essere penalizzate. È un governo che parla di famiglia, ma ignora che oltre 2,2 milioni di nuclei familiari vivono in povertà assoluta.”

“Con il governo della destra è cresciuto il lavoro precario, sottopagato e nei settori a bassa produttività: un lavoratore su dieci è povero, e tra le donne la quota supera il 25 per cento. Altro che rilancio dell’occupazione stabile. Dopo quattro anni di promesse mancate, la Premier non può più dare la colpa agli altri: i numeri certificano che ogni promessa è stata tradita. Il Partito Democratico continuerà a battersi per un fisco più giusto, pensioni dignitose e lavoro stabile per tutti”: conclude.

 

21/10/2025 - 13:39

In Italia serve “un sistema istituzionale ed elettorale alla francese: semipresidenziale, maggioritario, uninominale con il doppio turno. Non ha praticabilità immediata questo discorso? Si deve partire dalle idee e non dai numeri e soprattutto dalla gente che in grande maggioranza preferirebbe questo sistema”. Lo scrive il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, in un articolo sul Riformista in cui affronta molti dei temi che caratterizzano l’attuale dialettica nel centrosinistra.

Per Morassut, serve “una patrimoniale sulle grandi rendite e i grandi patrimoni, oltre i 10 milioni di euro. Una misura che può garantire ogni anno circa 15 miliardi in più per il bilancio dello Stato da destinare alla riconversione ecologica ‘giusta’, per sollevare le condizioni delle classi popolari e dei ceti medi nel campo della casa e della mobilità”.

E ancora: “Serve una nuova Legge Urbanistica Nazionale per il governo del territorio. Una legge semplice - sottolinea il deputato dem - ma forte e di pochi inderogabili principi che contenga le linee per la rigenerazione urbana e l’azione sulla casa e che sollevi le periferie e le aree interne gravate dall’insormontabile ostacolo del basso valore del mercato immobiliare”.

“Va detto con nettezza - scrive ancora Morassut - che il Pd si batte per nazionalizzare ILVA a Taranto e difendere l’acciaio italiano attraverso una riconversione sostenibile degli impianti, possibile solo attraverso la mano pubblica”.

Morassut ha poi rilanciato una sua proposta di legge depositata alla Camera, che ridisegna la geografia del Paese: “le Regioni - spiega - debbono essere ridotte ad un massimo di 12. Troppe Regioni sono un peso per la spesa pubblica ed opprimono l’autonomia del Comuni. Si torni, poi, alle Province elettive e si dia un ordinamento speciale con potestà legislative concorrenti alle tre grandi città metropolitane a vocazione internazionale come Roma, Milano e Napoli”. 

 

21/10/2025 - 13:25

“Esecutivo intervenga subito per stanziare risorse promesse”

“Con un livello di dilettantismo inarrivabile, la destra prima annuncia i fondi per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego negli enti locali, indicati dalla stessa Premier Meloni in conferenza stampa come una priorità per i nostri territori, e poi nella bozza della legge di bilancio che circola in queste ore quei fondi spariscono. È la propaganda che supera di molto la realtà. Una scelta che lascia senza parole e che, se confermata, rappresenterebbe un colpo durissimo per i Comuni, già schiacciati da tagli e vincoli di bilancio. Chiediamo al Governo di chiarire immediatamente e di garantire il rinnovo dei contratti, per riconoscere il valore del lavoro pubblico nei territori e assicurare ai cittadini servizi efficienti e di qualità.”

Lo dichiara la deputata Silvia Roggiani, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.

 

21/10/2025 - 13:16

“I tagli al cinema inseriti nella Legge di Bilancio sono irresponsabili. Ci troviamo di fronte a un governo che ignora completamente il valore sociale, educativo e creativo delle sale cinematografiche.
Il ministro Giuli arriva addirittura a tagliare i fondi destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche: la manovra cancella certezze fondamentali sui finanziamenti per l’adeguamento funzionale e tecnologico delle sale alle esigenze delle persone con disabilità, anche sensoriale. La situazione delle sale italiane è ancora lontana dal garantire accessibilità piena, e in questo contesto la decisione di ridurre questi fondi appare incomprensibile e ingiustificabile.
Giuli dovrebbe avere il coraggio di spiegare le motivazioni reali di queste scelte, invece di nascondersi dietro presunti attacchi a fantomatici algoritmi o tecnici “ignoti” che avrebbero scritto le norme a sua insaputa.
Il cinema è cultura, inclusione e lavoro: cancellare fondi essenziali per il suo sviluppo e per l’accessibilità significa compiere un passo indietro per tutto il paese. Il diritto alla cultura va garantito a tutti, senza esclusioni.”
Così Ilenia Malavasi, componente del PD nella Commissione Affari Sociali della Camera.

21/10/2025 - 12:55

“Tanto rumore per nulla: annunciata praticamente una volta a settimana da tre anni a questa parte, presentata come la soluzione di tutti i mali, la riforma dei porti arriva, con diversi anni di ritardo; come bozza di Disegno di legge da cui emergono perplessità e carenze; senza affrontare i nodi del settore. Manca chiarezza sulla governance, che doveva essere uno dei punti forti della riforma, così come sulla definizione del rapporto tra la nuova società centrale e le Autorità di sistema portuale", premette Valentina Ghio vice presidente del Gruppo PD alla Camera e componente Commissione trasporti.

"Che fine fa la pianificazione territoriale e che valenza hanno i piani regolatori portuali se per i progetti oggetto di accordo di programma deciderà la società nazionale in deroga ai territori? E quali funzioni e risorse rimangano in capo alle Autorità di sistema portuale se vengono ridotte competenze e risorse economiche, drenando personale e percentuali significative di tasse portuali e altre entrate?", si domanda la vicepresidente PD alla Camera.

"Siamo di fronte a una riforma - prosegue Ghio - che invece di semplificare e risolvere problemi aperti genera nuove burocratizzazioni, se non verranno definiti in modo puntuale e condiviso i rapporti fra la nuova struttura e le Autorità di sistema, anche in considerazione della prevista proliferazione di organismi. Disattendendo tutte le richieste arrivate da chi nel porto lavora e opera.

Dopo tre anni di annunci roboanti ci sembra che questa bozza di riforma lasci più interrogativi aperti e preoccupazioni che risposte ai bisogni del sistema, oltre che tempi ancora incerti, visto che non è dato sapere quando sarà la discussione parlamentare".

"Quello che è certo è che la legge di bilancio, che invece arriverà a brevissimo, non contiene nemmeno una delle risposte attese dal sistema portuale: a partire dallo sblocco del fondo per l’anticipo pensionistico, del fondo amianto e del riconoscimento del lavoro portuale come usurante. Anzi, con lo slittamento dei tre mesi si allungano i tempi di pensionamento. È assolutamente necessario un confronto con le diverse anime del cluster portuale e tutti gli stakeholder, oltre che una discussione ampia in commissione e in Parlamento per chiarire punti critici e mancanze che appaiono già evidenti", conclude la deputata PD.

 

21/10/2025 - 09:02

“La legge di bilancio colpisce duramente l’industria cinematografica e audiovisiva italiana, con oltre mezzo miliardo di euro di tagli. La stessa sottosegretaria Borgonzoni, in una lettera che rappresenta il più alto livello dello scaricabarile politico, parla addirittura di 650 milioni di euro sottratti al settore. Tra la riduzione del Fondo nazionale per il cinema e l’audiovisivo, la messa in discussione di capitoli di spesa fondamentali – come l’educazione nelle scuole, la digitalizzazione e gli investimenti nelle sale – e il taglio lineare che colpisce tutte le attività del Ministero della Cultura, siamo di fronte a un attacco senza precedenti. La ricetta Giuli, oltre a falcidiare le produzioni, mette in discussione persino i fondi destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche nelle sale cinematografiche, un intervento di civiltà che il governo sceglie di sacrificare per meri calcoli politici.” Così una nota della capogruppo del Pd in Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi. “Con il governo Meloni la cultura è trattata come un campo da spartire, non come un bene comune.
Si taglia o si finanzia a seconda di chi si vuole colpire o favorire, riducendo il settore culturale persino a terreno di regolamento di conti interni alla maggioranza.

Sul cinema e sull’audiovisivo – prosegue Manzi – si tocca il punto massimo dell’irresponsabilità: un comparto che il governo ha messo in crisi in questi anni viene adesso portato al collasso definitivo. Si fermano le produzioni, si penalizzano le maestranze e si colpiscono ambienti considerati “non allineati”, cancellando in pochi mesi decenni di lavoro e riconoscimenti internazionali.

Il governo deve ascoltare le tante voci critiche che si sono levate dal settore in queste ore e fare l’unica cosa giusta: cancellare il taglio. Non ridimensionarlo, ma cancellarlo totalmente. E smetterla con questo squallido scaricabarile in cui chi guida il Mic – da Giuli a Borgonzoni – finge di subire decisioni prese altrove. Il cinema e l’audiovisivo italiani sono già stati messi a dura prova: continuare su questa strada significa portare indietro l’intero sistema culturale del Paese.”

 

20/10/2025 - 19:50

“Siamo allo scaricabarile estremo: invece di assumersi responsabilità reali, Borgonzoni scrive lettere di protesta. In un momento in cui il cinema italiano è già al collasso, la sottosegretaria preferisce rivolgersi a Meloni, Giorgetti e Giuli, invece di fare ciò che sarebbe logico: dimettersi. La contraddizione è palese: Borgonzoni fa parte dello stesso governo e dello stesso partito del ministro dell’Economia, che ha firmato il taglio. Basta con questa sceneggiata molto simile ad un film di serie B: nessuna responsabilità nella maggioranza, solo accuse reciproche e teatrini interni. La cultura italiana non merita questo trattamento. Il cinema italiano è un’eccellenza mondiale, un patrimonio artistico e industriale che sostiene l’economia e la reputazione del Paese. Questo governo sta giocando con il futuro di migliaia di lavoratori, produttori, autori e maestranze. La sforbiciata va immediatamente cancellata, prima che il settore collassi definitivamente” così la capogruppo democratica in commissione cultura alla camera, Irene Manzi commenta la lettera che la sottosegretaria alla Cultura Borgonzoni ha inviato a Meloni, Giorgetti e Giuli dopo il drastico taglio che il governo ha inferto al fondo cinema con la legge di bilancio.

 

20/10/2025 - 15:05

“Con la nuova Legge di Bilancio il governo Meloni e il ministro Giuli infliggono un altro colpo durissimo al cinema e all’audiovisivo italiani. Dopo anni di attacchi sistematici alla cultura, arriva un nuovo taglio di proporzioni enormi: oltre 190 milioni nel 2026 e 240 milioni a partire dal 2027. Una riduzione del 30 per cento e poi del 35 per cento del Fondo Cinema, che rischia di mettere in ginocchio un intero settore industriale la cui tenuta è già seriamente a rischio.” Lo dichiara Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico, componente della Commissione Cultura della Camera.

“Il governo – prosegue Orfini – sta giocando con il fuoco. Sta progressivamente indebolendo un comparto che ha già portato sul ciglio della recessione. Questa ostinazione non è spiegabile se non con la volontà politica, ormai scientifica, di colpire tutto ciò che viene percepito come distante dalle proprie sensibilità ideologiche. Ma qui non si parla di propaganda – aggiunge Orfini – si parla di un settore industriale vero, di una filiera che produce valore economico e lavoro: il cinema italiano è una delle nostre eccellenze più riconosciute, parte integrante del Made in Italy culturale. Indebolirlo significa colpire la libertà creativa, ma anche l’economia reale del Paese.  Tagliare il Fondo Cinema, ridurre le risorse per la promozione nelle scuole, per le sale, per la digitalizzazione del patrimonio significa fare una scelta precisa: impoverire la cultura italiana”.

 

20/10/2025 - 13:03

“Ancora una volta, nella bozza di manovra finanziaria, non c’è traccia di interventi a favore delle Forze di Polizia. È grave e inaccettabile che chi garantisce ogni giorno la sicurezza dei cittadini venga sistematicamente ignorato. Servono risorse adeguate, tutele previdenziali dedicate e il pieno riconoscimento della peculiarità del lavoro svolto dagli operatori del comparto. L'ultimo rinnovo del contratto ha riconosciuto un aumento solo del 6% a fronte di un'inflazione che nello stesso periodo aveva raggiunto il 17%. Cioè il potere d'acquisto dello stipendio di un operatore di polizia è addirittura diminuito rispetto al passato.
In questa Legge di Bilancio non c'è nemmeno un euro per l'aumento degli organici delle forze dell'ordine, che sono già oggi sotto organico di circa 30.000 unità. E che, diversamente da quello che millanta questo Governo, continuano a diminuire in modo significativo ogni anno.
È incredibile ma l'unica cosa che aumenta è l'età pensionabile, che viene spostata in là di tre mesi!
Non a caso importanti sigle sindacali del comparto sicurezza in queste ore stanno già facendo sentire forte la loro insoddisfazione.
Siamo stufi di promesse vuote di chi usa strumentalmente il tema della sicurezza ma poi quando serve non fa niente di concreto a sostegno di chi la garantisce ogni giorno. Il governo dimostri nei fatti di voler sostenere chi serve lo Stato con coraggio e dedizione e metta le risorse che servono. Delle dichiarazioni a favore di telecamera ne abbiamo abbastanza”. Così in una nota Matteo Mauri, deputato PD e Responsabile nazionale Sicurezza.

20/10/2025 - 12:03

“Questa manovra è figlia di nessuno. I partiti di maggioranza stanno progressivamente prendendo le distanze da norme che aumentano le tasse per gli italiani e che, soprattutto, non offrono alcuna visione per il rilancio industriale del Paese.

I dati ufficiali parlano chiaro: il sistema produttivo italiano è fermo, con calo significativi nei settori chiave del Made in Italy, aggravati dalla decisione miope e remissiva del governo di non reagire ai dazi americani.

Come sempre, la colpa è di qualcun altro: prima dei tecnici, poi dell’intelligenza artificiale, degli algoritmi e oggi addirittura della mancanza di comunicazione interna tra i partiti di maggioranza, con Forza Italia che lamenta di non essere stata informata dell’aumento delle tasse sugli affitti.

Siamo di fronte a un governo allo sbando, senza una linea politica né economica chiara, in cui Giorgetti e Meloni sono prigionieri dei veti incrociati dei propri alleati. Un esecutivo che parla di “Italia in Serie A” mentre imprese, famiglie e lavoratori fanno i conti con la realtà di un Paese in frenata” Così il capogruppo del Pd in commissione bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano, che sottolinea come “non manca giorno in cui i partiti di maggioranza prendono distanza da testo approvato in Cdm, oggi tocca ancora a Forza Italia”.

 

19/10/2025 - 19:01

“Con la Legge di Bilancio, il ministro della Cultura Giuli firma e avalla un taglio durissimo al Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo. Non è un errore tecnico né una distrazione: è l’ennesimo capitolo di una strategia precisa con cui il governo Meloni continua, da anni, ad attaccare e indebolire il mondo della cultura. Il fondo, oggi pari a 700 milioni di euro, subirà una riduzione di 190 milioni nel 2026 e di 240 milioni a partire dal 2027. Un taglio del 30% nel primo anno e fino al 35% negli anni successivi: una vera falciata che mette a rischio la produzione, la distribuzione e l’intero ecosistema cinematografico italiano". Lo dichiara la deputata e capogruppo Pd in Commissione Cultura, Irene Manzi.
"Mentre il ministro Giuli finge di prendersela con 'algoritmi' e 'intelligenze artificiali' - sottilinea la parlamentare -, nei fatti a pagare sono autori, produttori, maestranze, esercenti e pubblico. Altro che tecnicismi: si tratta di una scelta politica deliberata, con cui il governo colpisce ancora una volta un settore ritenuto 'ostile', perché libero e indipendente. È l’ennesima manovra di bilancio in cui il cinema e l’audiovisivo italiani subiscono un ridimensionamento mascherato da razionalizzazione. Questo nuovo taglio conferma una linea coerente di penalizzazione verso la cultura, considerata non come risorsa ma come problema".
"A questi tagli vanno aggiunte le riduzioni ai fondi per la promozione del cinema nelle scuole, per l’ammodernamento e l’adeguamento delle sale, anche in relazione alle esigenze delle persone con disabilità, e per la digitalizzazione dell’archivio storico del cinema italiano.
Un insieme di tagli drastici che disegna un disegno preciso: smontare passo dopo passo il sistema del cinema e dell’audiovisivo italiano, privandolo di risorse, prospettiva e futuro. È un segnale grave, che dovrebbe far riflettere su quale idea di cultura e di Paese questo governo stia realmente portando avanti”, conclude Manzi.

18/10/2025 - 15:48

"È inaccettabile che una proroga trentennale della concessione ANAS possa essere disposta senza un chiaro fondamento giuridico e senza il necessario coinvolgimento della Commissione europea. Per essere efficace, tutelare i lavoratori e garantire lo sviluppo infrastrutturale del paese, ogni passaggio deve essere trasparente e corretto". Lo dichiarano in una nota congiunta i parlamentari Pd Antonio Misiani, Marco Simiani e Andrea Casu, che hanno presentato alla Camera ed al Senato un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla proroga al 2052 della convenzione tra ANAS e MIT. “La legge di bilancio 2025 - sottolieano gli esponenti dem - prevedeva che l’efficacia della proroga fosse subordinata alla notifica preventiva a Bruxelles, come stabilito peraltro dalla normativa vigente in materia. Il governo ha però poi eliminato questa garanzia con un emendamento al decreto-legge 73/2025, richiamando interlocuzioni informali con la Commissione europea mai rese pubbliche né documentate".
“Si tratta di un vero e proprio colpo di mano che mette a rischio la legittimità dell’intera operazione e apre nuovi fronti di incertezza, come evidenziato anche dalla Corte dei Conti, che ha più volte segnalato criticità sull’assenza di un titolo giuridico valido per la proroga. Con la nostra interrogazione chiediamo che il governo chiarisca se vi sia stata una posizione formale della Commissione europea e renda pubblica tutta la documentazione. Serve inoltre una verifica giuridica sullo status di ANAS per individuare una soluzione conforme al diritto europeo, che tuteli l’azienda e i suoi lavoratori. Trasparenza e legalità devono essere sempre garantiti, soprattutto quando si parla di infrastrutture strategiche per il paese", concludono i parlamentari Pd.

18/10/2025 - 15:43

"Sarà pure uno dei più duraturi, ma quello Meloni è un governo che pensa solo a sopravvivere. Ne è la riprova la legge di bilancio, una manovra dove non c’è crescita, non ci sono investimenti ma solo e ancora tagli ai servizi essenziali che sono poi anche diritti: sanità, scuola, lavoro. Non possiamo accettare che che non ci siano risposte per le famiglie, per le imprese, per i giovani. Ieri la premier è fuggita dalla conferenza stampa, oggi attacca la segretaria del Pd, ma non potrà fuggire per sempre davanti ai problemi del paese". Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

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