“La manovra di bilancio è scomparsa. Sparita. In un mare di cambi, ricambi e ritardi, il governo lascia il Paese in balia di un vero e proprio “mercato delle vacche”, dove regnano caos e incertezza. I soldi degli italiani vengono gestiti come se fossero proprietà privata dei partiti di maggioranza: opacità e decisioni incomprensibili, responsabilità calpestate. Mai vista una gestione così irresponsabile delle risorse pubbliche. Chiediamo chiarezza immediata. Il governo ha il dovere costituzionale di dire ai cittadini cosa sta facendo dei loro soldi e quali sono le reali intenzioni per il futuro del Paese. La trasparenza non è una cortesia: è un obbligo verso chi ogni giorno mantiene lo Stato” così il capogruppo democratico nella commissione Bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.
"L'annuncio del Ministro Giorgetti sul parziale definanziamento delle risorse per il Ponte sullo Stretto al fine di tamponare il buco di bilancio causato dalla 'catastrofica' gestione di Industria 4.0, è la confessione di un doppio fallimento da parte di questo Governo. Da mesi, come Partito Democratico, chiediamo chiarezza e trasparenza su un'opera bloccata dalle criticità sollevate persino dalla Corte dei Conti. Oggi scopriamo che non solo non esiste un progetto credibile e finanziabile, ma che i fondi previsti per il Ponte vengono usati come bancomat per coprire gli errori su altre partite. Siamo di fronte a un'operazione di maquillage contabile che non ingannerà i cittadini: il Ponte si sgonfia, ma il Sud resta a mani vuote". Così Anthony Barbagallo, capogruppo PD in Commissione Trasporti della Camera e segretario regionale del Pd Sicilia.
"Il Partito Democratico chiede con forza che - prosegue - si faccia chiarezza sulla reale entità del definanziamento e, soprattutto, sulla sua destinazione. Abbiamo presentato un emendamento che è un atto di giustizia politica: le risorse tolte al Ponte non possono restare in una generica disponibilità, ma devono essere immediatamente riassegnate in favore delle infrastrutture e dello sviluppo di Sicilia e Calabria. È inaccettabile che - conclude - il Governo Meloni abbia già sottratto a queste regioni i vitali fondi FSC. Rimettere ora quei soldi sul piatto per finanziare opere strategiche e la mobilità dei cittadini, anziché lasciarli evaporare in capitoli di spesa generici, è l’unica mossa seria e istituzionale rimasta”.
Utile il confronto con chi ogni giorno si occupa del problema della casa, una questione che incrocia il più delle volte altre fragilità e che tocca città grandi, medie e piccole. Le proposte avanzate oggi alla Camera dagli assessori e delle assessore raccolgono molte proposte e iniziative legislative elaborate dal Pd in questi mesi e aiutano a riaccendere i riflettori su un tema completamente escluso dalla manovra se non per l’azzeramento di tutti i fondi a cominciare da quello sulla morosità incolpevole, scaricando sui comuni ogni responsabilità.
Il Governo e il Ministro Salvini sono totalmente assenti. Manca qualsiasi risposta sull’edilizia residenziale pubblica e una legge che regoli gli affitti brevi. Ma manca soprattutto la volontà politica: abbiamo assistito a molti annunci di piani casa, alla creazione di qualche tavolo ma a nessuna risposta strutturale. E invece serve una politica che favorisca l’incontro tra domanda e offerta; va rilanciato il canone concordato; occorre dare maggiori garanzie per l’affitto anche ai piccoli proprietari.
Noi continueremo con le altre forze di opposizione a sostenere la voce dagli amministratori nelle loro richieste che si misurano con una questione centrale per il paese e per l’alternativa di governo.
Lo ha detto Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione del Piano casa nazionale.
v e radio locali rappresentano un caposaldo per l’informazione nei territori, fornendo servizi e notizie che non rientrano nel main stream e soprattutto garantiscono anche occupazione a tecnici e giornalisti. Per questo riteniamo che sia molto grave il taglio di 20 milioni l’anno per il triennio 2026-2028 previsto da un emendamento governativo alla legge di bilancio”. Lo dichiara il capogruppo Pd in commissioni Trasporti e telecomunicazioni, Anthony Barbagallo. “Daremo battaglia in Parlamento per ripristinare il Fondo e e cancellare inoltre – aggiunge – la proposta che consente al presidente del consiglio dei ministri di rimodulare il riparto del Fondo con decreto, escludendo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, titolare delle competenze sul settore. Siamo alle solite, ci troviamo di fronte al solito sopruso di un governo che protegge le lobby, che si fa forte con i deboli e – conclude – si gira dall’altro lato dinanzi ai potenti”.
“Apprendiamo dal Cda Rai una forte preoccupazione per i tagli previsti dalla manovra e per i rischi che questi interventi comportano sulla capacità dell’azienda di produrre e competere, in particolare per quanto riguarda i grandi eventi. Alla vigilia del Festival di Sanremo il Governo sceglie di colpire duramente la Rai, mettendo in discussione appuntamenti che fanno parte della storia culturale del Paese: Sanremo, il Concerto del Primo Maggio, le grandi produzioni che uniscono milioni di cittadini.”
Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico della Commissione di Vigilanza Rai.
“Ridurre ulteriormente le risorse significa indebolire il servizio pubblico proprio nei suoi punti di forza: pluralismo, produzione culturale, presidio democratico nei territori. Non vorremmo che questo fosse l’ennesimo modo per mettere sotto pressione quegli spazi di partecipazione e libertà che da anni caratterizzano la vita culturale italiana e che forse non sempre risultano graditi al Governo. È davvero a rischio anche il concertone del Primo Maggio? Una domanda che il Governo ha il dovere di chiarire senza ambiguità”.
“Con l’emendamento alla manovra che taglia 20 milioni l’anno all’emittenza locale e sposta la gestione del Fondo per il pluralismo dal MIMIT a Palazzo Chigi, il Governo infligge un ulteriore colpo al pluralismo dell’informazione. È un atto che indebolisce l’informazione nei territori e smonta un sistema che garantiva equilibrio, trasparenza e presenza delle voci locali: un’altra tappa nella contrazione del pluralismo che denunciamo da mesi.”
Lo dichiarano i democratici Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera e Silvia Roggiani, componente della commissione bilancio della Camera.
“Le TV e le radio locali - proseguono i dem - sono già sotto pressione economica e competitiva. Invece di sostenerle, il Governo crea instabilità e sottrae competenze al ministero responsabile, smentendo perfino gli impegni presi dal Ministro Urso. Chiediamo il ripristino immediato delle risorse e il rispetto delle funzioni del MIMIT”.
“Caro vita alle stelle, stipendi più bassi d'Europa, zero risposte per sanità, trasporti, sicurezza e per il Governo Meloni la priorità è la legge elettorale. Per questa destra le difficoltà degli italiani non contano niente, hanno solo paura di perdere le prossime elezioni.”
Dichiara il Deputato Pd Andrea Casu
“Il Ministro Giuli aveva promesso il ripristino dei fondi per il cinema e l’eliminazione dei tagli previsti dalla manovra, una promessa che tutto il settore cinematografico e audiovisivo aveva accolto come un impegno indispensabile per evitare una crisi annunciata. Ma ad oggi quelle dichiarazioni non si sono tradotte in scelte concrete: l’emendamento del governo, tanto annunciato, non è affatto all’altezza della situazione e – come stanno denunciando in queste ore i produttori – rischia perfino di determinare un blocco delle produzioni già dalla primavera.”
"Occorre assolutamente ripristinare le risorse complessive, ma anche dare il tempo al settore per discutere e assorbire le nuove regole.
Altrimenti l'esito sarà catastrofico per le produzioni italiane, si salveranno solo forse quelle esecutive".Lo dichiara Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Cultura della Camera.
“Il governo dimostri serietà e ascolti le richieste di un intero comparto che rappresenta un patrimonio culturale ed economico del Paese.
Imprese e lavoratori stanno anche in queste ore raccontando la drammaticità della situazione e gli effetti drammatici di quanto fatto dal governo. Si smetta di negare la realtà, come avvenuto nell'ultimo anno e si correggano subito gli errori.
Senza risorse adeguate e politiche lungimiranti, la filiera rischia di fermarsi, con danni enormi per lavoratori, imprese e per l’immagine internazionale dell’Italia.”
“Questa è una manovra inutile e dannosa, perché non tocca assolutamente il problema dell’inflazione, che è gravissima. Parliamo di un’inflazione all’1,7 per cento e di un aumento del carrello della spesa del 3,4 per cento su base annua, addirittura al doppio dell’inflazione”. Lo afferma Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio, commentando i contenuti della Manovra del governo Meloni.
“La manovra – spiega l’esponente dem - non affronta nemmeno il tema dei consumi, mentre l’energia sta aumentando e il governo non fa nulla. E poi prova a scavare in fondo in luoghi dove non dovrebbe cercare: l’aumento del contante a 10 mila euro significa favorire l’evasione fiscale. L’ipotesi di liberalizzare la pubblicità delle scommesse sulle maglie delle squadre di calcio è un segnale grave, perché mostra che questo governo non si preoccupa delle conseguenze e dei rischi per gli italiani”.
“Questa manovra – conclude Lai - colpisce soprattutto le categorie più deboli e rischia di fare un danno enorme, che dobbiamo evitare in tutti i modi. Il Partito Democratico chiede una legge di bilancio che faccia davvero ripartire il Paese. Nella manovra non ci sono politiche industriali, non ci sono interventi per aiutare le persone più fragili. Ci sono invece i conflitti interni alla maggioranza, con ogni forza politica che parla a piccole parti della popolazione. Il governo nel suo insieme non riesce a parlare al Paese”.
“Non siamo semplicemente di fronte a emendamenti che non arrivano. Siamo ormai a metà dicembre ed è inaccettabile che il Parlamento non sappia ancora su cosa stia realmente discutendo: mancano intere parti della manovra, elementi essenziali che non consentono di valutarla nel merito né di comprenderne gli effetti. Le Commissioni sono di fatto paralizzate e il Senato procede senza avere sul tavolo il testo completo del provvedimento”, afferma il vicepresidente del Gruppo Pd della Camera, Toni Ricciardi.
“Altro che bicameralismo: qui si procede per imposizione, con il Parlamento relegato a mera sede di ratifica – prosegue Ricciardi – quando il Paese avrebbe bisogno di misure concrete per rispondere alle tante emergenze delle persone, a partire dal caro prezzi. Con tempi così compressi e pezzi fondamentali ancora mancanti, né deputati né senatori avranno la possibilità di intervenire su questioni decisive per giovani, famiglie, imprese e territori. Il ministro Ciriani richiami i suoi colleghi al rispetto delle Aule parlamentari, perché questo modo di procedere è inaccettabile”, conclude.
“Pasolini è di tutti. Come lo sono il Futurismo, Il Signore degli Anelli e tanti altri autori e movimenti culturali che nessuno vorrebbe vedere rinchiusi in un pantheon politico. Fratelli d’Italia dovrebbe evolvere e smetterla di apporre etichette ideologiche a ciò che appartiene alla storia culturale collettiva, e iniziare a investire davvero nella cultura. A differenza di quello che fa questa manovra, dove ci sono solo tagli”. Così la capogruppo in Commissione Cultura della Camera per il Pd, Irene Manzi. “La cultura è libera, nel pensiero e nella critica, e continua ad attendere di capire cosa questa maggioranza intenda realmente fare. Oggi, però, ci troviamo di fronte alla terza manovra di bilancio consecutiva che taglia in modo significativo un ministero che per anni ha visto crescere gli stanziamenti: dalla tutela del patrimonio ai cantieri, dalle attività culturali al cinema, dall’editoria allo spettacolo dal vivo. È una lunga sequenza di sforbiciate che mette a rischio l’intero settore culturale. Di questo dovrebbe occuparsi il Governo: garantire risorse, visione e stabilità. Invece, assistiamo a un’attenzione smodata all’occupazione degli incarichi, ai convegni e alle campagne elettorali a vantaggio del partito della Presidente del Consiglio. La cultura non è una bandiera di parte: è un patrimonio comune che merita rispetto e investimenti adeguati. Prendiamo atto che – conclude Manzi - mentre il ministro Giuli cerca di filosofeggiare, il Governo continua a tagliare senza pietà tutti i settori della cultura”.
“Anche oggi ci troviamo di fronte all’ennesima dimostrazione del disordine che regna nella maggioranza. La manovra sarebbe dovuta entrare finalmente nella fase emendativa, ma a poche ore dalla scadenza non è stato ancora depositato alcun emendamento del governo.
È una situazione che mette a rischio i tempi parlamentari e, soprattutto, la qualità del confronto sulle misure che incideranno sulla vita di milioni di cittadine e cittadini. Il Paese merita serietà e un percorso chiaro; invece la maggioranza continua a navigare a vista, scaricando sul Parlamento le proprie contraddizioni interne”. Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio della Camera.
Salari reali più poveri di 9 punti rispetto al 2021; l’84,5% dei nuovi posti creati assorbito da persone con 50 anni e oltre. Dal 2019 al 2024 i prezzi sono aumentati del 17,4%, con il carrello della spesa salito del 23%: i beni alimentari costano il 22,2% in più. Tra il 2011 e il 2024 hanno lasciato l’Italia 630 mila cittadini sotto i 35 anni, con un saldo negativo di 61 mila nel solo 2024. Ecco i numeri che non sentirete mai dalla Meloni e dalla sua maggioranza anche se le fonti sono molto attendibili: Istat, Censis, Cnel. È il momento di uscire dalla propaganda. C’è ancora la possibilità di agire sulla legge di bilancio eliminando sprechi e condoni e mettendo risorse su sanità, lavoro e enti locali. Una manovra piccola piccola non promuove la crescita ma aumenta solo le disuguaglianze.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Diamo un giudizio assolutamente negativa della legge di bilancio. Questa è una manovra di austerità, come peraltro ammesso dalla stessa premier ed è tra le più deboli degli ultimi anni. A nostro avviso tradisce la gran parte delle promesse che la destra aveva fatto quando era all’opposizione.
È una manovra che chiede sacrifici agli italiani senza dare risposte ai problemi reali del Paese. Non c’è nulla per sostenere la crescita e le imprese, nulla per difendere salari e potere d’acquisto delle famiglie, mentre il caro bollette, il costo dell’energia e quello del carrello della spesa continuano a pesare.
Aumentano le tasse e la pressione fiscale raggiunge il livello più alto degli ultimi dieci anni. Si alza anche l’età pensionabile: dopo anni di battaglie contro la legge Fornero, la destra oggi compie l’operazione opposta, rendendo più difficile l’accesso alla pensione. Si riducono inoltre le risorse per il trasporto pubblico locale, per la scuola e per la sanità, in un Paese dove già sei milioni di persone rinunciano a curarsi”. Lo ha detto Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Pd della Campania, a Tagadà su La7
“Le criticità della manovra non le segnaliamo solo noi: la stessa maggioranza ha presentato 1.600 emendamenti alla legge di bilancio del proprio governo. Un segnale evidente delle divisioni interne e della paralisi che sta bloccando l’azione dell’esecutivo. Alcuni di questi emendamenti, ha aggiunto De Luca, come quello sulle riserve auree della Banca d’Italia, risultano persino grotteschi e senza alcuna utilità per il Paese, oltre a porsi in contrasto con il quadro europeo tutelato dalla BCE.
Noi abbiamo presentato proposte serie: sedici emendamenti unitari per migliorare la manovra e offrire risposte concrete ai cittadini. Il Governo, invece di ascoltare, preferisce tirare dritto e continuare con la propaganda. È il momento che la maggioranza metta da parte slogan e divisioni e inizi finalmente a occuparsi dei reali bisogni dell’Italia”. Così ha concluso il deputato democratico Piero De Luca
“Un appuntamento promosso dal Tavolo interassociativo scuola che riunisce le più importanti associazioni professionali del mondo della scuola per discutere e ragionare insieme su proposte operative a sostegno dei Patti educativi di comunità, progettualità educative importanti e diffuse in molte parti d'Italia, che hanno bisogno di risorse certe e strutturali, per rendere sempre più forte ed efficace l’alleanza tra scuola, comunità, famiglia. E’ fondamentale rafforzare la comunità educante per venire incontro ai bisogni educativi dei territori ed è importante provare a riflettere insieme, tra forze politiche di maggioranza e di opposizione, proprio in nome di progetti e di idee importanti.
E’ da tempo all’esame della Commissione Cultura del Senato la proposta di legge, presentata da Simona Malpezzi, per l’istituzione del Fondo per il sostegno e lo sviluppo della Comunità educante. Proprio per questo motivo, il Partito Democratico ha presentato un emendamento prioritario alla legge di bilancio per riprendere la proposta e rendere strutturale il fondo a sostegno delle comunità educanti.
Abbiamo davanti una grande occasione per dare strumenti concreti per diffondere uniformemente i patti educativi a livello nazionale e cogliere anche lo spirito significativo alla base di questa iniziativa”. Lo ha detto Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura di Montecitorio e presidente intergruppo parlamentare sulle povertà educative, intervistata a margine dell’iniziativa alla Camera sui patti educativi.