“Mentre il prezzo del petrolio torna a salire per le tensioni internazionali dovute all’attacco all’Iran, il nostro Paese continua a non avere un’azione stabilizzatrice che garantisca la sicurezza di cittadini e imprese rispetto al caro carburanti in atto. La tensione geopolitica aumenta, e l’Italia non contrasta i rincari dei carburanti. Per le famiglie italiane i costi sono ormai insostenibili e il governo è immobile. Non si riducono i prezzi alla pompa, non è aumentata la concorrenza e non è si interviene sulle dinamiche che determinano la formazione dei prezzi. Anche sulle accise mobili continua la propaganda del governo. La verità è che la presidente del Consiglio Meloni è inerte mentre servirebbero strumenti automatici e trasparenti per calmierare i prezzi”.
Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Attività produttive, Alberto Pandolfo.
“A seguito dell’escalation militare in Medio Oriente il prezzo dei carburanti è schizzato alle stelle ma il governo Meloni non si pronuncia e non attiva alcuna azione per far fronte alla situazione. Dell’inerzia dell’esecutivo ne fanno le spese le famiglie e le imprese che sostengono costi altissimi. Dalla presidente Meloni solo parole di circostanza e nulla più”. Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Ambiente, Marco Simiani.
“È giunto il momento di passare dalle parole ai fatti e soprattutto cambiare rotta e puntare sulle energie alternative per evitare che il nostro Paese si trovi sempre nelle stesse condizioni ogni volta che il mercato estero dell’energia fluttua in maniera incontrollata”, conclude il parlamentare dem.
"Il "non condivido e non condanno" di Meloni è il manifesto di un equilibrismo inammissibile quando si guida un paese fondatore dell'Ue e membro del G7, soprattutto davanti a una guerra di aggressione nata fuori dal diritto internazionale, come universalmente riconosciuto. Un conflitto iniziato da Israele e USA nei confronti dell’Iran e che si è già estesa a tutta la regione causando distruzione e morti tra la popolazione civile e che sta avendo ripercussioni anche economiche sulla vita quotidiana delle italiane e degli italiani. La stessa preoccupante ambiguità trapelata dalle parole dei ministri Crosetto e Tajani in Parlamento a proposito dell’utilizzo delle basi militari Usa nel nostro territorio che, se concesso, ci renderebbe complici di una guerra d’aggressione.
Non dovrebbe essere difficile condannare questa operazione militare chiaramente illegittima. Ma Giorgia Meloni è la stessa che, unica in Europa, arrivò a giustificare l’attacco Usa in Venezuela. E' evidente che la presidente del Consiglio mette al primo posto la sua sudditanza a Trump e non l'interesse nazionale e il rispetto della Costituzione". Lo dichiara Laura Boldrini. deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Dal Medio Oriente ai porti italiani, il caro gasolio torna a colpire la pesca. Sui mercati portuali aumenti fino al 60% e prezzi che in diversi porti potrebbero superare 1 euro al litro. Un cosi forte aumento del prezzo del gasolio nei porti italiani rappresenta un nuovo e gravissimo colpo per il settore della pesca, già provato da anni di difficoltà strutturali. Un rincaro che rischia di rendere economicamente insostenibile l’uscita in mare per molte imprese”.
Così Stefano Vaccari, deputato dem della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“In Emilia-Romagna - aggiunge - la situazione è particolarmente preoccupante. Le marinerie dell’Adriatico, da Goro a Cattolica, passando per Porto Garibaldi, Ravenna, Cesenatico e Rimini, sono un presidio economico e sociale fondamentale per le comunità costiere. Migliaia di lavoratori e famiglie dipendono direttamente o indirettamente da questo comparto, che rappresenta anche una componente essenziale della filiera agroalimentare italiana. Il nuovo aumento del costo del carburante rischia di aggravare una crisi già pesante, segnata negli ultimi anni dal caro energia, dalle difficoltà del mercato e dai ritardi nei ristori legati al fermo pesca. Molte imprese oggi si trovano nella condizione paradossale di dover scegliere se uscire in mare lavorando in perdita o fermare l’attività. Maggiori rischi per i modelli peschereccio/azienda/famiglia. Per queste ragioni chiediamo al Governo, di intervenire con urgenza. È necessario ripristinare strumenti di sostegno immediati, a partire dal credito d’imposta sul carburante per le imprese della pesca, già adottato in passato in situazioni analoghe, e accelerare il pagamento dei ristori ancora pendenti. Altra possibile strada potrebbe essere quella di valutare anche l’utilizzo delle risorse del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura (FEAMPA), che consentono interventi mirati senza gravare ulteriormente sui plafond de minimis delle imprese. La pesca non può essere lasciata sola. Parliamo di un settore strategico per l’economia del Paese, per la sicurezza alimentare e per la tutela delle nostre comunità costiere. Servono risposte rapide e concrete - conclude - prima che questa nuova impennata dei costi metta definitivamente in ginocchio molte imprese”.
“Famiglie e imprese pagano l’aumento insostenibile dei carburanti ma sulla proposta di Elly Schlein per contenere i prezzi con le accise mobili dal Governo Meloni abbiamo sentito solo parole. Vigileremo in Parlamento ora servono i fatti”. Così il deputato democratico, Andrea Casu.
“Non condivido, nè condanno.
Così pensa di uscirsene Giorgia Meloni. Mentre il mondo si incendia, mentre Trump è Nethanyahu portano avanti la loro ennesima guerra, lei fa l’equilibrista nel tentativo di non scontentare i suoi amici che non le hanno nemmeno fatto mezza telefonata per avvisarla dell’attacco all’Iran. Come dire: adda passà a nuttata. L’Italia che diventa nuovamente italietta, senza autonomia e senza bussola, incapace di pronunciare un semplice No: no alla guerra, non alla violazione del diritto internazionale. Imbarazzante”.
Così sui social Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
C’è ancora molto da fare e abbiamo idee chiare: una legge sul consenso, educazione all’affettività, parità salariale, asili nido e servizi, congedo paritario. E poi libertà, quella che chiediamo per le donne iraniane e per quelle di tutti i paesi in guerra. Buon 8 Marzo!
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Il settore della pesca rimane in grande difficoltà e oggi a problemi strutturali mai risolti (come i mancati indennizzi per il fermo pessca del 2024 e del 2025) si aggiunge il forte rincaro del gasolio legato alle tensioni internazionali e alla guerra in Iran. Una situazione che rischia di mettere definitivamente in ginocchio molte imprese, in particolare della Toscana”: è quanto dichiara il capogruppo Dem in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani, dopo aver incontrato a Porto Santo Stefano e Porto Ercole (in provincia di Grosseto) le associazioni dei pescatori per fare il punto sulle principali criticità del comparto.
“Parliamo di un settore strategico che da anni chiede risposte senza ottenerle e che oggi vive una fase di emergenza. Anche i ritardi nei pagamenti dei ristori segnalati dal Ministero dell’Agricolturaconfermano le difficoltà del comparto. Servono interventi immediati, a partire da agevolazioni concrete e dal ripristino del credito di imposta sui carburanti, come fatto all'indomani della guerra in Ucraina, per sostenere lavoratori e imprese che rischiano di non riuscire più a sostenere i costi di uscita in mare”: conclude.
“Se come dice il centro studi CGIA la guerra all'Iran rischia di costare 10 miliardi in bollette alle imprese, cosa aspetta Meloni a dirci come intende fronteggiare l’aumento dei prezzi dei carburanti e dell’energia? Un silenzio sulla guerra colpevole e che fa danni. Per questo è necessario intervenire con urgenza per contenere i rincari e sostenere il potere d’acquisto dei cittadini e delle aziende, rafforzando gli strumenti di tutela per chi è più esposto e garantendo stabilità al sistema produttivo. Il Governo ha varato un decreto Bollette in estremo ritardo e del tutto insufficiente fin dall’inizio; ancora di più di fronte allo scenario che abbiamo davanti a noi. È il momento di accelerare con decisione sulla transizione energetica e sugli investimenti nelle fonti rinnovabili: ridurre la dipendenza dalle fonti fossili è la strada più efficace per proteggere l’Italia dalle crisi geopolitiche e dalle speculazioni sui prezzi dell’energia”.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
"Il conflitto in Medio Oriente si allarga di ora in ora e Trump sembra non avere né una strategia né un obiettivo. Il suo delirio di onnipotenza lo porta perfino a dire che deve essere lui a scegliere la nuova leadership di Teheran, non il popolo iraniano. Il presidente statunitense segue ciecamente Netanyahu che vuole destabilizzare il Medio Oriente per ridisegnarne i confini e arrivare al suo progetto messianico del Grande Israele, mentre la minaccia dei missili iraniani si intensifica in tutta la regione del Golfo, allargandosi fino all’Iraq. Anche il Libano è sotto attacco da parte dell’esercito israeliano che sta causando nuova distruzione, morte e la fuga di centinaia di migliaia di persone dal sud del Paese. Questa situazione di guerra allargata ha ripercussioni pesanti anche sul costo dell’energia e di conseguenza sul costo della vita delle persone ben al di fuori del Medio Oriente. Una guerra, in violazione del diritto internazionale, scatenata da due despoti che stanno generando un caos globale, e dalla quale bisogna assolutamente rimanere fuori, come ha ribadito il premier spagnolo Pedro Sanchez.
L'unica cosa che in questo momento i governi lungimiranti dovrebbero fare è unire le forze e impegnarsi per la pace, costruire un percorso che porti ad un cessate il fuoco e tornare quanto prima al negoziato". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“La propaganda del governo si scontra con la realtà. Alla pompa i prezzi dei carburanti sono già aumentati sensibilmente e le promesse fatte ieri dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e dall’esecutivo di intervenire con decisione contro ogni forma di speculazione si stanno già rivelando vuote”.
Lo dichiara Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera e deputato del Partito Democratico.
“Il fallimento del tavolo convocato oggi da Urso al Mimit ne è la conferma. Il governo non sta intervenendo sulle conseguenze in Italia del conflitto in Iran mentre cittadini e imprese continuano a pagare prezzi sempre più alti. Meloni può rilasciare interviste quanto vuole, ma quando ci si trova davanti alla pompa di benzina le promesse si scontrano con la realtà dei fatti. L’esecutivo avrebbe strumenti concreti per agire, a partire dall’accisa mobile, che invece ha scelto irresponsabilmente di non utilizzare. Servono misure immediate per contrastare le speculazioni e tutelare famiglie e imprese”, conclude Peluffo.
La nostra condanna al regime sanguinario di Khamenei è sempre stata nettissima e abbiamo sempre sostenuto le forme di protesta anche in Italia. Ma questo non toglie nulla alla critica a una guerra scatenata da Trump e Netanyahu fuori dal diritto internazionale. Contestiamo al governo l’impossibilità di un confronto vero con la presenza della premier Meloni che continua a fuggire a differenza di tutti gli altri leader europei.
Nella risoluzione condivisa con Avs e movimento 5 stelle abbiamo dato la disponibilità, nel quadro di solidarietà previsto dai Trattati e in cooperazione con i partner europei, per la protezione e la sicurezza del suolo europeo e rifiutato di concedere l’utilizzo delle basi Usa in Italia per una guerra illegale. Purtroppo ieri il governo non è stato in grado di dire che non trascinerà il Paese in un conflitto dalle dimensioni preoccupanti e di cui non si conosce il punto di caduta. Per questo abbiamo ribadito le ragioni delle nostre richieste: cessate il fuoco, de-escalation, ripresa del negoziato e misure per proteggere i cittadini dalle conseguenze devastanti anche dal punto di vista economico.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati, intervenendo a Radio anch’io.
“La presidente del Consiglio doveva venire oggi in Aula a riferire sulla situazione in Iran. Chiediamo che lo faccia al più presto. Per questo tutte le opposizioni hanno proposto anche in capigruppo di distinguere le comunicazioni sul prossimo Consiglio europeo da quelle necessarie sul conflitto in Iran: due passaggi diversi, che meritano tempi e un confronto parlamentare adeguati”. Lo ha detto, intervenendo in Aula alla Camera, il deputato del Pd Andrea Casu, che ha preso la parola per stigmatizzare i toni e le modalità con cui il capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, ha reagito alle legittime richieste delle opposizioni. “Durante la Conferenza dei capigruppo - ha spiegato Casu - abbiamo registrato una forte insofferenza, con interruzioni e toni minacciosi da parte del capogruppo Bignami nei confronti della nostra capogruppo Braga. Sono atteggiamenti inaccettabili, che non aiutano il corretto svolgimento del confronto parlamentare e per i quali sarebbe doveroso chiedere scusa. Non ci faremo intimidire: è evidente che la maggioranza è in difficoltà davanti a un passaggio che la presidente del Consiglio dovrebbe affrontare in Parlamento da cui, invece, continua a scappare”.
"Il decreto energia è stato annunciato per più di sei mesi e poi presentato con un testo che non interviene sui nodi strutturali, ossia l'eccessiva dipendenza del nostro Paese dal gas anche nella produzione di energia elettrica. Era inadatto prima, a maggior ragione con la crescita vertiginosa del costo del gas a causa del conflitto in Medio Oriente. Chiediamo di modificare radicalmente il decreto bollette. Il provvedimento si incentra sulla sterilizzazione di una parte dei costi dell'ETS, continuando a favorire la produzione di energia elettrica da gas e riversando poi questo costo nelle bollette nei prossimi anni. È un meccanismo profondamente sbagliato. Dobbiamo invece puntare decisamente sulle rinnovabili: è l'unico modo per abbassare da subito le bollette per le imprese e per le famiglie". Così il deputato dem Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive.
“Il fatto che il governo Meloni non avverta l’urgenza di questa questione – sottolinea l’esponente Pd - non è una questione di consapevolezza, è una questione di scelta. Il meccanismo previsto è in netta contrapposizione con la normativa europea. E quando il governo dice di essere l'unico ad avere il coraggio di aprire un dibattito a livello europeo non è così: hanno complicato quel dibattito. Non stanno cercando una soluzione, stanno cercando un alibi. Continuano a non fare nulla per abbassare le bollette e puntano solo a dire che è colpa di qualcun altro".
"Per tutelare l'interesse nazionale — conclude Peluffo — bisogna scegliere di stare non solo dalla parte dell'Europa, ma di chi in Europa spinge per una maggiore integrazione. Continuare a essere dipendenti dal gas significa ricorrere sempre di più al GNL americano, venduto a prezzi fuori mercato. Mettersi il cappellino MAGA significa non fare gli interessi degli italiani e non aiutare famiglie e imprese ad abbassare le bollette".
“L’azione del governo per garantire il rientro dei cittadini italiani bloccati all’estero appare ancora insufficiente e troppo spesso affidata alle decisioni delle compagnie aeree commerciali. In una situazione di guerra e di forte instabilità internazionale questo non è accettabile”.
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico, Silvio Lai, che ha presentato un’interrogazione al ministro degli Affari Esteri.
“Continuano ad arrivare segnalazioni di cittadini italiani che non riescono a rientrare - spiega Lai - tra questi anche famiglie sarde con figli minori bloccate a Dubai, che hanno visto rinviare più volte i propri voli senza avere alcuna certezza sui tempi effettivi di rientro. Persone che avevano programmato soggiorni di pochi giorni e che si trovano ora costrette a restare all’estero per periodi molto più lunghi, con costi e difficoltà organizzative crescenti. Un’altra situazione che ho segnalato al Governo - prosegue il deputato dem - riguarda studenti e docenti del Conservatorio di Cagliari, attualmente in Sri Lanka per un seminario internazionale, che si trovano anch’essi in difficoltà nel rientro in Italia a causa della situazione dei collegamenti aerei e dell’instabilità che interessa l’area. Le testimonianze che arrivano da chi è bloccato all’estero raccontano di informazioni frammentarie e di una gestione che rimanda spesso alle compagnie aeree per avere notizie sui voli disponibili. Ma non possono essere le compagnie commerciali a garantire la sicurezza e il rientro dei cittadini italiani in un contesto di guerra. Lo Stato - conclude Lai - deve assumere pienamente la responsabilità di questa situazione. Per questo ho chiesto al governo se non ritenga necessario rafforzare immediatamente l’azione dell’Unità di crisi della Farnesina e attivare misure straordinarie di rimpatrio, per garantire il rientro rapido e sicuro dei cittadini italiani ancora bloccati all’estero”.