“I sopralluoghi di una Commissione Parlamentare di Inchiesta non sono né un’attività estetica ad utilizzo incerto e men che meno un tentativo di evidenza politica a trazione risentita, causata solo dalla propria collocazione di parte, ma devono servire a corroborare il patrimonio conoscitivo del superiore ordinamento istituzionale.
sindaci, presidenti di provincia, autorità di bacino, funzioni specifiche della Regione e Ministeri competenti devono procedere convergentemente, poiché le attività di mitigazione e di gestione delle crisi di suolo e sottosuolo chiamano in causa tutti, senza esclusione di parte e di latitudine territoriale.
L’infragilimento del suolo richiede un piano di intervento pluriennale e soprattutto finanziato da stabilire veritiero e non modificabile, neanche per infrastrutture ‘stupefacenti’, come il Ponte di Messina che sta assorbendo i fondi per le infrastrutture di tutte le regioni italiane. Non c’è regione italiana risparmiata da frane, rotture del territorio e da sofferenze dei nostri fondamentali corsi d’acqua. Per questa ragione evitiamo di strapazzare i problemi seri, poiché serve solo serietà istituzionale e insistenza dei consapevoli”.
Così Luciano D’Alfonso Vice Presidente della Commissione d’Inchiesta e Antonino Iaria Segretario della Commissione d’Inchiesta al termine della die giorni di sopralluoghi in Emilia Romagna.
“Sul grande capitolo della scuola il lavoro delle opposizioni ha prodotto in questi anni atti parlamentari e proposte concrete che, purtroppo, hanno trovato spesso un muro da parte della maggioranza. Abbiamo avanzato proposte sul welfare studentesco a partire dai costi che famiglie e studenti sostengono per libri e trasporti, e interventi per rafforzare i Patti educativi di comunità, strumenti fondamentali per garantire più tempo pieno e ampliare l’offerta formativa. Parliamo di esperienze che in molte citta’ del nostro Paese hanno già trovato applicazione concreta, grazie alla collaborazione tra scuole, enti locali e terzo settore. Sono tutte proposte che abbiamo cercato di portare all’attenzione del ministero dell’Istruzione, con emendamenti, mozioni e atti parlamentari”. Lo dichiara Irene Manzi, deputata del Partito Democratico e capogruppo in commissione Cultura.
“Purtroppo – sottolinea l’esponente dem – con risultati molto limitati, perché la maggioranza continua a sottrarsi al confronto su temi centrali come quello dell’istruzione. Il governo preferisce imboccare la strada più facile degli slogan o degli interventi annunciati a mezzo stampa, invece di costruire soluzioni strutturali. Lo vediamo anche nelle dichiarazioni più recenti del ministro Valditara di fronte a fatti gravi e drammatici: si insiste su risposte esclusivamente penalistiche, quando servirebbe invece una strategia educativa di lungo periodo, fondata sulla prevenzione”.
“La scuola – conclude Manzi – non può essere lasciata sola. Serve un’alleanza forte tra scuola e famiglia, le due principali agenzie educative, per sostenere docenti, studenti e genitori che oggi si trovano spesso in difficoltà. Solo così si possono affrontare davvero le criticità del sistema educativo”.
D’Alfonso (Pd), incontri non in competizione con autorità giudiziaria ma finalizzati a innalzamento del quadro normativo
“La Commissione di inchiesta sul rischio idrogeologico non è in competizione con l’autorità giudiziaria ma ha come orizzonte l’innalzamento della qualità normativa sulla grande questione dell’impatto dei cambiamenti climatici, sull’uso del suolo ereditato e sul bisogno di copertura finanziaria e amministrativa per gestire seriamente le necessarie, ripetute e costanti attività di manutenzione”.
Lo dichiara Luciano D’Alfonso (Pd) Vicepresidente della Commissione d’Inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, sull’attuazione delle norme di prevenzione e sicurezza e sugli interventi di emergenza e di ricostruzione a seguito degli eventi calamitosi verificatisi dall’anno 2019, che sta svolgendo diversi sopralluoghi nei comuni dell’Emilia-Romagna. E che oggi nel pomeriggio, nella prefettura di Forlì, proseguirà il ciclo di audizioni con gli amministratori locali.
“L’esperienza dei sopralluoghi in Romagna, ieri e oggi - prosegue D’Alfonso - produce utilità se consente la raccolta di elementi oggettivi che vanno ad arricchire il patrimonio documentale in giacenza, realizzato dalle istituzioni territoriali e centrali competenti in materia di gestione di suolo e sottosuolo. Confronti emotivi, così come valutazioni personalissime, possono al massimo soggettivizzare la fotografia della realtà ma non irrobustire il bisogno di elementi oggettivi. L’Emilia-Romagna e le altre regioni del Sud attaccate, chi prima e chi dopo, dal rischio e dal pericolo idrogeologico, meritano dai diversi livelli dell’ordinamento statuale una condotta di assoluto profilo e contenuto istituzionale”.
“La risposta fornita oggi dal Ministero della Cultura è stata purtroppo parziale e poco soddisfacente. In Parlamento, il sottosegretario Mazzi ha cercato di difendere scelte che appaiono sempre più lontane dal rispetto delle norme vigenti. I regolamenti sono chiari: nei consigli di amministrazione dei musei devono essere nominate personalità di comprovata competenza e riconosciuta autorevolezza nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale. Quanto sta accadendo, invece, racconta tutt’altra storia. Il ministro Giuli continua a procedere con nomine che rispondono a logiche di appartenenza politica: candidati non eletti alle elezioni, dirigenti locali di partito, figure legate a Fratelli d’Italia senza specifici meriti nel settore. Una vera e propria occupazione che investe istituzioni culturali di primo piano, snaturandone il ruolo: dalla Reggia di Caserta, al Museo archeologico nazionale di Napoli, alla galleria dell’accademia di Firenze alle ville mediche l’elenco è ancora più lungo. I musei italiani non possono diventare terreno di spartizione politica. Sono presìdi di cultura, tutela e ricerca, e devono restare autonomi, credibili e indipendenti, nel pieno rispetto anche degli standard internazionali, a partire da quelli dell’Unesco. Aspettiamo - come annunciato oggi dal sottosegretario Mazzi- che le istituzioni coinvolte pubblichino i curricula dei soggetti nominati, resta un dato di fondo in ogni caso: la cultura non è e non può essere una casella da riempire, né uno strumento di consenso”. Così Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera
“I dati sulla crisi del commercio sono drammatici: in Italia chiudono quasi due attività ogni ora. Nel solo 2025 hanno cessato l’attività circa 17 mila negozi, pari a 46 al giorno. Di fronte a questa situazione il Governo Meloni non solo non è intervenuto con misure efficaci, ma ha anche bloccato le iniziative delle opposizioni, a partire dalla proposta di legge sui negozi di vicinato, ferma da anni a Montecitorio.
Si tratta di un provvedimento che prevede la semplificazione degli adempimenti fiscali per gli esercenti, incentivi per l’acquisto dei registratori di cassa e l’introduzione di un programma di rimborso che consentirebbe ai cittadini di ricevere fino a 200 euro l’anno sugli acquisti effettuati nei negozi fisici. La crisi del commercio è ormai strutturale e senza una reale volontà politica da parte della maggioranza non sarà possibile invertire la rotta”. Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Marco Simiani.
“I negozi - sottolinea il parlamentare dem - rappresentano l’anima del tessuto sociale e produttivo del paese, sia nei piccoli centri sia nelle grandi città. Non svolgono solo una funzione economica e occupazionale, ma costituiscono anche un presidio fondamentale per il territorio e per la vita delle comunità locali. Per questo chiediamo al Governo cosa intenda fare concretamente per fermare questa crisi. Nel frattempo sostenga la proposta del Partito Democratico presentata nell’ambito del Decreto Bollette, attualmente in discussione alla Camera, che punta a ridurre i costi energetici nei cosiddetti centri commerciali naturali". "L’allarme lanciato dalle associazioni di categoria attraverso i loro rapporti e i dati diffusi dimostra quanto sia urgente attivare provvedimenti straordinari a sostegno di uno dei pilastri storici, sociali ed economici del sistema produttivo italiano. Basta parole: servono fatti”, conclude Simiani.
"Il genocidio a Gaza e il processo di annessione illegale della Cisgiordania, hanno colpito duramente anche il diritto allo sport del popolo palestinese. E' quello che denuncia il rapporto The Impact of Israeli Aggression
On the Palestinian Sports Sector" che il presidente del Comitato olimpico palestinese Jibril Rajoub ha presentato in un'audizione al Comitato diritti umani della Camera che presiedo. E sulla base delle denunce del presidente Rajoub e del rapporto, ho scritto una lettera ai presidenti del Comitato Olimpico Internazionale, del Comitato Paralimpico Internazionale, della FIFA e dell’UEFA.
Dopo più di due anni di bombardamenti israeliani a Gaza e a seguito delle violenze dei coloni e dell’IDF in Cisgiordania, sono 684 gli atleti uccisi, e migliaia quelli feriti, appartenenti alle 34 federazioni e istituzioni sportive palestinesi. Stadi e infrastrutture di ogni disciplina sono stati irrimediabilmente lesi o distrutti per un danno quantificabile in milioni di dollari, e la ricostruzione richiederà molti anni.
Almeno nove club di calcio che fanno parte del campionato israeliano, sostenuti anche dalla FIFA e dalla UEFA, hanno sede nelle colonie illegali in Cisgiordania e in queste località la Federcalcio israeliana e il Comitato Olimpico israeliano organizzano competizioni sportive ufficiali. Perfino libertà di movimento degli atleti palestinesi è assolutamente limitata a causa di restrizioni imposte dalle autorità israeliane e questo incide sulla loro possibilità di allenarsi e di partecipare alle competizioni.
Alla luce di tutto questo, illustrato nella lettera pubblicata oggi integralmente sulle pagine di Tuttosport, chiediamo ai presidenti delle massime organizzazioni sportive internazionali di fare ogni sforzo, per quanto di loro competenza, perché il governo israeliano ponga fine alla politica di annientamento perfino della vita sportiva dei palestinesi. Chiediamo anche di valutare se ricorrano gli estremi per applicare allo Stato di Israele le stesse sanzioni già applicate ad altri Paesi per violazione dei principi della Carta Olimpica secondo i quali la pratica sportiva è un diritto umano fondamentale". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
«Il riordino del gioco pubblico su rete fisica rappresenta un passaggio decisivo per il futuro dell’intero comparto e deve essere affrontato con criteri di trasparenza, equilibrio e tutela dell’interesse pubblico».
Lo dichiarano i deputati del Pd, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera, e Virginio Merola, capogruppo della commissione Finanze, che hanno presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia e delle Finanze.
«Dopo la riforma del gioco online attuata – proseguono Vaccari e Merola – il governo è chiamato ora a dare attuazione alla seconda fase del riordino prevista dalla legge delega fiscale. Si tratta di una scelta che inciderà profondamente sull’assetto industriale della rete del gioco fisico e sulla distribuzione delle risorse fiscali generate dal settore».
I parlamentari dem sottolineano come il confronto istituzionale sia entrato in una fase particolarmente delicata: «Secondo le anticipazioni emerse nelle ultime settimane, il governo starebbe lavorando per chiudere entro marzo il confronto in Conferenza Unificata, passaggio necessario per procedere con il decreto legislativo. Al centro della discussione ci sono temi cruciali come il ruolo delle Regioni e degli enti locali, le distanze dai luoghi sensibili e la destinazione del gettito fiscale».
Vaccari e Merola evidenziano inoltre un altro nodo centrale della riforma: «Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe anche l’introduzione di una soglia massima del 34 per cento dei diritti detenibili da un singolo gruppo di concessionari, con riferimento ai nulla osta di esercizio delle slot. Si tratta di un parametro che rischia di determinare in modo significativo la concentrazione del mercato e quindi gli equilibri dell’intera filiera».
«Proprio per questo – aggiungono i deputati del Pd – abbiamo chiesto al governo di chiarire quali saranno i criteri quantitativi utilizzati per individuare i nuovi concessionari del gioco fisico e come verranno distribuiti i nulla osta di messa in esercizio tra gli operatori».
«È fondamentale sapere quanti nulla osta sono oggi nella disponibilità di ciascun concessionario, quanti apparecchi Awp fanno capo a ciascuno di essi e quale sia la ripartizione tra gestione diretta e indiretta. Solo con dati chiari e criteri trasparenti sarà possibile costruire un riordino equilibrato del settore, capace di garantire legalità, concorrenza e sostenibilità per le tante imprese che operano nella filiera».
"Se sul rigassificatore di Piombino il governo volesse forzare la mano, come peraltro già tentato con il Milleproroghe ed annunciato dal Ministro Pichetto Fratin, allora le compensazioni per il territorio, promesse e mai attuate, devono essere contestuali. Per questo motivo abbiamo presentato un emendamento al Decreto Bollette, attualmente in discussione a Montecitorio, affinché qualsiasi proroga venga obbligatoriamente affiancata dai benefici per i cittadini e le imprese locali. La destra non si azzardi a mantenere il rigassificatore penalizzando ancora una volta la popolazione": così i deputati Pd Marco Simiani, Emiliano Fossi, Simona Bonafè e Laura Boldrini.
"L'emendamento nello specifico contiene disposizioni per il rilancio economico, occupazionale, sociale, ambientale, infrastrutturale e culturale dell’area di Piombino (compresi i comuni del Golfo di Follonica) e la riduzione del prezzo dei costi dell’energia per gli utenti domestici e imprese del territorio. Gli interventi, per cui è previsto uno stanziamento complessivo di circa 870 milioni di euro, verranno definiti da un apposito accordo di programma fra Stato, Regione Toscana ed enti locali interessati e riguarderanno la messa in sicurezza del porto, la bonifica delle aree industriali presenti, lo sviluppo di impianti di fonti rinnovabili, l’ammodernamento delle infrastrutture viarie, la valorizzazione delle aree archeologiche della zona e la realizzazione di un gasdotto per metanizzare l’Isola d’Elba. Altre misure specifiche riguardano la promozione di nuovi investimenti nell’area portuale, con particolare riferimento alla banchina Metinvest, ed ulteriori stanziamenti per la reindustrializzazione per l’area di crisi industriale complessa di Piombino. Il provvedimento prevede inoltre che per imprese e cittadini del comune di Piombino sia concessa una riduzione del 50 per cento dei costi energetici”.
“Parlo come parlamentare, ma soprattutto come cittadina di Taranto e come madre. La città è costretta da decenni a vivere un conflitto innaturale: quello tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Il costo umano è stato altissimo: 11 morti sul lavoro negli ultimi dodici anni, l'ultimo dei quali lo scorso 2 marzo. A questo si aggiunge l'allarme dello studio Sentieri, che certifica un eccesso di malattie infantili legato all'inquinamento, trasformando il futuro dei bambini in una promessa fragile”.
Così la deputata democratica, Francesca Viggiano, intervenendo in Aula nella discussione sull'interpellanza urgente per l’ex Ilva ha che riportato al centro il dramma di Taranto, Genova e Novi Ligure.
L'interpellanza denuncia la mancanza di visione strategica da parte del governo. A preoccupare le recenti ammissioni del ministro della Giustizia, che ha dichiarato di non conoscere il provvedimento del Tribunale di Milano che dispone la chiusura dell'area a caldo a partire dal 24 agosto 2026.
"Se un membro del Consiglio dei Ministri - aggiunge Viggiano - non ha contezza di un atto che potrebbe fermare il più grande stabilimento siderurgico d’Europa, significa che il Governo non ha una strategia".
Anche l'ipotesi di vendita al fondo statunitense Flacks Group viene accolta con estrema cautela. “Mancano - spiega la deputata dem - un piano industriale dettagliato, impegni vincolanti sulla decarbonizzazione e garanzie per gli 8.500 lavoratori”.
Nell’interpellanza si chiedono risposte immediate su fatti precisi. Le nubi rosse sui quartieri: Chiarimenti urgenti sulle emissioni anomale registrate tra il 20 e il 22 febbraio 2026. La cassa integrazione: Soluzioni per i 4.450 lavoratori (di cui 3.800 a Taranto) che vivono in una "sospensione della vita" lunga dodici mesi. I debiti verso l'indotto: Interventi per sanare il trattamento discriminatorio verso le imprese creditrici locali.
"Nessuna strategia industriale - conclude Viggiano - potrà mai giustificare un'altra morte. Se lo Stato deve intervenire, deve farlo per proteggere i cittadini e non per socializzare i costi e privatizzare i profitti. Perché l'obiettivo non può più essere solo produrre acciaio, ma rendere la produzione finalmente compatibile con la vita”.
“Si è svolto oggi, nella Sala Berlinguer presso gli uffici del Gruppo PD alla Camera dei Deputati, un incontro di ascolto e confronto con le principali rappresentanze di categoria e dei lavoratori del cluster portuale, insieme ad amministratori locali delle città portuali, dedicato alla riforma della governance dei porti approvata dal Consiglio dei Ministri nel dicembre 2025 e che prefigura la creazione della società Porti S.p.A. L’incontro ha registrato una partecipazione ampia e qualificata. Nel corso degli interventi sono emerse diverse criticità rispetto alla riforma, a partire dal metodo adottato, caratterizzato dal mancato coinvolgimento delle parti interessate nella fase di elaborazione del provvedimento. Numerosi contributi hanno inoltre evidenziato questioni di merito, tra cui il rischio di uno svuotamento delle Autorità di Sistema Portuale di risorse economiche e umane, con possibili ricadute sulla loro capacità di sostenere i costi di funzionamento della futura Porti S.p.A. e di garantire l’efficacia della governance portuale. Al di là del percorso della riforma, attualmente in stallo in attesa dello sblocco da parte della Ragioneria dello Stato, restano aperte diverse questioni su cui il sistema portuale attende risposte concrete: dalla semplificazione e dalla chiara definizione dei rapporti di governance, al tema dei dragaggi, fino allo sblocco di alcune richieste legate al lavoro portuale, come il fondo di incentivo all’esodo, mantenendo fermo il principio di un mercato regolato. È emersa inoltre con forza l’esigenza di un sostegno reale alla rete dell’intermodalità e alle infrastrutture dell’ultimo miglio, non limitato alle sole aree strettamente portuali. A tre anni dalla risoluzione sulla portualità presentata in Parlamento e a fronte dell’annuncio di una riforma che rischia di non concretizzarsi mai, mancano ancora risposte puntuali alle questioni che il sistema pone da troppo tempo. A questo quadro si aggiunge la complessa situazione internazionale che, se dovesse protrarsi, richiederà interventi di sostegno e politiche mirate per garantire stabilità e competitività al sistema portuale nazionale. Il Partito Democratico si attiverà nelle Commissioni competenti e in Parlamento con proposte puntuali sui diversi temi emersi, sollecitando il Governo a fornire risposte concrete a un settore strategico per l’economia e lo sviluppo dell’intero Paese”.
“È inaccettabile che migliaia di famiglie con persone con disabilità gravissima siano ostaggio dell’inefficienza di questo Governo. I ritardi sistematici nell’erogazione dei fondi nazionali relativi a gennaio 2026 stanno spingendo Regioni e Comuni verso un baratro finanziario, costringendoli ad anticipazioni milionarie per non sospendere i servizi. La destra, dopo aver ridotto le risorse nella Legge di Bilancio attraverso accorpamenti confusi, sta ora strangolando gli enti locali: la dignità delle persone non autosufficienti e la continuità dell'assistenza domiciliare non possono essere merce di scambio per i bilanci statali.
“Il grido d’allarme della Conferenza delle Regioni è un ultimatum: da marzo il rischio di interruzione delle prestazioni sociali per i più fragili diventerà realtà se il Ministro della Famiglia e il MEF non sbloccheranno immediatamente i trasferimenti. Non permetteremo che si faccia cassa sulla pelle di chi vive condizioni di estrema difficoltà. Chiediamo misure strutturali che garantiscano certezza e tempestività nelle risorse, sottraendo i diritti essenziali a questa perenne e spietata incertezza amministrativa. Il Partito Democratico non farà un passo indietro finché non sarà ripristinata la sicurezza sociale per ogni famiglia colpita.”
Così Simona Bonafè, Ilenia Malavasi e Marco Simiani, che hanno presentato un’ interrogazione ai ministri della Famiglia e dell’Economia.
“Questo ennesimo decreto Sicurezza non affronta i problemi reali del Paese e non dà alcuna risposta concreta alle legittime richieste dei cittadini e dei territori. Sono misure esclusivamente propagandistiche, pensate per strizzare l’occhio a chi è allergico al dissenso. La verità è che al di là degli annunci di Meloni, Salvini e Piantedosi, non esiste alcun piano straordinario di assunzioni nelle forze di polizia né un rafforzamento strutturale degli organici. Il risultato è paradossale: da quando la destra è al governo, ogni anno perdiamo almeno mille agenti della Polizia a causa dei pensionamenti, di una gestione inefficace del turn over e della mancanza di investimenti nelle scuole di Polizia”.
Lo dichiara Matteo Mauri, deputato e responsabile Sicurezza del Partito Democratico. “Le misure messe in campo sono gravemente insufficienti e non sono in grado di rimediare ai drammatici tagli che le manovre del governo hanno apportato alle politiche sociali dei Comuni. Sindaci e amministratori locali denunciano una progressiva riduzione di fondi e dei presìdi di sicurezza, mentre agli uomini e alle donne in divisa si chiedono sempre più compiti senza garantire adeguate assunzioni, mezzi, risorse economiche e valorizzazione salariale. Non si può continuare a pretendere di più da chi ogni giorno garantisce la sicurezza del Paese senza investire davvero sulle risorse umane e materiali necessarie. La sicurezza non si costruisce con la propaganda, ma con scelte strutturali, programmazione e investimenti seri” conclude Mauri.
“Qual è la valutazione sull’affidabilità industriale, finanziaria e ambientale del soggetto acquirente Flacks Group e quali sono le condizioni a tutela dell’interesse pubblico in caso di ingresso dello Stato nel capitale? Quali tutele ambientali e sanitarie vengono assicurate a cittadini e lavoratori? Come si intende garantire la piena tutela dei livelli occupazionali con prospettive di lavoro stabili e dignitose? Come si vogliono tutelare le imprese creditrici e l’intero indotto? Non si ritiene necessario garantire la massima trasparenza sull’intera operazione di cessione degli stabilimenti ex Ilva di Taranto, Genova, e Novi Ligure, assicurando il coinvolgimento delle istituzioni territoriali, delle parti sociali e delle comunità locali, e salvaguardando l’unitarietà industriale del gruppo, ora Acciaierie d’Italia?”.
Sono le domande contenute nell’interpellanza parlamentare al ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica e al ministro delle Imprese e del Made in Italy firmata dalle deputate e dai deputati, Francesca Viggiano, Federico Fornaro, Valentina Ghio e Albero Pandolfo.
“E’ necessario avviare con urgenza - scrivono i parlamentari dem - un confronto istituzionale strutturato e calendarizzato con Flacks Group al fine di acquisire e rendere pubblici: il piano industriale dettagliato; il piano occupazionale e le garanzie per i lavoratori diretti e dell’indotto; il piano ambientale, il piano vincolante di eliminazione delle fonti fossili e di bonifica del sito; il cronoprogramma degli investimenti e le relative coperture finanziarie”.
"La possibile firma del preliminare di vendita di Liberty Magona al gruppo svizzero Trasteel rappresenta un passaggio significativo, ma adesso non va perso altro tempo. Parliamo di uno stabilimento strategico per Piombino e di oltre 500 lavoratori che attendono certezze dopo mesi di incertezza e preoccupazione”.
Così Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente alla Camera, a margine della riunione al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
“È fondamentale che il governo segua questa fase con la massima serietà e responsabilità, vigilando affinché la firma del preliminare si traduca rapidamente in un percorso concreto, trasparente e credibile. Servono garanzie chiare sulla continuità produttiva, sugli investimenti e sulla piena tutela di tutti i livelli occupazionali. Piombino e il suo polo siderurgico non possono più essere ostaggio di ritardi e incertezze. Il rilancio industriale deve diventare una priorità nazionale, accompagnato da un monitoraggio costante del Ministero e da un confronto continuo con le parti sociali e le istituzioni locali": conclude.
“Morti, feriti, animali domestici uccisi. La stagione venatoria appena conclusa ha lasciato dietro di sé una scia di episodi drammatici che non possono essere ignorati. Chiediamo al governo trasparenza e dati certificati anche ai fini della adeguatezza delle misure di prevenzione adottate con norme e regolamenti e conseguente copertura dei rischi nei contratti delle società assicuratrici”. Lo dichiara la deputata del Pd, Eleonora Evi, prima firmataria di una interrogazione al Governo, firmata anche dai deputati del PD Mauri, Roggiani, Prestipino e Barbagallo.
“Gli episodi di cronaca si moltiplicano. I fatti dei Nebrodi, così come tanti altri incidenti riportati dalle cronache locali e nazionali, dimostrano che il tema della sicurezza nelle aree rurali non può più essere rimandato. I cittadini, i cacciatori stessi, meritano risposte chiare”, aggiunge Evi.
“Chiediamo al Governo di richiedere all’IVASS – Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni – una comunicazione dettagliata al Parlamento sui dati relativi all’assicurazione obbligatoria connessa alla caccia: numero e ammontare degli indennizzi liquidati, modalità di verifica dell'adempimento, distinzione tra polizze collettive delle associazioni venatorie e contratti individuali. Si chiede inoltre che siano resi disponibili dati disaggregati su morti, feriti, danni a cose e animali d’affezione uccisi o feriti, suddivisi per tipologia di caccia e per regione. Solo con dati certi si possono costruire politiche efficaci per la sicurezza di tutti.
Vorremmo sapere quali iniziative concrete il Governo intenda adottare per rafforzare la sicurezza nelle campagne italiane alla luce dei dati acquisiti”, conclude la dem.