Ricordiamo con un minuto di silenzio Valeria Fedeli. Il suo impegno nelle istituzioni, da vice presidente del Senato, ministra, appassionata femminista, sindacalista, dirigente politica e la ringraziamo per tutto quello che ha fatto per la nostra comunità. Ci stringiamo ad Achille in questo triste momento e con un minuto di silenzio esprimiamo il nostro dolore e rispetto per la scomparsa di Valeria. Nei prossimo giorni ricorderemo il suo impegno nelle istituzioni e nel paese.
Così Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei deputati ha espresso il cordoglio dei deputati e dei senatori riuniti in Assemblea per la scomparsa di Valeria Fedeli.
Ha dato esempio nella militanza, dignità per il lavoro, ci sono battaglie che vanno portate avanti
Vicinanza umana e politica
“Le dichiarazioni di Donald Trump contro l’accordo commerciale con Canada e Messico e contro le auto prodotte fuori dagli Stati Uniti colpiscono direttamente anche Stellantis e l’intera filiera automotive, fortemente integrata tra Usa, Messico e Canada, con possibili ricadute sull’industria e sull’occupazione in Italia. Di fronte a questo scenario, dal governo Meloni non arriva alcuna presa di posizione. Un silenzio ancora più grave se si considera che l’esecutivo ha annunciato la convocazione, a fine mese, del tavolo automotive senza però presentare una strategia chiara o un’idea industriale credibile. Stellantis, che produce sia in Messico che in Canada, ha già annunciato investimenti negli Stati Uniti, ma questo non è sufficiente a mettere al riparo una filiera globale e integrata dalle spinte protezionistiche americane. Continuare a tacere significa accettare un progressivo indebolimento del sistema industriale italiano. L’appiattimento sui capricci americani fa male all’Italia. Serve una linea chiara a difesa dell’industria e del lavoro”. Così Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera.
“Ci troviamo di fronte a un atto d'imperio che produrrà contenziosi, ricorsi, proteste. Ma come si può pensare di consentire l'installazione di impianti senza che tale necessità sia il frutto anche di una decisione territoriale? Perché il decreto non è passato per la Conferenza delle regioni? I territori non possono tramutarsi in terra di conquista dei grandi interessi e tantomeno pregiudicare quell'attività agricola che garantisce presidio, insediamento, l'economia sostenibile, produzione di eccellenza. Quel Made in Italy tanto invocato da questo governo e che poi diventa solo una spilla da appendere al petto. Diciamolo chiaramente. Non è vero che l’agri-voltaico è a impatto zero. Il punto più delicato è il modo in cui viene normato l’agri-voltaico. Si dice che viene introdotta una definizione più stringente, si parla di continuità colturale, si stabilisce la soglia dell’80% della produzione lorda vendibile. Si affida ai Comuni il controllo nei cinque anni successivi, che peraltro non hanno né risorse, né competenze tecniche, né forza politica per reggere questo carico. Dobbiamo essere onesti: l’80 per cento della Produzione Lorda Vendibile non è una garanzia strutturale di tutela agricola. È un indicatore fragile, variabile, che non misura: qualità del lavoro agricolo, durata delle produzioni, tenuta delle aziende. Il rischio è che l’agricoltura diventi una condizione accessoria per fare energia, e non il contrario. Accelerare sulle rinnovabili non si può fare aumentando i danni e aggiungendo problemi a quelli già esistenti”.
Così Stefano Vaccari, segretario di presidenza della Camera e componente della commissione Agricoltura, intervenendo in Aula sul Dl Transizione.
“Il Governo dice di aver finalmente approvato il DDL sui caregiver. Finalmente, dicono. Ma basta leggere il testo per capire che siamo davanti a un’enorme presa in giro nei confronti di 7 milioni di persone. Secondo il DDL, per essere riconosciuto come caregiver devi assistere una persona 91 ore a settimana. Tredici ore al giorno. Ogni giorno. Ma non basta. Per rientrare nel provvedimento devi anche essere convivente, avere un reddito inferiore a 3.000 euro annui, avere un ISEE sotto i 15.000 euro. Tradotto: devi essere povero, completamente assorbito dalla cura e senza alternative per poter sperare di rientrare nella ristrettissima platea dei beneficiari fissata dal DDL: circa 52 mila persone su 7 milioni di caregiver reali. Bene. Dopo aver rispettato tutti i requisiti. Dopo aver rinunciato al lavoro. Dopo aver dedicato la tua vita alla cura. Sapete quanto spetta? Fino a 400 euro al mese. Un euro l’ora, poco più. Meno di un cappuccino. Gli altri? Continueranno a fare quello che fanno da anni: tenere in piedi il Paese gratis. Un Governo che si riempie la bocca della parola “famiglia” e poi, quando la famiglia si prende cura di una persona con disabilità o di un malato gravissimo, la lascia completamente sola. Che enorme indecenza. Lotteremo ogni giorno per cambiare un testo che è uno schiaffo in faccia nei confronti di milioni di persone” così sui social il deputato democratico, responsabile welfare del Pd, Marco Furfaro.
"La scomparsa di Rolando Nannicini segna una perdita importante per il Valdarno e per la Toscana. È stato un amministratore e parlamentare che ha svolto i propri incarichi con serietà ed impegno, mantenendo sempre un forte legame con il territorio. Da sindaco di Montevarchi prima e da deputato poi, ha contribuito in modo concreto alla vita istituzionale locale e nazionale, distinguendosi per competenza e attenzione ai temi economici e sociali". Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente di Montecitorio.
"Rolando Nannicini è stato un riferimento del centrosinistra toscano, capace di unire il lavoro nelle istituzioni a un rapporto costante con i cittadini. Il suo impegno pubblico, improntato al senso di responsabilità e alla partecipazione, rappresenta un’eredità significativa per chi oggi continua a operare nella politica e nell’amministrazione. Alla moglie Stefania, al figlio Tommaso e a tutta la famiglia va il mio più sincero cordoglio e quello dell’intera comunità democratica", conclude il capogruppo dem.
Dopo 423 interminabili giorni possiamo finalmente gioire per la liberazione del cooperante Alberto Trentini; il primo pensiero va alla famiglia e all’avvocato Ballerini che dal primo giorno di questa assurda e ingiusta carcerazione non hanno mai smesso di sperare e di lottare per giungere a questo risultato.
Un pensiero riconoscente va anche rivolto ai tanti che a vario titolo si sono adoperati in questi mesi per la liberazione di Trentini e degli altri detenuti con cittadinanza italiana (24 dei quali sono ancora in carcere per motivi politici): Ong, giornalisti, diplomatici, membri del Parlamento e del governo e mediatori anonimi ma preziosi che hanno svolto un lavoro poco visibile ma sicuramente importante; ovviamente un riconoscimento va rivolto al nuovo governo in carica in Venezuela per un gesto che speriamo possa preludere all’avvio di una fase di transizione verso il ripristino dello Stato di diritto a partire dalla realizzazione di nuove elezioni libere e trasparenti.
Auspico che la grande gioia per questo momento (che segue a quella di qualche giorno fa per la liberazione di Biagio Pilieri e di qualche mese fa per la scarcerazione di Americo Di Grazia, due casi che ho personalmente seguito con particolare affetto e preoccupazione) possa finalmente riportare il Venezuela al centro dell’attenzione della politica e dell’opinione pubblica italiana, dopo anni di gravi dimenticanze e sottovalutazioni sul dramma politico e umanitario di quel Paese e della sua grandissima collettività di origine italiana.
“Piango la scomparsa di Gino Nicolais. Un intellettuale, un uomo di scienza, un politico appassionato e integerrimo. Mancherà molto la sua naturale simpatia che lo rendevano un uomo sempre vicino al popolo napoletano. Ciao Gino”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Sosteniamo lo sciopero immediato convocato da Fim, Fiom e Uilm a seguito dell’incidente mortale che ha colpito un operaio all’ex Ilva di Taranto. Emergeranno nelle prossime ore le dinamiche di questa tragedia, ma in un momento così difficile della vita dello stabilimento è inconcepibile che la sicurezza di chi lavora non sia garantita”.
Così la deputata dem e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra, e tutti i componenti del Pd della commissione Lavoro della Camera
“Questa mattina un operaio è morto all’Ex Ilva di Taranto: il 2026 è appena iniziato e le morti sul lavoro non si arrestano, dopo un 2025 che è stato una strage”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia.
“L’anno scorso si contano almeno 1450 morti sui luoghi di lavoro secondo l’Osservatorio di Bologna e il 2026 parte senza cambiare direzione - prosegue la deputata dem - Aspetto che per questo ennesimo decesso si svolgano le dovute indagini ed esprimo le mie condoglianze ai famigliari della vittima, appoggiando lo sciopero indetto dai sindacati, ma non basta”.
“Invito quindi il Governo ad accelerare i tempi per mettere in pratica, con i decreti, le poche e insufficienti novità del Decreto Sicurezza sul Lavoro e a discutere insieme, in Parlamento e nelle sedi opportune, per un vero cambio di passo su un tema che, come giustamente detto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, necessita di un superamento delle divisioni politiche e di un lavoro bipartisan. Solo così potremo invertire la tendenza e rendere il 2026 un anno più sicuro” conclude Gribaudo.
“Il governo apra un tavolo con Cgil, Cisl e Uil sul destino di 7000 lavoratori dei call center in outsourcing per Enel, Enel X e E-distribuzione. Questi dipendenti sono da sempre impegnati in prima fila nel rapporto con la clientela per garantire un servizio pubblico. Oggi sono scesi in piazza per chiedere l’applicazione della clausola sociale per oggi e per domani, compresa quella territoriale, negli appalti. Bisogna ascoltarli”. Così il deputato e capogruppo PD in Commissione Lavoro, Arturo Scotto.
“Giorgia Meloni vive sulla luna. Racconta un’Italia dove i salari crescono. Dimentica che il carrello della spesa è esploso e nemmeno un terzo del potere d’acquisto perduto si è recuperato. Questo non accade nei decenni precedenti, accade negli ultimi quattro anni, tre e passa dei quali governati da lei. Il suo è il Governo che ha negato il salario minimo, rinnovato contratti pubblici senza garantire il recupero totale dell’inflazione, tagliato il reddito di cittadinanza, ridotto gli ammortizzatori sociali, alimentato il ricorso ai subappalti e liberalizzato contratti a termine e intermittenti. Le cause dei bassi salari sono nelle sue scelte politiche. Ormai è chiaro a tutti gli italiani, tranne che a lei.” Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro di Montecitorio.
Oggi in conferenza stampa la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto il solito gioco delle tre carte parlando della Sicurezza. Ha nascosto la diminuzione degli organici delle forze dell'ordine, si è ben guardata dal dire che il nuovo contratto non ha coperto nemmeno l'inazione e che in Legge di Bilancio hanno addirittura aumentato l'età pensionabile di poliziotti e carabinieri.
È l’ennesima dimostrazione che il governo cerca di coprire il proprio fallimento sulle politiche della sicurezza con slogan e propaganda, invece di intervenire concretamente.
“Parola d’ordine: propaganda, propaganda e ancora propaganda”, commenta Matteo Mauri. La verità è che gli agenti continuano a lavorare in condizioni difficili, senza aumenti di stipendio, con organici sotto soglia e con l’età pensionabile aumentata. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, a fine 2025 gli organici della Polizia di Stato si sono ulteriormente ridotti di 1.500 unità, segnando un sottorganico di quasi 13.000 agenti: un minimo storico inaccettabile.
Meloni mente anche sulle interpretazioni dei dati: non solo il governo non ha fatto assunzioni straordinarie, ma non è nemmeno riuscito a coprire il turn-over dei poliziotti andati in pensione. Mentre usa i fatti di cronaca in modo spudorato per attaccare la magistratura, dimentica completamente quelli che dimostrano il fallimento del suo governo nella sicurezza.
Il governo ha sistematicamente risposto “no” sia all’aumento degli organici sia a trattamenti migliorativi per chi garantisce la sicurezza dei cittadini, anche nell’ultima legge di bilancio. Qui si vede tutta la distanza tra propaganda e realtà.
A farne le spese sono sempre le persone più fragili o più esposte, e gli agenti che ogni giorno presidiano il territorio con responsabilità immense. “Il ministro dell’Interno prova a dire il contrario via social, ma la realtà è questa”, conclude Mauri. “Il gioco delle tre carte della Presidente Meloni non cambia i fatti: il governo non sta garantendo la sicurezza degli italiani e una qualità del lavoro adeguata alle Forze dell'Ordine”.
“Nel formulare le congratulazioni voglio sottolineare il rilievo strategico dell’Australia per l’Italia sul piano politico, economico e istituzionale, evidenziando come la nomina dell’Ambasciatore Lener rappresenti un passaggio significativo nel rafforzamento della presenza italiana nell’area indo-pacifica. Auspico che il mandato dell’Ambasciatore possa continuare nello sviluppo di una collaborazione solida e articolata tra i due Paesi, fondata su valori condivisi, sul dialogo politico e su un partenariato economico in costante crescita. Viene inoltre richiamata l’importanza dell’azione diplomatica italiana a sostegno delle imprese, della cooperazione scientifica e culturale e della promozione del sistema Paese, in un contesto internazionale in rapida evoluzione.
Nel ribadire i migliori auguri di buon lavoro, voglio evidenziare infine il ruolo centrale della numerosa e storica comunità italiana in Australia, elemento fondamentale di collegamento tra le due Nazioni e risorsa strategica per il consolidamento delle relazioni bilaterali.”
“Gli unici record del Governo sono l’ aumento dei prezzi dei generi alimentari, l’allungamento delle liste d’attesa e 6 milioni di italiani che rinunciano a curarsi. Questo è il Paese reale e questi sono i fallimenti di Giorgia Meloni. Noi continueremo a chiedere più soldi per la sanità e più tutele per lavoro, famiglie e imprese”. Così il deputato democratico Andrea Casu che sottolinea come “i dati Istat usciti oggi certificano il fallimento di Meloni e quanto il governo sia assente nel dare risposte alle emergenze carovita e sanità”.
“Le aperture annunciate dalla Commissione europea in merito alla Politica agricola comune nel prossimo Quadro finanziario pluriennale rappresentano un segnale politico che va nella direzione giusta, ma che non scioglie ancora i nodi strutturali che da tempo indeboliscono il ruolo della PAC nel progetto europeo. Allo stato attuale, si tratta quindi di un passo positivo ma insufficiente.” Lo affermano i componenti della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Forattini, Rossi, Romeo, Marino e Vaccari.
“L’annuncio di un possibile incremento delle risorse destinate alla PAC nel periodo 2028-2034 è un elemento che va accolto con attenzione – prosegue la Commissione – ma resta centrale il tema della certezza delle risorse realmente aggiuntive e, soprattutto, della natura autenticamente comune della politica agricola. Il ricorso a meccanismi di flessibilità, come l’anticipo di stanziamenti o l’utilizzo di strumenti quali il fondo unico privo di vincoli stringenti, rischia di tradursi in una rinazionalizzazione di fatto della PAC, lasciando agli Stati membri un’eccessiva discrezionalità e indebolendo l’impianto unitario della politica agricola europea.”
“Particolarmente rilevante è l’indicazione secondo cui almeno il 10% delle risorse dei Piani di partenariato nazionali e regionali dovrà essere destinato alle aree rurali. Per un Paese come l’Italia, in cui le aree interne e rurali rappresentano una parte essenziale del territorio e svolgono una funzione strategica sul piano produttivo, ambientale e sociale, questo vincolo può rappresentare un’opportunità significativa.”“Vincolare risorse a questi territori nel Piano nazionale che anche l’Italia sarà chiamata a definire significa offrire strumenti concreti di sviluppo, contrastare lo spopolamento, sostenere i servizi essenziali e creare le condizioni affinché agricoltura, lavoro e qualità della vita possano continuare a convivere nelle aree più fragili del Paese.”
“Proprio per questo – concludono i componenti della Commissione Agricoltura della Camera – è fondamentale che tale impegno si traduca in interventi realmente aggiuntivi, mirati e verificabili, capaci di rafforzare la vitalità economica e sociale delle aree interne. Senza criteri chiari e un monitoraggio efficace a livello europeo, il rischio concreto è che il vincolo del 10% resti una soglia formale, priva di reale impatto, e che le risorse destinate all’agricoltura finiscano per entrare in competizione con altre politiche strategiche anziché rafforzare uno sviluppo equilibrato dei territori.”