'Scelta miope che colpisce investimenti, innovazione e competitività. PMI e filiere strategiche le più penalizzate'.
"Con il decreto fiscale il governo compie un errore grave e strategico: riduce il credito d'imposta legato a Transizione 5.0 proprio nel momento in cui le imprese italiane avrebbero più bisogno di certezze e di strumenti forti per investire in innovazione, digitalizzazione ed efficienza energetica". Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato del Pd e vicepresidente della commissione Attività produttive.
"Transizione 5.0 - sottolinea l’esponente dem - non è una misura qualsiasi: è il principale strumento per accompagnare le imprese nella doppia transizione, digitale ed energetica, rafforzando la competitività del nostro sistema industriale rispetto ai Paesi europei, che invece stanno investendo con maggiore decisione su politiche industriali attive. Tagliare queste risorse significa colpire soprattutto le PMI, che hanno meno capacità finanziaria per sostenere autonomamente gli investimenti, e indebolire le filiere strategiche rallentando gli obiettivi di decarbonizzazione”.
"Non siamo i soli a dirlo: Confindustria denuncia che questa scelta mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni, tradisce le rassicurazioni date a novembre dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sulle cosiddette imprese 'esodate' del 5.0, e chiede al governo di ripristinare gli impegni presi prima di procedere a qualsiasi nuova misura. Siamo della stessa opinione. Il governo faccia un passo indietro e ripristini integralmente il credito d'imposta Transizione 5.0: l'Italia non può permettersi di rallentare proprio adesso, quando in gioco c'è la nostra capacità di competere, innovare e creare lavoro di qualità", conclude Peluffo.
"Il governo ascolti il grido d’allarme della sindaca di Firenze Sara Funaro sul prossimo contratto del personale negli enti locali. Ai comuni vanno trasferiti fondi per mantenere gli impegni, evitando rischi sulla tenuta dei bilanci. Serve, come chiedono i Comuni, un fondo perequativo per assicurare qualità dei servizi e stipendi adeguati. Il governo non può scaricare sui sindaci responsabilità che si deve assumere direttamente". Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro
"Siamo solidali con la sindaca di Firenze Sara Funaro e con tutti i Comuni che rischiano di vedere i servizi ai cittadini ridotti per mancanza di risorse statali. È positivo che gli enti locali investano sul personale e tutelino salari e condizioni di lavoro, ma non è sufficiente se il governo firma i contratti senza fornire i fondi necessari. I Comuni non possono essere lasciati soli a coprire costi aggiuntivi che mettono a rischio i servizi essenziali. Serve subito un confronto serio con gli enti locali e stanziamenti adeguati per garantire stipendi dignitosi e servizi pubblici efficienti, senza scaricare sui bilanci comunali responsabilità che spettano allo Stato". Lo dichiara la vicepresidente vicaria dei deputati Pd Simona Bonafè, in merito all'allarme lanciato dal primo cittadino del capoluogo toscano.
“Abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, insieme ai colleghi Carè, Di Sanzo e Toni Ricciardi, per chiedere chiarezza sulle gravi anomalie emerse in occasione dell’ultimo referendum nella Circoscrizione Estero, Ripartizione America Meridionale, e in particolare tra gli elettori residenti in Venezuela”. Lo dichiara il deputato Pd Fabio Porta, eletto nella ripartizione Sud America.
“Secondo i dati ufficiali – spiega l’esponente dem – la partecipazione degli italiani in Venezuela è balzata dal 23,6 per cento delle ultime elezioni politiche al 36,6 per cento dell’ultima consultazione referendaria, in un contesto in cui la crisi economica, la diaspora crescente e le difficoltà delle comunicazioni postali avrebbero dovuto semmai ostacolare il voto dei nostri connazionali. Le percentuali di consenso poi, superiori al 90 per cento in molte sezioni, accentuano ulteriormente il sospetto di anomalie statisticamente significative, così come avvenuto in precedenti consultazioni, dove percentuali analoghe sono state oggetto di perizie da parte della magistratura. Per questa ragione chiediamo al governo di chiarire le modalità con cui sono state trasmesse, custodite e distrutte le buste contenenti le schede, di riferire se siano pervenute segnalazioni di irregolarità, come l’irrituale invito agli elettori da parte del Consolato di contattare direttamente il corriere postale privato e di precisare quali controlli siano stati effettuati dalle nostre autorità diplomatiche per garantire la segretezza del voto”.
“È indispensabile – conclude Porta – disporre una verifica ispettiva presso le sedi consolari competenti, acquisendo tutta la documentazione relativa al voto e valutando un eventuale perfezionamento che renda omogenee e soprattutto sicure le procedure del voto per corrispondenza. Garantire trasparenza, sicurezza e libertà del voto all’estero è una condizione indispensabile per tutelare la credibilità della nostra democrazia e i diritti delle comunità italiane nel mondo”.
"Il Governo e' stato costretto a fare marcia indietro e rinviare al primo luglio 2026 l'entrata in vigore della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi extra UE introdotta nella legge di Bilancio. Una retromarcia che rappresenta una vittoria del Partito Democratico, che da subito gia' a dicembre, quando la tassa Meloni e' stata inserita in manovra ne ha denunciato l'assurdita' e gli effetti dannosi per imprese, logistica e consumatori. Un risultato che arriva grazie alla pressione costante che abbiamo esercitato in Parlamento, ma che non basta". Lo dichiarano i deputati Silvia Roggiani e Andrea Casu, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
"Adesso il Governo risponda finalmente alla nostra interrogazione e chiarisca quanto e' costato al Paese questo clamoroso errore: quanti danni ha prodotto l'incertezza generata, quante risorse pubbliche e private si sarebbero potute risparmiare se avessero ascoltato subito le nostre richieste e le preoccupazioni delle filiere coinvolte. Ora serve un cambio di passo: l'Esecutivo abbandoni definitivamente questa scelta miope e apra un confronto serio con imprese e opposizioni per costruire politiche industriali e fiscali che sostengano davvero la crescita, invece di ostacolarla con misure punitive e improvvisate. Il Paese ha bisogno di stabilita', investimenti e visione strategica, non di norme affrettate che creano problemi e poi vengono smentite dagli stessi che le hanno volute", aggiungono i dem.
“Il decreto bollette è intempestivo, senza risorse adeguate e soprattutto senza affrontare il vero problema di famiglie e imprese: il costo dell’energia. Parliamo di un provvedimento che è arrivato prima dell’escalation del conflitto in Medio Oriente ma che già allora risultava insufficiente e fuori tempo. Oggi appare ancora più inadeguato rispetto alla situazione reale”. Lo dichiara Alberto Pandolfo, deputato del Partito Democratico e capogruppo in commissione Attività produttive.
“Ci saremmo aspettati – prosegue l’esponente dem – un intervento strutturale capace di incidere davvero sulle bollette, con un investimento significativo sulle energie rinnovabili, che rappresentano la vera chiave per abbassare i costi e garantire sicurezza energetica. Al contrario, questo decreto non interviene su quel fronte e il governo continua a non agire, rischiando di alimentare nuove dipendenze dal gas invece di puntare sulla transizione”.
“Si tratta – conclude Pandolfo - di una scelta politica precisa: sulle rinnovabili il governo Meloni ha girato la testa dall’altra parte, evitando di assumere posizioni chiare anche sul piano internazionale e creando nuove dipendenze. L’Italia dovrebbe invece puntare con decisione su autonomia e indipendenza energetica, come hanno fatto altri Paesi europei. La Spagna, ad esempio, ha investito da tempo sulle rinnovabili e oggi raccoglie risultati concreti in termini di risparmio”.
Grave Mantovano che scrive a Fontana per impedire discussione interpellanza Pd.
“Che cosa sta nascondendo il governo? Perché si è trincerato dietro un’interpretazione forzata delle norme sul Copasir per non rispondere a un’interpellanza che chiede solo trasparenza?”. È quanto ha dichiarato in Aula alla Camera il deputato democratico Andrea Casu, promotore insieme al responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano dell’interpellanza parlamentare sottoscritta da 50 deputate e deputati del gruppo del Pd, non discussa a Montecitorio perché – come comunicato dal presidente della Camera Lorenzo Fontana – il sottosegretario Alfredo Mantovano ha riferito che il governo non può rispondere pubblicamente.
“Abbiamo chiesto di sapere – spiega Casu – se e quali rapporti esistano tra le amministrazioni pubbliche italiane e Palantir Technologies, la società fondata da Peter Thiel, specializzata nell’integrazione e nell’analisi di grandi quantità di dati, già utilizzata da agenzie di sicurezza e intelligence internazionali. Le notizie di stampa parlano di possibili interlocuzioni e perfino di procedure avviate, in particolare nell’ambito della difesa e della sicurezza, oltre a incontri avvenuti durante la recente visita in Italia di Thiel. Chiediamo di sapere se vi siano stati contatti con membri del governo, se esistano contratti, collaborazioni o sperimentazioni in corso, e se siano allo studio accordi in settori strategici come sicurezza nazionale, gestione dei dati pubblici, sanità, infrastrutture e intelligenza artificiale”.
“Non abbiamo chiesto informazioni classificate – sottolinea Casu – ma elementi essenziali di trasparenza: quanti e quali dati degli italiani, anche sensibili, possano essere coinvolti e con quali garanzie. Il fatto che il Copasir abbia giustamente attivato le proprie prerogative non esclude in alcun modo il diritto-dovere del Parlamento di occuparsi della questione, soprattutto quando si tratta di rendere conto di eventuali incontri e accordi con Thiel da parte della Presidente del Consiglio e dei membri del Governo.
In un contesto internazionale segnato dalla competizione su tecnologie e dati, questi temi riguardano direttamente la sicurezza nazionale e la sovranità tecnologica. È grave che il governo abbia scelto di non rispondere in Parlamento, indicando come unica sede il Copasir. Una decisione che aumenta le preoccupazioni e limita il controllo democratico”.
“Giorgia Meloni si assume una grave responsabilità nel negare al Parlamento informazioni rilevanti per la tutela dei dati dei cittadini e per le basi della nostra democrazia. Il governo deve rispondere subito e in modo completo”, conclude Casu.
La sicurezza si costruisce investendo sulle forze dell'ordine e sulla prevenzione, non con il panpenalismo.
"Non riusciamo più nemmeno a tenere il conto di quanti interventi hanno fatto sul tema della sicurezza. E tra l'altro sono tutti interventi che non hanno raggiunto nessun obiettivo, anche perché in questi anni i reati sono aumentati, soprattutto quelli predatori e quelli violenti verso le persone. La percezione di insicurezza sta crescendo in maniera significativa. Dicono di essere i grandi difensori della sicurezza e gli amici delle forze dell'ordine e poi fanno esattamente il contrario. Il Pd sta recuperando terreno su questo tema, mettendo ogni giorno il governo di fronte alle proprie responsabilità. E i cittadini, ultimamente, stanno facendo esattamente la stessa cosa". Così il deputato Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del Partito Democratico.
“Il governo – sottolinea l’esponente dem - ha cercato sistematicamente capri espiatori invece di affrontare il problema: un giorno è colpa dei sindaci del Pd, un altro dei governi precedenti, poi sono diventati responsabili i magistrati. Gli elettori hanno già rimandato al mittente questa accusa con il referendum, e spero che riusciremo a fare lo stesso con questo decreto, che continua a contenere le solite ricette che non funzionano: panpenalismo, aumento delle pene, nuovi reati. Cose che hanno dimostrato sul campo di non funzionare, ma su cui continuano a insistere probabilmente perché non hanno niente di meglio da dire".
"La sicurezza – conclude Mauri - si costruisce su due pilastri: la repressione del crimine e la prevenzione. Questo governo riesce nell'impresa straordinaria di non fare niente o di peggiorare la situazione su entrambi i fronti. Non mette risorse per aumentare il personale delle forze dell'ordine, che è sotto organico, e per migliorare le condizioni di vita di chi lavora per la nostra sicurezza. E dall'altra parte ha tagliato in maniera significativa le risorse ai comuni sulla spesa corrente, cioè quei soldi che servono per fare politiche sociali e di comunità, che sono la vera prevenzione".
“Il decreto bollette è intempestivo, senza risorse adeguate e soprattutto senza affrontare il vero problema di famiglie e imprese: il costo dell’energia. Parliamo di un provvedimento che è arrivato prima dell’escalation del conflitto in Medio Oriente ma che già allora risultava insufficiente e fuori tempo. Oggi appare ancora più inadeguato rispetto alla situazione reale”. Lo dichiara Alberto Pandolfo, deputato del Partito Democratico e capogruppo in commissione Attività produttive.
“Ci saremmo aspettati – prosegue l’esponente dem – un intervento strutturale capace di incidere davvero sulle bollette, con un investimento significativo sulle energie rinnovabili, che rappresentano la vera chiave per abbassare i costi e garantire sicurezza energetica. Al contrario, questo decreto non interviene su quel fronte e il governo continua a non agire, rischiando di alimentare nuove dipendenze dal gas invece di puntare sulla transizione”.
“Si tratta – conclude Pandolfo - di una scelta politica precisa: sulle rinnovabili il governo Meloni ha girato la testa dall’altra parte, evitando di assumere posizioni chiare anche sul piano internazionale e creando nuove dipendenze. L’Italia dovrebbe invece puntare con decisione su autonomia e indipendenza energetica, come hanno fatto altri Paesi europei. La Spagna, ad esempio, ha investito da tempo sulle rinnovabili e oggi raccoglie risultati concreti in termini di risparmio”.
"In tema di politiche del lavoro l'opposizione riesce a fare sintesi e a presentarsi unita con proposte concrete. Dopo la sconfitta della maggioranza al referendum, è la dimostrazione che un'alternativa credibile sta prendendo forma". Lo afferma il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, intervenendo sull'esito del referendum e sulla risposta della maggioranza, sottolineando come l'opposizione stia invece costruendo un'alternativa credibile e concreta.
“La reazione del governo – aggiunge l’esponente dem - è però emblematica. Anziché dire 'fermiamoci un attimo, sediamoci e approviamo il salario minimo', la destra non ha trovato niente di meglio che presentare la legge elettorale. Cioè il modo in cui cercano a tavolino di non perdere le elezioni.
"È incredibile – conclude Scotto - quale sia la scala delle priorità di un governo che evidentemente pensa di più a mantenere il potere piuttosto che a risolvere i problemi di milioni di lavoratori. Lavoratori che hanno perso potere d'acquisto, che non riescono a fare la spesa e che sono condannati a una vita precaria".
“Quella che si sta consumando è una grave ingiustizia ai danni di migliaia di aspiranti docenti. Un fallimento organizzativo che rischia di trasformarsi in una discriminazione inaccettabile tra chi può permettersi percorsi più costosi e chi no”.
È una denuncia netta quella della parlamentare PD Giovanna Iacono, che ha presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Università e della Ricerca e dell’Istruzione e del Merito sulla gestione dei percorsi abilitanti da 30, 36 e 60 CFU.
“I ritardi accumulati sono evidenti e ingiustificabili: iscrizioni prorogate fino a fine febbraio e corsi avviati tra fine marzo e inizio aprile comprimono drasticamente i tempi. In queste condizioni, per molti candidati diventa materialmente impossibile conseguire l’abilitazione entro il 30 giugno 2026”.
Una situazione che rischia di avere conseguenze pesantissime: “Dopo aver pagato fino a 2.000 euro, migliaia di aspiranti docenti potrebbero essere esclusi dalla prima fascia delle GPS 2026 per responsabilità che non sono loro. È inaccettabile”.
Al centro della denuncia anche una evidente disparità di trattamento tra sistema pubblico e privato: “Si sta creando un doppio binario, dove chi può permettersi percorsi più onerosi riesce a rispettare le scadenze, mentre altri restano indietro a causa di inefficienze organizzative. Non è questo il principio di uguaglianza che deve garantire lo Stato”.
“Se non si interviene subito – prosegue Iacono – migliaia di persone perderanno un anno di lavoro, con un danno economico e professionale enorme, mentre il sistema scolastico continuerà ad alimentare precarietà”.
Per questo si chiede al Governo un intervento urgente e concreto per garantire tempi certi e uniformi per tutti gli atenei, prorogare i termini per lo scioglimento della riserva nelle GPS 2026 e prevedere misure di tutela per gli iscritti, anche rispetto ai costi già sostenuti.
“Non si possono chiedere sacrifici economici ai giovani e poi lasciarli soli davanti a disfunzioni del sistema. Il Governo intervenga subito: è una questione di equità, credibilità delle istituzioni e rispetto per chi vuole insegnare”.
«Prendo atto dei chiarimenti del Governo, forniti durante l’interpellanza urgente alla Camera, sull’incontro tra il viceministro Cirielli e l’ambasciatore russo, nel quale è stata ribadita la condanna dell’aggressione all’Ucraina e il sostegno alle sanzioni europee. Tuttavia mi ritengo solo parzialmente soddisfatto: quando si incontra il rappresentante di un Paese aggressore, sottoposto a sanzioni, non può essere derubricato a semplice “routine diplomatica”. Ogni incontro di questo livello pesa sulla credibilità dell’Italia e sul messaggio che mandiamo ai nostri alleati europei e atlantici. Chiedere tracciabilità, chiarezza e coerenza non è polemica: è difendere l’interesse nazionale, la nostra piena affidabilità in sede UE e NATO e la dignità della diplomazia italiana».
Lo ha dichiarato l’on. Fabio Porta intervenendo nell’Aula di Montecitorio, a nome del Gruppo PD, durante l’interpellanza urgente al Governo sull’incontro tra il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Edmondo Cirielli e l'ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Aleksej Vladimirovič Paramonov.
"In tema di politiche del lavoro l'opposizione riesce a fare sintesi e a presentarsi unita con proposte concrete. Dopo la sconfitta della maggioranza al referendum, è la dimostrazione che un'alternativa credibile sta prendendo forma". Lo afferma il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, in un'intervista sui canali social dei deputati Pd, in merito all'esito del referendum e alla risposta della maggioranza, sottolineando come l'opposizione stia invece costruendo un'alternativa credibile e concreta.
“La reazione del governo – aggiunge l’esponente dem - è però emblematica. Anziché dire 'fermiamoci un attimo, sediamoci e approviamo il salario minimo', la destra non ha trovato niente di meglio che presentare la legge elettorale. Cioè il modo in cui cercano a tavolino di non perdere le elezioni.
"È incredibile – conclude Scotto - quale sia la scala delle priorità di un governo che evidentemente pensa di più a mantenere il potere piuttosto che a risolvere i problemi di milioni di lavoratori. Lavoratori che hanno perso potere d'acquisto, che non riescono a fare la spesa e che sono condannati a una vita precaria".
Quella del Referendum è una vittoria non di uno, ma di un popolo che chiede ora rappresentanza politica. E questo è il lavoro che spetta al centrosinistra. Non si parte da zero perché con le altre forze di opposizione abbiamo collaborato in questi anni e costruito maggioranze per le amministrative.
Per le Politiche saremo pronti con un programma e una coalizione che nessuno oggi più mette in discussione: un’alleanza larga che va rafforzata al centro e che deve individuare insieme le modalità con cui scegliere il candidato o la candidata premier. Per la storia del Pd, le Primarie rimangono uno strumento fondamentale, ma come ha detto la Segretaria Schlein, ora quello che più ci interessa è avanzare proposte per l’Italia. Perché dopo tre anni di governo della destra abbiamo un paese fermo sul piano economico, in difficoltà sul piano sociale e marginalizzato a livello internazionale per aver scelto Meloni di schiacciarsi sulle politiche avventuriste di Trump. È così che costruiremo l’alternativa.
Lo ha detto Peppe Provenzano, deputato e responsabile Esteri del Partito Democratico, intervenendo a Rainews 24
“I dati di Agenas sulle Case della Comunità sono allarmanti: meno della metà delle strutture previste è attiva e solo una minima parte è pienamente operativa. Un ritardo grave su un pilastro della riforma sanitaria”.
Lo dichiara Gian Antonio Girelli deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid.
“Il Governo continua a indebolire il Servizio sanitario nazionale, trascurando la medicina territoriale non investendo sufficientemente sulla prevenzione, non affrontando il nodo cruciale del personale. Anche le proposte del Ministero appaiono ancora troppo orientate sugli ospedali e prive di quella visione complessiva più che mai necessaria”.
“Se non si affronta il tema del personale non si riuscirà mai a dar vita alle case di comunità, così come se non si salda il rapporto con il socio-economico non si raggiungerà una vera e completa presa in carico”.