“In questo momento di grande difficoltà del governo Meloni, ci sono due approcci possibili a questo decreto bollette: uno è l'esercizio dell'uso della polemica fine a sé stessa, l'altro l'esercizio della responsabilità dove l'esecutivo sonnecchia davanti al caro energia per le famiglie e le imprese italiane. Se il decreto era già debole e inefficace nella sua prima stesura, rimane incomprensibilmente inconcludente oggi nel testo su cui il governo pone la fiducia ammettendo la sua incapacità di dare risposte concrete sul costo dell'energia e la traumatica confusione tra ciò che dice e ciò che fa”. Lo dichiara la deputata PD, Paola De Micheli annunciando il voto contrario alla fiducia posta dal governo sul Dl Bollette.
“Il differenziale sul costo dell'energia tra l'Italia e i partner europei – sottolinea la parlamentare dem - porta a una minore competitività delle imprese italiane e a una riduzione traumatica del potere d'acquisto delle famiglie. Il governo non ha prodotto alcuna riforma strutturale per far fronte anche alle fasi di shock energetico ma ha semplicemente spostato risorse già esistenti e altri oneri nelle bollette, dimostrandosi subalterno ad altri interessi. La proroga voluta dall'esecutivo fino al 2038 per l'utilizzo del carbone dimostra, ancora una volta in più, l'assenza di pensare al futuro sapendo poi, che tale uso non ridurrà i costi dell'energia”. “Un governo che vive completamente fuori dalla realtà che vivono i cittadini italiani e che è cieco davanti alle strade alternative per avviare un nuovo piano industriale dell'energia”, conclude De Micheli.
"Domani durante il Question time interrogheremo il ministro Urso sul fallimento del piano Transizione 5.0, denunciando il tradimento del governo verso oltre 7.000 imprese rimaste senza le risorse promesse. Con un costo dell’energia che in Italia resta strutturalmente superiore ai partner UE e il taglio drastico al 35% del credito d'imposta per gli esodati del provvedimento, l'esecutivo Meloni frena la decarbonizzazione e affossa la competitività del Made in Italy, minando la credibilità della politica industriale in un Paese che già registra tre anni consecutivi di calo della produzione manifatturiera. Chiediamo il ripristino integrale dei fondi e lo sblocco immediato degli investimenti nelle rinnovabili, unici strumenti reali per abbattere le bollette industriali e rispettare gli obiettivi del PNIEC”.
Così in una nota il Gruppo dei deputati del Partito democratico.
“Il sequestro operato dalla Guardia di Finanza al porto di Ancona - 314.000 munizioni e oltre 10 milioni di detonatori pronti a essere imbarcati su una nave passeggeri, diretti a Cipro attraverso false dichiarazioni doganali - non è una notizia che si può archiviare come un caso isolato. È l'ennesima, gravissima spia di un sistema che non funziona, e che questo Governo continua a ignorare con un'indifferenza che definiamo inaccettabile.
Non si tratta di un episodio nuovo. Chi ha memoria sa che già nel 2011, in piazza Tahrir, dopo gli scontri tra manifestanti e forze armate egiziane, vennero ritrovati bossoli di munizioni prodotte dalla Fiocchi di Lecco, una delle principali aziende italiane del settore. E sa anche che per oltre dieci anni le effettive spedizioni di munizioni militari della Fiocchi non risultarono mai riportate nella Relazione della Presidenza del Consiglio: le autorizzazioni c'erano, ma mancava il riscontro dell'Agenzia delle Dogane. Una «stranezza», come la definì l'Osservatorio OPAL, che avrebbe dovuto far scattare controlli e risposte immediate. Più di recente, nel gennaio 2022, le dogane senegalesi sequestrarono tre container con munizioni militari prodotte dalla Fiocchi, a bordo di una nave cargo partita dal porto di La Spezia, sollevando interrogativi rimasti senza risposta sulle autorizzazioni rilasciate dalle autorità italiane.
Oggi siamo di fronte a un nuovo capitolo della stessa storia. E il silenzio del Governo è assordante.
Viviamo in un Paese in cui cittadine e cittadini sono angosciati dai conflitti che bruciano ai confini dell'Europa e oltre; in cui la violenza, soprattutto contro le donne, non accenna a diminuire; in cui le forze dell'ordine sono sotto organico e il territorio è presidiato in modo insufficiente. In questo contesto, scoprire che dall'Italia escono - lecitamente o illecitamente - quantità industriali di munizioni ed esplosivi verso destinazioni opache, senza che il Governo muova un dito per istituire controlli seri e sistematici, è qualcosa che ci indigna profondamente.
C'è poi un'altra anomalia che non può continuare ad essere ignorata: in Italia i cacciatori e i praticanti di sport del tiro non superano le 600.000 unità, eppure i porto d'armi rilasciati sono circa 1.500.000. Una sproporzione che da sola varrebbe un'interrogazione urgente. Ma niente: silenzio anche su questo.
Chiediamo al Governo di uscire dall'inerzia. Chiediamo risposte chiare su chi sono le società italiane coinvolte nel caso di Ancona e se operavano con regolari licenze. Chiediamo che venga fatta luce sul reiterato opaco flusso di munizioni italiane verso Paesi a rischio, a partire dai precedenti che coinvolgono Fiocchi. Chiediamo una revisione urgente del sistema di autorizzazione e controllo sull'export di materiale esplodente e munizionamento.
Non è più tempo di minimizzare. I giovani e gli italiani sono per il no alle armi. È tempo per il governo Meloni di assumersi le proprie responsabilità e garantire rispetto e obbedienza alla loro volontà”. Lo dichiarano le deputate del PD Eleonora Evi e Patrizia Prestipino che hanno presentato una interrogazione al governo in tal senso.
“Alla luce delle notizie emerse nelle ultime ore e delle dichiarazioni rese dal ministro della Difesa Guido Crosetto, è necessario e urgente che il Governo riferisca con chiarezza in Parlamento su quanto sta realmente accadendo. Già in data 25 marzo avevamo formalmente richiesto un’informativa, evidenziando come, nella settimana precedente, si fossero verificate operazioni che lasciavano intendere un diretto coinvolgimento del nostro Paese in attività non riconducibili a mere funzioni logistiche o di supporto. A quanto apprendiamo oggi, anche grazie alle informazioni trasmesse dal Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, vi sarebbe stato un tentativo da parte degli Stati Uniti di utilizzare la base di Sigonella per operazioni a carattere offensivo, senza preventiva autorizzazione italiana. La decisione del ministro Crosetto di negare l’atterraggio rappresenta un fatto rilevante e corretto che conferma la fondatezza delle preoccupazioni sollevate nei giorni scorsi. Tuttavia, resta un quadro estremamente opaco e preoccupante, anche alla luce delle notizie relative all’utilizzo della base di Sigonella per attività di intelligence e supporto operativo in scenari di conflitto internazionale” lo dichiara Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd Sicilia e deputato del Partito Democratico. “La Sicilia è da sempre - conclude - luogo di incontro e mediazione tra i popoli del Mediterraneo, per questo siamo impegnati e torneremo a Sigonella per una grande mobilitazione alle forze sociali e sindacali a presidio e difesa della pace”.
“I dati diffusi oggi da ARERA, con un aumento dell’8,1% per i clienti vulnerabili nel secondo trimestre, confermano esattamente ciò che avevamo denunciato in Commissione durante l’esame del decreto bollette: il provvedimento del Governo è debole, tardivo e incapace di proteggere famiglie e imprese da nuovi shock energetici.”
Lo dichiara Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Camera e deputato del Partito Democratico.
“Non siamo di fronte a un evento imprevedibile. L’impatto delle tensioni internazionali sui prezzi del gas – e quindi dell’elettricità – era già evidente. Lo abbiamo detto con chiarezza nel corso della discussione parlamentare e abbiamo presentato emendamenti puntuali per rafforzare le misure a favore dei consumatori, in particolare dei più vulnerabili. Quegli emendamenti sono stati respinti dalla maggioranza.”
“Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mentre il Governo faceva propaganda, le bollette aumentavano. E aumentano proprio per le fasce più fragili, quelle che avrebbero dovuto essere maggiormente tutelate.”
“Il nodo resta irrisolto: il prezzo dell’elettricità continua a essere legato al gas. Finché non si interviene su questo meccanismo, ogni crisi internazionale si scaricherà automaticamente sulle bollette degli italiani. È esattamente quello che sta accadendo oggi. È la conferma che avevamo ragione: gli interventi del Governo sono insufficienti e temporanei, mentre serve una strategia strutturale.”
“Il Partito Democratico aveva avanzato proposte concrete: ampliamento della platea dei beneficiari, rafforzamento del bonus, strumenti automatici contro la povertà energetica, interventi sulla formazione del prezzo e utilizzo delle risorse derivanti dagli extraprofitti energetici. Proposte tutte bocciate.”
“Il decreto bollette – lo abbiamo detto e oggi i numeri lo certificano – non costruisce alcuna protezione stabile. Redistribuisce risorse esistenti senza modificare l’architettura del sistema.”
“Serve un cambio di passo immediato. Il Governo smetta di inseguire l’emergenza e affronti finalmente le cause strutturali del caro energia. Altrimenti questi aumenti non saranno un’eccezione, ma la normalità.”
“Per questo chiediamo interventi urgenti e mirati: rafforzamento delle tutele per le famiglie, revisione del meccanismo di formazione del prezzo, utilizzo pieno delle risorse disponibili e un piano energetico industriale serio. Il tempo della propaganda è finito.”
“La legge elettorale ha a che fare con le regole del gioco e, proprio per questo, riguarda tutti. È un terreno su cui non sono accettabili forzature né tantomeno interventi calati dall’alto. Da Giorgia Meloni vediamo purtroppo il ripetersi dello stesso schema: dopo il tentativo della separazione, bocciato dai cittadini al referendum, si arriva oggi a una proposta di modifica della legge elettorale che appare il frutto esclusivo di un accordo tra i partiti di governo, senza alcun reale confronto con le opposizioni. Su questi temi serve responsabilità, non prove di forza a colpi di maggioranza” così Simona Bonafè, Vicepresidente del Gruppo PD e Capogruppo in Commissione Affari Costituzionali della Camera dove domani inizierà l’esame della riforma.
“Il Governo promette, ma poi in corso d’opera si rimangia la parola. Nel frattempo gli imprenditori hanno investito, si sono indebitati e oggi pagano il prezzo di scelte incerte e incoerenti: è il minimo che si arrabbino”. così Toni Ricciardi, Vicepresidente del Gruppo PD alla Camera commenta le critiche che Confindustria sta facendo al governo per aver cambiato le regole in corsa su Transizione 5.0.
“Da quattro anni – prosegue Ricciardi - denunciamo come il Governo guidato da Giorgia Meloni non si stia occupando dell’economia reale, della vita concreta delle persone e delle difficoltà quotidiane di famiglie e imprese. Oggi ci troviamo alla vigilia di una crisi energetica probabilmente senza precedenti, con scenari che richiederebbero interventi immediati, seri e condivisi. In questo contesto, stupisce e preoccupa che la priorità dell’esecutivo sia la legge elettorale. Il Paese ha bisogno di risposte su lavoro, energia e crescita, non di operazioni politiche che appaiono distanti dai problemi reali degli italiani peraltro costruite contro le opposizioni”.
"Le modifiche del governo Meloni al Decreto fiscale su Transizione 5.0 rappresentano un segnale gravissimo: intervenire in modo retroattivo su investimenti già effettuati significa minare la certezza del diritto e rompere il patto di fiducia tra imprese e istituzioni. Non solo il governo non dà risposte concrete alla crisi di alcuni settori manifatturieri, ma continua a cambiare le regole a partita in corso, scaricando sulle aziende il costo dell’incertezza". Lo dichiara la vicepresidente vicaria dei deputati Pd Simona Bonafè.
"A questo - conclude Bonafè - si aggiunge l’interpretazione restrittiva dell’Agenzia delle Entrate sul credito d’imposta per ricerca e sviluppo, che ha già colpito duramente molte imprese, soprattutto piccole e medie. Così si aggrava una crisi profonda e strutturale: servono invece regole chiare, stabili e non retroattive per sostenere investimenti in innovazione, sostenibilità e digitalizzazione e difendere la competitività del Made in Italy
“Il taglio retroattivo al credito d’imposta Transizione 5.0 rappresenta un grave danno per le imprese italiane che avevano programmato investimenti sulla base di impegni assunti dal Governo solo pochi mesi fa. Ridurre a un terzo le risorse promesse mina la competitività del nostro sistema produttivo in un momento già estremamente complesso. Colpisce moltissimo la Lombardia, dove si concentra una parte decisiva degli investimenti in innovazione e transizione energetica. Qui il definanziamento scelto dal Governo rischia di produrre un contraccolpo ancora più pesante, mettendo a rischio piani aziendali, occupazione e competitività. Ancora una volta la destra dimostra di non avere una strategia industriale e di modificare le regole solo per coprire le proprie criticità di bilancio. Il Partito Democratico lavorerà in Parlamento affinché vengano immediatamente ripristinate le risorse tagliate”.
Così la deputata Silvia Roggiani, dell’Ufficio di Presidenza del Partito Democratico alla Camera.
Le notizie che arrivano dalla Procura di Roma sul caso del ristorante di cui era socio l’ex sottosegretario Delmastro sono ogni giorno più inquietanti. Si parla di capitali mafiosi e alla giovane diciottenne socia a sua insaputa dell’esponente di FdI è stato notificato un avviso a comparire.
Notizie sinceramente preoccupanti anche alla luce dell’affermazione della Premier Meloni quando avrebbe sostenuto che non avrebbe più coperto nessuno. Dunque cosa sapeva? come è potuto accedere che un uomo a lei così vicino, con un incarico tanto delicato come sottosegretario alla giustizia, sia potuto essere coinvolto in un’attività commerciale che avrebbe aiutato “l’associazione di stampo mafioso facente capo alla famiglia Senese”? Poiché è stata lei stessa a pretenderne le dimissioni, spetta ora a lei chiarire la vicenda al più presto in Parlamento.
Il giorno in cui si festeggia il successo di inchieste contro la famiglia dei Casalesi, è davvero sconcertante che il governo scelga di chiudere gli occhi di fronte alla vicenda Delmastro.
Così in una nota Chiara Braga, Capigruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. La maggioranza ci riprova con la legge elettorale, una legge elettorale non condivisa perché ha paura di perdere.
L’ennesima riforma non condivisa con le opposizioni, fatta a colpi di maggioranza, e questo sta iniziando a pesare anche sul giudizio dei cittadini sul governo Meloni.
La presidente Meloni è in grande difficoltà. Vorrebbe andare subito al voto, ma sa che il gradimento della maggioranza è in forte calo, non lo diciamo noi del Pd ma lo dicono i sondaggi dopo il clamoroso fallimento del referendum sulla giustizia. Per questo la maggioranza è in totale caos e stanno saltando le poltrone come birilli”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo pd in commissione difesa della Camera e vigilanza Rai, ospite di Rainews 24.
Governo sostenga il loro operato con risorse adeguate
“Questa mattina all’alba un blitz dei Carabinieri di Caserta e Napoli, oltre 150 militari più unità cinofile, ha portato all’arresto di circa 23 esponenti riconducibili al clan dei Casalesi.
L’operazione di oggi dimostra l’efficacia del lavoro coordinato tra magistratura e forze dell’ordine, a cui va il nostro più sentito plauso e ringraziamento”.
Lo dichiarano in una nota congiunta Stefano Graziano, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Difesa della Camera, e Sandro Ruotolo, europarlamentare e responsabile Informazione del Partito Democratico
“Il contrasto alle mafie – aggiungono i dem – deve restare una priorità assoluta delle istituzioni, non solo sul piano repressivo ma anche su quello della prevenzione, della trasparenza e della tutela dell’economia sana. È per questo che riteniamo fondamentale che il Governo sostenga con risorse adeguate chi ogni giorno è in prima linea in questa dura battaglia.
È necessario investire in legalità, lavoro e diritti, per sottrarre definitivamente spazio e consenso alle organizzazioni criminali e mafiose che ancora oggi attanagliano i nostri territori contribuendo ad impoverirli”.
"Solidarietà al patriarca di Gerusalemme Pizzaballa e al custode di Terra santa Ielpo per aver subito il divieto, imposto dalle autorità israeliane, di accedere al Santo Sepolcro, dove si doveva celebrare la tradizionale messa delle Palme. Un divieto del tutto arbitrario, nei confronti di due personalità religiose impegnate per la pace, che arriva per la prima volta da secoli, e che evidenzia, se ce ne fosse ancora bisogno, la deriva autoritaria del governo Netanyahu. Una deriva che colpisce anche la libertà e i luoghi di culto della Terra Santa. Non solo ai danni dei cristiani, ma anche dei musulmani ai quali, come accaduto recentemente, nel mese sacro del Ramadan è stato impedito di accedere alla moschea Al-Aqsa. Gerusalemme, città santa delle tre religione monoteiste, già sottoposta ad espropri e demolizioni di interi quartieri palestinesi, deve rimanere patrimonio comune, non può essere lasciata sola a subire la violenza di Benjamin Netanyahu”. Lo dice la deputata Pd Laura Boldrini, presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Parole ambasciatore israeliano insufficienti”.
"Solidarietà piena al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e a tutti i fedeli a cui le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa delle Palme al Santo Sepolcro. La protervia senza limiti del governo Netanyahu ha raggiunto uno dei luoghi più sacri della cristianità, offendendo la dignità di milioni di cristiani nel mondo e calpestando la libertà di culto, ennesima violazione dei più elementari diritti umani compiuta nella sostanziale impunità". Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo del Partito Democratico in commissione Difesa alla Camera.
"L'ambasciatore israeliano - conclude Graziano - dice che avrebbero preferito una risposta diversa dall'Italia e che 'comprendono la sensibilità del mondo cristiano': non è sufficiente. Non si tratta di sensibilità, si tratta di diritti. Il governo italiano esprima con forza la propria condanna e prenda una volta per tutte le distanze dal governo Netanyahu, promuovendo azioni concrete per fermare le sue sistematiche violazioni dei diritti umani e della libertà religiosa".
"Il divieto di accesso al Santo Sepolcro al Cardinale Pizzaballa non è che l’ultimo degli episodi di intolleranza religiosa da parte di Israele accaduti a Gerusalemme. Si prenda rapidamente atto della deriva autoritaria del governo Netanyahu, della sua natura genocida e lo si isoli dal resto della comunità internazionale. Nessuno può fare più finta di niente”. Lo scrive su X il deputato Pd Arturo Scotto.