“Servono strumenti per capire, non solo misure securitarie”.
"Gli ultimi episodi di violenza giovanile ci costringono a fare una cosa scomoda: guardare in faccia un fenomeno che è evidentemente molto più complesso di come lo si racconta. Nel caso dello studente di 13 anni di Trescore, siamo di fronte a un ragazzo isolato che intercetta online un linguaggio che trasforma la sua frustrazione in un'architettura, un piano di vendetta. Questo ragazzo ha intercettato una cultura di internet che arriva e parla a tantissimi giovani, senza che la politica, la scuola e le istituzioni abbiano anche solo gli strumenti per comprendere veramente quello che sta succedendo". La deputata Rachele Scarpa, responsabile nazionale Giovani del Partito Democratico, interviene sugli episodi di violenza giovanile nelle scuole, chiedendo una risposta più profonda e strutturata rispetto all'approccio securitario del governo.
“Limitare il possesso delle armi da taglio per i minori – sottolinea l’esponente dem - può essere una delle misure da percorrere, e su questo esiste anche una proposta di legge del PD, ma non può essere la risposta esaustiva. Serve parallelamente imparare a conoscere bene questi fenomeni: che cos'è la radicalizzazione nichilistica online, come funziona l'estremismo nichilistico che i nostri ragazzi incontrano ogni giorno sul web. Serve riflettere seriamente su come la scuola possa intercettare e prevenire questi fenomeni, smettendo di demonizzare l'educazione sessuale e affettiva".
"Serve anche immaginare – conclude Scarpa - una regolazione degli algoritmi delle Big Tech, che danno ai nostri adolescenti contenuti radicalizzati con una facilità che non può lasciarci indifferenti. Non possiamo continuare a ignorare quello che accade online mentre i ragazzi ci crescono dentro".
“Le dichiarazioni della Presidente del Consiglio, che dopo il referendum aveva assicurato ‘non coprirò più nessuno’, sono oggi smentite dai fatti. Con il voto della sua maggioranza in Ufficio di presidenza, Meloni si assume indirettamente una responsabilità grave: quella di nascondere agli italiani le ragioni per cui il governo ha liberato Almasri, uno spietato assassino, torturatore e trafficante di esseri umani”. Così Chiara Braga al termine dell’Ufficio di Presidenza della Camera che ha approvato a maggioranza, con i soli voti della maggioranza, uno ‘scudo processuale’ in favore di Giusy Bartolozzi, già capo di gabinetto del Ministro della Giustizia, dimessasi pochi giorni fa dopo gravi prese di posizione contro la magistratura e coinvolta nel procedimento sul caso Almasri. “Quella dell’ufficio di presidenza è una decisione grave e ingiustificabile – prosegue Braga – una exit strategy preconfezionata per evitare imbarazzi al governo e al tempo stesso allontanare Bartolozzi dal processo. Altro che ‘non coprirò più nessuno’ - viene da chiedersi chi sia stato coperto finora - questa è l’ennesima copertura politica per tutelare i propri compagni di viaggio, mentre si continua a negare al Paese la verità sul caso Almasri.” Così Chiara Braga, Presidente dei Deputati del Partito Democratico alla Camera.
"Nel 2024 il governo si era impegnato formalmente con un ordine del giorno approvato in Parlamento. È rimasto lettera morta"
"Le notizie apparse oggi sui giornali sulla Procura di Prato destano fortissima preoccupazione", dicono i parlamentari PD Christian Di Sanzo e Marco Furfaro.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha infatti respinto la richiesta del procuratore Luca Tescaroli di rafforzare l'organico della Procura. Una risposta che arriva mentre i fascicoli iscritti superano quota 12.000, le intercettazioni sono quadruplicate in tre anni e le complesse indagini sulla criminalità organizzata crescono senza sosta.
"Nordio ha detto no a Prato. Lo ha fatto il 12 marzo, con una lettera, come ricostruiscono i giornali, che vale più di mille discorsi" dichiarano Di Sanzo e Furfaro. "La destra governa da anni con la propaganda. Avevano promesso mari e monti. Oggi ci troviamo con qualcosa che assomiglia a un pesce d'aprile ma che nei fatti, purtroppo, non lo è. Da mesi sul tavolo del ministro c'era una richiesta concreta, documentata, firmata da un procuratore che lavora ogni giorno sulle mafie, sulla criminalità organizzata, sullo sfruttamento del lavoro. La risposta è no".
Da anni i deputati PD denunciano il progressivo deterioramento della giustizia a Prato. Nel gennaio 2024 la Camera approvò un ordine del giorno a prima firma Furfaro che impegnava il governo ad assumere personale amministrativo per il tribunale di Prato e a completare i lavori di ristrutturazione del Palazzo di giustizia. Quell'ordine del giorno è rimasto lettera morta. Non solo, da allora la carenza di organico amministrativo è peggiorata.
"Prato non è una procura qualunque" dice Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del PD di Prato. "È una procura che lavora sul principale distretto europeo del tessile, sullo sfruttamento dei lavoratori nel sistema del fast fashion, sulla criminalità organizzata italiana e straniera. Tescaroli e i suoi colleghi fanno un lavoro straordinario in condizioni insostenibili. Nordio poteva dare un segnale concreto. Ha scelto di non farlo".
"Dietro la propaganda della destra non c'è nulla" aggiunge Marco Furfaro. "Meloni, Nordio e i parlamentari della destra si riempiono la bocca con parole d'ordine sulla legalità e poi lasciano sola una procura impegnata in prima linea nella lotta alle mafie. È una scelta politica, non una questione tecnica".
"Il governo" concludono Di Sanzo e Furfaro "dovrà spiegare perché Prato è stata abbandonata. Le risposte non sono più rinviabili. Tutto questo si aggiunge alle mancate risposte sugli organici delle forze di polizia e degli ispettori del lavoro, figure fondamentali per supportare il lavoro della procura sul territorio".
“Sulla disastrosa sconfitta della Nazionale ci sono delle responsabilità chiare nella FIGC e nella Lega SerieA ed è bene che si apra una riflessione profonda e un’autocritica su quanto accaduto. Ma non ci sfugge che le uscite della maggioranza e del governo oggi svelino un obiettivo che era molto chiaro ben prima della disfatta di ieri: occupare il calcio italiano, come hanno fatto con la RAI e con la cultura. Dopo che per tre volte l’Italia è rimasta fuori dalle fasi finali dei mondiali è necessario che si apra una fase nuova, ma deve essere il calcio a guidarla, non certo il governo con la sua fame di poltrone”. Così Mauro Berruto, responsabile nazionale sport PD e deputato PD.
“Apprendiamo con interesse, e un pizzico di divertita sorpresa, le dichiarazioni del ministro Lollobrigida sull’introduzione di un credito d’imposta per il gasolio agricolo nel prossimo decreto. Si tratta, infatti, di una misura che il Partito Democratico, attraverso il gruppo PD Agricoltura della Camera, aveva già proposto da tempo, ricevendo in cambio silenzi, resistenze e, in alcuni casi, vere e proprie bocciature. Evidentemente, anche nel Governo qualcuno deve essersi accorto che le buone idee, prima o poi, trovano la loro strada.
Ci fa piacere che il ministro e la maggioranza abbiano cambiato idea. È un segnale positivo per il settore agricolo, che ha bisogno di risposte concrete e non di slogan”.
Così le deputate e i deputati dem della commissione Agricoltura.
“Certo - aggiungono - riconoscere apertamente di aver ripreso una proposta dell’opposizione resta, a quanto pare, un esercizio ancora troppo difficile. Ma non è questo il punto perché ciò che conta è che gli agricoltori italiani possano finalmente beneficiare di uno strumento utile in una fase di forte aumento dei costi. Noi continueremo a fare la nostra parte, avanzando proposte serie e pragmatiche, rifuggendo dalla propaganda. Anche sapendo che, magari con un po’ di ritardo, qualcuno al Governo finirà per accorgersene”.
“La risposta del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla nostra interrogazione per chiedere al governo di quantificare il danno causato all’economia nazionale con l’introduzione per 3 mesi del contributo nazionale da due euro sui piccoli pacchi extra Ue, inserita nella legge di Bilancio e sospesa solo dopo la battaglia politica e parlamentare che abbiamo portato avanti insieme a operatori e lavoratori, è veramente preoccupante e ci costringe a rafforzare e rilanciare la nostra iniziativa politica per chiedere di cancellare una norma che rappresenta un tradimento del governo contro la logistica italiana. L’esecutivo non solo non risponde, dimostrando di non aver minimamente compreso qual è l’ammontare economico del problema che è stato generato, nonostante i crolli nei volumi nell'aeroporto di Malpensa negli altri scali nazionali e i dati forniti da tutte le organizzazioni di settore. La cosa più grave è che continua a non ammettere l’errore, ma afferma che siamo di fronte solo a ‘un rinvio tecnico per consentire l’adeguamento dei sistemi informatici’. Quindi, la notizia è che il governo non sta minimamente considerando un dietrofront definitivo e dal 1 luglio 2026 il contributo nazionale potrebbe sommarsi agli interventi comunitari, danneggiando tutto il comparto già alle prese con le gravi difficoltà della crisi energetica. Serve un intervento immediato prima che i danni che solo Meloni Salvini e Giorgetti non riescono a vedere continuino a crescere”.
Così Andrea Casu, deputato Pd e vicepresidente della commissione Trasporti, replicando alla risposta del governo al question time in commissione presentato insieme ai deputati dem Barbagallo, Bakkali, Ghio, Morassut e Roggiani, prima firmataria degli emendamenti segnalati e dell’Odg Pd accolto in occasione della conversione del Mille proroghe.
'Droni che individuano obiettivi da colpire in Medio Oriente non c'entrano nulla con le attività Nato previste dagli accordi internazionali'
"Da mesi denunciamo un uso distorto della base di Sigonella: aerei e droni americani impegnati in operazioni di guerra in Medio Oriente transitano e operano da quella base in modo continuativo, e questo non ha nulla a che vedere con le attività di supporto alla Nato previste dagli accordi internazionali". Lo dichiara Anthony Barbagallo, deputato e segretario regionale Pd Sicilia.
"Si tratta – aggiunge l’esponente dem - di vere e proprie attività di supporto alla guerra di Trump: droni che partono da Sigonella per individuare obiettivi specifici da colpire o per monitorare i movimenti difensivi dell'Iran. Azioni militari precise, che il governo non può continuare a nascondere dietro formule vaghe. Lo abbiamo denunciato nelle piazze, con una grande mobilitazione davanti alla base stessa, con interrogazioni parlamentari rivolte al ministro Crosetto e con una richiesta di informativa urgente avanzata per il 25 marzo scorso in Aula. Ora chiediamo a Giorgia Meloni di dire parole di verità in Parlamento: quello che sta accadendo nei cieli di Sigonella non corrisponde a quanto il governo ha riferito finora".
"Fin dall'inizio – conclude Barbagallo - serviva un atteggiamento diverso nei confronti di Trump: invece abbiamo assistito a troppe accondiscendenze, che non pagano solo in termini di prestigio internazionale, ma colpiscono concretamente le famiglie italiane. Questa guerra sta facendo aumentare i prezzi dei beni di prima necessità. Non si tratta solo di equilibri geopolitici e di vittime innocenti: si tratta anche della tasca degli italiani".
“Non sono bastati 15 milioni di ‘no’ per fermarsi anche su questa nuova riforma sbagliata? Non è bastato il chiaro segnale arrivato dagli italiani con il referendum? Pare proprio di no e il Governo insiste in una direzione diametralmente opposta alla volontà popolare”. Lo dichiarano in una nota
la responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani insieme ai capigruppo nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato e in Antimafia, Federico Gianassi, Alfredo Bazoli e Walter Verini. “Come componenti del Pd nelle Commissioni Giustizia e
in Antimafia chiediamo al Governo di non proseguire con la legge delega sulla riforma della Corte dei Conti. Si tratta di un impianto che ripropone, sotto altra forma, la separazione delle carriere dei magistrati contabili, principio che i cittadini hanno respinto con nettezza”, proseguono i democratici. “La riforma, inoltre, presenta elementi fortemente critici: elimina le procure regionali accentrando le funzioni a Roma, con il rischio di indebolire il controllo diffuso sul territorio, e limita il risarcimento dei danni ai cittadini nei casi di colpa grave del dipendente pubblico o dell’amministratore. In particolare, sulla separazione delle carriere dei magistrati contabili e sulla gerarchizzazione degli stessi, è incomprensibile e grave riproporre oggi ciò che il Paese ha già bocciato. Anche per questo riteniamo fondate e condivisibili le preoccupazioni espresse dall’Associazione dei magistrati della Corte dei Conti. Serve una immediata marcia indietro da parte del governo” concludono i democratici.
“Il ministro Urso parla di oltre 20 miliardi stanziati per la transizione energetica e, ovviamente, lo fa in miniera fuorviante mentre non risponde sul destino delle imprese che hanno investito sulla base di regole precise e di promesse fatte dal governo che non sono state rispettate. Quelle imprese non stanno ricevendo quanto è stato loro pattuito”. Lo dichiara il deputato PD e Vicepresidente della Commissione Attività produttive, Vinicio Peluffo in replica al ministro Urso durante il Question Time alla Camera.
“Il problema – sottolinea il parlamentare dem - non sono le somme marginali rifinanziate oggi ma il fatto che Transizione 5.0 è stata adottata con con risorse pari a 6,3 miliardi all'inizio, che sono diventate 2,5 con la chiusura anticipata delle prenotazioni d'affido delle imprese. Mentre ci sono nuove promesse, che non si sa come saranno finanziate, migliaia di imprese si trovano con un sostegno parziale rispetto a quanto avevano programmato durante l'investimento. L'instabilità regna sovrana tra ritardi attuativi e nuovi provvedimenti, che con regole complesse, non danno alcuna certezza per le imprese”. “La Transizione 5.0, misura che doveva essere il pilastro della transizione industriale, ora non ha alcuna fondamenta stabile. Urso continua a cambiare le regole a partita in corso, per poi rattoppare gli errori e le mancanze che hanno segnato il suo dicastero e presentarsi in Aula annunciando coperture indefinite. Questo non è governo dell'economia ma gestione del caos”, conclude Peluffo.
“La destra ha respinto il mio emendamento al Decreto Pnrr che chiedeva di rifinanziare il progetto ‘Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati’: si tratta di una scelta incomprensibile e soprattutto incoerente con gli impegni presi dal governo in Parlamento. Solo pochi mesi fa era stata infatti riconosciuta la priorità di trovare una soluzione per questi interventi, che riguardano 62 Comuni e oltre mezzo milione di cittadini. Parliamo di progetti già pronti, con iter esecutivi conclusi e risorse pubbliche già investite, che oggi vengono di fatto abbandonati”. Lo dichiara la vicepresidente dei deputati Dem Simona Bonafè.
“È inaccettabile promettere risposte nelle sedi istituzionali e poi votare contro quando si tratta di mantenerle. Senza un rifinanziamento e un cronoprogramma certo si rischia di compromettere definitivamente interventi cantierabili, danneggiando territori e patrimonio culturale diffuso. Continueremo a batterci perché il governo rispetti gli impegni assunti e garantisca certezze ai Comuni che hanno creduto in questo progetto”, conclude BonafèPnrr
“I dati usciti oggi da Istat confermano quello che diciamo da tempo: dal Governo Meloni arriva solo propaganda e nessun risultato per la situazione del lavoro in Italia”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, analizzando i dati Istat secondo cui calano gli occupati e aumentano i disoccupati.
“I numeri ci restituiscono l’immagine di un Paese che non consente ai nostri giovani di lavorare - prosegue la deputata dem - Invece di aumentare diritti e tutele, valutando le nostre proposte sul tema, Meloni e i suoi continuano a darsi pacche sulle spalle per risultati fittizi che infatti vengono smentiti dai dati”.
“Vogliamo che si parta dalla nostra proposta sul salario minimo e che ci si concentri su quelle fasce più a rischio, giovani e donne prima di tutto, per invertire questa tendenza preoccupante con misure strutturali e serie che pensino al lungo raggio e non solo all’emergenza” conclude Gribaudo.
Le liste di attesa non sono un problema tecnico, né una questione amministrativa, ma sono lo specchio di un sistema sanitario che questo governo sta lentamente, ma sistematicamente smantellando. I numeri parlano chiaro: nel 2025, 5,8 milioni di persone sono state costrette a rinunciare a cure o esami, un cittadino su 10. Non stiamo parlando di piccoli disagi, ma di diritti negati, di malattie non diagnosticate, di cure impossibili. Chi può si rivolge al privato pagando, chi non può aspetta per l’eternità o rinuncia alle cure.
Le attese medie sono di 105 giorni, per una tac fino a 360 giorni, visite specialistiche 500 giorni, colonscopia 720 giorni. A questa situazione emergenziale il governo ha scelto di rispondere con la solita propaganda, anziché con i fatti. La mozione della maggioranza è piena di desiderata e di proposte ipotetiche, senza alcun obiettivo concreto.
Il cosiddetto decreto liste d'attesa, approvato nel giugno del 2024 a cinque giorni dalle elezioni europee, è stato presentato come una svolta storica. Ma era solo uno spot elettorale. A quasi due anni dall'approvazione, dopo 660 giorni, mancano ancora decreti attuativi fondamentali. Non ci sono piani straordinari di assunzioni. Non c'è un euro aggiuntivo strutturale per il personale. L'Organismo nazionale di verifica e controllo sulle liste d'attesa, istituito nel 2024 con oltre un milione e mezzo di euro di dotazione, non è ancora operativo. Un sistema opaco, garantito dalla totale assenza di controllo. Questo non è governare la sanità: è nascondere il problema sotto il tappeto.
La situazione è chiara. Lo certifica lo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio: il sistema sanitario italiano rallenta, sotto un costante sottofinanziamento, il privato cresce e i fondi sanitari sono in forte espansione. Così le disuguaglianze aumentano e si mina il principio costituzionale di universalità delle cure.
Per il Partito democratico la difesa del sistema sanitario nazionale è una priorità, e dovrebbe esserlo per qualsiasi governo, perché su questo ci giochiamo la democrazia di un paese e l'uguaglianza dei cittadini.
Le nostre proposte sono semplici e nette: portare il finanziamento pubblico al 7,5% del PIL, la media europea, in un percorso pluriennale credibile; superare i tetti di spesa per il personale e avviare un piano straordinario di assunzioni, perché mancano quarantamila tra medici e infermieri e la situazione peggiora ogni anno, adeguando le retribuzioni e prevedendo incentivi economici per chi opera nelle aree interne o disagiate; rendere la Piattaforma nazionale delle liste d'attesa pienamente trasparente, con dati leggibili per regione e per struttura; rendere finalmente operativo l'Organismo di verifica e controllo; vietare la chiusura delle agende e garantire il pieno rispetto della normativa su intramoenia, quando il pubblico non riesce a rispettare i tempi, evitando che il costo ricada sui cittadini; rafforzare la medicina territoriale e l'investimento in prevenzione.
Sono proposte che il Partito Democratico porta avanti da anni, a partire dalla legge Schlein che la maggioranza ha bocciato con la solita arroganza. Una emergenza seria merita una risposta vera. Per questo continueremo a batterci, perché la salute degli italiani non diventi una variabile dipendente dall'indifferenza di chi ci governa”. Lo ha detto in aula Ilenia Malavasi capogruppo Pd in commissione affari sociali della camera, dichiarando il voto favorevole alla mozione del Pd e contrario a quella di maggioranza.
I deputati del Partito Democratico Stefano Vaccari, Segretario di Presidenza della Camera, e Virginio Merola, capogruppo in Commissione Finanze, hanno presentato un’interrogazione al Ministro dell’Economia e delle Finanze sulla vicenda della società Global Starnet Ltd, già condannata al pagamento di una rilevante sanzione amministrativa nel settore dei giochi pubblici.
Si chiede al Governo di fare piena luce sulla posizione debitoria della società, sulle iniziative intraprese in merito alla richiesta di rateizzazione e sui rapporti con una nuova società, Global Starnet S.r.l., costituita nel 2025 e operante nello stesso ambito.
“Parliamo di una vicenda che solleva interrogativi rilevanti sul rispetto delle regole e sulla tutela dell’interesse erariale. È necessario chiarire se vi siano tentativi di aggirare obblighi fiscali e concessori attraverso nuove configurazioni societarie”, dichiarano Stefano Vaccari e Virginio Merola.
“Il settore dei giochi pubblici richiede il massimo rigore in termini di trasparenza, affidabilità e solidità economica. Chiediamo al Governo e all’ADM di verificare con attenzione ogni eventuale continuità tra le società coinvolte e la correttezza delle procedure di rilascio o subentro nelle concessioni”, aggiungono i deputati Dem.
L’interrogazione punta inoltre ad accertare la composizione societaria, gli organi amministrativi e i beneficiari effettivi della nuova società, nonché l’eventuale esistenza di collegamenti diretti o indiretti con la precedente concessionaria.
“È fondamentale garantire che nessun soggetto possa operare nel settore in presenza di pendenze rilevanti verso lo Stato. La credibilità del sistema concessorio passa dal rispetto rigoroso delle regole”, concludono i deputati Vaccari e Merola.
“Abbiamo chiesto che nel Decreto Bollette venga inserito il credito di imposta per il gasolio agricolo: il caro energia sta costando troppo a chi lavora nell’agricoltura, andando a peggiorare la situazione. Il nostro odg è stato riformulato e il Governo sceglie di lasciare indietro un settore che, se non riesce ad avviarsi in primavera, porterà con sé gravi conseguenze non solo per le attività produttive ma anche per la sicurezza alimentare del Paese”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, che ieri ha presentato un ordine del giorno sulla necessità di introdurre un credito d'imposta per il gasolio agricolo.
“Tra il 2022 e il 2024 il settore agricolo ha subito un sovraccarico per l'acquisto di carburanti, energia elettrica, combustibili e lubrificanti superiore ai 6,5 miliardi di euro rispetto alla media del decennio 2010-202 - prosegue la deputata dem - Nel 2022 era stato inserito un credito di imposta per la guerra tra Russia e Ucraina, dimostrando la fattibilità di questo percorso: perché ora il settore agricolo è stato escluso dal Governo?”
“Abbiamo anche chiesto che l’agricoltura riceva sostegni e misure esattamente come nei settori dell’autotrasporto e della pesca e che in futuro questi provvedimenti di carattere energetico o di contrasto alla crisi internazionale non escludano automaticamente un settore che ricopre un ruolo così strategico per l’Italia. Ringrazio la capogruppo Antonella Forattini per aver combattuto insieme a me: l’odg è stato riformulato ma l’auspicio è che al Senato, dove si sta discutendo il decreto, la maggioranza scelga di stare veramente dalla parte del lavoro” conclude Gribaudo.
“Il cinema italiano continua a essere messo all’angolo da un governo che pensa solo alla propria propaganda, senza dare alcuno slancio concreto a un settore vitale per la nostra cultura e per la nostra economia. Giuli non è altro che l’esecutore di questa scelta fallimentare, su mandato della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha il compito di penalizzare un comparto che considera ostile. Meno risorse alla creatività italiana, più soldi alle produzioni estere, con tagli complessivi a tutto il Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo.
Si autoproclamano patrioti salvo poi demolire un'industria italiana d'eccellenza a tutto vantaggio dei competitori stranieri.
Si fermino e rivedano queste scelte assurde che stanno colpendo ormai da quasi due anni maestranze, artisti e autori, imprese” Lo dichiara Matteo Orfini, componente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati e deputato del PD.