“Il governo ci propone l’ennesimo provvedimento di fatto già chiuso. Senza possibilità di modifiche. Ennesimo sfregio alle prerogative parlamentari.
Il paese, i cittadini e le imprese hanno bisogno di stabilità ma il governo continua a varare misure temporanee.
Nessuna prospettiva, nessuna risposta strutturale e lo vediamo per esempio nelle accise sui carburanti, con una gestione emergenziale permanente che non rassicura nessuno, né le famiglie né le imprese dell’autotrasporto.
È aumentato il costo della vita e crollato il potere di acquisto dei salari. La verità è che la pressione fiscale resta pesante. Sempre più pesante per lavoratori dipendenti, pensionati, imprese professionisti e commercianti che scelgono di rispettare le regole.
E in compenso avete la passione per i condoni, le rottamazioni, strizzate l’occhiolino a chi non paga o paga in ritardo e si produce una profonda ingiustizia verso milioni di contribuenti che le tasse le pagano regolarmente spesso con i più grandi sacrifici.
Questo decreto non raggiunge gli obiettivi non riduce il costo dell'energia, non alleggerisce la pressione fiscale, non sostiene il potere d'acquisto, non dà certezze alle imprese, non rafforza la competività del sistema produttivo.
Per questo esprimiamo fin da subito la nostra totale contrarietà”. Lo ha detto in aula il deputato del PD Andrea Casu, in apertura della discussione generale sul dl Fisco.
"Quello che ci viene chiesto di convertire oggi è un provvedimento che ha già esaurito la sua principale misura operativa da settimane: il taglio delle accise ha smesso di produrre effetti il 7 aprile scorso. Siamo al 12 maggio. Stiamo convertendo in legge qualcosa che appartiene già alla cronaca passata. Siamo già al terzo intervento del governo su questa materia nel giro di poche settimane. Tre decreti, tre rincorse, tre rattoppi d'urgenza che fotografano plasticamente l'assenza di una strategia. O forse è proprio questa la strategia del governo Meloni: la strategia del rattoppo. Nel merito: una riduzione delle accise per soli venti giorni, indiscriminata, che ha trattato allo stesso modo il multimilionario con il parco auto di lusso e il lavoratore pendolare che fa i conti a fine mese per fare il pieno.". Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Pd Claudio Stefanazzi, componente della commissione Finanze, annunciando il voto contrario del Gruppo dem al decreto carburanti.
“Noi – ha aggiunto l’esponente Pd - avevamo proposto la selettività, una carta carburante legata all'ISEE per concentrare le risorse su chi ne ha davvero bisogno. Avremmo prodotto un effetto redistributivo reale. Il governo ha scelto diversamente, come ha candidamente ammesso lo stesso ministro Giorgetti di fronte alle critiche del Fondo Monetario Internazionale: era una scelta politica. Benissimo: assumetevene la responsabilità. La copertura finanziaria è il punto più grave. Quasi 530 milioni coperti con tagli lineari ai ministeri: 86 milioni alla salute, di cui 35 sulla prevenzione e 25 sulla ricerca sanitaria; 20 milioni sull'istruzione; 15 sulla ricerca scientifica; 96,5 sulla mobilità stradale; 25 sulla cultura; 25 sulla cooperazione allo sviluppo. Si taglia la prevenzione sanitaria per finanziare uno sconto temporaneo alla pompa. Si taglia la ricerca per coprire un rattoppo di venti giorni. Questo si chiama rovesciamento delle priorità”.
"Esistevano alternative: il meccanismo dell'accisa mobile avrebbe finanziato la misura senza toccare un euro dei ministeri; la tassazione degli extraprofitti delle compagnie petrolifere, dottata da governi di ogni orientamento in tutta Europa, avrebbe – ha concluso Stefanazzi - redistribuito risorse straordinarie a beneficio di famiglie e imprese. Entrambe le proposte sono state bocciate. E intanto questo governo continua a liquidare la transizione ecologica come una bizzarria di Bruxelles, anziché riconoscerla per quello che è: la condizione per rendere il Paese meno vulnerabile agli shock energetici. Per tutte queste ragioni il Partito Democratico vota contro".
“Di fronte al primo parere contrario dato dal governo siamo rimasti allibiti. Il governo Meloni in sede di conversione del decreto legge sulle accise petrolifere aveva dato inizialmente parere contrario all’ordine del giorno a mia prima firma che impegnava l’esecutivo ad istituire, entro 30 giorni un Osservatorio permanente, con il coinvolgimento di Regione, Guardia di Finanza, organizzazioni di categoria, sindacati e associazioni dei consumatori, sul prezzo dei carburanti in Basilicata, con il compito di monitorare i prezzi dei carburanti nella regione, analizzare le cause dei differenziali di prezzo rispetto alle altre regioni e proporre conseguentemente misure per ridurre il prezzo dei carburanti a beneficio dei cittadini e delle imprese lucane. Tutto questo perché è inaccettabile che la regione che contribuisce per il 10% al fabbisogno energetico nazionale, che estrae l’80% del petrolio estratto in Italia paghi al distributore mediamente 5-12 centesimi di più al litro. La successiva riformulazione del dispositivo, sottoscritta anche dai colleghi di FDI Caiata e Mattia prevede testualmente l’impegno del governo “a continuare a monitorare, l’andamento dei prezzi dei carburanti nel territorio della Basilicata, anche al fine di approfondire le cause di eventuali differenziali territoriali e di tenerne conto nell’elaborazione di future iniziative di competenza nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica.” E’ un primo passo importante perché vogliamo porre rimedio ad una tassa ingiusta che colpisce i cittadini lucani. Questo ordine del giorno consenta ora di intervenire sulle diseconomie strutturali che creano questa diseguaglianza. E’ una questione di giustizia sociale e di dignità per la comunità lucana” così il deputato democratico Enzo Amendola.
"I dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e delle Imprese certificano che il decreto sulle accise varato dal governo non solo è parziale e tardivo ma persino controproducente sul caro carburanti. Le cifre ad oggi sono chiare: solo il 60 per cento dei distributori ha ridotto i prezzi, mentre il 40 per cento non ha applicato alcun beneficio e oltre l’11 per cento li ha addirittura aumentati. Altro che misura efficace: siamo di fronte a un intervento che non funziona e che scarica sui cittadini ed imprese il peso dell’inefficienza": è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio.
"È il segno evidente di un fallimento politico. Senza controlli preventivi e senza meccanismi obbligatori, il taglio delle accise resta sulla carta e alimenta comportamenti speculativi. Il governo smetta con la propaganda e intervenga seriamente: servono misure vere, non provvedimenti che si trasformano in un boomerang per famiglie e imprese": conclude.
“Un decreto ridicolo, che dura solo 20 giorni e non va a ridurre il prezzo di benzina e gasolio, che ora è alle stelle e grava su famiglie e imprese.
Inoltre si finanzia uno sconto temporaneo sui carburanti tagliando servizi essenziali e investimenti strategici. Non c’è una strategia chiara del Governo sul taglio delle accise nel lungo periodo, né una politica energetica. È un intervento di pura propaganda ma non va a risolvere la vera emergenza economica”. Così in una nota Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera.
“Il decreto carburanti approvato dal Governo è l’ennesimo intervento emergenziale che non affronta le cause strutturali del caro energia e si limita a produrre un effetto annuncio di brevissimo periodo.
Siamo di fronte al quarto decreto d’urgenza in materia energetica in questa legislatura, con un’impostazione identica ai provvedimenti già adottati nel 2023: stesse misure, stessi strumenti, stessi limiti. Cambia il contesto, ma non cambia l’incapacità del Governo di costruire una strategia credibile. La verità è semplice: questo decreto non risolve nulla.
La riduzione delle accise, che rappresenta il cuore del provvedimento, dura appena 20 giorni. Non è una misura per sostenere famiglie e imprese, ma un intervento pensato per costruire un titolo di giornale. Nessuno pianifica i consumi su un orizzonte così breve: il beneficio è temporaneo, incerto e dipende interamente dalla reale trasmissione dei prezzi alla pompa.
Ancora più grave è la totale assenza di misure strutturali, come la formazione dei prezzi o la struttura delle accise nel lungo periodo.
Sul fronte della trasparenza, il Governo ripropone norme già introdotte nel 2023 e già dimostratesi inefficaci, senza aver mai fornito al Parlamento una valutazione dei risultati ottenuti. È un fatto politicamente grave: si replicano strumenti falliti senza alcuna rendicontazione. Per questo chiediamo che il Governo presenti un report sull’applicazione del DL 5/2023 come condizione per una valutazione consapevole del nuovo provvedimento”. Così in una nota Vinicio Peluffo, vicepresidente Pd della commissione Attività produttive della Camera.
“Il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri arriva con un colpevole e sospetto ritardo. Non si comprende, infatti, perché un intervento di questo tipo non sia stato adottato fin dall’inizio dello shock petrolifero che sta colpendo duramente l’Italia, a seguito delle scelte irresponsabili dell’amministrazione Trump, più volte sostenuta e difesa da Giorgia Meloni.
Quelle varate oggi sono misure
tardive, probabilmente dettate più da esigenze di consenso che da una reale volontà di tutelare cittadini e imprese. Il tempismo, a ridosso delle elezioni di domenica e lunedì, solleva più di un dubbio sulla natura di questa decisione.
Per settimane il Governo ha lasciato che gli italiani pagassero il prezzo di questa crisi senza intervenire in modo adeguato. Oggi, invece, si tenta di intestarsi una mossa che appare più come una cinica operazione elettorale degna di altri tempi che una risposta concreta ed efficace alle difficoltà del Paese”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera.
“Il governo Meloni è molto bravo con le parole, gli slogan, ma sarebbe anche arrivato il momento di passare ai fatti. Il prezzo della benzina è alle stelle e grava pesantemente sulle famiglie. Così come l’energia. Servirebbero politiche strutturali per ridurre il costo dei carburanti, dell’energia e delle accise. Non bastano task force. I cittadini hanno bisogno di risposte concrete”. Lo dichiara il deputato del Pd Silvio Lai, componente della commissione Bilancio della Camera.
“Mentre il prezzo del petrolio torna a salire per le tensioni internazionali dovute all’attacco all’Iran, il nostro Paese continua a non avere un’azione stabilizzatrice che garantisca la sicurezza di cittadini e imprese rispetto al caro carburanti in atto. La tensione geopolitica aumenta, e l’Italia non contrasta i rincari dei carburanti. Per le famiglie italiane i costi sono ormai insostenibili e il governo è immobile. Non si riducono i prezzi alla pompa, non è aumentata la concorrenza e non è si interviene sulle dinamiche che determinano la formazione dei prezzi. Anche sulle accise mobili continua la propaganda del governo. La verità è che la presidente del Consiglio Meloni è inerte mentre servirebbero strumenti automatici e trasparenti per calmierare i prezzi”.
Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Attività produttive, Alberto Pandolfo.
“L’intervista del ministro Urso sui carburanti è l’ennesima operazione di propaganda su un problema reale che il Governo continua a non affrontare.
Urso rivendica il decreto carburanti del 2023 come se avesse introdotto strumenti efficaci contro i rincari. In realtà quel decreto ha prodotto soprattutto una misura simbolica: l’obbligo di esporre il cartello con il prezzo medio regionale nei distributori. Una misura contestata dagli operatori e poi bocciata dal TAR perché sproporzionata e inefficace.
Non ha ridotto i prezzi alla pompa, non ha aumentato la concorrenza e non ha inciso sui meccanismi reali di formazione dei prezzi.
Ancora più singolare è sentire il ministro parlare oggi di accise mobili come se fosse una novità del Governo Meloni.
Quel meccanismo esiste nel nostro ordinamento dal 2008 e applicato per la prima volta nello stesso anno con decreto. È stato utilizzato più volte negli anni ed è stato applicato su larga scala nel 2022 dal governo Draghi per contenere l’impatto dell’impennata dei prezzi energetici.
Il Governo Meloni nel 2023 non ha introdotto le accise mobili: al contrario le ha rese più deboli, trasformando un meccanismo automatico e obbligatorio in uno strumento facoltativo, rimesso alla discrezionalità del Governo.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mentre il prezzo del petrolio torna a salire e la tensione geopolitica aumenta, l’Italia continua a non avere un vero strumento anticiclico per proteggere cittadini e imprese dai rincari dei carburanti.
Serve meno propaganda e più politica industriale dell’energia.
Servono strumenti automatici e trasparenti per calmierare i prezzi, una riforma della rete di distribuzione che il ministro continua a tenere nel cassetto e una vigilanza reale sulle dinamiche della filiera.
Continuare a inseguire le crisi con annunci e task force non basta.
Quando l’energia costa troppo non è un problema tecnico: è un problema di scelte politiche”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato Pd e vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera, a proposito dell’intervista del ministro delle imprese e made in Italy Adolfo Urso alla Stampa.
“Questo decreto su cui è stata posta l'ennesima fiducia è un insieme di norme confuse e prive dei requisiti di urgenza, utili solo per pochi. Nasce lontano dagli interessi della comunità soprattutto nelle soluzioni che propone: è un altro provvedimento di distrazione di massa. Il governo vuole nascondere che senza il tanto osteggiato Pnrr, l'Italia sarebbe in recessione economica. Le conseguenze le scontano gli italiani costretti a pagare conti familiari sempre più alti, devastati dalle bollette, dall'aumento dei mutui, dei carburanti e delle nuove multe che il governo si è inventato immotivatamente”. Così il deputato dem Silvio Lai intervenendo a Montecitorio sul voto di fiducia del Dl Pnrr.
“Ogni giorno – continua il parlamentare Pd – governo e maggioranza inventano storie irreali e cercano nuovi nemici per coprire i fallimenti. Ma questo decreto è solo pura propaganda fin dall'articolo 1 laddove si propone il modello Caivano in altri quartieri delle città italiane per elevarle a simbolo delle periferie degradate. Nulla di più sbagliato perché commissariando le periferie, il governo delegittima i sindaci e non dà risposte contro il degrado. Viene marginalizzato il Terzo settore e il suo contributo fondamentale per le periferie in difficoltà. Vengono stanziati fondi per tre mini dissalatori in Sicilia senza alcun quadro complessivo territoriale e senza alcuna trasparenza”. “Scemare e sopire, illudere e ingannare: così il governo pensa di risolvere i problemi degli italiani. La propaganda è l'ossessione di questo esecutivo”, conclude Lai.
“Il governo Meloni, amico del mondo agricolo, mette le mani in tasca agli agricoltori. Abbiamo pensato che attraverso il nuovo decreto si correggesse quanto di negativo previsto dalla Legge di Bilancio, invece non c’è traccia nelle proposte di governo e maggioranza. Ci saranno però i nostri emendamenti a ricordarlo”.
Lo dichiarano i deputati dem Silvio Lai, della commissione Bilancio della Camera, che sta affrontando il decreto Milleproroghe, e Stefano Vaccari, capogruppo Pd in commissione Agricoltura.
“La Legge di Bilancio 2024 del governo Meloni - spiegano - ha messo le mani in tasca al mondo agricolo perché, nel silenzio della maggioranza, ha modificato lo status dell’agricoltore che da anni non viene più considerato solo un’impresa di produzione o un imprenditore come gli altri, perché si è guardato con l’attenzione necessaria chi presidia il territorio, previene le catastrofi, contribuisce alla salute ambientale e alimentare, custodisce tradizioni e bellezza. A partire da gennaio 2024 il governo, non prorogando le norme precedenti, ha di fatto abolito l’esenzione Irpef per il settore agricolo, disponendo che le rendite catastali dei terreni tornino a essere imponibili, rivalutate del 70% per quanto riguarda il reddito agrario e dell’80% per il reddito dominicale, ed escludendo dalle agevolazioni del reddito agricolo quello proveniente da canoni delle rinnovabili che non saranno più agevolati. Non solo, il governo ha cancellato l’esenzione contributiva di due anni per gli imprenditori agricoli di età inferiore ai 40 anni, che aveva consentito l’avvio del cambio generazionale e ha reso obbligatorio che l’agricoltore si paghi un’assicurazione contro gli eventi catastrofici. Nella Legge di Bilancio precedente, la copertura per l’esenzione Irpef era di 250 milioni di euro all’anno, mentre erano 60 milioni la copertura per l’esenzione contributiva per circa 10mila giovani agricoltori under 40, in tutto 310 milioni oltre ai nuovi costi di assicurazioni e bollette che graveranno sulle tasche degli agricoltori. In cambio di questo - concludono Lai e Vaccari - il governo Meloni ha introdotto il premio per il ‘maestro della cucina nel mondo’ del costo di 2000 euro per la medaglia che sarà oggi anno attribuita al vincitore e ha avviato il piano Mattei che prevede l’avvio di attività agricole in Africa per la produzione di biocarburanti per conto di Eni. Non male come scambio”.
"Sul decreto Bollette il governo si è dimostrato incompetente e arrogante. Dovevano ridurre il costo delle bollette. La verità è un'altra: il governo Meloni ha tolto le agevolazioni sulle accise, quindi è rincarato il costo della benzina e hanno fatto aumentare anche la bolletta elettrica. Peraltro, il decreto che avevano fatto a gennaio sui carburanti, con lo sbandierato cartello sul prezzo medio regionale, non ha diminuito il prezzo della benzina ed è stato bocciato dal TAR, per questo incompetenti e arroganti”. Lo ha detto il deputato dem Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive, intervistato sul sito web dei deputati Pd.
“C’è anche – ha aggiunto l’esponente Pd - un rischio rincari per l’elettricità. Dal primo aprile, la bolletta dell’energia elettrica costa il 25 per cento in più perché questo governo ha deciso di togliere la sterilizzazione degli oneri generali di sistema che aveva fatto il governo Draghi. In più c'è una scadenza importante il 10 gennaio, con il superamento della maggior tutela con il rischio di aumento delle bollette. Ieri l'antitrust ha sanzionato, per 15 milioni di euro, 10 società dell'energia, proprio perché avevano fatto aumentare i prezzi. La proposta avanzata dal Pd è quella di prorogare per un anno il mercato a maggior tutela proprio per evitare che aumentino ulteriormente le bollette elettriche”.
“Occorre un governo – ha concluso Peluffo - che la smetta di raccontare una cosa per un'altra e che si decida ad ascoltare o quantomeno confrontarsi con le opposizioni, le associazioni di categoria e le associazioni dei consumatori. Il governo non solo non ha accettato i nostri emendamenti ma ha posto l'ennesima fiducia proprio per evitare la discussione nel merito. Tuttavia, nella discussione sugli ordini del giorno, l'intervento di Rampelli, ha dimostrato quanto la maggioranza sia spaccata su questi provvedimenti. E la verità è che questa volta la fiducia l'hanno messa, sì, contro l'opposizione, ma l'hanno messa anche contro la loro maggioranza".
Dichiarazione on Marco Simiani capogruppo Pd in commissione Ambiente
“Per garantire la qualità dell’aria, ridurre le emissioni nocive e salvaguardare la salute dei cittadini, occorrono interventi strutturali e risorse adeguate: ancora una volta però il Governo Meloni mette una toppa che è peggiore del buco. Nel Dl Aria approvato oggi dalla Commissione Ambiente della Camera ci sono infatti soltanto proroghe agli attuali e pericolosi limiti di polvere sottili, mentre sono stati respinti tutti gli emendamenti del Pd che avrebbero garantito, ad esempio, nuovi finanziamenti al trasporto pubblico locale, fortemente penalizzato dall’aumento dei carburanti, e nuovi stanziamenti per mezzi elettrici”. È quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente, che aggiunge: “Nonostante i deputati della maggioranza abbiano soltanto ratificato le decisioni del governo, senza proporre o discutere modifiche migliorative, le Regioni del Nord stanno criticando apertamente le decisioni prese dall’esecutivo. Evidentemente anche i governatori di destra come Zaia e Fontana si stanno rendendo conto di quanto sia pericoloso l’operato di un governo incapace di affrontare i problemi con serietà e le cui scelte non rispettano gli impegni presi in Conferenza Stato- Regioni”. Per Simiani “siamo di fronte ad un governo che mette a rischio la salute dei cittadini e non riesce a garantire la qualità dell’aria come negli altri paesi europei”.
“Le notizie di oggi rendono questo decreto lontano dalla realtà. L’autorità della regolazione dell’energia commenta gli aumenti del 4,8% delle bollette di settembre comunicando che siamo solo all’inizio. Continua a crescere il costo di benzina e gasolio, quello della spesa, dei libri scolastici, del numero delle persone che rinunciano alle cure, aumenta il peso dell’inflazione sulle famiglie. E noi parliamo di un decreto agostano, emanato prima delle vacanze pugliesi e albanesi della premier, superato dagli eventi e dalle vostre marce indietro. Pensato per dare l’impressione di un governo attivo, diventa l’ennesimo decreto omnibus che la Camera ha dovuto affrontare in 4 giorni senza la possibilità di esercitare alcun ruolo legislativo. Un ‘decreto Asset’ che parla di tutto, salvo che degli asset strategici del Paese”.
Così il deputato democratico della commissione Bilancio, Silvio Lai, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del Gruppo Pd al decreto Asset.
“E’ passato un anno - ha aggiunto - da quando Meloni nelle piazze diceva ‘siamo pronti’. E lo siete stati pronti, a promettere la qualsiasi, dal taglio delle accise sui carburanti ai blocchi navali, dalla riduzione delle tasse alla cancellazione della Fornero, sino all’aumento diffuso di stipendi, pensioni ed esenzioni e poi tanti condoni. Per ora sono apparsi solo questi ultimi. Il bilancio è povero, nonostante i depliant celebrativi. Questo decreto doveva servire per ridimensionare gli ingiusti profitti di banche e per le compagnie aeree che facevano cartello contro i consumatori. Ma il governo è fuggito con la coda tra le gambe: la tassa contro gli ingiusti profitti diventa opzionale e non quantificabile e il tetto al costo dei biglietti si tramuta in indagine dell’Autorità della concorrenza (che già poteva farla). Grazie ai margini di crescita del Superbonus avete finanziato le sciocchezze della scorsa manovra. Per vincere le elezioni avevate dato rassicurazioni. Poi avete fatto il contrario: via bonus e blocco alle cessioni dei crediti. Sono otto mesi che aspettiamo soluzioni ai crediti incagliati, mentre migliaia di imprese hanno i cantieri aperti e 300mila famiglie rischiano il baratro. Bugie e false promesse emergono con sempre maggiore evidenza - ha concluso - perché è la realtà a renderle evidenti e il nostro impegno a smascherarle”.