“Questi sono i veri problemi della giustizia italiana, che una riforma costituzionale non avrebbe nemmeno sfiorato”, lo ha detto Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd, commentando la notizia del Gip di Milano che, a causa della carenza di personale, per settimane garantirà solo le attività essenziali.
“Eppure, nonostante i cittadini lo abbiano fatto capire con chiarezza a questo Governo, leggiamo che per il ministro Carlo Nordio e la sua maggioranza la priorità diventa ora la riforma della prescrizione.
Una riforma ferma nei cassetti da quasi due anni, anche perché rischierebbe di compromettere gli effetti del PNRR sulla giustizia. Grazie alla riforma Cartabia, infatti, si è riusciti a ridurre il cosiddetto disposition time, cioè la durata dei processi. Intervenire oggi sulla prescrizione significherebbe fare passi indietro.
Nel frattempo, però, non una parola sulla gravissima carenza di personale amministrativo. Ed è proprio questa carenza che produce conseguenze concrete: come dimostra quanto sta accadendo a Milano, dove l’ufficio dei Gip sarà costretto per settimane a garantire solo le attività essenziali, rinviando gran parte delle udienze.
A pagare il prezzo di queste scelte, come sempre, saranno gli operatori della giustizia e i cittadini.”
"Nelle scorse ore è partita dalla Sicilia la nuova missione della Global Sumud Flotilla verso Gaza, ancora più partecipata delle precedenti.
Come già accaduto, donne e uomini di tantissime nazionalità hanno deciso di agire per rompere l'assedio illegale che opprime la Striscia. L'obiettivo non è solo portare aiuti umanitari, ma anche denunciare il silenzio che è caduto su Gaza dopo la presunta tregua che in nessun modo ha interrotto il genocidio.
A Gaza si muore ancora sotto le bombe israeliane, gli aiuti entrano con il contagocce e in quantità del tutto insufficiente e la popolazione è stremata da privazioni e malattie.
All'indomani dell'ennesimo rifiuto di gran parte dei governi europei, incluso quello italiano, di sospendere l'accordo di associazione con Israele, la straordinaria iniziativa della Flotilla riscatta i milioni di persone che sono scesi in piazza, hanno firmato petizioni, promosso iniziative e scioperi per chiedere ai loro governi di non essere complici dei crimini del governo Netanyahu e di agire per fermare il genocidio a Gaza e l'annessione della Cisgiordania.
Buon vento, Flotilla: faremo di tutto perché l'attenzione resti alta sulla missione, su Gaza e sulla Cisgiordania e perché sia tutelata l'incolumità di tutte le persone che stanno navigando verso la Striscia". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Sulla vicenda dello stabilimento Primotecs di Avigliana, azienda specializzata nella produzione di componenti metallici di precisione per il settore automobilistico, si misura la credibilità dello Stato. A febbraio era stato raggiunto un accordo per garantire la cassa integrazione fino a dicembre 2026, con l’obiettivo di mantenere in vita il sito, riqualificare i lavoratori e favorire l’ingresso di un nuovo investitore. Oggi, invece, assistiamo a una decisione incomprensibile: la copertura viene ridotta fino al 30 giugno 2026”. Così si legge nell’interrogazione parlamentare a prima firma del deputato PD Mauro Laus e sottoscritta da tutti i membri dem della Commissione Lavoro Arturo Scotto, Emiliano Fossi, Chiara Gribaudo e Marco Sarracino per chiedere chiarimenti del governo sulle sorti di Primotecs.
“Si tratta di un taglio significativo dei tempi, che rischia di compromettere ogni prospettiva di rilancio industriale e di rendere molto più difficile l’individuazione di soluzioni credibili. Così si mettono a rischio 158 posti di lavoro e si indebolisce la fiducia nelle istituzioni”, concludono i deputati PD.
“Il caso del Teatro La Fenice certifica il fallimento del Governo e di Fratelli d’Italia nelle politiche culturali.”
Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera.
“La vicenda legata alla nomina di Beatrice Venezi è il risultato di una scelta politica imposta dall’alto, senza ascolto del mondo della musica e della lirica, che abbiamo contestato fin dall’inizio.”
“È un metodo sbagliato, che mortifica competenze e autonomia delle istituzioni culturali e che oggi presenta il conto.”
“Era stata trasformata in una bandiera da Fratelli d’Italia. Oggi quella bandiera è stata ammainata.”
“Ci auguriamo che tutta questa vicenda non costi neanche un euro allo Stato italiano. Il prezzo sulla credibilità delle nostre istituzioni culturali, purtroppo, è già stato altissimo.”
“Il ministro Giuli, invece di esprimere solidarietà al sovrintendente Colabianchi, dovrebbe richiamarlo per la gestione caotica e gravissima dell’intera vicenda. Non bastano queste tardive marce indietro per nascondere responsabilità ormai evidenti.”
“Attendiamo di conoscere nel dettaglio tutte le conseguenze di quanto sta accadendo, per poi assumere gli atti politici conseguenti in Commissione Cultura alla Camera, la Commissione guidata da Federico Mollicone, che in questi anni si è più volte espresso a favore di Venezi e che oggi dovrebbe trarre le conseguenze di questa grave sconfitta politica, personale e del suo partito, oltre che delle scelte del Governo Meloni.”
“Anche quest’anno a Dongo, luogo simbolo della resistenza e della lotta di liberazione, non ci hanno risparmiato l’ignobile spettacolo di apologia del fascismo. Un insulto alla nostra storia e alla memoria di chi ha dato la vita per la libertà. Per questo è inaccettabile che un gruppo di nostalgici possano sfilare impunemente in camicia nera, esibendo simboli e rituali, come il saluto romano, che la nostra Costituzione condanna senza appello.
C’è un’ipocrisia di fondo che questo Governo non riesce più a nascondere: da un lato si usa il pugno di ferro contro il dissenso pacifico, introducendo decine di nuovi reati e norme repressive che sanno di autoritarismo; dall’altro, si mostra una tolleranza imbarazzante verso chi inneggia apertamente alla dittatura.
Rinnovo la richiesta al Ministro Piantedosi perché garantisca l’identificazione di tutti coloro che si sono resi protagonisti di questi atteggiamenti e si ponga fine a queste manifestazioni che ogni anno si svolgono con lo stesso vergognoso rituale.
Chi governa ha il dovere di fare i conti con la storia una volta per tutte, invece di continuare a strizzare l'occhio a un passato che l'Italia ha già giustamente condannato e superato ottant'anni fa”. Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati
“Siamo ormai di fronte a una gestione della cultura e delle istituzioni culturali inadeguata e pasticciata, degna dell’asilo Mariuccia”. Lo afferma la capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, commentando la decisione del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, di non partecipare all’apertura della Biennale di Venezia.
“È passato diverso tempo da quando il ministro ha ingaggiato un vero e proprio braccio di ferro con il presidente Pietrangelo Buttafuoco, senza riuscire a trovare una soluzione. Siamo davanti a una gestione personalistica, fatta di gelosie, mancato coordinamento e tensioni che nulla hanno a che vedere con ciò che dovrebbe essere la cura del patrimonio culturale e di uno degli eventi artistici più importanti della scena internazionale”.
“È possibile che, in tutto questo tempo, il ministro non sia riuscito ad avviare un dialogo costruttivo con il presidente Buttafuoco per riportare la situazione a una decisione saggia?”.
“Il gioco dell’autonomia ha raggiunto il suo apice ieri, quando la giuria della Biennale ha addirittura preso le distanze dalla presidenza. Siamo ormai a un tutti contro tutti, dimostrazione evidente del caos che questo governo sta producendo anche nel settore culturale. Un quadro che conferma come, anche in ambito culturale, questa legislatura si stia rivelando un grande fallimento”.”
“Quella andata in scena in queste ore è una pagina buia della storia democratica e costituzionale del nostro Paese. Far approvare al Parlamento una norma chiaramente incostituzionale, con uno strappo col Quirinale, e contestualmente essere costretti a rivederla, modificarla e cancellarla, non a precisarla, come è stato detto, è una cosa che non si è mai vista, di una gravità inaudita. Una forzatura nei confronti del Parlamento, uno strappo istituzionale gravissimo nei confronti del Quirinale. La norma in questione proponeva di far venir meno la funzione sociale e costituzionale degli avvocati, che svolgono un ruolo centrale nell'amministrazione della Giustizia nel nostro Paese e hanno un dovere deontologico e costituzionale di garantire la difesa con lealtà e correttezza dei propri assistiti, in linea con l'articolo 24 della Costituzione e con l'articolo 111 sul giusto processo. Questo decreto Sicurezza peraltro certifica il fallimento totale delle politiche di sicurezza messe in campo dal governo finora. Ancora una volta l'esecutivo è costretto a ritornare su provvedimenti già adottati, ammettendo di fatto la propria responsabilità. Ma soprattutto continua con la stessa ricetta: una ricetta panpenalistica e securitaria fatta solo di restrizioni di diritti, nuovi reati e pene che, invece di produrre risultati concreti, si è dimostrata già inefficace e incapace di rispondere ai reali bisogni dei cittadini”. Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, a Tagadà su La7.
*Salvini, Piantedosi e Molteni non riconoscono inno di Mameli*
Il gruppo parlamentare del Partito Democratico della Camera, attraverso i propri canali social, denuncia quanto accaduto oggi a Montecitorio, dove le divisioni dentro la maggioranza e dentro il governo si sono rese evidenti anche sull’inno nazionale.
Nel video pubblicato sui canali dei deputati del Pd si vede chiaramente che mentre tutto l’emiciclo si alza in piedi e canta l’inno di Mameli, il gruppo della Lega resta seduto e silente. Anche nei banchi del governo emergono differenze nette: la gran parte dei presenti, tra cui il ministro Mazzi e la sottosegretaria Siracusano, si è alzata in piedi, mentre restano seduti i ministri Salvini e Piantedosi e il sottosegretario Molteni.
Ancora una volta, esponenti di primo piano del Governo e della Lega si distinguono dal resto dell’Aula e dello stesso esecutivo sull’inno nazionale. Un fatto politico che non può passare inosservato: nel momento in cui il Parlamento si riconosce nei simboli della Repubblica, la scelta di non partecipare al canto dell’inno nazionale segna una distanza evidente, dentro la maggioranza e dentro il governo stesso. Patrioti a corrente alternata” chiudono i democratici sui propri canali social.
Si è conclusa alla Camera la fase delle dichiarazioni di voto sul decreto sicurezza, che ha visto un forte impegno del gruppo parlamentare del Partito Democratico nel contrasto al provvedimento. Nel corso della “seduta fiume” si sono registrati 106 interventi in Aula, di cui 58 del Partito Democratico.
Negli interventi delle deputate e dei deputati democratici è stato sottolineato come il decreto rappresenti ‘la certificazione del fallimento dell’azione del governo Meloni: siamo già al quarto decreto in materia, prova dell’inefficacia delle misure adottate’.
Nel mirino anche la linea dell’esecutivo, giudicata ‘sempre uguale a sé stessa: nuovi reati e pene più alte, senza rispondere ai bisogni reali di sicurezza di cittadini e territori’.
Critiche infine al metodo, con ‘strappi e forzature che hanno compresso il dibattito parlamentare fino al paradosso di una Camera chiamata a votare una norma ritenuta incostituzionale’. Il risultato, per il PD, è un ‘pasticcio istituzionale senza precedenti’.
Nel corso del dibattito i democratici hanno inoltre richiamato più volte i principi costituzionali sottolineando come sia ‘profondamente sbagliato colpire i fondamenti della democrazia, a partire dal diritto al dissenso’.
Il voto finale sul provvedimento è previsto per le ore 11.30 di oggi.
Intervento nella notte alla Camera del deputato PD Andrea Casu, nel corso della seduta fiume sul decreto sicurezza, durante la quale il Partito Democratico è intervenuto con 58 interventi, definendo il provvedimento “il fallimento dell’azione del Governo Meloni” in materia di sicurezza.
Nel suo intervento, Casu ha criticato l’operato dell’Esecutivo, parlando di “modalità totalmente discrezionali” nell’assegnazione delle risorse pubbliche, con riferimento a diversi settori, a partire da quello culturale.
Il deputato ha quindi fatto riferimento alla presenza in Aula del Sottosegretario alla Cultura Cannella, richiamando quanto riportato nelle ultime ore dalla stampa, in particolare da La Stampa in un retroscena firmato da Ilario Lombardo.
“Diamo il benvenuto in Aula al Sottosegretario Cannella – ha dichiarato Casu – di cui abbiamo appreso dalla stampa una certa capacità nel reperire risorse, riuscendo da vicesindaco di Palermo a finanziare per 600.000 euro un progetto cinematografico denominato ‘Tf45’ di cui è coautore. Chiederemo conto in altre sedi di questa situazione, perché è fondamentale comprendere quali siano i criteri con cui vengono assegnate le risorse pubbliche in Italia”.
Casu ha inoltre definito “una ferita politicamente molto grave” la mancata assegnazione di fondi al film su Giulio Regeni.
“Tuttavia oggi siamo qui per discutere di sicurezza – ha proseguito – e proprio per questo servono risorse per la sicurezza dei cittadini”.
Il deputato ha quindi richiamato la bocciatura degli emendamenti PD sia alla Camera che al Senato, sottolineando la necessità di interventi immediati: “Servirebbero le risorse per far scorrere la graduatoria dei 2.700 vice ispettori e realizzare tutte le assunzioni necessarie delle forze dell’ordine”.
“Nella bozza di riforma del calcio promossa dal senatore Paolo Marcheschi di Fratelli d’Italia apprendiamo dai media che si prevederebbe un contributo pari al 2% della raccolta delle scommesse sportive da destinare alla FIGC e al finanziamento del settore calcistico. Una parte di queste risorse andrebbe pure al contrasto della ludopatia.
Credo che sia profondamente sbagliato che la destra e il governo guardino al gioco d’azzardo come possibile fonte strutturale di finanziamento per il calcio e, più in generale, per lo sport italiano. Lo sport dovrebbe rappresentare educazione, salute, inclusione, crescita dei giovani, coesione sociale e rispetto delle regole. Legarlo economicamente alle scommesse significa finanziare un sistema che dovrebbe proteggere i cittadini, soprattutto i più giovani e le persone più fragili, attraverso un settore che trae profitto dalla propensione al rischio e che può alimentare fenomeni di dipendenza”.
Così il deputato dem e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, coordinatore dell’Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo.
Il decreto sicurezza, rimasto fermo al Senato per settimane per divisioni interne alla maggioranza, è arrivato a Montecitorio senza un vero esame parlamentare, con tempi compressi e senza il coinvolgimento delle Commissioni. Il parlamento è stato ridotto a mero luogo di ratifica di decisioni assunte prima e altrove.
Nel provvedimento è presente una norma ritenuta palesemente incostituzionale, che lo stesso governo si appresta a correggere con un nuovo decreto: una forzatura grave che rappresenta un precedente senza eguali e un vulnus per l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Per il PD, la sicurezza non si costruisce con propaganda e repressione, ma con prevenzione, investimenti sociali e rafforzamento delle forze dell’ordine. Dopo oltre tre anni di governo, il Paese è più fragile, con più precarietà e meno sicurezza reale.
Il decreto, basato su nuove fattispecie di reato e pene più dure, rischia solo di aggravare il sistema giudiziario e il sovraffollamento carcerario, senza affrontare le cause profonde dell’insicurezza.
Alla vigilia del 25 aprile ribadiamo la difesa dei principi costituzionali e del diritto al dissenso, contro un provvedimento che indebolisce le istituzioni e comprime le libertà fondamentali.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, nella dichiarazione di voto sul Decreto Sicurezza
“Il Dl Sicurezza è una prova di accanimento del governo Meloni che si ostina a procedere nonostante le sberle clamorose e continue. Dopo quasi quattro anni senza risultati concreti su economia, salari e sanità pubblica, dopo una politica estera fallimentare, ecco un’altra operazione di facciata per mascherare il fatto che l’esecutivo non ha saputo dare risposte ai bisogni delle persone”. Lo dichiara la vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, Valentina Ghio durante la discussione notturna sul Dl Sicurezza che aggiunge “siamo difronte a un decreto dove la sicurezza si costruisce soltanto aumentando le pene e le fattispecie di reato, incuranti del fatto che, durante il governo Meloni, i reati sono aumentati del 6,4% e gli organici delle Forze dell'ordine sono diminuiti”.
“Senza affrontare i problemi – sottolinea la parlamentare- il governo intercetta l'emotività generata dai fatti di cronaca e si scaglia contro quelle categorie che, di volta in volta, sceglie come bersaglio delle responsabilità. I giovani sono il capro espiatorio più gettonato che pagano il prezzo più alto di scelte sciagurate come l'anticipazione della sanzione, l'inasprimento delle misure e dell'estensione degli strumenti punitivi. Il governo interviene quando il problema è già esploso senza investire in modo significativo nella scuola, nei servizi sociali, nelle periferie, nel sostegno alle famiglie, in politiche educative”.
“Con il fermo amministrativo – avverte - si considera il dissenso come un problema da contenere e si limita la libertà personale sulla base di una previsione e non di un fatto. Così il rischio di abuso non è teorico, è reale. Questa misura richiama i tempi più bui della nostra storia”.
“Infine, l'articolo 30-bis e l’incentivo di 615 euro agli avvocati per convincere a far ‘tornare indietro’ i loro assistiti è totalmente incostituzionale per la violazione di un principio intoccabile: il diritto alla difesa. Siamo alla vigilia della Liberazione e con questo decreto la destra dimostra ancora una volta la sua lontananza dai principi della Costituzione”, conclude Ghio.
«Il riordino dell’assistenza primaria territoriale è una sfida cruciale per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Proprio per questo, ogni intervento in materia deve nascere da un confronto serio, schietto e approfondito con chi quella riforma è chiamato ad attuarla ogni giorno».
Così Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Affari Sociali della Camera, commenta lo schema di decreto-legge sul riordino della medicina generale attualmente in circolazione.
«Le finalità del provvedimento – dal rafforzamento dell’assistenza territoriale alla piena operatività delle Case della Comunità – potrebbero essere in parte condivisibili non può far ignorare il metodo con il quale si è arrivati a questo punto».
«Le preoccupazioni espresse dalle rappresentanze dei medici di medicina generale, a partire dalla FIMMG, non possono essere liquidate come una reazione corporativa. Il tema del confronto non è un dettaglio formale, ma una condizione sostanziale per la qualità e l’efficacia delle riforme».
Girelli sottolinea come, accanto al merito – che dovrà essere oggetto di un confronto serio su organizzazione, rapporto fiduciario, modello a “doppio canale” e ruolo delle Case della Comunità – emerga con forza una questione di metodo istituzionale.
«Ancora una volta si rischia di assistere a un protagonismo del Governo che finisce per comprimere il ruolo del Parlamento. È bene ricordare che la funzione legislativa appartiene a Camera e Senato, come stabilito dalla Costituzione. Tornare a esercitarla pienamente non è una rivendicazione di parte, ma un’esigenza di equilibrio democratico».
«Su temi così delicati – che incidono sul rapporto di cura tra medico e cittadino e sull’organizzazione complessiva dei servizi – il Parlamento deve poter discutere, ascoltare e migliorare i testi, coinvolgendo le professioni e i territori. È questo il modo migliore per evitare riforme calate dall’alto e difficilmente attuabili».
“Oggi in Aula abbiamo cantato Bella Ciao perché, proprio alla vigilia del 25 aprile, il Governo sta approvando un decreto sicurezza anticostituzionale. Lo abbiamo fatto perché i valori dell’antifascismo sono la base su cui si fonda la nostra democrazia”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, che oggi insieme ad altri esponenti dell’opposizione ha intonato Bella ciao alla Camera.
“Nei mesi scorsi abbiamo assistito a derive che mettono a rischio quei valori. Il referendum è stato una bellissima risposta a un tentativo di attacco - prosegue la deputata dem - Non possiamo però dimenticarci che alcuni esponenti di opposizione, tra cui la sottoscritta, sono stati sanzionati per aver impedito a un gruppo di neofascisti e nazisti di parlare nelle sedi istituzionali: questo è un dato politico molto preoccupante”.
“Domani sarò a Pietra Ligure a celebrare la festa più bella di tutte: quella della Liberazione, che troppo spesso viene attaccata e sminuita da alcune parti politiche. Per me, come persona e come rappresentante nelle istituzioni, rimane il monito più importante: i diritti possono essere sempre messi sotto attacco, sta a noi difenderli con ogni mezzo possibile, tra cui schierarci contro un decreto sicurezza inaccettabile” conclude Gribaudo.L’appuntamento a Pietra Ligure, in cui l’onorevole Gribaudo insieme al sindaco Luigi De Vincenzi celebrerà il 25 aprile, è per le ore 9 davanti al Municipio in piazza Martiri della Libertà.