Dichiarazione di Silvio Lai, deputato pd
Ritardi gravi e ingiustificabili stanno bloccando l’attuazione del Piano nazionale di riqualificazione dei piccoli Comuni. Lo afferma Silvio Lai, deputato Dem, annunciando un’interrogazione ai Ministri dell’Interno, dell’Economia e al Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare.
Il piano, con bando del 2023 e graduatoria approvata con DPCM del 2 agosto 2024, sostiene interventi di messa in sicurezza, rigenerazione urbana e potenziamento dei servizi nelle aree più fragili del Paese. Nonostante la conclusione delle istruttorie, non è stato ancora adottato il decreto attuativo del Viminale necessario per sottoscrivere le convenzioni e trasferire le risorse ai Comuni.
Gli enti locali si trovano così in un limbo amministrativo, senza tempi certi, senza risorse e senza garanzie sulla conferma della graduatoria dei beneficiari, mentre circolano voci su possibili tagli. Una situazione allarmante che sta paralizzando la programmazione dei territori e rischia di far saltare interventi fondamentali per sicurezza e servizi essenziali.
Il Governo chiarisca immediatamente chi o cosa sta bloccando il procedimento, si assuma le proprie responsabilità e sblocchi senza ulteriori rinvii un piano atteso da due anni, perché l’inerzia amministrativa non può ricadere ancora una volta sui Comuni più fragili del Paese.
La maggioranza rischia di creare ulteriore confusione ed incertezza sulle concessioni balneari all'interno del Milleproroghe. Siamo ancora in attesa che il Governo emani il decreto attuativo per fornire direttive ai Comuni sulle quali fare i bandi. Siamo in attesa di norme chiare sugli eventuali indennizzi ai concessionari uscenti, così come sull'aggiornamento dei canoni demaniali. Invece di occuparsi di queste urgenze, evitando lasciare amministratori locali ed operatori del settore in una situazione di caos e rischi, dal centro destra spunta all'improvviso emendamento nel Milleproroghe volto a rinviare praticamente sine die, facendo riferimento alle procedure di infrazione di Grecia e Spagna, i termini per il rinnovo delle concessioni demaniali che sono asservite alle strutture turistico ricettive. Una proposta cervellotica e contorta, peraltro anche discriminatoria rispetto ad altre concessioni demaniali, che rischia di essere oggetto di ennesima censura per violazione della normativa europea, scaricando ancora una volta responsabilità sui Comuni e alimentando false aspettative che non aiutano, ma danneggiano un settore che rappresenta il 30% del Pil turistico italiano, e oggi più che mai ha bisogno di certezze, non di promesse vuote puntualmente disattese.
Cosi Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione Affari europei.
“In Sicilia il governo continua a perdere tempo mentre famiglie, imprese e amministrazioni locali affrontano una situazione drammatica senza risposte adeguate. Di fronte a un’emergenza gravissima con 2 miliardi di danni a causa del ciclone Harry, è surreale che l'unica priorità di questo esecutivo resti il Ponte sullo Stretto. L'assenza del Ministro Musumeci in Aula durante il Question Time è l'ennesimo schiaffo a un Mezzogiorno che chiede risposte e non passerelle. Persino i rappresentanti locali del centrodestra hanno ammesso, con un atto politico inequivocabile, che quelle risorse vanno dirottate subito sulla messa in sicurezza del territorio e sulla ricostruzione delle infrastrutture devastate. Meloni invece visita dall'alto i territori ma resta immobile, limitandosi a interventi del tutto insufficienti, che confermano peraltro un dato politico chiaro: questo è il governo più antimeridionalista che la Repubblica abbia conosciuto. Da mesi assistiamo a una scelta precisa di penalizzazione del Sud, fatta di tagli, rinvii e promesse mancate”.
“La Premier Meloni non può continuare a nascondersi dietro alibi o scaricabarile. La responsabilità politica è sua e del centro destra. Governano da anni la Regione Sicilia e i risultati della mancata attenzione al territorio sono sotto gli occhi di tutti. Sono stati sprecati i soldi del dissesto oltre ai tagli nazionali sugli FSC, e sulle infrastrutture e investimenti al Sud. Il Partito Democratico ha avanzato proposte concrete e praticabili: destinare parte delle risorse oggi bloccate sul Ponte agli interventi urgenti in Sicilia e procedere immediatamente con il blocco dei contributi e il differimento delle scadenze fiscali per le imprese e i cittadini coinvolti. Serve un cambio di rotta immediato, perché non si può chiedere ai siciliani di aspettare ancora mentre il governo continua a voltarsi dall’altra parte. Il Sud non può continuare ad essere trattato come una periferia dimenticata”. Così Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Pd della Campania.
“Invece che intervenire quotidianamente su tutto ciò che non è di sua competenza, il Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Matteo Salvini dica una volta per tutte quando intenda adempiere al decreto legge 131 del 16 settembre 2024 che imponeva al Governo di emanare entro il marzo 2025 il decreto attuativo per dare direttive e normative certe ai Comuni sulle quali fare i bandi per le concessioni balneari. Senza decreto è totale caos e i Comuni sono nell’impossibilità di indire i bandi senza incorrere in ricorsi e conseguenze pesanti. E’ trascorso un altro anno dall’ultima scadenza ignorata dall’esecutivo Meloni, che in quasi quattro anni ha riservato al settore balneare, un comparto che rappresenta il 30% del Pil turistico italiano, solamente promesse vuote mai mantenute”. Così il deputato del Partito Democratico Andrea Gnassi, che ha presentato una nuova interrogazione allo stesso ministro Salvini.
“Mentre i Comuni sono stati ripetutamente sollecitati ad ottemperare alle previsioni normative sia da parte della Corte dei Conti, sia da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, l’atteso decreto non è stato ancora adottato, nonostante Salvini abbia più volte garantito la sua adozione e continui a fare solo improbabili annunci.
Chiediamo una volta per tutte al Governo di fare chiarezza, di emanare il Decreto e di convocare un tavolo con enti locali e Regioni per capire come il nostro Paese possa uscire da questa situazione creata con totale insipienza e disinteresse e rilanciare il turismo balneare”, conclude Gnassi.
«La dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per i territori colpiti dal ciclone “Harry” è un atto necessario e dovuto. Siamo stati i primi a chiederlo, ma la dotazione iniziale di 100 milioni di euro complessivi è palesemente insufficiente rispetto all’entità dei danni che stanno emergendo in Sardegna, Sicilia e Calabria».
Lo dichiara Silvio Lai, deputato e segretario regionale del Partito Democratico della Sardegna.
«Le ricognizioni in corso da parte dei Comuni e delle strutture di Protezione civile restituiscono un quadro molto più grave di quanto coperto dalle risorse finora stanziate - se ne sarà reso conto anche il ministro Musumeci - : infrastrutture stradali e idrauliche danneggiate, opere di difesa costiera compromesse, abitazioni e attività produttive colpite, con conseguenze rilevanti anche sul piano sociale ed economico. Per la sola Sardegna è realistico prevedere un fabbisogno nell’ordine di diverse decine di milioni di euro, destinato a crescere con il consolidarsi delle stime».
«Per questo – prosegue Lai – il Governo deve integrare rapidamente le risorse nazionali e, parallelamente, attivare senza indugi gli strumenti europei previsti per le grandi calamità naturali, come indicato anche dall’europarlamentare Giuseppe Lupo. A partire dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea, che consente di sostenere gli interventi di emergenza e il ripristino delle infrastrutture essenziali, e dal regolamento RESTORE, che permette una riprogrammazione flessibile dei fondi europei per la ricostruzione e l’assistenza alle comunità colpite».
«RESTORE è uno strumento che è scaduto il 31 dicembre 2025 ma che può e deve essere immediatamente prorogato e riattivato, su richiesta del Governo italiano alla Commissione europea. Non si tratta di nuove risorse, ma di fondi già disponibili che rischiano di andare perduti e che possono invece essere rapidamente riprogrammati a favore dei territori colpiti».
«I nostri territori stanno pagando un prezzo altissimo agli eventi climatici estremi: una risposta sottodimensionata finirebbe per scaricare i costi dell’emergenza su amministrazioni locali, imprese e famiglie, aggravando ulteriormente una situazione già critica».
«Ho depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo tempi certi sull’integrazione delle risorse, criteri trasparenti di riparto e l’attivazione immediata del canale europeo. Bene l’emergenza, ora serve la ricostruzione: adeguata, coordinata e all’altezza della gravità degli eventi».
“Chiediamo alla presidenza della commissione Ambiente della Camera che vengano auditi tutti i sindaci dei comuni colpiti dal maltempo.
Riteniamo la risposta del governo di ieri in cdm del tutto insufficiente. Per questo vogliamo ascoltare direttamente gli amministratori locali per capire realmente l’entità del danno e trovare delle soluzioni possibili”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati Pd della commissione Ambiente della Camera unitamente ai deputati Pd eletti nelle regioni colpite dall’uragano Harry, Sardegna, Sicilia, Basilicata e Calabria, che hanno scritto una lettera alla presidenza della commissione Ambiente per chiedere l’audizione di tutti i sindaci e amministratori locali delle regioni colpite dall’uragano Harry.
“In Italia l’emergenza delle persone senza dimora non può più essere affrontata con interventi episodici e soluzioni tampone, soprattutto nei mesi invernali, quando il rischio per la vita è concreto. Per questi motivi abbiamo presentato una proposta di legge per istituire il Fondo nazionale per l’accoglienza abitativa delle persone senza dimora, uno strumento strutturale che consenta ai Comuni, in collaborazione con il Terzo Settore, di garantire soluzioni abitative dignitose, stabili e sicure.
Parliamo di oltre 96 mila persone senza dimora, secondo i dati Istat: un numero in costante crescita che nasconde situazioni di fragilità estrema, aggravate dall’aumento del costo della vita, dalla crisi abitativa e dalla mancanza di politiche pubbliche adeguate. Le 414 morti registrate nel 2025 tra chi vive in strada rappresentano una sconfitta collettiva che non può essere ignorata”. Lo dichiarano i deputati Pd Marco Simiani e Ilenia Malavasi.
“Questa proposta nasce anche dall’ascolto dei territori e da quanto sta accadendo in molte città italiane, dove l’assenza di una programmazione nazionale e i numerosi tagli al sociale del Governo Meloni rischiano di scaricare, sui comuni e sulle associazioni di volontariato responsabilità che sono invece pubbliche, a partire dalla gestione dei dormitori e dei servizi essenziali. Il volontariato svolge un ruolo straordinario e insostituibile, ma non può sostituirsi allo Stato e agli enti locali.
Con il Fondo nazionale vogliamo superare la logica dell’‘emergenza freddo’ e investire su modelli efficaci come l’Housing First, che riducono i costi sociali, migliorano la salute delle persone e favoriscono percorsi di autonomia. Garantire un tetto e un adeguato accompagnamento sociale non è solo una scelta di civiltà, ma un investimento giusto e necessario per la coesione sociale del paese: concludono Simiani e Malavasi.
“La scelta del Governo Meloni e della maggioranza di respingere l’ordine del giorno che chiedeva di riconoscere alla Via Francigena un ruolo strategico nell’attuazione della Legge sui Cammini d’Italia è francamente incomprensibile. Una decisione che sorprende, perché riguarda uno dei cammini più antichi e rilevanti d’Europa, riconosciuto dal Consiglio d’Europa e capace di generare benefici concreti in termini di turismo sostenibile, mobilità dolce e valorizzazione dei territori attraversati”. Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato Dem e segretario Pd della Toscana.
“A pagare il prezzo di questa scelta sono soprattutto le realtà locali che da anni investono con serietà e visione. Regioni come la Toscana hanno già destinato risorse significative alla tutela e alla valorizzazione della Via Francigena, trasformandola in un autentico volano di sviluppo sostenibile per borghi e aree interne. Ignorare questo lavoro e rinunciare a un coordinamento nazionale stabile significa disperdere energie, indebolire le politiche pubbliche e perdere un’occasione importante per rafforzare l’accesso a risorse nazionali ed europee. Continuerò a impegnarmi affinché la Via Francigena ottenga il riconoscimento e il sostegno che merita, nell’interesse dei territori e delle comunità coinvolte”, conclude Fossi.
Senza piano straordinario assunzioni polizia dl sarà nuovo fallimento
“Per coprire i propri fallimenti, Meloni, Piantedosi, Salvini e tutto il centrodestra stanno mettendo in atto un cinico scaricabarile della paura”. Lo dichiara Andrea Gnassi, deputato del Partito Democratico. “Sulla sicurezza la destra ha fatto la campagna elettorale e il Governo propaganda quotidiana. Oggi, dopo 4 anni di Governo Meloni parlano i fatti. Reati, paura, città lasciate sole. Oggi che sono i fatti che parlano di un bilancio fallimentare. Le assunzioni nelle forze di polizia sbandierate dal Ministro dell’Interno e dalla Presidente del Consiglio non riescono nemmeno a coprire il turnover. Nei territori lo Stato arretra: meno agenti, meno presidi, meno controllo” prosegue Gnassi, evidenziando: “Nelle grandi città come nelle medie, nelle aree interne diminuisce la presenza delle forze dell’ordine mentre aumentano i reati, crescono furti, rapine e aggressioni. Questa è la realtà, non la propaganda. E per coprire ciò si alimenta paura, si fa l’ammuina di inventare nuovi reati e nuove aggravanti, ma nel contempo i reati stessi aumentano e si scaricano le responsabilità sugli amministratori locali. Mettessero più forze di polizia in strada, adeguassero stipendi da fame, mettessero risorse in tecnologia per la video sorveglianza. La sicurezza non si costruisce con i titoli di giornale o con norme bandiera. Si costruisce con più uomini e donne in divisa, con un piano straordinario di assunzioni, con risorse e mezzi adeguati. Senza questo piano, ogni nuovo provvedimento annunciato dal Governo – incluso quello atteso al prossimo Consiglio dei Ministri – è destinato a essere l’ennesimo fallimento”.
Nel corso della discussione alla Camera sul provvedimento dedicato ai Cammini d’Italia, la deputata del PD Giovanna Iacono, ha annunciato il voto favorevole del proprio gruppo parlamentare, sottolineando al tempo stesso la necessità di miglioramenti e di una vigilanza attenta nella fase attuativa.
“Il testo non è privo di criticità e poteva essere migliorato – in particolare sul coinvolgimento sostanziale delle Regioni, sugli strumenti di concertazione e sulla programmazione finanziaria di lungo periodo – ma abbiamo scelto di guardare al merito, non alle appartenenze”, ha dichiarato. “Per questo esprimiamo un voto favorevole, con spirito costruttivo”.
La legge riconosce i cammini come infrastruttura culturale e sociale del Paese: reti leggere che collegano comunità, valorizzano borghi e aree interne, contrastano lo spopolamento e promuovono un modello di turismo sostenibile fondato sulla lentezza e sulla qualità dell’esperienza.
Particolare attenzione è stata dedicata ai temi della tutela ambientale, del paesaggio, della mobilità dolce e dell’accessibilità, affinché la fruizione della cultura e della bellezza sia un diritto di tutte e di tutti.
Nel suo intervento è stato richiamato l’esempio dei cammini siciliani già censiti a livello nazionale – dalla Magna Via Francigena alla Via Francigena Normanna e all’Itinerarium Rosaliae – come buone pratiche capaci di generare economie locali sostenibili, nuova occupazione e un racconto nuovo e autentico dei territori.
“Riteniamo positiva l’istituzione della banca dati nazionale dei cammini e sugli strumenti di coordinamento previsti dalla legge, pur con l’avvertenza che non dovranno trasformarsi in strutture burocratiche centralizzate, e che vada garantito un reale protagonismo delle autonomie territoriali.”
“Il nostro sostegno c’è – ha concluso - ma vigileremo sull’attuazione della legge e sul rispetto delle competenze territoriali. Riteniamo che questo provvedimento vada nella direzione giusta: un’Italia che cresce valorizzando il suo patrimonio diffuso, i suoi territori, la sua storia e le sue comunità.”
“La provincia di Agrigento è stata duramente colpita dal ciclone Harry, che nelle ultime ore ha provocato ingenti danni, paura e pesanti disagi per le cittadine e i cittadini, le imprese e le amministrazioni locali. Litorale devastato, strade allagate o interrotte, campagne distrutte, edifici pubblici e privati danneggiati: un colpo durissimo per un territorio già segnato da fragilità strutturali e che fonda gran parte della propria economia sull’agricoltura e sul lavoro stagionale. Da deputata agrigentina sento il dovere di essere al fianco della mia comunità. Ho già avviato le necessarie interlocuzioni istituzionali affinché venga riconosciuto lo stato di calamità naturale e siano attivati ristori rapidi e adeguati per famiglie e imprese colpite”.
Così la deputata dem, Giovanna Iacono, esprimendo il proprio ringraziamento a Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine e volontari impegnati senza sosta per garantire sicurezza e assistenza alla popolazione.
“Ora - ha aggiunto - è il tempo della concretezza. La provincia di Agrigento non può essere lasciata sola. Servono interventi immediati, ma anche una strategia seria di prevenzione e messa in sicurezza del territorio, perché eventi estremi come questo non possono più essere considerati eccezionali. La situazione - ha concluso - continuerà a essere seguita passo dopo passo nelle sedi istituzionali competenti, per garantire risposte rapide e adeguate al territorio”.
“Discutiamo dell’ennesimo decreto-legge sull’ex Ilva, il quarto del solo 2025, che ancora una volta non può essere separato da ciò che accade fuori da quest’Aula”. Così Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive, annunciando il no del Partito Democratico al decreto sulla continuità operativa degli stabilimenti.
L’esponente dem ha ricordato la morte del lavoratore Claudio Salamida, di 47 anni, avvenuta pochi giorni fa nello stabilimento di Taranto. “Una tragedia che impone rispetto, responsabilità e verità. Alla famiglia va il nostro cordoglio, ai lavoratori e alle lavoratrici il nostro sostegno, così come alle organizzazioni sindacali che hanno scioperato”.
“La sicurezza sul lavoro – ha proseguito il deputato Pd - non è una variabile negoziabile, soprattutto in uno stabilimento che da anni vive in condizioni di precarietà produttiva, manutentiva e gestionale. I nostri emendamenti presentati per rafforzare la sicurezza degli impianti, la manutenzione e un vero piano di emergenza, sono stati tutti respinti dal governo e dalla maggioranza. In tre anni di gestione Meloni non è stata costruita alcuna strategia industriale credibile. La produzione è ai minimi storici, l’azienda perde milioni di euro al giorno, migliaia di lavoratori sono sospesi tra lavoro e cassa integrazione e l’indotto è allo stremo”.
“Questo decreto – ha concluso Pandolfo - non apre una prospettiva e non disegna un futuro: stanzia risorse pubbliche e proroga misure temporanee senza un piano industriale, senza una strategia di decarbonizzazione, senza garanzie occupazionali e senza risposte sul futuro ambientale e sanitario dei territori. Si rinvia ancora, si prende tempo. Ma il tempo per l’ex Ilva è finito da anni”. Per queste ragioni il voto del Partito Democratico è contrario, dalla parte dei lavoratori, delle comunità locali e di un futuro industriale che non può essere affidato all’improvvisazione”.
“Dopo la firma in Paraguay tra la Commissione europea e i quattro Paesi del Mercosur, il Parlamento europeo e i trentuno Parlamenti nazionali sono chiamati a un grande atto di responsabilità e lungimiranza, in coerenza con quanto già approvato dal Consiglio europeo e dall’omologo organismo del Mercosur”. Lo afferma Fabio Porta, deputato del Partito Democratico, sottolineando che “sarebbe grave oltre che miope se nei prossimi giorni e nelle prossime settimane le assemblee legislative ponessero ulteriori freni, approvando mozioni dilatorie o esigendo nuove condizioni da un accordo che, dopo venticinque anni di trattative, ha prodotto un documento finale che prevede clausole di reciprocità e tutele che ampliano in maniera significativa l’attuale quadro di garanzie, tanto per i consumatori quanto per i produttori”.
“L’Italia – conclude Porta – Paese maggiormente beneficiario dell’accordo e con il maggior numero di prodotti tipici tutelati, ben 57, deve essere in prima fila nel condurre a termine questa ultima tappa del processo. Le posizioni di quei partiti che, all’indomani di questa firma storica, prendono le distanze per interessi localistici, inseguendo peraltro plateali fake news, non solo minano la credibilità dell’Italia e dell’Europa, ma contrastano direttamente con gli interessi nazionali e con il rafforzamento di un’area politica ed economica strategica, fondamentale per un nuovo equilibrio mondiale all’insegna della democrazia e del multilateralismo”.
“Il Pnrr doveva essere il motore della ripresa e invece, per colpa di un governo assente e inconcludente, rischia di trasformarsi in un enorme spreco di risorse e di occasioni mancate. In Toscana migliaia di cantieri sono appesi a ritardi che non dipendono dagli enti locali, ma dall’assenza di risposte e di strumenti adeguati da parte dell’esecutivo. È inaccettabile che, mentre Comuni e territori fanno i conti con fallimenti di imprese, aumento dei costi e carenza di manodopera, il governo continui a scaricare responsabilità invece di intervenire”. Lo dichiara il deputato Dem e segretario Pd della Toscana Emiliano Fossi dopo aver depositato una interrogazione a Montecitorio.
“Con oltre 21.000 progetti finanziati per circa 12 miliardi di euro, la Toscana rappresenta una parte rilevante dell’attuazione del Pnrr. I dati della Corte dei conti indicano ritardi significativi e una percentuale di completamento ancora limitata per le opere in scadenza nel 2024. Con l’interrogazione presentata chiedo al governo di fornire un quadro aggiornato dell’avanzamento dei progetti e di indicare le iniziative necessarie, anche in sede europea, per evitare il rischio di perdita delle risorse”, conclude Fossi.
“Chi governa risolve i problemi, non li crea. Il deputato di FdI Giovine forse non si è reso conto che il suo partito è al governo e che questo comporta delle responsabilità. Farebbe sorridere se non fosse tragica l’incapacità di gestire una partita così importante, da parte di una destra che governa sia a Bolzano che in Veneto e a palazzo Chigi e riesce a combinare un pasticcio simile. L’assessore di FDI ha emesso un bando a Bolzano, che è stato impugnato dall’assessore di Fdi in Veneto e contemporaneamente il ministro di fratelli d’Italia ha dichiarato l’interesse nazionale di quel sito produttivo. Un pasticcio sulla quale potrebbero solo tacere, ma non sapendo come uscirne “buttano la palla in tribuna”. Le parlamentari del partito democratico della regione Trentino Alto Adige, Ferrari e del Veneto, Filippin, sanno perfettamente di che cosa si sta parlando, così come sanno che non è istituito nessun tavolo permanente, come hanno chiesto oggi senza ricevere risposta, ma che ci sono stati due incontri nell’autunno scorso e cui è seguito un lungo silenzio da parte del Ministro, che, sollecitato a dire come intenda scongiurare la chiusura o la delocalizzazione di un’attività produttiva da cui dipendono così tanti posti di lavoro, non ha saputo dare alcuna risposta. A fronte della nuova fase che si apre con il bando deserto, nessun impegno. Forse è stato l’imbarazzo della figuraccia che ha fatto il suo partito a spingere l’onorevole Giovine ad attaccare il partito democratico che a suo dire non si sarebbe mai occupato di questa vicenda. Se vuole, possiamo inviargli le fotografie accanto agli operai e ai sindacati nei volantinaggi, nelle manifestazioni e nei cortei come l’ultimo di lunedì scorso a Bolzano. Perché quando si sta all’opposizione si può solo stare accanto ai lavoratori manifestando la solidarietà e interrogando e sollecitando chi governa, a cui spetterebbe invece il compito di risolvere i problemi anziché di crearli, se ne è capace.