"Esprimiamo stupore e rammarico per le parole di Tajani, che ha trovato il modo di polemizzare con le opposizioni: respingiamo con nettezza queste parole gravi e offensive nei riguardi del Parlamento, in una situazione così drammatica. È inaccettabile e non deve passare che una richiesta doverosa venga derubricata a polemica".
Lo ha dichiarato la capogruppo Pd Chiara Braga intervento in Aula alla Camera per replicare al vicepremier Tajani, che ha polemizzato con la richiesta di informativa delle opposizioni.
“Ribadiamo la richiesta di informativa del governo sulla crisi in atto in Iran. E chiediamo che tutti si mettano al lavoro per creare il massimo consenso e la massima unità possibile in un momento così drammatico: questo dovrebbe essere l'intendimento e la volontà prima di tutto di chi guida oggi il governo italiano. Qualunque parola di polemica nei confronti dell'opposizione – ha concluso Braga – è inaccettabile”.
"Considero l'Iran un regime liberticida e sono per l'abolizione di tutte le armi nucleari, ma l'attacco di Israele di poche ore fa è una gravissima violazione del diritto internazionale e destabilizza ulteriormente l'intera regione mediorientale.
E' gravissimo che alla vigilia del sesto round di negoziati sul programma nucleare avviati dagli Usa, Tel Aviv decida di attaccare massicciamente l'Iran infiammando ulteriormente la già esplosiva situazione del Medio Oriente.
Bombardando siti, uccidendo scienziati, colpendo la capitale iraniana, Israele bombarda anche il negoziato, già molto difficile. L'Italia è sempre stata a favore del negoziato adoperandosi, in passato, per la sua riuscita. Oggi assistiamo ad un imbarazzato e imbarazzante silenzio del governo Meloni.
Netanyahu ha deliberatamente scelto di gestire i rapporti con gli altri paesi dell’area passando esclusivamente dall'uso della forza e delle armi, violando costantemente la sovranità nazionale altrui. Lo ha fatto con l'Iran, con la Siria, con il Libano e con la Palestina.
Questo ovviamente non è un modo per ottenere risultati: serve solo al premier israeliano per mantenere il suo potere. Sa benissimo che se finisce il conflitto, lui perde il suo ruolo. Per Netanyahu finché c'è guerra c'è speranza, ma noi non possiamo accettare questa logica che rischia di trascinarci tutti nel baratro. Netanyahu va fermato: a Gaza, in Cisgiordania e in tutto il Medio Oriente". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il tema delle infrastrutture e centrale per il futuro del nostro Paese. Ecco perché va garantito l’impegno di investire il 40% delle risorse al Sud, territorio sottoposto ad un pericoloso e ormai cronico ritardo. E’ necessario ribadire che non va assolutamente privatizzata Fs, anzi va mantenuta la centralità del controllo pubblico anche sulla gestione dei porti e degli interporti ed è fondamentale monitorare i cantieri del Pnrr ferroviario. Ritardi e negligenze non possono più essere tollerate. Con la nostra mozione chiediamo al governo di porre il trasporto pubblico locale al centro dell’azione di riorganizzazione dell’intero sistema. Ci sono regioni, come la Sicilia ad esempio, dove la causa principale della dispersione scolastica è dovuta ad un servizio che non è in grado neanche di far arrivare a scuola gli studenti. Sul Tpl non si scherza. Il governo deve impegnarsi con un investimento vero, solido, lungimirante, in grado di dare le risposte che i cittadini si attendono. Si tratta di uno snodo cruciale che restituirebbe valore alla nostra stessa democrazia”.
Così il capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo, intervenendo in Aula nella discussione generale sulla mozione Infrastrutture presentata dal Pd, con primo firmatario Roberto Morassut.
"L'evento odierno non premia soltanto una realtà consolidata ma una una intuizione straordinaria che si è rivelata coraggiosa e profondamente lungimirante e che ha saputo trasformare la tutela della natura in una opportunità concreta per il territorio". E’ quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani intervenendo all'evento svoltosi oggi ad Alberese (in provincia di Grosseto) per celebrare il 50esimo anniversario del Parco della Maremma.
"All’epoca non fu infatti una decisione facile: c’era diffidenza, paura di perdere spazi e libertà. Oggi, a distanza di 50 anni, possiamo dire che quella intuizione è risultata vincente: ha portato lavoro, cultura, turismo sostenibile e, soprattutto, una nuova consapevolezza ambientale. Non solo ha protetto paesaggi unici, ma ha anche migliorato la qualità della vita nella nostra città e nella nostra regione", ha concluso Marco Simiani.
“Le frasi di Salvini sono inammissibili. Non solo è scandaloso che un ministro della Repubblica sostenga apertamente l’astensionismo, ma attaccare l’opposizione che il 7 giugno sfilerà per chiedere la pace e il cessate il fuoco dicendo che strumentalizza i morti di Gaza a fini referendari è di una gravità senza precedenti. Non si permetta, proprio lui che si è fatto fotografare con Netanyahu nonostante il mandato di cattura internazionale della Corte penale per gravi crimini contro l’umanità. Solo un aspirante autocrate può mettere in discussione il diritto delle minoranze di fare politica senza dover chiedere il permesso a chi comanda”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Sulla questione dei dazi americani, il governo Meloni si sta muovendo in maniera pericolosamente superficiale, sottovalutando le ricadute concrete sull’economia italiana, in particolare sul Mezzogiorno e su settori strategici come l’agroalimentare e il Made in Italy". Così il deputato dem Claudio Michele Stefanazzi, componente della commissione Finanze.
"È difficile comprendere – prosegue l’esponente Pd - quale sia la vera strategia del presidente Trump. Siamo di fronte a un’alternanza confusa di mosse che, anziché rafforzare l’economia americana, sembrano danneggiarla. I dati economici USA sono allarmanti. Esistono due possibili letture: una, più improvvisata, che sarebbe motivo di forte preoccupazione; l’altra, più calcolata, che punta a ridurre in termini reali il peso del debito pubblico statunitense tramite l’inflazione. Una manovra che, pur essendo folle dal punto di vista economico, avrebbe almeno una sua coerenza interna".
"Quel che è certo – conclude Stefanazzi – è che le conseguenze di questa strategia sono già gravi per l’Italia. In particolare, il Sud rischia di essere colpito in modo devastante. Province come Salerno, Napoli, Nuoro e Crotone vivono in gran parte di export agroalimentare verso gli Stati Uniti. Se il mercato americano si chiude, quelle economie locali vengono spazzate via. Alcuni soggetti vicini al governo hanno provato a minimizzare l’impatto dei dazi, ma è una narrazione fuorviante. I dati parlano chiaro: il 15% del PIL nazionale derivante dal settore Agrifood è in parte legato all’export verso gli USA. Se le tariffe doganali colpiranno fino al 50% delle esportazioni, come si teme, l’impatto sarà catastrofico. Serve subito una strategia nazionale seria per sostenere i produttori più esposti e tutelare territori che rischiano il collasso economico. Il governo non può continuare a ignorare la realtà".
“Vogliamo esprimere la nostra gratitudine più profonda al Presidente Mattarella, che nella Giornata mondiale della biodiversità, che si celebra oggi, ha espresso concetti importantissimi e perfettamente calati nel nostro tempo, a partire dal richiamo all’urgenza di ripensare il rapporto tra uomo e natura”.
Lo affermano in una nota congiunta le deputate dem Patrizia Prestipino, Garante degli animali di Roma Capitale ed Eleonora Evi, componente della commissione Ambiente della Camera.
“Grazie Presidente per aver voluto ricordare in maniera tanto autorevole l’importanza delle sfide a cui siamo chiamati, a partire dal ripensamento dei modelli di crescita, insieme agli errori gravissimi fin qui commessi e che, come da lei così puntualmente ricordato, hanno compromesso l’ambiente e messo a rischio la sopravvivenza di tante specie animali”, aggiungono le deputate.
“Un richiamo e una lungimiranza a cui ha dimostrato di essere sordo questo Governo, che da ultimo con il disegno di legge Lollobrigida sulla liberalizzazione della caccia dimostra ancora un volta di andare nella direzione opposta”.
“Aprire alla caccia nelle aree demaniali, comprese le spiagge e anche dopo il tramonto, ridurre le aree protette, sanzionare il dissenso – tra le altre cose – sono scelte che possono non solo causare danni irrecuperabili all’ambiente e agli animali, ma anche mettere in pericolo l’incolumità delle persone”.
“Per questo il nostro auspicio è che le parole pronunciate oggi da Mattarella rappresentino un monito e insieme un faro per tutti noi, a partire dal Governo”, concludono Prestipino ed Evi.
“In un momento in cui tornano ad affacciarsi proposte di modifica alla legge 157/1992, ribadiamo con forza la necessità di tutelare e rafforzare un quadro normativo che ha garantito equilibrio tra la conservazione della biodiversità, la protezione della fauna selvatica e una regolamentazione responsabile dell’attività venatoria. La legge 157, "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio", rappresenta una conquista fondamentale della legislazione ambientale italiana. Frutto di un lungo confronto tra associazioni ambientaliste, venatorie, agricole, scientifiche e forze politiche, ha saputo costruire un modello che tutela la fauna selvatica, riconosciuta come patrimonio indisponibile dello Stato, e al tempo stesso regolamenta in modo rigoroso la caccia. Dopo oltre trent’anni, i risultati sono evidenti: ha contribuito alla protezione di numerose specie, introducendo divieti di uccellagione e di cattura indiscriminata, nonché al prelievo di uova e nidi e di caccia nei valichi montani; ha previsto specifiche tutele per specie vulnerabili come il lupo, l’orso, la lontra, i rapaci e numerosi uccelli protetti;
ha imposto alle Regioni la redazione di piani faunistico-venatori e di piani di gestione della caccia, sulla base di criteri scientifici e territoriali, grazie anche al supporto di Ispra;
ha favorito l’integrazione delle aree protette con una visione ecosistemica e lungimirante; ha introdotto norme per il contenimento della fauna in caso di danni o pericoli, bilanciando esigenze ambientali, agricole e di sicurezza. In questo contesto, la proposta avanzata dalla destra di stravolgere l’impianto della legge 157 si configura come un grave passo indietro, che porterebbe a una pericolosa deregolamentazione della caccia, ad un indebolimento degli strumenti di tutela e alla normalizzazione di attività di bracconaggio.
Il Partito Democratico si oppone con fermezza a qualsiasi tentativo di destrutturare questa norma e riafferma il proprio impegno per il rispetto dei principi costituzionali, il contrasto al bracconaggio e ai traffici illeciti di fauna e per una caccia sostenibile e rigorosamente regolamentata, che rispetti gli equilibri ecologici, tuteli la biodiversità e rafforzi la partecipazione delle Regioni e dei territori nella gestione della fauna. Difendere la legge 157 significa difendere un equilibrio costruito con responsabilità e visione, a protezione del nostro patrimonio naturale e della biodiversità, oggi più che mai minacciata. Per questo diciamo con chiarezza: la legge 157 non si tocca” Così i capigruppo Pd delle commissioni ambiente e agricoltura della Camera, Marco Simiani e Antonella Forattini.
“I dati resi noti dall’Istat confermano un allarme che denunciamo da tempo: l’Italia è un Paese che invecchia rapidamente e si impoverisce. Per la prima volta, il numero degli over 80 ha superato quello dei bambini sotto i 10 anni. Un dato simbolico ma drammaticamente reale, che fotografa la deriva demografica in corso. Eppure, il governo Meloni continua a ignorare questa emergenza, rinunciando a politiche lungimiranti e inclusive”. Così la deputata dem Rosanna Filippin, componente della commissione Politiche dell’Unione Europea.
«Il governo – prosegue l’esponente Pd – ha avuto l’occasione di intervenire anche attraverso il PNRR, ma ha preferito tagliare proprio lì dove servivano più investimenti: il numero degli asili nido è stato dimezzato, compromettendo così due leve fondamentali per contrastare l’inverno demografico: la natalità e l’occupazione femminile. È una scelta miope e dannosa, come anche quella di ridimensionare le case di comunità e gli interventi per la conciliazione vita-lavoro. A questo si aggiunge un impoverimento generalizzato delle famiglie italiane. Negli ultimi cinque anni, come certificato dall’Istat, il potere d’acquisto è diminuito drasticamente. Eppure, il governo continua a scaricare le responsabilità su altri, dopo tre anni di guida del Paese senza misure concrete per affrontare il declino demografico ed economico”.
“Oggi l’Italia scende sotto i 59 milioni di abitanti, dei quali 5 milioni e mezzo sono cittadini stranieri. Chi oggi promuove politiche restrittive sull’immigrazione – conclude Filippin – non ha chiaro che senza l’apporto degli stranieri, un Paese con un quarto della popolazione over 65 è semplicemente destinato a morire. In questo contesto, anche il referendum sulla cittadinanza dell’8 e 9 giugno è un’occasione per riaffermare un’idea di Italia aperta, dinamica, solidale. L’unica Italia possibile se vogliamo ancora avere un futuro”.
“In occasione della Giornata mondiale della biodiversità, dedicata al tema “Armonia con la natura e sviluppo sostenibile”, ribadiamo l’importanza di difendere un patrimonio fondamentale per la sicurezza alimentare, la salute degli ecosistemi e la resilienza ai cambiamenti climatici. La biodiversità garantisce servizi ecosistemici essenziali per la vita dell’uomo, la sua salvaguardia deve diventare l’obiettivo di un’agricoltura praticata con criteri di sostenibilità. L’Italia, tra i Paesi europei più ricchi di biodiversità, deve proteggere questa ricchezza da minacce crescenti come il consumo di suolo, l’inquinamento e il cambiamento climatico. Come ricordato dal Presidente Mattarella, servono politiche lungimiranti per coniugare sviluppo e tutela dell’ambiente. Difendere la biodiversità significa difendere il futuro” così la capogruppo democratica in commissione agricoltura della camera, Antonella Forattini.
"Mentre il mondo si compatta per prevenire nuove pandemie, ieri a Ginevra 124 nazioni hanno votato a favore del Patto pandemico dell’OMS, l’unico strumento globale per garantire accesso equo a vaccini, terapie e diagnostica. L’Italia, insieme a Russia, Iran e pochi altri, ha scelto di astenersi, isolandosi in modo incomprensibile e rinunciando a ogni voce nelle future negoziazioni tecniche su PABS e proprietà intellettuale. Questa decisione sacrifica la salute pubblica sull’altare della propaganda e conferma un atteggiamento provinciale e anti-scientifico, ben lontano dalle esigenze dei cittadini. Il Partito Democratico chiede con urgenza che il Governo torni al tavolo negoziale e proceda senza esitazioni alla ratifica del Patto pandemico, per garantire all’Italia protezione, trasparenza e credibilità internazionale. Non ne possiamo più di chi si definisce patriota e poi svende il nostro Paese per quattro voti dei novax e lo relega a compagno di follie di Russia e Iran". Lo dichiara in una nota Marco Furfaro, capogruppo in commissione Affari sociali e componente della segreteria nazionale PD
"In un giorno in cui si compie un passo avanti importante verso una gestione coordinata, equa ed efficiente delle future pandemie, l'Italia si eclissa. L'astensione sul nuovo piano pandemico insieme a pochi altri paesi, tra cui Iran e Russia, è un segnale politico gravissimo, il linea con la dottrina della Lega, che mette in discussione il nostro ruolo nell'OMS, indebolisce la cooperazione internazionale in materia sanitaria e mette a rischio la salute dei cittadini.
L'esecutivo dimostra, ancora una volta, di prestare il fianco alla peggiore propaganda anti scientifica, oscurantista e no vax. L'ennesima decisione vergognosa che mina la credibilità e l'autorevolezza dell'Italia come partner affidabile. Ormai il governo è ostaggio delle peggiori pulsioni sovraniste e complottiste che sono un insulto al ruolo svolto dal nostro Paese nel mondo. Per mere ragioni interne abbiamo preferito schierarci con Mosca e Teheran invece che con Parigi, Berlino, Madrid e Bruxelles.
Peraltro, questa è un ulteriore dimostrazione di quanto poco interesse al nostro esecutivo della salute dei cittadini: questo è l'ennesimo tassello dopo il taglio al fondo sanitario nazionale e la riduzione delle case e degli ospedali di comunità previsti dal PNRR. Un governo che danneggia il Paese e isola sempre di più l'Italia nel consesso internazionale". Così Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
"Ormai siamo alle comiche finali con esponenti di governo che rilanciano la vergognosa e imbarazzante fake news della premier Meloni per giustificare la debacle diplomatica dell'Italia. La riunione con Zelensky a Tirana non era finalizzata all'invio di truppe in Ucraina, ma a fare passi avanti per arrivare al cessate il fuoco. Una riunione a cui partecipavano tutti i Paesi dei c.d. volenterosi tranne noi. Adesso, non solo siamo isolati e marginali, ma abbiamo anche una premier e un governo che alimentano fake news puntualmente smentite. La verità è che questo governo sta liquidando in pochi anni il grande capitale politico di storica autorevolezza e credibilità del nostro Paese. La retorica della premier sul “protagonismo dell’Italia” fa i conti con la realtà: l’Italia non solo non ha aumentato la sua influenza ai tavoli decisionali, ma è uscita fuori dalle decisioni strategiche europee. Una vera e propria debacle diplomatica". Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
“È curioso sapere come il ministro Tajani finalmente interrompa la sua afonia per congratularsi dell'approvazione del dl cittadinanza al Senato, che fa di tutto tranne che 'restituire dignità a un diritto fondato su un legame autentico con l'Italia'. Non riesco a capire come possa continuare a voler spezzare le radici degli italiani all'estero o come, trovandosi in giro per l'Europa, potrà spiegare ai nostri cittadini residenti in Belgio, Germania, Svizzera, Francia e Regno Unito che non sono più italiani per la cieca lungimiranza del suo governo. Invece di esultare, spero Tajani rinsavisca velocemente prima che il provvedimento arrivi alla Camera”. Così in una nota il deputato Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd, commenta le dichiarazioni del ministro Tajani dopo l'approvazione del dl cittadinanza al Senato.
"L’approvazione dell’emendamento che impone agli italiani discendenti da famiglie emigrate da generazioni, l’obbligo di certificare la conoscenza della lingua italiana entro termini perentori, pena la perdita della cittadinanza, rappresenta un insulto intollerabile a una parte vitale della nostra comunità nazionale. Secondo questa norma assurda, un cittadino italiano maggiorenne, nato e residente all’estero, con genitori o nonni nati anch’essi all’estero e titolare di altra cittadinanza, dovrà dimostrare, entro 3 anni dall’entrata in vigore della legge, di possedere una conoscenza della lingua italiana almeno a livello B1. In caso contrario, la conseguenza sarà la perdita automatica della cittadinanza italiana. Nel caso di cittadini minorenni, la certificazione linguistica dovrà essere presentata entro il compimento del 25° anno di età, altrimenti scatterà la decadenza della cittadinanza. Un obbligo che solo gli over 70 o le persone affette da disabilità permanente potranno evitare. Con questa norma ingiusta e discriminatoria si intende colpire cittadini italiani a tutti gli effetti, non aspiranti tali, cancellando con un colpo di spugna la memoria, l’identità, i legami affettivi e culturali che da sempre tengono unita l’Italia alle sue comunità nel mondo. È una misura punitiva che ignora totalmente la storia delle nostre emigrazioni e che intende spezzare la catena della trasmissione della cittadinanza per discendenza, indebolendo così la presenza dell’Italia in quelle terre dove i nostri connazionali hanno scritto pagine straordinarie di sacrificio, lavoro, cultura e solidarietà. Non solo. Siamo davanti a un provvedimento che, oltre a essere culturalmente inaccettabile e politicamente miope, rischia di gravare pesantemente sull’amministrazione pubblica italiana, chiamata a gestire una mole enorme di verifiche e certificazioni con costi insostenibili, aprendo anche la strada al proliferare di pratiche irregolari e mercati paralleli della certificazione linguistica. La verità è che con questo emendamento si manda un messaggio chiaro e pericoloso: gli italiani all’estero sono considerati cittadini di serie B, da allontanare, da escludere, da marginalizzare. È una visione retrograda e profondamente ingiusta che respingiamo con forza e determinazione. Daremo battaglia in tutte le sedi parlamentari e istituzionali. Non staremo a guardare mentre si cerca di cancellare la dignità, la storia e l’identità degli italiani nel mondo. Difendere i nostri connazionali all’estero significa difendere l’Italia tutta”.
Così il deputato Pd Nicola Carè, eletto nella ripartizione Estero.