01/08/2025 - 12:26

“La sentenza della Corte di Giustizia Europea sui paesi sicuri segna uno spartiacque: il modello Albania, per come era stato concepito dal Governo Meloni, non regge e non è compatibile con il diritto comunitario. Un paese non può essere inserito nella lista dei paesi sicuri da uno stato qualora non offra una protezione sufficiente a tutta la sua popolazione, e l’eventuale designazione deve poter essere oggetto di un controllo giurisdizionale effettivo. Già dopo il primo trasferimento ad ottobre il governo avrebbe dovuto fermarsi: alla luce di questa sentenza i tentativi di novembre e gennaio risultano dolosi, attuati per esigenze meramente politiche e propagandistiche. Se c’è un momento in cui fermare questa follia, quello è adesso: la “prima fase”, la funzione originaria dei centri, non è sostenibile, e la seconda, quella che trasforma il centro di Gjadër in CPR, ha mostrato in questi mesi le sue enormi disfunzionalità, in termini di diritti umani innanzitutto, ma anche a livello logico, logistico ed economico. Il Governo continuerà a portare in Albania persone che già si trovano trattenute in Italia, per poi doverle riportare tutte in Italia, anche in caso di rimpatrio? Continuerà a deportare persone vulnerabili, che poi verranno valutate come incompatibili con il trattenimento? Continuerà ad accanirsi su poche decine di sfortunati, per tenere in piedi il frutto mostruoso della sua propaganda? L’unica soluzione dignitosa per l’esecutivo è di fermarsi: rinunciare a questa follia, risarcire chi ne ha pagato il prezzo, e abbandonare la bugia del “funzioneranno”: il nostro paese merita politiche migratorie migliori” così la deputata democratica, Rachele Scarpa.

 

31/07/2025 - 17:54

“Meloni in Tunisia parla con Saied di Piano Mattei e migranti, colpevolmente sorvolando sulle gravi violazioni dei diritti umani testimoniate da numerose inchieste. Ma di quale Piano parla? Evidentemente preferisce il dittatore tunisino al Parlamento, dove sul Piano Mattei è stata presentata una relazione di 20 paginette, prive di un elenco di progetti, cronoprogrammi, fonti di finanziamento, stati di avanzamento, valutazioni, risultati attesi. Dunque, il Piano non è un Piano. E non è nemmeno un documento politico, perché privo di ogni considerazione sulle questioni strategiche, anche sul piano istituzionale e politico che determineranno il futuro dell’Africa. Perché le questioni migratorie non vanno scisse non solo da quelle economiche, ma anche da quelle democratiche e di rispetto dei diritti umani. Piegare alla propaganda il discorso sull’Africa è molto triste e  poco serio. Che Meloni senta il dovere di informare Saied meglio del Parlamento italiano si commenta da sé” così il responsabile nazionale Esteri del Pd, Peppe Provenzano.

31/07/2025 - 16:20

“L'onorevole Kelany finge di non capire: il problema non è la guardia costiera, ma le norme e le indicazioni di questo governo che limitano le operazioni di salvataggio in mare sia degli assetti navali statali sia delle ong. Il risultato è sempre lo stesso: tragedie, dolore, vittime. In questo caso ancora una volta bambini. Immaginare di delegare queste operazioni alla cosiddetta guardia costiera libica è oggi davvero inaccettabile. Come lo è pensare di proseguire nella strategia di esternalizzazione delle frontiere, che significa semplicemente appaltare il lavoro sporco ai dittatori.  E lo sa bene Giorgia Meloni che proprio in queste ore incontrerà Saied, responsabile di deportazioni, torture, persecuzioni, omicidi di migranti. Mentre l'on Kelany finge di non capire, ci sono ancora persone in difficoltà a bordo della Port Fulouka. Invece di fare propaganda sulla pelle di persone disperate, la maggioranza e il governo si attivino per dare immediatamente soccorso a chi ne ha bisogno assicurando assistenza sanitaria e un porto sicuro” così il deputato democratico, Matteo Orfini.

28/07/2025 - 12:51

«Ho depositato un’interrogazione al ministro dell’Interno in merito alle gravi incongruenze emerse sui dati relativi agli eventi critici registrati nel Cpr di Gjader in Albania».
Così Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.

«Secondo un’inchiesta di Altreconomia - aggiunge - la Prefettura di Roma ha comunicato appena quattro eventi critici nei primi 48 giorni di operatività, mentre le ispezioni parlamentari hanno documentato numeri di gran lunga superiori: 35 eventi nei primi 13 giorni di attività del centro, 75 alla mia ultima visita il 21 luglio. Una discrepanza così ampia mina la trasparenza e impedisce di monitorare le condizioni di salute, sicurezza e rispetto dei diritti umani delle persone trattenute. Il Governo deve chiarire subito come stanno le cose – conclude – perché non possiamo accettare che nei CPR si perda ogni garanzia di controllo democratico, ancor di più se questi sono collocati addirittura in un altro Paese».

 

 

24/07/2025 - 16:28

“Il ministro Nordio ha il dovere politico e istituzionale di chiarire subito quanto accaduto nel caso Al-Masrī. Le rivelazioni pubblicate da La Repubblica confermano che l’arresto del criminale libico era noto al ministero della Giustizia già uno o due giorni prima della sua scarcerazione. Eppure, in Parlamento, il ministro ha fornito una versione non corrispondente alla realtà. È un fatto di una gravità inaudita”. Lo dichiara Debora Serracchiani, deputata e responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico, commentando, sul canale YouTube dei deputati dem, gli sviluppi della vicenda legata al rilascio di Al-Masrī, accusato di crimini gravissimi contro migranti e minori.

“Mentre il ministro tedesco della Giustizia ha dato seguito a un mandato della Corte penale internazionale arrestando un criminale libico, il nostro ministro – sottolinea l’esponente Pd – ha permesso che un torturatore e violentatore venisse accompagnato a casa con un volo di Stato. Un’umiliazione per l’Italia e per lo Stato di diritto. Nordio dovrebbe sentire vergogna, non sottrarsi alle proprie responsabilità”.

“Come Partito Democratico – prosegue Serracchiani – abbiamo presentato, su iniziativa di Laura Boldrini, una proposta di legge per istituire un codice dei crimini internazionali. Non possiamo più accettare che l’Italia si renda complice di una delegittimazione silenziosa degli organismi internazionali. La nostra credibilità davanti alla Corte penale internazionale è oggi fortemente compromessa. L’obiettivo deve essere colmare un vuoto normativo e ristabilire il rispetto del diritto internazionale”.

 

24/07/2025 - 11:16

I dati sui costi dei Cpr in Albania analizzati da Action aid e Univerisità di Bari – 114 mila euro a posto – sono uno schiaffo in faccia a tutte le spese utili che si sarebbero potute sostenere con quelle cifre. Parliamo di sanità, asili nido, trasporti pubblici, oppure centri accoglienza rispettosi della dignità umana. Invece la presunzione e l’arroganza del governo e in primo luogo della Premier hanno trasformato un errore politico, la gestione dell’immigrazione fuori dall’Italia, in un enorme spesa a carico della collettività. Ecco i patrioti: stravolgono le regole, sprecano risorse e poi cantano vittoria. Basta con la propaganda: chiudete quei centri.

Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

 

22/07/2025 - 18:38

Sconforta sentire dire dai ministri Ue che gli hub per i rimpatri in Paesi Terzi sono una soluzione necessaria e innovativa, purché vengano rispettati i diritti umani. E sconcerta sentire il ministro Piantedosi parlare del CPR in Albania come 'un modello' per questi hub: il centro in Albania è un modello di come non vanno fatte le cose, se si vogliono davvero rispettare i diritti umani". Così la deputata Pd Rachele Scarpa e l'eurodeputata dem Cecilia Strada, appena rientrate da una nuova ispezione

nel Centro di Gjadër.

"Nel centro - sottolinea la deputata dem - ci sono al momento 26 persone, tra cui alcune arrivate qui il 16 luglio in un trasferimento di cui non si aveva avuto notizia pubblica. Abbiamo trovato, ancora una volta, casi di persone vulnerabili che non avrebbero mai dovuto, secondo gli stessi criteri del ministero, essere portate qui. E infatti sono già rientrate o stanno per rientrare in Italia".

"Non sappiamo - aggiungono le esponenti Pd - se i ministri Ue abbiano mai messo piede a Gjadër, noi sì, molte volte. Anche in questa visita abbiamo trovato episodi di autolesionismo, tentati suicidi, persone disperate. E, indipendentemente dalla buona volontà dei singoli operatori che lavorano nel centro, il fatto che sia in territorio straniero, mina, di fatto, molti diritti, a partire dal diritto alla difesa, alla salute, all'unità familiare. Qualcuno, per esempio, ha figli italiani". Nel centro di Gjadër, finora, sono transitate 132 persone. Sappiamo che qualcuno è stato rimandato nel Paese di origine, che molti sono invece stati riportati in Italia e liberati, ma è impossibile avere numeri certi data la totale mancanza di trasparenza da parte del

governo, nonostante le molte richieste di informazioni".

"La Commissione e molti ministri europei - denuncia l'europarlamentare - vogliono andare spediti verso un sistema che non garantisce alcun rispetto dei diritti umani. Io cercherò di oppormi in ogni modo, sostenendo le colleghe che lavorano sul regolamento rimpatri e occupandomi del dossier sui Paesi terzi sicuri e sui Paesi sicuri di origine, di cui sono appena stata nominata relatrice ombra per il gruppo dei socialisti".

"L'Albania è un modello, sì: un modello che ha già mostrato di essere un buco nero dei diritti. Un modello da abbandonare", concludono Scarpa e Strada.

 

16/07/2025 - 18:21

Oggi una delegazione del Partito Democratico composta dalla capogruppo alla Camera Chiara Braga, dalla coordinatrice della segreteria nazionale Marta Bonafoni, e dai deputati Maria Cecilia Guerra, Arturo Scotto, Laura Boldrini, Antonella Forattini e Rachele Scarpa, ha incontrato presso la Sala Berlinguer della Camera — insieme a parlamentari del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra — i familiari di Satnam Singh, il bracciante indiano morto in condizioni disumane il 19 giugno dello scorso anno in seguito a un incidente sul lavoro in un’azienda agricola nell’agropontino.
“Satnam è stato abbandonato davanti alla sua abitazione, con un braccio amputato poggiato in una cassetta della frutta. Un atto brutale che ha scosso il Paese e messo ancora una volta sotto i riflettori la realtà dello sfruttamento nei campi” hanno detto i deputati nel corso di un incontro definito “intenso e toccante”. L’incontro promosso dalla CGIL è stato un momento di ascolto e di condivisione del dolore della famiglia, oggi in Italia per seguire il processo sul caso. “Un incontro che ha avuto un duplice valore - hanno detto i democratici - da un lato, testimoniare la vicinanza concreta della nostra comunità politica e delle istituzioni a chi chiede giustizia; dall’altro, rinnovare il nostro impegno a trasformare il dolore in azione politica e legislativa.
“La richiesta di giustizia della famiglia di Satnam è sacrosanta”, ha detto Chiara Braga. “E quella richiesta oggi è arrivata fino al Parlamento, dove ci impegniamo perché tragedie come questa non si ripetano mai più. Il Partito Democratico continuerà a battersi per rafforzare le leggi contro il caporalato, migliorare i controlli e garantire reali tutele per tutti i lavoratori agricoli, in particolare quelli più vulnerabili. Le morti sul lavoro nel nostro Paese sono ancora troppe e colpiscono in modo drammatico i cittadini stranieri, più esposti allo sfruttamento, all’insicurezza e all’illegalità” ha concluso la capogruppo democratica.

11/07/2025 - 12:26

“Il Governo sminuisce il respingimento del ministro Piantedosi in Libia, dimostrando quanto sia ridicolo. Peccato che la situazione è drammatica. Per un giorno il ministro si è sentito come i migranti si sentono sempre”.

Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta su RaiNews24.

 

08/07/2025 - 13:49

"La scorsa notte alla Casa Bianca è andato in scena l'ennesimo teatrino oltraggioso nei confronti delle vittime dei crimini commessi a Gaza, del diritto internazionale e perfino dell'intelligenza delle persone.
Per ingraziarsi Trump che è il suo principale supporter, Netanyahu lo candida al premio Nobel per la Pace. In sostanza un ricercato internazionale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità propone il nome di una persone che rastrella migranti, li chiude nelle gabbie e li deporta in massa come candidato al maggior riconoscimento al mondo in tema di pace.
Siamo certi che non avrà alcuna chance, ma è già incredibile che sia anche solo stata avanzata la candidatura". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

 

02/07/2025 - 18:32

"Gli Usa scivolano verso un regime autocratico. E' questo il quadro drammatico che emerge dal rapporto presentato da Amnesty International sui primi 100 giorni dell'amministrazione Trump. "Caos e crudeltà: 10 aggressioni sempre più gravi ai diritti umani" è il titolo del report di cui oggi ho parlato con Paul O'Brien, direttore esecutivo di Amnesty Usa". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, a margine dell'incontro con O'Brien.
"Nei soli primi tre mesi di presidenza, Donald Trump ha instaurato negli Usa un regime basato su frequenti attacchi alla libertà di espressione e al diritto di protestare, allo stato di diritto, alla libertà di stampa, ai diritti delle donne e delle persone LGBTQIA+. Ha licenziato decine di migliaia di dipendenti pubblici impegnati in settori considerati sgraditi - sottolinea Boldrini citando il rapporto -. Ha tentato in ogni modo di marginalizzare le comunità nere e latine, ha smantellato il sistema di promozione e sostegno dei diritti umani in altri paesi tagliano oltre l’80 percento dei fondi destinati alla cooperazione internazionale, ha demolito i sistemi di controllo sulla trasparenza delle aziende e, com'è noto, iniziato una repressione senza precedenti contro le persone migranti e richiedenti asilo con rastrellamenti, deportazioni e arresti arbitrari. Nell'America di Trump in Università e uffici pubblici esistono liste di parole vietate e se si manifesta in favore del popolo palestinese, si rischia di vedersi ritirare la laurea".
"Un quadro drammatico, quello dipinto da O'Brien - denuncia la deputata dem -. Preoccupa enormemente che la destra al governo in Italia consideri Trump un riferimento politico a cui ispirarsi e un alleato di cui fidarsi".
"Contro queste derive liberticide e autoritarie messe in atto dal presidente, però, ha sottolineato O’Brien, la società civile statunitense sta cominciando a reagire con grandi manifestazioni e organizzando iniziative pubbliche in tante città statunitensi. O'Brien racconta anche che nelle ultime settimane sono molto aumentate le persone che sostengono Amnesty Usa e il suo impegno quotidiano in difesa dei diritti umani, negli States e in tutto il mondo - conclude Boldrini -. No, non tutte le americane e gli americani applaudono Trump. Anzi, anche nel suo elettorato iniziano ad aprirsi delle crepe visibili. Opposizioni e società civile devono fare fronte comune, nelle istituzioni e fuori, per fermare questa deriva. Negli Usa come in Italia e in ogni luogo in cui le destre minacciano le nostre libertà".

02/07/2025 - 16:30

“Un’altra vergogna sulla pelle dei più fragili. Il governo Meloni ha deciso di tagliare 13 milioni di euro dal Fondo per la povertà per finanziare un bonus da 40 euro al mese destinato alle madri lavoratrici con due o tre figli fino a 10 anni. Un sostegno minimo, per di più costruito sottraendo risorse a chi vive in povertà assoluta. E non perché i soldi manchino. Ma perché si è scelto di prenderli proprio da lì. Si potevano trovare altrove. Tra i miliardi stanziati per i condoni fiscali a chi evade le tasse, tra i 150 milioni di euro usati per cancellare le multe ai No Vax, nel miliardo buttato via per costruire degli inutili centri per migranti in Albania. Ma no. Hanno scelto di tagliare il fondo che dovrebbe garantire dignità a chi non ce la fa. Un fondo che Giorgia Meloni aveva già ridotto e indebolito di un miliardo di euro. E così, nel 2025, in Italia, se sei povera e non produci, non meriti nemmeno un aiuto. Ma se lavori e fai abbastanza figli, allora sì: un piccolo contentino lo meriti.

Non è un errore, è una scelta politica. Una strategia che riserva briciole per alcuni e il nulla totale per gli altri. Il governo fermi questa ennesima follia”. Cosi sui social il deputato Marco Furfaro, capogruppo dem in commissione Affari sociali e responsabile nazionale Welfare del Partito Democratico.

 

25/06/2025 - 16:28

Con una prassi più che discutibile, il Viminale “risponde” con una dichiarazione alla stampa alla questione sollevata con l’interrogazione che ho presentato stamattina insieme a tante e tanti colleghi delle opposizioni sul rimpatrio di 5 cittadini egiziani direttamente da Tirana. Nell’interrogazione si chiedeva “quale sia la norma giuridica in base a cui il Ministro ha disposto l’avvenuto rimpatrio di cittadini egiziani dal CPR di Gjader direttamente verso l’Egitto, e se il Ministro abbia valutato, come ritengono gli interroganti, che tale operazione è avvenuta in contrasto con quanto previsto dalla Direttiva 115/CE/2008 in materia di rimpatri”.

Il Viminale replica sostenendo la legittimità del rimpatrio in questione alla luce delle intese tra Italia Albania, probabilmente facendo riferimento alla parte del protocollo in cui si enuncia “nel caso in cui venga meno per qualsiasi causa, il titolo di permanenza nelle strutture, la parte italiana trasferisce immediatamente i migranti fuori dal territorio albanese”: un’espressione che risulta vaga, priva del requisito della determinatezza che dovrebbe avere la norma e che non può essere interpretata nel senso di un allontanamento verso il paese di origine. Inoltre il Viminale omette completamente di rispondere alla seconda parte della domanda, la più importante: tutto questo - a partire dal Protocollo Italia-Albania stesso - è compatibile con le norme europee? Io credo di no.

Secondo la Direttiva rimpatri con la nozione di "allontanamento" si deve intendere infatti l'espulsione che può avvenire solamente dal territorio di uno Stato membro perché le garanzie previste dal diritto europeo devono valere in ogni fase della procedura di espulsione. L'espulsione dall'aeroporto di Tirana direttamente verso l'Egitto è avvenuta altresì in violazione dell'articolo 13 della Costituzione perché il  pieno controllo di legittimità sull'allontanamento dal territorio nazionale può ritenersi tale solo se l'intero processo avviene nel territorio in cui sussiste la giurisdizione italiana. Le operazioni di polizia condotte fuori dal centro di Gjader in territorio albanese nei confronti delle persone trasportate (trasporto, imbarco etc.) sono però prive di controllo giurisdizionale e avvengono dunque senza alcuna copertura normativa.  Il Governo Meloni continua a far “funzionare” il centro albanese a suon di omissioni, illegittimità, sprechi, tentativi su tentativi in spregio delle norme comunitarie. Vogliono fare come Trump, ormai è evidente, e lo vogliono fare portandoci fuori dai confini giuridici dell’Unione Europa. Non glielo permetteremo.

Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.

 

 

25/06/2025 - 12:26

Apprendo con estrema preoccupazione che il 9 maggio scorso alcune persone di nazionalità egiziana, trattenute nel CPR di Gjadër in Albania, sarebbero state rimpatriate direttamente da Tirana al Cairo, senza mai transitare dall’Italia. Un’operazione che, se confermata, rappresenterebbe non solo un grave precedente, ma una vera e propria violazione della Direttiva europea in materia di rimpatrio, delle garanzie procedurali, del diritto a un ricorso effettivo e del principio di non-refoulement.

Ho immediatamente depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Ministro dell’Interno su quale base giuridica sia stato disposto questo rimpatrio forzato, avvenuto da uno Stato extra-UE come l’Albania, con modalità che sembrano più simili a una consegna arbitraria che a un’operazione condotta nel rispetto del diritto. La domanda è semplice: sotto quale giurisdizione si trovavano quelle persone, quando sono state accompagnate in aeroporto per essere rimpatriate coattivamente?

Non è la prima volta che denunciamo le gravi criticità dell’accordo Italia-Albania, ma stavolta siamo davanti a un salto di livello che conferma come l'intera operazione propagandistica del Governo Meloni si muova continuamente in una zona grigia giuridica e politica, dove il diritto sembra sospeso e il controllo democratico azzerato. E intanto continuano a fioccare centinaia di milioni di euro di denaro pubblico per finanziare un’operazione fallimentare, inefficace e potenzialmente illegittima sotto diversi punti di vista. Serve trasparenza, serve responsabilità politica e serve subito uno stop a queste derive. Il Parlamento e l'opinione pubblica non possono essere tenuti all’oscuro da rimpatri coatti effettuati in sordina. Il Governo deve rispondere, e deve farlo ora.

Così la deputata del Pd Rachele Scarpa. 

 

18/06/2025 - 15:47

“Lo Stato deve rispondere del modo in cui tratta chi si trova sotto la sua custodia”

«Le immagini che arrivano dal CPR di Gradisca d’Isonzo sono sconvolgenti. Un uomo inseguito, fermato con la forza, trascinato via e successivamente ripreso a terra con il volto insanguinato. Se confermato, ci troveremmo di fronte a un episodio di violenza inaccettabile, che richiede accertamenti immediati e trasparenti. Nessuna ragione può giustificare il ricorso a metodi brutali, ancor meno in una struttura dello Stato che deve occuparsi della loro custodia.» Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, segretaria della commissione Giustizia.
«I CPR continuano a essere luoghi opachi, sottratti al controllo pubblico e istituzionale, dove troppo spesso si verificano episodi di sofferenza e violazione dei diritti fondamentali. Il Cpr di Gradisca – evidenzia la deputata – è un luogo fatiscente e già in parte inutilizzabile per le condizioni dell’edificio. Il Ministro Piantedosi venga immediatamente in Parlamento a riferire, chiarisca se sono state avviate indagini interne, chi ha autorizzato l’intervento delle forze dell’ordine in quelle modalità, e che tipo di tutela sia stata assicurata alla persona coinvolta. Il diritto non si sospende nei CPR – conclude Di Biase - e lo Stato deve rispondere del modo in cui tratta chi si trova sotto la sua custodia.»

 

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