11/09/2025 - 10:13

“Quanto sta emergendo intorno a Cinecittà impone una riflessione seria e severa da parte del governo: Giuli faccia immediatamente chiarezza. Non è più tempo di scaricare responsabilità su governi passati o di piegare a propaganda politica le criticità legate al tax credit su cui in più occasioni abbiamo chiesto una riflessione sul necessario rafforzamento delle modalità di controllo da parte Mic” così in una nota il democratico Matteo Orfini componente della Commissione e cultura della Camera.
“Se venissero confermate le notizie diffuse dagli organi di stampa - prosegue Orfini - ci troveremmo di fronte non a semplici errori di gestione, ma a pratiche che esulano dalle regole e dai principi di trasparenza.
Cinecittà rappresenta il cuore pulsante dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana e non può permettersi vertici che, direttamente o indirettamente, abbiano abusato del proprio ruolo. È indispensabile fare piena luce, senza reticenze né protezioni di parte. Ci auguriamo che cessino subito le lotte interne alla maggioranza, che hanno trasformato un settore strategico in terreno di scontro politico. L’industria cinematografica italiana ha bisogno di stabilità, autonomia e una visione industriale seria, non di strumentalizzazioni ciniche e campagne di occupazione. Serve un cambio di passo immediato, nell’interesse esclusivo del Paese e della cultura italiana: Giuli e Borgonzoni ne prendano atto”, conclude Orfini commentando le notizie stampa relative a una indagine della Procura di Roma sul ruolo e le modalità di finanziamento della società di produzione cinematografica che fa capo all’amministratrice delegata di Cinecittà.

 

08/09/2025 - 12:26

“La maggioranza sta affrontando la riforma costituzionale sulla giustizia come se fosse un decreto legge, senza alcun confronto con le opposizioni e senza ascoltare le voci del Parlamento. Siamo già in campagna referendaria e la modalità con cui questo provvedimento viene portato avanti rappresenta un vero e proprio attacco alla Costituzione e al principio della separazione dei poteri”, dichiara il deputato democratico Federico Fornaro componente dell’ufficio di presidenza del gruppo del Partito Democratico alla Camera.
“Il Partito Democratico - aggiunge Fornaro - ha promosso un ciclo di audizioni con il mondo della giustizia e la società civile per evidenziare le criticità e le preoccupazioni che questa riforma solleva. Tuttavia, la maggioranza ha scelto la chiusura totale al dialogo, mostrando chiaramente l’intento politico di blindare il testo e ridurre il Parlamento a semplice ratificatore. È il primo caso nella storia repubblicana in cui un testo costituzionale arriva in Parlamento già chiuso e inappellabile: un totale negazione della volontà dei costituenti e dello spirito della nostra Carta”.

 

 

07/09/2025 - 17:42

«Manovra alle porte e Salvini come sempre torna in modalità venditore di pentole: oggi a Cernobbio ha promesso flat tax anche per i lavoratori dipendenti, pace fiscale con rottamazione delle cartelle e altri improbabili regali. Tutte misure prive di coperture, che non faranno altro che gonfiare il deficit e scaricare il peso sui cittadini onesti, quelli che le tasse le pagano davvero.
Salvini recita la parte di Robin Hood al contrario: annuncia condoni e sconti a pioggia per chi evade, mentre lascia sulle spalle delle famiglie e dei lavoratori i costi reali di bilancio, senza veri interventi per restituire capacità di spesa alle famiglie. E per giustificarsi delle favole che racconta, invece di assumersi le proprie responsabilità accusa Bruxelles, dimenticando che è lui stesso vicepresidente del Governo Meloni e non un passante.
Chissà cosa penserà del suo collega il ministro dell’Economia Giorgetti, che sia al Meeting di Rimini sia oggi a Cernobbio ha richiamato alla prudenza, alla sostenibilità dei conti pubblici, al rispetto delle regole europee e alla necessità di misure concrete per famiglie e imprese.

Intanto l’economia italiana rallenta da mesi, aumenta il lavoro precario e insicuro, diminuiscono le entrate pubbliche. Servirebbero investimenti pubblici in scuola e sanità, interventi strutturali e un piano industriale nazionale, lotta all’evasione e aumento dei salari, contrasto alle politiche dei dazi americani e rafforzamento dell’Europa. Salvini invece propone invece fantasie e promesse inconciliabili.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Bilancio della Camera.

 

04/08/2025 - 17:43

"Il governo ha deciso l'inserimento dell'Umbria, insieme alle Marche, nelle Zone economiche speciali. È una decisione che di per sé è difficile non condividere, nonostante sia tardiva e appaia troppo smaccatamente schiacciata sulla imminente scadenza elettorale nelle Marche. Decidere queste cose alla immediata vigilia di un voto contiene un sapore elettoralistico e propagandistico, che imprese e cittadini non meritano. Comunque leggeremo bene il provvedimento, le risorse contenute, l'effettiva e reale praticabilità. Da mesi sosteniamo la necessità di aiutare le imprese, gli investimenti, le famiglie, lo abbiamo fatto con emendamenti e ordini del giorno che prevedevano sgravi fiscali e contributivi, semplificazione delle procedure, tutti respinti dall'esecutivo e dalla maggioranza. Sono misure fondamentali per le aree interne, soprattutto per quelle colpite dal terremoto. Valuteremo bene il testo del provvedimento e le risorse disponibili, chiedendo fin da ora che, anche dopo le elezioni regionali, si sostengano davvero le imprese e le famiglie, le aree interne.  Lo si deve fare con politiche industriali serie, con supporto alle produzioni manifatturiere e agroalimentari, per il costo dell'energia e delle bollette, per infrastrutture ferroviarie, stradali e digitali che richiamino investimenti e promuovano innovazione. E con politiche che contrastino gli effetti dei dazi imposti da Trump, verso i quali la Presidente Meloni ha tenuto una linea troppo remissiva e accomodante. Essere inseriti nella Zes è dunque solo un primo passo, compiuto il giorno dopo una manifestazione elettorale della stessa Meloni nelle Marche. Le nostre regioni meritano molto altro e meritano attenzione sempre, non solo quando si vota". Così i parlamentari PD Anna Ascani e Walter Verini.

 

28/07/2025 - 10:51

“L’accordo commerciale annunciato con dazi al 15% danneggia gravemente il nostro Made in Italy, colpendo in particolare settori di punta come la moda, da sempre motore del nostro export e simbolo di eccellenza nel mondo. A rendere il quadro ancora più preoccupante è il contesto valutario: la recente svalutazione del dollaro, unita all’apprezzamento dell’euro, sta già penalizzando la competitività delle imprese italiane. E lo scenario potrebbe peggiorare ulteriormente: le dichiarazioni di Donald Trump sulla volontà di politicizzare la Federal Reserve, mettendola sotto diretto controllo politico, aprono a una fase di fortissima instabilità sul fronte valutario e finanziario. In un contesto così fragile, l’Italia non può restare ferma, Meloni e Giorgetti devono chiarire subito quali contromisure metterà in campo per sterilizzare gli effetti negativi di questo accordo” Così la vicepresidente del gruppo del Pd alla Camera, Simona Bonafè.

23/07/2025 - 19:09

“Sul bilancio della Camera è stato approvato il mio ordine del giorno n. 14 che chiede di informare tutti i parlamentari sulle singole voci di spesa della neo costituita società in house. Ciò consentirà la massima trasparenza, finora garantita solo ai componenti dell’ufficio di presidenza, sul rilevante impegno di spesa che la Camera dovrà sostenere a favore della stessa società (15 milioni di euro) sulla quale permangono dubbi e critiche che i riscontri economici degli ultimi mesi confermano. Positivo inoltre l'accoglimento di una proposta che ho avanzato insieme alla vicepresidente Ascani per il gruppo PD, di inserire in alcuni odg presentati da colleghi della maggioranza l’impegno a trasformare i contratti dei dipendenti, attualmente in servizio e che successivamente saranno assunti, della Società in house da part time a tempo pieno. Questo attesta, se mai vi fossero dubbi strumentalmente veicolati, che le nostre riserve non erano legate alla necessità di dare certezze di stabilità e salariali ai lavoratori ma erano e rimangono conseguenza delle modalità frettolose, unilaterali e non tecnicamente riflettute, con le quali si è costituita la stessa società in house. Da oggi monitoreremo la coerenza sugli impegni presi e ci auguriamo che non vi siano più atti d'imperio a maggioranza sulla società CD Servizi”.

Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Ecoreati, Stefano Vaccari.
 

 

21/07/2025 - 13:03

Tariffa al 30% sarà devastante per intera filiera agroalimentare, per pasta sarà addirittura del 46%

“La tariffa doganale al 30% sarà devastante, per il nostro sistema agroalimentare in primis e per altri comparti strategici come la chimica e la farmaceutica, l'automotive,
la meccanica e la metallurgia, la moda. Il racconto di "Meloni amica di Trump" è caduto e il Made in Italy è esposto a una crisi senza precedenti. I formaggi pagano già dazi del 15%, che salirebbero al 45%. La pasta oggi paga il 16%, salirebbe al 46%. E non dimentichiamo le ricadute su un settore strategico come quello del vino. L'Europa deve continuare a trattare, in maniera meno timida, e Meloni deve uscire dalla sua torre d'avorio e dimostrare di avere l'autorevolezza necessaria per tutelare il Made in Italy. Se ai dazi aggiungiamo l'ipotesi di tagli alla nuova Politica agricola comunitaria, è bene che il ministro Lollobrigida smetta di fare il passacarte e agisca, insieme al collega Fitto, per scongiurare questo scenario”. Così la capogruppo democratica nella commissione agricoltura della Camera, Antonella Forattini.

 

17/07/2025 - 14:57

“Se chiedessimo oggi a un normale cittadino italiano se, dopo mille giorni di governo Meloni, vive meglio o peggio, la risposta sarebbe una sola: si sta peggio. Le tasse non sono diminuite e il carrello della spesa è sempre più caro. E rischia di esserlo ancora di più se entreranno in vigore i dazi del 30 per cento minacciati da Trump contro l’Europa”. Lo dichiara Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del Gruppo Pd alla Camera.

“I dazi – prosegue l’esponente dem – avrebbero un impatto gravissimo su alcuni dei settori più competitivi del nostro export, a partire dalla moda e dalla farmaceutica, colonne portanti del Made in Italy. Per questo chiediamo alla Presidente Meloni di sostenere senza ambiguità il negoziato europeo. I dazi non sono un’opportunità, come sostiene Salvini, ma un danno certo alla nostra economia”.

“È proprio questa ambiguità – conclude Bonafè – il vero problema: l’Italia non può indebolire il negoziato europeo per compiacere gli Stati Uniti come per la cancellazione della tassa minima globale al 15 per cento sulle grandi multinazionali, un favore ai giganti digitali Usa e un danno alle nostre imprese, che le tasse le pagano fino all’ultimo centesimo”.

 

17/07/2025 - 14:51

“Il sottosegretario Butti sembra ignorare il crescente dibattito scientifico sul rapporto tra social network e salute fisica e mentale di bambini e preadolescenti. Dire che la tecnologia è neutra è una semplificazione pericolosa. Nessun pediatra consiglierebbe di mettere uno smartphone in mano a un bambino di due anni, così come non gli daremmo un’automobile.
Stabilire un’età minima non significa demonizzare gli strumenti, ma proteggere i più piccoli. La tecnologia non va fermata, va guidata, come ha ricordato Papa Leone a proposito dell’intelligenza artificiale: deve essere sempre al servizio dell’essere umano.
Aprire invece il dibattito sui contenuti da mostrare o vietare online rischia di portarci su un terreno scivoloso e pericoloso, dove qualcuno decide cosa si può o non si può mettere in rete. È sulle modalità di accesso che dobbiamo concentrarci, per costruire soluzioni efficaci e condivise a tutela dei minori.
Quanto poi all’identità digitale,
non entro nel merito su quale governo abbia introdotto sia SPID che CIE – per carità di Patria – ma i fatti sono facilmente verificabili”.
Così la deputata democratica, componente della commissione bicamerale infanzia e adolescenza Marianna Madia che, sul tema della regolamentazione dei social per i minori, ha presentato una proposta bipartisan insieme alla senatrice FdI Lavina Mennunni

16/07/2025 - 17:47

«Oggi ho sottoscritto la candidatura, promossa dall'Intergruppo Pace e Palestina, di Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU sui diritti umani nei territori palestinesi occupati, al Premio Nobel per la Pace 2026. È una scelta che parla chiaro: non possiamo restare in silenzio mentre chi denuncia violazioni sistematiche di diritti umani viene attaccato e delegittimato» – dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.

«Da anni Francesca Albanese dimostra rigore, coraggio e indipendenza nel documentare violazioni di diritti fondamentali in Palestina, nonostante pressioni politiche e intimidazioni personali. Ha saputo dare voce a milioni di persone oppresse, costruendo rapporti, missioni internazionali, un lavoro meticoloso che mette nero su bianco ciò che tanti preferiscono ignorare, come la sistematica e pluridecennale occupazione dei territori palestinesi e il sistema di apartheid nei confronti del popolo palestinese.» aggiunge Scarpa.

La candidatura sottolinea, infatti, il legame con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, le Convenzioni di Ginevra e le risoluzioni ONU che riconoscono il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e al ritorno. «Questa candidatura non è solo un omaggio alla sua determinazione – continua Scarpa – ma un segnale forte per riaffermare la centralità della dignità umana, dell’uguaglianza e della giustizia come uniche basi possibili per una pace vera.»

«In un momento in cui la violenza e l’impunità rischiano di erodere la nostra coscienza collettiva, ribadire questi principi è un dovere politico e morale. Francesca Albanese rappresenta un faro di verità e responsabilità di fronte a chi continua a soffocare ogni voce scomoda. Sostenere la sua candidatura significa sostenere la legalità internazionale contro l’ingiustizia e la legge del più forte» conclude Scarpa.

 

16/07/2025 - 17:46

"Il gruppo del Partito Democratico si è astenuto in Commissione Cultura della Camera sul parere relativo alla nomina del presidente del CONI." Lo rende noto il responsabile nazionale Sport del PD, il deputato Mauro Berruto, che spiega:
"Un’astensione che non contesta la scelta democraticamente espressa dagli 81 elettori – tra cui circa cinquanta presidenti federali – ma che vuole accendere i riflettori su un nodo strutturale: le modalità con cui vengono eletti quei “grandi elettori”, ovvero i presidenti delle federazioni."
"Abbiamo scelto di astenerci  per una questione di metodo -spiega Berruto- perché nelle federazioni vige ancora un sistema elettorale medievale che si fonda sulla raccolta delle deleghe e che consente ai presidenti federali di mantenere contemporaneamente ruoli politici, anche di governo, senza alcuna incompatibilità. Questo genera un evidente conflitto di interessi e mina l’autonomia dello sport, che dovrebbe restare un ambito libero da influenze partitiche."
"Con questa astensione non guardiamo al passato né al presidente Buonfiglio, a cui rivolgiamo i nostri auguri di buon lavoro. Guardiamo invece al futuro, chiedendo un impegno concreto per riformare il sistema. Il Presidente Buonfiglio vuole farlo? Lo attendiamo in commissione alla Camera, dove gli manifesteremo la nostra richiesta urgente di intervenire per garantire maggiore democrazia, trasparenza e rappresentatività."
"Chiediamo al neo-presidente del CONI di aprire un’interlocuzione con la proposta di legge presentata dal Partito Democratico alla Camera, che introduce elementi fondamentali per il rinnovamento: voto elettronico, equilibrio di genere e generazionale, incompatibilità tra ruoli sportivi e incarichi politici, limite di tre mandati per i presidenti federali. E gli chiederemo anche quali siano le sue posizioni rispetto al tema della giustizia sportiva, altro ambito che necessita di una profonda autoriforma prima che qualcuno intervenga dall’esterno”.
"Siamo convinti che il mondo dello sport meriti regole nuove, all’altezza delle sfide di oggi. Per questo continueremo a batterci in Parlamento affinché queste riforme diventino realtà” conclude Berruto.

16/07/2025 - 17:43

v“Il rispetto delle regole non è un ostacolo, ma un pilastro del vero Made in Italy: i nostri prodotti sono amati e riconosciuti a livello internazionale non solo per la loro qualità e bellezza, ma anche perché sono il frutto di un sistema che rispetta il lavoro, la trasparenza e la legalità”. Così i deputati democratici Simona Bonafè e Vinicio Peluffo intervengono sul tema degli appalti e dei subappalti nel settore della MODA con stipendi bassissimi e condizioni di lavoro precarie.
“È inaccettabile - proseguono o dem -  che grandi marchi che incarnano il prestigio, l’eccellenza e la qualità del lusso e della moda italiana affidino la produzione a filiere opache, dove il lavoro esternalizzato è spesso sottopagato, non tutelato e sfruttato, in un sistema che ricorda da vicino il caporalato. Non possiamo più accontentarci di audit di facciata: serve un sistema serio, pubblico e indipendente di certificazione e tracciabilità, che garantisca qualità, rispetto dei diritti ai consumatori e al mercato.
Lo sfruttamento non può e non deve mai essere l’altra faccia del Made in Italy. Che avvenga nei campi o nei laboratori della moda, il caporalato è una piaga da estirpare. Il nostro impegno deve essere quello di difendere un modello produttivo giusto, trasparente e sostenibile, in cui il rispetto delle regole sia il marchio distintivo della nostra eccellenza”, concludono i democratici che lo scorso mese hanno presentato alla Camera, insieme al responsabile Industria del PD Andrea Orlando, le proposte del Partito Democratico per una filiera della moda più equa e trasparente.

08/07/2025 - 18:47

“Dopo decenni passati a costruire relazioni internazionali, oggi ci ritroviamo in un nuovo far west globale fatto di instabilità, tensioni e guerre. E gran parte della responsabilità è anche di chi, come Trump, ha lavorato per indebolire gli organismi multilaterali e gettare benzina sul fuoco dei conflitti. Discutere di dazi oggi – come stiamo facendo in Aula – significa affrontare un tassello di questa strategia di destabilizzazione geopolitica.” Lo ha dichiarato Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari Europei alla Camera, nel corso dell’esame della mozione PD sui dazi. “Ed è proprio per questo che è ancora più grave che la maggioranza non abbia alcuna linea politica. Non abbia presentato una mozione, non abbia alcuna visione. Siamo davanti a un Governo che non è all’altezza della storia orgogliosa e della tradizione diplomatica italiana.”
“Con la nostra mozione – ha proseguito De Luca – chiediamo al Governo di cambiare rotta. Finora, invece di difendere gli interessi dell’Italia e dell’Europa, avete preferito la subalternità a Trump. Avete ignorato il problema per mesi. Avete persino affermato che i dazi sarebbero un’opportunità. Ma su quale pianeta vivete? Con le imprese, i sindacati, i dati economici ci parlate ogni tanto? Come fa ad essere un’opportunità una Trump Tax che rischia di far saltare almeno 25.000 imprese del nostro Paese, che rischia di dimezzare le stime di crescita, che sarà un Vietnam per interi settori come la meccanica, la farmaceutica, il tessile, la moda, il legno, l’automotive, l’agroalimentare? Pensiamo solo quest’ultimo comparto che vale 69 miliardi di euro. L’ipotesi concreta di nuovi dazi al 17% rispetto al mercato USA – che è il secondo per importanza a livello globale – avrà un impatto negativo di quasi 2 miliardi.”
De Luca ha poi attaccato la Premier Meloni per essere andata con “il cappello in mano alla Casa Bianca” e “aver scambiato un negoziato commerciale con una gita”, accettando aumenti negli acquisti di gas liquido americano che ci costerà il doppio e investimenti sbilanciati su prodotti USA.
“La politica commerciale è competenza esclusiva europea, non si risolve con viaggi da cheerleader. Serve una strategia unitaria UE, servono protezioni per lavoratori e imprese, serve una vera difesa del Made in Italy. Non le boutade come quella lanciata da Lollobrigida, l'operazione bresaola con la carne ormonata per salvare l'Italia dai dazi. Siamo al ridicolo.”
"Basta improvvisazione, basta propaganda, basta patriottismo alla rovescia. Il Governo smetta di fare il cavallo di Troia del trumpismo e inizi, finalmente, a indossare la maglia dell’Italia e dell’Europa, se davvero vuole proteggere imprese e famiglie dal disastro economico che questi dazi rischiano di provocare. Serve un cambio di passo: finora vi siete inginocchiati a Trump e avete tradito il Paese. Dazi al 10% non sarebbero un'intesa, ma solo una resa che penalizzerebbe drammaticamente l’Italia. Altro che patrioti: siete i patrioti della patria sbagliata” ha concluso De Luca.

03/07/2025 - 12:37

“L’ANSFISA è nata dopo la tragedia del Ponte Morandi per vigilare sulla sicurezza delle ferrovie e delle grandi infrastrutture, ma oggi verserebbe in una condizione di paralisi gestionale, con personale tecnico insufficiente, concorsi falliti, incarichi dirigenziali opachi e l’assenza di un vero corpo ispettivo operativo”. Lo rendono noto i deputati del Pd, Silvio Lai e Anthony Barbagallo, che hanno presentato un’interrogazione parlamentare urgente, a prima firma di Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti della Camera, sullo stato di grave disfunzione dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali (ANSFISA).

“L’Agenzia, preposta a garantire la sicurezza dell’intero sistema ferroviario italiano e di numerose infrastrutture critiche, è stata oggetto di una denuncia unitaria da parte di tutte le rappresentanze sindacali, che ne segnalano il possibile ruolo nell’origine di numerosi episodi di guasti e ritardi che affliggono le ferrovie italiane.

Secondo la denuncia unitaria dei sindacati (FP CGIL, UILPA, CONFINTESA, CIDA, USB), l’Agenzia disporrebbe di appena 270 tecnici su 668 unità previste, con intere regioni prive di ingegneri incaricati dei controlli, rendendo impossibile l’attività di vigilanza che dovrebbe essere la vocazione esclusiva dell’ente. ANSFISA, invece, sarebbe stata riempita di personale amministrativo non tecnico, snaturando la sua funzione originaria.

I ritardi, i blocchi e i disservizi che colpiscono quotidianamente il sistema ferroviario nazionale – proseguono i deputati dem – non sono frutto del caso. Se l’Agenzia deputata alla sicurezza viene privata di risorse, personale e strumenti, è inevitabile che il sistema ne risenta gravemente, con ricadute dirette sulla vita dei cittadini”.

L’interrogazione, sottoscritta anche dai deputati PD Casu, Ghio, Morassut e Graziano, chiede “al Ministro Salvini conto dell’istituzione di una quarta Direzione Generale, che assorbirebbe ulteriori risorse per nuovi incarichi dirigenziali, invece di risolvere le attuali e gravi criticità ispettive, unica vera funzione dell’Agenzia.

Particolarmente grave è lo stato di abbandono delle sedi territoriali, che dovrebbe allarmare qualunque governo attento alla sicurezza pubblica. A Cagliari, la sede è priva di pulizie da oltre due mesi; a Catania, la sede è chiusa da tempo, con il personale costretto a lavorare in modalità agile in modo permanente. Una situazione indegna di un’Agenzia nazionale per la sicurezza”.

“Il Governo – concludono Barbagallo e Lai – ha il dovere morale e politico di intervenire subito. Non si può accettare che chi dovrebbe garantire la sicurezza dei trasporti sia messo nelle condizioni di non poterlo fare”.

 

03/07/2025 - 10:39

“La Commissione Europea sta esaminando con attenzione la controversa vendita del pacchetto azionario del Monte dei Paschi di Siena effettuata dal governo italiano. Secondo quanto riportato dal Financial Times, diversi grandi investitori istituzionali sarebbero stati esclusi dalla procedura, in netto contrasto con quanto avvenuto nelle precedenti due operazioni condotte dal Tesoro. La cessione del 15 per cento del capitale, effettuata lo scorso 13 novembre, è stata chiusa in pochi istanti, con la partecipazione di soli quattro soggetti. Le precedenti aste, legate allo stesso percorso di dismissione per scendere sotto il 20 per cento, come richiesto dall’Unione Europea, avevano visto il coinvolgimento di decine di investitori istituzionali. La rapidità dell’operazione e la limitata partecipazione sollevano interrogativi seri: perché questa volta le modalità sono state così diverse? Per questo abbiamo chiesto che il ministro Giorgetti venga a riferire in Parlamento”. Lo dichiara Bruno Tabacci, deputato del Gruppo Pd-Idp e presidente di Centro Democratico.

“Chi erano questi quattro soggetti? Due nomi noti: Caltagirone e Delfin. Se questi attori agiscono in concerto – prosegue il presidente di Centro Democratico - devono dichiararlo formalmente, anche per rispetto del principio di trasparenza verso il mercato. Non farlo significa fornire informazioni distorte, alterando la reale composizione dell’azionariato e violando le regole di una società quotata. La Consob deve pronunciarsi e fare piena chiarezza. Secondo quanto emerso, questa operazione, oggi al vaglio della Procura di Milano, potrebbe configurarsi come una forma di patto occulto, o peggio ancora come un tentativo di aggirare la legge. Se si supera una certa soglia di partecipazione, bisogna dichiarare se si detiene o meno il controllo: regole basilari per la tutela del mercato e degli investitori”.

“Siamo di fronte – conclude Tabacci - a un caso gravissimo, che ha già attirato l’attenzione della BCE. È la prima volta che assistiamo a una gestione tanto opaca di una dismissione di titoli bancari da parte del Tesoro. Il governo Meloni sembra considerarsi al di sopra della legge. E questo, in un Paese democratico, è motivo di grande preoccupazione”.

 

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