16/01/2025 - 18:22

PD, M5S, AVS e IV hanno respinto la riformulazione proposta dal governo all’ordine del giorno sulla separazione delle carriere, che chiedeva di garantire la parità di genere nel sistema elettivo dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

“Riteniamo inaccettabile – sottolineano PD, M5S, AVS, IV – che la maggioranza non riconosca la centralità di questo tema e sminuisca questo obiettivo, affermando che potrà essere raggiunto attraverso una semplice legge ordinaria. Garantire un’equilibrata rappresentanza di donne e uomini nei luoghi decisionali non è solo una questione di giustizia e democrazia, ma rappresenta un passo indispensabile per superare le disuguaglianze che ancora persistono nella nostra società e nelle istituzioni. Per questo motivo, ribadiamo che il principio della parità di genere nel CSM debba essere riconosciuto come un principio di rango costituzionale. Questa non è una battaglia ideologica, ma una necessità per fare della parità di rappresentanza una pietra angolare del nostro ordinamento, a tutela di una giustizia equa e rappresentativa. Il governo e la maggioranza hanno perso oggi una grande occasione. Auspichiamo che, durante l’esame al Senato, ci sia un cambio di approccio, abbandonando soluzioni temporanee o di compromesso e sancendo finalmente la parità di genere come un diritto fondamentale di rango costituzionale”.

16/01/2025 - 18:09

Lettera di 110 parlamentari all’ambasciatore iraniano

 

“Pakhshan Azizi è detenuta e condannata per punire il suo impegno in favore dei diritti umani. La pena di morte è il contrario della giustizia e viola il diritto alla vita, oltre che a essere usata come crudele strumento di discriminazione e di repressione del dissenso. Questa iniziativa conferma l’impegno dell’Italia per i diritti umani universali”.

Così la deputata democratica e vicepresidente della commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle, commentando la lettera indirizzata all’ambasciatore iraniano in Italia, nella quale si chiede la sospensione della condanna a morte dell’attivista curda, Pakhshan Azizi, e viene espressa grande preoccupazione per le sue condizioni di detenzione. L’iniziativa, promossa dalla stessa Lia Quartapelle, ha avuto l’adesione di 110 fra senatori e deputati. Tra loro, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Giulio Tremonti, Giangiacomo Calovini, Angelo Bonelli, Chiara Braga, Stefania Craxi, Stefania Ascari. Arrestata nell’agosto 2023, Azizi è stata detenuta in isolamento per mesi e, secondo Amnesty International, sottoposta a torture e privata di un processo equo. I parlamentari denunciano le gravi violazioni dei diritti umani e ribadiscono il rifiuto della pena di morte, definita un ostacolo alla giustizia e alla dignità umana.

16/01/2025 - 18:04

“Il giudizio del Partito Democratico in merito al ddl costituzionale sulla separazione delle carriere è  pessimo. Ci siamo opposti e continueremo ad opporci a un provvedimento che è sbagliatissimo. La maggioranza ha assunto un atteggiamento punitivo nei confronti della magistratura. Non è un sospetto: sono le parole degli esponenti di governo a dirlo. Basti ricordare le parole di Matteo Salvini che dopo le sentenze dei giudici sul caso Albania, disse che occorreva mettere mano alla Costituzione e fare la separazione delle carriere. La verità è che è sgradita l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Tuttavia, non esiste una democrazia al mondo che non riconosca il principio e il valore dell'autonomia e dell’indipendenza della magistratura”. Così il deputato dem Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia.

“Questa destra – ha aggiunto l’esponente dem - è ossessionata dal furore ideologico. Continua a riproporre battaglie vecchie di 30 anni, mentre tutto il mondo è cambiato. Poiché è assolutamente incapace di guardare al futuro, si rifugia nella bandiera ideologica, in presenza di un comparto della Giustizia che è fragilissimo e che avrebbe bisogno, non di ideologia ma di fatti e azioni concrete. La destra ha appena approvato la manovra di Bilancio che taglia 500 milioni di euro per la giustizia dal 2025 al 2027. Il processo telematico è in tilt, i giudici di pace rinviano le udienze al 2023, il carcere e’ al collasso e di fronte a tutti i problemi della Giustizia il governo si volta dall'altra parte”.

“Questo provvedimento – ha concluso Gianassi - è pericoloso perché cancella il quadro che, sulla Giustizia, avevano saputo fare con grande saggezza i costituenti, ricostruendo l'Italia democratica. Questa riforma cambia norme, che garantivano equilibrio, e introduce una traiettoria molto pericolosa che oggi inizia e che domani può concludersi con la sottomissione del Pubblico Ministero all'esecutivo. Scenari davvero gravi che dobbiamo contrastare. Continueremo la nostra battaglia anche fuori dall'Aula di Montecitorio”.

16/01/2025 - 13:52

“Chiedevamo da tempo questa tregua. È un percorso difficilissimo: gli ostacoli saranno presenti a ogni passo e, anche in queste ore, all’interno del governo israeliano c’è chi sta lavorando per far saltare l’accordo raggiunto. Dobbiamo essere tutti uniti affinché la tregua sia preservata e rappresenti una via per la pace. C’è chi vuole affermare l’idea che la pace si affermi con la forza. Per noi la pace ha bisogno invece di politica e di giustizia. Per questo chiediamo al ministro Tajani di venire in Parlamento a riferire". Così in Aula alla Camera il responsabile nazionale Esteri del PD, Peppe Provenzano, che nel corso del suo intervento ha stigmatizzato le dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro Tajani, il quale ha assicurato l’immunità a Netanyahu. “A che titolo il ministro Tajani ha fatto quelle dichiarazioni? Sta forse dicendo che l’Italia, davanti a un mandato di cattura internazionale emesso dalla Corte Penale Internazionale, si sottrarrà agli obblighi di legge e al diritto internazionale? Serve un chiarimento immediato”, ha concludo Provenzano.

16/01/2025 - 13:51

Non un emendamento, non un intervento su un provvedimento che mette mano alla Costituzione è stato possibile alle opposizioni, ma neppure alla maggioranza: il ddl di riforma costituzionale oggi approvato in prima lettura, è stato votato a colpi di maggioranza senza un vero confronto su un tema delicatissimo come la giustizia. Non si è affrontato nessun vero problema che interessa i cittadini come la durata dei processi o le risorse per il funzionamento. Però con la separazione delle carriere dei magistrati si attacca la loro autonomia e la loro indipendenza, si apre la strada all’assoggettamento del pubblico ministero al potere esecutivo, si persegue un modello che oggi è superato e messo in discussione in molti Paesi. Un altro provvedimento mosso da ideologia e da intento punitivo verso la magistratura. È così che si avvicina l’Italia ai peggiori modelli illiberali amici della Meloni”.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

16/01/2025 - 13:50

Ma c’era proprio bisogno di questa riforma? Già la Corte Costituzionale aveva chiarito che per prevedere due concorsi differenti, la modalità per non transitare da un ruolo all’altro, era sufficiente una legge ordinaria, purché rimanesse un unico ordine e un unico CSM. Allora perché fare una legge di riforma costituzionale? A noi sembra chiaro l’intento punitivo di questa riforma, come chiaro ci appare il furore ideologico che l’accompagna. Al di là dell’affermazione di principio sulla unitarietà dell’ordine giudiziario, non ci si limita a separare le carriere, ma si fanno due distinte magistrature governate da due distinti CSM. Si prende quindi un potere unico per farne due mezzi poteri, indebolendo in questo modo l’ordine giudiziario ed intaccandone autonomia ed indipendenza. E questo è un fatto.
Si dice che la riforma serva per limitare lo strapotere del Pm nel processo. Ebbene, cosi come scritta determinerà esattamente il contrario. Indebolimento dell’ordine giudiziario e rafforzamento del pm che, già dotato di un proprio apparato di polizia giudiziaria, avrà anche di un proprio CSM con cui si autogovernerà. Non era meglio occuparsi del sovraffollamento delle carceri, o del processo telematico penale che non funziona, o del piano strategico delle assunzioni per il sistema giustizia ormai al collasso per evitare che le udienze vangano fissate al 2030? O delle richieste di maggiori investimenti che i giudici chiedono per fare le indagini sempre più complesse e combattere la criminalità organizzata? Questi sono i problemi che interessano i cittadini e gli operatori del diritto. Ma a voi non interessa costruire un servizio pubblico di giustizia per i cittadini. Del resto, cosi come state smantellando il servito pubblico sanitario, così smantellate il servizio della giustizia penale.

Così la deputata democratica e responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, intervenendo in Aula durante la dichiarazione di voto.

16/01/2025 - 11:14

Oggi, alle ore 15.00, si terrà un seminario sulla giustizia dal titolo “La giustizia riparativa. Giustizia mite ma non debole”, presso la Sala Berlinguer del Gruppo Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati. All’'incontro parteciperà la deputata democratica Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Pd, Adolfo Ceretti, criminologo e docente presso il Dipartimento di Giurisprudenza Università degli Studi di Milano-Bicocca e Mitja Gialuz, professore ordinario di Diritto processuale penale all’Università di Genova.

Al centro del dibattito il tema della giustizia riparativa come alternativa al sistema penale tradizionale, che pone l'accento sul recupero e la responsabilizzazione degli autori di reato e la riparazione del danno subito dalle vittime.

L'incontro è aperto a tutte e tutti e sarà trasmesso in diretta sul canale YouTube del Gruppo Pd alla Camera. Si prega di comunicare la presenza inviando una mail all’indirizzo pd.ufficiostampa@camera.it

15/01/2025 - 14:29

"La separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, così come proposta dal governo, rappresenta un grave pericolo per l'indipendenza del pubblico ministero. Questa riforma traccia un percorso che finirà per sottoporre il Pm al controllo dell'esecutivo, con conseguenze drammatiche per il nostro sistema democratico", ha dichiarato il capogruppo del Partito Democratico in commissione Giustizia alla Camera, Federico Gianassi.
"Se il pubblico ministero viene svincolato dalla cultura della giurisdizione e trasformato in un semplice accusatore seriale, come prevede questa riforma, si aprirà inevitabilmente una discussione politica sulla necessità di ricondurlo sotto il potere politico. Questo modello adottato in altri Paesi è oggetto di severa critica", sottolinea l’esponente PD. “Questa traiettoria – aggiunge Gianassi - rappresenta una regressione, che va contro principi di autonomia e indipendenza della magistratura sanciti dalla Costituzione italiana. Invece di rafforzare gli strumenti di garanzia e autonomia, il governo sta portando avanti una visione ideologica superata, che smantella modelli presi a riferimento a livello internazionale proprio per la loro capacità di garantire equilibrio e imparzialità".

15/01/2025 - 14:10

“Durante l'esame della proposta di riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, la destra è rimasta in silenzio per giorni interi. Non una parola sugli emendamenti proposti dal PD e dalle opposizioni. Nessuna risposta alle critiche e alle preoccupazioni rispetto ad un provvedimento puramente ideologico e pericoloso, con un intento punitivo nei confronti della magistratura, che non migliora il funzionamento della macchina della giustizia, non assicura maggiori garanzie ai cittadini, non velocizza i tempi dei procedimenti. Le uniche parole giunte dai banchi della maggioranza? Offese e insulti alle opposizioni. E ciò è intollerabile e offensivo per il Parlamento ed il Paese. È vergognoso” scrive sui social Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche europee.

15/01/2025 - 12:42

“Pensavo che l'estrazione per sorteggio dei giudici dell'organismo dell'autogoverno della magistratura fosse un'infelice battuta prima di leggere il testo del provvedimento. Ancora mi domando come il governo possa pensare che il sorteggio sia lo strumento più efficace per garantire equilibrio e rispetto delle competenze. Non è così, anche la corte Costituzionale, ha evidenziato i rischi di un metodo che a nostro avviso non garantisce merito, rappresentanza, pari opportunità e competenze”. Così il deputato dem Marco Lacarra intervenendo in Aula di Montecitorio sulla riforma costituzionale della Giustizia.

15/01/2025 - 12:40

“Ho la sensazione che stiamo ritornando in una società arcaica addirittura tribale, quando gli esseri umani si affidavano al fato in quanto determinante delle azioni che si compivano. Il fato determinava l'ira divina, la persona da sacrificare o la persona da eleggere. Il governo con questo provvedimento che vuole modificare la Costituzione, ci sta dicendo che non sarà la responsabilità della guida dei processi ad indicare ad una risoluzione ma sarà di nuovo il fato legato al sorteggio dei giudici del CSM nell'autogoverno della magistratura. Complimenti!” Così il deputato dem Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd, intervenendo in Aula di Montecitorio sulla riforma costituzionale della Giustizia.

15/01/2025 - 12:13

“L'estrazione a sorte della componente togata del Consiglio Superiore della magistratura mostra come questo governo abbia una visione opposta a quella che i padri costituenti ebbero nella realizzazione della Costituzione. Allora la scelta fu quella di garantire la tutela democratica e l'autogoverno della magistratura in un percorso che mirava all'autorevolezza del CSM, attraverso l’elezione della compagine togata, la presenza della compagine non togata e l’assegnazione della presidenza al Capo dello Stato. Oggi, con questo provvedimento, il governo ha invece l'ansia di indebolire, contenere e frustrare tale autorevolezza. Una differenza culturale che dimostra la pochezza di questa maggioranza quando si tratta di affrontare questioni costituzionali per le quali l’ansia delle istituzioni dovrebbe essere rivolta all’innalzamento della qualità della democrazia in Italia”. Così il deputato dem Federico Gianassi, capogruppo Pd in Commissione Giustizia, intervenendo in Aula durante la discussione del ddl costituzionale di riforma della giustizia.

15/01/2025 - 11:41

"Il criterio del sorteggio per la selezione dei componenti del Csm non garantisce né il merito né la competenza. È incomprensibile come un governo che si dichiara attento al merito faccia un passo indietro di questa portata, affidando alla fortuna e al caso un ruolo così cruciale", ha dichiarato la capogruppo democratica in Commissione Affari Costituzionali della Camera, Simona Bonafè, durante il suo intervento in Aula.

Bonafè ha ribadito l’opposizione del Partito Democratico a questa modalità di selezione, sottolineandone la “contrarietà al principio di rappresentanza, elemento fondante di tutti gli organismi collegiali previsti dalla Costituzione. La stessa Corte Costituzionale aveva già espresso perplessità su questo metodo, evidenziandone le criticità", ha ricordato Bonafè.

"La selezione tramite sorteggio non solo annulla ogni possibilità di garantire rappresentanza e pari opportunità, ma ignora anche l'importanza dei curricula e delle competenze dei candidati", ha aggiunto. "Con il nostro emendamento, chiediamo l’abolizione di questo criterio, riaffermando la centralità del merito e il rispetto per i principi costituzionali".

“Anche Forza Italia – aggiunge la democratica - aveva inizialmente avanzato un emendamento per modificare e ridimensionare il criterio del sorteggio, salvo poi ritirarlo. Non neghiamo che ci possano essere degenerazioni correntizie ma è stato lo stesso ministro Nordio, prima di blindare il provvedimento, a sottolineare i limiti di questo strumento e a dichiararsi disponibile a ripensarlo”, ha concluso.

14/01/2025 - 19:17

Gianassi: riforma punitiva e ideologica mentre giustizia collassa

"È gravissimo quanto sta avvenendo oggi in aula: la maggioranza e il Governo scelgono ancora una volta il silenzio su una riforma costituzionale che stravolge i principi fondamentali della nostra Costituzione. Siamo di fronte a una deriva autoritaria che segna un pericoloso precedente per il nostro sistema democratico," denuncia il capogruppo democratico nella commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi.

L’esponente del Pd sottolinea come “l’approvazione della riforma sulla separazione delle carriere senza alcuna modifica rispetto al testo proposto dal Governo rappresenti un fatto senza precedenti nella storia parlamentare italiana. Mai prima d’ora – aggiunge - una riforma costituzionale era stata approvata dal Parlamento senza alcuna condivisione con le opposizioni né modifica. È il segno di un Parlamento ridotto a semplice passacarte delle decisioni di Palazzo Chigi," prosegue Gianassi.

“A preoccupare ancora di più è l’evidente bavaglio imposto ai parlamentari della maggioranza: "I patti interni ai tre partiti di Governo hanno silenziato ogni forma di dissenso, ma anche interventi a difesa del provvedimento, il che come dire nasconde o imbarazzo o debolezza o sudditanza. Il Partito Democratico – denuncia Gianassi – reputa questo pericoloso precedente e ribadisce la propria opposizione a una riforma dettata da intento punitivo verso la magistratura, mosso da pulsioni ideologiche, allergia ai principi costituzionali di autonomia e indipendenza della magistratura. E tutto questo avviene mentre la giustizia italiana è al collasso e dinanzi a questo disastro il governo si gira dall’altra parte. Noi non ci fermeremo e continueremo a opporci con forza a questo provvedimento”, conclude Gianassi.

14/01/2025 - 19:12

"Che razza di Ministro è lei, signor Nordio, che non ha neanche il coraggio di difendere le ragioni della propria riforma in Parlamento?" Con queste parole Federico Gianassi, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Giustizia della Camera, ha attaccato frontalmente il Ministro della Giustizia Carlo Nordio durante l’esame della riforma sulla separazione delle carriere.
Il deputato dem ha denunciato il comportamento imbarazzante del Ministro e della maggioranza, che durante tutta la seduta non hanno proferito parola: "La maggioranza ha messo il bavaglio ai propri parlamentari e, fatto ancora più grave, agli stessi esponenti del Governo. Nordio è rimasto in silenzio in aula, nonostante le ripetute sollecitazioni a spiegare e difendere un provvedimento che cambia radicalmente i principi fondanti della nostra Costituzione."
Gianassi ha sottolineato la gravità di questo precedente: "Siamo di fronte a un comportamento mai visto, che rappresenta un grave attacco al ruolo del Parlamento e al principio del confronto democratico. Questo atteggiamento è inaccettabile in una democrazia parlamentare”.

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