"La recente ondata di maltempo che sta colpendo duramente la Calabria, con piogge torrenziali, esondazioni di fiumi come il Crati, frane, allagamenti, mareggiate sulle coste tirreniche e interventi straordinari dei vigili del fuoco, evidenzia ancora una volta la fragilità idrogeologica del Sud e l’assenza di una strategia efficace di prevenzione e tutela del territorio. In molte aree della regione sono state registrate criticità significative, con danni ad infrastrutture, minaccia alla ferrovia nel Cosentino e attività di difesa del patrimonio storico come il Parco archeologico di Sibari, mentre le autorità locali e la Protezione Civile proseguono nei monitoraggi e negli interventi di emergenza". Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio.
“Questa ennesima emergenza meteorologica, sempre più frequente e violenta, non può essere affrontata con misure tampone o con un semplice esercizio di comunicazione: serve un riconoscimento chiaro dello stato di emergenza e risorse adeguate per la messa in sicurezza dei territori e per il sostegno alle comunità e alle imprese colpite. È indispensabile un piano strutturale di prevenzione del rischio idrogeologico e di adattamento climatico che metta al centro la tutela della vita, dell’ambiente e delle economie locali, invece di continuare a tagliare risorse e rinviare interventi essenziali", conclude Simiani.
“La vicenda della corda molle dimostra l’incapacità del governo Meloni su due fronti: il primo raccontare cose non vere. Più volte il ministro Salvini in aula ha detto che mai sarebbe stato introdotto un pedaggio su questa infrastruttura. Di fatto questo avviene. La seconda, non fare una valutazione di merito. Strategicamente la corda molle risolve il problema del traffico di una parte della provincia di Brescia.
Introdurre un pagamento significa rischiare di spostare il traffico sulle vie adiacenti e introdurre un principio di diseguaglianza fra cittadini.
Infatti, non è il luogo di residenza che implica l'utilizzo delle infrastrutture, ma la necessità di farlo per lavoro, per esempio, o comunque per le attività che riguardano le persone. Di fatto c'è chi potrà godere della riduzione o del non pagamento e chi dovrà invece pagare.
Ultima considerazione, il costo viene scaricato sui comuni e sugli enti locali rubando loro risorse; una competenza statale che ancora una volta ricade sulle casse degli enti locali.
Bella idea di autonomia, bel rispetto dei territori, in questo caso di una provincia come la nostra particolarmente attiva, che ha bisogno di attenzioni, infrastrutture e investimenti, non certo di demagogia”. Lo dichiara il deputato del Pd, Gian Antonio Girelli, a proposito del pagamento del pedaggio autostradale sulla cosiddetta ‘corda molle’.
“La chirurgia romana divide e penalizza l’Abruzzo della montagna, con il placet della Regione Abruzzo: aver portato da 50 a 26 i Comuni montani esclusi dalla Legge n.131/2025 sulla Montagna non può e non deve essere motivo di soddisfazione e di magnum gaudio del Governo regionale di centrodestra, che plaude addirittura del contentino ottenuto dai suoi alleati.
Quella esclusione significa che 26 comuni avranno problemi enormi nella gestione del proprio territorio.
La definizione dei criteri per i
comuni montani rappresenta oggi una sfida complessa che richiede di ampliare il dialogo tra i diversi livelli di governo: Stato, Regioni, Province e Comuni devono collaborare in maniera trasparente e condivisa, affinché le scelte tecniche riflettano non solo parametri altimetrici o
morfologici, ma anche la dimensione valoriale dei territori. In questo senso, la consultazione ampia e il coinvolgimento delle comunità locali non sono un semplice adempimento burocratico, ma un elemento essenziale nel garantire politiche di sostegno efficaci e coerenti. Quel decreto sulle aree montane non va bene”. Lo dichiara il deputato del Pd Luciano D’Alfonso.
“Per l’ennesima volta il governo dimostra la sua totale insensibilità verso il lavoro e l’industria del Mezzogiorno. La chiusura unilaterale dello stabilimento Cargill di Giammoro in provincia di Messina, presidio storico che garantiva occupazione qualificata a decine di lavoratori e all’indotto locale, viene accompagnata dall’inerzia delle istituzioni, senza alcuna strategia né piano di tutela occupazionale. Chi paga il prezzo più alto sono le famiglie e le competenze della Sicilia industriale”: è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino sul suo ordine del giorno alla Legge Pmi respinto oggi, giovedì 5 febbraio, dall’Aula di Montecitorio. L’atto avrebbe impegnato l’esecutivo ad attivare subito un tavolo istituzionale con parti sociali, Regione e enti locali per tutelare i lavoratori di Cargill, ad utilizzare strumenti di politica industriale per salvaguardare presìdi produttivi strategici nel Mezzogiorno, a promuovere percorsi di reindustrializzazione in caso di chiusura, coinvolgendo imprese e investitori ed a rafforzare le misure contro delocalizzazioni e chiusure unilaterali,
“È inaccettabile che governo e Regione Siciliana non attivino strumenti concreti per salvare il sito: nessun tavolo istituzionale, nessun piano di reindustrializzazione, nessuna politica industriale reale. La multinazionale continua a investire altrove mentre i lavoratori restano soli. Noi continueremo a batterci affinché lo Stato torni a fare il suo dovere, difendendo il lavoro e contrastando delocalizzazioni e chiusure unilaterali”: conclude.
“Dalle parole del ministro Musumeci oggi abbiamo la certezza che le azioni concrete per intervenire in Sicilia sono legate a tanti 'forse'. Il ministro viene in Aula e non garantisce nulla per le persone e le imprese che sono state colpite dal maltempo in Sicilia, e continua a scaricare oneri e colpe sulle amministrazioni locali. Forse delle tante parole spese a parlare del passato si è dimenticato che molti dei problemi della Sicilia hanno una diretta connessione con la sua attività di ex presidente regionale”. Lo dice la deputata siciliana del PD, Giovanna Iacono.
“Musumeci si impegna a deresponsabilizzare il governo definendo il dramma che vivono tanti siciliani come qualcosa legato al fato, non come una catastrofe già annunciata. E si limita all'elenco delle solite e inutili promesse per il futuro, senza mai dire una parola sull'emergenza dell'oggi per tanti siciliani. Sia nella funzione di ministro, sia come ex presidente della Sicilia, Musumeci si conferma del tutto incompetente e inconsistente”, conclude Iacono.
Oggi alle ore 16 in Sala Stampa della Camera con Ascani e De Maria
"L'Europa tra Trump e la Cina. Tendenze e conflitti del mondo globale" è il titolo del libro di Patrizio Bianchi che viene presentato oggi, alle 16, presso la sala Stampa della Camera, con una variazione di sala e di orario rispetto a quanto comunicato in precedenza. All'incontro parteciperanno oltre all'autore, Anna Ascani, vicepresidente della Camera, Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, e Andrea De Maria, deputato Pd. "Le guerre alle nostre porte e le crescenti tensioni internazionali ci ricordano ogni giorno il rischio che i conflitti locali si possano generalizzare, con conseguenze disastrose per il mondo intero. In questo contesto, nella maggior parte dei paesi europei si registrano violenti spostamenti verso posizioni conservatrici e reazionarie; posizioni che sembrano voler porre in discussione gli stessi fondamenti delle nostre democrazie - si legge nella presentazione del saggio edito da Il Mulino -. Tutte queste tensioni sono state esasperate da Donald Trump che, una volta rieletto Presidente degli Stati Uniti, ha subito imposto al mondo intero una visione conflittuale, in cui la forza sembra sostituire la ragione in tutti i rapporti. Di fronte alla crisi l'Europa, anziché accelerare il processo di integrazione tra paesi affinché possano rispondere uniti alla sfida americana, si decompone e molti governi arretrano fino ad adottare politiche sovraniste. Questo ci condanna a una sostanziale stagnazione economica che vede l'Europa incapace di competere, schiacciata fra la Cina e gli Stati Uniti".
“Le dichiarazioni del ministro Musumeci sono imbarazzanti e rappresentano l’ennesimo tentativo di scaricare responsabilità invece di assumere fino in fondo il ruolo che il suo incarico impone, anche in virtù dei suoi trascorsi alla presidenza della regione Siciliana.
Parlare di “sciacallaggio” di fronte a quanto è accaduto in Sicilia è fuori luogo e offensivo nei confronti di una comunità che ha subito danni gravissimi e che continua ad attendere risposte concrete. In momenti come questi, chi governa dovrebbe avere l’umiltà di chiedere scusa e il coraggio di prendere atto dell’incapacità e dell’inadeguatezza del governo Meloni nel prevenire e nel gestire situazioni di emergenza di questa portata.
La verità è che, al netto degli annunci e delle polemiche, quanto fatto finora dal governo è del tutto irrilevante. Mancano interventi strutturali, risorse adeguate e una strategia seria per mettere in sicurezza il territorio siciliano e sostenere cittadini, imprese ed enti locali colpiti.
La Sicilia non ha bisogno di capri espiatori né di propaganda. Ha bisogno di un governo che si assuma le proprie responsabilità, lavori con competenza e dia risposte rapide ed efficaci” così il deputato democratico, segretario regionale del Pd siciliano, Anthony Barbagallo.
“Stupisce che il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera utilizzi il proprio ruolo istituzionale per diffondere informazioni non veritiere. Sull’emendamento relativo ai fondi per le fusioni tra comuni, il Partito Democratico ha fatto esattamente l’opposto di quanto affermato dal presidente Pagano: anziché bloccare le fusioni, il PD ha presentato un emendamento (art. 4, a firma De Maria, Bonafè e Guerra) che elimina il limite temporale dei dieci anni ai contributi straordinari previsti dall’articolo 15, comma 3, del decreto legislativo n. 267 del 2000, rendendo strutturali i fondi per le unioni e le fusioni. È grave che, soprattutto da chi presiede la Commissione Affari Costituzionali, si alimenti confusione su un tema così rilevante per gli enti locali, attribuendo al Partito Democratico posizioni che non gli appartengono e che sono smentite dai fatti e dagli atti parlamentari”.
Così una nota dei deputati del Partito Democratico firmatari dell’emendamento Simona Bonafè, Maria Cecilia Guerra, Andrea De Maria.
“Con colpevole ritardo il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha risposto all’interrogazione presentata lo scorso dicembre sulla chiusura dello stabilimento Freudenberg di Rho, annunciata il 5 novembre 2025 con il licenziamento collettivo di tutti i 42 lavoratori”. Lo dichiarano in una nota i deputati Pd Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive, Alberto Pandolfo e Silvia Roggiani, rispettivamente capogruppo in commissione Attività produttive e componente della commissione Bilancio, commentando la risposta del Governo.
“Una decisione gravissima – sottolineano gli esponenti dem – tanto più incomprensibile perché lo stabilimento di Rho era un sito produttivo di eccellenza, con produzione a pieno regime, ordini in crescita e standard qualitativi riconosciuti a livello internazionale. La stessa azienda ha motivato la scelta di trasferire le produzioni in Slovacchia e negli Stati Uniti con una ragione esplicita: l’aumento dei costi legato ai dazi introdotti dall’amministrazione Trump. Ancora una volta sono i lavoratori italiani a pagare il prezzo di una guerra commerciale che colpisce la manifattura europea e spinge le multinazionali a delocalizzare per tutelare margini e profitti”.
“Di fronte a questo scenario – concludono Peluffo, Pandolfo e Roggiani – la risposta del governo è disarmante. L’unico strumento richiamato è la cassa integrazione straordinaria per una parte dei lavoratori, una misura tampone che non affronta il nodo politico e industriale della vicenda. Manca del tutto una strategia per difendere i siti produttivi italiani colpiti dai nuovi dazi e dalle tensioni commerciali globali: servono interventi immediati, tavoli di crisi e politiche industriali attive. Continueremo a stare al fianco dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, perché la Freudenberg di Rho non è solo una crisi aziendale, ma un test sulla capacità dello Stato di reagire alla nuova stagione di dazi e delocalizzazioni”.
"Una relazione che rappresenta una pietra miliare nella lotta alla mafia, una relazione oggi attuale più che mai a distanza di 50 anni. La Sicilia oggi vive una connivenza preoccupante della criminalità organizzata negli enti locali, nelle stazioni appaltanti con una evidente capacità della mafia ora come allora di infiltrarsi nei centri di potere che garantiscono la distribuzione delle risorse. Oggi assistiamo ad un calo preoccupante delle denunce rispetto al passato e rileggere quella relazione ci fa riflettere e continuare ad andare avanti, a combattere. Pio La Torre e Cesare Terranova avrebbero avuto tante cose da dire sulle vicende scandalose che ancora oggi accadono in Sicilia. Un sistema che ancora è messo in discussione e il Pd ha il dovere di intervenire e di costruire un percorso che coinvolga le giovani generazioni per continuare a contrastare tutti i fenomeni mafiosi". Lo ha detto Anthony Barbagallo, deputato e segretario Pd Sicilia, nel corso della conferenza stampa del Pd per ricordare i 50 anni dalla relazione di minoranza in commissione antimafia di Pio La Torre e Cesare Terranova.
L’ospedale La Gruccia di Montevarchi simbolo di una criticità nazionale.
"Difendere il Punto nascita dell’ospedale della Gruccia significa difendere il diritto alla salute, alla sicurezza e alla dignità delle comunità locali. Ho voluto essere qui per testimoniare la mia vicinanza alle mamme, al personale sanitario, ai sindaci e a tutta la comunità, perché quando si rappresenta un territorio non contano le appartenenze politiche ma il dovere di stare accanto ai cittadini. La battaglia che si sta combattendo oggi non riguarda solo Montevarchi: è una questione nazionale legata alla grave crisi demografica che attraversa il Paese". Lo dichiara il deputato PD Marco Simiani, intervenendo alla manifestazione che si è svolta oggi a Montevarchi, davanti all’ospedale del Valdarno Superiore, alla quale hanno partecipato oltre 200 persone.
"Per questo - conclude Simiani - insieme alla collega Ilenia Malavasi e a molti altri parlamentari toscani, presenteremo un’interrogazione al ministro della Salute per chiedere il rinnovo immediato del Comitato Percorso Nascita Nazionale e per sollecitare azioni concrete a tutela dei punti nascita nelle aree più fragili. I parametri fissati quindici anni fa non possono più essere applicati automaticamente in un contesto profondamente cambiato. Dopo il Covid, soprattutto nella Regione Toscana, abbiamo imparato che la prossimità delle cure è un elemento fondamentale di sicurezza e coesione sociale: continuare a chiudere i punti nascita significherebbe aumentare le disuguaglianze territoriali e indebolire le comunità. Servono scelte responsabili, investimenti e soluzioni organizzative per garantire nascite sicure e servizi sanitari vicini alle persone".
“Con Ileana Argentin ci lascia una donna esemplare. Forte e coraggiosa. Che ha rovesciato l’idea della fragilità come debolezza o rassegnazione. Fino all’ultimo è stata in campo per i diritti delle persone fragili e meno fortunate. Ha lottato nelle istituzioni locali e in Parlamento per una società più giusta e meno egoista capace di includere tutti. Con umiltà la ricordo. Perché ci ha insegnato che la forza morale, intellettuale, emotiva, la forza della differenza e della sofferenza può essere una energia imbattibile”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
Dichiarazione di Silvio Lai, deputato pd
Ritardi gravi e ingiustificabili stanno bloccando l’attuazione del Piano nazionale di riqualificazione dei piccoli Comuni. Lo afferma Silvio Lai, deputato Dem, annunciando un’interrogazione ai Ministri dell’Interno, dell’Economia e al Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare.
Il piano, con bando del 2023 e graduatoria approvata con DPCM del 2 agosto 2024, sostiene interventi di messa in sicurezza, rigenerazione urbana e potenziamento dei servizi nelle aree più fragili del Paese. Nonostante la conclusione delle istruttorie, non è stato ancora adottato il decreto attuativo del Viminale necessario per sottoscrivere le convenzioni e trasferire le risorse ai Comuni.
Gli enti locali si trovano così in un limbo amministrativo, senza tempi certi, senza risorse e senza garanzie sulla conferma della graduatoria dei beneficiari, mentre circolano voci su possibili tagli. Una situazione allarmante che sta paralizzando la programmazione dei territori e rischia di far saltare interventi fondamentali per sicurezza e servizi essenziali.
Il Governo chiarisca immediatamente chi o cosa sta bloccando il procedimento, si assuma le proprie responsabilità e sblocchi senza ulteriori rinvii un piano atteso da due anni, perché l’inerzia amministrativa non può ricadere ancora una volta sui Comuni più fragili del Paese.
La maggioranza rischia di creare ulteriore confusione ed incertezza sulle concessioni balneari all'interno del Milleproroghe. Siamo ancora in attesa che il Governo emani il decreto attuativo per fornire direttive ai Comuni sulle quali fare i bandi. Siamo in attesa di norme chiare sugli eventuali indennizzi ai concessionari uscenti, così come sull'aggiornamento dei canoni demaniali. Invece di occuparsi di queste urgenze, evitando lasciare amministratori locali ed operatori del settore in una situazione di caos e rischi, dal centro destra spunta all'improvviso emendamento nel Milleproroghe volto a rinviare praticamente sine die, facendo riferimento alle procedure di infrazione di Grecia e Spagna, i termini per il rinnovo delle concessioni demaniali che sono asservite alle strutture turistico ricettive. Una proposta cervellotica e contorta, peraltro anche discriminatoria rispetto ad altre concessioni demaniali, che rischia di essere oggetto di ennesima censura per violazione della normativa europea, scaricando ancora una volta responsabilità sui Comuni e alimentando false aspettative che non aiutano, ma danneggiano un settore che rappresenta il 30% del Pil turistico italiano, e oggi più che mai ha bisogno di certezze, non di promesse vuote puntualmente disattese.
Cosi Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione Affari europei.
“In Sicilia il governo continua a perdere tempo mentre famiglie, imprese e amministrazioni locali affrontano una situazione drammatica senza risposte adeguate. Di fronte a un’emergenza gravissima con 2 miliardi di danni a causa del ciclone Harry, è surreale che l'unica priorità di questo esecutivo resti il Ponte sullo Stretto. L'assenza del Ministro Musumeci in Aula durante il Question Time è l'ennesimo schiaffo a un Mezzogiorno che chiede risposte e non passerelle. Persino i rappresentanti locali del centrodestra hanno ammesso, con un atto politico inequivocabile, che quelle risorse vanno dirottate subito sulla messa in sicurezza del territorio e sulla ricostruzione delle infrastrutture devastate. Meloni invece visita dall'alto i territori ma resta immobile, limitandosi a interventi del tutto insufficienti, che confermano peraltro un dato politico chiaro: questo è il governo più antimeridionalista che la Repubblica abbia conosciuto. Da mesi assistiamo a una scelta precisa di penalizzazione del Sud, fatta di tagli, rinvii e promesse mancate”.
“La Premier Meloni non può continuare a nascondersi dietro alibi o scaricabarile. La responsabilità politica è sua e del centro destra. Governano da anni la Regione Sicilia e i risultati della mancata attenzione al territorio sono sotto gli occhi di tutti. Sono stati sprecati i soldi del dissesto oltre ai tagli nazionali sugli FSC, e sulle infrastrutture e investimenti al Sud. Il Partito Democratico ha avanzato proposte concrete e praticabili: destinare parte delle risorse oggi bloccate sul Ponte agli interventi urgenti in Sicilia e procedere immediatamente con il blocco dei contributi e il differimento delle scadenze fiscali per le imprese e i cittadini coinvolti. Serve un cambio di rotta immediato, perché non si può chiedere ai siciliani di aspettare ancora mentre il governo continua a voltarsi dall’altra parte. Il Sud non può continuare ad essere trattato come una periferia dimenticata”. Così Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Pd della Campania.