“Quello che andiamo a votare è un insieme di norme che creano solo insicurezza, uno dei più clamorosi fallimenti del governo Meloni. Il governo agisce con la clava e con il furore ideologico senza alcuna strategia sul tema della sicurezza. Dopo quasi tre anni, l'esecutivo è costretto ad ammettere che i reati di violenza sono aumentati dal 2022 ad oggi in maniera costante: un clamoroso disastro che il ministro Piantedosi conferma pubblicando i dati sui reati in Italia. Il governo Meloni usa il tema della sicurezza solo per fare propaganda, demagogia e per farsi bello sui social mentre non investe un solo euro e non ha neanche uno straccio di piano per garantire un miglioramento di qualità della vita nelle città italiane”. Lo dice il deputato Federico Gianassi, capogruppo Pd in Commissione Giustizia, nella dichiarazione di voto del Dl Sicurezza.
“Gli organici delle forze dell'ordine – aggiunge l'esponente dem - rimangono scoperti e mancano le risorse per la prevenzione dei crimini, unica strada per limitare le condizioni di insicurezza. Questo governo pensa solo alla repressione sapendo che, così facendo, non si ottengono risultati. Nessun cittadino si sente più sicuro dopo l'approvazione delle trenta nuove norme varate dal governo. Il fallimento è assicurato e porterà a nuovi provvedimenti ancora più repressivi e a creare nuovi reati. Tante chiacchiere e zero risultati da parte di un governo campione delle contraddizioni.”, conclude Gianassi.
“Tagliole, tempi contingentati, audizioni ridotte, emendamenti respinti, silenzio assoluto, nessun confronto, testi blindati, voti di fiducia. È così che la maggioranza e il Governo stanno affrontando due riforme costituzionali che rischiano di stravolgere la nostra Carta e cambiare il volto del Paese.”
Lo dichiara Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico, commentando l’iter delle riforme sul premierato e sulla separazione delle carriere.
“Siamo di fronte – prosegue – a uno scambio politico tra partiti della maggioranza che stanno mercanteggiando: la Lega ha ottenuto il decreto sicurezza dopo aver dovuto rinunciare a sbandierare l’autonomia differenziata, Forza Italia incassa la calendarizzazione della separazione delle carriere e Fratelli d’Italia il premierato. Nessuna di queste riforme risponde ai bisogni reali dei cittadini, ma servono solo ad agitare bandierine ideologiche in un clima di furore senza freni. Nel frattempo – conclude Serracchiani – i salari calano, la sanità pubblica viene tagliata e i problemi veri del Paese restano senza risposta. Il Partito Democratico continuerà a opporsi con determinazione a queste forzature costituzionali.”
Democratici presentano interrogazione a Nordio e Schillaci
La responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani e i componenti democratici della commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi, Michela Di Biase, Marco Lacarra e Rachele Scarpa hanno presentato un’interrogazione ai Ministri della Giustizia e della Salute per denunciare le gravi carenze sanitarie nella Casa circondariale Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere.
Un gruppo di detenuti ha scritto al direttore dell’UOC Sanità Penitenziaria segnalando “una grave insufficienza di accesso alle cure e ai trattamenti medici da ormai quasi due anni”, tra cui “l’assenza quasi totale di medici generici”, “l’inadeguata assistenza per pazienti oncologici” e “la sospensione delle cure per diabetici da oltre un mese”.
I detenuti lamentano inoltre “una non sufficiente presenza del dirigente sanitario” e denunciano l’assenza di reparti ospedalieri adeguati. Il reparto sanitario esterno è infatti collocato in un ospedale privo di pronto soccorso, con la conseguente necessità di continui trasferimenti anche per prestazioni di base.
Serracchiani evidenzia la crisi complessiva del sistema penitenziario e chiede ai ministri Nordio e Schillaci “se non ritengano, ciascuno per le proprie competenze, di dover adottare immediate misure volte a verificare le condizioni della gestione della salute nella Casa circondariale Francesco Uccella di Santa Maria Capua e ad intervenire adeguatamente e con sollecitudine, mettendo a disposizione personale e spazi adeguati, al fine di garantire il diritto alla salute costituzionalmente protetto.”
“Con questo provvedimento oggi si consolida una prassi di svilimento e umiliazione del Parlamento, con la maggioranza assente e silente che evidenzia ancora di piu' l’impostazione autoritaria e antidemocratica di questa norma.
La destra sta facendo un’operazione di pura propaganda, che pero’ manda i bambini in carcere, vieta ai lavoratori di manifestare per salvare il proprio posto di lavoro, punisce duramente chi legittimamente protesta con la resistenza passiva.
Una propaganda costruita per coprire l’incapacità strutturale del Governo di affrontare i veri problemi del Paese: i salari, i giovani costretti a scappare, il costo della vita sempre più inconciliabile con i redditi delle famiglie.
Anziché governare questa maggioranza insegue i fantasmi dell’insicurezza parlando alla pancia del Paese, senza mai offrigli soluzioni reali.
Questo decreto non offre un euro in più alle forze dell’ordine, non prevede alcun piano strutturale per rafforzare l’organico, non investe nella formazione, non innova i sistemi di prevenzione. Nulla. Solo nuovi reati bandiera, meno garanzie, meno diritti, certamente non sicurezza.
La sicurezza vera si costruisce con più giustizia sociale, più istruzione, più lavoro stabile, piu’ partecipazione democratica. Temi sui quali il Governo continua a non dare risposte ”. Lo ha detto in Aula Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera dichiarando parere contrario al dl sicurezza.
“Annuncio con fermezza il voto contrario del mio gruppo parlamentare al decreto Sicurezza. Un provvedimento che non risponde alle esigenze concrete di tutela dei cittadini, ma rappresenta invece un atto politico repressivo e ideologico. Non si tratta di una misura tecnica, ma di un intervento che incarna una preoccupante torsione autoritaria del nostro ordinamento. Il decreto contiene norme eterogenee, alcune delle quali già rigettate per incostituzionalità, riesumate ora tramite decreto in spregio al confronto parlamentare. Tra i punti più critici vi è la norma sulla detenzione delle madri con figli piccoli, che cancella il principio del superiore interesse del minore, consentendo la reclusione anche in fase cautelare. Grave è anche l’estensione dei poteri ai servizi segreti, senza adeguati contrappesi democratici, e la criminalizzazione del blocco stradale, con pene sproporzionate che minacciano il diritto di manifestare. Infine, l’introduzione della nuova aggravante per reati commessi nei pressi di infrastrutture ferroviarie appare giuridicamente infondata e strumentale. Questo decreto non garantisce maggiore sicurezza. Al contrario, svuota lo Stato di diritto e indebolisce la democrazia. Per queste ragioni, il nostro voto è contrario, in nome della libertà, della giustizia e della Costituzione repubblicana”.
Così il deputato democratico della commissione Giustizia, Marco Lacarra.
«Mi sento convocato, oggi, non solo per esprimere un voto, ma per ricordare a quest’Aula, che ogni provvedimento normativo deve interrogarsi sulla sua legittimità, non soltanto sulla sua legalità formale”. Lo ha detto in Aula il deputato del Pd Luciano D’Alfonso, durante la dichiarazione di voto sul decreto Sicurezza.
”Non è sufficiente – ha proseguito l’esponente dem - che una norma sia conforme alle procedure: essa deve anche promuovere i diritti fondamentali della persona, rispettare la vita e la dignità umana. Anche Montesquieu spiega che davanti al diritto non giusto esiste il diritto di reagire e di resistere. San Tommaso D'Aquino spiega che davanti a ciò che non è giusto, occorre affermare il diritto di reagire. Non è giusto qualificare come reato la resistenza passiva, non è giusto perché non è mai accaduto e quando accade genera panpenalismo”.
“Questo testo – ha concluso D’Alfonso – tipograficamente rappresenta l’opposto del diritto giusto. I nuovi meccanismi introdotti, compresi i CPR, generano luoghi dove i diritti si affondano, dove scompare la persona. Siamo davanti a una rottura dell’ordinamento. È una deriva che produce solo panpenalismo e inefficienza, un diritto punitivo che non riesce nemmeno a funzionare. Non si costruisce uno Stato di diritto moltiplicando pene inapplicabili. Così si va verso la desuetudine delle leggi, verso l’inefficacia dell’ordinamento. Fermatevi. Riflettete sulla gravità delle vostre scelte. C’è ancora tempo per un ripensamento che salvi il senso della responsabilità. Questo provvedimento non finirà oggi: continueremo a denunciare la sua debolezza, la sua ingiustizia, la sua inconsistenza”.
“Il dl Sicurezza è il manifesto del cinismo, del sadismo e dello strabismo della destra. Un passo verso Orban. Sono giustizialisti con i giustiziati dalla vita e garantisti con i garantiti da una vita grazie al cognome che portano e dal conto in banca che hanno. Tant’è che la loro linea politica è condoni agli evasori e manette ai poveracci. Il reato di blocco stradale porta l’Italia a un passo da Orban. Si criminalizza il dissenso degli studenti e dei lavoratori. Per 48 ore li abbiamo bloccati in Parlamento. Continueremo a farlo oggi e nel Paese nelle prossime settimane. Stanno trasformando l’Italia in una democrazia autoritaria”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Il dl Sicurezza è il manifesto del cinismo, del sadismo e dello strabismo della destra. Un passo verso Orban. Sono giustizialisti con i giustiziati dalla vita e garantisti con i garantiti da una vita grazie al cognome che portano e dal conto in banca che hanno. Tant’è che la loro linea politica è condoni agli evasori e manette ai poveracci. Il reato di blocco stradale porta l’Italia a un passo da Orban. Si criminalizza il dissenso degli studenti e dei lavoratori. Per 48 ore li abbiamo bloccati in Parlamento. Continueremo a farlo oggi e nel Paese nelle prossime settimane. Stanno trasformando l’Italia in una democrazia autoritaria”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Dopo dieci anni, per la prima volta, i dati del ministero dell'Interno segnalano un aumento dei reati di violenza: è la prova evidente del clamoroso fallimento delle politiche del governo in materia di sicurezza”. Così Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia, intervenuto in Aula durante l’esame degli ordini del giorno al decreto Sicurezza, nella seduta fiume chiusa all'alba.
“Invece di fermarsi per correggere la rotta – prosegue l’esponente dem – l’esecutivo accelera verso il muro, proponendo un decreto che stravolge il nostro Codice Penale con decine di nuovi reati, spesso pericolosi, in molti casi inutili, ma certamente inefficaci per migliorare la sicurezza reale dei cittadini. Questo provvedimento non prevede un solo euro per investimenti in sicurezza. È l’ennesima conferma che non si vuole intervenire in modo concreto, ma solo alimentare una propaganda sterile”.
“La maggioranza - ha concluso Gianassi - ha bocciato un ordine del giorno a mia prima firma che impegnava il governo a finanziare i Comuni, vero primo avamposto delle politiche di prevenzione sul territorio. È lo stesso governo che con la legge di bilancio ha sottratto oltre 7 miliardi di euro agli Enti locali. Altro che sicurezza questa è il decreto dell’insicurezza”.
"E’ il governo del caos e delle contraddizioni in materia di giustizia. Con l’approvazione dell’ordine del giorno di Forza Italia, infatti, il Governo si impegna a limitare l’uso della custodia cautelare anche quando c’è il rischio di reiterazione di reati molto gravi.
Una scelta irragionevole, che mira a introdurre per legge una presunzione di non pericolosità sociale per chi, pur incensurato, è accusato di fatti che mettono a rischio anche l’incolumità delle persone.
Così si toglie in sostanza al giudice la possibilità di valutare nel caso concreto la pericolosità dell’indagato, sostituendo quell’esame con una scorciatoia pericolosa.
Tutto questo mentre lo stesso Governo, con il decreto sicurezza, inasprisce pene e carcere in modo ossessivo un po’ per tutti: una contraddizione evidente, segno di un’impostazione confusa e incoerente sulla giustizia.
La questione del sovraffollamento carcerario è tema gravissimo che deve essere affrontato subito e seriamente, non con scelte animate dal classico furore ideologico della destra e certamente non strumentalmente da un governo che fa ogni giorno del carcere luogo di abbandono e disperazione.”
Lo dichiarano Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico, e Federico Gianassi, capogruppo Pd in Commissione Giustizia alla Camera.
“Nella sua veste di conferenziere, il ministro Nordio discetta di casi di cronaca con una imbarazzante leggerezza. Si occupa della tragica vicenda di Garlasco, suggerisce alle donne minacciate di violenza di rifugiarsi in chiesa o in farmacia e assiste silente alle intollerabili esternazioni del fido Delmastro. Non contento, ogni giorno annuncia mirabolanti riforme della giustizia che dovrebbero ridurre la durata dei processi. E infatti riduce i tempi delle intercettazioni, abolisce i reati, reintroduce la prescrizione e annuncia che le sentenze saranno inappellabili. Con buona pace del diritto, della Costituzione e dei Codici. Piuttosto si preoccupi del fatto che il Giudice di Pace di Busto Arsizio ha fissato la prossima udienza al 7 luglio 2031. E la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere su questo non serve a niente” così la responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
“Questo decreto legge, come prima il disegno di legge, resta un testo punitivo e repressivo che non risolve i problemi, ma se possibile ne crea di ulteriori proprio sul tema della sicurezza. Un tema caro ai nostri cittadini e che si dovrebbe invece affrontare con maggiore serietà e con soluzioni concrete. E’ un decreto che contiene norme di inciviltà, come il carcere per i bambini; norme di cattiveria, come l’obbligo di avere un regolare permesso di soggiorno per il migrante che chiede una scheda telefonica; e norme assolutamente prive di senso, come quelle che distruggeranno l'intera filiera della canapa industriale, una scelta antiscientifica che lascerà a casa migliaia di lavoratori e imprenditori che su questo settore avevano fatto importanti investimenti. Non c’è nulla di concreto ma solo propaganda anche per le forze dell’ordine, a cominciare dalla mancata attenzione per i loro stipendi falcidiati dall’inflazione. Di sicurezza, dunque, c'è ben poco, troviamo la solita propaganda di un governo che vede ormai inclinarsi il suo consenso popolare. È tutto questo sulla pelle dei più deboli e fragili”.
Così la deputata dem, Debora Serracchiani responsabile Giustizia del Partito Democratico.
“Come ogni anno il 28 maggio ci ricorda la strage di piazza Loggia, le vittime dell’attentato, il dolore delle famiglie e dell’intera comunità. Ma ci ricorda anche una strategia eversiva di matrice fascista che ha trovato e deve sempre trovare una risposta unitaria e determinata a difesa dei valori costituzionali di libertà e giustizia vero obiettivo di quella stagione. Piena luce e verità non sono ancora raggiunti. Non bisogna demordere dalla ricerca e dalla necessaria condanna dei responsabili diretti e dell’ideologia che li ha ispirati, ancora presenti nella nostra realtà”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato Pd, vicepresidente commissione inchiesta Covid.
“L'obiettivo di questa guerra è quello di rendere impossibile la vita dei palestinesi sulla loro terra. Che cosa fa il governo italiano per fermare tutto questo? Le parole del ministro Tajani non bastano più: sono parole timide, imbarazzate e imbarazzanti. C'è bisogno di atti, di azioni concrete. Confortare la coscienza, con le parole vaghe e i minuti di silenzio, non servono ai palestinesi che aspettano la condanna a morte collettiva inflitta dal governo di Israele. Gaza ci riguarda, non è solo l'attacco definitivo alla Palestina, è un attacco ai pilastri della nostra civiltà e dell'umanità”. Lo dice il deputato Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, in replica al ministro Tajani sull'informativa sullo stato di Gaza.
“Sono gli ultimi giorni di Gaza – ha sottolineato l'esponente dem - le parole del ministro Tajani erano forse buone 19 mesi fa, 50mila morti fa. Tajani parla di aiuti umanitari ma l'unico vero aiuto è fermare Netanyahu. Il governo italiano ha sbagliato completamente la lettura politica di quello che stava avvenendo in Palestina. Ha continuato a parlare fino a ieri di legittima lotta al terrorismo, ma le azioni indiscriminate a Gaza, i bombardamenti di scuole e ospedali, gli assassini di operatori umanitari e di giornalisti, l'operazione 'Nuovo Ordine in Libano' che ha colpito le truppe italiane e l'allargamento del conflitto in Medio Oriente, raccontavano un'altra verità incontrovertibile. Netanyahu deve rispendere dei propri crimini, proprio perché noi non accetteremo mai che si confondano le responsabilità di un governo con un intero popolo. C'è un'altra Israele che prova repulsione, come ha detto Liliana Segre, nei confronti del governo Netanyahu e della sua guerra infinita. E lei non ha avuto nemmeno il coraggio di pronunciare quel nome”.
“Dopo mesi di ignavia, l'Europa prova a fare un passo, ma a mancare è il governo Meloni quando una maggioranza di paesi europei chiede di rivedere l'accordo tra Ue e Israele e il governo italiano vota contro. Dite che quello che fa il governo israeliano è inaccettabile? E allora perché siete contro le sanzioni? Perché non interrompete l’accordo di cooperazione militare con Israele? Se siete per i due stati perché bocciate il riconoscimento dello Stato di Palestina? Non è demagogia, è solo logica e politica. È giustizia”, conclude Provenzano.
“L’ok del governo all’ordine del giorno della Lega per istituire un tavolo tecnico sulla castrazione chimica rappresenta un grave scivolamento verso pratiche che richiamano pene corporali, in palese contrasto con la Costituzione e i principi dello Stato di diritto” — così in una nota congiunta i capigruppo democratici delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, Simona Bonafè e Federico Gianassi, insieme al responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, Matteo Mauri. “È particolarmente allarmante” — proseguono — “che anche forze storicamente garantiste della maggioranza, come Forza Italia, sostengano oggi senza alcun imbarazzo questa deriva giustizialista, del tutto scollegata da un’efficace strategia di prevenzione della violenza. Il nostro ordinamento non può cedere a scorciatoie punitive di stampo medievale. Invitiamo il governo e la maggioranza a riflettere seriamente sulle implicazioni di questa proposta e a ritirare il sostegno a misure che minano i fondamenti del nostro ordinamento giuridico” — concludono i democratici.