“Il Ddl Concorrenza è un provvedimento povero, privo di contenuti riformatori e incapace di incidere sugli ostacoli regolatori e amministrativi che frenano la concorrenza in Italia. Non solo ignora le raccomandazioni europee, le segnalazioni dell’Autorità garante della concorrenza e gli impegni del Pnrr, ma trascura anche le esigenze concrete di famiglie e imprese. La verità è che il governo Meloni ha paura di decidere, non vuole aprire, non vuole modernizzare. Preferisce la rendita alla competizione, l’attesa al cambiamento, la propaganda alle riforme. Il nostro giudizio è dunque severo. La concorrenza non è una parola astratta: è un diritto dei cittadini, è uno strumento di giustizia sociale ed economica, è un fattore di crescita e di innovazione”.
Così in una nota il deputato dem, Alberto Pandolfo, in cui spiega le ragioni del voto contrario del Gruppo Pd al Ddl Concorrenza.
“Le nostre proposte - aggiunge - avevano un tratto comune semplice ma essenziale: considerare la concorrenza come un impegno concreto di sviluppo, una promessa di libertà e progresso. Il nostro voto è contrario perché questa non è la legge che l’Italia merita, che le famiglie si aspettano, non è che le imprese chiedono e che servirebbe per attuare il Pnrr e per competere in Europa. Continueremo a proporre riforme vere, a difendere i consumatori, a batterci per mercati più aperti, trasparenti e giusti”.
“Ho inviato alla ministra Calderone una lettera formale per chiedere, ancora una volta, di intervenire su una delle ingiustizie più pesanti che gravano su centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori: la vicenda dei silenti Enasarco. Persone che per anni hanno versato contributi obbligatori e oggi si ritrovano senza pensione perché non hanno raggiunto i vent’anni di contribuzione richiesti dalla Fondazione”. Lo dichiara Marco Furfaro, deputato Pd in Commissione Affari sociali e membro della segreteria nazionale del Pd.
“Più di un anno fa la Camera ha approvato un ordine del giorno, a mia prima firma, che impegnava il Governo a risolvere questo problema. Da allora, silenzio assoluto: nessun confronto, nessun percorso normativo, nessuna risposta. È un fatto grave, che mina la fiducia nel sistema previdenziale e lascia senza prospettiva chi ha fatto la propria parte. Per questo ho sollecitato e chiesto alla ministra un incontro, nonché di aprire subito un tavolo con Enasarco e le rappresentanze dei silenti, definire una soluzione normativa e prevedere risorse per risolvere la questione. Non è più il tempo dei rinvii: qui è in gioco una questione di giustizia sociale e di rispetto verso le persone”
“Tutelare il comparto agroalimentare e quello della pesca significa intervenire con misure strutturali ed al contempo affrontare con sollecitudine le criticità. Su questa linea di orizzonte si muove l'Emilia Romagna che oggi ha annunciato, con l'assessore Alessio Mammi, azioni e strategie per 56 milioni di euro nel 2026. Uno sforzo straordinario che consentirà alle imprese emiliane di rafforzare la competitività nei mercati anche in una logica di innovazione e tenendo a riferimento la lotta ai mutamenti climatici. Così tra l'altro si mantiene un presidio sociale ed economico nelle aree interne, si sostengono le giovani generazioni che manifestano le loro volontà rurali, si favorisce la crescita nel segno della qualità e della giustizia sociale”.
Così Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e componente della commissione Agricoltura.
“Queste buone pratiche - aggiunge - dovrebbero appartenere a tutti coloro che hanno funzioni di governo ma purtroppo dobbiamo registrare che sul fronte nazionale ci si limita ad affrontare le emergenze, e non sempre con l'immediatezza richiesta, e poco e male si fa sul fronte della risposte strutturali di cui il settore avrebbe bisogno. Per questo ci permettiamo di dare un consiglio al ministro Lollobrigida: studi le carte e proposte dell’Emilia Romagna ed incontri i suoi amministratori. Se avrà l'accortezza di ascoltare senza pregiudizi politici - conclude - potrà ricavarne indicazioni utili per tutto il Paese e potrà trarne la forza necessaria per sostenere in Europa la modifica indispensabile della Pac su cui tutti concordiamo”.
“Esprimiamo piena solidarietà alle giornaliste e ai giornalisti dell’agenzia Dire, in sciopero per rivendicare il diritto a ricevere regolarmente il proprio stipendio. Il costo della mala gestione non può ricadere sulle spalle di professionisti che garantiscono ogni giorno un’informazione di qualità e che oggi sono costretti a vivere con compensi pagati parzialmente e a intermittenza, in violazione delle norme contrattuali e per di più da un editore che beneficia di finanziamenti pubblici. Le difficoltà amministrative o i tempi della giustizia non possono essere scaricati sui lavoratori, che con professionalità permettono all’agenzia di svolgere il proprio ruolo e di rispettare gli impegni assunti anche con la Presidenza del Consiglio. I giornalisti chiedono certezze, rispetto e trasparenza: la garanzia di essere pagati per il lavoro svolto e di poter contare su condizioni dignitose e stabili. Chiediamo al Governo un intervento immediato per tutelare i diritti dei dipendenti, garantire la continuità delle attività e vigilare affinché chi riceve fondi pubblici assicuri stipendi regolari e nel rispetto delle regole. È necessario inoltre che nei bandi pubblici siano incluse clausole stringenti: chi non paga i propri dipendenti non può beneficiare di risorse dello Stato”. Così una nota del Gruppo parlamentare del Partito Democratico della Camera dei deputati.
"La legittima, e doverosa, condanna del regime del terrore e dei crimini di guerra e contro l'umanità commessi dal governo israeliano a Gaza e in Cisgiordania non può in alcun modo essere confusa con l'antisemitismo. L'odio contro gli ebrei è un male che va combattuto senza tentennamenti e ovunque si manifesti, ma confonderlo con la critica e la condanna alle politiche di Netanyahu e dei suoi ministri, per altro sotto indagine da parte della Corte penale internazionale e della Corte internazionale di giustizia, sarebbe un grave errore. Un errore che rischierebbe anche di minare la difesa del diritto internazionale, dei diritti umani e l'autorevolezza degli organismi multilaterali.
Per questo non sono favorevole a leggi che rischiano di equiparare antisemitismo a critica aspra al governo Netanyahu. Bene ha fatto il Pd a chiarire che al Senato si è trattato di un'iniziativa di singoli senatori e che non è questa la linea del partito". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Leggiamo che le valutazioni della delegazione di Fratelli d'Italia - ECR al Parlamento europeo sulla revoca delle immunità parlamentari risponderanno solo a valutazioni politiche. E noi che credevamo che in questi casi le valutazioni dovessero essere solo giuridiche. Per buona pace del ministro Nordio che è riuscito a liberare un criminale libico proprio perché ha studiato gli atti e ha fatto solo valutazioni giuridiche, arrivando addirittura a dire che la richiesta di arresto della Corte penale internazionale fosse scritta in inglese ma pure male. Che ne pensa il ministro Nordio di questa posizione del suo partito? Proprio lui che sulla riforma costituzionale chiede di non politicizzare il referendum e di guardare solo al merito. Attendiamo che si dissoci, da se stesso o dal suo partito” così la responsabile giustizia Pd, Debora Serracchiani.
“Il Partito Democratico riconosce i miglioramenti alla legge di Delegazione europea introdotti durante l’esame parlamentare, inclusa la delega sulla direttiva anti-Slapp, che però resta limitata alle sole controversie transfrontaliere, rischiando di produrre una disparità di tutela tra chi opera in Italia e chi è coinvolto in procedimenti in più Stati Ue. Accanto ai passi avanti, restano tuttavia elementi significativi di preoccupazione. Il nostro Paese conta oggi 68 procedure di infrazione aperte, 22 riguardano l’ambiente: qualità dell’aria, gestione dei rifiuti, tutela delle acque, biodiversità, emissioni industriali. In questo quadro, la mancata presentazione per il secondo anno consecutivo della Legge europea rappresenta un punto critico. Le mancanze in materia ambientale, i ritardi nella gestione delle infrazioni e l’assenza di una strategia europea realmente efficace non consentono l’espressione di un nostro voto favorevole. Dal Pd giungerà un’astensione responsabile per evidenziare le insufficienze del provvedimento, ma per affermare anche la nostra volontà di continuare a lavorare per un’Italia più credibile, più europea, più moderna, capace di trasformare la transizione ambientale e la tutela dei diritti democratici non in un peso, ma nella più grande occasione di sviluppo e giustizia sociale del nostro tempo”.
Così la deputata dem, Rosanna Filippin, intervenendo in Aula per annunciare il voto di astensione del Gruppo Pd sulla legge di Delegazione europea.
“Sono tre anni che non fate niente per il sovraffollamento delle carceri italiane. Anzi lavorate per peggiorarne le condizioni come sta accadendo per esempio negli istituti minorili. Sono tre anni che promettete interventi, avete fatto decreti carceri urgenti e ancora non avete fatto niente. A proposito che fine hanno fatto i provvedimenti per consentire l’accesso alle cure in comunità per i detenuti che hanno dipendenze? E anche stavolta il problema sono i giudici, quelli di sorveglianza. Ma lo sa il sottosegretario che i magistrati di sorveglianza sono solo 233 per 64 mila detenuti e circa 190 istituti penitenziari? Chieda al ministro Nordio se sta facendo qualcosa. La risposta è semplice: niente.
Del resto il ministro ritiene che il sovraffollamento serva come deterrente per i suicidi in carcere. Fra l’altro il sottosegretario Mantovano smentisce a sua insaputa il presidente del Senato La Russa che propone un mini indulto. Il solito gioco delle parti all’interno del Governo sulla pelle delle persone”. Lo dichiara la deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, rispondendo al sottosegretario Mantovano.
Ricordo alla Camera dei Deputati
“Enea Piccinelli è stata una figura centrale della storia politica toscana e un esempio autentico di dedizione al bene comune”: è quanto dichiara il deputato Dem Marco Simiani, intervenuto nell’Aula di Montecitorio per ricordare l’ex parlamentare originario di Piancastagnaio (provincia di Siena) recentemente scomparso, che per cinque Legislature – dal 1963 al 1983 – ha saputo rappresentare con competenza e passione le comunità della Maremma e dell’Amiata.
“Piccinelli ha dedicato ogni fase della sua vita pubblica alla difesa della dignità delle persone e allo sviluppo dei territori spesso marginali. Tra le numerose iniziative da lui promosse rimane centrale la Legge 780 del 1975 sulla silicosi e l’asbestosi, un provvedimento fondamentale che ha garantito tutela e giustizia a migliaia di lavoratori, in particolare nelle aree minerarie e industriali del paese. La sua azione politica, inoltre, fu sempre orientata al rafforzamento delle infrastrutture essenziali, all’elettrificazione, all’accesso all’acqua potabile e alla salvaguardia delle condizioni di lavoro.”
“Enea Piccinelli rappresenta un modello di politica intesa come servizio, radicata nel rispetto dei valori comunitari e nella capacità di trasformare le parole in azioni concrete. Ricordarlo significa raccoglierne l’eredità e impegnarsi affinché il Parlamento continui a mantenere alta l’attenzione verso i territori più fragili, dando risposte reali a chi ogni giorno cerca dignità, sviluppo e speranza”: conclude.
Serve scelta condivisa nell’interesse del Paese
“Il Partito Democratico nel sostenere in Aula al Senato le ragioni dell’approvazione del disegno di legge sulle disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani aveva dato seguito agli auspici del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida per una scelta condivisa nell’interesse del Paese. Oggi alla Camera chiediamo però che il governo introduca le parti mancanti generate dalla riforma Caselli. Ci riferiamo, ad esempio, alla riduzione del delitto di agropirateria a semplice aggravante della frode e all’esclusione delle prove sperimentali tra quelle direttamente ammissibili. A differenza del decreto Terra dei Fuochi, inoltre, si registra una sostanziale riduzione. La violazione del Made in Italy (vendita di prodotti con segni mendaci), infatti, è punita con la multa fino a 20mila euro e la reclusione da tre a 18 mesi e non si applicano le intercettazioni telefoniche almeno alle ipotesi citate di agropirateria. Possiamo risolvere velocemente queste integrazioni con una corsia preferenziale concordata tra tutti i gruppi e concludere dopo l’approvazione della legge di bilancio con la votazione definitiva del provvedimento. Chiediamo a Lollobrigida quell’atto di responsabilità che aveva chiesto a tutti i parlamentari e che sostanzialmente ha ricevuto vista l’assenza di voti contrari al Senato. Ci vuole solo un po’ di coraggio, ci auguriamo che il ministro e la maggioranza possano trovarlo qui alla Camera”.
Così i capigruppo Pd alla Camera, Stefano Vaccari (commissione Ecomafie), Antonella Forattini (commissione Agricoltura) e Federico Gianassi (commissione Giustizia), in una lettera aperta inviata al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.
“Oggi in Aula ho replicato alla risposta del viceministro Sisto sul disegno di legge 978, dichiarandomi insoddisfatto. Il provvedimento, come denunciano la Consulta Nazionale Antiusura, il Centro Studi SoloAffitti, le associazioni dei debitori e perfino la Federazione Europea della Giustizia, rischia di accelerare sfratti ed esecuzioni, non di semplificare la giustizia. Togliere il controllo del giudice sull’ingiunzione di pagamento significa colpire soprattutto chi è più fragile. Già oggi il 20% delle esecuzioni delle prime case nasce da debiti condominiali, aggravati dall’aumento delle bollette e degli affitti: il Ddl 978 renderebbe questi processi ancora più rapidi e incontrollati. Con il pretesto della semplificazione, il governo arriva a cancellare garanzie fondamentali di difesa e giustizia sociale. Non a caso in Senato sono già stati presentati emendamenti (da una senatrice della stessa maggioranza) per correggere un impianto che rischia di trasformare la giustizia civile in un terreno di caccia per chi ha maggiore potere economico. Continueremo a opporci con forza a questo disegno di legge, chiedendo soluzioni che tutelino davvero cittadini e famiglie in difficoltà, che sono sempre di più, come i dati ogni giorno ci confermano”.
Così il deputato dem, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e capogruppo in commissione Ecoreati.
Parlare di “vendetta” nel caso di donne che si rivolgono alla giustizia per aver subito violenza è l’ultima frontiera della volgarità di Salvini. Denunciare un reato è un diritto. E spesso nei casi di violenza sessuale comporta sofferenze, disagi, preoccupazioni e spese che molte si sarebbero risparmiate. Chissà che ne pensa Giulia Bongiorno che ha fatto della difesa delle donne una ragione professionale e che ieri evidentemente ha dovuto bloccare un provvedimento che aveva un unico scopo: proteggere le donne da altre violenze e dare alla magistratura strumenti per una giustizia giusta.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla camera dei Deputati.
Oggi Roccella ha riacquistato la voce e dopo il silenzio assordante di ieri e prende la parola per dire una cosa falsa: nel testo - condiviso - introduciamo il principio del "consenso" nel codice penale per evitare che l'onere della prova della propria innocenza gravi, come spesso succede, sulla vittima di violenza. Quindi contrariamente a quanto afferma la Ministra non si effettua alcuna inversione dell'onere della prova, che rimane ovviamente, in capo all'accusa: è lo Stato (pubblico ministero) a dover provare ogni elemento del reato, inclusa l’assenza di consenso.
Vorrei ricordare alla Ministra che tutti i passaggi sono stati condivisi con gli uffici del Ministero della Giustizia e poi con la maggioranza che infatti una settimana fa ha votato a favore. Cosa sia successo nel frattempo, non lo sappiamo. Ci auguriamo solo che ci sia un rinsavimento e soprattutto che si torni a considerare l’interesse e la difesa delle donne l’aspetto fondamentale anche contro ingerenze e pressioni che hanno come radice solo un maschilismo becero e misogino.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Il vergognoso voltafaccia della maggioranza in Senato, dove chiede di tornare alle audizioni sulla legge sul consenso invece di procedere al voto in aula, non è contro l'opposizione che lo aveva proposto, ma contro le donne e anche contro la Presidente Meloni che proprio su quella legge ha garantito il suo sostegno. E così è stato alla Camera, dove lo abbiamo approvato all'unanimità.
Delle due l'una: o Meloni non ha la fiducia della sua maggioranza o la sua parola non vale nulla.
Oggi, nella Giornata contro la violenza maschile sulle donne, il Parlamento avrebbe potuto e dovuto dare prova di unità nella lotta a quel fenomeno che miete decine e decine di vittime ogni anno, la maggioranza decide di voltarsi dall'altra parte e condannare, nuovamente, le donne a non avere giustizia.
Vergogna è l'unico commento che si possa fare". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e prima firmataria del progetto di legge originario sul consenso.
“Siamo però di fronte ad un fatto inoppugnabile. È stata sfiduciata la Presidente del Consiglio ed è stata sfiduciata la ministra Roccella ed è stato sfiduciato il ministro Nordio, proprio da Fratelli d'Italia e dalla Lega, perché non si capisce, se l'accordo è ancora in piedi, perché sia stata fatta questa scelta al Senato. Quindi se quell'accordo c’è ancora e se sono in buona fede coloro che quell'accordo lo hanno portato avanti, evidentemente c'è qualcuno che li ha sfiduciati e questo qualcuno siede da quella parte dell'emiciclo. Questa è un’evidente sfiducia nei confronti della Presidente del Consiglio. Penso che i colleghi ne debbano trarre le conseguenze”. Lo ha detto in Aula alla Camera, la deputata Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico, dopo che la maggioranza, al Senato, ha bloccato la proposta di legge sul consenso libero e attuale nei casi di violenza sessuale, rinviando l’esame sine die.
“Riteniamo che questo comportamento – ha aggiunto l’esponente dem - sia inaccettabile. Non tiene conto di un accordo politico fatto nell’interesse delle donne, nell’interesse di chi soffre e che da questi due provvedimenti aveva e ha la possibilità di avere una risposta e un quadro normativo chiaro. Mi appello alla Presidenza della Camera affinché si sottolinei quanto sia inopportuno ciò che sta accadendo al Senato”.
“Quando un provvedimento passa all’unanimità – conclude Serracchiani - con un accordo politico chiaro, con la volontà delle leader di approvarlo, e lo approviamo tutti insieme, è inaccettabile che al Senato si fermi questa volontà. Ci auguriamo che nel più breve tempo possibile si possa approvare anche il provvedimento sul consenso libero e attuale, perché serve alle donne contro la violenza”.