22/05/2025 - 19:41

“Qui a Gjader, in Albania, come in tutti i Cpr italiani le condizioni di vita e di lavoro sono infime e non si possono più tollerare. I Cpr sono illegali e vanno chiusi. A Gjader, le persone che entrano nel centro perdono ogni qualità umana, vengono ridotte a bestie o nella migliore delle ipotesi, animali in gabbia. E come in tutti i Cpr italiani, qui non c'è alcuna umanità ma solo l'aggravante di trovarsi in Albania con un costo, anzi uno spreco, di 800 milioni che potevano essere spesi per altre priorità, a partire dalla sanità pubblica”. Lo dice la deputata Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, in missione nel centro di Gjader in Albania.

“Sono stata oggi in visita ispettiva e parlato con alcuni 'ospiti', così come vengono chiamati qui nei centri: sono persone in detenzione amministrativa che spesso non sanno neanche di essere arrivati in Albania, né tanto meno che giorno è oggi. Gli 'ospiti' sono imbottiti più volte al giorno di farmaci sedanti che li rendono innocui. Tutto questo è disumano”, conclude Serracchiani.

 

22/05/2025 - 17:26

“La maggioranza oggi ha scritto una pagina nera nella storia parlamentare. Il decreto sicurezza ha concluso il suo iter nella commissioni congiunte della Camera Affari Costituzionali e Giustizia alla Camera con forzature regolamentari e atteggiamenti della maggioranza degne dell’Ungheria di Orban.
Sul decreto cosiddetto “sicurezza” è stata concessa la discussione di meno della metà degli emendamenti presentati dalle opposizioni(160 respinti e ben 239 erano ancora restanti) e di entrare nel merito di meno della metà degli articoli (14 su 38).
L’uso della “tagliola” da parte dei due Presidenti dì Commissione, in questo caso, non era autorizzato da scadenze imminenti di conversione del decreto legge. E’ stata una forzatura nella logica del “voglio, posso e comando” con buona pace della democrazia parlamentare.
Ai deputati di maggioranza il governo ha imposto il ritiro dei loro emendamenti e il silenzio totale, assoluto è stata la scelta dei commissari e dei relatori di maggioranza su quelli dell’opposizione.
Sono stati respinti tutti gli emendamenti dell’opposizione senza il minimo confronto.
Nei contenuti questo decreto affonda le sue radici nella cultura delle democrazie autoritarie e non certo in quelle della nostra Costituzione.
La battaglia parlamentare contro questo decreto non finirà certamente qui, ma oggi è stato fatto strame del regolamento con un inaccettabile atto di protervia e arroganza politica e istituzionale”.

Lo ha detto intervenendo in Commissione Affari Costituzionali l’on. Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera dei deputati.

 

22/05/2025 - 16:25

“Dopo la minaccia della tagliola sugli emendamenti, ora la maggioranza minaccia di applicarla anche alle dichiarazioni di voto. Una doppia tagliola che rappresenta una forzatura inaudita e un precedente gravissimo per il funzionamento del Parlamento. Si tratta di una scelta autoritaria che comprime in modo inaccettabile il dibattito democratico, tanto più su un decreto che non ha alcuna urgenza reale legata alla scadenza e che contiene misure altamente controverse.

Ci appelliamo al Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, affinché eserciti pienamente il suo ruolo di garanzia e tuteli le prerogative delle opposizioni” così i capigruppo del Pd nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, Simona Bonafè e Federico Gianassi.

 

22/05/2025 - 15:27

“L’ipotesi di applicare la tagliola sul decreto attualmente in discussione in commissione rappresenterebbe uno strappo inaccettabile e inaudito alle regole del confronto democratico. La maggioranza, ricorrendo a questo strumento, si appresta di fatto ad azzerare il dibattito parlamentare su un provvedimento che presenta gravi criticità e che, in modo preoccupante, mira a limitare le forme di dissenso nel nostro Paese. La maggioranza si fermi. È molto grave che anche solo la minaccia dell’applicazione della tagliola venga utilizzata come strumento di intimidazione nei confronti delle opposizioni, nel tentativo di silenziare ogni voce critica. Questo atteggiamento mina le fondamenta del confronto democratico e del ruolo del Parlamento come luogo di discussione e mediazione politica. Di fronte a un simile scenario, non possiamo restare in silenzio. Difendere il diritto al dibattito e alla rappresentanza è una responsabilità che riguarda tutte le forze democratiche” così i capigruppo di PD, M5S, AVS, IV e +Europa delle commissioni affari costituzionali e giustizia della camera alla ripresa dell’esame del decreto sicurezza.

21/05/2025 - 18:11

«Che la Regione Calabria si sia costituita parte civile per sbaglio nel processo per la strage di Cutro è difficile da credere. Che poi si sia corretta nel giro di poche ore, subito dopo le critiche del Ministro Salvini – che è peraltro parte interessata nel procedimento – è quantomeno sospetto. Sembra più una svista di convenienza che un errore tecnico» – così Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, annuncia il deposito di un’interrogazione parlamentare ai Ministri delle Infrastrutture e dei Rapporti con il Parlamento.

Il 26 febbraio 2023, al largo di Steccato di Cutro, morirono almeno 94 persone, tra cui molti minori. In queste settimane è in corso l’udienza preliminare per accertare eventuali responsabilità istituzionali nei ritardi nei soccorsi. Il 12 maggio, la Regione Calabria aveva presentato richiesta di costituzione di parte civile, salvo poi ritirarla nel giro di un pomeriggio, giustificandosi con un errore materiale, precisando che si voleva procedere solo contro gli scafisti e non contro le forze dell’ordine.

«Un cambio di rotta così repentino – osserva Scarpa – fa quantomeno sorridere, se non fosse che stiamo parlando di una tragedia e di un processo che riguarda anche figure dello Stato. Secondo il sindacato autonomo della Marina, l’intervento del Ministro Salvini sarebbe stato “determinante” per far fare marcia indietro alla Giunta regionale. È una dichiarazione che non può passare inosservata.»

«Ho depositato un’interrogazione – prosegue – perché vogliamo sapere se ci sono state pressioni politiche, e quale sia stato il ruolo reale del Governo in questa vicenda. Le istituzioni locali devono poter esercitare le loro prerogative senza condizionamenti, specie quando si parla di accertare le responsabilità dello Stato in una strage che ha segnato il nostro Paese.»

«La giustizia deve poter fare il suo corso in piena autonomia. Se anche la parte civile comincia a ritirarsi, a processo ancora in corso, c’è qualcosa che non va».

 

21/05/2025 - 17:13

“Come può il ministro Nordio tollerare che Delmastro continui a detenere la delega all’amministrazione penitenziaria dopo quanto emerso nelle motivazioni della sua condanna? Parliamo di un ambito delicatissimo, direttamente connesso alla sicurezza nazionale. Non si può ignorare che il sottosegretario Delmastro abbia agito autonomamente, forzando gli uffici del DAP, violando la riservatezza di atti sensibili e mettendo in pericolo non solo la sicurezza nazionale, ma anche attività delicate per la prevenzione e repressione di gravi reati, nonché le persone impegnate nelle stesse". Lo ha dichiarato in Aula alla Camera la responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani, che nel suo intervento ha chiesto al ministro Nordio di riferire con urgenza in Parlamento. “I giudici sono stati chiari – ha proseguito Serracchiani – Delmastro era consapevole della natura riservata delle informazioni che ha divulgato. Ma nonostante questo, ha anteposto gli interessi del suo partito a ogni altra considerazione, piegando verità e giustizia alla logica di appartenenza. Il ministro Nordio – aggiunge la deputata del PD – deve venire in Parlamento a spiegare come intenda tutelare la sicurezza nazionale e salvaguardare la credibilità del Ministero della Giustizia. Le motivazioni della sentenza indicano chiaramente che l’operato degli uffici è stato piegato alla difesa del sottosegretario. Non si può guidare la giustizia nel Paese mentre si coprono atti di tale gravità. Delmastro deve dimettersi.”

 

21/05/2025 - 11:11

“Non resta niente nella striscia di Gaza, in un lembo di terra sette volte più piccolo della città di Roma, dove vivono più di 2 milioni di persone; un assedio di carattere medievale, dove la fame e le malattie sono usate come un’arma per una guerra atroce, ingiustificabile e senza obiettivi se non uno, l’annessione di tutta Gaza e la deportazione di un intero popolo, un disegno criminale che viene portato avanti con la complicità di larghi strati della comunità internazionale che hanno certificato tutta la loro impotenza e tutta la loro ambiguità.

Abbiamo visto con i nostri occhi le migliaia di camion spiaggiati a pochi chilometri dal valico, aiuti bloccati da 70 giorni, non entra uno spillo, persino i palloni di calcio sono considerati dall’esercito israeliano, superflui e pericolosi e non possono entrare.

La domanda è quanto per noi conta una vita umana, quanto conta per questo governo, quanto è grande l’abisso di civiltà che siamo disposti a tollerare? Oggi il ministro della difesa italiano intima a Netanyahu di fermarsi, peccato che non ci spieghi come.

Siamo stanchi di interviste che sono utili solo per lavarsi la coscienza. Serve una pressione politica che il governo italiano ha scelto razionalmente di non esercitare; al contrario si sottrae alla dichiarazione di 17 paesi europei per sospendere il trattato di cooperazione e addirittura sceglie di acquistare tecnologie di cybersecurity da un governo sotto accusa dalla corte di giustizia internazionale e dalla corte penale internazionale.

Avete il dovere di rispondere alle opposizioni che unite chiedono una svolta: riconoscete lo stato di Palestina, date una risposta ad un popolo a cui è stata conculcata ogni prospettiva di esistenza. Se non vogliamo che la formula “due popoli due Stati” sia solo astratta retorica questo è il passo da fare subito senza esitazioni.

Continuate a ripetere come un mantra “food for Gaza” ma non spiegate perché quella formula non ha funzionato.

Avete tradito una storia di dialogo, di mediazione che per decenni l’Italia ha sempre svolto. Avete scelto invece un altro campo, quello della guerra, fuori dalla costituzione repubblicana e ci avete portato anche fuori dal diritto internazionale. Ci avete fatto precipitare nella spirale dell’odio e della morte ma noi non ve lo consentiremo”. Lo ha detto in Aula intervenendo sulle mozioni su Gaza Arturo Scotto, deputato Pd, che ha partecipato alla missione delle opposizioni a Gaza.

 

18/05/2025 - 19:06

L'Europa non sia complice e si attivi perché cessi ogni operazione di attacco a partire da quella di terra avviata oggi.
La deputata Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo dem, insieme a una delegazione di deputati del Partito Democratico composta da Laura Boldrini, Rachele Scarpa, Arturo Scotto, Nico Stumpo e l’europarlamentare Cecilia Strada, ha visitato il valico di Rafah e i principali centri logistici della Mezzaluna Rossa, nell’ambito della missione ‘Gaza oltre il confine’, promossa da AOI, ARCI e Assopace Palestina, denunciando la drammatica situazione umanitaria a Gaza. “A un anno dalla nostra prima visita, qui regna ancora la devastazione. Da marzo non entra più alcun aiuto: la fame è usata come arma di guerra da Netanyahu, il quale, grazie all’inazione e al silenzio dei leader europei, è consentito di fare qualsiasi cosa. Le loro omissioni, la mancanza di condanna e la presa di distanza da questo sterminio li rendono complici”, dichiara Ghio, chiedendo il cessate il fuoco e l’ingresso immediato degli aiuti. “Con la delegazione dem – aggiunge l’esponente Pd – abbiamo constatato lo stallo di camion carichi di cibo e medicine, fermi da oltre settanta giorni sotto temperature estreme, perché c’è un governo che in modo criminale continua a impedire l’accesso ai soccorsi. È urgente attivare un canale umanitario permanente e applicare le misure indicate dalla giustizia internazionale. Basta bombe, basta usare la fame come arma di guerra”. Ghio ha anche duramente condannato l’inizio dell’operazione militare israeliana di terra nel nord della Striscia di Gaza, definendola “l’ennesimo atto di brutalità che colpisce indiscriminatamente la popolazione civile. Mentre il mondo assiste in silenzio - ha concluso Ghio - famiglie intere sono costrette a fuggire sotto le bombe e ora colpite dagli attacchi, in un’escalation che calpesta ogni principio del diritto internazionale umanitario. È intollerabile”.

16/05/2025 - 15:07

"L'integrazione del bando Home Care da parte dell'Inps recupera, anche se solo in parte, gli errori fatti nella prima edizione del bando e che avevamo denunciato con un'interrogazione firmata insieme ai colleghi parlamentari Scotto, Furfaro, Girelli, Malavasi, Vaccari." Lo scrive in una nota il parlamentare del Partito Democratico Silvio Lai che, facendo seguito anche alle richieste di intervento da parte dell'Anci, aveva chiesto l'intervento del Governo e la convocazione in audizione in Commissione Lavoro del presidente dell'Inps.
"Di sicuro – afferma Lai – attraverso l'integrazione del bando che recupera la possibilità di garantire i servizi per gli OSS, che prima erano esclusi, oltre a fare giustizia tutela in maniera adeguata competenze professionali riconosciute da diplomi formativi regionali e nazionali. Risolve, inoltre, il problema dell'impatto sull'occupazione per numerose cooperative in tutta Italia. Erano state infatti molte le denunce provenienti dalla Sardegna, dall'Umbria e dalla Toscana, sugli effetti distorsivi causati dall'esclusione di queste professioni e sui danni conseguenti subiti dalle famiglie con la prima versione del bando. Ricordiamo, infatti, che il progetto Home Care è un'importante misura di integrazione assicurativa sociosanitaria garantita ai dipendenti pubblici."
"Siamo soddisfatti – prosegue il parlamentare dem – che il nostro intervento abbia fatto cambiare idea all'Inps, tuttavia resta il mancato riconoscimento delle attività dei caregivers, quelle figure familiari indispensabili in alcuni territori per assistere persone non autosufficienti ma che non richiedono interventi di integrazione sociosanitaria o sanitaria tout court. Sarebbe bene, a nostro avviso, che l'Inps rivedesse il bando anche recuperando i caregivers sui quali si stanno facendo passi avanti anche nel dibattito sulla legislazione nazionale, riconoscendo funzioni di cura all'interno delle famiglie, senza le quali molti nuclei familiari non potrebbero sopportare il carico della non autosufficienza. Per questo, con un'ulteriore interrogazione, chiederemo al Ministro Calderone quale sia la sua posizione e se non intenda intervenire nei confronti dell'Inps per modificare ulteriormente il bando."

16/05/2025 - 15:01

“Lo dico con chiarezza: voterò cinque Sì non per disciplina, non per appartenenza. Ma perché credo che il lavoro non sia solo una voce economica. È il primo strumento di libertà, giustizia e dignità. E se oggi una persona può lavorare e restare povera, non comprare casa, non costruirsi un futuro, non mettere al mondo un figlio, allora non c’è altra priorità politica che questa. Mi è chiaro che i cambiamenti più profondi vanno conquistati nelle sedi istituzionali. Ma so anche che serve un segnale. Una presa di posizione. E questo referendum può essere tutto questo: una risposta a chi da troppo tempo vive nel limbo dell’attesa, nell’assenza di tutele, nella precarietà elevata a sistema. Sui primi tre quesiti, licenziamenti, tutele nelle piccole imprese, contratti a termine, non mi nascondo: non li considero risolutivi. Non cambiano da soli le sorti della nostra economia. Ma pongono un punto politico: ci ricordano che la precarietà non è una fase, è diventata una condizione permanente per milioni di persone. La segretaria Schlein ha voluto portare il Partito Democratico accanto a chi lavora, accanto a chi non ce la fa, accanto a chi è troppo spesso invisibile. Non è stato un gesto di radicalismo. È stato un gesto di responsabilità. E io, pur venendo da un’altra cultura politica, mi riconosco in questa scelta”.

Così il deputato democratico torinese e presidente di “Identità Riformista”, Mauro Laus.

 

15/05/2025 - 13:21

“A pochi giorni dal voto referendario del 9 giugno, ribadisco con forza il mio sostegno al ‘Sì’ per la riforma della legge sulla cittadinanza. Si tratta di un primo passo fondamentale verso una società plurale, inclusiva e laica, che riconosca e valorizzi le diversità già presenti nel nostro Paese”. Lo dichiara la deputata dem Ouidad Bakkali, intervistata per i canali social dei deputati Pd.

“La modifica che dimezza da 10 a 5 gli anni necessari per richiedere la cittadinanza – aggiunge l’esponente Pd - ha un impatto concreto: velocizzare un percorso oggi rallentato da lungaggini burocratiche che spesso si traducono in 13 o 14 anni di attesa. È una questione di giustizia e appartenenza, soprattutto per i più giovani, per quei bambini e quelle bambine che già si sentono parte della Repubblica e che vogliono contribuire a costruirla.”

“È inaccettabile – ha concluso Bakkali - che una figura istituzionale come il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che deve garantire la Costituzione inviti implicitamente all’astensione. Votare è un dovere civico. Il nostro impegno è informare, confrontarci e spingere alla partecipazione. Il 9 giugno abbiamo l’opportunità di scegliere una cittadinanza più giusta. Invitiamo tutte e tutti a recarsi alle urne, perché ogni voto conta nella costruzione della società della convivenza”.

 

14/05/2025 - 17:43

“Mario Paciolla non si è suicidato. Mario Paciolla è stato ucciso. Questa è la verità che emerge ancora una volta con forza dall’inchiesta di Fanpage, presentata ieri a Napoli. Una verità scomoda, dolorosa, ma che non può più essere ignorata. Mario Paciolla non era solo un giovane napoletano: era un costruttore di pace, un ragazzo che dedicava la sua vita alla giustizia e ai diritti umani. Ed è stato ucciso.
Abbiamo chiesto più volte al Governo di fare di più, di alzare il livello di attenzione su una vicenda che deve finalmente diventare una questione nazionale. Non possiamo accettare che il caso Paciolla finisca nel dimenticatoio o resti avvolto nell’ombra. Vogliamo verità e giustizia per Mario e per la sua famiglia, che da troppo tempo vive nel dolore e nell’incertezza. Come Partito Democratico siamo pronti a fare la nostra parte, anche organizzando una missione in Colombia, per andare fino in fondo e far emergere tutta la verità sull’uccisione di un ragazzo che ha scelto di dedicare la sua vita alla costruzione della pace. Lo dobbiamo a Mario, alla sua famiglia e a tutti coloro che credono nella giustizia” così le deputate e i deputati democratici Marco Sarracino, Peppe Provenzano, Laura Boldrini, Fabio Porta, Enzo Amendola, Lia Quartapelle.

13/05/2025 - 14:16

“I Referendum di giugno sono un’occasione per fare un po’ di giustizia in un mondo del lavoro che appartiene sempre meno ai lavoratori. Tra drammatiche morti bianche, stipendi risibili e precariato dilagante, per milioni di persone lavorare nel nostro Paese non è più una garanzia di stabilità e serenità. Per questo è fondamentale dare un segnale forte con il nostro voto e iniziare a cambiare le cose.”
Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese e Capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio a Montecitorio, che questa sera parteciperà alle 18.30, in Piazza Principe di Piemonte, a Grottaglie, a un’iniziativa a sostegno dei cinque “Sì” assieme al Sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, all’On. Fratoianni di AVS, a Lucia La Penna, Segr. Gen. FLAI CGIL Taranto, a Gigia Bucci, Segr. Gen. CGIL Puglia e a Michele De Palma, Segr. Gen. FIOM CGIL Nazionale.
“Il Governo Meloni sta cercando di oscurare in tutti i modi l’appuntamento referendario di giugno. Al contrario, è fondamentale parlarne il più possibile affinché la partecipazione sia ampia e pienamente consapevole. Il Partito Democratico ha rimesso il tema al centro della sua agenda e, come per il Salario Minimo, continuerà a battersi affinché le lavoratrici e i lavoratori possano riacquistare una dignità vera e non soltanto di facciata. Le italiane e gli italiani hanno l’opportunità di lanciare direttamente, con la propria voce, una nuova stagione per il mondo del lavoro. - conclude Pagano - Noi sosterremo questa battaglia fino in fondo.”

 

12/05/2025 - 20:36

«Una bambina di soli due anni e uno di quattro sono morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Una notizia che spezza il fiato. Un dolore che grida giustizia. Ma la vera tragedia è che questo dolore si sta trasformando in una macchia ordinaria nel nostro orizzonte politico, dove la vita e la morte di chi cerca rifugio sembrano non valere più nulla» – così l’on. Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, commenta la notizia del naufragio al largo di Lampedusa.
«Cosa serve ancora per capire che l’attuale politica migratoria è fallimentare, disumana e miope? Quanto a lungo possiamo continuare a leggere comunicati come questi e restare impassibili? Due bambini sono morti. E con loro, ogni giorno, muoiono le speranze, i legami familiari, le possibilità di una vita degna per migliaia di persone che hanno come unica colpa quella di cercare salvezza.

Oggi la Stampa riporta che sono già oltre 500 le persone morte in mare dall’inizio del 2025, oltre 30 mila dal 2014.. Un numero agghiacciante, che racconta meglio di qualsiasi commento l’urgenza di un cambiamento radicale. Ogni vita persa nel Mediterraneo è una sconfitta della politica, un cedimento morale delle istituzioni, una ferita al cuore dell’Europa.

È vergognoso che le risposte del Governo continuino a muoversi tra respingimenti, accordi opachi e silenzi colpevoli, come se la sofferenza potesse essere gestita come un problema amministrativo da esternalizzare. La morte di questi bambini pesa su tutti noi, ma soprattutto su chi oggi ha il potere e la responsabilità di scegliere. E continua a non farlo.

A chi ci chiede di restare umani, dobbiamo rispondere con scelte politiche all’altezza. L’alternativa è la rassegnazione. E alla rassegnazione, io mi oppongo» conclude la deputata.

 

 

08/05/2025 - 18:20

“Il dolore delle vittime non può restare fuori dalla Storia. Deve avere cittadinanza nella memoria collettiva e nel lavoro delle Istituzioni. Solo così possiamo costruire una giustizia più umana, capace di ricucire le fratture del nostro tempo.” Lo ha dichiarato l’On. Michela Di Biase introducendo l’incontro promosso dall’Associazione Fare nell’ambito del ciclo 'Le parole della giustizia'.

L’evento, che ha visto la partecipazione del Presidente della Camera Lorenzo Fontana, ha ospitato tra i relatori il professor Adolfo Ceretti, tra i massimi esperti italiani di giustizia riparativa, e Manlio Milani, testimone di impegno civile e memoria democratica, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Piazza della Loggia.

“Milani ci ha insegnato che la vittima non è solo un oggetto del male, ma un soggetto politico, capace di trasformare il trauma in testimonianza, e la memoria in responsabilità pubblica. Una vittima che non chiede vendetta, ma ascolto, verità, giustizia”, ha proseguito Di Biase.

“Non basta essere ‘con le vittime’ in modo astratto, cerimoniale. Occorre mettere in discussione i meccanismi che hanno prodotto l’ingiustizia. Occorre vigilare sulla coerenza democratica, aprire gli archivi, rifiutare ogni forma di delega passiva alla magistratura o alla storia ufficiale. Costruire giustizia non solo nelle aule dei tribunali, ma nello spazio pubblico, nella società.” ha aggiunto la deputata.

“Quando la sofferenza viene trasformata in identità esclusiva – ha concluso Di Biase – si corre il rischio che la vittima diventi ostaggio del dolore subito. È per questo che la giustizia riparativa deve essere una pratica pubblica, costituzionale, non privata o sentimentale. Deve servire a ricostruire il patto etico su cui si fonda la nostra Repubblica.”

 

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