“Meloni specula sulla pelle dei minori. Le parole della presidente del Consiglio sulla vicenda della cosiddetta ‘famiglia nel bosco’ sono l’ennesimo attacco alla magistratura, oggi a quella minorile, piegato alla propaganda e alla campagna per il referendum sulla giustizia.
Colpisce il tentativo di delegittimare decisioni giudiziarie delicate con slogan costruiti più sugli algoritmi dei social che sul rispetto delle istituzioni. La tutela dei minori e il lavoro dei tribunali meritano rispetto, non semplificazioni ideologiche. E colpisce che tutto questo avvenga mentre è in corso una pericolosa spirale di guerra, i prezzi delle bollette stanno impazzendo, le imprese temono i contraccolpi delle tensioni internazionali e i cittadini guardano con paura ai salari sempre più bassi”, così in una nota della deputata e responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
“Domani sarò a Prato, alla manifestazione “Mai più fascismi, mai più deportazioni”. E ci sarò perché Prato non si tocca. Il cosiddetto “Comitato Remigrazione e Riconquista”, nato da un’iniziativa di CasaPound, Veneto Fronte Skinheads, Rete dei Patrioti, manifesterà proprio domani nel centro della città. Marceranno per sostenere la “remigrazione”, che è una parola farlocca per non dire quella vera: deportazione di tutte le persone migranti. E lo faranno nello stesso giorno e nella stessa città dove, il 7 marzo 1944, i nazifascisti rastrellarono 133 lavoratori pratesi dalle fabbriche, dalle case, dalle strade. Li rinchiusero nel Castello dell’Imperatore e li caricarono su vagoni piombati diretti a Mauthausen e al sottocampo di Ebensee. Ne tornarono 18. Centoquindici morirono nei lager. Vogliono parlare di deportazione nel giorno esatto in cui Prato ha subìto la deportazione. Dicono che lo fanno per la sicurezza. Ma è una bugia, perché la sicurezza vera è un’altra cosa. La sicurezza è lavoro regolare, contratti, controlli, legalità nelle filiere produttive. È case dignitose, scuole che includono, servizi sociali che non lascino soli né chi viene da lontano né chi è nato qui.
Sicurezza è spezzare lo sfruttamento che umilia tutti, italiani e stranieri, e che a Prato, nelle filiere tessili, è un problema reale, concreto, che non si risolve con le deportazioni ma con la legalità.
Chi sta dietro questa manifestazione non vuole risolvere niente. Vuole solo mettere le persone le une contro le altre, sciacallare sulla paura e creare un capro espiatorio.
Per questo domani sarò a Prato.
La Prato del 7 marzo 1944 ha resistito, ha lottato, non ha avuto paura. Ha pagato un prezzo spaventoso. E per ottantadue anni questa città ha onorato la memoria di quei 133 lavoratori deportati giurando “mai più”.
Domani quel “mai più” va detto di nuovo.
Perché il fascismo a Prato non ha mai avuto spazio. Non ce l’ha avuto 82 anni fa, non ce l’avrà domani, non ce l’avrà mai.
Così sui social il deputato democratico, Marco Furfaro.
“Sul piano casa siamo ancora in alto mare e continuano i rinvii. Nonostante mesi di annunci, il decreto resta confuso e privo di una direzione chiara”. Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.
“Preoccupano inoltre le notizie sulle perplessità emerse anche dal Quirinale sul contenuto del provvedimento. Quando i dubbi nascono già nella fase di elaborazione significa che il lavoro politico e tecnico non è stato svolto con la necessaria solidità”.
“Siamo davanti all’ennesima dimostrazione dell’inadeguatezza del ministro Matteo Salvini nella gestione del proprio dicastero. Quello che avrebbe dovuto essere un intervento utile per dare risposte concrete al tema della casa rischia di trasformarsi nell’ennesimo decreto confuso, costruito tra annunci, rinvii e continue correzioni”.
“Il risultato – conclude Simiani – è che famiglie, amministrazioni locali e operatori del settore restano senza certezze mentre il governo continua a improvvisare su un tema cruciale come quello dell’abitare”.
“Troppo spesso il lavoro delle donne non è solo meno pagato, ma anche più instabile, più discontinuo, più vulnerabile. Non basta dire che l’occupazione è cresciuta, quando a crescere è anche l’instabilità e la precarietà. I dati parlano chiaro e ringrazio ANMIL per lo studio prezioso che ci presenta oggi”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, partecipando all’iniziativa organizzata da ANMIL alla Camera, in occasione della giornata internazionale della donna dal titolo “Donne e precariato: una scelta imposta”.
“Colpisce in particolare il dato sugli infortuni in itinere: per le lavoratrici rappresentano il 23,3% degli incidenti totali e il 39% di quelli mortali - ha proseguito la deputata dem - È un dato che parla anche delle difficoltà di conciliazione tra vita e lavoro e del carico familiare che continua a gravare soprattutto sulle donne”.
“Abbiamo norme avanzate in materia di salute e sicurezza sul lavoro: il problema non è la mancanza di leggi, ma la loro applicazione. Servono più controlli, più prevenzione, più cultura della sicurezza. Ma serve anche un cambiamento culturale profondo e delle scelte politiche che siano veramente in favore delle donne, a partire dai congedi, dai salari e da un welfare statale idoneo per conciliare la vita privata e lavorativa” ha concluso Gribaudo.
“Parlo come parlamentare, ma soprattutto come cittadina di Taranto e come madre. La città è costretta da decenni a vivere un conflitto innaturale: quello tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Il costo umano è stato altissimo: 11 morti sul lavoro negli ultimi dodici anni, l'ultimo dei quali lo scorso 2 marzo. A questo si aggiunge l'allarme dello studio Sentieri, che certifica un eccesso di malattie infantili legato all'inquinamento, trasformando il futuro dei bambini in una promessa fragile”.
Così la deputata democratica, Francesca Viggiano, intervenendo in Aula nella discussione sull'interpellanza urgente per l’ex Ilva ha che riportato al centro il dramma di Taranto, Genova e Novi Ligure.
L'interpellanza denuncia la mancanza di visione strategica da parte del governo. A preoccupare le recenti ammissioni del ministro della Giustizia, che ha dichiarato di non conoscere il provvedimento del Tribunale di Milano che dispone la chiusura dell'area a caldo a partire dal 24 agosto 2026.
"Se un membro del Consiglio dei Ministri - aggiunge Viggiano - non ha contezza di un atto che potrebbe fermare il più grande stabilimento siderurgico d’Europa, significa che il Governo non ha una strategia".
Anche l'ipotesi di vendita al fondo statunitense Flacks Group viene accolta con estrema cautela. “Mancano - spiega la deputata dem - un piano industriale dettagliato, impegni vincolanti sulla decarbonizzazione e garanzie per gli 8.500 lavoratori”.
Nell’interpellanza si chiedono risposte immediate su fatti precisi. Le nubi rosse sui quartieri: Chiarimenti urgenti sulle emissioni anomale registrate tra il 20 e il 22 febbraio 2026. La cassa integrazione: Soluzioni per i 4.450 lavoratori (di cui 3.800 a Taranto) che vivono in una "sospensione della vita" lunga dodici mesi. I debiti verso l'indotto: Interventi per sanare il trattamento discriminatorio verso le imprese creditrici locali.
"Nessuna strategia industriale - conclude Viggiano - potrà mai giustificare un'altra morte. Se lo Stato deve intervenire, deve farlo per proteggere i cittadini e non per socializzare i costi e privatizzare i profitti. Perché l'obiettivo non può più essere solo produrre acciaio, ma rendere la produzione finalmente compatibile con la vita”.
“Tutta la mia solidarietà al direttore Francesco Cancellato e alla redazione di Fanpage. Alla luce dell’inchiesta della magistratura emerge chiaramente che giornalisti, insieme ad attivisti e imprenditori, furono spiati illegalmente attraverso il sistema Paragon. Continuo a pensare che non sia una cosa normale e accettabile in uno stato democratico. Il governo dica una parola definitiva su questo scandalo: noi faremo la nostra parte continuando a chiedere in Parlamento verità e giustizia”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Si è svolto oggi, nella Sala Berlinguer presso gli uffici del Gruppo PD alla Camera dei Deputati, un incontro di ascolto e confronto con le principali rappresentanze di categoria e dei lavoratori del cluster portuale, insieme ad amministratori locali delle città portuali, dedicato alla riforma della governance dei porti approvata dal Consiglio dei Ministri nel dicembre 2025 e che prefigura la creazione della società Porti S.p.A. L’incontro ha registrato una partecipazione ampia e qualificata. Nel corso degli interventi sono emerse diverse criticità rispetto alla riforma, a partire dal metodo adottato, caratterizzato dal mancato coinvolgimento delle parti interessate nella fase di elaborazione del provvedimento. Numerosi contributi hanno inoltre evidenziato questioni di merito, tra cui il rischio di uno svuotamento delle Autorità di Sistema Portuale di risorse economiche e umane, con possibili ricadute sulla loro capacità di sostenere i costi di funzionamento della futura Porti S.p.A. e di garantire l’efficacia della governance portuale. Al di là del percorso della riforma, attualmente in stallo in attesa dello sblocco da parte della Ragioneria dello Stato, restano aperte diverse questioni su cui il sistema portuale attende risposte concrete: dalla semplificazione e dalla chiara definizione dei rapporti di governance, al tema dei dragaggi, fino allo sblocco di alcune richieste legate al lavoro portuale, come il fondo di incentivo all’esodo, mantenendo fermo il principio di un mercato regolato. È emersa inoltre con forza l’esigenza di un sostegno reale alla rete dell’intermodalità e alle infrastrutture dell’ultimo miglio, non limitato alle sole aree strettamente portuali. A tre anni dalla risoluzione sulla portualità presentata in Parlamento e a fronte dell’annuncio di una riforma che rischia di non concretizzarsi mai, mancano ancora risposte puntuali alle questioni che il sistema pone da troppo tempo. A questo quadro si aggiunge la complessa situazione internazionale che, se dovesse protrarsi, richiederà interventi di sostegno e politiche mirate per garantire stabilità e competitività al sistema portuale nazionale. Il Partito Democratico si attiverà nelle Commissioni competenti e in Parlamento con proposte puntuali sui diversi temi emersi, sollecitando il Governo a fornire risposte concrete a un settore strategico per l’economia e lo sviluppo dell’intero Paese”.
“Il piano di riorganizzazione annunciato da Engineering Ingegneria Informatica, con circa 650 esuberi strutturali in Italia, rischia di avere ricadute drammatiche anche su Siena”: è quanto dichiara il deputato Pd e segretario Dem della Toscana Emiliano Fossi, annunciando un’interrogazione ai Ministri delle Imprese e del Made in Italy e del Lavoro.
“Nella sede di viale Toselli lavorano oltre 120 persone tra attività finance, digital e funzioni di supporto: parliamo di professionalità qualificate in un territorio che negli ultimi anni ha già pagato un prezzo alto alle crisi industriali e bancarie. Per questo ho chiesto al governo di attivare con urgenza un tavolo nazionale con l’azienda e le parti sociali, per individuare soluzioni alternative ai licenziamenti e tutelare i lavoratori della sede senese. Il settore Ict è strategico per lo sviluppo del paese e anche per gli investimenti legati al Pnrr: perdere posti di lavoro qualificati rischia quindi di impoverire ulteriormente il territorio senese e, più in generale, il sistema produttivo nazionale".
“La destra al governo e il ministro Lollobrigida in particolare hanno finalmente gettato la maschera sull’Agenzia Agea. Dopo averne decantato le lodi per l’efficienza, la tempestività nei pagamenti alle aziende agricole, puntualmente smentiti dalle Regioni, dopo averne stravolto l’organizzazione in barba ai regolamenti (inglobando un’azienda privata che forniva prima servizi e creato all’interno un clima di intimidazione), ora con il Ddl Coltivitalia ci troviamo di fronte ad un vero e proprio scandalo. Con tre emendamenti del relatore vengono trasferiti ad Agea 40 milioni di euro in tre anni sottraendoli a comparti in crisi come quello delle carni e quello del settore olivicolo. Inoltre, viene assegnata ad Agea la percentuale fissa del 2 per cento su tutte le risorse stanziate dal ministero dell’agricoltura in cambio di una generica assistenza che Agea dovrebbe già garantire per legge. ‘Un posto di lavoro sotto l’ombrello di Agea’, quindi, non si nega a nessuno come si sottolinea anche in una recente inchiesta di Fanpage. La ‘migliore gioventù’ della destra, già ex di qualcosa o figlio o amico di qualcuno, ora ha un posto stabile nell’Agenzia che in realtà dovrebbe vigilare sulla stessa Agea”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e deputato dem della commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
“Per le coperture finanziare durature nel tempo - aggiunge - ci pensano invece gli emendamenti ad hoc che vengono presentati dalla destra in Parlamento su provvedimenti che dovrebbero occuparsi di questioni più importanti, come sostenere il comparto agricolo in alcuni settori che a causa delle problematiche energetiche e ai mutamenti climatici vivono momenti di gravi difficoltà. Ci batteremo perché questo trasferimento immotivato ed esagerato non venga approvato perché le risorse debbono andare agli agricoltori e non a ripianare eventuali deficit dell’agenzia o peggio ancora per coprire gli stipendi di nuovi funzionari assunti o che verranno assunti. Come Gruppo Pd abbiamo presentato subemendamenti abrogativi e subemendamenti finalizzati a destinare le risorse all’occupazione giovanile, per combattere le frodi in agricole, per supportare le imprese dai danni meteoclimatici, per contrastare la diffusione della peste suina africana ed altre forme di fitopatie, per l’innovazione e per dare piena attuazione ai progetti in corso del Pnrr. Questa - conclude - sarebbe la vera funzione di Agea non quella di essere un ufficio di collocamento per il principale partito della maggioranza di governo”.
“É un dovere essere dove si ricorda chi va a lavorare e non torna a casa, perché ci impone di non togliere lo sguardo e di non aspettare la prossima tragedia per occuparci di sicurezza sul lavoro. È una memoria attiva, soprattutto nei confronti di un uomo che ha sacrificato la propria vita nel tentativo di trarre in salvo i colleghi, finché non ci sarà giustizia”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, oggi a Napoli all’Istituto Tecnico Industriale "A. Righi" nel quartiere di Fuorigrotta, dove si è tenuta la cerimonia di svelamento della targa commemorativa dedicata a Vincenzo Garzillo, morto sul lavoro nella strage della centrale idroelettrica di Bargi mentre tentava di dare l’allarme. L’evento è in occasione della Giornata cittadina per la sicurezza sul lavoro.
“Intitoliamo un laboratorio scolastico a un morto sul lavoro e questo non è un atto simbolico - ha proseguito la deputata dem - Rappresenta invece la volontà ferma delle istituzioni, che su questo tema devono muoversi insieme e senza bandiere politiche per migliorare la situazione, di ribadire che la sicurezza non è un costo ma il pilastro fondante della dignità del lavoro”.“Lo dico qui, in una scuola, a questi ragazzi e a queste ragazze: la cultura della sicurezza e la formazione sono fondamentali. Lo dobbiamo a loro, ai lavoratori e alle lavoratrici di domani, di proseguire oggi su questa strada affinché tragedie come quella di Bargi non avvengano più” ha concluso Gribaudo.
"Mentre i ministri Tajani e Crosetto erano alla Camera per le comunicazioni, interventi fotocopia di due giorni fa in commissione, la premier aveva da poco terminato una intervista alla radio in cui ha parlato del Medio Oriente. Si guarda bene Giorgia Meloni dal venire in Parlamento ad assumersi le sue responsabilità. Scappa. Perché sono disposti a trascinarci in guerra, tanto sono appiattiti su Trump, anche se dicono il contrario.
Tajani e Crosetto sono riusciti nel raro capolavoro di non menzionare mai l’attacco militare di Israele e Usa contro l’Iran e a non esprimere, neanche oggi, una sola parola di condanna per quell'azione militare illegale che ha innescato la crisi in corso. Una crisi che si sta allargando di ora in ora, destabilizzando l'intera regione con conseguenze già gravissime e che possono diventarlo ancora di più.
Davanti a uno scenario drammatico, con conseguenze economiche pesantissime che impattano sulla vita quotidiana delle italiane e degli italiani, noi non sappiamo ancora quale sia la posizione del governo. Questo silenzio della presidente Meloni è espressione di un altro atto di vassallaggio nei confronti di Trump, a tutto svantaggio del nostro Paese. Un vassallaggio che, nonostante le rassicurazioni dei due ministri, rischia di portare l’Italia in guerra.
Con la risoluzione unitaria PD-M5S-AVS, abbiamo chiesto di lavorare attivamente per la de-escalation e il ritorno alla negoziazione sul nucleare iraniano che era in corso a Ginevra, di adoperarsi per il rilascio di tutti i prigionieri politici in Iran, di sostenere in sede europea la posizione del premier spagnolo Pedro Sanchez contraria alla guerra e a favore del rispetto del diritto internazionale e di non autorizzare l'uso delle basi Usa in Italia. Sono scelte necessarie se si vogliono tenere l'Italia e l'Europa fuori dal conflitto e favorire una soluzione rapida della crisi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Le dichiarazioni dell’onorevole Zaratti dipingono uno scenario che non corrisponde in nessun modo alla realtà e oltretutto non tiene conto dello straordinario lavoro istituzionale svolto in questi anni. Lo stadio della Roma a Pietralata non è affatto un’operazione speculativa ma un progetto che è stato dichiarato di pubblico interesse dall’Assemblea Capitolina dopo un percorso di valutazione molto approfondito. Parliamo di un investimento privato di oltre un miliardo di euro che consentirà di realizzare uno stadio moderno e soprattutto un intervento di rigenerazione urbana molto importante per Pietralata. Prevede infatti parchi, spazi pubblici, piazze, percorsi ciclopedonali, collegamenti con il nodo della stazione Tiburtina e nuove infrastrutture a servizio di tutto il quartiere. Continuare a parlare di speculazione davanti a un progetto che porterà benefici concreti alla città significa semplicemente ignorare i fatti e alimentare polemiche ideologiche che hanno il solo obiettivo di penalizzare Roma” così il deputato democratico, Andrea Casu.
“Il buon 8 marzo la maggioranza lo ha dato con la proposta di legge per la cancellazione della figura delle consiglieri regionali di parità sul lavoro. E oggi, in Aula tra ricostruzioni fantasiose e non veritiere, si discute di una mozione che fotografa impietosamente la vita delle donne con un esecutivo capace solo di bocciare tutte le proposte delle opposizioni per migliorarla. Il governo cita solo da ti che gli fanno comodo e omette i dati oggettivi di una realtà drammatica così come descritta dal rendiconto di genere 2025 dell'Inps: dello sbandierato 53% di occupazione femminile, il governo omette il tanto lavoro precario delle donne e il divario del 30% di retribuzioni. La famosa decontribuzione ha prodotto contratti part-time intermittenti, aumentato solo l'occupazione fragile e la precarizzazione delle donne”. Lo dichiara la vice capogruppo PD, Valentina Ghio intervenendo alla Camera sulle mozioni per la parità di genere.
“Bocciando il salario minimo – sottolinea la parlamentare dem - il governo ha scelto di lasciare le donne nei lavori sottopagati; bocciando il congedo parentale obbligatorio ha chiuso gli occhi sul fatto che le donne, solo nel 2025, hanno utilizzato 15 milioni di giornate di congedo contro i 2,8 milioni degli uomini. Il governo Meloni porta avanti un sistema che continua a scaricare sulle donne il peso della cura”.
“Ha cancellato dalla nostra mozione consenso, educazione sessuale e mette in discussione un presidio per le donne come le consigliere regionali di parità. Servono riforme strutturali per superare il divario di genere e non i dannosi bonus spot. Invece continua l’accanimento della destra sui diritti delle donne.”, conclude Ghio.
"Abbiamo chiesto alla ministra del Lavoro Calderone di venire a riferire in Aula sulla tenuta finanziaria del sistema pensionistico. Non per ascrivere responsabilità al governo, ma perché è un dovere morale e politico spiegare ai cittadini, ai lavoratori e alle lavoratrici italiane che oggi hanno 30, 40 e 50 anni quale sarà il loro futuro pensionistico". Lo dichiara il deputato dem Mauro Laus, componente della commissione Lavoro, intervistato sui canali social del gruppo Pd alla Camera.
"È una questione di una semplicità unica. Da quei dati — sottolinea l’esponente dem — ogni forza politica sviluppa le proprie soluzioni per rendere più chiara la situazione e dare consapevolezza ai lavoratori sul loro futuro previdenziale. Parliamo del rapporto tra lavoratori e pensionati. Niente di più, niente di meno. "Per essere chiaro, nessuno entra in un negozio a fare la spesa senza sapere quante risorse ha nel portafoglio. Qui non è una competizione su chi ha ragione e chi ha torto: parliamo dell'ABC. Se i cittadini non hanno questi dati, di cosa parliamo? Come possiamo sviluppare e spiegare delle politiche sul lavoro?".
"Chiediamo alla ministra – conclude Laus - di riferire in Aula con dati attendibili e proiezioni chiare e scientifiche. Su quelle si apre il confronto politico. Ma c'è anche un altro tema: il Parlamento non può essere silente. Abbiamo formalmente tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario e al potere legislativo va garantita almeno la possibilità di un confronto reale".