"Ogni tentativo di arrivare alla pace tra Mosca e Kiev va sostenuto tenendo ben presente che deve essere una pace giusta per l'Ucraina e non un regalo a Putin.
Sì arriva a parlare di pace solo oggi consegnando il ruolo di mediatore a Trump che, come abbiamo visto nel bilaterale in Alaska, è pronto a cedere alle condizioni di Putin perché è più interessato ai suoi affari e a dire che la pace è merito suo che non ad offrire garanzie all'Ucraina che è il paese aggredito.
Per questo la mediazione sarebbe dovuta essere, fin dall'inizio, appannaggio dell'Ue nata come progetto di pace. Invece Bruxelles si è limitata a mandare armi senza una linea politica che aprisse un concreto tavolo di trattative per la pace. Adesso l'Ue abbia un ruolo più attivo e decisivo". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Lo sport non può restare neutrale davanti alla strategia di annientamento del popolo palestinese.
Per questo, su iniziativa del collega Mauro Berruto, responsabile Sport per il Partito Democratico, e insieme a 44 tra parlamentari ed europarlamentari del pd abbiamo inviato una lettera ai rappresentanti italiani del Comitato olimpico internazionale, al presidente del Coni, Luciano Buonfiglio e al presidente della Federazione italiana del Calcio, Gabriele Gravina.
A loro chiediamo di farsi portavoce con il Cio, la Fifa e l'Uefa perché Israele sia sospeso da tutte le competizioni sportive internazionali.
In due anni di sterminio a Gaza, il governo israeliano ha ucciso almeno 636 atleti e atlete palestinesi, uomini e donne che avevano dedicato la propria vita allo sport, che l’hanno persa. Il Comitato Olimpico palestinese denuncia che oltre il 90% delle infrastrutture sportive nella Striscia di Gaza sono state rase al suolo e che per almeno dieci anni non sarà immaginabile ripristinare nessuna attività sportiva.
Distruggere lo sport non è un effetto collaterale, ma una precisa scelta politica orientata a cancellare un popolo, colpendolo a morte anche nello spirito, nel senso di appartenenza, nella speranza che caratterizza lo sport.
Dal 1948 ad oggi diversi paesi sono stati sospesi per avere calpestato i principi della convivenza pacifica tra i popoli: dalla Germania al Giappone, dalla Jugoslavia al Sudafrica fino alla Russia che ha invaso l'Ucraina. Perché lo stesso non viene fatto con Israele?
Questo doppio standard è inaccettabile e dannoso.
Abbiamo lanciato una petizione per sospendere Israele da tutte le competizioni sportive internazionali. Si può firmare su Change.org al link: https://www.change.org/p/firma-per-sospendere-israele-da-tutte-le-compet.... Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Mauro Berruto promotore dell’appello: “Non è vendetta, ma responsabilità”. Da oggi si può firmare su https://chng.it/WzNSSQbVzR Consenso trasversale auspicato alla vigilia di Italia–Israele a Udine
Alla vigilia della partita di calcio Italia–Israele, in programma a Udine il prossimo 14 ottobre, si accende il dibattito sul ruolo dello sport davanti a gravi crisi umanitarie e politiche. Il responsabile nazionale sport del Partito Democratico, Mauro Berruto, insieme a 44 parlamentari del PD eletti alla Camera, al Senato e al Parlamento europeo, ha promosso un appello che riguarda tutte le discipline sportive per chiedere ai membri italiani del Comitato Olimpico Internazionale, al Presidente del CONI e al Presidente della FIGC di farsi portavoce, presso CIO, FIFA e UEFA, della sospensione di Israele da tutte le competizioni sportive internazionali.
«Non si tratta di un gesto di vendetta – si legge nel testo – ma di un atto di responsabilità. Non per punire un popolo, ma per affermare che lo sport non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento». L’appello sottolinea come, da quasi due anni, la Striscia di Gaza sia teatro di uno sterminio che ha già cancellato decine di migliaia di vite civili, tra cui almeno 636 atleti e atlete palestinesi. Il Comitato Olimpico Palestinese denuncia inoltre che oltre il 90% delle infrastrutture sportive a Gaza è stato distrutto, rendendo impossibile ogni attività per almeno un decennio.
Secondo i promotori, la distruzione dello sport non è un effetto collaterale, ma una scelta politica per colpire un popolo anche nello spirito e nella speranza. L’appello ricorda i precedenti storici in cui la comunità sportiva internazionale ha scelto la sospensione di federazioni e comitati nazionali: dalla Germania e Giappone del dopoguerra alla Jugoslavia, dall’Iraq all’Afghanistan, dal Sudafrica dell’apartheid (escluso per 24 anni dai Giochi) fino alla Russia, oggi sospesa per l’aggressione all’Ucraina.
Berruto in un intervista oggi su La Stampa si è fatto portavoce dell’auspicio di tutti i firmatari che chiedono un consenso trasversale, al di là delle appartenenze politiche, affinché lo sport resti coerente con i valori di pace, uguaglianza e dignità umana sanciti nelle Carte e negli Statuti olimpici e federali.
Ecco il testo dell’appello e i firmatari
Ai membri italiani attivi e onorari del Comitato Olimpico Internazionale: Giovanni Malagò, Ivo Ferriani, Federica Pellegrini, Franco Carraro, Mario Pescante, Manuela Di Centa, Francesco Ricci Bitti
Al Presidente del Comitato Olimpico Italiano: Luciano Buonfiglio
Al Presidente delle Federazione Italiana Giuoco Calcio: Gabriele Gravina
Lo sport, fin dagli albori della sua esistenza ai tempi dell’antica Olimpia, ha avuto la capacità di essere linguaggio universale e un potente strumento politico ed etico, nel senso più alto di questi termini.
C’è, nello sport, un principio inderogabile: l’idea che scendere in campo significhi riconoscere l’altro come avversario, non come nemico. È un principio fragile e prezioso, che ha retto nei momenti più difficili e che continua a ricordarci che l’essere umano può scegliere le regole e il rispetto, anche nel conflitto.
Oggi, tuttavia, siamo davanti a una ferita aperta che mette in discussione la credibilità stessa dello sport come spazio di pace. Da quasi due anni la Striscia di Gaza è teatro di uno sterminio che ha già cancellato decine di migliaia di vite civili. Tra queste, ci sono almeno 636 atleti e atlete palestinesi, uomini e donne che avevano dedicato la propria vita allo sport, che l’hanno persa, insieme alle loro famiglie, in case bombardate e sbriciolate o nei centri di distribuzione degli aiuti alimentari. Il Comitato Olimpico palestinese denuncia che oltre il 90% delle infrastrutture sportive nella Striscia di Gaza sono state rase al suolo e che per almeno dieci anni non sarà immaginabile ripristinare nessuna attività sportiva. Distruggere lo sport non è un effetto collaterale, ma una precisa scelta politica orientata a cancellare un popolo, colpendolo a morte anche nello spirito, nel senso di appartenenza, nella speranza che lo sport regala.
Il governo guidato da Benjamin Netanyahu porta avanti, giorno dopo giorno, politiche che negano il diritto stesso di esistere di un popolo. La Corte internazionale di giustizia ha avviato un procedimento per genocidio nei confronti di Israele, mentre la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità. Non è solo una questione geopolitica, ma una questione etica che riguarda tutti e tutte noi, se vogliamo che lo sport continui a essere credibile quando proclama di difendere la pace, l’uguaglianza, la dignità umana, così come scritto nell’articolo 3 della Carta Olimpica, nell’articolo 3 dello statuto FIFA e nell’articolo 2 dello statuto UEFA.
Per questo, ci rivolgiamo a voi e vi chiediamo di farvi portavoce, presso il CIO, la FIFA e l’UEFA della richiesta di sospendere Israele da tutte le competizioni sportive internazionali. Non come gesto di vendetta, ma come atto di responsabilità. Non per punire un popolo, ma per dire che lo sport non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento.
Lo sport ha già conosciuto queste scelte. Gli organismi sportivi internazionali hanno sospeso federazioni e Comitati Olimpici quando hanno visto calpestare i principi fondanti della convivenza: dal 1948 ad oggi sono state bandite dalle competizioni sportive internazionali, Germania, Giappone, Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Kuwait, Indonesia, Guatemala, Corea del Nord, Rhodesia, Pakistan, Chad, Myanmar, Congo; il Sudafrica per 24 anni è stato fuori dai Giochi Olimpici per l’apartheid, la Russia è fuori oggi per l’aggressione all’Ucraina. In tutti quei momenti, il messaggio è stato chiaro: chi trasforma lo sport in strumento di propaganda o chi, per gli stessi motivi, lo distrugge non può essere partecipe della comunità sportiva mondiale.
Non agire, oggi, significherebbe rinunciare alla forza politica ed etica che lo sport ha sempre avuto, essendo capace, con le sue battaglie, di conquiste in termini di diritti umani, civili, sociali.
Vi chiediamo di usare la vostra voce e il vostro ruolo nelle sedi delle tre più importanti organizzazioni sportive internazionali per far capire che, in questo silenzio globale, non vogliamo essere complici.
Vi chiediamo di restituire allo sport il coraggio di essere, ancora e più che mai, coscienza viva della nostra umanità, perché se lo sport non saprà difendere la vita di chi lo onora, allora quei 636 atleti morti e quelle decine di migliaia di giovani vite spezzate a Gaza non saranno solo nomi cancellati. Saranno il silenzio eterno di un campo sportivo vuoto di cui tutti, attori e spettatori, saremo colpevoli.
I e le parlamentari del Partito Democratico - Italia democratica e progressista.
Mauro Berruto, Ouidad Bakkali, Anthony Barbagallo, Lorenzo Basso, Brando Benifei, Laura Boldrini, Susanna Camusso, Annalisa Corrado, Gianni Cuperlo, Augusto Curti, Cecilia D’Elia, Eleonora Evi, Sara Ferrari, Rosanna Filippin, Antonella Forattini, Marco Furfaro, Gianni Girelli, Stefano Graziano, Chiara Gribaudo, Valentina Ghio, Giovanna Iacono, Silvio Lai, Francesca La Marca, Ilenia Malavasi, Stefania Marino, Antonio Nicita, Matteo Orfini, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino, Vinicio Peluffo, Fabio Porta, Vincenza Rando, Silvia Roggiani, Nadia Romeo, Sandro Ruotolo, Rachele Scarpa, Arturo Scotto, Marco Simiani, Cecilia Strada, Nico Stumpo, Bruno Tabacci, Marco Tarquinio, Stefano Vaccari, Ylenia Zambito
"Il progetto di occupazione della Striscia di Gaza approvato dal gabinetto di guerra di Netanyahu è irricevibile. Proporre lo sfollamento di un milione di palestinesi da Gaza City e dall'area centrale della Striscia, stipandoli a sud nelle cosiddette "città umanitarie" che altro non sono che campi di concentramento, è l'ennesimo crimine di guerra di cui il governo israeliano si macchia. Una decisione presa nonostante le forti perplessità del capo di stato maggiore dell'Idf che sottolinea come, in questa prospettiva venga perfino esclusa la riconsegna degli ostaggi.
Come non è pensabile escludere l'Autorità nazionale palestinese dalla gestione della Striscia.
Il popolo palestinese non può e non deve rimanere escluso dal futuro di Gaza, neanche se il controllo dovesse andare ai paesi arabi.
Questo è l'annientamento dell'idea stessa di Palestina. Netanyahu non ha alcun diritto di decidere per il futuro di Gaza e dei palestinesi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"E' stato per me un onore dare voce, oggi nell'aula di Montecitorio, alle alunne e agli alunni della scuola secondaria di primo grado “Antonio Cima” di Cagliari che sentono "le urla di dolore degli abitanti di Gaza" e hanno scritto un accorato appello che mi hanno chiesto di diffondere tra tutte le parlamentari e i parlamentari.
Sono ragazze e ai ragazzi dai 10 ai 14 anni che hanno a cuore i valori fondanti delle nostre democrazie e dell'Ue.
"A scuola studiamo l’educazione civica, la storia, la geografia - scrivono -; abbiamo capito perché è nata l’Unione Europea e le sue importanti finalità; sappiamo che esiste l’ONU, la Dichiarazione universale dei diritti umani, la Convenzione sui diritti dell'infanzia; ma tutto ciò che stiamo imparando viene smentito, contraddetto, negato da quanto sta succedendo nei Paesi a noi vicini. Per questo noi ci sentiamo confusi, impotenti, smarriti".
E per questo chiedono a noi, alla politica, alle istituzioni di fare tutto quello che possiamo per fermare l'orrore. Si chiedono se nei libri di storia, fra qualche anno, dovranno leggere "che noi cittadini europei, rappresentati dall’Unione Europea, non abbiamo mosso un dito per fermare i massacri di migliaia di bambini". "Leggeremo - scrivono - che non ci siamo impegnati fino in fondo per applicare i principi e i valori di giustizia, di pace e di solidarietà su cui si fonda la nostra società europea?".
Le giovanissime voci di queste ragazze e di questi ragazzi, che sono il futuro dell'Europa, non restino inascoltate. Il loro impegno per la pace non cada nel vuoto". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Governo e Parlamento assumano impegni concreti perché quell’orrore non si ripeta”
Ottanta anni fa, il 6 agosto del 1945 gli Stati Uniti lanciarono una bomba atomica che rase al suolo la città giapponese di Hiroshima, uccidendo 140mila persone. Di lì a poco, il 9 agosto, anche la città di Nagasaki sarebbe stata colpita da un’altra bomba atomica, provocando quasi 80mila morti. Abbiamo chiesto questa occasione di ricordo non soltanto perché quell’orrore non deve essere dimenticato, ma perché il pericolo di una guerra nucleare è tornato più attuale che mai. Oggi si contano 2500 testate nucleari e 9 Paesi che ne detengono la proprietà. Oggi, il loro uso metterebbe a rischio l’intera umanità e lo stesso nostro pianeta.
Pochi giorni fa, rispondendo alle parole di Medvedev che evocava la possibilità di un confronto bellico tra Russia e Stati Uniti, il Presidente Trump comunicava che due sottomarini nucleari erano stati inviati vicino alle coste russe. E lo scorso anno, un ministro del governo Netanyahu, Amichai Eliyahu, sosteneva pubblicamente che era necessario sganciare una bomba nucleare su Gaza. In questo contesto di tensioni, preoccupa che il Trattato di Non Proliferazione sia in una situazione di stallo. L’ultima «Conferenza di riesame» si è conclusa il 26 agosto del 2022 senza l’adozione di un documento finale condiviso. Ricordare Hiroshima a distanza di ottant’anni significa anche lanciare un monito sul presente e sul futuro del nostro pianeta. Un monito che dice: basta armi nucleari. Su questo abbiamo depositato il testo di una Risoluzione in Commissione Esteri, che invito tutte le colleghe e i colleghi a sottoscrivere e sostenere. Chiediamo al governo e a tutta l’Aula, a ottant’anni da Hiroshima e Nagasaki, di assumere impegni concreti affinché quell’orrore non abbia più a ripetersi e affinché il mondo si lasci alle spalle il pericolo dell’annientamento del nostro pianeta e di chi lo abita".
Così Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, durante il suo intervento in Aula.
"Come ha giustamente affermato più volte il collega Mauro Berruto, la partita Italia-Israele, valida per la qualificazione ai mondiali di calcio e prevista per il prossimo 14 ottobre, non dovrebbe disputarsi e Israele dovrebbe essere escluso dalle competizioni sportive internazionali a causa del genocidio in corso a Gaza, com'è stato fatto per la Russia a seguito dell'aggressione all'Ucraina e per il Sudafrica finché vigeva il regime di apartheid. Gli organismi sportivi internazionali non possono usare due pesi e due misure. Nel malaugurato caso che ciò accadesse, rivolgiamo un appello alla Federcalcio perché in quella giornata la nazionale azzurra dia almeno un segnale chiaro e inequivocabile di condanna del massacro e di vicinanza al popolo palestinese". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Ormai il Governo Meloni è diventato soltanto un organo di propaganda politica: dopo aver annunciato la Zes nelle Marche nel disperato tentativo di nascondere i disastri della destra nella Regione, adesso tenta di affossare per l'ennesima volta le riforme della Giunta Giani in Toscana. Dopo aver impugnato poche settimane fa la norma regionale sul 'fine vita' adesso blocca la legge sul 'salario minino' che avrebbe assicurato a tutti i bandi di gara propri e di tutti gli enti collegati almeno 9 euro all'ora ai lavoratori coinvolti. Siamo francamente sconcertati da un governo ormai fuori dalla realtà, immobile ed incapace di dare risposte alle necessità delle famiglie ed ai diritti delle persone. Con questi atti punitivi la destra conferma che sa utilizzare il potere soltanto per reprimere e punire chi governa per aiutare le comunità. Non ci faremo intimidire, perché il bene del paese viene prima del rancore e della propaganda": è quanto riporta una nota congiunta dei parlamentari Pd Emiliano Fossi, Marco Simiani, Simona Bonafè, Federico Gianassi, Marco Furfaro, Laura Boldrini, Christian Di Sanzo, Dario Parrini, Ylenia Zambito e Silvio Franceschelli.
"Il respingimento alla frontiera venezuelana dell'inviato speciale del governo italiano Luigi Vignali aumenta la nostra preoccupazione sulle sorti dei detenuti italiani nelle carceri di Maduro": cosi in una nota i deputati del Partito Democratico in commissione esteri Amendola, Provenzano, Boldrini, Porta e Quartapelle che da mesi hanno proposto alla stessa commissione l'invio di una delegazione parlamentare.
"Avevamo salutato positivamente la designazione di un diplomatico esperiente e soprattutto conoscitore della difficile situazione dei nostri connazionali detenuti in Venezuela", proseguono i deputati PD, "ma dobbiamo constatare come la Farnesina continui ad avere difficolta' nella gestione di una vicenda che meriterebbe il massimo di attenzione e scrupolo istituzionale".
"Ora è chiaro quali siano i meriti che sono valsi a Matteo Salvini il premio "Italia-Israele" che gli è stato conferito alla Camera lo scorso 22 luglio.
La Lega, non solo in questi ventidue mesi ha colpevolmente taciuto sui crimini commessi dal governo Netanyahu a Gaza negando l’evidenza dei fatti, ma ora vuole anche criminalizzare le critiche al governo israeliano equiparandole per legge all'antisemitismo. E' questo l'obiettivo del disegno di legge del capogruppo della Lega in Senato Massimiliano Romeo, in calendario dalla seduta di oggi in Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama.
Una proposta a cui ci opporremo duramente perché se dovesse mai passare, ogni critica al governo di Netanyahu, le richieste di interventi concreti per fermarlo e perfino le manifestazioni di piazza, i dibattiti pubblici e tutte le iniziative in cui si chiede la fine del genocidio e l'autodeterminazione del popolo palestinese, sarebbero vietati per legge. Una cosa inconcepibile in un Paese democratico.
Una inaccettabile limitazione del diritto di critica e di manifestazione del pensiero che non possiamo consentire.
L'antisemitismo va contrastato con forza e determinazione, ma non può essere in alcun modo confuso o messo sullo stesso piano della legittima critica e la contestazione nei confronti di un governo israeliano di ultra destra che sta sterminando il popolo palestinese attraverso i bombardamenti e la fame. Questa becera mistificazione proposta nel ddl Romeo può servire a Salvini per guadagnarsi un premio che oggi gronda di sangue, ma non può certo oscurare le gravi responsabilità di cui il governo israeliano dovrà rispondere". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Un paese si può definire "sicuro" quando lo è per tutti i gruppi che compongono la sua società: per tutte le etnie, le religioni, gli orientamenti politici, le identità di genere. E i giudici possono valutare se un paese è sicuro oppure no. Lo stabilisce la sentenza di oggi della Corte di giustizia europea. Quindi la lista dei "paesi sicuri" stilata dal governo Meloni non è conforme al diritto europeo che è di rango superiore rispetto a quello italiano e la legge italiana non può andare contro quella europea, checché ne pensino Meloni e Piantedosi.
Ed è proprio su quella lista che nasce il malaugurato "protocollo Albania" sulla base del quale sono stati costruiti i due centri di identificazione e detenzione a Gjader e Shengjin, dove i diritti dei migranti vengono regolarmente violati e per i quali il governo sta spendendo 114mila euro al giorno per la detenzione di pochissime persone.
Non sono neanche serviti a ridurre i flussi migratori, come raccontava la propaganda del governo, dato che nei primi 6 mesi del 2025 gli sbarchi sono aumentati del 16% rispetto allo scorso anno.
Un fallimento su tutta la linea: legale, economica, umana, in termini di diritti e di politiche migratorie. Una premier con un briciolo di coscienza dovrebbe chiedere scusa per aver buttato via il denaro dei contribuenti, mettendo in piedi in Albania un sistema di centri inutilizzabili, raccontando bugie agli italiani e alla italiane". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Per fermare Netanyahu, oltre al riconoscimento della Palestina, servono anche misure che lo mettano alle strette: sanzioni, fermare la compravendita di armi, sospendere accordi di cooperazione militare e l’accordo di associazione tra Ue e Israele. E serve sostenere l’invio dei Caschi blu dell’Onu a Gaza. Ma il governo Meloni continua a rifiutarsi di prendere qualsiasi iniziativa e perfino di condannare in maniera netta quello che accade a Gaza e in Cisgiordania". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, in un'intervista pubblicata oggi su L'Unità.
"Tajani e Meloni non vogliono dispiacere l’alleato Netanyahu: un esempio di vigliaccheria politica che rende l’Italia complice di un genocidio - è l'attacco di Boldrini -. Ogni giorno il grido che arriva dalla Striscia chiede aiuti sufficienti e la fine del massacro. Noi che siamo all’opposizione e mettiamo in campo tutte le azioni possibili, ma anche l’opinione pubblica che da quasi due anni manifesta contro questo orrore, viviamo un senso di impotenza immenso che si associa alla rabbia verso quei governi che potrebbero fare qualcosa e non la fanno. Questo immobilismo, appena scalfito da qualche timida dichiarazione, è insopportabile".
"L’avanzata dei nazionalismi in tutto il cosiddetto Occidente sta mettendo a durissima prova tutto questo impianto di regole condivise facendo prevalere la legge del più forte. La Palestina ne è l’esempio più lampante - sottolinea la deputata dem -. In questo preoccupante contesto noi del Pd abbiamo voluto presentare la legge che introduce nel nostro ordinamento il codice dei crimini internazionali per rimettere al centro l’importanza del diritto internazionale, rafforzarlo e tutelarlo perché è solo grazie a questo sistema di regole condivise che si può garantire giustizia alle vittime dei crimini di guerra e contro l’umanità. Ed è solo così che si impedisce che a prevalere sia la forza invece del diritto".
"Anche la Gran Bretagna annuncia l'imminente riconoscimento dello Stato di Palestina, dopo la Francia, qualche giorno fa, ma anche dopo la Spagna, la Norvegia e la Slovena diversi mesi fa. A oggi sono 147 gli Stati che lo hanno fatto.
In questo scenario di paesi europei che colgono l'importanza di riconoscere la Palestina come Stato autonomo, il governo italiano continua ad accampare scuse ridicole. "Non è il momento", "Serve il riconoscimento reciproco" e giù di dichiarazioni imbarazzanti di Meloni e Tajani.
Questo è proprio il momento, invece. Anzi, lo era già molto tempo fa. Non è più, invece, il momento di tergiversare e accampare scuse continuando, nei fatti, a legittimare il genocidio che il governo di Netanyahu sta compiendo a Gaza e l'occupazione illegittima dei territori della Cisgiordania.
Qual è il momento, presidente Meloni? Quando il suo alleato Netanyahu avrà deportato tutti i palestinesi da Gaza, raso al suolo anche l'ultima casa e permesso ai coloni di distruggere l'ultimo villaggio della Cisgiordania?
Qual è il momento in cui smetterete di essere complici del genocidio trascinando l'Italia dalla parte dei carnefici invece che da quella delle vittime?" Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"E' stato importante che Francesca Albanese, oggi, abbia presentato alla Camera il suo ultimo rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia di genocidio” sulle aziende e gli interessi economici che hanno sostenuto prima la colonizzazione della Cisgiordania e ora il genocidio a Gaza. L'attacco nei confronti della Relatrice speciale dell’Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi occupati, che ha visto l'apice nelle vergognose sanzioni imposte dagli Usa nei suoi confronti, è l'ultimo atto di una campagna di delegittimazione che punta a indebolire lei ma anche l'intero sistema multilaterale e il diritto internazionale. Dall'Onu, all’Unrwa, alla Corte penale internazionale, assistiamo alla volontà di smantellare un intero sistema e imporre la legge del più forte. A prevalere, secondo alcuni governi nazionalisti, Usa in primis, non deve più essere il diritto, ma l’uso della forza, la potenza militare ed economica.
Contro questo tentativo di gettare il mondo nel caos continueremo a batterci in tutte le sedi e continueremo a sostenere chi, come Francesca Albanese, rischia in prima persona in difesa del diritto internazionale e delle vittime dei crimini di guerra, contro l'umanità e del genocidio. Il governo italiano, invece, non ha speso una parola in difesa di Albanese, cittadina italiana: un silenzio indegno". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, a margine della conferenza stampa che si è svolta oggi alla Camera dei Deputati alla presenza della dott.ssa Francesca Albanese
"Più che un accordo sembra una debacle dell’Unione Europea. Dazi al 15%, aumento di centinaia di miliardi di investimenti europei negli Stati Uniti, acquisto di energia e armi negli Usa. E niente global minimum tax per i giganti statunitensi del web. Ma Ursula Von der Leyen, afferma che si tratta “dell’accordo più importante di sempre”. Ma per chi? Meloni parla già di "accordo sostenibile", mentre già con l'ipotesi del 10% Confindustria aveva calcolato una perdita per il sistema nazionale di 20 miliardi e 118mila posti di lavoro in meno. Impossibile trovare qualcosa di positivo per i paesi europei, Italia inclusa. Un esempio di sudditanza nei confronti di Donald Trump che costerà molto caro a tutti e tutte noi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.